Ines, vera mamma vacca
di
Jack Off
genere
incesti
Mi chiede di essere puntuale perché il viaggio è lungo.
Che stronzata. Io sono sempre puntuale mica sono quel coglione di suo figlio penso mentre cammino a passo lento verso casa di Ines.
Guardo l’ora, sono anche dieci minuti in anticipo. Busso…niente.
Busso più forte…ancora nulla.
Ma cazzo mettiamolo un campanello!
Decido di fare il giro della casa, sul retro c’è un passaggio semi nascosto che da sul giardino e che ho già usato altre volte.
Devo faticare un po’. Il cancello sul retro non ha la serratura e l’avevano sbarrato con delle assi. Dopo che le ho tolte la prima volta e soprattutto dopo che Ines e famiglia hanno preso l’abitudine di fare sesso in giardino lo hanno rinforzato per non avere sorprese.
In effetti si sa mai che uno entra per sbaglio e si trova la padrona di casa che lo prende nel culo beatamente.
Attraverso il cortile, la casa è ancora silenziosa. Vuoi vedere che sta stronza mi ha dato buca?
Si perché la signora Ines, vacca e padrona di casa che ho più o meno scaricato due settimane fa mi ha promesso una nuova grande scopata. Una scopata con sua madre. Una vecchia tettona di settant’anni di cui promette meraviglie.
Buffa la cosa vero? La vacca cinquantenne pur di avere ancora il mio cazzo mi offre la puttana settantenne in omaggio. Buffo davvero…
Si Ines mi ha stufato. Non è bella, non è simpatica e non scopa nemmeno tanto bene. Alla fine tutto si riduce a delle gran pecore dove se lo fa infilare decisa nel culo, specie da quando ha scoperto l’orgasmo anale.
Ora, non che mi dispiaccia farmela ogni tanto. Un troione da riempire di sborra fa sempre comodo. Il problema è il figlio Marco.
Simpatico il ragazzo. All’inizio lo credevo gay fin che non ha rivelato un certo interesse per la madre. A quel punto farlo partecipare, fargli vedere la madre mentre la sfondavo mi era parso divertente è ancora di più guardarlo quando ha preso un po’ di forza e ha infilato il suo pisellino proprio lì da dove è uscito.
Lo ammetto, amo creare queste situazioni incestuose e incentivare i porci che si scopano le madri, le nonne, le zie…
Peccato che abbia creato un mostro.
Prima di tutto ho sottovalutato la sua potenza sessuale. Marco non è un gran che. Dieci minuti dentro alla madre quando va bene. Altre volte è così teso che sborra appena la cappella sfiora le piccole labbra di Ines.
È ovvio che una porcona come la madre ha bisogno di molto di più visto che con me ne fa di media tre di fila…
E quale sarebbe il problema se non soddisfa la madre?
Prima di tutto che lei più che soddisfarlo lo umilia. “Già venuto? già fatto? Sei a posto per oggi?” sono le frasi più tipiche che escono dalla bocca della vacca e che, al ragazzo, più che dare il senso di averla domata danno il senso di essere stato inefficace.
Secondo, ogni volta che è inefficace (praticamente ogni giorno) viene da me. Mi racconta cosa ha fatto e cosa ha provato a fare, mi chiede consigli sul coito, mi chiede idee… ma io che devo dirgli? Che io ho una trave e lui uno stuzzicadenti…uno stuzzicadenti che fra l’altro si bagna in due minuti?
È così ogni volta mi trovo coinvolto in questa relazione familiare incestuosa, sia come consulente che, ovviamente, come aiutante. Devo andare da loro, devo montarla a dovere e lasciare che lui guardi.
Marco guarda, studia tutto, si sega a raffica e da della troia alla madre beato di vederla inculata da me. E poi raffiche di sborra..
Divertente? Eccitante?
Si una volta, magari due ma TUTTE le volte no dai… la monotonia ti ammazza e poi questo uccellino che mi sventola a venti centimetri con lui che lo sega a raffica nemmeno dovesse staccarlo… no basta dai.
Detto ciò l’idea di trombarmi una settantenne che non ho mai visto, con la figlia connivente che probabilmente guarderà e forse parteciperà mi intriga un sacco, quindi eccoci. Pronto e duro!
In casa ancora niente. Mi hanno fatto una scherzo? Mi hanno fatto venire per nulla? Chi lo sa.
