La setta (parte 5)
di
Kugher
genere
sadomaso
Mattia era eccitato.
Martina era molto bella e sensuale, sexy. Sperava non si fosse visto il cazzo diventare duro ed aveva fatto fatica a mantenere la calma, sperando che la ragazza non si fosse accorta degli sguardi sul suo corpo.
Dopo che se ne fu andata, chiuse gli occhi e si abbandonò alla poltrona, sistemando meglio il piede sulla testa di Elena. Era eccitato e cercò di farle male traendo così ulteriore piacere, apprezzando la devozione della ragazza che avrebbe subito in silenzio il volere del Padrone.
Fece qualche respiro e cercò di concentrarsi meglio sulle sensazioni che Martina gli aveva lasciato. Ripensando a lei, confermò l’impressione di ragazza molto fragile che aveva fatto della sua bellezza un’arma potente, tale da distrarre gli uomini che solo su essa si sarebbero concentrati, senza avere modo di capire le sue debolezze.
Ignorare la sua bellezza e soffermarsi sulla sua anima l’aveva privata di armi, di difese, lasciando vedere la sua effettiva fragilità.
Sorrise. Sarebbe stata facile da manipolare e attrarre nella sua cerchia, così come la ragazza stesa ai suoi piedi. Non era stato difficile renderla schiava e convincerla che fosse una sua esigenza.
Tolse il piede dalla testa di Elena
“Elena, mettiti in ginocchio e dammi piacere”.
La ragazza cercò di evidenziare tutta la sensualità di cui disponeva nei gesti utili per raggiungere la posizione.
Utilizzò l’elastico che teneva al polso per legare i capelli a coda di cavallo, come sapeva essere gradito da Mattia che, così, aveva facile gioco nel prenderglieli e governare la sua testa durante il pompino.
La schiava aveva percepito che quella ragazza avrebbe potuto essere una sua concorrente e portarle via il posto. Lei non sapeva fare nulla o, meglio, non aveva mai imparato a fare nulla in quanto il patrimonio di famiglia le aveva sempre consentito di vivere negli agi senza lavorare.
In quella comunità non aveva modo di rendersi utile e, comunque, trovava rassicurante essere la schiava del leader. Le dava un senso di protezione, dandole il modo di non avere pensieri, di non doversi preoccupare di cercare i consensi o di gestire le situazioni. Le era sufficiente ubbidire e adorare per essere accettata, mai criticata, accolta ed aiutata nei momenti di difficoltà, trovando sempre qualcuno disposto ad ascoltarla.
Si mise in ginocchio, spinse in avanti i seni mentre guardava Mattia in quegli occhi azzurri e profondi che, in quel momento, evidenziavano una forte eccitazione. Aveva le labbra appena socchiuse e spinte leggermente in fuori.
Abbassò lo sguardo solo quando la posizione non le consentiva più di guardare l’uomo il cui cazzo venne avvolto dalle labbra e fatto scivolare lentamente nella bocca.
Le sue mani cominciarono ad accarezzare le palle, sfiorandole.
Sentì il Padrone muoversi e cercò di non perdere il membro. Sapeva che lo avrebbe fatto innervosire.
Avvertì che si stava chinando verso di lei, fino a metterle morsetti ai capezzoli che, avendo capito le intenzioni, spinse in avanti offrendoli. Le piaceva soffrirsi per lui, dargli eccitazione con il proprio dolore, le sembrava di essere sempre più sua.
I morsetti erano uniti da una catenella che, a sua volta, nella parte centrale, era unita ad altra catenella che l’uomo teneva in mano.
Più Mattia tirava procurandole dolore, maggiore avrebbe dovuto essere il suo impegno nel pompino, aumentando la velocità della fellatio ed il movimento con la lingua.
Quando invece la tensione rallentava, anche la sua bocca si adeguava e la lingua accarezzava dolcemente il cazzo sempre più duro. Si soffermava sul glande e dava piccoli colpetti con la punta rigida della lingua tra prepuzio e corona del pene. Lo faceva impazzire quel trattamento.
Lentamente fece scivolare il cazzo in bocca, avvolgendolo morbidamente tra le labbra e strofinandogli la lingua continuamente lungo la discesa, fino a che non raggiunse la gola.
Mattia le prese la coda di cavallo e le tenne ferma la testa, in quella posizione. Spinse in giù così da arrivarle fino in gola, traendo piacere dai conati che presero la schiava la quale cercava di controllarli e, istintivamente, di ritrarre la testa che lui, invece, teneva saldamente giù.
Aveva accumulato troppa eccitazione. Sentì il cazzo indurirsi e prossimo all’orgasmo.
lasciò la presa giusto per darle modo di ingoiare tutto il suo piacere.
La schiava tenne il cazzo ancora in bocca fino a che non ritrovò la sua naturale consistenza ed essersi accertata che tutto il seme fosse uscito.
Ritornò a terra e cominciò, lentamente, a leccargli i piedi dopo avergli tolto le calzature.
