La terza gamba
di
Jack Off
genere
incesti
Ho ancora la coca in mano quando suonano alla porta. Io, che ho i vestiti chissà dove, probabilmente nell’ingresso visto che le sono saltato addosso appena chiusa la porta, mi guardo addosso spaesato e di riflesso cerco di coprirmi con l’asciugamano lurido di sperma.
Ormai passo due pomeriggi a settimana a casa di Marta, la vecchia vacca mamma del mio prof di disegno frocio. A volte c’è anche lui, partecipa a modo suo masturbandosi eccitato mentre mi guarda montare sua madre e divertendosi a leccarle la gnocca o il culo dopo che ci sono venuto dentro.
Altre volte, come oggi, Marta mi aspetta da sola, già in tiro, di solito senza mutande ma con le autoreggenti che la fanno più sexy. La vecchia patata pelosa in bella vista, le tettone penzolanti e piene. Non perdiamo un minuto per scopare senza sosta fino alle sei di sera quando, purtroppo devo andare a casa.
Ma adesso chi cazzo è che rompe le palle? Non Paolo, lui ha le chiavi ed entrerebbe senza interromperci per gustarsi la scena in pieno svolgimento.
Quindi chi cazzo è? Impallidisco cercando ancora di ricordare dove ho buttato i vestiti.
La nonnina troia mi guarda sorridendo “non ti preoccupare non è il caso” poi, tutta nuda, va ad aprire la porta sculettando quelle belle chiappe sode da ventenne che ancora si ritrova.
Sento che apre la porta, sento confabulare, pare una donna.
Dopo un attimo mi vedo davanti una signora bionda, su di età ma non troppo che mi fissa.
“Buongiorno” dico educato alzandomi in piedi.
Lei pare più concentrata sul mio attrezzo. “Non scherzavi allora” dice rivolta a Marta.
“Te l’ho detto. La terza gamba!” sorride la padrona di casa.
“E adesso è molle” mi affretto a precisare in un moto di orgoglio.
“Accidenti” sorride la bionda.
“George lei è mia sorella minore Zora” spiega Marta.
“A, tanto piacere” e mi avvicino alla donna un altro po’.
Lei sembra un pelo imbarazzata ma nemmeno troppo. Ci stringiamo la mano “tanto piacere”.
Intanto, di riflesso, lui si sta già alzando e involontariamente le si poggia sulla coscia.
Zora ha una minigonna davvero corta…penso fra me e me.
Ignorando che ho il cazzo in bella vista, anche se se lo studiano per bene con aria famelica, mi fanno accomodare sul divano dove la padrona di casa ha già preparato the coi pastìccini per tutti.
“Quindi fra voi parlate della mia…terza gamba” sorrido.
Zora pare un po’ imbarazzata.
Marta prende il comando “senti, parliamo chiaro, le cose stanno così, il marito di mia sorella è uno sfigato che le regala solo sbadigli. Io le ho consigliato di trovarsi un amante focoso e dotato ma non sente ragioni”.
“No, no, non voglio una relazione. Queste cose finiscono sempre per distruggere i matrimoni e io, insomma, mio marito lo amo è solo che…” mormora Zora con gli occhi fissi al pavimento.
“Non pompa abbastanza” sintetizzo io passandomi anche una mano sul cazzo.
“Quindi opzione B -riprende la padrona di casa- un montone giovane, ben dotato e senza pretese di relazioni a lungo termine”.
Allungo una mano, accarezzo la coscia di Zora sopra al nylon “mi pare una grande idea”.
Lei mi fissa, sorride “Mi sono un po’ lasciata tirare dentro da mia sorella -e la guarda male- no guarda, complimenti per il coso ma mi fa quasi paura. No guarda, facciamo che abbiamo scherzato Marta” e di scatto si alza in piedi.
“Zora ma che fai? L’ho fatto venire per te. Hai visto che roba?”.
Ma la sorella pare irremovibile “No, no, scusa e scusa anche tu. Dammi la mia borsa che vado e vi lascio soli. Sicuramente non vi annoierete”.
“Sei proprio una suora” sbuffa Marta.
