Il salumiere

di
genere
gay

IL SALUMIERE
Mi aggiro di notte in quello spiazzo fuori mano che alcuni chiamano 'lo scannatoio'. Dal folto di un cespuglio mi arriva un fischio. Mi avvicino e mi appare tra il fogliame come da un glory hole un cazzo grosso e duro. Prendere o lasciare mi dico. Non sia mai che faccia lo ignori. In ginocchio faccio il mio dovere fino in fondo. Quante succhiate che gli ho dato e come ha sborrato forte. Mi esce il proprietario di tanta mazza. Era il salumiere del mio rione. Un po' di imbarazzo. Non pensavo. Non sapevo.
-Già che ci siamo girati.
Mi mette in piega. Mi sale in groppa. Me ne da una razione di spintarelle, spinte, spintoni, anche abbastanza maleducati e conditi da un linguaggio piuttosto volgare. Che sconquasso. Dopo la sborrata innalza un getto di piscio per fortuna non verso di me che sembra sparato da un idrante della protezione civile.
-Mi sei proprio piaciuto tanto tanto.
Si tira su i pantaloni che aveva calato a metà coscia.
-Dopo negozio faccio sempre un salto qui a cercare sederini.
Ma guarda che villano, prepotente, sguaiato.
Non sono più tornato da quelle parti ma ora quando vado a fare spesa da lui, con la scusa di riordinare la merce sullo scaffale mi tocca a strizzo un natica o l'altra e mi mormora: Stasera mica ti trovo laggiù?
-A fare cosa?
-A rimpinzarti di salsiccia.
Una volta mi sono rifiutato, La seconda anche. Alla terza ho ceduto e gli ho detto: Ci sarò.
Erano in due. C'era anche suo figlio. Mi hanno squinternato senza pietà abbandonandomi in lacrime.
-Vai a piangere da un'altra parte.
Quel giovane che ha aspettato comunque il suo turno per muoversi sulle orme del padre, mi sussurrò senza farsi sentire dal genitore: Cerchiamo un'occasione tutta fra noi due. Perdonalo per come è rozzo, Non credere che con me ci sia andato mai leggero. Mi incula spesso e mamma sta zitta.
-Che famiglia la tua.
-Impariamo a gestirci da soli.
Mi piaceva un casino e gli risposi: Ci sto.
Ha un uccello spropositato, uguale a quello del suo antenato ma più dolce di maniere. Che bello riceverlo a sbalzo. Mi chiama 'il suo amorino'. L'altro lo abbiamo tagliato fuori. Che vada a molestare e a sfondare i marchettari di professione, e spero che debba pagarli anche un bel po'. Nessuno di loro si concede ormai per meno di cinquanta euro sull'unghia, avaro com'è prima o poi gli verrà un infarto. Mi viene da dire: Che crepi. È successo e lo abbiamo accompagnato al cimitero. Il suo erede ora me lo tengo stretto. Siamo tutto culo e camicia.
scritto il
2026-08-09
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