Sapeva che gli dava piacere quel gesto.
Martina era molto bella e sensuale, sexy. Sperava non si fosse visto il cazzo diventare duro ed aveva fatto fatica a mantenere la calma, sperando che la ragazza non si fosse accorta degli sguardi sul suo corpo.
Dopo che se ne fu andata, chiuse gli occhi e si abbandonò alla poltrona, sistemando meglio il piede sulla testa di Elena. Era eccitato e cercò di farle male traendo così ulteriore piacere, apprezzando la devozione della ragazza che avrebbe subito in silenzio il volere del Padrone.
Fece qualche respiro e cercò di concentrarsi meglio sulle sensazioni che Martina gli aveva lasciato. Ripensando a lei, confermò l’impressione di ragazza molto fragile che aveva fatto della sua bellezza un’arma potente, tale da distrarre gli uomini che solo su essa si sarebbero concentrati, senza avere modo di capire le sue debolezze.
Ignorare la sua bellezza e soffermarsi sulla sua anima l’aveva privata di armi, di difese, lasciando vedere la sua effettiva fragilità.
Sorrise. Sarebbe stata facile da manipolare e attrarre nella sua cerchia, così come la ragazza stesa ai suoi piedi. Non era stato difficile renderla schiava e convincerla che fosse una sua esigenza.
Tolse il piede dalla testa di Elena
“Elena, mettiti in ginocchio e dammi piacere”.
La ragazza cercò di evidenziare tutta la sensualità di cui disponeva nei gesti utili per raggiungere la posizione.
Utilizzò l’elastico che teneva al polso per legare i capelli a coda di cavallo, come sapeva essere gradito da Mattia che, così, aveva facile gioco nel prenderglieli e governare la sua testa durante il pompino.
La schiava aveva percepito che quella ragazza avrebbe potuto essere una sua concorrente e portarle via il posto. Lei non sapeva fare nulla o, meglio, non aveva mai imparato a fare nulla in quanto il patrimonio di famiglia le aveva sempre consentito di vivere negli agi senza lavorare.
In quella comunità non aveva modo di rendersi utile e, comunque, trovava rassicurante essere la schiava del leader. Le dava un senso di protezione, dandole il modo di non avere pensieri, di non doversi preoccupare di cercare i consensi o di gestire le situazioni. Le era sufficiente ubbidire e adorare per essere accettata, mai criticata, accolta ed aiutata nei momenti di difficoltà, trovando sempre qualcuno disposto ad ascoltarla.
Si mise in ginocchio, spinse in avanti i seni mentre guardava Mattia in quegli occhi azzurri e profondi che, in quel momento, evidenziavano una forte eccitazione. Aveva le labbra appena socchiuse e spinte leggermente in fuori.
Abbassò lo sguardo solo quando la posizione non le consentiva più di guardare l’uomo il cui cazzo venne avvolto dalle labbra e fatto scivolare lentamente nella bocca.
Le sue mani cominciarono ad accarezzare le palle, sfiorandole.
Sentì il Padrone muoversi e cercò di non perdere il membro. Sapeva che lo avrebbe fatto innervosire.
Avvertì che si stava chinando verso di lei, fino a metterle morsetti ai capezzoli che, avendo capito le intenzioni, spinse in avanti offrendoli. Le piaceva soffrirsi per lui, dargli eccitazione con il proprio dolore, le sembrava di essere sempre più sua.
I morsetti erano uniti da una catenella che, a sua volta, nella parte centrale, era unita ad altra catenella che l’uomo teneva in mano.
Più Mattia tirava procurandole dolore, maggiore avrebbe dovuto essere il suo impegno nel pompino, aumentando la velocità della fellatio ed il movimento con la lingua.
Quando invece la tensione rallentava, anche la sua bocca si adeguava e la lingua accarezzava dolcemente il cazzo sempre più duro. Si soffermava sul glande e dava piccoli colpetti con la punta rigida della lingua tra prepuzio e corona del pene. Lo faceva impazzire quel trattamento.
Lentamente fece scivolare il cazzo in bocca, avvolgendolo morbidamente tra le labbra e strofinandogli la lingua continuamente lungo la discesa, fino a che non raggiunse la gola.
Mattia le prese la coda di cavallo e le tenne ferma la testa, in quella posizione. Spinse in giù così da arrivarle fino in gola, traendo piacere dai conati che presero la schiava la quale cercava di controllarli e, istintivamente, di ritrarre la testa che lui, invece, teneva saldamente giù.
Aveva accumulato troppa eccitazione. Sentì il cazzo indurirsi e prossimo all’orgasmo.
lasciò la presa giusto per darle modo di ingoiare tutto il suo piacere.
La schiava tenne il cazzo ancora in bocca fino a che non ritrovò la sua naturale consistenza ed essersi accertata che tutto il seme fosse uscito.
Ritornò a terra e cominciò, lentamente, a leccargli i piedi dopo avergli tolto le calzature.
Sapeva che gli dava piacere quel gesto.
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