Sabina, la vacca tettona, si racconta: 7) continua la notte oscena della vacca

di
genere
dominazione

Il ghigno del barista si allarga, un taglio umido nella faccia sudata. Le sue dita mi afferrano il mento, lo stringono fino a farmi male.

"Adesso ti alzi, vacca."

Le gambe tremano, i muscoli non rispondono, ma le loro mani mi artigliano le braccia, mi tirano su. I piedi nudi scivolano sul pavimento appiccicoso. Sono in piedi. Barcollo. Loro quattro intorno — una gabbia di carne sudata e cazzi duri.

"Ripeti."

La voce del barista è una raspa. Lo guardo, la testa che gira. "Cosa?"

La mano parte. Uno schiaffo sulla tetta sinistra, proprio sul capezzolo violaceo. Il dolore mi strappa un grido. "Cosa, padrone."

"Cosa, padrone."

"Brava. Adesso ripeti quello che hai detto prima. Quello che sei."

La gola mi brucia. Le parole mi escono in un soffio: "Sono la vostra troia."

"Più forte." Vincenzo mi afferra i capelli da dietro, tira. "Voglio che ti sentano anche i vicini, puttana."

"Sono la vostra troia!" Il grido mi graffia la gola. Le guance mi vanno a fuoco, la vergogna mi annaffia la pancia. E sotto la vergogna, quel calore liquido che già cola tra le cosce.

Matteo mi si piazza davanti. Il suo cazzo è ancora duro, lucido di saliva e sperma. "Ancora. E guardami mentre lo dici."

"Sono la vostra troia." I suoi occhi scuri mi fissano. La mano mi scende da sola alla fica, le dita trovano il liquido caldo che già cola. Mi tocco senza volerlo, un gesto automatico. Lui lo vede.

"La puttana si masturba mentre si insulta." Lorenzo ride da dietro.

"Falla inginocchiare," ordina il barista.

Mi spingono giù. Le ginocchia sbattono sul legno duro. Loro quattro intorno, quattro cazzi puntati verso il mio viso come canne di pistola.

"Adesso," il barista mi prende il viso tra le mani sudate, "ci dirai quanto ti piace essere la nostra puttana. Ogni dettaglio. E noi ti scopiamo mentre parli."

La fica mi si contrae a vuoto. Un rivolo caldo mi cola sulla coscia.

"Comincia."

La voce mi trema. "Mi piace... essere la vostra puttana."

"Perché?" Vincenzo mi afferra una tettona, la strizza. Le sue dita gialle affondano nella carne segnata.

Il gemito mi scappa. "Perché... perché mi fate sentire sporca."

"Sporca come?"

Il barista mi ha già preso per i capelli, il suo cazzo mi preme sulle labbra. "Parla mentre lecchi." Spinge. Il glande mi entra in bocca. Il sapore è salato, acre, di noi due. La lingua parte da sola.

"Parla!" Mi tira via.

"Sporca come una troia. Come una vacca. Mi piace..." il respiro si spezza, "...mi piace quando mi insultate."

Vincenzo mi si inginocchia dietro. Le sue dita mi trovano il culo, due badili che mi aprono le natiche. "E cos'altro ti piace?"

"Quando mi fate male. Quando mi torturate le tettone." La voce mi esce più forte adesso, più sicura. "Quando mi scopate senza chiedere. Quando mi usate tutti insieme."

Lorenzo mi afferra la mano, me la spinge tra le gambe. "Toccati mentre lo dici. Voglio vederti."

Le mie dita trovano il clitoride. È gonfio, duro, ritratto sotto il cappuccio. Lo premo. La scossa mi fa inarcare la schiena.

"Continua, puttanella." Matteo ora è di fianco, il cazzo in mano, se lo massaggia lentamente. "Dicci cosa sei."

"Sono una troia. Una puttana pulisci-cazzi. Una vacca da monta." Le parole escono scandite, sempre più forti. Ogni insulto è una frustata che mi bagna. Le dita affondano nella fica, trovano il buco ancora pieno di sperma vecchio.

"E di chi sei?"

La voce del barista mi arriva da sopra. Il suo cazzo è lì, a un centimetro dalle labbra.

