Lo strano caso del morso sul cazzo, della ustione e del trauma cranico

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comici

VENERDÌ, ORE 21.14
“Non potreste accelerare e mettere la sirena, cazzo?”.
L’uomo era agitato, ma il suo nervosismo riusciva solo a stimolare risatine da parte del medico e dell’infermiere.
“Stia tranquillo che non lo perde”.
L’infermiere gettò lo sguardo sul cazzo dell’uomo alla cui base c’erano segni lasciati da un morso.
“Parlate bene voi, e guardate che mi sono accorto che state ridendo”.
Il medico e l'infermiere nella cellula dell’ambulanza cercarono di darsi un tono.
“Dove ci state portando?”
“Vi portiamo al San Francesco, che è il santo degli animali e, soprattutto, degli uccelli”.
Il paziente non riuscì ad essere paziente e perse la pazienza.
“Vai a fare in culo, stronzo!”.
A quel punto i sanitari scoppiarono entrambi a ridere.
La donna che avevano caricato insieme all’uomo invece era silenziosa, seduta con i piedi sulla stessa sedia così da poter abbracciare le ginocchia. Una bella donna, giovane. Sotto la gonna che si era infilata velocemente, si intravedevano le calze autoreggenti. A terra c’erano le scarpe nere decollete con un tacco altissimo che aveva tenuto in mano mentre saliva sull’ambulanza. Si guardava in giro in attesa di raggiungere il nosocomio. Si era limitata a dire che stava bene e che voleva andarsene a casa, ma aveva ceduto alle insistenze dei sanitari che non si spiegavano l’origine del trauma cranico e dell’ustione sulla schiena.