Sto quasi per andarmene quando sento una specie di rantolo. Debole, acuto, femminile.
Sembra Ines. Conoscendola potrei immaginare che si stia masturbando o facendo pompare da qualcuno ma ascoltando meglio sembra un grido di aiuto.
Provo a mettere una mano sulla maniglia. Apro la porta che non è chiusa a chiave. “Ei c’è nessuno in casa?”.
“Siamo qui, siamo qui” risponde da sopra la voce di Ines debole e sofferente.
Probabilmente sta scopando… che faccio? passo dopo? L’idea sarebbe quella.
Ma poi insiste “aiuto, vieni, aiuto”.
E va bene vado su, vediamo…
Sono sul letto. Nudi. Dietro c’è Marco chinato col suo culo peloso in aria. Davanti a lui, a pecora, la madre che sbuffa e geme.
Se la sta inculando, lo vedo subito. Niente di nuovo o che non abbia già visto.
“Vi lascio finire la monta?”.
“No, no, aiuto, aiuto… -insiste Ines- guarda che disastro”.
Così mi decido a sbirciare e vedo una delle cose più strambe che abbia mai visto.
In sostanza (in seguito lo vedrò meglio) siccome Ines ha il culo sfondato e Marco per quanto ci tenga a sodomizzarla col suo pisellino fa ben poco, si è procurato chissà dove un “estensore per pene”.
Una roba strana. Di lattice. Praticamente è un tubo, una guaina, in cui infili il cazzo che ovviamnete diventa molto più largo. In cima è aperto quindi il tuo pistolino ha comunque la sua cappella pronta a godere e, si presume, la donna sentendo il contatto col lattice dovrebbe a sua volta sentire dentro un calibro da cavallo.
Per completare il lavoro, in fondo, hanno fatto una specie di fettuccia, sempre di lattice, che dovresti farti passare sotto alle palle per tenerlo fermo. Una stronzata, penso subito, perché o hai le palle davvero piccole o quel coso ti stritola i gioielli tipo morsa.
Mi dolgono i coglioni solo a pensarlo.
Ma torniamo al problema di famiglia… che cosa è successo?
Molto semplice. Marco si è messo questo coso immaginando di diventare una specie di cavallo, è andato dritto nel culo della madre con tutta la sua violenza e…si è incastrato.
Il coglione!
Senza adeguata lubrificazione, senza una vera attenzione a ciò che facevano e probabilmente con scarso piacere della madre che altrimenti si sarebbe bagnata risolvendo il problema, il coso, l’estensore insomma si è incastrato.
Probabilmente ha fatto vuoto d’aria.
E così adesso i due idioti sono a pecora da due ore. Con lui che se tira gli pare che gli strappino via palle e uccello e lei che ogni volta che si muove sente il culo andare in fiamme.
Sul letto c’è anche del sangue colato da poco, probabilmente hanno provato a tirare senza successo.
Dopo avergli riso un po’ in faccia e detto a entrambi quanto sono stati coglioni, anche se Ines mi dice che lei del coso non sapeva nulla, mi propongo per una soluzione. Una idea che mi è appena venuta ovvio.
Mi spoglio, esibisco il cazzo semi duro, mi chino sul letto vicino alla faccia della madre.
Mi fissa senza capire.
“Ciuccialo” dico.
“Adesso?”.
“Mi serve bello duro per intervenire”.
Non capisce ma comunque apre la bocca, tira fuori la lingua e lascia che glielo ficchi in gola.
“Fai tanta saliva… tanta” insisto.
Serve davvero questa operazione? E chi lo sa? Forse mi andava solo di farmelo succhiare dalla troia.
Quando decido che sono abbastanza duro e appagato mi alzo, mi piazzo dietro a Marco.
“Ma che fai?” borbotta lui.
“È semplice, ti faccio venire, il tuo uccello si ammoscia e lo sfili via dalla guaina”.
“Mi fai venire? Io ma come?”.
Sente la mia cappella fra le chiappe.
“O no ma… no ma…”.
“Fidati sei abbastanza frocio perché la cosa funzioni” lo rassicuro.
La cappella entra piano piano “ai, Oi… no fa male”.
“Tieni il fiato un attimo è come mettere una supposta fidati”
Tra i suoi lamenti e quelli della madre di rimando alla fine glielo faccio passare nel culo per bene. Sento il suo dolore, sento il suo anello anale che va in frantumi, sento i lamenti della madre quando lui si muove.