"Vostra. Di tutti e quattro. Del barista, di Vincenzo, di Lorenzo, di Matteo. Sono la vostra proprietà." Un'altra ondata mi monta dal basso ventre. Mi scopo da sola con le dita mentre parlo. "Sono il vostro buco. I vostri tre buchi."

"Tre?" Lorenzo si inginocchia, il suo viso è vicino al mio. "Quali buchi?"

"La bocca. La fica. Il culo." Ogni parola è un colpo. Le dita entrano ed escono dalla fica con uno schiocco umido. "Sono tre buchi per i vostri cazzi."

"Brava puttana." Il barista mi spinge la testa in avanti. Il suo cazzo mi riempie la bocca fino in gola. Il riflesso faringeo si attiva, un conato che mi scuote le spalle. Lui non molla. Spinge ancora.

Vincenzo dietro mi ha già trovato il culo. Il suo glande preme contro l'anello, spinge. Entra con uno schiocco bagnato. Il gemito mi muore intorno al cazzo del barista. Piena. Bocca e culo. Due buchi su tre.

"Adesso la fica," grugnisce Lorenzo. Mi si infila tra le gambe, il suo cazzo mi cerca. Le dita mi escono dalla vagina bagnata, e lui le sostituisce con il glande. Entra tutto insieme. Tre buchi pieni. Tre cazzi dentro di me.

"Parla ancora." La voce di Matteo mi arriva da vicino, la sua mano mi accarezza la guancia mentre suo cugino mi scopa la fica. "Di' quanto ti piace."

La bocca è piena. Non posso. Il barista si sfila quel tanto che basta.

"Mi piace." La voce è un rantolo. "Mi piace essere riempita dappertutto. Mi piace il vostro sperma dentro di me. Mi piace quando mi chiamate puttana e vacca e troia. Mi piace essere la vostra cosa sporca."

Lorenzo spinge più forte nella fica. Vincenzo affonda nel culo. Il barista mi scopa la bocca. Tre ritmi diversi, tre cazzi che mi usano insieme.

"Ancora," ringhia il barista, ritirandosi.

"Mi piace quando mi mettete incinta! Quando dite che mi fecondate!" Le parole mi escono a volume pieno, urlate. La vergogna è scomparsa. Resta solo il piacere che monta a ogni insulto che mi esce di bocca. "Mi piace essere la vostra cagna in calore! La vostra troia da monta! Mi piace pulirvi i cazzi con la lingua!"

La faccia di Matteo è a un centimetro dalla mia. Sputa. Un getto di saliva mi colpisce la guancia. "Allora lecca."

La lingua esce da sola, raccoglie il suo sputo, ingoia. La fica mi si stringe intorno al cazzo di Lorenzo. Lui grugnisce, spinge più forte.

"Cos'è che ti piace, troia?" La voce di Vincenzo dietro di me è un ringhio. Le sue spinte nel culo si fanno più violente. "Cosa ti piace veramente?"

"Mi piace... mi piace la vostra puzza!" La confessione mi esplode fuori. "L'odore di sudore e di vino e di frittura! Mi piace quando mi schiacciate con le vostre pance sudate! Mi fa godere!"

La mano del barista mi stringe i capelli. Il suo cazzo mi sbatte sul viso. "Puzzi come la nostra puttana?"

"Sì! Sì, puzzo di voi! Puzzo di sperma e di sudore e di vecchio! E mi piace!"

"Masturbati." Lorenzo mi afferra il polso, mi spinge la mano di nuovo sulla fica, sopra il suo cazzo che continua a pompare. "Voglio sentire la tua fica che si stringe mentre ti insulti."

Le dita trovano il clitoride. Lo premo forte, circolare. La scossa mi fa urlare.

"Di più." Matteo adesso si sta segando con violenza, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia faccia. "Dimmi quanto sei zozza."

"Sono zozza! Sono una zozza schifosa! Mi piace essere sporca del vostro sperma! Mi piace quando mi viene in bocca e mi cola sul mento e sulle tettone! Mi piace quando mi spalmate la sborra sulla faccia come fosse crema!"

Le dita accelerano. Il clitoride pulsa, si ritrae, ma il piacere non cala.

