Sotto la Tua guida - Capitolo 0
di
Baby_Ali
genere
dominazione
Avevo quasi 18 anni e stavo con il mio fidanzato dell’epoca, Alessio.
Aveva poco più di un anno più di me e ci eravamo conosciuti nell’estate del 2019. La nostra relazione era iniziata in modo abbastanza semplice, quasi naturale. Pochi mesi dopo, a gennaio, avevamo vissuto la nostra prima volta insieme. Lui aveva già avuto altre esperienze, mentre per me, era stato il primo ragazzo con cui ho avuto un rapporto sessuale.
Subito dopo la nostra prima volta, però, ci fu un’interruzione forzata. Il periodo del covid ci costrinse a restare lontani per diversi mesi, non potevamo vederci, né avere un contatto fisico diretto. Fu in quel periodo che iniziai a capire che il piacere non passava necessariamente dal contatto fisico. Trovammo altri modi per restare vicini, adattandoci alla situazione. Le videochiamate, inizialmente normali, iniziarono a cambiare tono. All’inizio c’era imbarazzo e una certa esitazione, da parte mia. Poi, con le settimane che passavano una dopo l'altra lentamente, iniziai a sciogliermi e quella distanza forzata si trasformò in una forma diversa di complicità. Scoprii che potevo lasciarmi andare anche senza essere realmente lì, che il contatto visivo e mentale poteva avere un peso diverso e forte. A distanza di anni, mi rendo conto che quella pausa forzata ha avuto un ruolo più importante di quanto pensassi allora.
Quando le restrizioni finirono tornammo alla normalità.
Passò circa un anno e quello che accadde nell’estate del 2021, il giorno del suo compleanno, fu qualcosa di diverso da tutto quello che avevamo vissuto fino a quel momento. Non fu improvviso, ne parlavamo da tempo, solo che non avrei mai immaginato che sarebbe successo quel giorno, anche se i segnali, oltre le parole c'erano state.
La prima volta che uscì l'argomento, fu lui a parlarne. Iniziò da un complimento sui miei glutei, che io accettai volentieri, perché d'altronde se praticavo tutto quello sport in parte era anche per avere un bel fisico e un bel culetto. E poi mi disse che prima o poi se lo sarebbe preso, ma il discorso finì lì. Nelle settimane successive, i complimenti per come mi stava un abito, una gonna, o un pantalone, furono accompagnati da qualche carezza. All'inizio nel privato, spesso a casa, poi in pubblico. Mentre passeggiavamo sul lungomare la sera o mentre ballavamo in discoteca. Ricordo che la prima volta che mi sfiorò in pubblico mi bloccai e allontanai subito, come se quella carezza scottasse. Per me era troppo, e glielo feci notare più volte, ma lui continuava scherzandoci sopra.
Qualche tempo dopo, forse qualche settimana, non ricordo più, eravamo a casa sua e avevamo appena finito di fare l'amore. Eravamo ancora completamente nudi, lui mi abbracciava. La mia testa sul suo petto, la sua mano che vagava tra la mia schiena e il mio culetto. Ci stavamo riprendendo, mentre le mie palpebre iniziavano a chiudersi. Ricordo che mi spostò per andare in bagno e io mi girai dall'altro lato, rannicchiandomi e addormentandomi. La mattina successiva, fuori il sole non era ancora sorto, quando fui svegliata dai suoi baci su un gluteo nudo. Ricordo che aprii gli occhi e mi ritrovai a pancia in giù, col corpo semi coperto dal lenzuolo e il mio fidanzato tra le mie gambe, che erano aperte perché quando dormo in quella posizione tendo a portare una gamba piegata. Rimasi in quella posizione facendo finta di dormire, mentre lui mi baciava e leccava i glutei. Quando lo sentii allargare i glutei e spostarsi con la lingua sulla figa, iniziai a gemere. Quella volta la sua lingua si spostò più su, andando a leccare il buco del culo. Inizialmente non capii molto, presa dal piacere, quindi lo lasciai fare, ma quando lo sentii spingerla più internamente mi sollevai col busto e lo bloccai, perché non ero ancora pronta, e lui si spostò senza fare troppe storie.
La volta successiva era iniziata come tante altre. Una sera, come succedeva spesso in quel periodo estivo, eravamo usciti a mangiare una pizza insieme. Niente di diverso dalle altre volte, eppure, sotto quella normalità, c’era qualcosa di diverso, c’era più tensione tra noi, più desiderio trattenuto. Lo percepivo dal modo in cui mi guardava, da come ogni tanto lasciava scivolare gli occhi sul mio corpo o sulle labbra mentre parlavo. E probabilmente anche lui lo percepiva in me, perché quella sera bastavano piccoli gesti per far crescere quella sensazione. In macchina l’atmosfera cambiò. Ricordo che a un certo punto la sua mano si spostò dal cambio verso la mia coscia, sfiorandola e facendomi trattenere il respiro. A quel punto reagii cercando un contatto con lui e lì ormai era un continuo sfiorarsi.
