Sabina, la vacca tettona, si racconta: 12) Risveglio sepolta sotto il lurido vecchio porco

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genere
dominazione

Qualche mattina dopo mi sveglio di nuovo lentamente in quel letto laido, un ammasso di lenzuola grigie e zozze che puzzano di sudore vecchio, tabacco e sesso. Il mio corpo è un unico, grande dolore pulsante; sento la fica gonfia e martoriata, il culo che brucia ancora per le spinte brutali della notte, e le mie tettone, quelle mie maledette e gloriose tettone, sono tese, arrossate e doloranti per essere state stritolate senza pietà. Sono bagnata, letteralmente inzuppata di sperma che cola tra le cosce, una colla appiccicosa che mi ricorda ogni singolo secondo della mia sottomissione.

Il Vecchio Porco è disteso su un fianco, e il suo peso enorme è schiacciato sopra di me. Sento la sua massa di carne lardosa che preme sulle mie mammelle, sommergendole, rendendo il mio respiro affannoso, quasi soffocato. La mia testa è appoggiata al suo braccio massiccio e sono costretta a respirare il fetore acre e pungente della sua ascella sudata. Il suo petto, una distesa di pelle unta e peli grigi e grossolani, mi preme contro la bocca, mentre il suo russare profondo e gutturale mi vibra nelle orecchie.

Eppure, in questo squallore, in questo odore di bestia, sento qualcosa che mi manda in delirio. Quel calore animale, quell'abbraccio volgare e possessivo mi danno un senso di protezione perverso. Mi sento sua, una sua proprietà, un oggetto di carne usato e consumato. Sentire il battito forte e irregolare del suo cuore sulla mia pelle, sulla mia guancia, mi fa sentire al sicuro in un modo che Antonio non potrebbe mai capire. Lui mi ha usata come uno sborratoio per tutta la notte, svuotandosi le palle dentro di me più e più volte, e io sono qui, lercia e distrutta, a desiderare ancora.

È l'alba quando sento qualcosa di duro premere contro la mia pancia. È il suo cazzone. È un palo di pietra, grosso e pulsante, che spinge con forza contro la mia pelle. Capisco subito che è l'erezione mattutina, carica di urina, con il glande ipersensibile che vibra per la pressione della vescica. Quel pensiero mi accende un fuoco improvviso tra le gambe.

Con fatica, cercando di non spostare troppo quella montagna di carne che mi sovrasta, scivolo verso il basso. Mi abbasso su quel cazzone scappellato, lo stesso che mi ha violentata senza sosta, e inizio a esplorarlo con la lingua. Inizio con delicatezza, quasi con adorazione, baciando la punta del glande, indugiando proprio lì, sulla fessura, dove un leggero liquido pre-seminale lo rende lucido e scivoloso.

È bollente, gonfio, spaventoso. Lo titillo con piccoli colpi di lingua, strofinando le labbra contro la pelle tesa, sentendo il membro impazzire, vibrare sotto il mio tocco. Sento il Vecchio Porco sussultare; il suo respiro cambia, diventa un grugnito di piacere. Si è svegliato.

Inizio a fargli il pompino più sensuale e profondo della mia vita. Non è più la sottomissione forzata della notte, ma un'offerta volontaria di adorazione per il mio padrone. Lo succhio con lentezza, avvolgendo le labbra attorno alla circonferenza enorme, spingendo il cazzo in fondo alla gola finché non sento il riflesso del vomito, ma non mi fermo. Voglio che senta quanto sono desiderosa di lui. Lui grugnisce, le sue mani grasse afferrano i miei capelli, spingendo la mia testa avanti e indietro con un ritmo che torna a essere brutale.

"Sì, succhia, troia tettona... succhia tutto il cazzo del tuo padrone!" ringhia con quella voce roca.

L'eccitazione sale vertiginosamente. Sento i suoi muscoli contrarsi e, con un urlo gutturale, il Vecchio Porco esplode. Mi sborra in bocca con una violenza inaudita, gettando getto dopo getto di sperma denso e caldo che mi riempie la cavità orale, colandomi lungo il mento e sul petto. Mi sborra l'anima, lasciandomi senza fiato.

Ma non mi lascia andare. Mi ordina di continuare, di non smettere di succhiare anche se è appena venuto. Continuo a stimolarlo lentamente, sentendo il suo cazzo ancora parzialmente duro che pulsa contro la mia lingua. Tra un insulto osceno e l'altra, sento mormorare parole di un amore distorto, una sorta di affetto perverso per la "sua" vacca.