“Lo senti tutti dentro?”.
“Argh! Sii”.
“Non ti piace?”.
“Argh! No”.
“Strano a tua madre piace tantissimo. Ora stai fermo vedrai che funziona”.
Inizio a pompare nel culo del ragazzino. Non è bello ne sexy ma infliggere dolore anale a questo stronzo mi piace un sacco. Su, giù, su, giù… lo apro, lo sfondo.
E, come immaginavo, dopo qualche minuto i suoi lamenti diventano rantoli. Il mezzo frocio sta godendo, lo sento.
“Godi troietta vero?”.
“Io….”.
“Sei la mia troietta e godi” insisto.
“Io, si, o siiii, godoooo” mormora e un attimo dopo sborra alla grande.
Come avevo previsto la mia idea funziona. Il cazzetto di Marco diventa ancora più piccolo, si sfila dalla guaina, gli dò una tirata indietro, lui esce e sul materasso colano tutti i suoi succhi.
Glielo sfilo dal culo ancora bello duro. L’idea sarebbe di finire con la madre che adesso ha ancora quel coso di lattice dentro.
“Il culo mi brucia un sacco” esclama Marco.
“Vai a farti un bidet. Qui ci penso io” e così facendo piano piano faccio uscire questo strano oggetto dal culo di Ines.
L’idea, lo ammetto, sarebbe che tolto il coso ci metterei il mio ma appena questo affare di lattice azzurro esce da lei mi passa ogni libidine.
È come togliere un tappo.
A Ines salta fuori una colata di merda liquida che pare non aver fine.
Come vedere una vacca che caga!
Io sono molto perverso ma ho i miei limiti. La puzza, la cacca… scappo fuori dalla camera prima di vomitarmi addosso.
Scendo in cucina, mi prendo un bicchiere d’acqua dal rubinetto cercando di scacciare quella visione e di dimenticare la puzza.
Sento Ines che esce dalla camera “vado a farmi una doccia!” urla.
Mi pare una buona idea.
Che dire? Adesso Ines ha raggiunto il livello di vacca in ogni senso e Marco con quel coso ha sfiorato vette di stupidità che non avrei mai immaginato.
Sono sempre più convinto che devo sganciarmi al più presto da questa famiglia di imbecilli.
Jackoffstorie@yahoo.com
Che stronzata. Io sono sempre puntuale mica sono quel coglione di suo figlio penso mentre cammino a passo lento verso casa di Ines.
Guardo l’ora, sono anche dieci minuti in anticipo. Busso…niente.
Busso più forte…ancora nulla.
Ma cazzo mettiamolo un campanello!
Decido di fare il giro della casa, sul retro c’è un passaggio semi nascosto che da sul giardino e che ho già usato altre volte.
Devo faticare un po’. Il cancello sul retro non ha la serratura e l’avevano sbarrato con delle assi. Dopo che le ho tolte la prima volta e soprattutto dopo che Ines e famiglia hanno preso l’abitudine di fare sesso in giardino lo hanno rinforzato per non avere sorprese.
In effetti si sa mai che uno entra per sbaglio e si trova la padrona di casa che lo prende nel culo beatamente.
Attraverso il cortile, la casa è ancora silenziosa. Vuoi vedere che sta stronza mi ha dato buca?
Si perché la signora Ines, vacca e padrona di casa che ho più o meno scaricato due settimane fa mi ha promesso una nuova grande scopata. Una scopata con sua madre. Una vecchia tettona di settant’anni di cui promette meraviglie.
Buffa la cosa vero? La vacca cinquantenne pur di avere ancora il mio cazzo mi offre la puttana settantenne in omaggio. Buffo davvero…
Si Ines mi ha stufato. Non è bella, non è simpatica e non scopa nemmeno tanto bene. Alla fine tutto si riduce a delle gran pecore dove se lo fa infilare decisa nel culo, specie da quando ha scoperto l’orgasmo anale.
Ora, non che mi dispiaccia farmela ogni tanto. Un troione da riempire di sborra fa sempre comodo. Il problema è il figlio Marco.
Simpatico il ragazzo. All’inizio lo credevo gay fin che non ha rivelato un certo interesse per la madre. A quel punto farlo partecipare, fargli vedere la madre mentre la sfondavo mi era parso divertente è ancora di più guardarlo quando ha preso un po’ di forza e ha infilato il suo pisellino proprio lì da dove è uscito.
