Sabina, la vacca tettona, si racconta: 5) posseduta al mare, fottuta dai bagnini
di
Federico&Sabina
genere
dominazione
"Antonio, tesoro, devo tornare dalla mia amica stasera. Ha proprio bisogno di parlare con me," dico, cercando di mantenere un tono naturale mentre mi sistemo i capelli. Lui mi guarda, e per la prima volta vedo un'ombra di dubbio nei suoi occhi. Forse è l'aria che respiro, carica di un'eccitazione quasi elettrica, o forse è il modo in cui lo guardo, con le pupille dilatate dal desiderio di essere posseduta.
Non mi importa se sospetta. Anzi, l'idea che lui possa intuire che sto andando a farmi usare come una puttana mi fa pulsare la fica in modo violento. Mi chiudo in camera e inizio a vestirmi, ma non scelgo qualcosa di discreto. Voglio essere un invito esplicito, un banchetto per le bestie che mi aspettano. Indosso un top di pizzo nero così scollato che le mie tettone enormi ne escono quasi completamente, i capezzoli turgidi che spingono contro il tessuto trasparente. Sotto, decido di non mettere nulla: niente mutandine, niente perizoma. Voglio che il mio culo nudo sia esposto, che ogni passo che faccio faccia oscillare le mie natiche, pronte per essere colpite e penetrate.
Quando esco, Antonio balbetta qualcosa, un timido "Non trovi che sia un po' troppo...?" ma io lo zittisco con un bacio rapido e superficiale, mentre la mia mente è già a chilometri di distanza, a immaginare i cazzi dei bagnini che mi squarciano.
Cammino verso la casa del Vecchio Porco con le gambe che tremano. La vergogna è un velo sottile che mi avvolge, ma sotto quel velo sono fradicia, il liquido della mia eccitazione che cola lungo le cosce a ogni passo. Arrivo davanti a quella porta lurida e il cuore mi batte così forte che temo possa esplodermi nel petto. Spingo la porta e l'odore di sudore, tabacco e sesso vecchio mi investe come uno schiaffo.
Lì, al centro della stanza, ci sono loro. Due colossi di venticinque anni, bagnini dalla pelle abbronzata e muscoli d'acciaio che sembrano scolpiti nel marmo. Tatuaggi neri risalgono le loro braccia possenti e i capelli lunghi ricadono sulle spalle larghe. Indossano solo degli slip aderenti che non riescono a contenere i loro cazzoni: due protuberanze enormi, pulsanti, che gridano il bisogno di essere liberate.
E ai margini della stanza, seduti su due sedie sgangherate, ci sono il Vecchio Porco e Vincenzo. Puzzano di grasso e malizia, i loro occhi piccoli e viscidi che mi divorano.
"Guarda che troia ci ha mandato il maiale," ringhia uno dei giovani, la voce profonda che mi fa vibrare l'utero. "Guarda quelle tettone oscene... sono fatte apposta per essere massacrate."
"È una vacca in calore," interviene il Vecchio Porco con un ghigno schifoso, sputando per terra. "Usatela, ragazzi. Sfondatela in ogni buco. Fatele capire che appartiene a noi, che e’ tutta nostra!"
L'insulto mi colpisce come una frustata e mi fa gemere. Prima che possa reagire, i due giovani mi saltano addosso con una forza brutale. Mi afferrano per i capelli e per i fianchi, sbattendomi violentemente contro il tavolo. Uno di loro mi strappa il top, liberando le mie tettone che rimbalzano con un colpo secco. Inizia a morderle, a schiacciarle con mani enormi, mentre l'altro mi gira di schiena e mi tira giù dalle natiche ciò che rimane del top strappato, rivelando la mia fica bagnata e il mio culo nudo.
"Senti che puzza di troia," urla il bagnino mentre infila il suo cazzone immenso nel mio culo senza alcun preavviso.
Urlo di dolore e piacere, un grido che riempie la stanza mentre sento la carne tendersi fino al limite. È un'invasione totale. Mentre vengo sfondata da dietro, l'altro giovane mi afferra la testa e mi spinge il suo cazzo duro e caldo in bocca, costringendomi a succhiarlo con una violenza che mi fa quasi soffocare.
Sono un terreno di caccia. Mi passano da un buco all'altro, usandomi come un oggetto. Mi mettono a quattro zampe, schiacciando le mie tettone contro il legno sporco del tavolo, mentre i due cazzi alternano le penetrazioni tra fica e ano, spingendo con una furia bestiale.
"Ti voglio inseminare, troia! Ti voglio riempire la pancia di sperma!" urla il giovane mentre mi scopa in fica, ogni spinta che mi solleva da terra.