“Magari sei tu che sei diventata una vacca senza rendertene conto” reagisce Zora e si allontana verso il bagno. “Scusate ho una impellenza e poi vado. Voi fate le vostre cose io non vi giudico e non dico nulla. Facciamo che non sono mai venuta qui…” e scappa in bagno chiudendosi a chiave, quasi in cerca di un rifugio sicuro.
Marta mi fissa come se aspettasse un giudizio.
“Peccato è una bella fica me la sarei fatta volentieri”.
“È quello che pensavo” annuisce lei.
Aspettiamo sul divano io nudo, Marta in autoreggenti con le gambe accavallate. Ci fumiamo una sigaretta assieme passandocela da una bocca all’altra una cosa molto carina per scambiarci la saliva e farci salire ancora la voglia. “Appena se ne va te lo pianto nel culo” dico.
“Oooo porcellone” ride e si inclina su un lato per mettermi proprio il culo in bella vista.
Io mi chino in avanti, gli vorrei dare una leccata ma poi, ideona, le infilo la sigaretta nel culo (dalla parte del filtro ovviamente, non sono un sadico).
“Ma che fai sciocco”.
“Prova ad aspirare col culo dai… vediamo se riesci a fumare dal culo”.
Ride “te ne inventi sempre una” però ci prova.
Inspira contraendo bene le chiappe sode mentre io le spingo abbastanza dentro il filtro “dai dai aspira bene”.
Poi rilascia… PRRRR! La scorreggia era inevitabile ma spara anche fuori una folata di fumo come se le andassero a fuoco le chiappe.
Arrossisce “scusa il peto”.
“Ma figurati anzi…” rido rimettendomi in bocca la sigaretta al gusto di culo.
“Ma che fa lì dentro tua sorella? Saranno venti minuti”.
“Infatti. Se non vuole scopare lei io avrei le mie esigenze” borbotta Marta.
“E io no amore” annuisco mostrandole un cazzo duro da paura.
“Senti iniziamo e che si fotta” sbotta Marta e mi si avventa sul cazzo a bocca spalancata iniziando a succhiarlo a forza.
È giusto nel buono, con la lingua sulla cappella e le palle fra le mani quando sentiamo la serratura scattare.
Zora esce. Ci guarda… “Porci” borbotta quasi con disgusto.
“Se non ti va ok ma evita i commenti cara troia, perché io lo so le porcate che facevi da giovane” la rimbecca Marta col mio uccello stretto in mano.
“Sarà mica che ti sei fatta un grilletto” rido io.
“Cosa?” sgrana gli occhi Zora.
Con uno scatto fulmineo mi alzo in piedi. Zora sembra intimorita da quel bastone di carne che le si sta avventando contro.
Prima che possa dire o fare qualcosa afferrò un lembo della corta gonna e lo sollevo.
“Ma sei pazzo!” urla la bionda.
Ma ormai è tardi. Sotto ha il suo collant trasparente, niente slip e una bella chiazza sul nylon.
Le metto una mano fra le gambe “Visto qui è roba fresca” rido.
Lei reagisce, indietreggia, abbassa la gonna “avrò sgocciolato un po’ di urina, capita”.
“Balle, quella è sbroda, sento l’odore”.
“È sbroda si” ride Marta.
Incastrata si arrende “E sia, va bene, mi sono toccata. Ho visto il tuo palo e mi è venuta voglia, va bene, siete contenti di avermi umiliata?”.
Cerco di avvicinarmi a lei con fare gentile, la abbraccio e nel farlo le sfioro deciso i bei seni. “Ma perché dovremmo umiliarti. Tua sorella voleva solo farti un regalo perché ha capito che ti serve un po’ di cazzo e io sono qui apposta. Nessuna umiliazione o vendetta, solo sesso” le sorrido accarezzandole i lunghi capelli biondi.
Lei mi guarda, una sguardo voglioso con gli occhi blu sgranati che dicono “fottimi”.
“Io non c’è la faccio a fare sesso con mia sorella che guarda. Non riesco”.
Marta si alza in piedi “Ma amore, se è solo questo il problema vi lascio soli in camera, basta dirlo” e si mette a sua volta a coccolarla strusciandole addosso le tettone.
