Scuola guida
di
Tilde
genere
incesti
Succede, ho scoperto, non di frequente, ma succede.
A marzo ho preso palo all'esame.
Teoria, na bomba: zero errori, dico, zero! una marcia trionfale.
Ma poi...
Pratica.
E lì, niente. Sob.
Mi ha detto il tizio, l'ingegnere, che non guiderei malissimo ed il parcheggio in due mosse, top; però... lo stop bellamente bucato nemmeno fosse stato un via libera... Anche no. La scalata alla (cito) "so'chumacher" non è il massimo, la freccia sulla rotatoria sarebbe un obbligo e non una libera interpretazione.
Quindi ci rivediamo fra un mese.
Beh! andata anche bene: ho avuto appuntamenti pure più lunghi.
Così ho ricominciato a rompere i cocones a babbo per scarrozzarlo in giro, questo fino a prima di Pasqua perché poi mi ha smollata all'altro mio padre, quello vero.
Quello conosciuto per caso, che, forse, tanto caso non è stato.
Ed eccomi a ieri.
Ci incontriamo al circolo non lontano da casa mia, nel pomeriggio, questo perché i due padri non si possono vedere.
Lui pulito e profumato di Dior, in giacca, io in tuta, per altro con patacca su un gambule che non avevo visto.
- Guarda che non devo prendere quella per gli autobus, eh! -
- Piccola, se ti abitui con questo, guidi tutto. -
- Babbo, l'esame lo faccio su un pandino. -
- Su, su! A bordo che si fa tardi. -
- Ma nemmeno arrivo ai pedali! -
- Arrivi, arrivi. -
Ed è in quel momento che mi infila una mano fra le gambe e, accarezzandomi una coscia, raggiunge la leva sotto il sedile, un rapido scatto e mi trovo in posizione
- Ok, parti, portami in via orto del lupo. -
- Mai sentita. E dov'è? -
- In centro. -
La stradina è un rigo di asfalto fra case basse di due secoli fa e senza sfondo, una volta lì
- Adesso gira il mezzo. -
- Dove!?! Qui? -
- No, amore, in piazza... Certo qui, ci giri. fidati. -
Inizio la manovra ed un muro è subito ad un niente dalla targa, mi prende una mini crisi, mi sudano le mani ed ho paura di graffiare il nero intatto di quel mezzo.
- L'istruttore dice di voltarsi... ma qui non vedo niente, ci sono pure i vetri scuri... E se picchio? -
- Non picchi, ma fai meglio a guardare negli specchi. Adesso sterza tutto a destra. -
Così dice, mentre mi avvolge una mano con la sua. L'emozione cambia faccia.
Di colpo mi sento sicura, ingrano, sterzo e vado indietro.
La porta di legno con i quadrati di vetro in cima si avvicina, quasi la sfioro col paraurti
- Brava piccolina, sei quasi a metà! -
Esclama accarezzandomi in viso.
Mi piace quel tocco e due battiti accelerati suggellano il momento.
Un pensiero s'insinua violento e dannatamente osceno nella mia mente.
Gli sbatto gli occhi addosso e perlustro la sua faccia in cerca d'espressioni, ma incappo nel suo di sguardo.
Mi sfoglia l'anima in un istante
- Matilde, è da pazzi. -
- Che cosa? -
- Quello che stai pensando. -
- Tu non sai quanto. -
Afferro la sua mano e la premo sulla mia coscia, lo sorprendo in una posizione da preda che non si aspetta.
Fa per ritrarsi e mi sporgo verso di lui cercando la sua bocca con la mia, nel movimento le sue dita risalgono l'inguine, fino a sfiorarmi l'intimità.
Un secondo, si ritrae e si fa rigido, una statua di sale, immobile e senza emozione.