Sento le voci dei due vecchi che commentano ogni dettaglio, ridendo della mia degradazione, descrivendo come le mie carni tremano sotto i colpi dei ragazzi. Questo mix di odori — il sudore acre dei giovani, l'odore rancido dei vecchi, il sapore del sesso — mi manda in delirio. Mi sento una vacca in calore, una schiava senza volontà.
Gli orgasmi esplodono dentro di me, violenti, selvaggi, mentre urlo contro il cazzo che mi riempie la gola. Più mi insultano, più mi trattano come un pezzo di carne, più il mio corpo risponde con spasmi incontrollabili, spingendo i bagnini a diventare ancora più brutali, a colpire le mie tettone con schiaffi sonori mentre mi possiedono senza sosta, pronti a lasciarmi distrutta e colma del loro seme.
Il mio corpo è un ammasso tremante di carne e desiderio, una massa di curve esposte e martoriate che non appartiene più a me, ma a loro. I due giovani bagnini non mi danno tregua; sono come due macchine da guerra, muscoli tesi e cazzoni durissimi e enormi che mi squarciano senza pietà. Mi girano come un giocattolo, passandomi da un buco all'altro con una coordinazione perversa. Mentre uno di loro mi sbatte il cazzone immenso nel culo, spingendo così a fondo che sento l'urto nell'utero, l'altro mi afferra per i fianchi e mi scopa la fica con colpi rapidi, violenti, che mi fanno rimbalzare contro il tavolo sporco.
"Guarda come scivola, questa troia è un lago!" urla il bagnino, mentre le sue spinte profonde mi tolgono il respiro, lasciandomi solo spazio per gemiti strozzati.
Ma il vero inferno inizia quando Vincenzo si alza dalla sedia. Il suo odore di tabacco e sporcizia mi investe mentre si avvicina alle mie tettone, che oscillano violentemente a ogni spinta dei ragazzi. Con un ghigno sadico, estrae dal tavolo delle pinze metalliche, fredde e spietate. Senza alcun preavviso, afferra il mio capezzolo turgido e stringe.
Un urlo lancinante mi squarcia la gola. Il dolore è acuto, elettrico, una scarica che mi percorre tutta la schiena e mi fa inarcare, rendendo la mia fica ancora più vulnerabile alle sventrate dei bagnini. Vincenzo non si ferma; schiaccia la pinza con forza brutale, torturando la carne sensibile delle mie mammelle, mentre con l'altra mano ruvida e callosa mi stringe il seno, deformandolo, schiacciandolo come se volesse staccarmelo dal petto.
"Ti piacciono queste, eh, vacca tettona?" ringhia Vincenzo, stringendo ancora più forte, facendomi piangere di dolore e piacere proibito. "Queste tettone oscene devono imparare a stare zitte e a subire!"
Il Vecchio Porco, dal suo trono di sedia sgangherata, osserva la scena con gli occhi lucidi di lussuria, il respiro pesante e sudaticcio. Inizia a urlare ordini osceni, la voce roca che comanda ogni mio movimento.
"Più forte, ragazzi! Sfondatela! Usatela come la schiava che è! Non lasciate un centimetro di pelle che non sia segnato dal vostro seme o dal dolore!" urla il vecchio, sputando per terra. "Sei una puttana, Sabina! Una troia nata per essere usata da quattro maschi! Ringrazia che ti permettiamo di essere il nostro giocattolo!"
Io gemo, tremo, il mio corpo è un campo di battaglia. Sono sottomessa a ogni loro comando, ogni insulto è come una carezza che alimenta il fuoco tra le mie gambe. Mi sento annientata, ridotta a un oggetto sessuale senza dignità, eppure è proprio questa degradazione a farmi impazzire. Mentre il bastardo sadico puzzolente Vincenzo continua a torturarmi i capezzoli con le pinze, facendomi sussultare a ogni pressione, i due giovani accelerano il ritmo, alternando le penetrazioni con una furia bestiale.
Sento il peso del Vecchio Porco che si alza e mi afferra i capelli, tirandomi la testa all'indietro per costringermi a guardarlo mentre vengo violentata. "Guarda come ti scopano, troia! Guarda come ti riempiono! Sei niente più che un buco per i nostri cazzi! Tettona di merda, puttana!"
