Gabriella - Seconda parte
di
Stemmy
genere
etero
Mentre le mie dita continuavano a scoparla senza pietà, affondando nel suo calore viscido e strofinando il clitoride gonfio con il palmo, sentii la mano di Gabriella cercare freneticamente dietro di sé. Era impaziente, quasi disperata. Le dita di lei trovarono la patta dei miei pantaloni e la strinsero con urgenza, palpando il rigonfiamento duro che premeva contro la stoffa.
“Cazzo…” mormorò con voce roca, stringendo il mio membro ancora coperto.
Quel tocco famelico mi fece ringhiare. Liberai la mano dal suo seno, mi sbottonai i pantaloni con un gesto rapido e li lasciai cadere fino alle caviglie insieme alle mutande. Il mio cazzo enorme schizzò fuori, pesante e turgido, e finì dritto contro la sua schiena, macchiando la stoffa del suo vestito.
La sovrastavo completamente da dietro. Ero molto più alto e grosso di lei, e in quella posizione la schiacciavo contro il muro, dominandola. Gabriella gemette più forte quando sentì la mia cappella bollente toccarle la pelle, mentre le mie dita non smettevano di torturarle il clitoride, facendola tremare.
Era un’azione pura, animale. Respiri affannati, gemiti, il rumore osceno delle mie dita che entravano e uscivano dalla sua figa fradicia. Nessuno dei due parlava più. C’era solo fame.
Abbassai leggermente il bacino e con una mano presi il mio cazzo spesso, posizionando la grossa cappella tra le sue labbra bagnate. La sfregai su e giù, lentamente, bagnandola con il suo stesso succo e con il mio liquido preseminale.
Chissà se ha mai preso un membro così grosso… pensai, guardando la mia asta enorme che sembrava quasi troppo per lei. E chissà se l’ha mai fatto così, in piedi, schiacciata contro un muro.
Quel pensiero mi eccitò ancora di più. Gabriella spinse il culo indietro, cercando di prendermi dentro, ma io continuavo a sfregare solo la cappella tra le sue labbra, stuzzicandola, facendola impazzire.
“Max… ti prego…” ansimò lei, la voce spezzata dal piacere.
Le tenni ferma la schiena con una mano e continuai a strofinare la grossa testa del cazzo contro le sue labbra fradice, pronto a spingerla dentro con forza. Sentivo le sue pareti pulsare, già pronte ad aprirsi per accogliermi.
Ero a un soffio dal penetrarla. Pronto a sfondarla. Pronto a farle sentire ogni centimetro di quel cazzo enorme che stava per riempirla completamente.
Senza più aspettare, spinsi il bacino in avanti.
La grossa cappella forzò l’entrata, aprendo lentamente le labbra bagnate. La sensazione fu immediata e devastante: era strettissima. Il suo calore umido avvolse la testa del mio cazzo come una morsa bollente e vellutata, quasi risucchiandomi dentro. Sentivo ogni millimetro della penetrazione: le sue pareti interne che si dilatavano a fatica per accogliermi, pulsando e contraendosi attorno alla mia asta spessa.
Ringhiai tra i denti, spingendo più forte.
Centimetro dopo centimetro, il mio membro enorme scivolò dentro di lei. Era fradicia, ma la circonferenza del mio cazzo la stava comunque allargando al limite. Gabriella emise un gemito lungo e rauco, quasi un urlo soffocato contro il muro, mentre il suo corpo si irrigidiva per un attimo. Le sue gambe tremarono visibilmente.
La sensazione era incredibile: un calore intenso, bagnato, quasi bruciante. La sua figa mi stringeva con forza, come se volesse strangolarmi il cazzo. Ogni spinta faceva scivolare il suo succo denso lungo l’asta, lubrificandomi fino alle palle. Sentivo la cappella sfregare contro le sue pareti interne, toccando punti profondi che la facevano sussultare.