Quando arrivammo a casa mia, la tensione accumulata durante tutta la serata sembrò esplodere di colpo. Appena chiusa la porta ci avvicinammo subito e ci baciammo con più fretta del solito, come se nessuno dei due avesse davvero voglia di aspettare. Ci spogliammo in modo disordinato, senza la calma delle altre volte, lasciando cadere i vestiti dove capitava tanto eravamo soli, mentre continuavamo a toccarci e baciarci senza riuscire davvero a fermarci. In altre occasioni, saremmo finiti sul letto a fare l'amore, ma quella sera il desiderio era alto, ricordo che lo feci sedere e mi inginocchiai tra le sue gambe facendolo impazzire con la bocca, finché non sborrò e la mandai giù. A quel punto fu il suo turno, mi sdraiò sul letto e iniziò a dedicarsi alla mia figa con dita e lingua, facendomi esplodere più volte. In mezzo a quella 'confusione' di mani, baci e respiri spezzati, a un certo punto percepii qualcosa cambiare. Sentii la sua lingua scendere sul buco dietro e iniziare a leccarlo lentamente bagnandolo esternamente. All’inizio fu appena un contatto leggero, quasi esitante, ma il mio corpo reagì subito irrigidendosi d’istinto, perché capii immediatamente dove stesse andando. Sentii il cuore accelerare mentre cercavo il suo sguardo, ma lui era preso dal momento e non lo ricambiò. Poi ci sputò sopra e iniziò a spingerci un dito dentro molto lentamente. A quel punto incrociò il mio sguardo per capire la mia reazione. In quel momento una parte di me voleva allontanarsi da quella sensazione sconosciuta, mentre un’altra restava lì, curiosa, incapace di interrompere davvero quel momento. Forse complice anche l'eccitazione e il desiderio di lui quella sera, non mi opposi a quell'intrusione e lasciai che il suo dito si facesse sempre più largo dentro, tra un mio gemito e qualche piccolo lamento. Infatti quando provò ad andare oltre, il mio corpo si contrasse subito e avvertii un fastidio improvviso, un bruciore che mi fece trattenere il respiro e stringere istintivamente le gambe. Ricordo che oltre a spingerlo dentro lo ruotava come per allargarlo. Ogni tanto lo toglieva per leccarlo o lubrificarlo sputandoci sopra, e poi di nuovo spingeva il dito sempre più dentro. Quella sera non andò oltre, si limitò a quello.
Da quel giorno, però, qualcosa cambiò davvero. Quello che all’inizio era stato solo un tentativo esitante iniziò lentamente a diventare parte della nostra intimità e ogni occasione sembrava trasformarsi in un piccolo passo avanti.
All’inizio mi irrigidivo appena percepivo dove voleva arrivare, poi, col tempo, iniziai a rilassarmi e a conoscere quelle sensazioni. Iniziai a distinguere il fastidio iniziale da tutto quello che arrivava dopo e soprattutto iniziai ad accorgermi di una cosa che mi spaventava quasi più del resto, ovvero che il mio corpo smetteva di respingerlo e anzi, cominciava ad aspettare quel passaggio delle dita da lì.
Era il 24 settembre e lo ricordo perfettamente perché era il compleanno di Alessio. Forse è anche per questo che quel ricordo mi è rimasto addosso così chiaramente, che ancora oggi riesco a ricostruire quasi ora per ora quel momento.
Durante il giorno avevamo festeggiato con la sua famiglia a casa dei suoi nonni. Il classico pranzo con torta finale. Lui sembrava tranquillo, perfino più dolce del solito. Ogni tanto mi cercava con lo sguardo oppure mi sfiorava appena la gamba quando nessuno guardava.
La sera, invece, i suoi gli aveva lasciato casa libera e aveva riunito alcuni amici per una serata tra pizza, un po' di alcol e musica bassa. Per tutto il tempo lui era stato tranquillo, mi cercava con gli occhi ogni tanto, mi sfiorava passando accanto a me, ma niente di diverso dal solito. Niente mi avrebbe potuto far sospettare la piega diversa che avrebbe preso quella serata.
Quando gli amici iniziarono ad andare via era già tardi. Io iniziai automaticamente a sistemare la cucina e il soggiorno dal caos che si era creato, mentre lui accompagnava gli ultimi alla porta. Ricordo il rumore della serratura che scattava e poi il silenzio improvviso della casa. Pochi secondi dopo sentii la sua presenza dietro di me. Le sue mani raggiunsero i miei fianchi mentre si avvicinava al mio collo per lasciarmi un bacio lento sotto l’orecchio.
«Lascia stare» sussurrò piano, facendomi sentire il suo cazzo attraverso i suo pantaloni poggiarsi sul mio culetto «Ci penseremo dopo»
Sorrisi appena senza voltarmi, perché sapevo benissimo il significato che si nascondeva dietro quelle parole. Ricordo che non feci in tempo a posare l'oggetto che avevo tra le mani, che qualcosa mi oscurò improvvisamente la vista.
Mi irrigidii subito, sorpresa. «Che fai?» chiesi portando le mani sul viso e sfiorando il tessuto mentre lui lo stringeva dietro la mia testa con calma. Solo allora capii che era una benda.
Cercai istintivamente di afferrargli i polsi.
Lui lasciò un altro bacio vicino all’orecchio. «Voglio solo festeggiare ancora un po’ con la mia ragazza»
Il tono era dolce, quasi rassicurante e forse fu proprio quello a convincermi a lasciarlo fare e abbassare la guardia.