- Che c'è? -
- Matilde, amore mio, questa cosa è sbagliata, stai proiettando su di me una tua fantasia. -
- Eppure, ne parlate in continuazione. Ho sentito anche alcuni babbi avere parole non proprio leggere per le proprie figlie; mie amiche. -
- Ci credo, ma non sono quel genere. Ho sbagliato venti anni fa e ne ho sofferto, ma non rifarò simili errori. -
- Se ti dicessi che ti amo? -
- Bellissimo, ed io pure. Però sei una parte di me, la migliore. -
- E se fossimo da soli, unici rimasti dopo una catastrofe? -
- Mi sembra tanticchia un altra cosa. -
- Mi vorresti? Faresti sesso con me? -
- Matilde! -
- Dico sul serio. -
- Ora basta, ci siamo baciati e già quello non doveva succedere. -
Non tutti i padri hanno desideri incestuosi, lui decisamente no. Forse è nella genetica che risiede la mia innata repulsione al genere. Anche se gli uomini della sua età mi piacciono ed il confine fra le due cose è così esiguo.
- Thè? E pasticcini... -
- Aperitivo, vorrai dire. - rilancio
- Virgin, altrimenti dopo non guidi. -
- Sei più noioso di Lapo. -
- Touché. -
- Ad una condizione. -
- Naa, nessuna condizione. Virgin. -
- Uffa! Logge, però. Parcheggio qui e facciamo due passi? -
- Ma anche no. Con questo arrivi in piazza del comune e lasci il Datini a fargli la guardia. -
- Scemo. -
- Vantaggi... -
Facciamo un giro lungo, che si faceva prima a piedi, dove rischio di centrare un ciclista contromano (bastardo), che mi guarda pure storto.
Al bar ci accomodiamo fuori, sotto la loggia. Adoro questo posto. Infatti..
- Matilde, ciao! Ti porto il solito? -
- Virgin mojito, per me. -
- Aaahn... Certo. A lei signore? -
- Negroni, grazie. -
- Il buffet è ancora all'interno, scusateci. Però c'è un piatto nuovo. -
Mio padre non è Lapo e capisce
- Non sarà analcolico, giusto? -
- Dai, non ho mica quindici anni! -
- Ma devi guidare... -
- E tu? -
- Faccio il passeggero, amore. -
- Non posso guidare, tu nemmeno, allora dormo da te. -
Restiamo lì per tre ore, parlando, ridendo e bevendo, alla fine, più di due drink; alcolici.
Il fatto è che non reggo molto, ma neppure lui è un friulano. Dopo il secondo, la sberla alcolica si fa sentire e le difese crollano, insieme alle inibizioni.
Sono io a fare la prima mossa, accarezzandogli il viso.
Lui, sulle prime, si limita a non ostacolarmi; ma è quando provo a baciarlo che le sue mani sono su di me.
Un palmo caldo sulle mie cosce, un braccio a cingermi le spalle e le sue dita delicate sul mio collo.
Mi ritraggo, vorrei ricordargli il suo rifiuto, non ci riesco. Sento sbattere il cuore sotto le costole, sento le labbra pulsare forte in attesa di essere baciate dalle sue. Mi protendo verso il suo viso col mio, un piccolo sorriso mentre lo guardo negli occhi; le nostre ciglia si sfiorano, la distanza è ormai nulla.
La mia bocca si schiude, autonoma, docile, desiderosa d'accoglierlo.
Mi avvolge il viso con le mani e sento le sue labbra posarsi sulle mie. Una scarica elettrica violenta mi pervade, rimbalzando fra le vertebre e le ossa.
Mi abbandono a quel bacio tanto bramato.
Casa sua è in centro, letteralmente tre passi dopo palazzo pretorio.
Ci incamminiamo abbracciati. La situazione sta sfuggendo totalmente dal nostro controllo.
Non siamo padre e figlia siamo due amanti desiderosi di concedersi, di fondere i propri corpi.
Gira la chiave con un movimento automatico, la porta cigola sui cardini con tutto il suo peso, un passo ceduto e siamo dentro. Trenta bassi scalini in pietra serena ci separano dal baratro in cui ci stiamo buttando.
Le sue mani sono ovunque su di me, la mia bocca è un tutt'uno con la sua.
La balaustra di ghisa e castagno ci salva almeno due volte da una rovinosa caduta, mentre la luce si spegne al mezzanino proprio quando mi stampa spalle al muro baciandomi, ma è appena mi solleva con le mani sotto le cosce che avverto il primo vero brivido. Allargo le ginocchia lasciando che s'infili fra le mie gambe premendo sé stesso contro di me.
