Innamorato di una Puttana... 2
di
Impotente
genere
corna
Ero seduto sul divano, con il caffè ormai finito. Marika mi ha preso la tazzina dalle mani con un gesto delicato, l’ha appoggiata sul tavolo e si è voltata verso di me. Il suo sorriso era quello di una perfetta professionista del sesso, ma nei suoi occhi c’era qualcosa di più caldo, quasi affettuoso. Senza dire una parola si è aperta lentamente il baby-doll nero, lasciandolo scivolare sulle spalle.
«Dimmi Gianni… ti piaccio?» ha sussurrato, guardandomi dritto nell’anima.
Sono rimasto senza fiato. Il suo seno era perfetto: pieno, morbido, con i capezzoli già turgidi che sembravano chiamarmi. Ho sentito un’ondata di calore salirmi dal petto fino al viso. Ero eccitato, sì, ma anche commosso in un modo strano, come se stessi ammirando qualcosa di sacro e proibito insieme.
«Dai, toccalo… è tuo» ha mormorato lei con voce sussurrata.
Ho allungato la mano quasi con reverenza. La sua pelle era morbidissima, calda, viva. Il capezzolo si è indurito ancora di più sotto le mie dita. Un gemito basso mi è uscito dalla gola. Lei se n’è accorta e, con un sorriso dolce e malizioso allo stesso tempo, mi ha attirato a sé offrendomelo.
Ho appoggiato le labbra su quel seno meraviglioso e ho cominciato a succhiare, piano, con devozione. Oddio… che sensazione bellissima. Sentivo il suo sapore, il suo profumo, il modo in cui il suo corpo reagiva al mio tocco. Mi sentivo un ragazzino, perso, innamorato e arrapato fino alla follia.
Marika, da vera professionista, non ha perso tempo. Ha notato il rigonfiamento nei miei pantaloni e con gesti esperti mi ha slacciato la cintura. Si è inginocchiata sul tappeto tra le mie gambe, ha tirato fuori il mio cazzo già durissimo e l’ha stretto tra le sue mani, massaggiandolo con dolcezza. Poi ha alzato gli occhi verso di me, uno sguardo che mi ha sciolto del tutto, e ha preso la cappella tra le labbra morbide.
Quel calore umido… quella lingua che leccava lenta, avvolgente… è stata una goduria pura. Ha cominciato a succhiarmelo piano, bagnato, succulento, poi sempre più profondo e veloce. Io mi sono disteso sul divano, lasciandomi andare completamente. Dentro di me bruciava la voglia di prenderle la testa tra le mani, di scoparle la bocca con forza e dirle quanto era puttana… ma mi sono trattenuto. Volevo lasciarla fare a modo suo, volevo assaporare ogni secondo di quella resa.
A un certo punto si è fermata, mi ha guardato con gli occhi lucidi di eccitazione e ha sussurrato:
«Ora tocca a te… Vuoi leccare la figa della tua puttana? Senti come mi si bagna, porco… Tu Gianni sei un porco, lo so. Dai, lecca la figa di una puttana!»
Quelle parole mi hanno trafitto come una dolce lama. In quel momento, inginocchiato davanti a lei, il cuore che batteva all’impazzata.
Marika si era messa a pecorina sul divano, il culetto alto e il suo sesso gonfio e luccicante offerto senza pudore. Le grandi labbra aperte, bagnate, con quelle stille di umori che scendevano lente. Ho affondato il viso tra le sue natiche e ho cominciato a leccarla con passione.
«Mmm sì… così, porco» ha mugolato lei subito. «Infila quella lingua dentro. Leccami tutta.»
Il suo sapore era dolce, mieloso, diverso da Livia, e mi stava facendo impazzire. Mentre la divoravo, con il naso premuto contro il suo ano pulsante, non ce l’ho più fatta e ho confessato, la voce soffocata contro la sua carne calda:
«Marika… si, sono un porco. Con la mia ex le leccavo la figa che grondava ancora della sborra degli altri uomini… mi faceva impazzire.»
