La Traduzione Proibita della Carne con la zia, colta ma sempre più troia

di
genere
incesti

Il pomeriggio seguente il palazzo rinascimentale sembrava sospeso in un silenzio complice. La pioggia leggera della notte aveva lasciato l’aria umida e profumata di terra bagnata e gelsomini. Elena aveva trascorso la mattina all’università, ma Matteo aveva notato il cambiamento: il suo sguardo, quando si incrociavano in corridoio, era più famelico, più consapevole. Non era più solo desiderio. Era possesso reciproco.
Nel tardo pomeriggio lei lo chiamò in biblioteca con un messaggio breve: «Vieni. Indosso ciò che meriti di togliermi.»
Matteo entrò e il respiro gli si fermò in gola.
Elena era in piedi accanto alla scrivania, illuminata dalla luce calda della lampada. Indossava una camicetta di seta color crema semi-trasparente, sbottonata fino a metà seno, e sotto una gonna a tubino nera che le fasciava i fianchi generosi. Ma furono le gambe a colpirlo come un pugno allo stomaco: calze velatissime nere, quasi invisibili sulla pelle chiara e curata, tenute su da un reggicalze di pizzo raffinato dello stesso colore. Le cuciture posteriori correvano dritte lungo i polpacci torniti, finendo in un bordo di pizzo che abbracciava la coscia alta. Ai piedi, décolleté nere con tacco alto che accentuavano l’arco perfetto.
«Ti piacciono?» chiese Elena con voce bassa, modulata come sempre, ma con una nota di malizia che tradiva la troia sotto la professoressa. Si voltò lentamente, offrendogli la vista delle cuciture. «Le ho messe pensando a te. E a quanto avresti voluto toccarle… o baciarle.»
Matteo si avvicinò, ipnotizzato. Si inginocchiò quasi senza rendersene conto davanti a lei. Le mani gli tremavano mentre sfiorava il bordo di pizzo del reggicalze, sentendo il contrasto tra la seta fredda delle calze e la carne calda della coscia.
Elena gli posò una mano tra i capelli. «Bravissimo, tesoro. Inizia da lì. Adora i piedi della tua zia.»
Lui le tolse una scarpa con reverenza. Il piede, fasciato nella calza velatissima, era caldo, leggermente umido per la giornata. Matteo lo portò alle labbra e lo baciò: prima l’arco, poi il tallone, poi le dita una a una, succhiandole piano attraverso la seta sottile. Il profumo era inebriante – un misto di pelle, cuoio e il leggero odore femminile della giornata. La lingua scivolò lungo la pianta, premendo contro le calze, e Elena emise un sospiro lungo, profondo.
«Pedibus…» mormorò lei, citando un verso antico con voce già roca. «I piedi sono la base di ogni caduta… e di ogni elevazione. Continua, amore. Leccali come si deve.»
Matteo obbedì, perso nel tabù. Leccava, baciava, massaggiava con le mani i polpacci fasciati dalle calze, risalendo lentamente verso le ginocchia e le cosce. Il fruscio della seta contro la sua lingua e le dita era ipnotico. Elena allargò leggermente le gambe, permettendogli di infilare il viso sotto la gonna. Lì, il calore della sua fica già bagnata filtrava attraverso le mutandine di pizzo.
«Basta giocare» ordinò lei con dolce fermezza. Lo fece alzare e lo baciò con passione, assaporando il proprio sapore sulle labbra di lui. «Spogliami, ma lascia le calze e il reggicalze. Voglio sentirle frusciare mentre mi scopi.»
Le mani di Matteo furono più sicure stavolta. Le tolse la camicetta, liberando i seni pesanti, poi la gonna. Elena rimase in reggicalze, calze velatissime e mutandine. Il corpo maturo era uno spettacolo: curve generose, pelle luminosa, il pizzo nero che incorniciava tutto con eleganza oscena.
Lo spinse sulla poltrona Chesterfield, ma questa volta fu lei a inginocchiarsi di nuovo. Gli aprì i pantaloni e prese il cazzo già durissimo in bocca, succhiandolo con maestria colta e carnale insieme. La lingua vorticava intorno alla cappella, scendeva lungo l’asta, mentre una mano gli accarezzava i testicoli. Ogni tanto si fermava per sussurrare versi:
«Properzio invidierebbe questa bocca…» e poi lo ingoiava fino in gola, con un gorgoglio bagnato che fece gemere Matteo.
Quando lo sentì vicino al limite, Elena si alzò. Scostò le mutandine di lato e si abbassò su di lui a cavalcioni, prendendolo tutto dentro di sé in una sola, lenta discesa. La fica era fradicia, calda, stretta. Le calze velatissime frusciavano contro i fianchi di Matteo a ogni movimento.
