Gabriella - Quinta parte

di
genere
dominazione

Quando Gabriella entrò nel parcheggio sotterraneo della sede, il sole era già alto e la giornata lavorativa era iniziata da un pezzo. Spense il motore e rimase seduta per qualche istante nell'abitacolo, le mani ancora appoggiate sul volante. Era una scena che si ripeteva quasi ogni mattina da anni, eppure quel giorno le sembrò diversa.
Forse perché, per la prima volta dopo molto tempo, il lavoro non occupava il primo posto nei suoi pensieri.
Scese dall'auto, sistemò la giacca del tailleur e attraversò l'atrio con la consueta eleganza composta che tutti le riconoscevano. I saluti dei dipendenti, i cenni di rispetto, le porte che si aprivano davanti a lei: tutto appariva perfettamente normale. Era la Gabriella che il mondo conosceva. Il direttore finanziario rigoroso e brillante. La donna capace di prendere decisioni difficili senza lasciarsi influenzare dalle emozioni. Quella che durante una riunione riusciva a mantenere il controllo anche quando intorno a lei tutti lo stavano perdendo.
Mentre l'ascensore saliva silenziosamente verso il piano direzionale, Gabriella si ritrovò a osservare la propria immagine riflessa nelle pareti d'acciaio lucidato. Chiunque l'avesse vista in quel momento avrebbe riconosciuto la professionista impeccabile che era diventata negli anni: il tailleur scelto con cura, la postura sicura, quell'espressione composta che le aveva consentito di affrontare consigli di amministrazione, negoziazioni complesse e momenti di crisi senza mai lasciare trasparire un'incertezza. Eppure bastò un pensiero inatteso perché quella maschera perfettamente costruita mostrasse una piccola crepa.
Il ricordo di Max riaffiorò senza preavviso, il modo in cui l’aveva scopata in piedi contro il muro, non attraverso un'immagine precisa ma come una sensazione diffusa, fisica, che partiva dalle sue parti intime. La sua enorme mano che la soffocava durante l’orgamso, ormai era una presenza che sembrava accompagnarla ovunque da quando si era svegliata quella mattina. Più cercava di concentrarsi sugli impegni che l'attendevano, più la sua mente tornava ostinatamente a ciò che aveva vissuto il giorno prima. La cosa sorprendente era che non si trattava soltanto del desiderio o dell'eccitazione. Sarebbe stato semplice da spiegare, quasi banale. Ciò che continuava a colpirla era invece la naturalezza con cui era riuscita ad abbandonare il controllo e cercare lei stessa il massimo dal sesso.
Per una donna come lei, abituata a valutare ogni decisione e a prevedere ogni conseguenza, lasciarsi andare non era mai stato facile. Nel corso della sua carriera aveva imparato che il controllo rappresentava una forma di protezione. Controllare le emozioni, controllare le parole, controllare perfino l'immagine che offriva agli altri era diventato un istinto prima ancora che una scelta consapevole. Con Max, però, era accaduto qualcosa di insolito. Non ricordava il momento esatto in cui aveva smesso di vigilare su sé stessa. Sapeva soltanto che era successo. Senza sforzo. Senza paura. E forse era proprio questo il motivo per cui quel ricordo continuava ad eccitarla.
Quando raggiunse il suo ufficio, la realtà riprese immediatamente possesso della giornata. Lo schermo del computer si riempì di notifiche, richieste di approvazione, report finanziari e promemoria di riunioni imminenti. Era il linguaggio della sua vita quotidiana, un linguaggio che conosceva alla perfezione e nel quale si era sempre sentita a proprio agio. Tuttavia, invece di immergersi subito nel lavoro, si accorse di aver preso il telefono quasi senza rendersene conto.
La conversazione con Max comparve sullo schermo. Gabriella rimase per qualche secondo a fissarla, riflettendo su ciò che desiderava comunicargli. Non cercava grandi parole e nemmeno promesse. Quello che sentiva era qualcosa di più semplice e, forse proprio per questo, più difficile da esprimere. Aveva bisogno di dirgli che il ricordo di loro due era ancora lì, vivo, capace di accompagnarla ed eccitarla, persino nel cuore di una giornata che si annunciava piena di numeri, decisioni e responsabilità.
