Carla, moglie inculata
di
Jack Off
genere
incesti
Ogni mattina è diversa. Non parlo di una semplice vacca vogliosa di cazzo. Ogni mattina Carla mi carica in auto, andiamo nel solito boschetto e si spoglia
Ieri aveva le autoreggenti bianche sotto alla minigonna e gli slip modello filo interdentale rosa che non ha nemmeno dovuto togliere. Li ha solo spostati, liberato la bella ciospa pelosa e bagnata e zak. Chinata in avanti con le mani a palmo sul cofano, il bel culo allegro che dondolava, il mio uccellone tutto dentro…
SFLOP, SFLOP, SFLOP….l’uccello che sguazzava nella fica bagnata, lei che veniva e urlava a tutto spiano, le auto che passavano nella tangenziale li accanto a coprire le nostre porcate.
Il tempo è quello che è, alle otto dobbiamo essere a scuola. Ci siamo accordati per trovarci alle sette vicino alla sua macchina, dieci minuti per arrivare al boschetto… Di solito mi tolgo già i pantaloni mentre guida così facciamo prima.
Mezz’ora buona di monta la facciamo. Non è molto ma come svuotata dei coglioni mattutina può andare. Dieci minuti per pulirci, lei ha tutto nel baule, fazzolettini, salviette imbevute e anche una lavanda vaginale col beccuccio che si ficca tra le gambe e si spara dentro.
Non so ma io quando la vedo in piedi a gambe larghe a spararsi dentro quella roba la trovo davvero porca e altrettanto quando finito il tutto fa una pisciata decisa accucciata sull’erba.
A volte solo guardarla me lo fa tornare duro. Devo farci l’abitudine.
Si va a scuola. Lei insegnate io alunno, facciamo ciò che dobbiamo fare, l’anno scolastico è quasi agli sgoccioli, dovrei farcela. Di sicuro non avrò problemi in lingue straniere con la professoressa Carla.
“Hai fatto una traduzione di cacca sappilo” mi ha detto una volta.
“Ero deconcentrato, continuavo a guardarti le gambe” ho riso io.
“Ti ho dato sette, meritavi cinque”.
“Allora devo ringraziarti in qualche modo” ho sorriso e siccome parliamo di “lingue”, ho pensato bene di usare a dovere la mia.
Appena si è fermata con l’auto le sono scivolato fra le gambe e le ho fatto un lavoretto con la mia lingua senza risparmiarmi. Mi è venuta in bocca due volte.
“Questo si che è da dieci” mi ha detto alla fine mentre mi facevo una sega sul prato guardandola pulirsi la patata.
E oggi? Cazzo oggi è in calze a rete. Madonna!
Mi va il sangue in testa appena la vedo. Le calze a rete fanno così troia.
Non ce la faccio nemmeno ad arrivare al boschetto. Appena ingrana la marcia inizio a palpare ogni centimetro delle sue cosce.
“Piano che mi fai sbandare”.
Per risposta le ho ficcato la mano fra le gambe deciso.
“Ma porca vacca…c’è il pelo e basta. E gli slip?”.
“Non li ho messi ti spiace?”.
Le ho accarezzato ben bene quel pelo muschiato che ha sotto cercando il suo bel buchino “no, no lo adoro”.
Quando siamo arrivati al boschetto ero gonfio come un toro da monta.
Mi ha fissato “madonna sembra stia per esplodere” ha sorriso lei ancora seduta in auto con la porta aperta mentre la fissavo nudo e duro davanti a lei.
“È l’effetto calze” ho sorriso sventolandole davanti l’attrezzo.
Presa da un fremito lo ha afferrato, se lo è portato alla bocca e ha iniziato una pompa divina.
Ho allungato una mano, le ho scoperto i seni da sotto la camicetta e li ho strizzati ben bene, prima uno poi l’altro. La sua lingua assetata non mollava, succhiava di brutto e intanto quel pennello di carne che ha in gola girava tutto in tondo alla cappella gonfia dandomi dei brividi.
“O Cristo Carla” ho urlato a un certo punto e senza potermi tenere le ho sborrato in bocca.
Lei ha provato a mandare giù ma era tanta, troppa. Ha dovuto sputare per terra per non soffocare. E per fortuna che non ha sputato dentro la macchina.