“Ahh… Max… è enorme…” ansimò, la voce rotta dal piacere e da un filo di dolore.
La spinsi fino in fondo con un’ultima stoccata decisa. I miei fianchi sbatterono contro il suo culo, e le mie palle pesanti toccarono la sua pelle. Ero completamente dentro. La sentivo pulsare attorno a tutta la lunghezza del mio cazzo, una stretta calda e viscida che mi faceva girare la testa.
Rimasi fermo per qualche secondo, godendomi quella sensazione di possesso totale: la donna elegante e forte dell’evento era ora impalata sul mio cazzo, schiacciata contro il muro della camera Tokyo, con la gonna arrotolata sui fianchi e la figa completamente riempita.
Poi iniziai a muovermi.
Prima lentamente, godendomi ogni struscio mentre uscivo quasi del tutto e poi affondavo di nuovo con forza. Ogni spinta produceva un suono osceno e bagnato. La sua figa si stava già abituando, diventando ancora più scivolosa, più calda, più vogliosa.
Accelerai il ritmo, scopandola con spinte sempre più potenti, schiacciandola contro la parete. Una mano le afferrò i capelli, tirandole la testa leggermente indietro, mentre l’altra le stringeva forte un fianco.
“Prendilo…” le ringhiai all’orecchio. “Senti come ti apro questa figa elegante?»
Gabriella rispose solo con gemiti sempre più forti, spingendo il culo contro di me a ogni affondo, completamente persa nel piacere animale.
La sensazione era pura estasi: il suo calore stretto, il suo succo che colava, il suo corpo che tremava e si contraeva attorno al mio cazzo enorme. Non volevo più uscire da lì. Volevo solo fotterla fino a farle dimenticare chi era prima di entrare in questa stanza.
All’improvviso sentii la mano di Gabriella afferrare la mia, quella che tenevo stretta sul suo fianco. Senza dire una parola, la guidò verso l’alto, portandosela sul collo. Le sue dita premettero le mie contro la sua gola, invitandomi, quasi implorandomi.
Capii al volo.
La mia mano enorme avvolse completamente il suo collo sottile. Le dita si chiusero attorno alla sua gola con facilità, coprendola quasi del tutto. Sentivo il battito accelerato del suo cuore sotto i polpastrelli, la trachea delicata, la pelle calda e sudata.
Gabriella spinse indietro il culo con più forza, incitandomi a continuare a fotterla mentre stringevo.
Iniziai a premere, lentamente ma con decisione. Non troppo forte all’inizio, ma abbastanza da farle sentire il controllo. La sua figa ebbe un sussulto violento attorno al mio cazzo, stringendosi ancora di più.
“Di più !” ansimò lei con voce già più rauca, mentre la mia mano le comprimeva la gola.
Aumentai la pressione gradualmente, scopandola con spinte più aggressive. Il suo respiro divenne più corto, spezzato. Ogni volta che spingevo il cazzo fino in fondo, stringevo un po’ di più, sentendo la sua trachea cedere leggermente sotto la mia presa potente. Gabriella emetteva gemiti strozzati, gutturali, quasi soffocati. La sua faccia era premuta contro il muro, la bocca semiaperta, gli occhi che si velavano di piacere.
La sensazione era potentissima: la sua figa diventava ancora più stretta e bagnata ogni volta che limitavo il suo respiro. Era completamente alla mia mercé. La donna elegante e forte di poche ore prima ora veniva presa da dietro come una troia, con la mia mano enorme che le stringeva il collo, controllando quanto ossigeno poteva prendere mentre il mio cazzo la sfondava.
“Vuoi che ti soffochi mentre ti scopo, eh?” ringhiai contro il suo orecchio, aumentando sia il ritmo delle spinte che la stretta attorno alla gola.