Appena ho finito di parlare lei ha ringhiato di piacere e mi ha spinto la faccia con forza contro la sua figa, schiacciandomi il naso e la bocca contro le sue labbra bagnate.
«Lo sapevo! Lo sapevo che eri un lurido porco!» ha esclamato ridendo eccitata. «Leccami allora! Lecca la figa di questa puttana che ha preso tanti tanti cazzi! Pensa a quanta sborra calda mi hanno riversato qui dentro… e tu ora pulisci tutto con la lingua, sei uno schifoso! Lecca più forte!»
Le sue parole mi hanno incendiato. Ho cominciato a leccarla con foga, succhiando il clitoride, infilando la lingua più a fondo possibile. Lei ha iniziato a muoversi contro il mio viso, scopandomi letteralmente la bocca.
«Sììì così, porco! Mangiami la figa! Non ti fermare… cazzo che bello! Leccami il buco del culo, leccami tutto! Sei il mio porco leccatore… ahhh sì!»
La stringevo per i fianchi morbidi, la divoravo con tutto me stesso. I suoi gemiti diventavano sempre più acuti, le cosce le tremavano forte. Mi premeva la testa con entrambe le mani ora, strofinandosi senza vergogna.
Si è girata supina allargando le cosce e offrendosi completamente alla mia bocca e con la mano fra i miei capelli mi premeva forte contro di Lei.
La mia lingua vibrava nella sua figa aperta mentre con la punta del naso sgrillettavo il suo clitoride gonfio...
«Sto per venire! Non ti fermare porco! Lecca la figa della tua puttana! Voglio venire sulla tua faccia… ahhh sììì!»
L’orgasmo l’ha travolta violentemente. Ha urlato, il corpo scosso da spasmi forti, mentre la sua figa colava copiosamente contro la mia lingua e il mio mento. Non era uno squirt vero e proprio, ma un’onda calda e bagnata di umori che mi ha inondato la bocca e il viso. Continuavo a leccare velocemente, assaporando ogni goccia, mentre lei tremava e gemeva di piacere.
Quando è passato il picco, ha allentato la presa sui miei capelli e ha riso piano, ancora ansante.
«Bravo il mio porco… sei proprio come piace a me.»
Io ero in ginocchio, il viso lucido dei suoi umori, il cazzo durissimo e il cuore che batteva all’impazzata. In quel momento mi sentivo completamente suo.
Marika era li aperta davanti a me con la figa che ancora pulsava e colava.
Pensavo che avrebbe approfittato della mia confessione, che mi avrebbe umiliato ancora di più, invece il suo sguardo è diventato stranamente dolce, quasi affettuoso. Come se avesse capito di avermi già in pugno, suo.
«Dai Gianni, porco mio…» ha sussurrato con voce calda. «Ora scopami. Infila il tuo cazzo nella figa della tua puttana. Fotti questa troia… fammi sentire la cappella che sbatte contro l’utero, maiale, riempimi.»
Non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi sono posizionato tra le sue cosce morbide, ho preso il cazzo durissimo e l’ho strofinato tra le sue labbra gonfie e bagnate. Poi ho spinto. Lentamente all’inizio, godendomi ogni centimetro mentre scivolavo dentro di lei. Era calda, stretta, bagnatissima.
«Oh cazzo… sììì» ha gemuto lei. «Così… spingi fino in fondo.»
Ho iniziato a muovermi, prima con spinte profonde e lente, poi sempre più forti, più affannate. Il rumore bagnato dei nostri corpi che sbattevano riempiva la stanza. Lei all’inizio si lasciava scopare, godendo passiva, ma poi ha cominciato a muoversi all’unisono con me, spingendo il bacino contro il mio. Si torceva i seni con forza, stringendo i capezzoli tra le dita come per trattenersi, per non godere troppo presto. Quel leggero dolore la faceva gemere ancora più forte.
«Più forte, porco! Scopami come si scopa una troia!» ansimava.
Ho perso il controllo. Le spinte sono diventate rude, animalesche. La sbattevo con tutto il peso del corpo, il divano che cigolava e si spostava sotto di noi. Marika ha lasciato andare i seni, si è abbandonata completamente e ha urlato di piacere mentre veniva fortissimo intorno al mio cazzo, contraendosi e pulsando.
