L’Ora in cui ho detto Sì a me stessa 6

di
genere
etero

Cristina si svegliò il mattino dopo con un peso sullo stomaco che non se ne voleva andare. Fissava il soffitto della sua camera, le lenzuola aggrovigliate tra le gambe, la figa ancora leggermente gonfia dal sesso solitario della sera prima.
Come cazzo ho potuto accettare? pensò, mentre un’ondata di disgusto e vergogna le saliva in gola. Non era una puttana. Era una donna separata, con una vita rispettabile fino a poche settimane fa. Eppure aveva detto di sì. Aveva accettato di farsi pagare da uno sconosciuto per una notte di sesso solo per avere Raul. Per quel corpo gigantesco, per quel cazzo enorme che le aveva rovinato ogni altro uomo. Si sentiva sporca, debole, patetica. Ma proprio mentre si malediva, la figa le pulsò forte al ricordo della voce di Raul e della promessa di una notte intera solo con lui.
Lo faccio per lui. Solo per lui.
Il telefono vibrò sul comodino. Era Raul.
“Buongiorno mi reina. Sei stata bravissima ieri. Il mio amico è molto contento. L’incontro sarà domani sera alle 21 al centro massaggi, nella stessa stanza dove ci siamo conosciuti la prima volta, quella dove hai deciso di lasciarti andare. Ti voglio bellissima, profumata e pronta a tutto. Lui è un uomo esigente, proprio come me. Farai esattamente tutto quello che desidera, senza discutere. Niente preservativo se te lo chiede, niente limiti. È il prezzo per avere me tutto per te la settimana prossima. Ti penso già mentre ti apre le gambe. Mandami una foto delle tue mutandine bagnate ora, così so che sei la mia brava puttanella.”
Le parole decise le arrivarono come una frustata. Cristina arrossì violentemente, ma obbedì. Si alzò, si tolse le mutandine umide e gli mandò la foto. Poi rimase seduta sul bordo del letto, con le mani che tremavano.
Nella stessa stanza… dove tutto è iniziato.
Il giorno dopo, alle 20:45, Cristina entrò nel centro massaggi quasi deserto. Il cuore le batteva in gola. Indossava un vestito nero aderente, senza reggiseno, le tette mature che premevano contro la stoffa, e un perizoma minuscolo già fradicio. L’odore familiare di oli essenziali e sesso le invase le narici mentre percorreva il corridoio verso la stanza.
Raul, nascosto nella piccola sala di controllo accanto, sorrise guardando i monitor. Aveva controllato personalmente le microcamere: due nell’angolo della stanza, una nascosta nello specchio, una nel lampadario. Tutto perfetto, 4K, audio cristallino. Avrebbe registrato ogni dettaglio: ogni gemito, ogni schiaffo sul culo, ogni goccia di sborra. Il video sarebbe valso molto di più dei 2000 euro che l’amico (il suo socio fidato) avrebbe pagato. Avrebbe venduto le immagini nel giro giusto, ricattato dolcemente Cristina in futuro, e avrebbe avuto materiale per tenerla in pugno per mesi.
Tutto era pronto.
Cristina entrò nella stanza con il cuore in gola. La luce soffusa, lo stesso lettino dove tutto era cominciato, lo specchio a parete che rifletteva il suo corpo maturo già tremante di ansia. Si sentiva sporca, umiliata dalla sua stessa decisione, ma la dipendenza per Raul era più forte di ogni vergogna.
Pochi minuti dopo la porta si aprì. L’uomo entrò senza dire una parola: alto, corpulento, sulla cinquantina, pelle scura e occhi freddi da predatore. Non parlò. Chiuse la porta a chiave e le fu addosso in un istante.
La schiacciò con il suo corpo pesante contro lo specchio freddo. Una mano grande le afferrò un seno, strizzandolo con forza brutale, mentre l’altra le sollevò il vestito e si infilò direttamente tra le cosce. Le dita callose premettero contro la sua figa… ma la trovarono secca. Completamente secca.
Cristina provò un brivido di disgusto profondo. Quell’uomo non era Raul. Aveva un odore diverso, più acre, le mani troppo rozze, il ventre flaccido che la premeva contro il vetro. Non riusciva a bagnarsi. Lo schifo le chiudeva lo stomaco e le bloccava ogni eccitazione naturale.
“Che cazzo…” grugnì l’uomo, sentendo la figa asciutta. “Sei nervosa, eh?”
