Gabriella - Ottava parte

di
genere
dominazione

La donna spense il Magic Wand e lo posò. Si voltò verso Max e Gabriella con un sorriso soddisfatto e ammirato.
“Complimenti” disse con voce calda. “Siete stati perfetti. Lei ha reagito magnificamente sotto le tue mani, Gabriella. Si vede che hai un talento naturale per la dominazioine.”
“Adesso vogliamo rendere il gioco più… attivo. Coinvolgiamo tutti e quattro. È molto più divertente quando tutti partecipano.”
Si mossero con efficienza ed esperienza. Slegarono la ragazza bionda dalle corde del soffitto, le tolsero il bavaglio ad anello e la fecero bere un sorso d’acqua. Lei era ancora stordita, le gambe tremanti, il corpo segnato dai morsetti e dal sudore. Poi, insieme, la condussero verso una struttura di legno massiccio al centro della stanza: una sorta di panca larga e imbottita, progettata appositamente.
La fecero stendere di schiena. La testa le penzolava completamente fuori da un lato del bordo, la gola esposta e la bocca aperta in una posizione perfetta. Dall’altro lato le divaricarono ampiamente le gambe, assicurando le caviglie con cinghie strette a due pali verticali che partivano dal pavimento. La posizione la lasciava totalmente esposta: la figa gonfia e stillante bene aperta, il culo sollevato e accessibile, il corpo completamente vulnerabile e offerto.
Gabriella e Max osservavano in silenzio, affascinati dalla crudezza di quella nuova sistemazione. La bionda respirava affannosamente, gli occhi ancora coperti dalla mascherina, il viso arrossato e umido.
La donna della coppia si avvicinò a Gabriella e le prese delicatamente la mano.
“Vieni. È arrivato il momento di scegliere.”
La condusse verso un tavolo basso pieno di attrezzi: dildi di varie misure, vibratori, frustini, corde, lubrificante e diversi strap-on. Prese in mano un modello con un grosso fallo nero, spesso e venato, lungo almeno venticinque centimetri, e lo mostrò a Gabriella.
“Questo dovrebbe essere perfetto per te. Robusto… e molto realistico.”
Gabriella lo osservò per qualche secondo, il cuore che le batteva forte. Sentiva un misto di eccitazione e potere. Ne scelse uno identico: nero, massiccio, dall’aspetto intimidatorio. La donna sorrise e ne prese uno anche per sé, dello stesso tipo.
L’intenzione era chiarissima.
Max rimase in piedi accanto al divano, il cazzo di nuovo duro mentre guardava la scena. La bionda, ora completamente immobilizzata nella nuova posizione, emise un gemito debole quando capì cosa stava per succedere.
La donna si allacciò lo strap-on sui fianchi con gesti esperti, il grosso fallo nero che sporgeva oscenamente. Gabriella fece lo stesso, sentendo il peso dell’attrezzo tra le gambe e la cinghia che le premeva contro il clitoride ancora sensibile. La sensazione di potere tornò prepotente.
La coppia guardò Gabriella con aspettativa.
“Vuoi iniziare tu?” chiese la donna. “Puoi scegliere da quale parte prenderla… bocca o figa.”
La bionda, con la testa penzoloni, respirava rapidamente, la bocca già socchiusa in attesa.
Gabriella sentiva il cuore batterle forte nel petto mentre si allacciava lo strap-on. Non l’aveva mai fatto prima. Aveva visto quel tipo di giocattolo solo in qualche video che guardava di nascosto per eccitarsi, ma tenerne uno vero tra le gambe, sentire il peso del grosso fallo nero che sporgeva oscenamente davanti a lei, era tutta un’altra cosa. La cinghia le premeva sul clitoride ancora sensibile, e quel contatto la faceva già fremere.