Non ho resistito. Con un grugnito le sono venuto dentro, sborrando copiosamente nella sua figa calda, riempiendola fino in fondo.
Ma lei non era ancora soddisfatta. Appena sono uscito, si è toccata il clitoride gonfio, sfregandolo veloce con le dita. Io ho aggiunto la mia mano, l’ho sostituita e ho infilato due dita dentro di lei, cercando il suo punto del piacere. Ho cominciato a scoparla con le dita, veloce e forte, mentre il pollice le massaggiava il clitoride.
«Sììì così! Non fermarti!» ha urlato lei. «Scopami con quelle dita, porco!»
Pochi secondi dopo è esplosa di nuovo. Ha urlato di piacere, il corpo scosso da spasmi violenti, e ha squirtato forte sulla mia mano e sul divano, un getto caldo e abbondante. Eravamo entrambi in un bagno di sudore, ansimanti, esausti e appagati.
Quando si è ripresa un po’, mi ha guardato con un sorriso bellissimo, dolce e un po’ stupito.
«Gianni… oddio, era un po’ che non venivo così. Tu sai cosa vuole una Donna... mi hai fatto impazzire.»
Ho sorriso anch’io, ancora col fiato corto, e le ho accarezzato una coscia.
«Neanch’io mi ricordavo di provare una cosa del genere… Sei incredibile, Marika. Non pensavo che questa sera potesse finire… così.»
Lei ha riso piano, mi ha attirato a sé e mi ha dato un bacio leggero sulle labbra.
«Questo è solo l’inizio, porco mio. Dimmi la verità… ti è già piaciuto troppo, vero? Mica ti sei già innamorato un po’ di questa puttana?»
Io fra l'imbarazzato e mezzo rincoglionito balbettai... «Siiii Marika sei mitica...»
Ero sudato fradicio, la camicia appiccicata alla schiena come se avessi corso una maratona. Con un sorriso stanco le ho chiesto:
«Posso fare una doccia? Sono fradicio..»
«Certo, tesoro. Fai pure» mi ha risposto lei con voce morbida.
Sono entrato in bagno e ho aperto l’acqua. All’inizio fredda, per rinfrescarmi il corpo bollente. Poi, mentre diventava sempre più calda, sono rimasto lì sotto a sorridere come un idiota. Una felicità immotivata mi era salita dal petto. Ero felice. Felice di aver scopato quella donna con tutta quella passione, con tutto quel piacere. Felice di essere lì.
Ero sotto la doccia, l’acqua calda che scorreva sul mio corpo ancora vibrante dopo quella scopata selvaggia. Marika è entrata senza dire una parola, nuda e bellissima. Ci siamo insaponati a vicenda con lentezza, le mie mani sui suoi seni, sulla sua figa ancora piena della mia sborra, le sue mani sul mio petto e sul mio cazzo che riprendeva vita.
Mentre mi masturbava con maestria – prima dolce, poi sempre più stretta e decisa – mi ha guardato negli occhi:
«Raccontami tutto, Gianni. Voglio sapere quanto sei porco. Parlami della tua ex…»
Ho ceduto. Le ho raccontato di Livia, di come amasse essere sottomessa da uomini potenti e sporchi. Di come la guardavo mentre tre o quattro maiali la usavano senza pietà: la scopavano in tutti i buchi, la schiaffeggiavano, la insultavano chiamandola troia, puttana da quattro soldi. Di come uno di loro le pisciasse addosso, e lei godeva come una pazza. Di come io provassi ad alzarmi per fermarli, ma Livia mi bloccasse con lo sguardo: «No… mi piace. Voglio essere la loro troia».
E poi le ho confessato il resto: come alla fine mi facevano inginocchiare e mi obbligavano a pulire i loro cazzi sporchi di sborra, di figa e di piscio. Come leccavo tutto, umiliato ed eccitatissimo, mentre Livia mi guardava sorridendo con la figa distrutta che colava attendendo il suo turno di essere leccata e pulita dalla mia lurida lingua. Come cadevo insieme a lei in quell’abisso di depravazione.