Ho fatto un passo indietro. Lei si sta ancora facendo passare la tosse da sperma. Io continuo a colare roba sull’erba.
Si alza in piedi “se vuoi altre pompe meglio che mi porti una bibita. Avrò il gusto del tuo sperma in gola tutta la mattina” ha sorriso.
“Credevo ti piacesse…”.
“È l’unica cosa che mio marito mi da in abbondanza”.
“A! Ama i pompini. Bravo”.
“Gli piace anche fottere, stai tranquillo ma il tuo è il doppio…” ha riso.
“E tu vuoi calibri enormi lo so”.
“Oggi però mi sa che non avrò ne calibri grossi, ne piccoli” mi ha risposto un po’ provocatoria.
“In che senso?”.
Si è passata la mano sulle labbra ancora bianche e appiccicose del mio seme “secondo te… sparalesto”.
“Te l’ho detto è l’effetto calze e poi coi pompini ci sai davvero fare te lo devo dire. Sei quasi brava come un maschio”.
Mi ha fissato coi suoi begli occhioni come se non avesse capito “intendi che i maschi fanno pompe migliori?”.
“In genere si. Sai un maschio conosce bene l’attrezzo, sa dove piace di più, come e quando. Deve solo fare al cazzo del suo patner quello che si farebbe da solo e il gioco è fatto”.
“Lungo come il tuo te lo potresti fare da solo davvero” ha sorriso.
“In effetti una volta mi sono leccato la cappella da solo ma non è un gran che. Devi tendere tutti i muscoli della schiena e il piacere un po’ se ne va. Sembra più una posizione yoga. Meglio farseli fare…”.
“Dai maschi. Perché te li fai fare dai maschi vero? Parli per cognizione di causa immagino”.
“Una pompa è una pompa e un culo è sempre un culo…”.
“Ho sempre immaginato che fossi bisex”.
“Non sono bisex sono semplicemente eccitato a 360 gradi, anzi, a proposito, ti faccio notare che è ancora bello duro. Se vuoi gradire…”.
“Non vedi che me la sono appena pulita… poi oggi senza mutandine mica posso avere perdite. Pensa che figura se inizia a colarmi roba dalle gambe in classe”.
“Mi chiami in cattedra e ci penso io….”.
“Porco. Comunque no. Per oggi la mia allegra passera si accontenta del lavoro di lingua, grazie”.
“E il culo?” le ho buttato lì.
Mi ha riso in faccia “davvero avresti il coraggio di infilarmi quel salame Beretta nel sedere?”.
“Me lo sogno da quando abbiamo iniziato a farlo” ho confessato mentre la sola idea di sodomizzarla me lo ha marmorizzato.
Per un attimo ho davvero sperato che si alzasse dal sedile, si mettesse a novanta sul cofano e mi offrisse il suo bel culo burroso poi ha guardato l’ora…”mi spiace ma è tardi. Metti il fucile nel fodero che andiamo”.
“Cavolo ma sai che tortura averlo duro sotto ai jeans. Sappi che appena arrivato a scuola andrò a farmi una sega in bagno”.
“Penserai a me?”.
“Sicuro… probabilmente al tuo bel buco posteriore”.
“Calma, calma, fammici pensare un attimo. Non è una cosa da poco farsi infilare fra le chiappe quel bastone”.
“Non mi dire che sei vergine perché non ci credo. Ti ho palpata spesso, si sente che sei aperta”.
“Mi pare ovvio. Pensavi che mio marito se lo lasciasse scappare?”.
“Ti ha sverginata lui? Dietro dico”.
“Si”.
“Pensavo quel nero che ti facevi”.
“No, no lui voleva solo davanti, venire dentro e ingravidarmi”.
“E…insomma ci è riuscito…”.
“No perché sono sterile. Ho fatto un esame, ne sono certa”.
“Beh buon per me…con tutto quello che ti ho pompato dentro…”
“Siamo arrivati” dice fermando la macchina. Mi lascia sempre due strade prima della scuola perché nessuno ci veda arrivare assieme. Apro la porta “cavolo sono così gonfio che faccio fatica a camminare”.
“Per forza se continui a fissarmi le gambe” ammicca lei.
“Carla quelle calze a rete….wow….”
“Maialone” ride e mi molla.