Le sue dita iniziarono finalmente a muoversi sulla tastiera. Scrisse poche righe, le rilesse più volte e sorrise. Non perché fossero particolarmente brillanti, ma perché le sembravano sincere. E la sincerità, si rese conto in quel momento, era probabilmente il regalo più raro che fosse riuscita a concedere a qualcuno negli ultimi anni.
Gabriella aveva appena appoggiato il telefono accanto alla tastiera quando lo schermo si illuminò quasi immediatamente.
Un nuovo messaggio.
Da Max.
Il cuore le diede un piccolo sussulto del tutto irragionevole.
Aprì la conversazione.
"Ti piacciono le sorprese?"
Lo fissò per qualche secondo, poi un sorriso divertito le incurvò le labbra.
Tipico.
Dopo tutto quello che avevano condiviso, riusciva ancora a comportarsi come un uomo che nascondeva un asso nella manica.
Le sue dita iniziarono a muoversi sulla tastiera di WhatsApp Desktop.
"Dipende dalla sorpresa."
La risposta arrivò quasi subito.
"Risposta da CFO."
Gabriella rise piano, attirandosi uno sguardo curioso dalla sua assistente che stava passando davanti alla porta dell'ufficio.
"Qualcuno deve pur fare una valutazione dei rischi."
Comparvero i tre puntini.
"Nessun rischio. Solo una promessa."
Quella frase la fece esitare.
Non perché fosse particolarmente audace, ma perché dietro quelle parole riconosceva il tono di Max. Quella sicurezza tranquilla che l'aveva colpita fin dal primo momento.
"E dovrei fidarmi?"
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
"Non ne hai ancora abbastanza motivi?"
Gabriella si ritrovò a sorridere da sola davanti allo schermo.
Era una domanda alla quale non poteva rispondere con leggerezza.
Perché, in fondo, la risposta era sì.
Più di quanti avrebbe immaginato solo pochi giorni prima.
"Forse."
"Allora fai una cosa."
"Sentiamo."
"Tieniti libera Sabato sera."
Gabriella si appoggiò allo schienale della poltrona.
Rilesse quella frase due volte.
Poi scrisse:
"Tutto qui?"
"Per il momento sì."
"E non hai intenzione di darmi nessun indizio?"
Passarono alcuni secondi.
Poi apparve la risposta.
"Se ti dessi degli indizi, rovinerei la parte migliore."
Gabriella scosse la testa.
"Sei insopportabile."
"Lo so."
Un'altra pausa.
Poi comparve un ultimo messaggio.
"Ma posso dirti una cosa."
"Ti ascolto."
"Preparati. Non rimarrai delusa."
Gabriella rimase immobile a fissare quelle parole.
Erano semplici.
Niente di straordinario.
Eppure riuscivano a trasmettere esattamente ciò che serviva.
Attesa.
Curiosità.
Gabriella rimase per qualche secondo a osservare l'ultimo messaggio di Max sullo schermo. Era sorprendente come poche parole fossero riuscite a cambiare il colore di un'intera giornata. Non sapeva cosa avesse in mente per sabato e, conoscendolo, sospettava che non sarebbe riuscita a strappargli nemmeno il più piccolo indizio. Eppure non le importava davvero. Anzi, forse era proprio quell'incertezza a renderle tutto più speciale.
Con un lieve sorriso chiuse la conversazione e posò il telefono accanto al computer. Sul monitor continuavano ad accumularsi email, richieste di approvazione e promemoria di riunioni imminenti. Il lavoro non si era fermato mentre lei scambiava messaggi; il suo mondo professionale continuava a muoversi con la consueta velocità, pretendendo attenzione, concentrazione e decisioni.
Gabriella si sistemò sulla poltrona e aprì il primo report della mattina, cercando di riportare la mente sui numeri. Ci riuscì, almeno in parte. Tuttavia, da qualche parte dietro i grafici, le tabelle e le previsioni finanziarie, rimaneva una sottile corrente di pensieri che continuava a scorrere nella stessa direzione. Ogni tanto le tornava in mente quella frase: Preparati. Non rimarrai delusa.