I quattro uomini mi circondano, mi usano senza pietà, trasformando la stanza in un antro di depravazione. Sono intrappolata tra la forza bruta dei giovani e la crudeltà perversa dei vecchi. Le mie tettone sono gonfie, doloranti, segnate dalle pinze e dalle mani ruvide, mentre il mio interno è devastato da spinte che non conoscono limite. Non c'è sosta, non c'è pietà; solo un ciclo infinito di penetrazioni, torture e insulti che mi spingono verso un abisso di piacere oscuro e osceno senza limiti alla vergogna e alla umiliazione, lasciandomi completamente alla loro mercé.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
Non mi importa se sospetta. Anzi, l'idea che lui possa intuire che sto andando a farmi usare come una puttana mi fa pulsare la fica in modo violento. Mi chiudo in camera e inizio a vestirmi, ma non scelgo qualcosa di discreto. Voglio essere un invito esplicito, un banchetto per le bestie che mi aspettano. Indosso un top di pizzo nero così scollato che le mie tettone enormi ne escono quasi completamente, i capezzoli turgidi che spingono contro il tessuto trasparente. Sotto, decido di non mettere nulla: niente mutandine, niente perizoma. Voglio che il mio culo nudo sia esposto, che ogni passo che faccio faccia oscillare le mie natiche, pronte per essere colpite e penetrate.
Quando esco, Antonio balbetta qualcosa, un timido "Non trovi che sia un po' troppo...?" ma io lo zittisco con un bacio rapido e superficiale, mentre la mia mente è già a chilometri di distanza, a immaginare i cazzi dei bagnini che mi squarciano.
Cammino verso la casa del Vecchio Porco con le gambe che tremano. La vergogna è un velo sottile che mi avvolge, ma sotto quel velo sono fradicia, il liquido della mia eccitazione che cola lungo le cosce a ogni passo. Arrivo davanti a quella porta lurida e il cuore mi batte così forte che temo possa esplodermi nel petto. Spingo la porta e l'odore di sudore, tabacco e sesso vecchio mi investe come uno schiaffo.
Lì, al centro della stanza, ci sono loro. Due colossi di venticinque anni, bagnini dalla pelle abbronzata e muscoli d'acciaio che sembrano scolpiti nel marmo. Tatuaggi neri risalgono le loro braccia possenti e i capelli lunghi ricadono sulle spalle larghe. Indossano solo degli slip aderenti che non riescono a contenere i loro cazzoni: due protuberanze enormi, pulsanti, che gridano il bisogno di essere liberate.
E ai margini della stanza, seduti su due sedie sgangherate, ci sono il Vecchio Porco e Vincenzo. Puzzano di grasso e malizia, i loro occhi piccoli e viscidi che mi divorano.
"Guarda che troia ci ha mandato il maiale," ringhia uno dei giovani, la voce profonda che mi fa vibrare l'utero. "Guarda quelle tettone oscene... sono fatte apposta per essere massacrate."
"È una vacca in calore," interviene il Vecchio Porco con un ghigno schifoso, sputando per terra. "Usatela, ragazzi. Sfondatela in ogni buco. Fatele capire che appartiene a noi, che e’ tutta nostra!"
L'insulto mi colpisce come una frustata e mi fa gemere. Prima che possa reagire, i due giovani mi saltano addosso con una forza brutale. Mi afferrano per i capelli e per i fianchi, sbattendomi violentemente contro il tavolo. Uno di loro mi strappa il top, liberando le mie tettone che rimbalzano con un colpo secco. Inizia a morderle, a schiacciarle con mani enormi, mentre l'altro mi gira di schiena e mi tira giù dalle natiche ciò che rimane del top strappato, rivelando la mia fica bagnata e il mio culo nudo.
"Senti che puzza di troia," urla il bagnino mentre infila il suo cazzone immenso nel mio culo senza alcun preavviso.
Urlo di dolore e piacere, un grido che riempie la stanza mentre sento la carne tendersi fino al limite. È un'invasione totale. Mentre vengo sfondata da dietro, l'altro giovane mi afferra la testa e mi spinge il suo cazzo duro e caldo in bocca, costringendomi a succhiarlo con una violenza che mi fa quasi soffocare.
Sono un terreno di caccia. Mi passano da un buco all'altro, usandomi come un oggetto. Mi mettono a quattro zampe, schiacciando le mie tettone contro il legno sporco del tavolo, mentre i due cazzi alternano le penetrazioni tra fica e ano, spingendo con una furia bestiale.
"Ti voglio inseminare, troia! Ti voglio riempire la pancia di sperma!" urla il giovane mentre mi scopa in fica, ogni spinta che mi solleva da terra.
Sento le voci dei due vecchi che commentano ogni dettaglio, ridendo della mia degradazione, descrivendo come le mie carni tremano sotto i colpi dei ragazzi. Questo mix di odori — il sudore acre dei giovani, l'odore rancido dei vecchi, il sapore del sesso — mi manda in delirio. Mi sento una vacca in calore, una schiava senza volontà.