Lei riuscì solo a fare un verso strozzato, un gemito soffocato che sembrava un “sì”. Le sue gambe tremavano violentemente. Una mano di Gabriella era aggrappata al mio polso, non per fermarmi, ma per spingermi a stringere ancora di più.
Strinsi più forte, tagliandole quasi completamente il respiro per qualche secondo mentre affondavo con forza dentro di lei. Il suo corpo ebbe uno spasmo, la figa che pulsava e si contraeva selvaggiamente attorno al mio membro. Sentivo che stava per venire, proprio così: schiacciata contro il muro, impalata dal mio cazzo enorme e strangolata dalla mia mano.
Rilassai leggermente la presa per farle prendere un respiro affannato, solo per stringere di nuovo subito dopo, prolungando quel gioco pericoloso e sporco.
Ero eccitatissimo dal contrasto tra la Gabriella composta dell’evento e questa femmina che implorava di farsi usare senza limiti.
La stanza era impregnata dell’odore di sesso, e i suoi gemiti strozzati diventavano sempre più disperati e intensi.
La mia mano enorme stringeva sempre più forte attorno al suo collo sottile, mentre il mio cazzo la martellava senza pietà da dietro. Ogni affondo era violento, profondo, le palle che sbattevano contro la sua pelle bagnata. Gabriella tremava tutta, le gambe quasi cedevoli, il corpo schiacciato contro il muro della camera Tokyo.
Ad un tratto il suo respiro si fece ancora più strozzato. La figa cominciò a contrarsi selvaggiamente attorno al mio cazzo, pulsando con forza.
“Max… sto per… ahh!” riuscì a rantolare con voce soffocata.
Strinsi più forte la mano sulla sua gola, tagliandole quasi completamente il respiro proprio mentre spingevo fino in fondo, schiacciando la cappella contro il suo punto più sensibile. Gabriella esplose.
Il suo orgasmo fu violento, animalesco. Il corpo le si irrigidì completamente, poi iniziò a scuotersi con spasmi fortissimi. La figa si strinse attorno al mio cazzo come una morsa calda e bagnatissima, pulsando e spremendomi mentre un fiotto caldo di eccitazione le colava lungo le cosce. Emise un gemito lungo, strozzato, quasi un urlo soffocato dalla mia mano, gli occhi rovesciati, la bocca aperta senza riuscire a respirare. Tremava così forte che dovetti tenerla ferma con l’altra mano sul fianco per non farla crollare.
La tenni strangolata per tutto l’orgasmo, prolungandolo, sentendo ogni contrazione potente della sua figa attorno alla mia asta spessa. Solo quando il suo corpo iniziò a rilassarsi leggermente allentai un po’ la presa, lasciandole prendere un respiro disperato e affannato.
Gabriella, ancora scossa dai postumi dell’orgasmo, girò leggermente la testa verso di me. Aveva gli occhi lucidi, la voce rotta e supplichevole:
“Adesso riempimi, svuotati dentro di me… voglio sentire il tuo sperma caldo dentro di me”
Quelle parole mi fecero perdere completamente il controllo.
Aumentai il ritmo, scopandola con spinte brutali, quasi punitive. Il mio cazzo enorme entrava e usciva dalla sua figa fradicia e ancora pulsante. Pochi secondi dopo sentii l’orgasmo salire irrefrenabile.
“Cazzo… Gabriella…” ringhiai.
Con un’ultima spinta profonda affondai fino alle palle e iniziai a venire. Il primo schizzo fu potentissimo, un getto spesso e caldo che le esplose dentro. Poi vennero gli altri, lunghi e abbondanti. Le svuotai le palle completamente dentro di lei, riempiendola fino all’orlo mentre il mio cazzo pulsava violentemente. Il suo corpo tremava ancora, la figa che continuava a contrarsi come se volesse succhiarmi fino all’ultima goccia.
Rimasi dentro di lei per qualche secondo, godendomi la sensazione del suo calore stretto attorno al mio cazzo mentre il mio sperma denso la riempiva. Quando finalmente uscii, un rivolo bianco denso cominciò a colarle lungo la coscia.