Mi voltò verso lui e iniziò a baciarmi lentamente, mentre con le mani mi palpava i glutei indietreggiando, poi mi afferrò i fianchi e mi aiutò a sedermi sul tavolo della cucina. All’inizio tutto sembrava familiare. I suoi gesti, il modo in cui cercava di rilassarmi, le parole sussurrate vicino alle labbra. Mi disse che mi amava, che quel vestitino semplice mi stava particolarmente bene quella sera e che voleva solo noi due dopo tutta quella confusione della giornata.
Poco alla volta smisi di pensare e mi lasciai andare a quei baci che lasciava sulle labbra, sugli zigomi, sul collo, sulle spalle, al contatto delle sue mani che abbassavano le spalline del vestito esponendo più pelle che continuava a baciare, al fatto di sentirmi desiderata con maggiore intensità. La benda rendeva tutto più intenso, più difficile da controllare, ma non mi spaventava. Non ancora, almeno.
Finché non cambiò qualcosa nel suo modo di toccarmi. Le sue mani si fecero più decise mentre mi sfioravano le gambe nude e alzavano il bordo del vestito sempre più su, per poi sfilare di colpo gli slip e lasciarli cadere a terra. Con le mani iniziò a toccarmi la figa lì, su quel tavolo, mentre non smetteva di baciarmi e mordermi le labbra. Istintivamente portai la mano sui suoi pantaloni alla ricerca del suo cazzo e iniziai a sfiorarlo da fuori. Lui non perse tempo, si staccò velocemente da me e con un gesto mi portò a terra, tra le sue gambe. Feci per sbottonargli i pantaloni e uscirgli il cazzo, ma lui fu più veloce di me, lo impugnò e me lo spinse sulle labbra, fui costretta ad aprire la bocca e impugnando il cazzo iniziai a succhiarlo, con lui che mi sfiorava i capelli. Lo sentii grugnire e diventare sempre più duro e per un attimo mi sentii soffocare quando avvicinò di più il bacino, subito lo spinsi indietro e tossendo lo uscii. A quel punto lui, mi rialzò velocemente, mi tolse il vestitino e mi fece sedere di nuovo sul tavolo, baciandomi con più foga. Quasi non lo riconoscevo più, ma in quel momento non mi importò, pensai solo che mi desiderava più del solito. Gli strinsi le gambe sulla schiena e le mani dietro la nuca, lui mi afferrò per i fianchi, mi alzò e mi condusse verso la sua stanza, pronti per fare l'amore. O almeno è quello che pensavo in quel momento.
Una volta dentro mi lasciò cadere di schiena sul letto con molta meno delicatezza rispetto a pochi secondi prima. Feci per spostarmi un po', ma lui mi bloccò e tirandomi per le gambe mi girò e posizionò a pecorina e mi diede una prima forte sculacciata sul sedere. Urlai più per la sorpresa, che per il reale dolore e ricaddi sul letto in avanti, mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo davvero.
Il cuore iniziò a battermi fortissimo e istintivamente portai le mani verso il viso per liberarmi della benda e girarmi verso di lui, ma me lo impedì subito. Mi fermò con decisione e mi riportò nella posizione di prima, le mani salde sui fianchi.
Provai a chiamarlo, confusa, quasi cercando una spiegazione immediata a quel cambiamento improvviso nel suo modo di fare. Ma lui non rispose davvero alla mia domanda.
«Shh… rilassati» mi disse con una calma che contrastava completamente con il resto «Non irrigidirti»
Una parte di me pensava ancora che si sarebbe fermato lì, che fosse solo un modo più duro di provocarmi, di giocare, per questo, per un attimo, cercai di rilassarmi davvero.
Ricordo le sue mani stringersi sui miei fianchi, mentre poggiava il cazzo contro la figa e, istintivamente mi rilassai davvero perché credevo di aver capito le sue intenzioni. Pensai che volesse semplicemente prendermi come avevamo sempre fatto fino a quel momento, magari in modo più intenso, più dominante, ma comunque familiare.
Ma fu proprio allora che successe, il contrario. Sentii prima qualcosa colare, che capii essere dopo saliva, sul buco del culo e in modo rapido e improvviso lo sentii cambiare direzione, facendomi capire troppo tardi cosa stesse per fare davvero.
Subito dopo si spinse contro di me con decisione, emettendo un piccolo suono soffocato, quasi un grugnito trattenuto tra i denti e superando quella prima resistenza che fino ad allora aveva soltanto sfiorato con le dita nei giochi delle settimane precedenti.
L’urlo mi uscì spontaneo, sia per lo shock, per la sorpresa e per il dolore stesso che avvertii. Perché nonostante mi avesse un po' allargata e preparata, il suo cazzo non aveva comunque le dimensioni delle sue dita.
Il corpo reagì irrigidendosi di colpo mentre le dita si chiudevano convulsamente sulle lenzuola. Cercai istintivamente di allontanarmi, voltandomi appena verso di lui con gli occhi spalancati, incredula.