Marika era visibilmente eccitata dal racconto. La sua mano sul mio cazzo accelerava sempre di più.
«Sei proprio un bel porco ed anche romantico…» ha sussurrato prima di baciarmi con passione.
Sono venuto forte sotto l’acqua, sborrando copiosamente sulle sue dita e sulla sua pancia. Quando ho finito di tremare, lei ha alzato la mano sporca del mio sperma, me l’ha portata lentamente alla bocca come fosse un test silenzioso.
Ho aperto le labbra e ho leccato le sue dita una per una, assaporando il mio stesso sapore, guardandola negli occhi. Lei mi osservava con un misto di tenerezza e trionfo.
Poi, con le mie labbra ancora sporche di me, Marika mi ha baciato. Un bacio profondo, romantico e sporco allo stesso tempo. Un bacio che sapeva di sborra, di acqua calda e di qualcosa di molto più grande. Un bacio che sembrava sancire un’unione, oscura e bellissima tra di noi.
Ci siamo abbracciati stretti sotto il getto della doccia, senza più bisogno di parole.
Dopo quella doccia lunga e intima, dopo quel bacio sporco e romantico che sembrava aver sigillato qualcosa di profondo tra noi, erano solo le nove di sera. Mi sentivo stranamente vivo, leggero, come se avessi ritrovato un pezzo di me stesso che non sapevo di aver perso.
Eravamo ancora avvolti negli asciugamani quando le ho proposto, con un sorriso timido:
«Marika, che dici se andiamo a cena? Ho fame… e vorrei continuare a stare con te.»
Lei mi ha guardato basita, come se avessi detto un’eresia. Gli occhi sgranati, un’espressione tra lo stupore e il divertimento.
«Ma Gianni… non ti vergogni ad esporti in pubblico con una puttana come me?»
Ho riso, avvicinandomi e prendendole il viso tra le mani.
«Ma che vergogni… Primo, non me ne frega un cazzo di quello che passa nel cervello vuoto della gente. Secondo… che cavolo, dovresti essere tu a vergognarti di uscire con un sessantenne vecchio come me. Tu avrai… penso 35 anni?»
Lei ha sorriso, un po’ malinconica.
«E sì… almeno ne avessi ancora 35. Fra sei giorni ne compio 40.»
«Be’, a parte che non si direbbe affatto. Forse come ti curi… e tutti i cazzi che prendi ti tengono giovane!» ho risposto io, da vero maiale.
Marika ha riso forte e mi ha dato uno schiaffetto sul petto.
«Sciocco e porco! Ma non smetti proprio di pensare al sesso? Sei un maiale! Hahaha… ma forse è anche per questo che mi piaci. Dai, va bene. E dove mi porteresti?»
«Ti porto dal mio amico Vito, al ristorante xxx in via xxx. Si mangia benissimo e si sta tranquilli.»
«Cavoli, vuoi fare follie! Guarda che paghi tu! Anzi… visto che siamo in tema, sai che mi devi quanto concordato. Anche se mi piaci e mi hai fatto venire… non faccio sconti a nessuno!»
Ho sorriso, ho preso il portafoglio e le ho dato i soldi con un gesto teatrale.
«Ecco l’obolo alla chiesa della diavolessa Marika.»
Lei ha riso di gusto, scuotendo la testa.
«Hahaha ma sei proprio scemo! Almeno sei divertente oltre che porco! Allora devi aspettare un quarto d’ora che mi preparo, voglio farti fare bella figura.»
Mentre si vestiva, si è fermata un attimo e mi ha guardato seria, ma con gli occhi che ridevano.
«E se incontriamo un mio cliente fra i tuoi amici? Non ti vergogni?»
Ho alzato le spalle, sorridendo.
«Ma che scherzi? Sono referenze! Hahaha.»
Abbiamo riso insieme come due ragazzini. Lei mi si è avvicinata, mi ha dato un bacio tenero sulla guancia e mi ha sussurrato all’orecchio:
«Scemo e porco… con te rido e godo. E in più mi paghi. Sei pericoloso, Gianni.»
