No Smoking

di
genere
gay

A scuola vige il divieto di fumo assoluto, quandi bisogna organizzarsi.
Innanzitutto buco la lezione di latino che fra l’altro, a parte le gambe della prof, è una palla tremenda, poi schivo i bidelli passando dalla scala di emergenza, quindi si passa dal corridoio dietro alla palestra, si apre una porta antipatico che, per fortuna non è allarmata, è eccoci all’aria aperta, nella parte meno nota della scuola.
Li mi posso sedere sul muretto e fumarmi una sigaretta, magari anche due visto la fatica che ho fatto a venire qui.
Me la godo, già mi preparo una scusa per la prof quando mi vedrà rientrare in classe dopo mezz’ora e cammino. Poi mi fermo. Sento un ansimare abbastanza rivelatore che mi insospettisce. Li ci sono gli spogliatotoi, lo so. Poi i rumori molto più chiari del tipico Sciafff Sciafff di quando un pene pompa dentro a qualcuno. Non ci sono dubbi che qualcuno stia trombando.
Potrei scappare, se fossi un pavido ma io sono un porco curioso quindi apro la porta.
Sorpresa, neanche tanto, Paolo il prof di Arte. Frocio dichiarato con cui ho già avuto più di un amplesso. Culo di burro e bocca sempre aperta e golosa.
Dietro di lui il culo grosso e nudo di un maschione di due metri. Non ci vuole molto a capire che è Dante, l’insegnante di educazione fisica, ex rugbista dilettante, due metri buoni di muscoli, testa pelata…una specie di Mastro Lindo.
Si volta ovviamente incacchiato perché c’è l’ha ancora dentro al culo di Paolo e gli ho chiaramente interrotto la monta.
“E tu?”.
Paolo sentendo i rumori si butta per terra SFLOP. Il cazzo duro di Dante viene sputato fuori dal suo culo. Dolorosissimo povero lui.
Si volta, ha un cazzo ragguardevole devo dire e non l’avrei mai immaginato perché so che si bomba di robaccia per farsi i muscoli e pare che quella roba te lo rimpicciolisca.
“Calmati Dante lui è dei nostri” scatta con voce tremula Paolo.
“A!” mi fissa Dante ancora dubbioso.
Per fugargli ogni dubbio mi apro la patta dei pantaloni anche perché sono già parecchio duro a guardarli.
“Urka che mazza!” esclama lui.
Si avvicina, la sua cappella sfiora la mia, poi allunga una mano e mi palpa il culo. “Sei aperto anche dietro tesoro?”.
“Ovvio” sorrido.
“Lui è più attivo che passivo” si affretta a precisare Paolo che intanto si è alzato e si sta avvicinando lo suo cazzetto minuscolo ma durissimo.
“Capiti male allora, io sfondo culi e basta” dice Dante come se fosse una minaccia.
A quel punto Paolo si china fra noi due “calma ragazzi, ci sono io per quello” e mettendosi fra di noi ci afferra un cazzo per mano e inizia a farci una sega.
Noi ci guardiamo, la visione dei nostri cazzi così vicini e così duri è bellissima. Paolo si china a terra, se li porta alla bocca. Prima il suo, poi il mio, poi li ingoia assieme e quando in nostri uccelli si sfiorano nella sua gola ammetto che godo alla grande.
Deciso di aver fatto un buon lavoro Paolo si mette a terra a quattro zampe “forza bei maschioni che non ne posso più. Ho il culetto che bolle”.
Dante e io ci guardiamo. Visto che gli ho interrotto la monta toccherebbe prima a lui ma, con un sorriso, mi fa segno di andare per primo. “Sfondalo” sussurra.
È così faccio. Lo infilo dentro a Paolo senza molta difficoltà e afferrato ai fianchi come un cane in calore prendo a montarlo a tutta forza mentre Dante si avvicina col cazzo in mano, si gode la scena e si sega.
Tempo qualche minuto e si sborra in mano, evidentemente lo spettacolo gli è piaciuto.
La sua sborra calda cade sulla schiena di Paolo e un po’ anche addosso a me ma io continuo deciso a sfondare il culo a tutta forza…
Il pisellone di Dante cala bandiera colando sperma tipo rubinetto rotto. Lui si avvicina al volto di Paolo “succhia troietta forza” e Paolo, ovviamente, lo fa con gran gusto.
Poche succhiate veloci e Dante torna operativo.
“Ho quasi fatto” dico pronto a lasciare il posto. “Te lo imburro per bene” .
“No grazie, a me piacciono di più asciutti” dice Dante e prima che possa realizzare è già alle mie spalle e mi passa la cappella sul culo.
“Oiii piano”.
“Adoro i bei culetti giovani” mugola Dante.
“Si ma piano che sono asciutto potevi almeno darmi due leccate cazzo”.
“Resisti che entra, vedrai che ti piace”.
“Mi piace, mi piace, sei mica il primo” lo incoraggio e intanto cerco di riprendere il ritmo della pompata.
“O ti sfondo bel torello” mormora.
“Si bravo spingi, dammi il ritmo” dico io.
Ormai è tutto dentro “Aaaaa che bello -mi da uno schiaffo sul culo- hai resistito bene bravo”
Non sa che col mio amico Paul, anche lui bisex, ci prendiamo il culo spesso e volentieri e che, fra l’altro, Paul, c’è l’ha più lungo di lui. Non glielo dico, non voglio rovinargli l’illusione di avermelo sfondato e comunque con il mio cazzo in un culo è quello di un altro nel mio il godimento è doppio, poco ma sicuro…