Gabriella, ancora ansimante contro il muro, con il collo arrossato dalla mia mano, mormorò con un sorriso stanco e soddisfatto:
“Mi hai marchiata. Max”
Mentre restavo ancora dentro di lei, il cazzo che pulsava lentamente negli ultimi spasmi, sentivo il suo corpo tremare contro il mio. Il mio sperma caldo la riempiva fino a colare fuori, e in quel momento la mia mente non era solo annebbiata dal piacere fisico, ma attraversata da pensieri molto più profondi.
Gabriella non era una semplice donna eccitata. Era una donna scissa.
All’evento l’avevo vista come una figura decisa, eloquente, con uno sguardo che trasmetteva controllo e autorevolezza. Una di quelle donne che nella vita quotidiana dirigono, decidono, comandano. Portava sulle spalle il peso di un’immagine forte, costruita con anni di disciplina e autocontrollo. E proprio per questo, il suo abbandono qui dentro era così potente.
Il contrasto la eccitava visceralmente.
Sentivo che per lei lasciarsi trattare come una troia era una liberazione catartica. Nel momento in cui la mia mano enorme le stringeva la gola, togliendole il respiro, Gabriella non doveva più essere “quella forte”. Non doveva più mantenere la facciata. Poteva finalmente crollare. Poteva essere debole, sporca, animalesca, guidata solo dall’istinto più basso. Il breath play amplificava tutto: era la resa totale. Affidarmi il controllo della sua stessa aria significava “non voglio più decidere niente”. Voleva essere usata, ridotta a un corpo che viene preso e riempito.
E io lo percepivo chiaramente.
Ogni volta che stringevo più forte e la sua figa si contraeva violentemente attorno al mio cazzo, sentivo la sua mente spezzarsi un po’ di più. Era eccitata proprio perché stava tradendo l’immagine di sé che mostrava al mondo. Tradire se stessa la faceva bagnare da morire. L'umiliazione di passare da “donna rispettabile” a “troia da motel con la figa piena di sperma” era il vero afrodisiaco per lei.
Per me invece era il piacere del conquistatore.
Avevo preso una donna che molti uomini probabilmente desideravano ma non osavano toccare davvero, e l’avevo piegata. L’avevo fatta passare dal controllo assoluto alla supplica (“riempimi… svuotati dentro”). Quella trasformazione mi dava un senso di dominio profondo, quasi primitivo. Non era solo scopare: era possedere temporaneamente una donna forte, farle scoprire (o ricordare) quanto le piacesse essere dominata, usata e marchiata, quanto le piaceva il sesso con “S” maiuscola.
Quando finalmente uscii da lei e il mio sperma denso cominciò a colarle copiosamente lungo le cosce, Gabriella rimase qualche secondo con la fronte contro il muro, respirando affannosamente, il collo arrossato dalla mia mano. Poi si girò lentamente verso di me.
Nei suoi occhi c’era ancora eccitazione, ma anche una vulnerabilità nuova. Come se avesse appena lasciato uscire una parte di sé che teneva nascosta da anni. Una parte bisognosa di essere presa con forza, umiliata e allo stesso tempo protetta.
Le passai una mano tra i capelli sudati e le tirai leggermente la testa indietro, guardandola negli occhi.
“Ti è piaciuto farti distruggere, vero?” le dissi con voce bassa e roca. “Sentire che tutta quella forza che mostri fuori sparisce appena un uomo ti mette una mano al collo e ti riempie la figa.”
Lei annuì piano, mordendosi il labbro inferiore, quasi in imbarazzo e vergogna per quanto era vero.
“Sì…” sussurrò. “Non dovrei volerlo così tanto… ma quando mi tratti così mi sento viva e veramente me stessa, senza maschere o filtri.”