In quel momento, mentre la guardavo prepararsi, ho sentito il cuore stringersi in quel languore dolce e profondo che ormai riconoscevo. Non era solo attrazione fisica. Era qualcosa di più.
Per contatti impotente@proton.me
«Dimmi Gianni… ti piaccio?» ha sussurrato, guardandomi dritto nell’anima.
Sono rimasto senza fiato. Il suo seno era perfetto: pieno, morbido, con i capezzoli già turgidi che sembravano chiamarmi. Ho sentito un’ondata di calore salirmi dal petto fino al viso. Ero eccitato, sì, ma anche commosso in un modo strano, come se stessi ammirando qualcosa di sacro e proibito insieme.
«Dai, toccalo… è tuo» ha mormorato lei con voce sussurrata.
Ho allungato la mano quasi con reverenza. La sua pelle era morbidissima, calda, viva. Il capezzolo si è indurito ancora di più sotto le mie dita. Un gemito basso mi è uscito dalla gola. Lei se n’è accorta e, con un sorriso dolce e malizioso allo stesso tempo, mi ha attirato a sé offrendomelo.
Ho appoggiato le labbra su quel seno meraviglioso e ho cominciato a succhiare, piano, con devozione. Oddio… che sensazione bellissima. Sentivo il suo sapore, il suo profumo, il modo in cui il suo corpo reagiva al mio tocco. Mi sentivo un ragazzino, perso, innamorato e arrapato fino alla follia.
Marika, da vera professionista, non ha perso tempo. Ha notato il rigonfiamento nei miei pantaloni e con gesti esperti mi ha slacciato la cintura. Si è inginocchiata sul tappeto tra le mie gambe, ha tirato fuori il mio cazzo già durissimo e l’ha stretto tra le sue mani, massaggiandolo con dolcezza. Poi ha alzato gli occhi verso di me, uno sguardo che mi ha sciolto del tutto, e ha preso la cappella tra le labbra morbide.
Quel calore umido… quella lingua che leccava lenta, avvolgente… è stata una goduria pura. Ha cominciato a succhiarmelo piano, bagnato, succulento, poi sempre più profondo e veloce. Io mi sono disteso sul divano, lasciandomi andare completamente. Dentro di me bruciava la voglia di prenderle la testa tra le mani, di scoparle la bocca con forza e dirle quanto era puttana… ma mi sono trattenuto. Volevo lasciarla fare a modo suo, volevo assaporare ogni secondo di quella resa.
A un certo punto si è fermata, mi ha guardato con gli occhi lucidi di eccitazione e ha sussurrato:
«Ora tocca a te… Vuoi leccare la figa della tua puttana? Senti come mi si bagna, porco… Tu Gianni sei un porco, lo so. Dai, lecca la figa di una puttana!»
Quelle parole mi hanno trafitto come una dolce lama. In quel momento, inginocchiato davanti a lei, il cuore che batteva all’impazzata.
Marika si era messa a pecorina sul divano, il culetto alto e il suo sesso gonfio e luccicante offerto senza pudore. Le grandi labbra aperte, bagnate, con quelle stille di umori che scendevano lente. Ho affondato il viso tra le sue natiche e ho cominciato a leccarla con passione.
«Mmm sì… così, porco» ha mugolato lei subito. «Infila quella lingua dentro. Leccami tutta.»
Il suo sapore era dolce, mieloso, diverso da Livia, e mi stava facendo impazzire. Mentre la divoravo, con il naso premuto contro il suo ano pulsante, non ce l’ho più fatta e ho confessato, la voce soffocata contro la sua carne calda:
«Marika… si, sono un porco. Con la mia ex le leccavo la figa che grondava ancora della sborra degli altri uomini… mi faceva impazzire.»
Appena ho finito di parlare lei ha ringhiato di piacere e mi ha spinto la faccia con forza contro la sua figa, schiacciandomi il naso e la bocca contro le sue labbra bagnate.