Inconsciamente ci desideriamo, il tasso alcolico ha solo fatto cadere il fragile muro di pudore e la convinzione razionale del proibito.
Avidamente, lui, tuffa la faccia tra i miei seni; ardentemente, io, intreccio le caviglie e lo serro a me, affondo le mie dita nei suoi capelli.
Ho sognato questo momento per anni, scacciando quel pensiero come un crimine, adesso si sta avverando ed esiste solo lui per me. Solo io per lui.
L'ultima mezza rampa ci vede incollati, portata a braccio da un lui pieno di energia, il fiato forse leggermente corto, ma le sue braccia forti mi sorreggono sicure. Una spinta col piede e la porta si apre
- Non chiudo mai. -
Sussurra sulla mia bocca, apro gli occhi un istante ed i suoi sono davanti a me che mi leggono. Ha fame di me, ho fame di lui. Qualche goccia già bagna le mie mutandine rosa, se ne accorge toccandomi con le dita ed il desiderio diventa incontenibile come il cazzo che gli sta scoppiando compresso nei calzoni.
Un calcio alla porta che sbatte fragorosa.
Il tavolo è a pochi passi dall'ingresso; sopra qualche foglio, che scartoccia sotto di me appena mi appoggia sul piano; un legno antico, caldo come il mio sesso.
È una crescendo, mi alza le braccia sfilandomi il top, non ho reggiseno e le mammelle ballonzolano libere, subito preda dell'aria pungente dell'appartamento che ne irrigidisce i capezzoli. Le sue mani scivolano dolci sulla mia pelle eccitata raggiungono le piccole cuspidi e un primo gemito esce dalla mia gola.
- Non ti fermare. - imploro sottovoce
- Ti desidero dal primo istante. -
- Prendimi, voglio solo questo. -
Le nostre parole depositate sulle labbra l'uno dell'altra; brama ed alcool sono una miscela esplosiva.
Gli slaccio la fibbia, un piccolo movimento e un tonfo metallico risuona nella stanza. Ho voglia di toccarlo, di prenderlo tra le mie mani, varco l'orlo elastico e spingo giù i suoi slip.
Il suo cazzo trova lo sfogo che attendeva da minuti sbatte contro la mia intimità ancora celata, le mie dita si avventano sul potere maschile accarezzandone tutta la lunghezza. Sospira.
Mi avvicina al bordo, ho i talloni appoggiati a stento allo spigolo del tavolo, poi mi spinge spalle sul legno ed il suo tocco si fa più intenso.
Sospiri e gemiti si confondono, fino a quando scosta ciò che resta del mie mutandine ormai intrise e spinge il suo sesso nel mio. Un leggero dolore fa da preludio al primo affondo.
Bagnata, ma pur sempre stretta. non oppongono la minima resistenza ed entra totalmente in me.
Esita, un rigurgito di coscienza lo assale e si ritrae. Esce da me, provocandomi un gemito di delusione.
- No, amore, non possiamo. -
- sì, invece. E sono io a volerti. -
Lo afferro per le spalle e lo tiro a me,
Il suo cazzo duro preme di nuovo alle mie labbra. Gli stringo le braccia al collo e lo bacio ancora una volta. Cerca di non cedere, ma non regge a lungo. Mentre gli accarezzo con la vulva l'erezione, madida dei miei desideri, mi penetra dolcemente.
Godo, lo sento dilatarmi, lentamente. Affondare dentro di me, ritrarsi per poi tornare a spingere; in un concerto liquido, veloce e piano; come il suo respiro.
Lascia la mia bocca per il mio collo, mi bacia ogni centimetro di pelle e mi monta. Colpi cadenzati di reni, entra ed esce da una me totalmente bagnatache gode ad ogni urto,xad ogni carezza delle sue mani sui miei fianchi; ad ogni morso al mio seno, ai miei capezzolini duri e turgidi come la sua asta piantata in me.
Gli strappo i capelli ad un morso più forte, o ad un affondo più profondo non saprei. Lo voglio come nessun uomo ho voluto. Parole dolci e parole oscene si susseguono fra i lamenti di un piacere immenso, fra i gemiti ed i sospiri di un sesso che volevamo entrambi.