“Ha ragione Marta, andiamo di la, senti come sei calda e bisognosa” insisto anche io rimettendole la mano fra le gambe. Mi guarda, ci pensa…
“Vado a spogliarmi” dichiara e parte dritta verso la camera da letto di Marta.
“Davvero non ti scoccia che non vuol fare una cosa a tre?”
“Ci arriveremo per gradi” sorride Marta mentre la sbircia spogliarsi seduta sul letto.
“E oggi?”.
“Mi prendo in prestito uno dei cazzi di gomma di mio figlio e mi arrangio. Non preoccuparti, non è la prima volta”.
“Al tuo compleanno bisognerà che ti regali un cefalo tutto tuo”.
“Si ma lo voglio di mezzo metro” ride lei mentre mi massaggia l’uccello come se cercasse di averne il più possibile prima di lasciarlo andare.
Entro in camera. Zora è nuda sul letto. Avrei preferito che tenesse il collant, aprirlo a strappi con la bocca e scoparla con quello addosso ma fa nulla. Anche all’uso sessuale di calze e collant ci arriveremo prima o poi. Per adesso va bene così. Mi tuffo sulla sua ficona davvero pelosa (sembrano mutande di pelo), ravano un po’, trovo il buchino rosa fra le labbra scurette e mi ci tuffo di lingua… Bastano due leccate e sta già venendo.
Tre ore dopo.
Esco dalla camera da letto.
Marta è sul divano, nuda con un cazzo di lattice azzurro nella fica che fa andare lentamente su e giù.
Molla la presa, mi guarda, sorride “È andata bene?”.
“Le ho trapanato fica e culo due volte”.
“Accidenti quattro schizzate in tre ore, mica male”.
“Cinque. C’è anche quella sulle tette”.
“Con me non sei mai arrivato a cinque di fila” mi fa notare.
“Non so amore, non le ho mai contate. Avrei voluto darti un adeguato saluto ma come vedi sono un po’ stanco e ho bisogno di metterlo a mollo”.
“A si, certo, non vogliamo mica romperlo. Zora che fa?”.
“Dopo l’ultima anale è crollata. Credo si sia addormentata. Lasciala riposare”.
“Sei proprio un montone tesoro mio” mi abbraccia Marta e mentre si alza dal divano sempre col cazzo di lattice piantato nella fica noto che ne ha anche uno su per il culo che sporge appena appena dalle chiappe. “E tu sei la mia vacca da monta” sorrido io dandole una bella manata sulle chiappe.
“Pensa se adesso vado di la, le monto sopra e la sveglio strusciandole la fica in faccia”.
“O sarebbe un gran risveglio -sorrido- però prima cambia le lenzuola perché abbiamo fatto un po’ di casino. Sai il piscio…”.
“Cioè mi hai pisciato nel letto tesoro?” sbotta Marta.
“Ma sai ero appena venuto nel culo, lei diceva di non smettere, le ho detto che nella canna c’era solo urina, mi ha detto dammi anche quella e le ho pisciato dentro…”.
“E lei?”.
“Lei è venuta. Dice che così calda la stimola di più… Così le ho pisciato anche in figa e sulle tette fra una monta e l’altra…”.
“Cioè mi hai riempito il letto di piscio”.
“Si. Mio e suo perché anche io non disdegno certe cose è una pisciatina sul cazzo me la sono fatta fare”.
“Io ti piscerei in bocca” si agita Marta, così tanto che il cazzo che ha nella figa sguscia fuori da solo SFLOP e cade a terra… “io ci devo dormire in quella stanza sai… ma ti pare il caso? Il piscio si fa in doccia o nei prati…”.
Naturalmente la vecchia ciospa è pratica anche di scopate col piscio, mi pare ovvio.
“Questa stai sicuro che me la paghi” borbotta mentre mi vesto.
“Cioè non me la dai più?”
Lei sgrana gli occhi “Ma no questo mai, chi mai ha parlato di non dartela, forse potrei sculacciarti…”
“Magari sculacciarmi mentre monto Zora” rido io.
Si tocca la figa bagnata “Vai, vai a casa porcellone che mi stai già facendo salire la voglia con le tue storielle”.
La bacio in bocca e sulle guance “Ci vediamo giovedì prossimo?”.