«Che cazzo hai fatto? Perché l’hai fatto?» Le parole iniziarono a uscirmi una dietro l’altra, confuse, nervose e con voce spezzata dal respiro corto. Per settimane avevamo girato attorno a quel momento, sfiorandolo lentamente, costruendolo quasi senza che me ne accorgessi. Ma viverlo davvero era completamente diverso da immaginarlo. Lui non si mosse di un millimetro, rimase fermo lì com'era dandomi forse il tempo di assimilare il bruciore che sentivo. «Rilassati»
Quella parola mi fece infuriare ancora di più. Provai a spingerlo via «Ale, fermati…»
Ma lui non sembrava avere intenzione di fermarsi davvero. Pochi secondi dopo sentii una nuova pressione contro quella resistenza interna, era come una barriera dura e dolorosa che cercava di respingerlo.
Mi lamentai subito, stringendo le lenzuola tra le dita. «Mi fai male…»
«Lo so, ma passerà, sei tu che stai combattendo contro il tuo stesso corpo»
Provai di nuovo a spostarmi «Ti prego Ale...»
La sua voce si fece più dura mentre mi diceva di respirare e rilassarmi.
«Dopo ti piacerà e mi ringrazierai per averti spinta oltre questa paura»
E continuò a spingersi contro quella resistenza senza fermarsi davvero, lentamente ma con ostinazione. Io ormai avevo perso completamente il controllo del respiro.
Le lacrime iniziarono a scendermi quasi senza che me ne accorgessi.
«Ale… basta…»
La voce mi usciva spezzata tra i singhiozzi e il fiato corto. Cercavo di allontanarmi istintivamente, ma lui continuava a tenermi ferma, ripetendomi di respirare, di rilassarmi, di smettere di combatterlo. Poi sentii quel punto di resistenza cedere all’improvviso.
Il bruciore aumentò di colpo e mi uscì un urlo più forte dei precedenti mentre il corpo reagiva istintivamente a quella sensazione completamente nuova, invasiva, troppo intensa da elaborare in quel momento. Le dita si chiusero sulle lenzuola mentre cercavo aria. Lui invece si immobilizzò subito dopo, respirando pesantemente dietro di me.
Per qualche secondo nella stanza ci furono solo i miei singhiozzi e il rumore dei nostri respiri. Io tremavo ancora, sconvolta perché in quell’istante capii davvero che non si trattava più di giochi, fantasie o provocazioni. Era successo davvero.
Rimase immobile per qualche secondo che a me sembrò interminabile. Continuavo a respirare male, con le lacrime che scendevano senza riuscire davvero a fermarle, mentre lui restava sopra di me, il viso vicino al mio collo.
«Sei stupenda…» mi sussurrò con il fiato ancora pesante, mentre con una mano mi accarezzò lentamente il fianco. «Ti amo»
Scossi subito la testa, stringendo le lenzuola tra le dita. «Sei uno stronzo…» riuscii a dire tra i singhiozzi.
Lui lasciò uscire un mezzo sorriso contro la mia pelle, come se si aspettasse quella risposta. «Adesso lo dici.» La sua voce era tranquilla. «Ma vedrai che un giorno mi implorerai di riprenderti così»
Quelle parole mi attraversarono come un brivido confuso, poi iniziò a muoversi lentamente. Chiusi gli occhi stringendo i denti mentre cercavo di abituarmi a quella sensazione ancora troppo nuova, troppo intensa. Il bruciore era ancora presente, ma diverso rispetto a pochi minuti prima, più sopportabile.
Lui continuava a parlarmi sottovoce, dicendomi di respirare, di lasciarmi andare, mentre i suoi movimenti diventavano gradualmente più fluidi e pochi istanti dopo lo sentii fermarsi del tutto. Il suo respiro si spezzò contro la mia schiena prima che si lasciasse andare completamente venendomi dentro.
Quando uscì da me sentii immediatamente un vuoto improvviso e un fastidio pulsante che mi fece chiudere gli occhi.
Lui si alzò quasi subito, dirigendosi verso il bagno senza dire molto. Io invece rimasi immobile sul letto, incapace di muovermi davvero. Istintivamente portai una mano dietro di me e la sentii bagnata. Abbassai lentamente lo sguardo sulle dita e vidi tracce di sangue. Per un momento rimasi ferma a fissarle, poi provai ad alzarmi dal letto, ma il bruciore mi attraversò il corpo facendomi piegare leggermente in avanti. Nel frattempo lui era tornato in camera, ma evitai di guardarlo davvero.
Entrai in bagno e aprii l’acqua fredda, cercai sollievo lì, anche se funzionava solo per pochi secondi alla volta.
Quando alzai gli occhi verso lo specchio quasi non mi riconobbi subito. Avevo il viso rigato dalle lacrime, il trucco completamente sfatto e gli occhi rossi. Restai a fissarmi qualche secondo in silenzio, poi tornai in camera. Mi sdraiai sul letto dandogli le spalle e mi rannicchiai su un lato, chiudendomi completamente in me stessa.
Lui provò ad avvicinarsi, a toccarmi un braccio, ad abbracciarmi, ma io rimasi immobile, ignorando ogni tentativo di consolarmi.
Alla fine la notte passò senza riuscire davvero a prendere sonno. Con gli occhi ancora arrossati, le lacrime che a tratti continuavano a rigarmi il viso e quel bruciore ostinato che sembrava non voler diminuire. A un certo punto mi arresi, mi alzai lentamente dal letto, cercando di non fare rumore, e raggiunsi il soggiorno. Mi accucciai sul divano, stringendo le gambe al petto, e rimasi lì in attesa che la notte finisse e che arrivasse il mattino.