"E poi?" Il barista mi scopa la bocca di nuovo, tre colpi rapidi, poi si sfila. "E poi cosa?"

"E poi... e poi ve lo pulisco! E mi piace! Mi piace leccare i vostri cazzi sporchi!" La mano è un vortice sul clitoride ormai ipersensibile. La fica stringe il cazzo di Lorenzo con contrazioni incontrollabili. "Mi piace il sapore! Il sapore acido e salato e amaro! Il sapore dei vostri cazzi sporchi di me e di voi!"

"Sta venendo," ringhia Lorenzo. "La troia sta venendo mentre si insulta."

"Falla venire." Il barista mi tiene la testa ferma, i suoi occhi lucidi fissi nei miei. "Vieni, puttana. Vieni mentre sei piena dei nostri cazzi. Vieni mentre gridi quello che sei."

E io vengo.

L'orgasmo esplode dal collo dell'utero, una bomba calda che mi squassa il corpo. La vagina si stringe intorno al cazzo di Lorenzo, il retto serra quello di Vincenzo, la gola si contrae a vuoto mentre il barista si è appena sfilato. Il clitoride pulsa sotto le mie dita, si ritrae, ma il piacere non cala — rimbalza e mi travolge di nuovo.

"Sono la vostra troia! La vostra puttana! La vostra vacca!" Le parole sono un grido rauco che mi lacera la gola. Il liquido esce a fiotti, uno schizzo caldo che mi bagna le dita, il cazzo di Lorenzo, le cosce, il pavimento. Squirto mentre urlo, squirtare e urlare insieme, due cose che si fondono in un unico spasmo.

"Ancora!" Il barista non molla. "Di' ancora chi sei!"

"Sono... sono la vostra proprietà! Il vostro buco! La vostra cosa sporca!" L'orgasmo non smette. Le contrazioni si susseguono, una dopo l'altra, un rosario di piacere che non conosce fine. "Sono la troia dalle tettone! Sono la puttana pulisci-cazzi! Sono... sono..."

La voce si spezza. Il respiro è un rantolo. Ma loro non rallentano.

"Continua." Matteo mi preme il cazzo sulle labbra. "Parla mentre lecchi."

La lingua parte da sola. Il suo sapore mi riempie la bocca mentre le parole escono a pezzi, soffocate dal glande. "Sono... la vostra... puttana..."

Lorenzo dietro di me accelera. "Ti riempio." E viene. Il suo sperma mi inonda la fica, fiotto dopo fiotto, una colata calda che si mescola al mio liquido e straborda. Mi sfila, e Vincenzo mi spinge sul pavimento, mi gira a pancia in su.

"Adesso la fica a me." Vincenzo mi è sopra, la sua pancia enorme mi schiaccia le tettone. Il suo cazzo mi entra tutto insieme. Mi riempie. La sua bocca puzza di vino e denti marci, e io la cerco, la mia lingua nella sua, un bacio che sa di tutto noi.

"Parla ancora." La voce di Vincenzo mi esplode in bocca. "Dimmi cosa ti piace."

"Mi piace... quando mi schiacciate... quando le vostre pance mi soffocano..." Le parole escono tra un bacio e l'altro. "Mi piace il vostro sudore addosso... il vostro odore nella mia bocca..."

"Ti piace essere la nostra cagna."

"Sì! Sì, sono la vostra cagna!"

L'ennesimo orgasmo mi monta senza preavviso. Le contrazioni mi strappano un urlo che Vincenzo beve con un bacio. La mia fica lo spreme, lo munge. Lui grugnisce, spinge fino in fondo, mi inonda di sperma caldo mentre io continuo a urlare nella sua bocca.

"La tua troia è pronta per un altro giro." Matteo si inginocchia, il cazzo ancora duro. "Non hai ancora detto tutto, puttana."

Il barista sorride. "Hai sentito, Sabina? Non hai ancora detto tutto."

Mi giro. Il respiro è un affanno, le tettone mi dolgono, la fica cola sperma, il culo è aperto e bagnato. Ma la bocca si apre da sola.

"Sono la vostra vacca. La vostra troia. La vostra pulisci-cazzi. E non ne ho mai abbastanza."

Loro quattro ridono. Un coro di grugniti.