Poi esce di nuovo da me, mi devasta il clito con la verga, sto per esplodere quando mi dice autoritario qualcosa.
- Adesso ti volto e ti sfondo quel culo -
Capisco mezza parola, ma le sue mani sono forti e decise. Colo desiderio, sento le labbra aperte, ho voglia che mi esploda dentro che mi riempia di tutto sé stesso. Non sente ragioni mi tira sull'orlo del tavolo ed in un secondo mi gira.
Mi ritrovo pancia sotto, una sua mano sulla mia schiena mi schiaccia distesa sul legno. Mi allarga le gambe con i piedi e si fa spazio fra le mie gambe con le ginocchia. La punta del suo cazzo preme ancora sull'orlo della mia fica e spinge forte in un solo colpo.
Mi sembra di averlo in gola, caccio un urlo, seguito da un mugugno di piacere.
- Ancora! Di più! Fammi male! - dico fra lacrime di godimento.
La sua mano vibra violenta sulle mie natiche, mentre non smette di scoparmi con forza. Le sue dita mi tormentano il culo, con i fluidi miei allarga il mio piccolo buco, per prepararmi all'ultimo assalto alle mie difese ormai cadute. Sto impazzendo di piacere e comincio a non vedere più niente. Un onda di calore sta crescendo in me, non riesco a stare ferma, mi muovo assecondando ogni colpo, amplificando ogni sfregamento in quel lago di liquido che sento colare lungo le cosce e che colora di un suono godurioso l'eco della stanza.
- Non resisto più - È il mio lamento finale.
Lui toglie il cazzo da me, un interminabile secondo e preme la cappella sul mio ano, che ha già accolto due dita sue.
- Adesso, sei mia! - mi sussurra chinato su di me ad un orecchio
Mani sui glutei, li distanzia, e spinge forte, in un colpo solo.
Un dolore, misto a vero incontenibile piacere è ciò che provo, esplodo allagando il pavimento in un "sì" liberatorio. Quattro colpi, forse cinque ed anche lui crolla, gonfiandomi del suo sperma il culo. Poi si lascia cadere su di me, continuando a premere quel magnifico premio in me.
- Ti amo, Matilde -
A marzo ho preso palo all'esame.
Teoria, na bomba: zero errori, dico, zero! una marcia trionfale.
Ma poi...
Pratica.
E lì, niente. Sob.
Mi ha detto il tizio, l'ingegnere, che non guiderei malissimo ed il parcheggio in due mosse, top; però... lo stop bellamente bucato nemmeno fosse stato un via libera... Anche no. La scalata alla (cito) "so'chumacher" non è il massimo, la freccia sulla rotatoria sarebbe un obbligo e non una libera interpretazione.
Quindi ci rivediamo fra un mese.
Beh! andata anche bene: ho avuto appuntamenti pure più lunghi.
Così ho ricominciato a rompere i cocones a babbo per scarrozzarlo in giro, questo fino a prima di Pasqua perché poi mi ha smollata all'altro mio padre, quello vero.
Quello conosciuto per caso, che, forse, tanto caso non è stato.
Ed eccomi a ieri.
Ci incontriamo al circolo non lontano da casa mia, nel pomeriggio, questo perché i due padri non si possono vedere.
Lui pulito e profumato di Dior, in giacca, io in tuta, per altro con patacca su un gambule che non avevo visto.
- Guarda che non devo prendere quella per gli autobus, eh! -
- Piccola, se ti abitui con questo, guidi tutto. -
- Babbo, l'esame lo faccio su un pandino. -
- Su, su! A bordo che si fa tardi. -
- Ma nemmeno arrivo ai pedali! -
- Arrivi, arrivi. -
Ed è in quel momento che mi infila una mano fra le gambe e, accarezzandomi una coscia, raggiunge la leva sotto il sedile, un rapido scatto e mi trovo in posizione
- Ok, parti, portami in via orto del lupo. -
- Mai sentita. E dov'è? -
- In centro. -
La stradina è un rigo di asfalto fra case basse di due secoli fa e senza sfondo, una volta lì
- Adesso gira il mezzo. -
- Dove!?! Qui? -
- No, amore, in piazza... Certo qui, ci giri. fidati. -
Inizio la manovra ed un muro è subito ad un niente dalla targa, mi prende una mini crisi, mi sudano le mani ed ho paura di graffiare il nero intatto di quel mezzo.