Le infilò comunque due dita tra le grandi labbra, cercando di forzare l’ingresso, ma la carne restava chiusa, quasi dolorante. Cristina accennò una piccola resistenza, girando la faccia di lato.
“Ti prego… non così…” mormorò con voce rotta, mentre una lacrima di vergogna le scendeva sulla guancia.
L’uomo non si fermò. Estrasse le dita dalla figa secca e gliele spinse direttamente in bocca, forzandole le labbra.
“Bagnale tu, troia” ordinò con voce bassa e cattiva. “Leccale bene, così poi riesco a entrarti dentro.”
Cristina gemette di disgusto intorno alle dita spesse, gli occhi lucidi. Succhiò docilmente, bagnandole con la saliva mentre dentro di sé urlava di ribrezzo. Non è Raul… non voglio questo schifoso… pensava, ma lo faceva lo stesso. Per Raul. Per avere quella notte promessa con lui.
L’uomo spinse le dita più a fondo nella sua bocca, scopandole le labbra e la lingua, usandola come un oggetto. Quando furono abbastanza bagnate di saliva, le tirò fuori e le riportò brutalmente tra le sue gambe. Stavolta le dita scivolarono dentro più facilmente, forzando la figa ancora poco collaborativa.
“Così va meglio” ringhiò, schiacciandola ancora di più contro lo specchio, mentre le strizzava un capezzolo con l’altra mano. “Raul mi aveva detto che eri una donna affamata… invece devo pure bagnarti io la figa. Ma va bene, tanto pagherai lo stesso.”
Cristina chiuse gli occhi, le lacrime che le rigavano il viso, il corpo rigido per il disgusto. La figa restava poco bagnata, quasi irritata dalle dita invasive di quell’estraneo, ma lei non si oppose. Accettò tutto, aprendo leggermente le gambe nonostante lo schifo che provava.
Dalla sala di controllo, Raul osservava ogni dettaglio sui monitor con un sorriso freddo e soddisfatto, il cazzo duro in mano. Le microcamere stavano catturando tutto: l’umiliazione, la secchezza, la resistenza, la resa forzata il tutto meravigliosamente reale.
Brava, mi reina. Spezzati per me. Più ti umilio, più diventi mia.
L’uomo continuò a lavorarla con le dita bagnate di saliva, preparandola contro la sua volontà, mentre Cristina pensava solo a Raul e al prezzo che stava pagando per averlo ancora.
Cristina era ancora schiacciata contro lo specchio, le dita dell’uomo che si muovevano dentro di lei con forza, bagnate solo dalla sua stessa saliva. Il disgusto le stringeva lo stomaco. Quell’uomo non le piaceva affatto, il suo odore, il suo tocco rozzo, tutto la schifava.
L’uomo grugnì soddisfatto, poi la afferrò per i capelli e la fece girare bruscamente. Con una spinta decisa la costrinse in ginocchio sul pavimento. Senza darle il tempo di riprendersi, aprì i pantaloni e le infilò il suo membro in bocca, spingendo in profondità con un movimento deciso.
Cristina spalancò gli occhi, colta di sorpresa. Il membro era spesso e invadente. L’uomo iniziò a muoversi con durezza, tenendole la testa ferma con entrambe le mani, possedendole la bocca senza pietà. Lei sentì quasi un conato di vomito salire, sia per la forza brutale con cui la stava usando, sia per lo schifo profondo che provava per quell’estraneo.
"Perché sto facendo questo… non è lui… non voglio…" pensò, mentre le lacrime le rigavano il viso. Cercò di respirare dal naso, il corpo rigido per il rifiuto, ma non si oppose. Sapeva che doveva assecondarlo, per Raul, per quella notte che le era stata promessa.
L’uomo continuava a spingere, gemendo di piacere, usandola senza riguardo. Cristina chiuse gli occhi, cercando di isolare la mente, mentre il riflesso nello specchio mostrava la sua figura in ginocchio, umiliata e sottomessa.
Dalla sala di controllo, Raul osservava tutto con attenzione, soddisfatto del materiale che le telecamere stavano registrando.
Cristina sopportava, un pensiero fisso nella testa: tutto questo solo per poter avere di nuovo Raul. Anche se in quel momento si sentiva lontanissima da se stessa.

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-06-20
3 0
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.