Miriam, cugina troia

di
genere
incesti

La vedo che studia delle mutandine di pizzo nel reparto intimo. La riconosco subito. Bionda, faccia da troia, belle tette in esposizione dalla scollatura, calze nere di nylon, tacchi.
Alle sue spalle mi verrebbe da darle una tastata al culo, ma evito, invece le sussurro all’orecchio “comprane un paio che si strappino in fretta”.
Si volta, mi riconosce, fa un gran sorriso. “Tesoro ma quanto tempo è passato?”.
“Non ti sei più fatta viva in piscina da Ines”.
Sbuffa “ti dirò, mi sta un po’ sul cazzo Marco”.
“Tuo nipote ti sta sul cazzo?” sorrido.
“Ma si. È sempre stato un mezzo ritardato prima, figurati adesso che gli hai fatto scoprire -sussurra- l’incesto”.
“Pare che con la mamma…ogni sera” annuisco.
“Chissà che numeri. Sbuffa tanto, strizza le tette da farti male ma poi… poca roba e poca durata” sorride.
“Si anche io sono un po’ stufo di averlo sempre tra le palle, mi piace tua cugina ma lui proprio no…”.
“Meno male che ti piaccio io” sorride poi si guarda attorno per essere sicura che nessuno la veda, allunga una mano e mi tasta il pacco sotto ai pantaloni “umm sei già bello carico amore”.
“In effetti stavo pensando dove scaricare. Tu che fai di bello?”.
“Guardavo ste mutandine. Te ne piace qualcuna?”.
“Queste tigrate fanno molto porcella” sorrido sventolandole un perizoma a pelle di tigre molto allegro.
“Vorresti vedermi con questo tesoro?” sussurra.
“Vorrei toglietelo più che altro” le rispondo mentre mi struscio un po’ su di lei.
Mi prende la mano, se la guida sotto la gonna, contando che il bancone copra i nostri gesti.
La mia mano accarezza le sue calze autoreggenti nere, sale, le sfiora la pelle morbida della coscia, sale ancora e sento il suo buchino completamente imberbe. Non ha le mutandine…wow.
“Ti piace pelata?”.
“Ummm ottima da leccare”.
“Andiamo a casa mia?” propone secca e decisa sbattendo gli occhioni da porca.
“Volentieri. Sei sola?”.
“Mia figlia torna a fine settimana dall’università, il cornuto è via fino a cena”.
Faccio il gesto di guardare un immaginario orologio da polso “direi che abbiamo tempo”.
“Allora andiamo?”.
“Non le compri le mutandine?”.
Sorride “no, non mi piacciono e comunque a te non servono mi pare?”.
“O no, no se non avete le mutandine per me è anche meglio”.
Una signora di mezza età alle mie spalle mi sente, si gira, mi guarda. Avrà minimo 70 anni, forse di più. Magra, capelli bianchi, senza seno, senza calze. Braccia cicciotte, rughe a volontà e la canna di legno per tenersi su. Mi fissa e sgrana gli occhi.
La mia mozione per l’abolizione delle mutandine deve averla sconvolta. O forse l’ha sconvolta vedere un ragazzino che flirta con una che ha il doppio dei suoi anni o forse, chi può saperlo, sotto a quel muschio che deve avere fra le gambe si è fatta qualche idea strana.
“Lei comunque le tenga pure signora, forse è meglio” le sparo in faccia con un sorriso.
Lei sgrana gli occhi scandalizzata, si allontana pestando sul pavimento con la sua canna.
“L’hai asfaltata” ride Miriam.
“Se non c’eri tu magari l’avrei anche trombata” rido anche io.
“Lo so, lo so, ne saresti capace. Mia madre se lo ricorda ancora il tuo baobab”.
“A già come sta Franca?”.
“Dopo quello che le hai fatto mi ha chiesto di comprarle un dildo di lattice. Uno grosso”.
“E glielo hai preso?”.
“No, le ho detto di usare le zucchine. La macchina è di sotto…”.

Durante il viaggio ne approfitto per spanarla a dovere. Le calze di nylon mi intrigano molto e palpeggiarle a dovere le belle cosce mi pare un ottimo passatempo per ingannare l’attesa mentre il mio uccello si gonfia a dovere pronto ad entrare in azione.
Ci fermiamo a un semaforo, c’è un po’ di coda. Ne approfitto e la mia mano sale fra le sue gambe, le accarezzo la bella vulva depilata, gioco col suo ciccetto come fosse uno spicchio di limone.
Lei gradisce. Mugola un po’ sottovoce.
Scatta il verde, faccio per spostare la mano “lasciala pure caro” dice alzando il piede dalla frizione.
Faccio come dice, anzi, vado avanti. Visto che è già umida devo solo spingere un po’ e il dito è dentro.
“Che porco…”.
“Da noia?”.
“No, no….vai vai” sussurra cercando comunque di restare concentrata sulla guida.
Inizio a muoverglielo dentro piano piano. La guida diventa sempre meno sicura ma fa nulla, tanto siamo quasi arrivati.
Accosta di fronte a una palazzina, spegne il motore. Levo la mano, il dito è tutto unto.
Miriam apre la portiera, si alza, sul sedile c’è una evidente chiazza di sbroda che segna quanto si sia goduta il viaggio.