«Lo sapevo! Lo sapevo che eri un lurido porco!» ha esclamato ridendo eccitata. «Leccami allora! Lecca la figa di questa puttana che ha preso tanti tanti cazzi! Pensa a quanta sborra calda mi hanno riversato qui dentro… e tu ora pulisci tutto con la lingua, sei uno schifoso! Lecca più forte!»
Le sue parole mi hanno incendiato. Ho cominciato a leccarla con foga, succhiando il clitoride, infilando la lingua più a fondo possibile. Lei ha iniziato a muoversi contro il mio viso, scopandomi letteralmente la bocca.
«Sììì così, porco! Mangiami la figa! Non ti fermare… cazzo che bello! Leccami il buco del culo, leccami tutto! Sei il mio porco leccatore… ahhh sì!»
La stringevo per i fianchi morbidi, la divoravo con tutto me stesso. I suoi gemiti diventavano sempre più acuti, le cosce le tremavano forte. Mi premeva la testa con entrambe le mani ora, strofinandosi senza vergogna.
Si è girata supina allargando le cosce e offrendosi completamente alla mia bocca e con la mano fra i miei capelli mi premeva forte contro di Lei.
La mia lingua vibrava nella sua figa aperta mentre con la punta del naso sgrillettavo il suo clitoride gonfio...
«Sto per venire! Non ti fermare porco! Lecca la figa della tua puttana! Voglio venire sulla tua faccia… ahhh sììì!»
L’orgasmo l’ha travolta violentemente. Ha urlato, il corpo scosso da spasmi forti, mentre la sua figa colava copiosamente contro la mia lingua e il mio mento. Non era uno squirt vero e proprio, ma un’onda calda e bagnata di umori che mi ha inondato la bocca e il viso. Continuavo a leccare velocemente, assaporando ogni goccia, mentre lei tremava e gemeva di piacere.
Quando è passato il picco, ha allentato la presa sui miei capelli e ha riso piano, ancora ansante.
«Bravo il mio porco… sei proprio come piace a me.»
Io ero in ginocchio, il viso lucido dei suoi umori, il cazzo durissimo e il cuore che batteva all’impazzata. In quel momento mi sentivo completamente suo.
Marika era li aperta davanti a me con la figa che ancora pulsava e colava.
Pensavo che avrebbe approfittato della mia confessione, che mi avrebbe umiliato ancora di più, invece il suo sguardo è diventato stranamente dolce, quasi affettuoso. Come se avesse capito di avermi già in pugno, suo.
«Dai Gianni, porco mio…» ha sussurrato con voce calda. «Ora scopami. Infila il tuo cazzo nella figa della tua puttana. Fotti questa troia… fammi sentire la cappella che sbatte contro l’utero, maiale, riempimi.»
Non me lo sono fatto ripetere due volte. Mi sono posizionato tra le sue cosce morbide, ho preso il cazzo durissimo e l’ho strofinato tra le sue labbra gonfie e bagnate. Poi ho spinto. Lentamente all’inizio, godendomi ogni centimetro mentre scivolavo dentro di lei. Era calda, stretta, bagnatissima.
«Oh cazzo… sììì» ha gemuto lei. «Così… spingi fino in fondo.»
Ho iniziato a muovermi, prima con spinte profonde e lente, poi sempre più forti, più affannate. Il rumore bagnato dei nostri corpi che sbattevano riempiva la stanza. Lei all’inizio si lasciava scopare, godendo passiva, ma poi ha cominciato a muoversi all’unisono con me, spingendo il bacino contro il mio. Si torceva i seni con forza, stringendo i capezzoli tra le dita come per trattenersi, per non godere troppo presto. Quel leggero dolore la faceva gemere ancora più forte.
«Più forte, porco! Scopami come si scopa una troia!» ansimava.
Ho perso il controllo. Le spinte sono diventate rude, animalesche. La sbattevo con tutto il peso del corpo, il divano che cigolava e si spostava sotto di noi. Marika ha lasciato andare i seni, si è abbandonata completamente e ha urlato di piacere mentre veniva fortissimo intorno al mio cazzo, contraendosi e pulsando.
Non ho resistito. Con un grugnito le sono venuto dentro, sborrando copiosamente nella sua figa calda, riempiendola fino in fondo.