Il ghigno del barista si allarga, un taglio umido nella faccia sudata. Le sue dita mi afferrano il mento, lo stringono fino a farmi male.

"Adesso ti alzi, vacca."

Le gambe tremano, i muscoli non rispondono, ma le loro mani mi artigliano le braccia, mi tirano su. I piedi nudi scivolano sul pavimento appiccicoso. Sono in piedi. Barcollo. Loro quattro intorno — una gabbia di carne sudata e cazzi duri.

"Ripeti."

La voce del barista è una raspa. Lo guardo, la testa che gira. "Cosa?"

La mano parte. Uno schiaffo sulla tetta sinistra, proprio sul capezzolo violaceo. Il dolore mi strappa un grido. "Cosa, padrone."

"Cosa, padrone."

"Brava. Adesso ripeti quello che hai detto prima. Quello che sei."

La gola mi brucia. Le parole mi escono in un soffio: "Sono la vostra troia."

"Più forte." Vincenzo mi afferra i capelli da dietro, tira. "Voglio che ti sentano anche i vicini, puttana."

"Sono la vostra troia!" Il grido mi graffia la gola. Le guance mi vanno a fuoco, la vergogna mi annaffia la pancia. E sotto la vergogna, quel calore liquido che già cola tra le cosce.

Matteo mi si piazza davanti. Il suo cazzo è ancora duro, lucido di saliva e sperma. "Ancora. E guardami mentre lo dici."

"Sono la vostra troia." I suoi occhi scuri mi fissano. La mano mi scende da sola alla fica, le dita trovano il liquido caldo che già cola. Mi tocco senza volerlo, un gesto automatico. Lui lo vede.

"La puttana si masturba mentre si insulta." Lorenzo ride da dietro.

"Falla inginocchiare," ordina il barista.

Mi spingono giù. Le ginocchia sbattono sul legno duro. Loro quattro intorno, quattro cazzi puntati verso il mio viso come canne di pistola.

"Adesso," il barista mi prende il viso tra le mani sudate, "ci dirai quanto ti piace essere la nostra puttana. Ogni dettaglio. E noi ti scopiamo mentre parli."

La fica mi si contrae a vuoto. Un rivolo caldo mi cola sulla coscia.

"Comincia."

La voce mi trema. "Mi piace... essere la vostra puttana."

"Perché?" Vincenzo mi afferra una tettona, la strizza. Le sue dita gialle affondano nella carne segnata.

Il gemito mi scappa. "Perché... perché mi fate sentire sporca."

"Sporca come?"

Il barista mi ha già preso per i capelli, il suo cazzo mi preme sulle labbra. "Parla mentre lecchi." Spinge. Il glande mi entra in bocca. Il sapore è salato, acre, di noi due. La lingua parte da sola.

"Parla!" Mi tira via.

"Sporca come una troia. Come una vacca. Mi piace..." il respiro si spezza, "...mi piace quando mi insultate."

Vincenzo mi si inginocchia dietro. Le sue dita mi trovano il culo, due badili che mi aprono le natiche. "E cos'altro ti piace?"

"Quando mi fate male. Quando mi torturate le tettone." La voce mi esce più forte adesso, più sicura. "Quando mi scopate senza chiedere. Quando mi usate tutti insieme."

Lorenzo mi afferra la mano, me la spinge tra le gambe. "Toccati mentre lo dici. Voglio vederti."

Le mie dita trovano il clitoride. È gonfio, duro, ritratto sotto il cappuccio. Lo premo. La scossa mi fa inarcare la schiena.

"Continua, puttanella." Matteo ora è di fianco, il cazzo in mano, se lo massaggia lentamente. "Dicci cosa sei."

"Sono una troia. Una puttana pulisci-cazzi. Una vacca da monta." Le parole escono scandite, sempre più forti. Ogni insulto è una frustata che mi bagna. Le dita affondano nella fica, trovano il buco ancora pieno di sperma vecchio.

"E di chi sei?"

La voce del barista mi arriva da sopra. Il suo cazzo è lì, a un centimetro dalle labbra.

