Gabriella - Terza parte

di
genere
etero

Dopo qualche minuto passato in silenzio, ancora ansimanti e coperti di sudore, Gabriella si staccò lentamente da me. Il mio sperma continuava a colarle lungo l’interno coscia mentre si alzava dal muro. Mi guardò con un sorriso stanco ma carico di complicità, poi si diresse verso il bagno senza dire una parola.
Sentii l’acqua della doccia scorrere. Rimasi qualche istante da solo nella stanza “Tokyo”, ancora nudo, il cazzo semi-duro che oscillava pesante tra le gambe, lucido dei suoi succhi e del mio sperma.
Quando l’acqua si fermò, Gabriella uscì dal bagno avvolta solo da un asciugamano bianco che le copriva appena il seno e arrivava a metà coscia. I capelli bagnati le ricadevano sulle spalle. Mi passò accanto sfiorandomi il braccio con le dita, senza dire niente.
“Tocca a te” mormorò semplicemente.
Andai a farmi la doccia. L’acqua calda mi scivolò addosso, lavando via il sudore e l’odore intenso del sesso, ma non cancellò l’immagine di lei che veniva strangolata mentre le riempivo la figa. Uscii dopo pochi minuti, completamente nudo, senza nemmeno l’asciugamano.
Quando uscii dal bagno, completamente nudo, l’aria della stanza era ancora calda e impregnata dell’odore del sesso appena consumato.
Gabriella era seduta sul letto, la schiena appoggiata alla testiera, completamente nuda. Le gambe leggermente raccolte, un braccio posato con grazia sul ginocchio. La luce calda delle lanterne giapponesi le accarezzava la pelle ancora umida dopo la doccia. I suoi occhi si alzarono lentamente su di me e si fermarono sul mio corpo.
In particolare sul mio sesso.
Per qualche secondo rimase in silenzio, lo sguardo fisso. Un’espressione di genuino stupore le attraversò il viso, più composta di quanto mi aspettassi, ma chiaramente visibile. Deglutì piano, le labbra socchiuse.
“Mio Dio, Max…” mormorò con voce bassa e calda, quasi incredula. “Non immaginavo fosse così… grande.”
Il tono era sorpreso, ma controllato. Non c’era volgarità nelle sue parole, solo una sincera e raffinata meraviglia. Continuava a guardarlo, studiandolo con attenzione, come se stesse cercando di elaborare ciò che vedeva.
“È… davvero notevole” aggiunse piano, inclinando leggermente la testa. La sua voce aveva un leggero tremito di eccitazione contenuta. “Quando eravamo contro il muro… lo sentivo, ovviamente. Ma vederlo così, dal vivo, senza fretta… è tutta un’altra cosa.”
Il mio cazzo, sotto il suo sguardo attento e quasi reverente, cominciò a gonfiarsi di nuovo, diventando sempre più spesso e lungo davanti ai suoi occhi. Gabriella non distolse lo sguardo nemmeno per un istante. Le sue guance si colorarono leggermente di rosso, ma mantenne quella compostezza elegante che la caratterizzava.
“Devo ammettere che mi lascia senza parole” confessò con un piccolo sorriso timido, ma sincero. “È imponente.”
Si spostò appena sul letto, aprendo un po’ le gambe in modo naturale, quasi inconsapevole. I suoi occhi rimasero incollati al mio membro che si induriva progressivamente.
“Vieni più vicino” disse con voce morbida, quasi un invito discreto. “Vorrei guardarti meglio.”
Mi sedetti accanto a lei sul king size bed, il materasso ampio e comodo che ci accoglieva senza sforzo. I nostri corpi nudi erano vicini, ancora caldi dopo la doccia e il primo round intenso.
Ci guardammo per un istante, poi mi avvicinai e la baciai. Le nostre labbra si unirono con lentezza, quasi con curiosità questa volta. Il bacio si fece subito profondo: la mia lingua cercò la sua, avvolgendola, esplorandola con calma ma con crescente intensità. Gabriella rispose con passione contenuta, gemendo piano nella mia bocca.
Nel frattempo la sua mano, curiosa e delicata, scese lungo il mio addome fino a trovare il mio cazzo. Le sue dita lo avvolsero con attenzione, come se volesse studiarne la consistenza. Lo accarezzò lentamente, soppesandolo, sentendo quanto fosse spesso e pesante, ancora parzialmente eretto e pronto a indurirsi di nuovo sotto il suo tocco. Il suo respiro si fece più profondo mentre lo stringeva con dolcezza, esplorandone la durezza crescente.
Staccai le labbra dalle sue e lasciai che la mia lingua scivolasse piano lungo il suo collo, assaporando la pelle ancora umida e profumata. Gabriella inclinò la testa di lato con un sospiro, offrendosi. Scesi più giù, fino al seno. Presi un capezzolo tra le labbra, succhiandolo con avidità mentre la lingua lo stuzzicava. Poi passai all’altro, leccandolo con movimenti lenti e circolari, sentendolo diventare sempre più duro sotto la mia bocca, come due piccoli chiodi turgidi e sensibili. Gabriella arcuò leggermente la schiena, un gemito morbido le sfuggì dalle labbra.
Con un movimento deciso le afferrai le gambe e la trascinai verso il basso, facendola distendere completamente sul letto. Ora era sdraiata davanti a me, nuda e offerta. Mi posizionai tra le sue cosce e iniziai a baciarle e leccarle l’interno della gamba destra, partendo dal ginocchio e risalendo lentamente. La pelle era liscia, calda. Sentivo i suoi muscoli tremare leggermente per l’attesa.