Passano due giorni senza sesso. Il weekend non ho modo di raggiungerla. C’è sempre il marito a casa e penso si sfoghi con lui. Non sono geloso ovvio e poi c’è sempre mia zia Luisella o le altre vacche che ho conosciuto quest’anno. Marta, la matura troia madre del mio prof di disegno; Bianca, una vecchia porcona che abita a fianco a noi, per non parlare di quel gran troione di Lilliana col marito cornuto e beato. Insomma la fica non manca e, casomai, fossero tutte impegnate, c’è sempre quel cesso svuota sborra di Ines che mi implora di trapanarla.
Per farla breve il weekend passa senza troppi rimanti. Il cazzo tira, i coglioni si svuotano più volte e in più buchi, non apro un libro di scuola neanche per sbaglio.
Tutto nella norma.
Arriva il lunedì. Puntuale alle sette vicino alla sua macchina.
La vedo arrivare. Gesù Cristo santo è di nuovo con le calze a rete nere. Allora lo ha capito quanto fanno effetto. La gonna di jeans cortissima, la camicetta bianca aperta per metà da aria alle tette.
“Cristo quanto sei figa!” esclamo appena la vedo.
“Ssssssst piano che ci sentono, sali in auto svelto”.
“Scusa”.
Saliamo “scusa ma con le calze a rete… wow”.
“Le ho messe apposta. Ti volevo in forma” ride mentre io mi studio quelle gambe centimetro per centimetro che si muovono sui pedali.
“Sono sempre in forma mi pare” rispondo passandomi una mano sul cazzo duro sotto ai jeans.
“Si ma ti volevo al massimo… sai per quella cosa che dicevamo…”.
Non afferro subito.
“Ci ho pensato. Ci voglio provare”.
O gaudio, sgrano gli occhi “il culo? Mi dai il culo? Davvero?”.
Sorride “non dire culo, suona così male. Dì farlo dietro o usare il secondo canale”.
Annuisco “chiamalo come vuoi basta che me lo dai”.
Arriviamo al boschetto mi da un barattolo di plastica verde.
“E questo sarebbe?”.
“Crema a base di vaselina. Con mio marito uso questa”.
“Aaaaa. E dovrei?”.
“Scendi dalla macchina e te lo spalmi alla grande sul cazzo, poi mi giro, ne metti un po’ sulle dita e ungi anche me. Perché non lo sai?”.
“No”.
“Ma scusa tu di solito come fai con l’anale?”.
“Dipende. A volte basta lo sperma della scopata precedente o smulino un po’ col dito fin che non si bagna da solo, o una bella leccata… se sono maschi anche nulla”.
Mi studia un attimo mentre parcheggia al solito posto “davvero solo con lingua e dita?”.
“Vuoi provare?”.
Le leggo negli occhi che lo vuole.
Scende dalla macchina, si mette bene bene contro l’auto, inarca il bel sedere.
“Apri di più le gambe” le dico mentre già la mia mano sta cercando il buchetto fra le sue chiappe.
Inizio con un dito, poi due….
Il mio uccello sta esplodendo, vorrei avere una terza mano per segarmi.
“Come va…”.
“Piacevole” mormora a mezza voce.
Le infilo un terzo dito piano piano “direi che ci siamo, sei bella umida”.
“Si ok però se dico esci tu esci ok? Se fa male ti fermi”.
“Ma si, ma si tranquilla”.
“E non venire dentro”.
“Hai paura che ti metto incinta dal culo?”.
“No è che lo schizzo nel sedere è come farsi una purga. Dopo ti viene la diarrea e non posso certo andare a scuola con la diarrea e senza mutande ti pare?”.
“E va bene. Tanto ci sarà un’altra occasione” dico mentre poggio la cappella al punto giusto e spingo pò.
“O siii, tante altre occasioni…ummm”.
“Fa male?”.
“No”.
“Ho la capelli dentro”.
“Solo quella?”.
“Vado piano…”.
“Sembra già un metro”.
“Ma dai, stai morbida, dai che entra…”.
“Brucia un po’ adesso…”.
“Resisti, resisti è quasi fatta”.
“Brucia da morire adesso”.
Con una mano aperta le poggio il pollice sul grilletto. Glielo faccio gingillare un po’, per distarla.
“Meglio?”.
“Ummm no. Se fosse una bocca soffocherei”.