Alla fine Dante mi viene in culo e io di rimando riempio Paolo.
Sembra finita, Dante in piedi si asciuga il cazzo molle crogiolante sperma, Paolo si fa sgusciare fuori il cazzo e si palpa il culetto pieno.
Ma manca ancora un tocco di classe. Paolo buono buono si mette dietro di me, mi beve ogni goccia di sborra dal buco del culo affamato come una troia.
La sua lingua nel culo è fantastica, non riesco a non farmelo venire duro di nuovo.
Anche Dante attratto dalla scena riprende a segarselo eccitato.
Pochi minuti e tutti e due abbiamo il cazzo duro mentre Paolo, la cagnetta, ha le labbra piene di sborra come se avesse mangiato un gelato alla crema.
Ci guardiamo io e Dante poi lui guarda l’ora “cazzo con te una sveltina non basta ma qui tra dieci minuti arrivano gli alunni”.
Io me lo sego piano piano “potremmo vederci alla fine delle lezioni” propongo.
“Che ne dici di passare da casa mia per fare con calma” sorride lui facendomi una carezza sulla testa. “O si volentieri” e gli faccio anche io una carezza sul cazzo.
Lui geme “Cristo sarà durissima far passare la mattinata”.
“A chi lo dice prof” annuisco mentre in qualche modo riesco a infilarmi i pantaloni.
Anche Paolo intanto si è rivestito. Lui non ha problemi, dopo una sborrata come quella che ha fatto il suo pisellino segna le sei e mezza spaccate. “Io scappo, se scoprono sta cosa mi licenziano davvero” dice cercando di mettersi a posto i capelli spettinati meglio che può.

Torno in classe, c’è Silvia B., l’insegnante di lingue, una stronza della madonna oltre che un cesso a pedali che più di così non si può. Nanetta, tette praticamente assenti, faccia da cazzo piena di rughe, capelli ricci che sembra una che è venuta in moto senza casco e di uno strambo color rosso scuro artificiale probabilmente per coprirsi la cresta grigia da vecchia mula.
“Tu dove cavolo eri?” sbotta quando entro in classe.
“Ho avuto un problema in bagno”
“A ottimo. E adesso avrai anche un problema più grosso perché ti ficco una bella nota sul registro”.
“Che stronza” borbotto sotto voce.
Ma lei mi sente “fuori… vai fuori… nota sul registro e fuori” sbotta inviperita con la sua vocina acuta e stridente.
Non batto ciglio. “Vado, vado” mi tocco il cazzo sotto ai pantaloni ancora piuttosto duro “quasi quasi lo tirerei fuori solo per sbatterglielo di rabbia al culo a sta vacca” penso eccitato.
Vado in bagno. Il cazzo di Dante, il culo di Paolo, la rabbia per Silvia. Una sega ci vuole per forza penso mentre me lo smanazzo ben bene… visualizzo ben bene la faccia da vacca di Silvia, chiudo gli occhi e immagino di riempirla di sborra come non mai.
Soddisfatto mi accendo una sigaretta.
La fumo qui nel cesso, dove è più vietato che mai. Ma, in fondo, chi se ne frega…
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-06-10
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