La donna della coppia, anche lei equipaggiata con uno strap-on altrettanto imponente, si avvicinò da dietro con passo felpato. Il suo corpo caldo si premette contro la schiena di Gabriella. Una mano le scivolò sul seno, stringendolo con fermezza attraverso il vestito, mentre l’altra afferrò il grosso fallo nero dello strap-on di Gabriella, accarezzandolo lentamente come se fosse vero.
“Respira” le sussurrò all’orecchio con voce calda e suadente, le labbra che le sfioravano il lobo. “È la prima volta, vero? Si vede dal modo in cui lo guardi”
Le dita della donna le pizzicarono il capezzolo già durissimo, tirandolo con delicatezza ma decisione. Gabriella sussultò, un gemito basso le sfuggì dalle labbra.
“Non devi fare niente di complicato” continuò la donna, massaggiandole il seno e masturbando lentamente il dildo nero con l’altra mano. “Devi solo goderti il potere. Goderti il fatto che lei non può fare altro che prenderlo. Lasciati guidare dal desiderio… il resto verrà da sé.”
Con dolce fermezza, la spinse avanti, verso la testa della ragazza bionda che penzolava dal bordo della struttura di legno. I lunghi capelli biondi pendevano verso il basso, il viso arrossato rivolto verso l’alto, la bocca già socchiusa e ansimante.
Gabriella si fermò a pochi centimetri dal viso della bionda. Il grosso fallo nero era proprio davanti alle sue labbra. La vista era potente: quella donna bellissima, legata e completamente esposta, in attesa di essere usata.
La donna dietro di lei le diede un altro leggero pizzicotto al capezzolo, facendola gemere.
“Aspetta ancora un momento” sussurrò, continuando a palparla. “Manca ancora qualcosa prima di iniziare.”
Fece un cenno al suo compagno, che si avvicinò con un piccolo flacone di lubrificante. Ne versò una generosa quantità sulla cappella del dildo di Gabriella e poi su quello della sua compagna, spalmandolo con movimenti lenti e sensuali. Poi prese un altro piccolo oggetto: una leggera barra di metallo con due morsetti alle estremità.
La donna sorrise vicino all’orecchio di Gabriella.
“Vogliamo che senta tutto… e che tu senta il suo piacere mentre la prendi.”
Si chinò leggermente e applicò i due morsetti ai capezzoli già sensibili della bionda, che emise un gemito acuto. La catenella che li univa era abbastanza lunga da oscillare a ogni movimento.
La donna tornò dietro Gabriella, premette il suo corpo contro di lei e le sussurrò di nuovo:
“Ora puoi iniziare. Prima la bocca… poi, quando vorrai, potrai prenderla anche nell’altra parte. Noi ti guardiamo.”
La ragazza bionda, con la testa penzoloni, tirò fuori leggermente la lingua in un gesto istintivo di attesa, il respiro caldo che sfiorava la cappella del grosso dildo nero di Gabriella.
Max era poco distante, seduto sul bordo del divano, e osservava la scena con sguardo ardente, il cazzo duro in mano.
Gabriella sentiva un vortice di emozioni: eccitazione, nervosismo, un potere mai provato prima.
La donna della coppia lanciò uno sguardo complice al compagno, poi si avvicinò a Max, ancora seduto sul divano a osservare la scena con occhi famelici.
“Alzati” gli ordinò con tono dolce ma deciso.
Max obbedì. La donna gli abbassò i pantaloni e i boxer con un gesto fluido, liberando il suo cazzo enorme, già completamente eretto e pulsante. Si posizionò dietro di lui, premendo il corpo contro la sua schiena. Una mano avvolse con difficoltà la grossa asta, iniziando a masturbarlo lentamente, con movimenti lunghi e sensuali, mentre l’altra gli accarezzava il torace.
“Guarda quanto sei pronto…” gli sussurrò all’orecchio, esattamente come aveva fatto con Gabriella poco prima. “È bellissimo vederti così duro. Ora vai a prenderti quello che vuoi.”