“Ci sono quasi”.
“Non l’hai ancora infilato tutto quel coso?”.
“No…”.
“A me sembra già che stia per uscirmi dalla bocca”.
“Esagerata… meglio?”.
“Ummm si, adesso sta diventando piacevole. Muovilo piano piano”.
“O si, pianissimo…” e così faccio lasciando che il piacere prenda il sopravvento.
Giochiamo così per un po. La sento che inizia a godere e io con lei.
“Spingi, di più… di più…. o siiiii, adesso siiiiii, siiii, pompa pompa, SPACCAMIIII”….
“Cavolo ma cosa era?”.
“Hai avuto un orgasmo anale credo” dico senza perdere il ritmo.
“Dici?”.
“O quello o ti sei cagata sotto perché sei bagnatissima”.
“Ma che dici dai…”.
“Allora sei venuta. Venuta dal culo”.
“Bellissimo sospira. Mai provato tanto gusto”.
“Sarà per tutte quelle creme che vi mettete. Farlo al naturale è meglio fidati…”.
“O si, si, moltooooo meglio. Cavolo ne arriva un’altro. Spingi tesoro, spingi deciso…”.
La accontento e stavolta che sa cosa sta facendo pianta un urlo della madonna “vengoooooo”.
Faccio appena in tempo a tirarlo fuori (piano) me lo afferrò con la mano. Dal suo buco cola di tutto. Allarga le gambe per non lordare le calze.
Le afferro una coscia con la mano libera. Le stritolo quasi la coscia ecccitato dal contatto col nylon sopra la sua carne morbida. L’altra mano viaggia che è un piacere “sborrroooooooooo”.
Carla fa appena in tempo a voltarsi quel tanto che basta per ficcarmi la lingua in bocca, mi afferra il cazzo, la sua mano sulla mia. Stringe forte, sega decisa “o si tesoro, sborra tutto, goditela, oggi sei stato davvero un campione” sussurra tra un gemito e l’altro mentre il mio uccello spara fiotti bianchi sull’erba.
Quando arriviamo a scuola siamo in ritardo di mezz’ora. Sicuramente la preside mi farà il mazzo. Ma chi se ne frega. Il culo di Carla ne vale più che la pena.
Jackoffstorie@yahoo.com
Ieri aveva le autoreggenti bianche sotto alla minigonna e gli slip modello filo interdentale rosa che non ha nemmeno dovuto togliere. Li ha solo spostati, liberato la bella ciospa pelosa e bagnata e zak. Chinata in avanti con le mani a palmo sul cofano, il bel culo allegro che dondolava, il mio uccellone tutto dentro…
SFLOP, SFLOP, SFLOP….l’uccello che sguazzava nella fica bagnata, lei che veniva e urlava a tutto spiano, le auto che passavano nella tangenziale li accanto a coprire le nostre porcate.
Il tempo è quello che è, alle otto dobbiamo essere a scuola. Ci siamo accordati per trovarci alle sette vicino alla sua macchina, dieci minuti per arrivare al boschetto… Di solito mi tolgo già i pantaloni mentre guida così facciamo prima.
Mezz’ora buona di monta la facciamo. Non è molto ma come svuotata dei coglioni mattutina può andare. Dieci minuti per pulirci, lei ha tutto nel baule, fazzolettini, salviette imbevute e anche una lavanda vaginale col beccuccio che si ficca tra le gambe e si spara dentro.
Non so ma io quando la vedo in piedi a gambe larghe a spararsi dentro quella roba la trovo davvero porca e altrettanto quando finito il tutto fa una pisciata decisa accucciata sull’erba.
A volte solo guardarla me lo fa tornare duro. Devo farci l’abitudine.
Si va a scuola. Lei insegnate io alunno, facciamo ciò che dobbiamo fare, l’anno scolastico è quasi agli sgoccioli, dovrei farcela. Di sicuro non avrò problemi in lingue straniere con la professoressa Carla.
“Hai fatto una traduzione di cacca sappilo” mi ha detto una volta.
“Ero deconcentrato, continuavo a guardarti le gambe” ho riso io.
“Ti ho dato sette, meritavi cinque”.
“Allora devo ringraziarti in qualche modo” ho sorriso e siccome parliamo di “lingue”, ho pensato bene di usare a dovere la mia.