“Mi pare ovvio” annuisce lei facendo dondolare le tettone.
“Io tu e anche Zora?”.
“Vedremo…” mormora Marta ma è chiaro che la voglia di farlo in trio con la sorella stuzzica lei quanto me.
Ormai passo due pomeriggi a settimana a casa di Marta, la vecchia vacca mamma del mio prof di disegno frocio. A volte c’è anche lui, partecipa a modo suo masturbandosi eccitato mentre mi guarda montare sua madre e divertendosi a leccarle la gnocca o il culo dopo che ci sono venuto dentro.
Altre volte, come oggi, Marta mi aspetta da sola, già in tiro, di solito senza mutande ma con le autoreggenti che la fanno più sexy. La vecchia patata pelosa in bella vista, le tettone penzolanti e piene. Non perdiamo un minuto per scopare senza sosta fino alle sei di sera quando, purtroppo devo andare a casa.
Ma adesso chi cazzo è che rompe le palle? Non Paolo, lui ha le chiavi ed entrerebbe senza interromperci per gustarsi la scena in pieno svolgimento.
Quindi chi cazzo è? Impallidisco cercando ancora di ricordare dove ho buttato i vestiti.
La nonnina troia mi guarda sorridendo “non ti preoccupare non è il caso” poi, tutta nuda, va ad aprire la porta sculettando quelle belle chiappe sode da ventenne che ancora si ritrova.
Sento che apre la porta, sento confabulare, pare una donna.
Dopo un attimo mi vedo davanti una signora bionda, su di età ma non troppo che mi fissa.
“Buongiorno” dico educato alzandomi in piedi.
Lei pare più concentrata sul mio attrezzo. “Non scherzavi allora” dice rivolta a Marta.
“Te l’ho detto. La terza gamba!” sorride la padrona di casa.
“E adesso è molle” mi affretto a precisare in un moto di orgoglio.
“Accidenti” sorride la bionda.
“George lei è mia sorella minore Zora” spiega Marta.
“A, tanto piacere” e mi avvicino alla donna un altro po’.
Lei sembra un pelo imbarazzata ma nemmeno troppo. Ci stringiamo la mano “tanto piacere”.
Intanto, di riflesso, lui si sta già alzando e involontariamente le si poggia sulla coscia.
Zora ha una minigonna davvero corta…penso fra me e me.
Ignorando che ho il cazzo in bella vista, anche se se lo studiano per bene con aria famelica, mi fanno accomodare sul divano dove la padrona di casa ha già preparato the coi pastìccini per tutti.
“Quindi fra voi parlate della mia…terza gamba” sorrido.
Zora pare un po’ imbarazzata.
Marta prende il comando “senti, parliamo chiaro, le cose stanno così, il marito di mia sorella è uno sfigato che le regala solo sbadigli. Io le ho consigliato di trovarsi un amante focoso e dotato ma non sente ragioni”.
“No, no, non voglio una relazione. Queste cose finiscono sempre per distruggere i matrimoni e io, insomma, mio marito lo amo è solo che…” mormora Zora con gli occhi fissi al pavimento.
“Non pompa abbastanza” sintetizzo io passandomi anche una mano sul cazzo.
“Quindi opzione B -riprende la padrona di casa- un montone giovane, ben dotato e senza pretese di relazioni a lungo termine”.
Allungo una mano, accarezzo la coscia di Zora sopra al nylon “mi pare una grande idea”.
Lei mi fissa, sorride “Mi sono un po’ lasciata tirare dentro da mia sorella -e la guarda male- no guarda, complimenti per il coso ma mi fa quasi paura. No guarda, facciamo che abbiamo scherzato Marta” e di scatto si alza in piedi.
“Zora ma che fai? L’ho fatto venire per te. Hai visto che roba?”.
Ma la sorella pare irremovibile “No, no, scusa e scusa anche tu. Dammi la mia borsa che vado e vi lascio soli. Sicuramente non vi annoierete”.
“Sei proprio una suora” sbuffa Marta.
“Magari sei tu che sei diventata una vacca senza rendertene conto” reagisce Zora e si allontana verso il bagno. “Scusate ho una impellenza e poi vado. Voi fate le vostre cose io non vi giudico e non dico nulla. Facciamo che non sono mai venuta qui…” e scappa in bagno chiudendosi a chiave, quasi in cerca di un rifugio sicuro.