Gli orgasmi esplodono dentro di me, violenti, selvaggi, mentre urlo contro il cazzo che mi riempie la gola. Più mi insultano, più mi trattano come un pezzo di carne, più il mio corpo risponde con spasmi incontrollabili, spingendo i bagnini a diventare ancora più brutali, a colpire le mie tettone con schiaffi sonori mentre mi possiedono senza sosta, pronti a lasciarmi distrutta e colma del loro seme.
Il mio corpo è un ammasso tremante di carne e desiderio, una massa di curve esposte e martoriate che non appartiene più a me, ma a loro. I due giovani bagnini non mi danno tregua; sono come due macchine da guerra, muscoli tesi e cazzoni durissimi e enormi che mi squarciano senza pietà. Mi girano come un giocattolo, passandomi da un buco all'altro con una coordinazione perversa. Mentre uno di loro mi sbatte il cazzone immenso nel culo, spingendo così a fondo che sento l'urto nell'utero, l'altro mi afferra per i fianchi e mi scopa la fica con colpi rapidi, violenti, che mi fanno rimbalzare contro il tavolo sporco.
"Guarda come scivola, questa troia è un lago!" urla il bagnino, mentre le sue spinte profonde mi tolgono il respiro, lasciandomi solo spazio per gemiti strozzati.
Ma il vero inferno inizia quando Vincenzo si alza dalla sedia. Il suo odore di tabacco e sporcizia mi investe mentre si avvicina alle mie tettone, che oscillano violentemente a ogni spinta dei ragazzi. Con un ghigno sadico, estrae dal tavolo delle pinze metalliche, fredde e spietate. Senza alcun preavviso, afferra il mio capezzolo turgido e stringe.
Un urlo lancinante mi squarcia la gola. Il dolore è acuto, elettrico, una scarica che mi percorre tutta la schiena e mi fa inarcare, rendendo la mia fica ancora più vulnerabile alle sventrate dei bagnini. Vincenzo non si ferma; schiaccia la pinza con forza brutale, torturando la carne sensibile delle mie mammelle, mentre con l'altra mano ruvida e callosa mi stringe il seno, deformandolo, schiacciandolo come se volesse staccarmelo dal petto.
"Ti piacciono queste, eh, vacca tettona?" ringhia Vincenzo, stringendo ancora più forte, facendomi piangere di dolore e piacere proibito. "Queste tettone oscene devono imparare a stare zitte e a subire!"
Il Vecchio Porco, dal suo trono di sedia sgangherata, osserva la scena con gli occhi lucidi di lussuria, il respiro pesante e sudaticcio. Inizia a urlare ordini osceni, la voce roca che comanda ogni mio movimento.
"Più forte, ragazzi! Sfondatela! Usatela come la schiava che è! Non lasciate un centimetro di pelle che non sia segnato dal vostro seme o dal dolore!" urla il vecchio, sputando per terra. "Sei una puttana, Sabina! Una troia nata per essere usata da quattro maschi! Ringrazia che ti permettiamo di essere il nostro giocattolo!"
Io gemo, tremo, il mio corpo è un campo di battaglia. Sono sottomessa a ogni loro comando, ogni insulto è come una carezza che alimenta il fuoco tra le mie gambe. Mi sento annientata, ridotta a un oggetto sessuale senza dignità, eppure è proprio questa degradazione a farmi impazzire. Mentre il bastardo sadico puzzolente Vincenzo continua a torturarmi i capezzoli con le pinze, facendomi sussultare a ogni pressione, i due giovani accelerano il ritmo, alternando le penetrazioni con una furia bestiale.
Sento il peso del Vecchio Porco che si alza e mi afferra i capelli, tirandomi la testa all'indietro per costringermi a guardarlo mentre vengo violentata. "Guarda come ti scopano, troia! Guarda come ti riempiono! Sei niente più che un buco per i nostri cazzi! Tettona di merda, puttana!"
I quattro uomini mi circondano, mi usano senza pietà, trasformando la stanza in un antro di depravazione. Sono intrappolata tra la forza bruta dei giovani e la crudeltà perversa dei vecchi. Le mie tettone sono gonfie, doloranti, segnate dalle pinze e dalle mani ruvide, mentre il mio interno è devastato da spinte che non conoscono limite. Non c'è sosta, non c'è pietà; solo un ciclo infinito di penetrazioni, torture e insulti che mi spingono verso un abisso di piacere oscuro e osceno senza limiti alla vergogna e alla umiliazione, lasciandomi completamente alla loro mercé.
[P.S.: per commenti federicoesabina@hotmail.it oppure https://federicoesabina.wixsite.com/sabina]
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