Appena si è fermata con l’auto le sono scivolato fra le gambe e le ho fatto un lavoretto con la mia lingua senza risparmiarmi. Mi è venuta in bocca due volte.
“Questo si che è da dieci” mi ha detto alla fine mentre mi facevo una sega sul prato guardandola pulirsi la patata.
E oggi? Cazzo oggi è in calze a rete. Madonna!
Mi va il sangue in testa appena la vedo. Le calze a rete fanno così troia.
Non ce la faccio nemmeno ad arrivare al boschetto. Appena ingrana la marcia inizio a palpare ogni centimetro delle sue cosce.
“Piano che mi fai sbandare”.
Per risposta le ho ficcato la mano fra le gambe deciso.
“Ma porca vacca…c’è il pelo e basta. E gli slip?”.
“Non li ho messi ti spiace?”.
Le ho accarezzato ben bene quel pelo muschiato che ha sotto cercando il suo bel buchino “no, no lo adoro”.
Quando siamo arrivati al boschetto ero gonfio come un toro da monta.
Mi ha fissato “madonna sembra stia per esplodere” ha sorriso lei ancora seduta in auto con la porta aperta mentre la fissavo nudo e duro davanti a lei.
“È l’effetto calze” ho sorriso sventolandole davanti l’attrezzo.
Presa da un fremito lo ha afferrato, se lo è portato alla bocca e ha iniziato una pompa divina.
Ho allungato una mano, le ho scoperto i seni da sotto la camicetta e li ho strizzati ben bene, prima uno poi l’altro. La sua lingua assetata non mollava, succhiava di brutto e intanto quel pennello di carne che ha in gola girava tutto in tondo alla cappella gonfia dandomi dei brividi.
“O Cristo Carla” ho urlato a un certo punto e senza potermi tenere le ho sborrato in bocca.
Lei ha provato a mandare giù ma era tanta, troppa. Ha dovuto sputare per terra per non soffocare. E per fortuna che non ha sputato dentro la macchina.
Ho fatto un passo indietro. Lei si sta ancora facendo passare la tosse da sperma. Io continuo a colare roba sull’erba.
Si alza in piedi “se vuoi altre pompe meglio che mi porti una bibita. Avrò il gusto del tuo sperma in gola tutta la mattina” ha sorriso.
“Credevo ti piacesse…”.
“È l’unica cosa che mio marito mi da in abbondanza”.
“A! Ama i pompini. Bravo”.
“Gli piace anche fottere, stai tranquillo ma il tuo è il doppio…” ha riso.
“E tu vuoi calibri enormi lo so”.
“Oggi però mi sa che non avrò ne calibri grossi, ne piccoli” mi ha risposto un po’ provocatoria.
“In che senso?”.
Si è passata la mano sulle labbra ancora bianche e appiccicose del mio seme “secondo te… sparalesto”.
“Te l’ho detto è l’effetto calze e poi coi pompini ci sai davvero fare te lo devo dire. Sei quasi brava come un maschio”.
Mi ha fissato coi suoi begli occhioni come se non avesse capito “intendi che i maschi fanno pompe migliori?”.
“In genere si. Sai un maschio conosce bene l’attrezzo, sa dove piace di più, come e quando. Deve solo fare al cazzo del suo patner quello che si farebbe da solo e il gioco è fatto”.
“Lungo come il tuo te lo potresti fare da solo davvero” ha sorriso.
“In effetti una volta mi sono leccato la cappella da solo ma non è un gran che. Devi tendere tutti i muscoli della schiena e il piacere un po’ se ne va. Sembra più una posizione yoga. Meglio farseli fare…”.
“Dai maschi. Perché te li fai fare dai maschi vero? Parli per cognizione di causa immagino”.
“Una pompa è una pompa e un culo è sempre un culo…”.
“Ho sempre immaginato che fossi bisex”.
“Non sono bisex sono semplicemente eccitato a 360 gradi, anzi, a proposito, ti faccio notare che è ancora bello duro. Se vuoi gradire…”.
“Non vedi che me la sono appena pulita… poi oggi senza mutandine mica posso avere perdite. Pensa che figura se inizia a colarmi roba dalle gambe in classe”.
“Mi chiami in cattedra e ci penso io….”.