Lo guidò con fermezza verso la struttura di legno, posizionandolo proprio tra le gambe divaricate e tese della ragazza bionda. La figa della bionda era completamente esposta, gonfia, lucida e ancora pulsante per gli orgasmi precedenti. La donna continuò a masturbarlo lentamente, strofinando la grossa cappella tra le labbra bagnate della ragazza.
“Quando vuoi” mormorò infine, dandogli il via.
Max non aspettò oltre. Con una spinta potente e decisa affondò dentro di lei fino in fondo. Il corpo della bionda venne scosso violentemente sull’attrezzo di legno, un gemito profondo e strozzato le uscì dalla gola mentre veniva completamente riempita dal cazzo enorme di Max.
Quasi nello stesso istante, Gabriella, con un ghigno sadico e carico di eccitazione che non aveva mai avuto prima sul viso, si avvicinò alla testa penzoloni della bionda. Afferrò il grosso fallo nero del suo strap-on con una mano e lo guidò tra le labbra aperte della ragazza.
Senza esitare, spinse in avanti, penetrandole la gola in profondità. La bionda venne immediatamente pompata da entrambi i lati: Max che la fotteva con spinte potenti e brutali tra le gambe, facendo tremare tutta la struttura di legno, e Gabriella che le scopava la bocca con movimenti lenti ma decisi, godendo di ogni centimetro che riusciva a farle prendere.
La ragazza legata emetteva suoni gorgoglianti e disperati, completamente impalata da entrambe le parti, il corpo che sussultava a ogni affondo sincronizzato. La saliva le colava copiosamente dagli angoli della bocca, mescolandosi alle lacrime di piacere estremo che le bagnavano la mascherina.
La coppia osservava la scena con evidente godimento. L’uomo e la donna si erano abbracciati e si baciavano profondamente, palpandosi a vicenda mentre guardavano Max e Gabriella che usavano senza pietà la bionda legata.
“Bellissimo…” commentò la donna tra un bacio e l’altro, gli occhi fissi sulla doppia penetrazione. «Guardate come la state distruggendo.»
Gabriella sentiva un’ondata di piacere oscuro scorrerle dentro mentre guardava il grosso fallo nero scomparire nella gola della bionda. Ogni spinta di Max faceva sobbalzare il corpo della ragazza, costringendola a prenderla ancora più a fondo in bocca. Il potere, il contrasto tra la sua eleganza iniziale e ciò che stava facendo ora, la stava facendo impazzire.
Max ringhiava di piacere a ogni affondo, tenendo le mani strette sulle cosce aperte della bionda, mentre Gabriella continuava a scoparle la bocca con crescente sicurezza, un sorriso di pura soddisfazione sadica sulle labbra.
Max e Gabriella si scambiarono uno sguardo carico di complicità e desiderio. Senza dire una parola, si mossero all’unisono, come se avessero avuto la stessa idea nello stesso momento.
Max uscì lentamente dalla figa della bionda, lasciando un vuoto evidente e un rivolo di eccitazione che colava lungo le sue labbra gonfie. Il suo cazzo enorme era lucido, venato e ancora più turgido dopo averla martellata. Gabriella invece sfilò con calma il grosso fallo nero dalla gola della ragazza, che emise un respiro strozzato e affannoso, la saliva che le colava abbondantemente dal mento e dalle labbra gonfie.
Si scambiarono di posto con movimenti fluidi.
Gabriella si posizionò tra le gambe divaricate e legate della bionda. Il grosso strap-on nero puntava dritto verso la figa aperta e stillante. La vista la eccitò profondamente: quel sesso esposto, arrossato, già usato e pronto ad essere preso di nuovo. Si afferrò il fallo con una mano e strofinò la cappella spessa tra le labbra bagnate della ragazza, godendosi il potere di quel momento.
Max, intanto, si spostò verso la testa penzoloni. Il suo cazzo enorme torreggiava proprio sopra il viso della bionda. Le diede qualche leggero schiaffetto con la cappella sulle guance e sulle labbra, spalmando la sua eccitazione mista a quella della ragazza.