Lo ammetto, amo creare queste situazioni incestuose e incentivare i porci che si scopano le madri, le nonne, le zie…
Peccato che abbia creato un mostro.
Prima di tutto ho sottovalutato la sua potenza sessuale. Marco non è un gran che. Dieci minuti dentro alla madre quando va bene. Altre volte è così teso che sborra appena la cappella sfiora le piccole labbra di Ines.
È ovvio che una porcona come la madre ha bisogno di molto di più visto che con me ne fa di media tre di fila…
E quale sarebbe il problema se non soddisfa la madre?
Prima di tutto che lei più che soddisfarlo lo umilia. “Già venuto? già fatto? Sei a posto per oggi?” sono le frasi più tipiche che escono dalla bocca della vacca e che, al ragazzo, più che dare il senso di averla domata danno il senso di essere stato inefficace.
Secondo, ogni volta che è inefficace (praticamente ogni giorno) viene da me. Mi racconta cosa ha fatto e cosa ha provato a fare, mi chiede consigli sul coito, mi chiede idee… ma io che devo dirgli? Che io ho una trave e lui uno stuzzicadenti…uno stuzzicadenti che fra l’altro si bagna in due minuti?
È così ogni volta mi trovo coinvolto in questa relazione familiare incestuosa, sia come consulente che, ovviamente, come aiutante. Devo andare da loro, devo montarla a dovere e lasciare che lui guardi.
Marco guarda, studia tutto, si sega a raffica e da della troia alla madre beato di vederla inculata da me. E poi raffiche di sborra..
Divertente? Eccitante?
Si una volta, magari due ma TUTTE le volte no dai… la monotonia ti ammazza e poi questo uccellino che mi sventola a venti centimetri con lui che lo sega a raffica nemmeno dovesse staccarlo… no basta dai.
Detto ciò l’idea di trombarmi una settantenne che non ho mai visto, con la figlia connivente che probabilmente guarderà e forse parteciperà mi intriga un sacco, quindi eccoci. Pronto e duro!
In casa ancora niente. Mi hanno fatto una scherzo? Mi hanno fatto venire per nulla? Chi lo sa.
Sto quasi per andarmene quando sento una specie di rantolo. Debole, acuto, femminile.
Sembra Ines. Conoscendola potrei immaginare che si stia masturbando o facendo pompare da qualcuno ma ascoltando meglio sembra un grido di aiuto.
Provo a mettere una mano sulla maniglia. Apro la porta che non è chiusa a chiave. “Ei c’è nessuno in casa?”.
“Siamo qui, siamo qui” risponde da sopra la voce di Ines debole e sofferente.
Probabilmente sta scopando… che faccio? passo dopo? L’idea sarebbe quella.
Ma poi insiste “aiuto, vieni, aiuto”.
E va bene vado su, vediamo…
Sono sul letto. Nudi. Dietro c’è Marco chinato col suo culo peloso in aria. Davanti a lui, a pecora, la madre che sbuffa e geme.
Se la sta inculando, lo vedo subito. Niente di nuovo o che non abbia già visto.
“Vi lascio finire la monta?”.
“No, no, aiuto, aiuto… -insiste Ines- guarda che disastro”.
Così mi decido a sbirciare e vedo una delle cose più strambe che abbia mai visto.
In sostanza (in seguito lo vedrò meglio) siccome Ines ha il culo sfondato e Marco per quanto ci tenga a sodomizzarla col suo pisellino fa ben poco, si è procurato chissà dove un “estensore per pene”.
Una roba strana. Di lattice. Praticamente è un tubo, una guaina, in cui infili il cazzo che ovviamnete diventa molto più largo. In cima è aperto quindi il tuo pistolino ha comunque la sua cappella pronta a godere e, si presume, la donna sentendo il contatto col lattice dovrebbe a sua volta sentire dentro un calibro da cavallo.
Per completare il lavoro, in fondo, hanno fatto una specie di fettuccia, sempre di lattice, che dovresti farti passare sotto alle palle per tenerlo fermo. Una stronzata, penso subito, perché o hai le palle davvero piccole o quel coso ti stritola i gioielli tipo morsa.
Mi dolgono i coglioni solo a pensarlo.
Ma torniamo al problema di famiglia… che cosa è successo?
Molto semplice. Marco si è messo questo coso immaginando di diventare una specie di cavallo, è andato dritto nel culo della madre con tutta la sua violenza e…si è incastrato.