Marta mi fissa come se aspettasse un giudizio.
“Peccato è una bella fica me la sarei fatta volentieri”.
“È quello che pensavo” annuisce lei.
Aspettiamo sul divano io nudo, Marta in autoreggenti con le gambe accavallate. Ci fumiamo una sigaretta assieme passandocela da una bocca all’altra una cosa molto carina per scambiarci la saliva e farci salire ancora la voglia. “Appena se ne va te lo pianto nel culo” dico.
“Oooo porcellone” ride e si inclina su un lato per mettermi proprio il culo in bella vista.
Io mi chino in avanti, gli vorrei dare una leccata ma poi, ideona, le infilo la sigaretta nel culo (dalla parte del filtro ovviamente, non sono un sadico).
“Ma che fai sciocco”.
“Prova ad aspirare col culo dai… vediamo se riesci a fumare dal culo”.
Ride “te ne inventi sempre una” però ci prova.
Inspira contraendo bene le chiappe sode mentre io le spingo abbastanza dentro il filtro “dai dai aspira bene”.
Poi rilascia… PRRRR! La scorreggia era inevitabile ma spara anche fuori una folata di fumo come se le andassero a fuoco le chiappe.
Arrossisce “scusa il peto”.
“Ma figurati anzi…” rido rimettendomi in bocca la sigaretta al gusto di culo.
“Ma che fa lì dentro tua sorella? Saranno venti minuti”.
“Infatti. Se non vuole scopare lei io avrei le mie esigenze” borbotta Marta.
“E io no amore” annuisco mostrandole un cazzo duro da paura.
“Senti iniziamo e che si fotta” sbotta Marta e mi si avventa sul cazzo a bocca spalancata iniziando a succhiarlo a forza.
È giusto nel buono, con la lingua sulla cappella e le palle fra le mani quando sentiamo la serratura scattare.
Zora esce. Ci guarda… “Porci” borbotta quasi con disgusto.
“Se non ti va ok ma evita i commenti cara troia, perché io lo so le porcate che facevi da giovane” la rimbecca Marta col mio uccello stretto in mano.
“Sarà mica che ti sei fatta un grilletto” rido io.
“Cosa?” sgrana gli occhi Zora.
Con uno scatto fulmineo mi alzo in piedi. Zora sembra intimorita da quel bastone di carne che le si sta avventando contro.
Prima che possa dire o fare qualcosa afferrò un lembo della corta gonna e lo sollevo.
“Ma sei pazzo!” urla la bionda.
Ma ormai è tardi. Sotto ha il suo collant trasparente, niente slip e una bella chiazza sul nylon.
Le metto una mano fra le gambe “Visto qui è roba fresca” rido.
Lei reagisce, indietreggia, abbassa la gonna “avrò sgocciolato un po’ di urina, capita”.
“Balle, quella è sbroda, sento l’odore”.
“È sbroda si” ride Marta.
Incastrata si arrende “E sia, va bene, mi sono toccata. Ho visto il tuo palo e mi è venuta voglia, va bene, siete contenti di avermi umiliata?”.
Cerco di avvicinarmi a lei con fare gentile, la abbraccio e nel farlo le sfioro deciso i bei seni. “Ma perché dovremmo umiliarti. Tua sorella voleva solo farti un regalo perché ha capito che ti serve un po’ di cazzo e io sono qui apposta. Nessuna umiliazione o vendetta, solo sesso” le sorrido accarezzandole i lunghi capelli biondi.
Lei mi guarda, una sguardo voglioso con gli occhi blu sgranati che dicono “fottimi”.
“Io non c’è la faccio a fare sesso con mia sorella che guarda. Non riesco”.
Marta si alza in piedi “Ma amore, se è solo questo il problema vi lascio soli in camera, basta dirlo” e si mette a sua volta a coccolarla strusciandole addosso le tettone.
“Ha ragione Marta, andiamo di la, senti come sei calda e bisognosa” insisto anche io rimettendole la mano fra le gambe. Mi guarda, ci pensa…
“Vado a spogliarmi” dichiara e parte dritta verso la camera da letto di Marta.