* * *

MEZZ’ORA PRIMA
Matteo si era messo ai fornelli, convinto di riuscire a impressionare Simona con la sua arte culinaria.
Quest’ultimo termine aveva sempre avuto il potere di metterlo di buon umore, stante la sua attrazione verso la parte “B” di una donna che si immaginava prostrata e, quindi, con il “culo in aria”.
La sua specialità era la frittata in spicchi con erbe fresche, ricotta e ravanelli marinati.
Le 4 uova necessarie avrebbero anche avuto la funzione di dargli la sufficiente dose di energia per le sue prestazioni sessuali che considerava leggendarie.
L’uomo era sicuro che la tipa aveva accettato di andare a casa sua vista la sua fama di amatore.
Simona si era spogliata, restando con le autoreggenti nere e quelle magnifiche scarpe tacco 12 che le erano costate mezzo stipendio ma, cazzo, ne erano valse la pena, anzi, il pene….visto i risultati che aveva sempre ottenuto con i maschi.
Aveva rovistato nell’armadio di Matteo mentre lui era in cucina, cercando a caso perché era la prima volta che metteva piede in quella casa dove regnava il disordine più assurdo, roba che avrebbe dovuto farlo pensare prima di invitarla da lui.
Era rimasta attratta dai suoi lunghi capelli castano chiari, mossi e ribelli. I jeans rotti ad arte rivelavano i quadricipiti ed una pelle abbronzata. Lo sguardo, che lei definiva da surfista (chissà perché, poi) aveva dato la spallata finale e l’aveva spinta ad accettare quell’invito che sapeva di sesso sporco, forte, divertente.
Tuttavia, una volta a casa, aveva cominciato a temere che l’arrosto non giustificasse il fumo. Pensava che scherzasse quando le aveva detto che sapeva preparare un’ottima cena afrodisiaca. Avrebbe dovuto essere una roba tipo quella dei francobolli, giusto una scusa per portarla a casa sua e sbatterla contro la parete, mentre l’avrebbe spogliata bramando il suo corpo. Cazzo, con lo spacco sulle cosce e sulla schiena di quel vestito del quale aveva pagato anche il tessuto che non c’era, era chiaro che voleva scopare, non mangiare.
Almeno si fosse messo ai fornelli nudo, così da vedere pettorali e cosce muscolose.
La donna si infilò una camicia bianca dell’uomo presa a caso dall’armadio, così che fosse forte il contrasto con il colore nero delle sue autoreggenti da urlo. Cazzo, un metro e 72 centimetri con due gambe e tette da oscar, e quello si mette in cucina.
Lasciò aperto l’indumento in modo che i seni fossero coperti a metà, mentre l’assenza di mutandine faceva vedere quella figa completamente depilata.
Matteo la vide arrivare ed il suo cazzo ebbe una immediata reazione, convinto che anche sotto i calzoni fosse evidente la mostruosità che riteneva lo caratterizzasse.
La tipa era evidentemente eccitata. Se già il profumo della frittata le aveva procurato quell’effetto, chissà come si sarebbe bagnata alla vista del suo superpisello.
Simona si avvicinò al “cuoco” ancheggiando e guardandolo con i suoi famosi occhi da gatta in calore, con la speranza di staccarlo da quei maledetti fornelli. Aveva voglia di cazzo, non di frittata!.
Gli si inginocchiò lentamente davanti, spostando i capelli e aprendo appena la bocca, così da anticipare il piacere che avrebbe donato.
Quello che Matteo pensava essere un cazzo durissimo, non lasciò molto entusiasta la donna che quasi pensò sarebbe stato meglio attendere la frittata.
Glielo prese in bocca sfregando i capezzoli sulle cosce del “cuoco” che, nonostante la sua lingua sul sesso, ancora non aveva lasciato la padella.
Con le dita accarezzava le palle sfiorandole e sentendo la reazione immediata di quel tipo che ancora non la voleva prendere e sbattere sul pavimento.
Matteo, convinto che quel profumo nell’aria e la sua evidente espressione da macho avesse già sortito ottimi effetti, voleva stupire maggiormente quel bocconcino che, dopo la frittata, avrebbe saziato con il suo portentoso uccello.
Con contorsioni che ebbero effetto anche sul lavoro della lingua, Simona si tolse la camicia lasciando che il profumo del suo giovane corpo eccitato salisse verso il naso del tipo, così da sostituire l’odore di quella cazzo di frittata e convincerlo a scoparla.
Matteo, a scuola di cucina, aveva sempre stupito tutti con il suo lancio in aria della frittata che, poi, sarebbe stata presa al volo nella medesima padella.
Vista quella sua abilità, era sicuro che la biondina gli si sarebbe definitivamente sciolta allargando le gambe a suo piacimento. Del resto, come resistere a tanta abilità, appunto, “cul-in-aria”
Simona, spazientita da quella cazzo di frittata, infilò il membro fino in gola e, con la lingua, lo stimolò ulteriormente.
La tipa usava la bocca in maniera stratosferica. Il piacere provocato dal cazzo a contatto con la gola, fece mancare a Matteo la frittata che, a causa del gesto inconsulto di quella stronza che non sapeva capire quando il cuoco andava lasciato lavorare, dopo essere stata lanciata in aria, invece di cadere nella padella dopo l’olimpionico salto triplo carpiato, finì dritta, e soprattutto bollente, sulla schiena della sua conquista serale.
La reazione della poverina fu immediata. Si aspettava che l’ingoio del cazzo avrebbe convinto quel coglione a prenderle i capelli e a portarsela sul letto sempre tenendole il cazzo premuto in bocca.
Invece avvertì un dolore fortissimo sulla schiena che si sentì ustionata dal gran caldo di quella puttanata di frittata che stava cucinando.
La reazione fu istintiva. Il dolore improvviso le fece stringere fortissimo i denti sul cazzo, mentre l’urlo era soffocato da quella roba inutile che aveva in bocca.
Fu il turno di Matteo di sentire il dolore alla sua regale erezione, sulla quale i denti della tipa si erano attaccati e che non accennavano a mollare.
“Lasciami il cazzo stronza”.
Ma quella non mollava e, così, per liberarsi, a Matteo non restò che sbattere la padella in testa a quella succhiacazzi disastrosa.
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2026-07-09
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