Il coglione!
Senza adeguata lubrificazione, senza una vera attenzione a ciò che facevano e probabilmente con scarso piacere della madre che altrimenti si sarebbe bagnata risolvendo il problema, il coso, l’estensore insomma si è incastrato.
Probabilmente ha fatto vuoto d’aria.
E così adesso i due idioti sono a pecora da due ore. Con lui che se tira gli pare che gli strappino via palle e uccello e lei che ogni volta che si muove sente il culo andare in fiamme.
Sul letto c’è anche del sangue colato da poco, probabilmente hanno provato a tirare senza successo.
Dopo avergli riso un po’ in faccia e detto a entrambi quanto sono stati coglioni, anche se Ines mi dice che lei del coso non sapeva nulla, mi propongo per una soluzione. Una idea che mi è appena venuta ovvio.
Mi spoglio, esibisco il cazzo semi duro, mi chino sul letto vicino alla faccia della madre.
Mi fissa senza capire.
“Ciuccialo” dico.
“Adesso?”.
“Mi serve bello duro per intervenire”.
Non capisce ma comunque apre la bocca, tira fuori la lingua e lascia che glielo ficchi in gola.
“Fai tanta saliva… tanta” insisto.
Serve davvero questa operazione? E chi lo sa? Forse mi andava solo di farmelo succhiare dalla troia.
Quando decido che sono abbastanza duro e appagato mi alzo, mi piazzo dietro a Marco.
“Ma che fai?” borbotta lui.
“È semplice, ti faccio venire, il tuo uccello si ammoscia e lo sfili via dalla guaina”.
“Mi fai venire? Io ma come?”.
Sente la mia cappella fra le chiappe.
“O no ma… no ma…”.
“Fidati sei abbastanza frocio perché la cosa funzioni” lo rassicuro.
La cappella entra piano piano “ai, Oi… no fa male”.
“Tieni il fiato un attimo è come mettere una supposta fidati”
Tra i suoi lamenti e quelli della madre di rimando alla fine glielo faccio passare nel culo per bene. Sento il suo dolore, sento il suo anello anale che va in frantumi, sento i lamenti della madre quando lui si muove.
“Lo senti tutti dentro?”.
“Argh! Sii”.
“Non ti piace?”.
“Argh! No”.
“Strano a tua madre piace tantissimo. Ora stai fermo vedrai che funziona”.
Inizio a pompare nel culo del ragazzino. Non è bello ne sexy ma infliggere dolore anale a questo stronzo mi piace un sacco. Su, giù, su, giù… lo apro, lo sfondo.
E, come immaginavo, dopo qualche minuto i suoi lamenti diventano rantoli. Il mezzo frocio sta godendo, lo sento.
“Godi troietta vero?”.
“Io….”.
“Sei la mia troietta e godi” insisto.
“Io, si, o siiii, godoooo” mormora e un attimo dopo sborra alla grande.
Come avevo previsto la mia idea funziona. Il cazzetto di Marco diventa ancora più piccolo, si sfila dalla guaina, gli dò una tirata indietro, lui esce e sul materasso colano tutti i suoi succhi.
Glielo sfilo dal culo ancora bello duro. L’idea sarebbe di finire con la madre che adesso ha ancora quel coso di lattice dentro.
“Il culo mi brucia un sacco” esclama Marco.
“Vai a farti un bidet. Qui ci penso io” e così facendo piano piano faccio uscire questo strano oggetto dal culo di Ines.
L’idea, lo ammetto, sarebbe che tolto il coso ci metterei il mio ma appena questo affare di lattice azzurro esce da lei mi passa ogni libidine.
È come togliere un tappo.
A Ines salta fuori una colata di merda liquida che pare non aver fine.
Come vedere una vacca che caga!
Io sono molto perverso ma ho i miei limiti. La puzza, la cacca… scappo fuori dalla camera prima di vomitarmi addosso.
Scendo in cucina, mi prendo un bicchiere d’acqua dal rubinetto cercando di scacciare quella visione e di dimenticare la puzza.
Sento Ines che esce dalla camera “vado a farmi una doccia!” urla.
Mi pare una buona idea.
Che dire? Adesso Ines ha raggiunto il livello di vacca in ogni senso e Marco con quel coso ha sfiorato vette di stupidità che non avrei mai immaginato.
Sono sempre più convinto che devo sganciarmi al più presto da questa famiglia di imbecilli.
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