Saliamo. Già in ascensore non posso fare a meno di toccarla, baciarla, palparle i seni. Sono durissimo e lei lo sente. Ci manca poco che la monto qui dentro.
Finalmente si aprono le porte, percorriamo il corridoio, entriamo in casa. Nemmeno il tempo di chiudere la porta che già l’ho spinta contro il muro, le ho ficcato la lingua in bocca e mentre la bacio la aiuto a togliersi quel poco che indossa.
In un attimo è in autoreggenti e basta e io non ho più nulla.

Mi prende per mano, mi porta verso la camera da letto padronale.
Si butta sul letto a pancia sopra e apre le gambe “dai saltami sopra dai”.
La guardo “non gli dai nemmeno un bacino?”.
“Ma no dai, che te ne fai di una pompa, sei già di marmo. Entra che sono bollente”.
Faccio come dice, le salgo sopra e glielo guido dentro. La fica è piena dei suoi umori, il cazzo ci scivola dentro come su una rotaia SQUAK SQUAK SQUAK!

Andiamo avanti così praticamente senza cambiare posizione per quasi venti minuti. Tanti baci, tante leccate di tette, tante succhiate dei suoi bei capezzoli. A un certo punto Miriam mi afferra le chiappe da dietro, ci pianta le unghie…lo gradisco.
Pare quasi voglia dare più ritmo alla monta. Io mi adeguo.
“Sborrooo” annuncio.
“O si, fammi il pieno tesoro”.
“Sei fertile vero?”.
“Ma si, tranquillo, il cornuto ne ha già due non sue, una più una meno”.
Per un attimo ho una immagine visiva di Miriam col pancione e di me che le sborro sopra mentre le sue tettone piene di latte schizzano come fontane. Mi esalto, spingo… le faccio il pieno.
“Aaaaaaaaa” gemo mentre con delle lunghe e potenti pompate cerco di svuotarmi del tutto.
“Dio bono amore ma quanta ne avevi..” geme lei mentre gode piano piano,
“Ho fatto, ho fatto, scusa, non scopo da ieri…”.
“A, pensavo da un mese”.
Mi sollevo dal suo corpo, lo tiro fuori mentre mi sdraio al suo fianco.
Miriam mi fa una carezza poi sgrana gli occhi “Madonna ma è ancora duro? Hai sborrato una damigiana e sei così?”.
In effetti è ancora dritto, gonfio e teso con rivoli di sperma che colano giù dalla cappella.
“Ti spiace?”.
Ride di gusto “no, no, anzi…” e presa dalla libidine mi scavalca, mi siede sopra, lo afferra decisa e si impala in un colpo solo iniziando a cavalcarmi a tutta forza.

La lascio sfogare. Lo spettacolo del suo corpo su di me, le sue tette sudate che vanno su e giù, la sua fica rovente che avvolge il mio cazzo. È stupendo, mi piace un sacco e non devo nemmeno fare uno sforzo fisico, fa tutto lei. Io devo solo lasciami sollazzare il cazzo duro mentre lei continua a venire un orgasmo dopo l’altro fin che non riesce a farsi venire dentro ancora una volta.
Quando si alza da me lo guarda “adesso si che è molle”.
“Devo pisciare ti spiace?”.
“No, no, devo farla anche io figurati. Ti mostro il bagno” e mi fa strada.

“Il bagno tutto rosa, che bello”.
“Pensa che l’ha voluto così mio marito”.
“Un po’ da culo”
“Un po’ lo è” sorride mentre nuda in calze nere si accomoda sulla tazza “tu falla pure nel lavandino” dice come nulla fosse.
Beh se lo dice la padrona di casa obbedisco. Ho una pisciata in canna da mezzo litro buono.
Mi svuoto…sto meglio. Adesso dovrei averlo molle per un po’ e dargli tregua ma il fatto è che Miriam con quel bel corpo, le calze, le gambe spalancate, l’urina che scroscia fluente dalla sua fica!
Cazzo che spettacolo!

Mi guarda. Si accorge che mi sto sollazzando con la mano l’uccello.
“Ancora?” esclama.
“Non si può?” ribatto.
Prende la carta igienica, fa una specie di pallina e si pulisce la patata piano piano “dammi un attimo che mi pulisco”.
Mi avvicino, le piazzo il cazzo davanti alla faccia “e se non lo avessi un attimo”.
Ne sente l’odore e la durezza contro il mento “ma che porco, sa pure di piscio adesso”.
“Ti formalizzi per questo?” chiedo sempre facendolo dondolare davanti a lei.
“No” ride e spalanca la bocca ingoiandone più che può.

La terza monta la facciamo contro il lavandino.
Una bella classica pecora in piedi. Aggrappato ai fianchi, bocca sul collo… SFLOP SFLOP SFLOP.
“Dio godoooo”.
“Brava godi, godi” le faccio eco pompando a tutta forza.
Poi vado allattacco. Lo tiro fuori bello lubrificato di gnocca, apro bene le chiappe snelle della porca e prendo la mira.
Piano piano ma neanche troppo. Miriam è già aperta (da me) non c’è bisogno di forzare la mano.
“Oi ma sei fissato con sto culo”.
“Tua cugina Ines mi implora per farlo nel culo”.
“Mia cugina è una vacca io no”.
“Dai ormai sono dentro. Fammi venire piano piano nel bel sederino”.
Ride “considerando quanto mi hai fatto venire prima non posso dirti di no. Dai forza cavallino, dai pompa, pompa e riempimelo prima che torni il cornuto…”.
scritto il
2026-06-14
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