“Porco. Comunque no. Per oggi la mia allegra passera si accontenta del lavoro di lingua, grazie”.
“E il culo?” le ho buttato lì.
Mi ha riso in faccia “davvero avresti il coraggio di infilarmi quel salame Beretta nel sedere?”.
“Me lo sogno da quando abbiamo iniziato a farlo” ho confessato mentre la sola idea di sodomizzarla me lo ha marmorizzato.
Per un attimo ho davvero sperato che si alzasse dal sedile, si mettesse a novanta sul cofano e mi offrisse il suo bel culo burroso poi ha guardato l’ora…”mi spiace ma è tardi. Metti il fucile nel fodero che andiamo”.
“Cavolo ma sai che tortura averlo duro sotto ai jeans. Sappi che appena arrivato a scuola andrò a farmi una sega in bagno”.
“Penserai a me?”.
“Sicuro… probabilmente al tuo bel buco posteriore”.
“Calma, calma, fammici pensare un attimo. Non è una cosa da poco farsi infilare fra le chiappe quel bastone”.
“Non mi dire che sei vergine perché non ci credo. Ti ho palpata spesso, si sente che sei aperta”.
“Mi pare ovvio. Pensavi che mio marito se lo lasciasse scappare?”.
“Ti ha sverginata lui? Dietro dico”.
“Si”.
“Pensavo quel nero che ti facevi”.
“No, no lui voleva solo davanti, venire dentro e ingravidarmi”.
“E…insomma ci è riuscito…”.
“No perché sono sterile. Ho fatto un esame, ne sono certa”.
“Beh buon per me…con tutto quello che ti ho pompato dentro…”
“Siamo arrivati” dice fermando la macchina. Mi lascia sempre due strade prima della scuola perché nessuno ci veda arrivare assieme. Apro la porta “cavolo sono così gonfio che faccio fatica a camminare”.
“Per forza se continui a fissarmi le gambe” ammicca lei.
“Carla quelle calze a rete….wow….”
“Maialone” ride e mi molla.
Passano due giorni senza sesso. Il weekend non ho modo di raggiungerla. C’è sempre il marito a casa e penso si sfoghi con lui. Non sono geloso ovvio e poi c’è sempre mia zia Luisella o le altre vacche che ho conosciuto quest’anno. Marta, la matura troia madre del mio prof di disegno; Bianca, una vecchia porcona che abita a fianco a noi, per non parlare di quel gran troione di Lilliana col marito cornuto e beato. Insomma la fica non manca e, casomai, fossero tutte impegnate, c’è sempre quel cesso svuota sborra di Ines che mi implora di trapanarla.
Per farla breve il weekend passa senza troppi rimanti. Il cazzo tira, i coglioni si svuotano più volte e in più buchi, non apro un libro di scuola neanche per sbaglio.
Tutto nella norma.
Arriva il lunedì. Puntuale alle sette vicino alla sua macchina.
La vedo arrivare. Gesù Cristo santo è di nuovo con le calze a rete nere. Allora lo ha capito quanto fanno effetto. La gonna di jeans cortissima, la camicetta bianca aperta per metà da aria alle tette.
“Cristo quanto sei figa!” esclamo appena la vedo.
“Ssssssst piano che ci sentono, sali in auto svelto”.
“Scusa”.
Saliamo “scusa ma con le calze a rete… wow”.
“Le ho messe apposta. Ti volevo in forma” ride mentre io mi studio quelle gambe centimetro per centimetro che si muovono sui pedali.
“Sono sempre in forma mi pare” rispondo passandomi una mano sul cazzo duro sotto ai jeans.
“Si ma ti volevo al massimo… sai per quella cosa che dicevamo…”.
Non afferro subito.
“Ci ho pensato. Ci voglio provare”.
O gaudio, sgrano gli occhi “il culo? Mi dai il culo? Davvero?”.
Sorride “non dire culo, suona così male. Dì farlo dietro o usare il secondo canale”.
Annuisco “chiamalo come vuoi basta che me lo dai”.
Arriviamo al boschetto mi da un barattolo di plastica verde.
“E questo sarebbe?”.
“Crema a base di vaselina. Con mio marito uso questa”.
“Aaaaa. E dovrei?”.
“Scendi dalla macchina e te lo spalmi alla grande sul cazzo, poi mi giro, ne metti un po’ sulle dita e ungi anche me. Perché non lo sai?”.