Quella confessione mi fece capire che questa sarebbe stata solo la prima di molte volte. Gabriella aveva appena assaggiato il piacere di lasciar cadere la maschera. E io avevo appena scoperto quanto mi piacesse farla cadere.
stemmy75@gmail.com
“Cazzo…” mormorò con voce roca, stringendo il mio membro ancora coperto.
Quel tocco famelico mi fece ringhiare. Liberai la mano dal suo seno, mi sbottonai i pantaloni con un gesto rapido e li lasciai cadere fino alle caviglie insieme alle mutande. Il mio cazzo enorme schizzò fuori, pesante e turgido, e finì dritto contro la sua schiena, macchiando la stoffa del suo vestito.
La sovrastavo completamente da dietro. Ero molto più alto e grosso di lei, e in quella posizione la schiacciavo contro il muro, dominandola. Gabriella gemette più forte quando sentì la mia cappella bollente toccarle la pelle, mentre le mie dita non smettevano di torturarle il clitoride, facendola tremare.
Era un’azione pura, animale. Respiri affannati, gemiti, il rumore osceno delle mie dita che entravano e uscivano dalla sua figa fradicia. Nessuno dei due parlava più. C’era solo fame.
Abbassai leggermente il bacino e con una mano presi il mio cazzo spesso, posizionando la grossa cappella tra le sue labbra bagnate. La sfregai su e giù, lentamente, bagnandola con il suo stesso succo e con il mio liquido preseminale.
Chissà se ha mai preso un membro così grosso… pensai, guardando la mia asta enorme che sembrava quasi troppo per lei. E chissà se l’ha mai fatto così, in piedi, schiacciata contro un muro.
Quel pensiero mi eccitò ancora di più. Gabriella spinse il culo indietro, cercando di prendermi dentro, ma io continuavo a sfregare solo la cappella tra le sue labbra, stuzzicandola, facendola impazzire.
“Max… ti prego…” ansimò lei, la voce spezzata dal piacere.
Le tenni ferma la schiena con una mano e continuai a strofinare la grossa testa del cazzo contro le sue labbra fradice, pronto a spingerla dentro con forza. Sentivo le sue pareti pulsare, già pronte ad aprirsi per accogliermi.
Ero a un soffio dal penetrarla. Pronto a sfondarla. Pronto a farle sentire ogni centimetro di quel cazzo enorme che stava per riempirla completamente.
Senza più aspettare, spinsi il bacino in avanti.
La grossa cappella forzò l’entrata, aprendo lentamente le labbra bagnate. La sensazione fu immediata e devastante: era strettissima. Il suo calore umido avvolse la testa del mio cazzo come una morsa bollente e vellutata, quasi risucchiandomi dentro. Sentivo ogni millimetro della penetrazione: le sue pareti interne che si dilatavano a fatica per accogliermi, pulsando e contraendosi attorno alla mia asta spessa.
Ringhiai tra i denti, spingendo più forte.
Centimetro dopo centimetro, il mio membro enorme scivolò dentro di lei. Era fradicia, ma la circonferenza del mio cazzo la stava comunque allargando al limite. Gabriella emise un gemito lungo e rauco, quasi un urlo soffocato contro il muro, mentre il suo corpo si irrigidiva per un attimo. Le sue gambe tremarono visibilmente.
La sensazione era incredibile: un calore intenso, bagnato, quasi bruciante. La sua figa mi stringeva con forza, come se volesse strangolarmi il cazzo. Ogni spinta faceva scivolare il suo succo denso lungo l’asta, lubrificandomi fino alle palle. Sentivo la cappella sfregare contro le sue pareti interne, toccando punti profondi che la facevano sussultare.
“Ahh… Max… è enorme…” ansimò, la voce rotta dal piacere e da un filo di dolore.