Per il resto della giornata avrebbe indossato il suo ruolo con la consueta impeccabilità. Nessuno avrebbe notato nulla. Nessuno avrebbe immaginato che, dietro la sicurezza della dirigente abituata a pianificare ogni dettaglio, si nascondesse una donna che stava già contando i giorni che la separavano da sabato sera.
Per tutta la settimana Gabriella aveva cercato di convincersi che si trattasse di una semplice cena.
Un appuntamento.
Una sorpresa organizzata da un uomo che aveva imparato a sorprenderla più di quanto avrebbe creduto possibile.
Eppure, mentre il sabato sera si avvicinava, quella spiegazione le sembrava sempre meno credibile.
Max era rimasto ostinatamente vago. Ogni volta che lei aveva tentato di ottenere qualche informazione in più, lui aveva risposto con battute, mezze frasi e sorrisi virtuali che non rivelavano nulla. L'unica certezza era che avrebbe dovuto vestirsi in modo elegante.
Molto elegante.
Così, quando arrivò il momento di prepararsi, Gabriella si concesse un'attenzione che normalmente riservava soltanto alle occasioni più importanti.
Scelse con cura l'abito, provandone due prima di decidere quale indossare. Voleva apparire raffinata, non appariscente; sicura di sé, ma senza rinunciare alla propria femminilità. Alla fine optò per un vestito che valorizzava la sua figura con discrezione, lasciando che fosse l'eleganza, e non l'ostentazione, a parlare per lei.
Davanti allo specchio dedicò ancora più tempo ai capelli.
Era una delle poche vanità che si concedeva.
Con movimenti lenti e precisi passò la piastra sulle lunghezze scure, osservando come ogni ciocca diventasse liscia e lucente. Conosceva bene l'effetto che quella pettinatura aveva sugli uomini. Negli anni aveva imparato a riconoscere certi sguardi, certi cambiamenti quasi impercettibili nell'espressione di chi la osservava.
Anche Max l'aveva notato.
Più di una volta.
E quel pensiero le strappò un sorriso.
Quando terminò di prepararsi, rimase per qualche secondo davanti allo specchio.
La donna che la fissava aveva l'aspetto impeccabile del dirigente di successo che tutti conoscevano. Ma nei suoi occhi brillava qualcosa di diverso.
Aspettativa.
Curiosità.
Forse perfino un pizzico di emozione.
Quando Max arrivò a prenderla, bastò il modo in cui la guardò per confermarle che la scelta dell'abito era stata quella giusta.
"Sei bellissima" disse semplicemente.
Gabriella abbassò lo sguardo per nascondere il sorriso.
"E tu sei ancora molto misterioso."
"Ancora per poco."
Durante il tragitto lui continuò a non fornire dettagli, limitandosi a guidare con quell'aria tranquilla che ormai lei aveva imparato a conoscere. Solo quando lasciarono il centro della città e si addentrarono in una zona più riservata, Max si voltò verso di lei.
"Prima che arriviamo, c'è una cosa che devo dirti."
Gabriella si irrigidì appena.
"Dovrei preoccuparmi?"
"Al contrario."
Il tono di lui era rassicurante.
"Ti porterò in un posto molto esclusivo. Un luogo che vive di discrezione e riservatezza. Le persone che lo frequentano tengono moltissimo alla propria privacy."
Lei lo osservò con attenzione.
"E io dovrei fidarmi?"
Max sorrise.
"Ti ricordi cosa mi hai risposto l'ultima volta che te l'ho chiesto?"
Gabriella ricambiò il sorriso.
In effetti se lo ricordava.
"Ci saranno delle mascherine" continuò lui. "Nessuno verrà riconosciuto. Nessuno farà domande. E soprattutto nessuno giudicherà nessuno."
Per qualche istante nell'abitacolo calò il silenzio.
Lontano dall'essere spaventata, Gabriella sentì crescere la curiosità.
"E qual è la sorpresa?"