Ma lei non era ancora soddisfatta. Appena sono uscito, si è toccata il clitoride gonfio, sfregandolo veloce con le dita. Io ho aggiunto la mia mano, l’ho sostituita e ho infilato due dita dentro di lei, cercando il suo punto del piacere. Ho cominciato a scoparla con le dita, veloce e forte, mentre il pollice le massaggiava il clitoride.
«Sììì così! Non fermarti!» ha urlato lei. «Scopami con quelle dita, porco!»
Pochi secondi dopo è esplosa di nuovo. Ha urlato di piacere, il corpo scosso da spasmi violenti, e ha squirtato forte sulla mia mano e sul divano, un getto caldo e abbondante. Eravamo entrambi in un bagno di sudore, ansimanti, esausti e appagati.
Quando si è ripresa un po’, mi ha guardato con un sorriso bellissimo, dolce e un po’ stupito.
«Gianni… oddio, era un po’ che non venivo così. Tu sai cosa vuole una Donna... mi hai fatto impazzire.»
Ho sorriso anch’io, ancora col fiato corto, e le ho accarezzato una coscia.
«Neanch’io mi ricordavo di provare una cosa del genere… Sei incredibile, Marika. Non pensavo che questa sera potesse finire… così.»
Lei ha riso piano, mi ha attirato a sé e mi ha dato un bacio leggero sulle labbra.
«Questo è solo l’inizio, porco mio. Dimmi la verità… ti è già piaciuto troppo, vero? Mica ti sei già innamorato un po’ di questa puttana?»
Io fra l'imbarazzato e mezzo rincoglionito balbettai... «Siiii Marika sei mitica...»
Ero sudato fradicio, la camicia appiccicata alla schiena come se avessi corso una maratona. Con un sorriso stanco le ho chiesto:
«Posso fare una doccia? Sono fradicio..»
«Certo, tesoro. Fai pure» mi ha risposto lei con voce morbida.
Sono entrato in bagno e ho aperto l’acqua. All’inizio fredda, per rinfrescarmi il corpo bollente. Poi, mentre diventava sempre più calda, sono rimasto lì sotto a sorridere come un idiota. Una felicità immotivata mi era salita dal petto. Ero felice. Felice di aver scopato quella donna con tutta quella passione, con tutto quel piacere. Felice di essere lì.
Ero sotto la doccia, l’acqua calda che scorreva sul mio corpo ancora vibrante dopo quella scopata selvaggia. Marika è entrata senza dire una parola, nuda e bellissima. Ci siamo insaponati a vicenda con lentezza, le mie mani sui suoi seni, sulla sua figa ancora piena della mia sborra, le sue mani sul mio petto e sul mio cazzo che riprendeva vita.
Mentre mi masturbava con maestria – prima dolce, poi sempre più stretta e decisa – mi ha guardato negli occhi:
«Raccontami tutto, Gianni. Voglio sapere quanto sei porco. Parlami della tua ex…»
Ho ceduto. Le ho raccontato di Livia, di come amasse essere sottomessa da uomini potenti e sporchi. Di come la guardavo mentre tre o quattro maiali la usavano senza pietà: la scopavano in tutti i buchi, la schiaffeggiavano, la insultavano chiamandola troia, puttana da quattro soldi. Di come uno di loro le pisciasse addosso, e lei godeva come una pazza. Di come io provassi ad alzarmi per fermarli, ma Livia mi bloccasse con lo sguardo: «No… mi piace. Voglio essere la loro troia».
E poi le ho confessato il resto: come alla fine mi facevano inginocchiare e mi obbligavano a pulire i loro cazzi sporchi di sborra, di figa e di piscio. Come leccavo tutto, umiliato ed eccitatissimo, mentre Livia mi guardava sorridendo con la figa distrutta che colava attendendo il suo turno di essere leccata e pulita dalla mia lurida lingua. Come cadevo insieme a lei in quell’abisso di depravazione.
Marika era visibilmente eccitata dal racconto. La sua mano sul mio cazzo accelerava sempre di più.
«Sei proprio un bel porco ed anche romantico…» ha sussurrato prima di baciarmi con passione.