«Cazzo… zia, sei così bagnata» ansimò lui.
Elena sorrise, feroce e tenera. Cominciò a cavalcarlo con ritmo sapiente, i seni che ballavano davanti al suo viso. «Prendili, tesoro. Succhia i capezzoli della tua zia mentre ti cavalco.»
Matteo obbedì, mordendo e succhiando, mentre lei accelerava. Il rumore umido della fica che inghiottiva il suo cazzo riempiva la biblioteca, mescolato al fruscio costante delle calze.
«Adesso bendami tu» ordinò Elena, porgendogli una delle sue calze velatissime di riserva, ancora calda. «Voglio sentire tutto senza vedere.»
Matteo gliela legò sugli occhi con cura. Il mondo di Elena divenne buio. Questo la rese ancora più selvaggia. Si aggrappò alle sue spalle e cominciò a muoversi con furia controllata, i fianchi che sbattevano contro di lui. Matteo le stringeva le natiche, aiutandola a scendere più forte.
«Più profondo, amore… sfondami la fica» gemette lei, la voce colta spezzata in puro desiderio. «Sono la tua troia, Matteo. La zia che si fa riempire dal nipote mentre indossa le calze per lui.»
Cambiò posizione con fluidità: si alzò, si chinò sulla scrivania, offrendogli il sedere alto, le calze tese sulle gambe divaricate. Matteo la prese da dietro, affondando con forza. Le mani scivolavano sulle cosce fasciate, sui bordi del reggicalze. Ogni tanto si chinava a baciare i polpacci, leccando la seta mentre la scopava.
Elena urlava di piacere, contraendosi intorno a lui. «Sì! Così! Leccami i piedi mentre mi prendi!»
Matteo le sollevò una gamba, continuando a spingere, e portò il piede alla bocca. Succhiò le dita attraverso la calza, mordicchiando l’arco, mentre il suo cazzo affondava ritmicamente. Il doppio stimolo la fece impazzire.
L’orgasmo arrivò come un’onda violenta: Elena tremò, le contrazioni della fica che spremettero il cazzo di Matteo in spasmi potenti, umori caldi che colarono lungo le cosce e bagnarono le calze. Lui la seguì poco dopo, esplodendo dentro di lei con fiotti abbondanti, riempiendola fino a farne straripare.
Ma non era finita.
Dopo un breve afterglow abbracciati sul tappeto, Elena si tolse la benda, gli occhi lucidi di piacere. Lo fece sdraiare e si mise sopra di lui a rovescio, in una sessantanove sensuale. Mentre gli succhiava di nuovo il cazzo ancora mezzo duro, gli offrì la fica stillante di sperma proprio sopra il viso.
«Leccami, tesoro. Pulisci la tua zia.»
Matteo affondò la lingua tra le sue labbra gonfie, assaporando il mix dei loro umori, mentre lei lo riportava in piena erezione. Le calze velatissime le sfioravano le guance mentre lui le massaggiava i piedi.
Poi Elena si girò di nuovo, questa volta sdraiandosi su un fianco, una gamba sollevata. Matteo la penetrò da dietro in posizione cucchiaio, una mano sui seni, l’altra che le accarezzava il piede e la caviglia fasciata. I movimenti furono lenti, profondi, intimi. Parlarono tra un gemito e l’altro.
«Ti amo, zia» sussurrò lui, baciandole il collo.
«E io amo essere la tua puttana colta» rispose lei, contraendo i muscoli interni. «Non smettere mai.»
Vennero di nuovo, più piano ma più intensamente, stretti l’uno all’altra, i corpi sudati e intrecciati.
Nell’afterglow lungo e tenero, Elena rimase con le calze e il reggicalze addosso, sdraiata contro il petto di Matteo. Gli accarezzava il viso, baciandolo con dolcezza infinita.
«Hai adorato i miei piedi come un devoto, amore. Domani voglio che mi porti sul terrazzo che guarda l’Arno, di notte. Indosserò solo il reggicalze e le calze più velate che ho… e tu mi prenderai lì, sotto le stelle, mentre reciti Properzio tra un affondo e l’altro.»
Matteo la strinse più forte, il cuore gonfio di un desiderio che ormai aveva superato ogni tabù.
La zia tanto colta quanto troia aveva trasformato la loro relazione in un’opera d’arte vivente: proibita, raffinata, oscena e meravigliosamente inevitabile.
E il palazzo antico, con i suoi libri silenziosi, era pronto ad assistere a molti altri capitoli.
scritto il
2026-06-21
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