- L'istruttore dice di voltarsi... ma qui non vedo niente, ci sono pure i vetri scuri... E se picchio? -
- Non picchi, ma fai meglio a guardare negli specchi. Adesso sterza tutto a destra. -
Così dice, mentre mi avvolge una mano con la sua. L'emozione cambia faccia.
Di colpo mi sento sicura, ingrano, sterzo e vado indietro.
La porta di legno con i quadrati di vetro in cima si avvicina, quasi la sfioro col paraurti
- Brava piccolina, sei quasi a metà! -
Esclama accarezzandomi in viso.
Mi piace quel tocco e due battiti accelerati suggellano il momento.
Un pensiero s'insinua violento e dannatamente osceno nella mia mente.
Gli sbatto gli occhi addosso e perlustro la sua faccia in cerca d'espressioni, ma incappo nel suo di sguardo.
Mi sfoglia l'anima in un istante
- Matilde, è da pazzi. -
- Che cosa? -
- Quello che stai pensando. -
- Tu non sai quanto. -
Afferro la sua mano e la premo sulla mia coscia, lo sorprendo in una posizione da preda che non si aspetta.
Fa per ritrarsi e mi sporgo verso di lui cercando la sua bocca con la mia, nel movimento le sue dita risalgono l'inguine, fino a sfiorarmi l'intimità.
Un secondo, si ritrae e si fa rigido, una statua di sale, immobile e senza emozione.
- Che c'è? -
- Matilde, amore mio, questa cosa è sbagliata, stai proiettando su di me una tua fantasia. -
- Eppure, ne parlate in continuazione. Ho sentito anche alcuni babbi avere parole non proprio leggere per le proprie figlie; mie amiche. -
- Ci credo, ma non sono quel genere. Ho sbagliato venti anni fa e ne ho sofferto, ma non rifarò simili errori. -
- Se ti dicessi che ti amo? -
- Bellissimo, ed io pure. Però sei una parte di me, la migliore. -
- E se fossimo da soli, unici rimasti dopo una catastrofe? -
- Mi sembra tanticchia un altra cosa. -
- Mi vorresti? Faresti sesso con me? -
- Matilde! -
- Dico sul serio. -
- Ora basta, ci siamo baciati e già quello non doveva succedere. -
Non tutti i padri hanno desideri incestuosi, lui decisamente no. Forse è nella genetica che risiede la mia innata repulsione al genere. Anche se gli uomini della sua età mi piacciono ed il confine fra le due cose è così esiguo.
- Thè? E pasticcini... -
- Aperitivo, vorrai dire. - rilancio
- Virgin, altrimenti dopo non guidi. -
- Sei più noioso di Lapo. -
- Touché. -
- Ad una condizione. -
- Naa, nessuna condizione. Virgin. -
- Uffa! Logge, però. Parcheggio qui e facciamo due passi? -
- Ma anche no. Con questo arrivi in piazza del comune e lasci il Datini a fargli la guardia. -
- Scemo. -
- Vantaggi... -
Facciamo un giro lungo, che si faceva prima a piedi, dove rischio di centrare un ciclista contromano (bastardo), che mi guarda pure storto.
Al bar ci accomodiamo fuori, sotto la loggia. Adoro questo posto. Infatti..
- Matilde, ciao! Ti porto il solito? -
- Virgin mojito, per me. -
- Aaahn... Certo. A lei signore? -
- Negroni, grazie. -
- Il buffet è ancora all'interno, scusateci. Però c'è un piatto nuovo. -
Mio padre non è Lapo e capisce
- Non sarà analcolico, giusto? -
- Dai, non ho mica quindici anni! -
- Ma devi guidare... -
- E tu? -
- Faccio il passeggero, amore. -
- Non posso guidare, tu nemmeno, allora dormo da te. -
Restiamo lì per tre ore, parlando, ridendo e bevendo, alla fine, più di due drink; alcolici.
Il fatto è che non reggo molto, ma neppure lui è un friulano. Dopo il secondo, la sberla alcolica si fa sentire e le difese crollano, insieme alle inibizioni.