Poi, improvvisamente, sento un calore diverso. Un getto potente e bollente mi colpisce in pieno viso, colandomi sugli occhi, sul naso e sulle tettone. Mi sta pisciando addosso. L'odore acre dell'urina si mescola a quello dello sperma e del sudore.

"Ecco dove devi stare, troia... sporca, bagnata e sottomessa al mio cazzo!" urla mentre continua a svuotare la vescica su di me.

Io chiudo gli occhi, gemendo di piacere puro. Sono lercia, puzzo di urina e sesso, sono coperta di fluidi corporei, ma in questo momento non sono mai stata così felice. Sono la sua schiava, la sua tettona troia, e non desidero altro che restare così, annientata dalla sua volgarità.

Nonostante l'urina bollente mi stia ancora colando sulla pelle, sentendo l'odore acre e pungente che si mescola al sapore metallico dello sperma in bocca, non mi stacco da lui. Il mio corpo è in preda a un delirio di sottomissione. Continuo a succhiare quel cazzo, lentamente, con una devozione quasi religiosa, sentendo il membro che, nonostante l'orgasmo e lo svuotamento della vescica, ricomincia a pulsare, a gonfiarsi di nuovo sotto la pressione della mia lingua. Lo accarezzo con le labbra, assaporando ogni centimetro di quella carne rugosa e sporca, mentre i miei occhi sono fissi sul suo volto lardoso, soddisfatto della mia degradazione.

Il Vecchio Porco emette un grugnito profondo, una vibrazione che parte dal petto e arriva fino a me. All'improvviso, la sua mano massiccia e sudata mi afferra i capelli con una violenza che mi strappa la testa all'indietro, costringendomi a guardarlo negli occhi piccoli e maliziosi.

"Basta con le carezze, troia tettona," ringhia, la voce ancora più roca e gutturale di prima. "Ora voglio sentirti urlare mentre ti riempio di nuovo. Inginocchiati! Subito!"

Obbedisco istintivamente, il cuore che accelera per l'eccitazione. Mi sposto velocemente sul bordo del letto zozzo, i piedi che toccano il pavimento polveroso della stanza. Mi inginocchio davanti a lui, tremando tutta, e spalanco le gambe il più possibile, offrendogli la mia fica gonfia, ancora lucida di sperma e urina, e il mio culo martoriato. Mi sento nuda, esposta, una vacca pronta per il macello, e questo pensiero mi fa bagnare ancora di più.

Lui non perde tempo. Si solleva dal letto con un movimento pesante, la pancia enorme che dondola, e si posiziona tra le mie cosce spalancate. Il suo cazzo è tornato a essere un palo di pietra, una bestia inferocita che preme contro l'ingresso della mia vagina. Senza alcun preavviso, senza un briciolo di dolcezza, spinge con tutta la sua massa.

"Ahhh!" urlo, un gemito che è a metà tra il dolore e il piacere più estremo, mentre sento il suo cazzone penetrarmi brutalmente, squarciando ogni residuo di resistenza e spingendo profondamente, fino a toccare il fondo del mio utero. È una sensazione di pienezza violenta, quasi insopportabile, che mi toglie il fiato.

Mentre continua a spingere con colpi ritmici e devastanti, le sue mani grasse e ruvide si lanciano sulle mie tettone. Non le accarezza; le afferra con una ferocia animalesca, stritolandole, schiacciandole tra le dita tozze. Sento i capezzoli, già ipersensibili e arrossati, essere torturati, tirati e pizzicati con crudeltà. Il dolore bruciante delle mammelle martoriate si fonde con l'urto brutale del suo cazzo che mi scopa l'anima, creando un corto circuito di piacere proibito che mi fa convulsionare.

"Guarda che schifo che fai, vacca!" urla lui, il respiro fetido che mi investe mentre accelera il ritmo. "Sei nata per questo, per essere usata come uno sborratoio da un vecchio porco come me! Sei una troia tettona che non sa fare altro che prendere cazzo!"

Ogni insulto è come una scossa elettrica che mi attraversa. Più mi umilia, più mi sento desiderata, più il mio corpo risponde con spasmi violenti. Gemo forte, urlo la mia sottomissione, mentre lui continua a scoparmi con una forza brutale, scuotendo tutto il mio corpo, lasciandomi senza fiato, ridotta a un semplice oggetto di carne tra le sue mani crudeli. Sento che sto per esplodere di nuovo, mentre lui continua a stritolarmi le tettone, punendomi per la mia stessa oscenità.

[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
scritto il
2026-07-17
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