Max parcheggiò davanti a un edificio elegante e anonimo dall'esterno, uno di quei luoghi che sembravano non voler attirare l'attenzione.
Poi si voltò verso di lei.
"La sorpresa è che per una sera non dovrai essere il CFO di una grande azienda."
Gabriella sostenne il suo sguardo.
"E chi dovrei essere?"
Il sorriso di Max si fece più caldo.
"La donna che sei quando smetti di pensare a tutto il resto."
Lei sentì il cuore accelerare appena.
"E credi di riuscirci?"
Lui le prese delicatamente la mano.
"Credo soltanto che questa serata ti piacerà."
Fece una breve pausa.
"Molto più di quanto immagini."
Per la prima volta dopo anni, Gabriella si rese conto che stava entrando in un luogo sconosciuto senza sapere esattamente cosa l'aspettasse.
E, sorprendentemente, quella sensazione non le faceva paura. La faceva sentire viva.
Entrarono nell’edificio attraverso una porta anonima, sorvegliata con discrezione. Appena varcata la soglia, il mondo esterno sembrò scomparire. L’atmosfera era calda, soffusa, impregnata di un lusso silenzioso e sensuale. Luci basse, pareti scure, tappeti spessi che attutivano i passi. Un leggero profumo di legno di sandalo e vaniglia aleggiava nell’aria.
Max le posò una mano sulla parte bassa della schiena, guidandola con fermezza. Gabriella sentì un brivido lungo la spina dorsale, ma mantenne il portamento elegante, anche se il cuore le batteva più forte.
Percorsero un breve corridoio e Max aprì la porta della prima stanza.
La scena che si presentò ai loro occhi era intensa.
Al centro della camera, illuminata da faretti morbidi, c’era una bellissima donna sui trentacinque anni, completamente nuda, legata a un palo di legno scuro. Aveva le braccia tese sopra la testa, i polsi fissati con morbide corde nere. Il corpo era snello e tonico, i seni pieni, i capezzoli già turgidi. Una mascherina nera le copriva gli occhi, e un leggero bavaglio ad anello le teneva la bocca socchiusa. Le gambe erano leggermente divaricate, ancorate al pavimento con altre corde, completamente esposta e a disposizione.
Non era sola.
Una coppia elegante, entrambi intorno ai quarant’anni, erano già accanto a lei. L’uomo, alto e distinto, aveva una mano tra le cosce della ragazza legata, le dita che scivolavano lentamente tra le sue labbra intime, già visibilmente bagnate. La donna della coppia stava dietro di lei, le mani che le stringevano i seni con decisione, pizzicandole i capezzoli, mentre le baciava profondamente la bocca attraverso il bavaglio ad anello, infilandole la lingua tra le labbra aperte.
I suoni erano bassi e sensuali: il respiro accelerato della ragazza legata, il rumore umido delle dita che la penetravano, i gemiti soffocati.
Gabriella si fermò sulla soglia. Rimase immobile per qualche secondo, gli occhi fissi sulla scena. Il respiro le si fece più profondo, ma il suo viso mantenne una compostezza quasi irreale.
“Max…” sussurrò piano, senza distogliere lo sguardo.
Lui le si avvicinò da dietro, posandole le mani sui fianchi.
“Respira” le disse all’orecchio con voce bassa. “Guarda quanto è bella la sua resa.”
Gabriella deglutì. La sua mente razionale stava cercando di elaborare ciò che vedeva: una donna completamente offerta, usata con calma e sensualità da estranei. Eppure, sotto lo stupore, sentiva chiaramente un calore intenso diffondersi tra le gambe.
La coppia si accorse della loro presenza, ma non si fermò. L’uomo sorrise leggermente verso di loro, continuando a muovere le dita dentro la ragazza legata, che ora tremava e spingeva il bacino contro la sua mano.
La donna della coppia staccò le labbra da quelle della donna legata e guardò Gabriella con interesse.
“Potete unirvi, se volete” disse con voce calda e educata. “È qui per questo.”
Gabriella sentì le dita di Max stringersi leggermente sui suoi fianchi. Lui non la spinse, ma nemmeno la trattenne. Le lasciò lo spazio per decidere.