“Apri bene” le ordinò con voce bassa e roca.
La bionda, ancora stordita, aprì la bocca obbediente. Max non fu gentile: spinse il grosso membro dentro la sua gola con una sola spinta profonda, riempiendola completamente fino a farle gonfiare il collo. La ragazza emise un suono gorgogliante, soffocato, mentre lui iniziava a fotterle la bocca con spinte decise e potenti.
Quasi nello stesso istante, Gabriella spinse in avanti i fianchi. Il grosso fallo nero entrò nella figa della bionda con una penetrazione lenta ma inesorabile, allargandola al massimo. Gabriella gemette di piacere nel sentire la resistenza calda e bagnata che avvolgeva lo strap-on, la cinghia che le premeva sul clitoride a ogni movimento.
Ora i ruoli erano invertiti.
Max stava usando senza pietà la gola della bionda, tenendole la testa ferma con una mano mentre affondava ripetutamente. Gabriella invece la stava scopando nella figa con spinte sempre più sicure e profonde, godendo di ogni centimetro che riusciva a farle prendere. Il corpo della ragazza veniva scosso violentemente da entrambe le parti, completamente impalata e usata dai due.
Gabriella aveva un’espressione concentrata e dominante sul viso. Afferrò le cosce tese della bionda per avere più leva e aumentò il ritmo, martellandola con colpi decisi. Ogni spinta faceva tremare tutto l’attrezzo di legno.
“Prendilo tutto…” mormorò Gabriella con voce calda e autoritaria, guardando il grosso dildo nero scomparire dentro di lei. “Senti come ti apro?”
Max ringhiava di piacere mentre le scopava la gola, il cazzo che entrava e usciva tra le labbra gonfie della bionda, lasciando fili di saliva ad ogni uscita.
La coppia osservava la scena con evidente soddisfazione, continuando a toccarsi e baciarsi mentre godevano dello spettacolo di Max e Gabriella che si alternavano con sempre maggiore intensità sulla ragazza legata.
La scena divenne ancora più intensa e brutale.
La donna della coppia prese di nuovo il Magic Wand, lo accese al massimo e lo premette senza pietà direttamente sul clitoride già gonfissimo e sensibilissimo della bionda. Il ronzio potente si mescolò ai suoni osceni della carne che veniva sbattuta.
Nello stesso momento, l’uomo afferrò la catenella dei morsetti ai capezzoli e iniziò a tirarla ritmicamente, alternando piccoli strattoni secchi a torsioni lente, facendo oscillare i morsetti e inviando scariche di bruciore acuto attraverso il seno della ragazza.
Il corpo della ragazza legata era scosso da spasmi continui, completamente sovraccarico. Non riusciva più a distinguere il piacere dal dolore. I suoni che emetteva erano disperati, gorgoglianti, soffocati dal cazzo di Max che le invadeva la gola. La saliva colava copiosamente, le lacrime le bagnavano la mascherina, il corpo lucido di sudore tremava violentemente.
Gabriella sentiva un piacere oscuro e profondissimo crescere dentro di sé.
Non era solo fisico. Era psicologico. Dominante.
Per la prima volta nella sua vita stava sperimentando il gusto autentico del dominio sessuale. Lei, la donna sempre composta, sempre controllata, sempre impeccabile, stava usando un’altra donna come un oggetto di piacere. Guardava quel corpo giovane e bellissimo contorcersi sotto i suoi colpi, sentiva la figa della bionda contrarsi spasmodicamente attorno allo strap-on, e ogni gemito strozzato, ogni tremito, ogni lacrima le dava un brivido di soddisfazione sadica.
“Guardati…” mormorò Gabriella con voce bassa e calda, mentre spingeva il dildo fino in fondo e lo ruotava leggermente. “Sei completamente rotta. Ti stiamo scopando nella figa, nella gola, nell’anima… e tu non puoi fare altro che venire.”