“No”.
“Ma scusa tu di solito come fai con l’anale?”.
“Dipende. A volte basta lo sperma della scopata precedente o smulino un po’ col dito fin che non si bagna da solo, o una bella leccata… se sono maschi anche nulla”.
Mi studia un attimo mentre parcheggia al solito posto “davvero solo con lingua e dita?”.
“Vuoi provare?”.
Le leggo negli occhi che lo vuole.
Scende dalla macchina, si mette bene bene contro l’auto, inarca il bel sedere.
“Apri di più le gambe” le dico mentre già la mia mano sta cercando il buchetto fra le sue chiappe.
Inizio con un dito, poi due….
Il mio uccello sta esplodendo, vorrei avere una terza mano per segarmi.
“Come va…”.
“Piacevole” mormora a mezza voce.
Le infilo un terzo dito piano piano “direi che ci siamo, sei bella umida”.
“Si ok però se dico esci tu esci ok? Se fa male ti fermi”.
“Ma si, ma si tranquilla”.
“E non venire dentro”.
“Hai paura che ti metto incinta dal culo?”.
“No è che lo schizzo nel sedere è come farsi una purga. Dopo ti viene la diarrea e non posso certo andare a scuola con la diarrea e senza mutande ti pare?”.
“E va bene. Tanto ci sarà un’altra occasione” dico mentre poggio la cappella al punto giusto e spingo pò.
“O siii, tante altre occasioni…ummm”.
“Fa male?”.
“No”.
“Ho la capelli dentro”.
“Solo quella?”.
“Vado piano…”.
“Sembra già un metro”.
“Ma dai, stai morbida, dai che entra…”.
“Brucia un po’ adesso…”.
“Resisti, resisti è quasi fatta”.
“Brucia da morire adesso”.
Con una mano aperta le poggio il pollice sul grilletto. Glielo faccio gingillare un po’, per distarla.
“Meglio?”.
“Ummm no. Se fosse una bocca soffocherei”.
“Ci sono quasi”.
“Non l’hai ancora infilato tutto quel coso?”.
“No…”.
“A me sembra già che stia per uscirmi dalla bocca”.
“Esagerata… meglio?”.
“Ummm si, adesso sta diventando piacevole. Muovilo piano piano”.
“O si, pianissimo…” e così faccio lasciando che il piacere prenda il sopravvento.
Giochiamo così per un po. La sento che inizia a godere e io con lei.
“Spingi, di più… di più…. o siiiii, adesso siiiiii, siiii, pompa pompa, SPACCAMIIII”….
“Cavolo ma cosa era?”.
“Hai avuto un orgasmo anale credo” dico senza perdere il ritmo.
“Dici?”.
“O quello o ti sei cagata sotto perché sei bagnatissima”.
“Ma che dici dai…”.
“Allora sei venuta. Venuta dal culo”.
“Bellissimo sospira. Mai provato tanto gusto”.
“Sarà per tutte quelle creme che vi mettete. Farlo al naturale è meglio fidati…”.
“O si, si, moltooooo meglio. Cavolo ne arriva un’altro. Spingi tesoro, spingi deciso…”.
La accontento e stavolta che sa cosa sta facendo pianta un urlo della madonna “vengoooooo”.
Faccio appena in tempo a tirarlo fuori (piano) me lo afferrò con la mano. Dal suo buco cola di tutto. Allarga le gambe per non lordare le calze.
Le afferro una coscia con la mano libera. Le stritolo quasi la coscia ecccitato dal contatto col nylon sopra la sua carne morbida. L’altra mano viaggia che è un piacere “sborrroooooooooo”.
Carla fa appena in tempo a voltarsi quel tanto che basta per ficcarmi la lingua in bocca, mi afferra il cazzo, la sua mano sulla mia. Stringe forte, sega decisa “o si tesoro, sborra tutto, goditela, oggi sei stato davvero un campione” sussurra tra un gemito e l’altro mentre il mio uccello spara fiotti bianchi sull’erba.
Quando arriviamo a scuola siamo in ritardo di mezz’ora. Sicuramente la preside mi farà il mazzo. Ma chi se ne frega. Il culo di Carla ne vale più che la pena.
Jackoffstorie@yahoo.com
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