"Vostra. Di tutti e quattro. Del barista, di Vincenzo, di Lorenzo, di Matteo. Sono la vostra proprietà." Un'altra ondata mi monta dal basso ventre. Mi scopo da sola con le dita mentre parlo. "Sono il vostro buco. I vostri tre buchi."

"Tre?" Lorenzo si inginocchia, il suo viso è vicino al mio. "Quali buchi?"

"La bocca. La fica. Il culo." Ogni parola è un colpo. Le dita entrano ed escono dalla fica con uno schiocco umido. "Sono tre buchi per i vostri cazzi."

"Brava puttana." Il barista mi spinge la testa in avanti. Il suo cazzo mi riempie la bocca fino in gola. Il riflesso faringeo si attiva, un conato che mi scuote le spalle. Lui non molla. Spinge ancora.

Vincenzo dietro mi ha già trovato il culo. Il suo glande preme contro l'anello, spinge. Entra con uno schiocco bagnato. Il gemito mi muore intorno al cazzo del barista. Piena. Bocca e culo. Due buchi su tre.

"Adesso la fica," grugnisce Lorenzo. Mi si infila tra le gambe, il suo cazzo mi cerca. Le dita mi escono dalla vagina bagnata, e lui le sostituisce con il glande. Entra tutto insieme. Tre buchi pieni. Tre cazzi dentro di me.

"Parla ancora." La voce di Matteo mi arriva da vicino, la sua mano mi accarezza la guancia mentre suo cugino mi scopa la fica. "Di' quanto ti piace."

La bocca è piena. Non posso. Il barista si sfila quel tanto che basta.

"Mi piace." La voce è un rantolo. "Mi piace essere riempita dappertutto. Mi piace il vostro sperma dentro di me. Mi piace quando mi chiamate puttana e vacca e troia. Mi piace essere la vostra cosa sporca."

Lorenzo spinge più forte nella fica. Vincenzo affonda nel culo. Il barista mi scopa la bocca. Tre ritmi diversi, tre cazzi che mi usano insieme.

"Ancora," ringhia il barista, ritirandosi.

"Mi piace quando mi mettete incinta! Quando dite che mi fecondate!" Le parole mi escono a volume pieno, urlate. La vergogna è scomparsa. Resta solo il piacere che monta a ogni insulto che mi esce di bocca. "Mi piace essere la vostra cagna in calore! La vostra troia da monta! Mi piace pulirvi i cazzi con la lingua!"

La faccia di Matteo è a un centimetro dalla mia. Sputa. Un getto di saliva mi colpisce la guancia. "Allora lecca."

La lingua esce da sola, raccoglie il suo sputo, ingoia. La fica mi si stringe intorno al cazzo di Lorenzo. Lui grugnisce, spinge più forte.

"Cos'è che ti piace, troia?" La voce di Vincenzo dietro di me è un ringhio. Le sue spinte nel culo si fanno più violente. "Cosa ti piace veramente?"

"Mi piace... mi piace la vostra puzza!" La confessione mi esplode fuori. "L'odore di sudore e di vino e di frittura! Mi piace quando mi schiacciate con le vostre pance sudate! Mi fa godere!"

La mano del barista mi stringe i capelli. Il suo cazzo mi sbatte sul viso. "Puzzi come la nostra puttana?"

"Sì! Sì, puzzo di voi! Puzzo di sperma e di sudore e di vecchio! E mi piace!"

"Masturbati." Lorenzo mi afferra il polso, mi spinge la mano di nuovo sulla fica, sopra il suo cazzo che continua a pompare. "Voglio sentire la tua fica che si stringe mentre ti insulti."

Le dita trovano il clitoride. Lo premo forte, circolare. La scossa mi fa urlare.

"Di più." Matteo adesso si sta segando con violenza, il suo cazzo a pochi centimetri dalla mia faccia. "Dimmi quanto sei zozza."

"Sono zozza! Sono una zozza schifosa! Mi piace essere sporca del vostro sperma! Mi piace quando mi viene in bocca e mi cola sul mento e sulle tettone! Mi piace quando mi spalmate la sborra sulla faccia come fosse crema!"

Le dita accelerano. Il clitoride pulsa, si ritrae, ma il piacere non cala.

"E poi?" Il barista mi scopa la bocca di nuovo, tre colpi rapidi, poi si sfila. "E poi cosa?"