La bionda raggiunse il primo orgasmo quasi subito: un’esplosione violenta che la fece inarcare sulla struttura di legno, la figa che pulsava e schizzava attorno allo strap-on di Gabriella. Ma nessuno si fermò. Il Magic Wand rimase premuto sul clitoride, i morsetti continuarono a tirare, Max continuò a fotterle la gola e Gabriella aumentò il ritmo delle spinte.
Pochi minuti dopo arrivò il secondo orgasmo, ancora più intenso. Il terzo arrivò mentre stava ancora tremando dal secondo. La ragazza non aveva quasi il tempo di respirare tra un’onda e l’altra. Il suo corpo era in preda a un sovraccarico continuo: godeva, soffriva, singhiozzava, veniva di nuovo.
Gabriella sentiva un calore profondo tra le gambe. Ogni volta che la bionda veniva, lo strap-on trasmetteva le contrazioni alla sua clitoride attraverso la cinghia. Ma il vero piacere era altrove: nel vedere quella giovane donna completamente sottomessa, umiliata, usata e distrutta da lei. Era una sensazione di potere sottile, quasi intellettuale, mescolata a un’eccitazione animalesca. Le piaceva spezzarla. Le piaceva sapere che quella ragazza avrebbe ricordato per molto tempo la donna elegante che l’aveva fatta venire fino alle lacrime.
“Ancora” ordinò Gabriella con voce ferma, aumentando la forza delle spinte. “Voglio sentirti crollare un’altra volta.”
La bionda era ormai un corpo tremante, sopraffatto, completamente posseduto. La sua mente sembrava aver abbandonato ogni resistenza: era solo carne che veniva usata, un oggetto di piacere collettivo.
Max, Gabriella, la coppia… tutti e quattro la stavano consumando senza pietà.
E Gabriella, per la prima volta, si rese conto di quanto le piacesse essere quella che distruggeva.
Max stava scopando la gola della bionda con spinte sempre più profonde e aggressive, il grosso cazzo che le gonfiava il collo a ogni affondo. La ragazza era completamente persa, gorgogliava, saliva e lacrime le colavano ovunque.
Ad un tratto Max ringhiò profondamente, tirò fuori il membro lucido e pulsante dalla sua bocca con un movimento deciso. Non voleva rischiare di soffocarla. Afferrò il cazzo con la mano e iniziò a masturbarlo furiosamente, puntandolo sul viso della bionda.
Il primo schizzo fu potentissimo: un getto spesso e bianco che le colpì la guancia e la mascherina, colando fino alle labbra gonfie. Poi ne seguirono altri, lunghi e abbondanti, che le inondarono il viso, la bocca aperta, il mento e il collo. Max la marchiò copiosamente, svuotandosi con grugniti di puro piacere mentre il suo sperma denso le ricopriva la pelle arrossata.
Quasi nello stesso momento, Gabriella rallentò il ritmo delle spinte. Il suo respiro era affannato, l’eccitazione ancora altissima, ma sentì che stava arrivando un momento di pausa naturale. Smise di sbattere con forza la ragazza e iniziò a muoversi più lentamente, con spinte profonde ma controllate, godendosi le ultime contrazioni della figa della bionda attorno allo strap-on.
La bionda era un disastro bellissimo: il viso completamente imbrattato di sperma, la saliva che colava mescolata al seme di Max, il corpo scosso da tremiti continui mentre la donna continuava a tenerle il Magic Wand premuto sul clitoride e l’uomo giocava con i morsetti.
Gabriella rimase dentro di lei, senza più spingere con violenza, ma lasciando che il grosso fallo nero la riempisse completamente. Osservava il viso della bionda coperto di sperma con uno sguardo carico di soddisfazione dominante.
“Hai visto cosa siamo riusciti a farti?” mormorò Gabriella con voce bassa e calda, quasi affettuosa nel suo sadismo. “Ti abbiamo rotta… e tu hai preso tutto.”