Aveva poco più di un anno più di me e ci eravamo conosciuti nell’estate del 2019. La nostra relazione era iniziata in modo abbastanza semplice, quasi naturale. Pochi mesi dopo, a gennaio, avevamo vissuto la nostra prima volta insieme. Lui aveva già avuto altre esperienze, mentre per me, era stato il primo ragazzo con cui ho avuto un rapporto sessuale.
Subito dopo la nostra prima volta, però, ci fu un’interruzione forzata. Il periodo del covid ci costrinse a restare lontani per diversi mesi, non potevamo vederci, né avere un contatto fisico diretto. Fu in quel periodo che iniziai a capire che il piacere non passava necessariamente dal contatto fisico. Trovammo altri modi per restare vicini, adattandoci alla situazione. Le videochiamate, inizialmente normali, iniziarono a cambiare tono. All’inizio c’era imbarazzo e una certa esitazione, da parte mia. Poi, con le settimane che passavano una dopo l'altra lentamente, iniziai a sciogliermi e quella distanza forzata si trasformò in una forma diversa di complicità. Scoprii che potevo lasciarmi andare anche senza essere realmente lì, che il contatto visivo e mentale poteva avere un peso diverso e forte. A distanza di anni, mi rendo conto che quella pausa forzata ha avuto un ruolo più importante di quanto pensassi allora.
Quando le restrizioni finirono tornammo alla normalità.
Passò circa un anno e quello che accadde nell’estate del 2021, il giorno del suo compleanno, fu qualcosa di diverso da tutto quello che avevamo vissuto fino a quel momento. Non fu improvviso, ne parlavamo da tempo, solo che non avrei mai immaginato che sarebbe successo quel giorno, anche se i segnali, oltre le parole c'erano state.
La prima volta che uscì l'argomento, fu lui a parlarne. Iniziò da un complimento sui miei glutei, che io accettai volentieri, perché d'altronde se praticavo tutto quello sport in parte era anche per avere un bel fisico e un bel culetto. E poi mi disse che prima o poi se lo sarebbe preso, ma il discorso finì lì. Nelle settimane successive, i complimenti per come mi stava un abito, una gonna, o un pantalone, furono accompagnati da qualche carezza. All'inizio nel privato, spesso a casa, poi in pubblico. Mentre passeggiavamo sul lungomare la sera o mentre ballavamo in discoteca. Ricordo che la prima volta che mi sfiorò in pubblico mi bloccai e allontanai subito, come se quella carezza scottasse. Per me era troppo, e glielo feci notare più volte, ma lui continuava scherzandoci sopra.
Qualche tempo dopo, forse qualche settimana, non ricordo più, eravamo a casa sua e avevamo appena finito di fare l'amore. Eravamo ancora completamente nudi, lui mi abbracciava. La mia testa sul suo petto, la sua mano che vagava tra la mia schiena e il mio culetto. Ci stavamo riprendendo, mentre le mie palpebre iniziavano a chiudersi. Ricordo che mi spostò per andare in bagno e io mi girai dall'altro lato, rannicchiandomi e addormentandomi. La mattina successiva, fuori il sole non era ancora sorto, quando fui svegliata dai suoi baci su un gluteo nudo. Ricordo che aprii gli occhi e mi ritrovai a pancia in giù, col corpo semi coperto dal lenzuolo e il mio fidanzato tra le mie gambe, che erano aperte perché quando dormo in quella posizione tendo a portare una gamba piegata. Rimasi in quella posizione facendo finta di dormire, mentre lui mi baciava e leccava i glutei. Quando lo sentii allargare i glutei e spostarsi con la lingua sulla figa, iniziai a gemere. Quella volta la sua lingua si spostò più su, andando a leccare il buco del culo. Inizialmente non capii molto, presa dal piacere, quindi lo lasciai fare, ma quando lo sentii spingerla più internamente mi sollevai col busto e lo bloccai, perché non ero ancora pronta, e lui si spostò senza fare troppe storie.
La volta successiva era iniziata come tante altre. Una sera, come succedeva spesso in quel periodo estivo, eravamo usciti a mangiare una pizza insieme. Niente di diverso dalle altre volte, eppure, sotto quella normalità, c’era qualcosa di diverso, c’era più tensione tra noi, più desiderio trattenuto. Lo percepivo dal modo in cui mi guardava, da come ogni tanto lasciava scivolare gli occhi sul mio corpo o sulle labbra mentre parlavo. E probabilmente anche lui lo percepiva in me, perché quella sera bastavano piccoli gesti per far crescere quella sensazione. In macchina l’atmosfera cambiò. Ricordo che a un certo punto la sua mano si spostò dal cambio verso la mia coscia, sfiorandola e facendomi trattenere il respiro. A quel punto reagii cercando un contatto con lui e lì ormai era un continuo sfiorarsi.