La spinsi fino in fondo con un’ultima stoccata decisa. I miei fianchi sbatterono contro il suo culo, e le mie palle pesanti toccarono la sua pelle. Ero completamente dentro. La sentivo pulsare attorno a tutta la lunghezza del mio cazzo, una stretta calda e viscida che mi faceva girare la testa.
Rimasi fermo per qualche secondo, godendomi quella sensazione di possesso totale: la donna elegante e forte dell’evento era ora impalata sul mio cazzo, schiacciata contro il muro della camera Tokyo, con la gonna arrotolata sui fianchi e la figa completamente riempita.
Poi iniziai a muovermi.
Prima lentamente, godendomi ogni struscio mentre uscivo quasi del tutto e poi affondavo di nuovo con forza. Ogni spinta produceva un suono osceno e bagnato. La sua figa si stava già abituando, diventando ancora più scivolosa, più calda, più vogliosa.
Accelerai il ritmo, scopandola con spinte sempre più potenti, schiacciandola contro la parete. Una mano le afferrò i capelli, tirandole la testa leggermente indietro, mentre l’altra le stringeva forte un fianco.
“Prendilo…” le ringhiai all’orecchio. “Senti come ti apro questa figa elegante?»
Gabriella rispose solo con gemiti sempre più forti, spingendo il culo contro di me a ogni affondo, completamente persa nel piacere animale.
La sensazione era pura estasi: il suo calore stretto, il suo succo che colava, il suo corpo che tremava e si contraeva attorno al mio cazzo enorme. Non volevo più uscire da lì. Volevo solo fotterla fino a farle dimenticare chi era prima di entrare in questa stanza.
All’improvviso sentii la mano di Gabriella afferrare la mia, quella che tenevo stretta sul suo fianco. Senza dire una parola, la guidò verso l’alto, portandosela sul collo. Le sue dita premettero le mie contro la sua gola, invitandomi, quasi implorandomi.
Capii al volo.
La mia mano enorme avvolse completamente il suo collo sottile. Le dita si chiusero attorno alla sua gola con facilità, coprendola quasi del tutto. Sentivo il battito accelerato del suo cuore sotto i polpastrelli, la trachea delicata, la pelle calda e sudata.
Gabriella spinse indietro il culo con più forza, incitandomi a continuare a fotterla mentre stringevo.
Iniziai a premere, lentamente ma con decisione. Non troppo forte all’inizio, ma abbastanza da farle sentire il controllo. La sua figa ebbe un sussulto violento attorno al mio cazzo, stringendosi ancora di più.
“Di più !” ansimò lei con voce già più rauca, mentre la mia mano le comprimeva la gola.
Aumentai la pressione gradualmente, scopandola con spinte più aggressive. Il suo respiro divenne più corto, spezzato. Ogni volta che spingevo il cazzo fino in fondo, stringevo un po’ di più, sentendo la sua trachea cedere leggermente sotto la mia presa potente. Gabriella emetteva gemiti strozzati, gutturali, quasi soffocati. La sua faccia era premuta contro il muro, la bocca semiaperta, gli occhi che si velavano di piacere.
La sensazione era potentissima: la sua figa diventava ancora più stretta e bagnata ogni volta che limitavo il suo respiro. Era completamente alla mia mercé. La donna elegante e forte di poche ore prima ora veniva presa da dietro come una troia, con la mia mano enorme che le stringeva il collo, controllando quanto ossigeno poteva prendere mentre il mio cazzo la sfondava.
“Vuoi che ti soffochi mentre ti scopo, eh?” ringhiai contro il suo orecchio, aumentando sia il ritmo delle spinte che la stretta attorno alla gola.
Lei riuscì solo a fare un verso strozzato, un gemito soffocato che sembrava un “sì”. Le sue gambe tremavano violentemente. Una mano di Gabriella era aggrappata al mio polso, non per fermarmi, ma per spingermi a stringere ancora di più.