"E poi... e poi ve lo pulisco! E mi piace! Mi piace leccare i vostri cazzi sporchi!" La mano è un vortice sul clitoride ormai ipersensibile. La fica stringe il cazzo di Lorenzo con contrazioni incontrollabili. "Mi piace il sapore! Il sapore acido e salato e amaro! Il sapore dei vostri cazzi sporchi di me e di voi!"

"Sta venendo," ringhia Lorenzo. "La troia sta venendo mentre si insulta."

"Falla venire." Il barista mi tiene la testa ferma, i suoi occhi lucidi fissi nei miei. "Vieni, puttana. Vieni mentre sei piena dei nostri cazzi. Vieni mentre gridi quello che sei."

E io vengo.

L'orgasmo esplode dal collo dell'utero, una bomba calda che mi squassa il corpo. La vagina si stringe intorno al cazzo di Lorenzo, il retto serra quello di Vincenzo, la gola si contrae a vuoto mentre il barista si è appena sfilato. Il clitoride pulsa sotto le mie dita, si ritrae, ma il piacere non cala — rimbalza e mi travolge di nuovo.

"Sono la vostra troia! La vostra puttana! La vostra vacca!" Le parole sono un grido rauco che mi lacera la gola. Il liquido esce a fiotti, uno schizzo caldo che mi bagna le dita, il cazzo di Lorenzo, le cosce, il pavimento. Squirto mentre urlo, squirtare e urlare insieme, due cose che si fondono in un unico spasmo.

"Ancora!" Il barista non molla. "Di' ancora chi sei!"

"Sono... sono la vostra proprietà! Il vostro buco! La vostra cosa sporca!" L'orgasmo non smette. Le contrazioni si susseguono, una dopo l'altra, un rosario di piacere che non conosce fine. "Sono la troia dalle tettone! Sono la puttana pulisci-cazzi! Sono... sono..."

La voce si spezza. Il respiro è un rantolo. Ma loro non rallentano.

"Continua." Matteo mi preme il cazzo sulle labbra. "Parla mentre lecchi."

La lingua parte da sola. Il suo sapore mi riempie la bocca mentre le parole escono a pezzi, soffocate dal glande. "Sono... la vostra... puttana..."

Lorenzo dietro di me accelera. "Ti riempio." E viene. Il suo sperma mi inonda la fica, fiotto dopo fiotto, una colata calda che si mescola al mio liquido e straborda. Mi sfila, e Vincenzo mi spinge sul pavimento, mi gira a pancia in su.

"Adesso la fica a me." Vincenzo mi è sopra, la sua pancia enorme mi schiaccia le tettone. Il suo cazzo mi entra tutto insieme. Mi riempie. La sua bocca puzza di vino e denti marci, e io la cerco, la mia lingua nella sua, un bacio che sa di tutto noi.

"Parla ancora." La voce di Vincenzo mi esplode in bocca. "Dimmi cosa ti piace."

"Mi piace... quando mi schiacciate... quando le vostre pance mi soffocano..." Le parole escono tra un bacio e l'altro. "Mi piace il vostro sudore addosso... il vostro odore nella mia bocca..."

"Ti piace essere la nostra cagna."

"Sì! Sì, sono la vostra cagna!"

L'ennesimo orgasmo mi monta senza preavviso. Le contrazioni mi strappano un urlo che Vincenzo beve con un bacio. La mia fica lo spreme, lo munge. Lui grugnisce, spinge fino in fondo, mi inonda di sperma caldo mentre io continuo a urlare nella sua bocca.

"La tua troia è pronta per un altro giro." Matteo si inginocchia, il cazzo ancora duro. "Non hai ancora detto tutto, puttana."

Il barista sorride. "Hai sentito, Sabina? Non hai ancora detto tutto."

Mi giro. Il respiro è un affanno, le tettone mi dolgono, la fica cola sperma, il culo è aperto e bagnato. Ma la bocca si apre da sola.

"Sono la vostra vacca. La vostra troia. La vostra pulisci-cazzi. E non ne ho mai abbastanza."

Loro quattro ridono. Un coro di grugniti.

[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
scritto il
2026-07-06
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