Quando arrivammo a casa mia, la tensione accumulata durante tutta la serata sembrò esplodere di colpo. Appena chiusa la porta ci avvicinammo subito e ci baciammo con più fretta del solito, come se nessuno dei due avesse davvero voglia di aspettare. Ci spogliammo in modo disordinato, senza la calma delle altre volte, lasciando cadere i vestiti dove capitava tanto eravamo soli, mentre continuavamo a toccarci e baciarci senza riuscire davvero a fermarci. In altre occasioni, saremmo finiti sul letto a fare l'amore, ma quella sera il desiderio era alto, ricordo che lo feci sedere e mi inginocchiai tra le sue gambe facendolo impazzire con la bocca, finché non sborrò e la mandai giù. A quel punto fu il suo turno, mi sdraiò sul letto e iniziò a dedicarsi alla mia figa con dita e lingua, facendomi esplodere più volte. In mezzo a quella 'confusione' di mani, baci e respiri spezzati, a un certo punto percepii qualcosa cambiare. Sentii la sua lingua scendere sul buco dietro e iniziare a leccarlo lentamente bagnandolo esternamente. All’inizio fu appena un contatto leggero, quasi esitante, ma il mio corpo reagì subito irrigidendosi d’istinto, perché capii immediatamente dove stesse andando. Sentii il cuore accelerare mentre cercavo il suo sguardo, ma lui era preso dal momento e non lo ricambiò. Poi ci sputò sopra e iniziò a spingerci un dito dentro molto lentamente. A quel punto incrociò il mio sguardo per capire la mia reazione. In quel momento una parte di me voleva allontanarsi da quella sensazione sconosciuta, mentre un’altra restava lì, curiosa, incapace di interrompere davvero quel momento. Forse complice anche l'eccitazione e il desiderio di lui quella sera, non mi opposi a quell'intrusione e lasciai che il suo dito si facesse sempre più largo dentro, tra un mio gemito e qualche piccolo lamento. Infatti quando provò ad andare oltre, il mio corpo si contrasse subito e avvertii un fastidio improvviso, un bruciore che mi fece trattenere il respiro e stringere istintivamente le gambe. Ricordo che oltre a spingerlo dentro lo ruotava come per allargarlo. Ogni tanto lo toglieva per leccarlo o lubrificarlo sputandoci sopra, e poi di nuovo spingeva il dito sempre più dentro. Quella sera non andò oltre, si limitò a quello.
Da quel giorno, però, qualcosa cambiò davvero. Quello che all’inizio era stato solo un tentativo esitante iniziò lentamente a diventare parte della nostra intimità e ogni occasione sembrava trasformarsi in un piccolo passo avanti.
All’inizio mi irrigidivo appena percepivo dove voleva arrivare, poi, col tempo, iniziai a rilassarmi e a conoscere quelle sensazioni. Iniziai a distinguere il fastidio iniziale da tutto quello che arrivava dopo e soprattutto iniziai ad accorgermi di una cosa che mi spaventava quasi più del resto, ovvero che il mio corpo smetteva di respingerlo e anzi, cominciava ad aspettare quel passaggio delle dita da lì.
Era il 24 settembre e lo ricordo perfettamente perché era il compleanno di Alessio. Forse è anche per questo che quel ricordo mi è rimasto addosso così chiaramente, che ancora oggi riesco a ricostruire quasi ora per ora quel momento.
Durante il giorno avevamo festeggiato con la sua famiglia a casa dei suoi nonni. Il classico pranzo con torta finale. Lui sembrava tranquillo, perfino più dolce del solito. Ogni tanto mi cercava con lo sguardo oppure mi sfiorava appena la gamba quando nessuno guardava.
La sera, invece, i suoi gli aveva lasciato casa libera e aveva riunito alcuni amici per una serata tra pizza, un po' di alcol e musica bassa. Per tutto il tempo lui era stato tranquillo, mi cercava con gli occhi ogni tanto, mi sfiorava passando accanto a me, ma niente di diverso dal solito. Niente mi avrebbe potuto far sospettare la piega diversa che avrebbe preso quella serata.
Quando gli amici iniziarono ad andare via era già tardi. Io iniziai automaticamente a sistemare la cucina e il soggiorno dal caos che si era creato, mentre lui accompagnava gli ultimi alla porta. Ricordo il rumore della serratura che scattava e poi il silenzio improvviso della casa. Pochi secondi dopo sentii la sua presenza dietro di me. Le sue mani raggiunsero i miei fianchi mentre si avvicinava al mio collo per lasciarmi un bacio lento sotto l’orecchio.
«Lascia stare» sussurrò piano, facendomi sentire il suo cazzo attraverso i suo pantaloni poggiarsi sul mio culetto «Ci penseremo dopo»
Sorrisi appena senza voltarmi, perché sapevo benissimo il significato che si nascondeva dietro quelle parole. Ricordo che non feci in tempo a posare l'oggetto che avevo tra le mani, che qualcosa mi oscurò improvvisamente la vista.
Mi irrigidii subito, sorpresa. «Che fai?» chiesi portando le mani sul viso e sfiorando il tessuto mentre lui lo stringeva dietro la mia testa con calma. Solo allora capii che era una benda.
Cercai istintivamente di afferrargli i polsi.
Lui lasciò un altro bacio vicino all’orecchio. «Voglio solo festeggiare ancora un po’ con la mia ragazza»
Il tono era dolce, quasi rassicurante e forse fu proprio quello a convincermi a lasciarlo fare e abbassare la guardia.