Sono io a fare la prima mossa, accarezzandogli il viso.
Lui, sulle prime, si limita a non ostacolarmi; ma è quando provo a baciarlo che le sue mani sono su di me.
Un palmo caldo sulle mie cosce, un braccio a cingermi le spalle e le sue dita delicate sul mio collo.
Mi ritraggo, vorrei ricordargli il suo rifiuto, non ci riesco. Sento sbattere il cuore sotto le costole, sento le labbra pulsare forte in attesa di essere baciate dalle sue. Mi protendo verso il suo viso col mio, un piccolo sorriso mentre lo guardo negli occhi; le nostre ciglia si sfiorano, la distanza è ormai nulla.
La mia bocca si schiude, autonoma, docile, desiderosa d'accoglierlo.
Mi avvolge il viso con le mani e sento le sue labbra posarsi sulle mie. Una scarica elettrica violenta mi pervade, rimbalzando fra le vertebre e le ossa.
Mi abbandono a quel bacio tanto bramato.
Casa sua è in centro, letteralmente tre passi dopo palazzo pretorio.
Ci incamminiamo abbracciati. La situazione sta sfuggendo totalmente dal nostro controllo.
Non siamo padre e figlia siamo due amanti desiderosi di concedersi, di fondere i propri corpi.
Gira la chiave con un movimento automatico, la porta cigola sui cardini con tutto il suo peso, un passo ceduto e siamo dentro. Trenta bassi scalini in pietra serena ci separano dal baratro in cui ci stiamo buttando.
Le sue mani sono ovunque su di me, la mia bocca è un tutt'uno con la sua.
La balaustra di ghisa e castagno ci salva almeno due volte da una rovinosa caduta, mentre la luce si spegne al mezzanino proprio quando mi stampa spalle al muro baciandomi, ma è appena mi solleva con le mani sotto le cosce che avverto il primo vero brivido. Allargo le ginocchia lasciando che s'infili fra le mie gambe premendo sé stesso contro di me.
Inconsciamente ci desideriamo, il tasso alcolico ha solo fatto cadere il fragile muro di pudore e la convinzione razionale del proibito.
Avidamente, lui, tuffa la faccia tra i miei seni; ardentemente, io, intreccio le caviglie e lo serro a me, affondo le mie dita nei suoi capelli.
Ho sognato questo momento per anni, scacciando quel pensiero come un crimine, adesso si sta avverando ed esiste solo lui per me. Solo io per lui.
L'ultima mezza rampa ci vede incollati, portata a braccio da un lui pieno di energia, il fiato forse leggermente corto, ma le sue braccia forti mi sorreggono sicure. Una spinta col piede e la porta si apre
- Non chiudo mai. -
Sussurra sulla mia bocca, apro gli occhi un istante ed i suoi sono davanti a me che mi leggono. Ha fame di me, ho fame di lui. Qualche goccia già bagna le mie mutandine rosa, se ne accorge toccandomi con le dita ed il desiderio diventa incontenibile come il cazzo che gli sta scoppiando compresso nei calzoni.
Un calcio alla porta che sbatte fragorosa.
Il tavolo è a pochi passi dall'ingresso; sopra qualche foglio, che scartoccia sotto di me appena mi appoggia sul piano; un legno antico, caldo come il mio sesso.
È una crescendo, mi alza le braccia sfilandomi il top, non ho reggiseno e le mammelle ballonzolano libere, subito preda dell'aria pungente dell'appartamento che ne irrigidisce i capezzoli. Le sue mani scivolano dolci sulla mia pelle eccitata raggiungono le piccole cuspidi e un primo gemito esce dalla mia gola.
- Non ti fermare. - imploro sottovoce
- Ti desidero dal primo istante. -
- Prendimi, voglio solo questo. -
Le nostre parole depositate sulle labbra l'uno dell'altra; brama ed alcool sono una miscela esplosiva.
Gli slaccio la fibbia, un piccolo movimento e un tonfo metallico risuona nella stanza. Ho voglia di toccarlo, di prenderlo tra le mie mani, varco l'orlo elastico e spingo giù i suoi slip.