Strinsi più forte, tagliandole quasi completamente il respiro per qualche secondo mentre affondavo con forza dentro di lei. Il suo corpo ebbe uno spasmo, la figa che pulsava e si contraeva selvaggiamente attorno al mio membro. Sentivo che stava per venire, proprio così: schiacciata contro il muro, impalata dal mio cazzo enorme e strangolata dalla mia mano.
Rilassai leggermente la presa per farle prendere un respiro affannato, solo per stringere di nuovo subito dopo, prolungando quel gioco pericoloso e sporco.
Ero eccitatissimo dal contrasto tra la Gabriella composta dell’evento e questa femmina che implorava di farsi usare senza limiti.
La stanza era impregnata dell’odore di sesso, e i suoi gemiti strozzati diventavano sempre più disperati e intensi.
La mia mano enorme stringeva sempre più forte attorno al suo collo sottile, mentre il mio cazzo la martellava senza pietà da dietro. Ogni affondo era violento, profondo, le palle che sbattevano contro la sua pelle bagnata. Gabriella tremava tutta, le gambe quasi cedevoli, il corpo schiacciato contro il muro della camera Tokyo.
Ad un tratto il suo respiro si fece ancora più strozzato. La figa cominciò a contrarsi selvaggiamente attorno al mio cazzo, pulsando con forza.
“Max… sto per… ahh!” riuscì a rantolare con voce soffocata.
Strinsi più forte la mano sulla sua gola, tagliandole quasi completamente il respiro proprio mentre spingevo fino in fondo, schiacciando la cappella contro il suo punto più sensibile. Gabriella esplose.
Il suo orgasmo fu violento, animalesco. Il corpo le si irrigidì completamente, poi iniziò a scuotersi con spasmi fortissimi. La figa si strinse attorno al mio cazzo come una morsa calda e bagnatissima, pulsando e spremendomi mentre un fiotto caldo di eccitazione le colava lungo le cosce. Emise un gemito lungo, strozzato, quasi un urlo soffocato dalla mia mano, gli occhi rovesciati, la bocca aperta senza riuscire a respirare. Tremava così forte che dovetti tenerla ferma con l’altra mano sul fianco per non farla crollare.
La tenni strangolata per tutto l’orgasmo, prolungandolo, sentendo ogni contrazione potente della sua figa attorno alla mia asta spessa. Solo quando il suo corpo iniziò a rilassarsi leggermente allentai un po’ la presa, lasciandole prendere un respiro disperato e affannato.
Gabriella, ancora scossa dai postumi dell’orgasmo, girò leggermente la testa verso di me. Aveva gli occhi lucidi, la voce rotta e supplichevole:
“Adesso riempimi, svuotati dentro di me… voglio sentire il tuo sperma caldo dentro di me”
Quelle parole mi fecero perdere completamente il controllo.
Aumentai il ritmo, scopandola con spinte brutali, quasi punitive. Il mio cazzo enorme entrava e usciva dalla sua figa fradicia e ancora pulsante. Pochi secondi dopo sentii l’orgasmo salire irrefrenabile.
“Cazzo… Gabriella…” ringhiai.
Con un’ultima spinta profonda affondai fino alle palle e iniziai a venire. Il primo schizzo fu potentissimo, un getto spesso e caldo che le esplose dentro. Poi vennero gli altri, lunghi e abbondanti. Le svuotai le palle completamente dentro di lei, riempiendola fino all’orlo mentre il mio cazzo pulsava violentemente. Il suo corpo tremava ancora, la figa che continuava a contrarsi come se volesse succhiarmi fino all’ultima goccia.
Rimasi dentro di lei per qualche secondo, godendomi la sensazione del suo calore stretto attorno al mio cazzo mentre il mio sperma denso la riempiva. Quando finalmente uscii, un rivolo bianco denso cominciò a colarle lungo la coscia.