Mi voltò verso lui e iniziò a baciarmi lentamente, mentre con le mani mi palpava i glutei indietreggiando, poi mi afferrò i fianchi e mi aiutò a sedermi sul tavolo della cucina. All’inizio tutto sembrava familiare. I suoi gesti, il modo in cui cercava di rilassarmi, le parole sussurrate vicino alle labbra. Mi disse che mi amava, che quel vestitino semplice mi stava particolarmente bene quella sera e che voleva solo noi due dopo tutta quella confusione della giornata.
Poco alla volta smisi di pensare e mi lasciai andare a quei baci che lasciava sulle labbra, sugli zigomi, sul collo, sulle spalle, al contatto delle sue mani che abbassavano le spalline del vestito esponendo più pelle che continuava a baciare, al fatto di sentirmi desiderata con maggiore intensità. La benda rendeva tutto più intenso, più difficile da controllare, ma non mi spaventava. Non ancora, almeno.
Finché non cambiò qualcosa nel suo modo di toccarmi. Le sue mani si fecero più decise mentre mi sfioravano le gambe nude e alzavano il bordo del vestito sempre più su, per poi sfilare di colpo gli slip e lasciarli cadere a terra. Con le mani iniziò a toccarmi la figa lì, su quel tavolo, mentre non smetteva di baciarmi e mordermi le labbra. Istintivamente portai la mano sui suoi pantaloni alla ricerca del suo cazzo e iniziai a sfiorarlo da fuori. Lui non perse tempo, si staccò velocemente da me e con un gesto mi portò a terra, tra le sue gambe. Feci per sbottonargli i pantaloni e uscirgli il cazzo, ma lui fu più veloce di me, lo impugnò e me lo spinse sulle labbra, fui costretta ad aprire la bocca e impugnando il cazzo iniziai a succhiarlo, con lui che mi sfiorava i capelli. Lo sentii grugnire e diventare sempre più duro e per un attimo mi sentii soffocare quando avvicinò di più il bacino, subito lo spinsi indietro e tossendo lo uscii. A quel punto lui, mi rialzò velocemente, mi tolse il vestitino e mi fece sedere di nuovo sul tavolo, baciandomi con più foga. Quasi non lo riconoscevo più, ma in quel momento non mi importò, pensai solo che mi desiderava più del solito. Gli strinsi le gambe sulla schiena e le mani dietro la nuca, lui mi afferrò per i fianchi, mi alzò e mi condusse verso la sua stanza, pronti per fare l'amore. O almeno è quello che pensavo in quel momento.
Una volta dentro mi lasciò cadere di schiena sul letto con molta meno delicatezza rispetto a pochi secondi prima. Feci per spostarmi un po', ma lui mi bloccò e tirandomi per le gambe mi girò e posizionò a pecorina e mi diede una prima forte sculacciata sul sedere. Urlai più per la sorpresa, che per il reale dolore e ricaddi sul letto in avanti, mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo davvero.
Il cuore iniziò a battermi fortissimo e istintivamente portai le mani verso il viso per liberarmi della benda e girarmi verso di lui, ma me lo impedì subito. Mi fermò con decisione e mi riportò nella posizione di prima, le mani salde sui fianchi.
Provai a chiamarlo, confusa, quasi cercando una spiegazione immediata a quel cambiamento improvviso nel suo modo di fare. Ma lui non rispose davvero alla mia domanda.
«Shh… rilassati» mi disse con una calma che contrastava completamente con il resto «Non irrigidirti»
Una parte di me pensava ancora che si sarebbe fermato lì, che fosse solo un modo più duro di provocarmi, di giocare, per questo, per un attimo, cercai di rilassarmi davvero.
Ricordo le sue mani stringersi sui miei fianchi, mentre poggiava il cazzo contro la figa e, istintivamente mi rilassai davvero perché credevo di aver capito le sue intenzioni. Pensai che volesse semplicemente prendermi come avevamo sempre fatto fino a quel momento, magari in modo più intenso, più dominante, ma comunque familiare.
Ma fu proprio allora che successe, il contrario. Sentii prima qualcosa colare, che capii essere dopo saliva, sul buco del culo e in modo rapido e improvviso lo sentii cambiare direzione, facendomi capire troppo tardi cosa stesse per fare davvero.
Subito dopo si spinse contro di me con decisione, emettendo un piccolo suono soffocato, quasi un grugnito trattenuto tra i denti e superando quella prima resistenza che fino ad allora aveva soltanto sfiorato con le dita nei giochi delle settimane precedenti.
L’urlo mi uscì spontaneo, sia per lo shock, per la sorpresa e per il dolore stesso che avvertii. Perché nonostante mi avesse un po' allargata e preparata, il suo cazzo non aveva comunque le dimensioni delle sue dita.
Il corpo reagì irrigidendosi di colpo mentre le dita si chiudevano convulsamente sulle lenzuola. Cercai istintivamente di allontanarmi, voltandomi appena verso di lui con gli occhi spalancati, incredula.