Il suo cazzo trova lo sfogo che attendeva da minuti sbatte contro la mia intimità ancora celata, le mie dita si avventano sul potere maschile accarezzandone tutta la lunghezza. Sospira.
Mi avvicina al bordo, ho i talloni appoggiati a stento allo spigolo del tavolo, poi mi spinge spalle sul legno ed il suo tocco si fa più intenso.
Sospiri e gemiti si confondono, fino a quando scosta ciò che resta del mie mutandine ormai intrise e spinge il suo sesso nel mio. Un leggero dolore fa da preludio al primo affondo.
Bagnata, ma pur sempre stretta. non oppongono la minima resistenza ed entra totalmente in me.
Esita, un rigurgito di coscienza lo assale e si ritrae. Esce da me, provocandomi un gemito di delusione.
- No, amore, non possiamo. -
- sì, invece. E sono io a volerti. -
Lo afferro per le spalle e lo tiro a me,
Il suo cazzo duro preme di nuovo alle mie labbra. Gli stringo le braccia al collo e lo bacio ancora una volta. Cerca di non cedere, ma non regge a lungo. Mentre gli accarezzo con la vulva l'erezione, madida dei miei desideri, mi penetra dolcemente.
Godo, lo sento dilatarmi, lentamente. Affondare dentro di me, ritrarsi per poi tornare a spingere; in un concerto liquido, veloce e piano; come il suo respiro.
Lascia la mia bocca per il mio collo, mi bacia ogni centimetro di pelle e mi monta. Colpi cadenzati di reni, entra ed esce da una me totalmente bagnatache gode ad ogni urto,xad ogni carezza delle sue mani sui miei fianchi; ad ogni morso al mio seno, ai miei capezzolini duri e turgidi come la sua asta piantata in me.
Gli strappo i capelli ad un morso più forte, o ad un affondo più profondo non saprei. Lo voglio come nessun uomo ho voluto. Parole dolci e parole oscene si susseguono fra i lamenti di un piacere immenso, fra i gemiti ed i sospiri di un sesso che volevamo entrambi.
Poi esce di nuovo da me, mi devasta il clito con la verga, sto per esplodere quando mi dice autoritario qualcosa.
- Adesso ti volto e ti sfondo quel culo -
Capisco mezza parola, ma le sue mani sono forti e decise. Colo desiderio, sento le labbra aperte, ho voglia che mi esploda dentro che mi riempia di tutto sé stesso. Non sente ragioni mi tira sull'orlo del tavolo ed in un secondo mi gira.
Mi ritrovo pancia sotto, una sua mano sulla mia schiena mi schiaccia distesa sul legno. Mi allarga le gambe con i piedi e si fa spazio fra le mie gambe con le ginocchia. La punta del suo cazzo preme ancora sull'orlo della mia fica e spinge forte in un solo colpo.
Mi sembra di averlo in gola, caccio un urlo, seguito da un mugugno di piacere.
- Ancora! Di più! Fammi male! - dico fra lacrime di godimento.
La sua mano vibra violenta sulle mie natiche, mentre non smette di scoparmi con forza. Le sue dita mi tormentano il culo, con i fluidi miei allarga il mio piccolo buco, per prepararmi all'ultimo assalto alle mie difese ormai cadute. Sto impazzendo di piacere e comincio a non vedere più niente. Un onda di calore sta crescendo in me, non riesco a stare ferma, mi muovo assecondando ogni colpo, amplificando ogni sfregamento in quel lago di liquido che sento colare lungo le cosce e che colora di un suono godurioso l'eco della stanza.
- Non resisto più - È il mio lamento finale.
Lui toglie il cazzo da me, un interminabile secondo e preme la cappella sul mio ano, che ha già accolto due dita sue.
- Adesso, sei mia! - mi sussurra chinato su di me ad un orecchio
Mani sui glutei, li distanzia, e spinge forte, in un colpo solo.
Un dolore, misto a vero incontenibile piacere è ciò che provo, esplodo allagando il pavimento in un "sì" liberatorio. Quattro colpi, forse cinque ed anche lui crolla, gonfiandomi del suo sperma il culo. Poi si lascia cadere su di me, continuando a premere quel magnifico premio in me.
- Ti amo, Matilde -
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