“Davvero non ti scoccia che non vuol fare una cosa a tre?”
“Ci arriveremo per gradi” sorride Marta mentre la sbircia spogliarsi seduta sul letto.
“E oggi?”.
“Mi prendo in prestito uno dei cazzi di gomma di mio figlio e mi arrangio. Non preoccuparti, non è la prima volta”.
“Al tuo compleanno bisognerà che ti regali un cefalo tutto tuo”.
“Si ma lo voglio di mezzo metro” ride lei mentre mi massaggia l’uccello come se cercasse di averne il più possibile prima di lasciarlo andare.
Entro in camera. Zora è nuda sul letto. Avrei preferito che tenesse il collant, aprirlo a strappi con la bocca e scoparla con quello addosso ma fa nulla. Anche all’uso sessuale di calze e collant ci arriveremo prima o poi. Per adesso va bene così. Mi tuffo sulla sua ficona davvero pelosa (sembrano mutande di pelo), ravano un po’, trovo il buchino rosa fra le labbra scurette e mi ci tuffo di lingua… Bastano due leccate e sta già venendo.
Tre ore dopo.
Esco dalla camera da letto.
Marta è sul divano, nuda con un cazzo di lattice azzurro nella fica che fa andare lentamente su e giù.
Molla la presa, mi guarda, sorride “È andata bene?”.
“Le ho trapanato fica e culo due volte”.
“Accidenti quattro schizzate in tre ore, mica male”.
“Cinque. C’è anche quella sulle tette”.
“Con me non sei mai arrivato a cinque di fila” mi fa notare.
“Non so amore, non le ho mai contate. Avrei voluto darti un adeguato saluto ma come vedi sono un po’ stanco e ho bisogno di metterlo a mollo”.
“A si, certo, non vogliamo mica romperlo. Zora che fa?”.
“Dopo l’ultima anale è crollata. Credo si sia addormentata. Lasciala riposare”.
“Sei proprio un montone tesoro mio” mi abbraccia Marta e mentre si alza dal divano sempre col cazzo di lattice piantato nella fica noto che ne ha anche uno su per il culo che sporge appena appena dalle chiappe. “E tu sei la mia vacca da monta” sorrido io dandole una bella manata sulle chiappe.
“Pensa se adesso vado di la, le monto sopra e la sveglio strusciandole la fica in faccia”.
“O sarebbe un gran risveglio -sorrido- però prima cambia le lenzuola perché abbiamo fatto un po’ di casino. Sai il piscio…”.
“Cioè mi hai pisciato nel letto tesoro?” sbotta Marta.
“Ma sai ero appena venuto nel culo, lei diceva di non smettere, le ho detto che nella canna c’era solo urina, mi ha detto dammi anche quella e le ho pisciato dentro…”.
“E lei?”.
“Lei è venuta. Dice che così calda la stimola di più… Così le ho pisciato anche in figa e sulle tette fra una monta e l’altra…”.
“Cioè mi hai riempito il letto di piscio”.
“Si. Mio e suo perché anche io non disdegno certe cose è una pisciatina sul cazzo me la sono fatta fare”.
“Io ti piscerei in bocca” si agita Marta, così tanto che il cazzo che ha nella figa sguscia fuori da solo SFLOP e cade a terra… “io ci devo dormire in quella stanza sai… ma ti pare il caso? Il piscio si fa in doccia o nei prati…”.
Naturalmente la vecchia ciospa è pratica anche di scopate col piscio, mi pare ovvio.
“Questa stai sicuro che me la paghi” borbotta mentre mi vesto.
“Cioè non me la dai più?”
Lei sgrana gli occhi “Ma no questo mai, chi mai ha parlato di non dartela, forse potrei sculacciarti…”
“Magari sculacciarmi mentre monto Zora” rido io.
Si tocca la figa bagnata “Vai, vai a casa porcellone che mi stai già facendo salire la voglia con le tue storielle”.
La bacio in bocca e sulle guance “Ci vediamo giovedì prossimo?”.
“Mi pare ovvio” annuisce lei facendo dondolare le tettone.
“Io tu e anche Zora?”.
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