Gabriella, ancora ansimante contro il muro, con il collo arrossato dalla mia mano, mormorò con un sorriso stanco e soddisfatto:
“Mi hai marchiata. Max”
Mentre restavo ancora dentro di lei, il cazzo che pulsava lentamente negli ultimi spasmi, sentivo il suo corpo tremare contro il mio. Il mio sperma caldo la riempiva fino a colare fuori, e in quel momento la mia mente non era solo annebbiata dal piacere fisico, ma attraversata da pensieri molto più profondi.
Gabriella non era una semplice donna eccitata. Era una donna scissa.
All’evento l’avevo vista come una figura decisa, eloquente, con uno sguardo che trasmetteva controllo e autorevolezza. Una di quelle donne che nella vita quotidiana dirigono, decidono, comandano. Portava sulle spalle il peso di un’immagine forte, costruita con anni di disciplina e autocontrollo. E proprio per questo, il suo abbandono qui dentro era così potente.
Il contrasto la eccitava visceralmente.
Sentivo che per lei lasciarsi trattare come una troia era una liberazione catartica. Nel momento in cui la mia mano enorme le stringeva la gola, togliendole il respiro, Gabriella non doveva più essere “quella forte”. Non doveva più mantenere la facciata. Poteva finalmente crollare. Poteva essere debole, sporca, animalesca, guidata solo dall’istinto più basso. Il breath play amplificava tutto: era la resa totale. Affidarmi il controllo della sua stessa aria significava “non voglio più decidere niente”. Voleva essere usata, ridotta a un corpo che viene preso e riempito.
E io lo percepivo chiaramente.
Ogni volta che stringevo più forte e la sua figa si contraeva violentemente attorno al mio cazzo, sentivo la sua mente spezzarsi un po’ di più. Era eccitata proprio perché stava tradendo l’immagine di sé che mostrava al mondo. Tradire se stessa la faceva bagnare da morire. L'umiliazione di passare da “donna rispettabile” a “troia da motel con la figa piena di sperma” era il vero afrodisiaco per lei.
Per me invece era il piacere del conquistatore.
Avevo preso una donna che molti uomini probabilmente desideravano ma non osavano toccare davvero, e l’avevo piegata. L’avevo fatta passare dal controllo assoluto alla supplica (“riempimi… svuotati dentro”). Quella trasformazione mi dava un senso di dominio profondo, quasi primitivo. Non era solo scopare: era possedere temporaneamente una donna forte, farle scoprire (o ricordare) quanto le piacesse essere dominata, usata e marchiata, quanto le piaceva il sesso con “S” maiuscola.
Quando finalmente uscii da lei e il mio sperma denso cominciò a colarle copiosamente lungo le cosce, Gabriella rimase qualche secondo con la fronte contro il muro, respirando affannosamente, il collo arrossato dalla mia mano. Poi si girò lentamente verso di me.
Nei suoi occhi c’era ancora eccitazione, ma anche una vulnerabilità nuova. Come se avesse appena lasciato uscire una parte di sé che teneva nascosta da anni. Una parte bisognosa di essere presa con forza, umiliata e allo stesso tempo protetta.
Le passai una mano tra i capelli sudati e le tirai leggermente la testa indietro, guardandola negli occhi.
“Ti è piaciuto farti distruggere, vero?” le dissi con voce bassa e roca. “Sentire che tutta quella forza che mostri fuori sparisce appena un uomo ti mette una mano al collo e ti riempie la figa.”
Lei annuì piano, mordendosi il labbro inferiore, quasi in imbarazzo e vergogna per quanto era vero.
“Sì…” sussurrò. “Non dovrei volerlo così tanto… ma quando mi tratti così mi sento viva e veramente me stessa, senza maschere o filtri.”
Quella confessione mi fece capire che questa sarebbe stata solo la prima di molte volte. Gabriella aveva appena assaggiato il piacere di lasciar cadere la maschera. E io avevo appena scoperto quanto mi piacesse farla cadere.
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