La bionda emise solo un debole gemito strozzato, esausta, il corpo ancora percorso da piccoli spasmi.
Max fece un passo indietro, il cazzo ancora mezzo duro che gocciolava le ultime gocce sullo sterno della ragazza. Guardò Gabriella con un sorriso fiero e carico di desiderio.
La donna della coppia spense finalmente il Magic Wand, lasciando la bionda in un limbo di sovraccarico sensoriale, il corpo che continuava a tremare anche senza stimolazione diretta.
Gabriella sfilò lentamente lo strap-on dalla figa distrutta della bionda, osservando come le labbra rimanessero aperte e pulsanti, rosse e bagnate.
Per qualche secondo nella stanza calò un silenzio rotto solo dai respiri pesanti di tutti.
Dopo quell’ultimo intenso orgasmo collettivo, la stanza sembrò avvolgersi in un silenzio denso, rotto solo dai respiri affannosi e dai leggeri gemiti residui della ragazza bionda.
La coppia si occupò subito di lei con gesti esperti e premurosi. Le tolsero i morsetti ai capezzoli con delicatezza, slegarono le caviglie e la aiutarono a stendersi più comodamente sulla struttura, accarezzandola e parlandole con voce dolce mentre le pulivano il viso dallo sperma di Max.
Gabriella sfilò definitivamente lo strap-on, sentendosi ancora attraversata da un’ondata di adrenalina e potere. Max le si avvicinò e le posò una mano sulla schiena, un gesto possessivo e protettivo allo stesso tempo.
La donna della coppia si voltò verso di loro con un sorriso caldo e soddisfatto.
“Lei è la nostra schiava personale” spiegò con naturalezza, mentre passava una mano tra i capelli sudati della bionda. “Si chiama Elena. Ci appartiene da quasi due anni. Ogni tanto ci piace condividerla con persone che sentiamo giuste… coppie come voi, o singole donne particolari. Stasera avete dimostrato di essere esattamente il tipo di persone con cui ci piace giocare.”
Elena, ancora stordita, riuscì a fare un piccolo sorriso esausto da sotto la mascherina, confermando silenziosamente le parole della padrona.
L’uomo annuì. “Siete stati intensi, e molto eccitanti da guardare. Soprattutto tu, Gabriella. Hai un talento naturale per il dominio.”
Gabriella arrossì leggermente, ma sostenne lo sguardo con compostezza. Dentro di sé sentiva ancora vibrare quella nuova parte di sé che aveva scoperto quella sera.
La coppia scambiò uno sguardo, poi la donna proseguì:
“Ci piacerebbe rivedervi. Non solo qui al club. Anche fuori, in situazioni più private. Se vi va.”
Max guardò Gabriella. Lei annuì piano, senza esitazione.
“Volentieri” rispose Max. “Ci scambiamo i contatti.”
Dopo aver memorizzato i numeri e aver scambiato qualche parola più rilassata, la coppia li accompagnò verso le docce private attigue alla stanza.
Sotto il getto caldo dell’acqua, Max e Gabriella si lavarono insieme, in silenzio. Lui la insaponò con cura, lei fece lo stesso con lui. C’era una strana intimità in quel momento, diversa da quella selvaggia di poco prima.
“Tutto bene?” le chiese Max piano, baciandole la spalla.
Gabriella annuì, chiudendo gli occhi sotto l’acqua.
“Più che bene” rispose. “È stato… intenso. Mi ha fatto scoprire cose di me che non sapevo esistessero.”
Si vestirono di nuovo con gli abiti eleganti, ormai un po’ sgualciti, e lasciarono il club discreto e anonimo dall’esterno.
Mentre Max guidava verso casa nella notte, Gabriella guardava fuori dal finestrino con un leggero sorriso sulle labbra. Si sentiva esausta, soddisfatta e stranamente viva. Quella sera aveva abbassato molte maschere, sia la propria che quella di un’altra donna.
E sapeva già che non sarebbe stata l’ultima volta.

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-06-08
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