«Che cazzo hai fatto? Perché l’hai fatto?» Le parole iniziarono a uscirmi una dietro l’altra, confuse, nervose e con voce spezzata dal respiro corto. Per settimane avevamo girato attorno a quel momento, sfiorandolo lentamente, costruendolo quasi senza che me ne accorgessi. Ma viverlo davvero era completamente diverso da immaginarlo. Lui non si mosse di un millimetro, rimase fermo lì com'era dandomi forse il tempo di assimilare il bruciore che sentivo. «Rilassati»
Quella parola mi fece infuriare ancora di più. Provai a spingerlo via «Ale, fermati…»
Ma lui non sembrava avere intenzione di fermarsi davvero. Pochi secondi dopo sentii una nuova pressione contro quella resistenza interna, era come una barriera dura e dolorosa che cercava di respingerlo.
Mi lamentai subito, stringendo le lenzuola tra le dita. «Mi fai male…»
«Lo so, ma passerà, sei tu che stai combattendo contro il tuo stesso corpo»
Provai di nuovo a spostarmi «Ti prego Ale...»
La sua voce si fece più dura mentre mi diceva di respirare e rilassarmi.
«Dopo ti piacerà e mi ringrazierai per averti spinta oltre questa paura»
E continuò a spingersi contro quella resistenza senza fermarsi davvero, lentamente ma con ostinazione. Io ormai avevo perso completamente il controllo del respiro.
Le lacrime iniziarono a scendermi quasi senza che me ne accorgessi.
«Ale… basta…»
La voce mi usciva spezzata tra i singhiozzi e il fiato corto. Cercavo di allontanarmi istintivamente, ma lui continuava a tenermi ferma, ripetendomi di respirare, di rilassarmi, di smettere di combatterlo. Poi sentii quel punto di resistenza cedere all’improvviso.
Il bruciore aumentò di colpo e mi uscì un urlo più forte dei precedenti mentre il corpo reagiva istintivamente a quella sensazione completamente nuova, invasiva, troppo intensa da elaborare in quel momento. Le dita si chiusero sulle lenzuola mentre cercavo aria. Lui invece si immobilizzò subito dopo, respirando pesantemente dietro di me.
Per qualche secondo nella stanza ci furono solo i miei singhiozzi e il rumore dei nostri respiri. Io tremavo ancora, sconvolta perché in quell’istante capii davvero che non si trattava più di giochi, fantasie o provocazioni. Era successo davvero.
Rimase immobile per qualche secondo che a me sembrò interminabile. Continuavo a respirare male, con le lacrime che scendevano senza riuscire davvero a fermarle, mentre lui restava sopra di me, il viso vicino al mio collo.
«Sei stupenda…» mi sussurrò con il fiato ancora pesante, mentre con una mano mi accarezzò lentamente il fianco. «Ti amo»
Scossi subito la testa, stringendo le lenzuola tra le dita. «Sei uno stronzo…» riuscii a dire tra i singhiozzi.
Lui lasciò uscire un mezzo sorriso contro la mia pelle, come se si aspettasse quella risposta. «Adesso lo dici.» La sua voce era tranquilla. «Ma vedrai che un giorno mi implorerai di riprenderti così»
Quelle parole mi attraversarono come un brivido confuso, poi iniziò a muoversi lentamente. Chiusi gli occhi stringendo i denti mentre cercavo di abituarmi a quella sensazione ancora troppo nuova, troppo intensa. Il bruciore era ancora presente, ma diverso rispetto a pochi minuti prima, più sopportabile.
Lui continuava a parlarmi sottovoce, dicendomi di respirare, di lasciarmi andare, mentre i suoi movimenti diventavano gradualmente più fluidi e pochi istanti dopo lo sentii fermarsi del tutto. Il suo respiro si spezzò contro la mia schiena prima che si lasciasse andare completamente venendomi dentro.
Quando uscì da me sentii immediatamente un vuoto improvviso e un fastidio pulsante che mi fece chiudere gli occhi.
Lui si alzò quasi subito, dirigendosi verso il bagno senza dire molto. Io invece rimasi immobile sul letto, incapace di muovermi davvero. Istintivamente portai una mano dietro di me e la sentii bagnata. Abbassai lentamente lo sguardo sulle dita e vidi tracce di sangue. Per un momento rimasi ferma a fissarle, poi provai ad alzarmi dal letto, ma il bruciore mi attraversò il corpo facendomi piegare leggermente in avanti. Nel frattempo lui era tornato in camera, ma evitai di guardarlo davvero.
Entrai in bagno e aprii l’acqua fredda, cercai sollievo lì, anche se funzionava solo per pochi secondi alla volta.
Quando alzai gli occhi verso lo specchio quasi non mi riconobbi subito. Avevo il viso rigato dalle lacrime, il trucco completamente sfatto e gli occhi rossi. Restai a fissarmi qualche secondo in silenzio, poi tornai in camera. Mi sdraiai sul letto dandogli le spalle e mi rannicchiai su un lato, chiudendomi completamente in me stessa.
Lui provò ad avvicinarsi, a toccarmi un braccio, ad abbracciarmi, ma io rimasi immobile, ignorando ogni tentativo di consolarmi.
Alla fine la notte passò senza riuscire davvero a prendere sonno. Con gli occhi ancora arrossati, le lacrime che a tratti continuavano a rigarmi il viso e quel bruciore ostinato che sembrava non voler diminuire. A un certo punto mi arresi, mi alzai lentamente dal letto, cercando di non fare rumore, e raggiunsi il soggiorno. Mi accucciai sul divano, stringendo le gambe al petto, e rimasi lì in attesa che la notte finisse e che arrivasse il mattino.
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