Sono venuto forte sotto l’acqua, sborrando copiosamente sulle sue dita e sulla sua pancia. Quando ho finito di tremare, lei ha alzato la mano sporca del mio sperma, me l’ha portata lentamente alla bocca come fosse un test silenzioso.
Ho aperto le labbra e ho leccato le sue dita una per una, assaporando il mio stesso sapore, guardandola negli occhi. Lei mi osservava con un misto di tenerezza e trionfo.
Poi, con le mie labbra ancora sporche di me, Marika mi ha baciato. Un bacio profondo, romantico e sporco allo stesso tempo. Un bacio che sapeva di sborra, di acqua calda e di qualcosa di molto più grande. Un bacio che sembrava sancire un’unione, oscura e bellissima tra di noi.
Ci siamo abbracciati stretti sotto il getto della doccia, senza più bisogno di parole.
Dopo quella doccia lunga e intima, dopo quel bacio sporco e romantico che sembrava aver sigillato qualcosa di profondo tra noi, erano solo le nove di sera. Mi sentivo stranamente vivo, leggero, come se avessi ritrovato un pezzo di me stesso che non sapevo di aver perso.
Eravamo ancora avvolti negli asciugamani quando le ho proposto, con un sorriso timido:
«Marika, che dici se andiamo a cena? Ho fame… e vorrei continuare a stare con te.»
Lei mi ha guardato basita, come se avessi detto un’eresia. Gli occhi sgranati, un’espressione tra lo stupore e il divertimento.
«Ma Gianni… non ti vergogni ad esporti in pubblico con una puttana come me?»
Ho riso, avvicinandomi e prendendole il viso tra le mani.
«Ma che vergogni… Primo, non me ne frega un cazzo di quello che passa nel cervello vuoto della gente. Secondo… che cavolo, dovresti essere tu a vergognarti di uscire con un sessantenne vecchio come me. Tu avrai… penso 35 anni?»
Lei ha sorriso, un po’ malinconica.
«E sì… almeno ne avessi ancora 35. Fra sei giorni ne compio 40.»
«Be’, a parte che non si direbbe affatto. Forse come ti curi… e tutti i cazzi che prendi ti tengono giovane!» ho risposto io, da vero maiale.
Marika ha riso forte e mi ha dato uno schiaffetto sul petto.
«Sciocco e porco! Ma non smetti proprio di pensare al sesso? Sei un maiale! Hahaha… ma forse è anche per questo che mi piaci. Dai, va bene. E dove mi porteresti?»
«Ti porto dal mio amico Vito, al ristorante xxx in via xxx. Si mangia benissimo e si sta tranquilli.»
«Cavoli, vuoi fare follie! Guarda che paghi tu! Anzi… visto che siamo in tema, sai che mi devi quanto concordato. Anche se mi piaci e mi hai fatto venire… non faccio sconti a nessuno!»
Ho sorriso, ho preso il portafoglio e le ho dato i soldi con un gesto teatrale.
«Ecco l’obolo alla chiesa della diavolessa Marika.»
Lei ha riso di gusto, scuotendo la testa.
«Hahaha ma sei proprio scemo! Almeno sei divertente oltre che porco! Allora devi aspettare un quarto d’ora che mi preparo, voglio farti fare bella figura.»
Mentre si vestiva, si è fermata un attimo e mi ha guardato seria, ma con gli occhi che ridevano.
«E se incontriamo un mio cliente fra i tuoi amici? Non ti vergogni?»
Ho alzato le spalle, sorridendo.
«Ma che scherzi? Sono referenze! Hahaha.»
Abbiamo riso insieme come due ragazzini. Lei mi si è avvicinata, mi ha dato un bacio tenero sulla guancia e mi ha sussurrato all’orecchio:
«Scemo e porco… con te rido e godo. E in più mi paghi. Sei pericoloso, Gianni.»
In quel momento, mentre la guardavo prepararsi, ho sentito il cuore stringersi in quel languore dolce e profondo che ormai riconoscevo. Non era solo attrazione fisica. Era qualcosa di più.
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