Lei rimase ferma, il respiro leggermente accelerato, gli occhi che non riuscivano a staccarsi dal corpo della ragazza legata, dalle dita dell’uomo che entravano e uscivano lucide dei suoi umori, dalle mani della donna che continuavano a palpeggiarle i seni con avidità.
Dentro di sé, Gabriella sentiva un conflitto potente: la parte di lei abituata al controllo era scioccata, mentre un’altra parte, più profonda e nascosta, era irresistibilmente attratta da quella totale mancanza di controllo.
Max si posizionò lentamente alle spalle di Gabriella, il corpo grande e caldo che si premeva contro la sua schiena. Con un gesto delicato scostò i morbidi capelli scuri dal suo collo, scoprendo la pelle sensibile. Le sue labbra si posarono subito lì, baciandola con lentezza, poi con maggiore intensità, succhiando e mordicchiando piano la curva del collo.
Gabriella sospirò, un brivido caldo le percorse la schiena.
Le mani di Max, grandi e sicure, iniziarono a muoversi su di lei. Una scivolò sul davanti del vestito elegante, accarezzandole il seno da sopra la stoffa, stringendolo con fermezza, mentre l’altra scese più in basso, premendo sul suo ventre e poi scivolando verso il basso, fino a sfiorare l’interno coscia attraverso il tessuto.
Lei sentiva chiaramente il cazzo di Max premere contro il suo sedere. Si stava gonfiando rapidamente, diventando sempre più duro e spesso contro di lei. Quel contatto la fece tremare leggermente.
Sono io a fargli questo effetto… o è la scena davanti a noi? pensò Gabriella, lo sguardo ancora fisso sulla ragazza legata al palo. La donna veniva toccata con sempre maggiore intensità: le dita dell’uomo affondavano ritmicamente nella sua figa bagnata, mentre la compagna le succhiava un capezzolo con avidità.
Max divenne più invadente. La mano che era sul suo seno scese dentro la scollatura del vestito, infilandosi sotto il reggiseno per stringerle direttamente la pelle nuda. Le dita trovarono il capezzolo già turgido e lo pizzicarono con decisione. L’altra mano risalì sotto il vestito, accarezzando l’interno coscia fino a premere contro le sue mutandine, sentendo il calore e l’umidità che iniziavano a bagnare la stoffa.
Gabriella ansimò piano, appoggiando la testa all’indietro contro la spalla di Max.
“Max…” mormorò con voce bassa e tremante.
Lui non rispose con parole. Continuò a baciarle e morderle il collo mentre le sue dita scostavano le mutandine e scivolavano direttamente tra le sue labbra intime, trovandola già bagnata. Due dita grosse iniziarono a muoversi lentamente tra le pieghe calde e scivolose, accarezzando il clitoride gonfio con movimenti circolari.
Il cazzo di Max era ormai completamente duro contro il suo sedere, premendo con insistenza attraverso i pantaloni. Gabriella sentiva il suo calore, la sua dimensione imponente, e non riusciva a smettere di chiedersi quanto di quell’eccitazione fosse dovuto a lei e quanto allo spettacolo erotico che avevano davanti.
Intanto, nella stanza, i gemiti della ragazza legata si facevano più intensi. L’uomo aveva affondato tre dita dentro di lei e la stava scopando con la mano, mentre la donna le teneva la testa ferma per baciarla profondamente.
Max spinse due dita dentro Gabriella con un movimento deciso, penetrandola lentamente ma in profondità. Il suo respiro caldo le accarezzava l’orecchio.
“Ti stai bagnando tantissimo” le sussurrò con voce roca. “Ti piace guardare, vero?”
Gabriella chiuse gli occhi per un istante, mordendosi il labbro. Il suo corpo rispondeva con sempre maggiore intensità alle dita di Max che la invadevano, mentre il suo sguardo restava catturato dalla scena davanti a loro.
Non rispose. Ma il modo in cui spinse impercettibilmente il bacino contro la mano di lui fu una risposta più che sufficiente.

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-06-04
3 0 0
visite
3
voti
valutazione
3
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Gabriella - Quarta parte

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.