Gabriella respirava più velocemente, lo sguardo rivolto verso il basso, verso di me. Assaporava ogni secondo di quella lenta tortura, le gambe che si aprivano un po’ di più man mano che la mia bocca si avvicinava al centro del suo piacere.
Quando arrivai all’inguine, leccai con calma l’interno coscia sinistro, sempre più vicino alla sua figa ancora gonfia e lucida. Il suo respiro divenne irregolare. Potevo sentire il calore che emanava dal suo sesso, il suo profumo dolce e intenso.
Mi fermai a pochi centimetri, il fiato caldo che le sfiorava le labbra bagnate. Gabriella strinse leggermente le lenzuola tra le dita, mordendosi il labbro inferiore con anticipazione.
“Max…” sussurrò con voce bassa e tremante, “Non fermarti”
La guardai dal basso, il suo corpo elegante disteso davanti a me, e finalmente posai la lingua piatta sulla sua figa calda, iniziando a leccarla con lentezza esasperante, assaporando il gusto del suo eccitamento mescolato al mio.
Mi fermai solo un istante, godendomi la vista della sua figa gonfia e ancora leggermente arrossata dal primo round. Poi posai la lingua completamente piatta alla base della sua apertura e risalii lentamente, con pressione costante, fino al clitoride.
Gabriella ebbe un sussulto e strinse le lenzuola.
Iniziai con movimenti lenti e ampi, leccandola dall’entrata fino al clitoride in lunghe passate languide, raccogliendo il sapore del suo eccitamento mescolato al mio sperma rimasto dentro di lei. La mia lingua era calda e bagnata, e ogni passata faceva contrarre leggermente il suo bacino.
Poi cambiai tecnica.
Con la punta della lingua iniziai a tracciare cerchi stretti e precisi intorno al clitoride, senza toccarlo direttamente all’inizio, solo stuzzicandolo. Lo circondavo, lo sfioravo lateralmente, lo accarezzavo con movimenti rapidi e leggeri. Gabriella cominciò a respirare più profondamente, il petto che si alzava e abbassava con ritmo crescente.
«E’… bellissimo” mormorò con voce roca, le gambe che si aprivano ancora di più per me.
Aumentai l’intensità. Presi il clitoride tra le labbra e iniziai a succhiarlo con delicatezza, alternando piccoli tiri ritmici e movimenti della lingua sulla punta sensibile. Mentre lo succhiavo, infilai due dita dentro di lei, lentamente, curvandole verso l’alto per cercare il punto G. Le mie dita erano grosse e la riempivano bene. Iniziai a muoverle con un ritmo costante, massaggiando quella zona interna mentre la bocca non smetteva di lavorare sul clitoride.
Gabriella arcuò la schiena con un gemito più intenso.
La mia tecnica divenne più vorace: alternavo lunghi leccamenti profondi, infilando la lingua quanto più possibile dentro la sua apertura calda, per poi risalire e succhiare di nuovo il clitoride con più forza. Ogni tanto usavo anche i denti, sfiorandola appena, quel tanto che bastava a farle sentire un brivido di pericolo piacevole.
Le mie dita continuavano a scoparla con movimenti fluidi e decisi, entrando e uscendo mentre la bocca restava concentrata sul suo punto più sensibile. Il suono era osceno e bagnato: il rumore della mia lingua e delle dita che lavoravano nella sua figa fradicia riempiva la stanza insieme ai suoi respiri sempre più affannosi.
Cambiai di nuovo posizione. Le sollevai leggermente il bacino con le mani grandi, portandomi le sue gambe sulle mie spalle, e affondai il viso ancora di più. Ora la stavo divorando: lingua che entrava e usciva, labbra che succhiavano, naso che premeva contro il clitoride mentre la leccavo con foga. Il suo sapore era più intenso, più dolce, e ne volevo ancora.
Gabriella aveva una mano tra i miei capelli, non per guidarmi, ma per tenersi aggrappata. Il suo corpo tremava.
“Oddio… Max… così… non fermarti ti prego” sussurrò con voce spezzata, il tono elegante che si scioglieva lentamente nel piacere.
Sentivo la sua figa contrarsi attorno alle mie dita, sempre più bagnata, sempre più calda. Accelerai il ritmo della lingua sul clitoride, movimenti rapidi e costanti, mentre le dita dentro di lei diventavano più aggressive, scopandola con forza.
Il suo corpo si tese come una corda. Stava per venire di nuovo.
Sentivo la sua intimità contrarsi ritmicamente attorno alle mie dita, sempre più calda, sempre più bagnata. Accelerai il movimento della lingua sul suo clitoride, tracciando cerchi lenti e poi rapidi, precisi, mentre le dita scivolavano più a fondo dentro di lei con un ritmo esigente.
Il corpo di Gabriella si tese come un arco sul punto di scoccare. Stava per cedere di nuovo.
“Max…” sussurrò lei con voce spezzata, quasi implorante.
Sollevai appena il viso, sfiorando ancora con il respiro caldo la sua pelle umida.
“Guardami” ordinai piano, la voce bassa e controllata. “Dimmi chi sei in questo momento.”
Gabriella rabbrividì, gli occhi velati di piacere. Esitò solo un istante, poi rispose con un filo di voce tremante:
“Sono Gabriella… la tua Gabriella”
Un sorriso soddisfatto mi sfiorò le labbra. Continuai a muovere le dita dentro di lei, lentamente ma con decisione, sfiorando quel punto che la faceva tremare.
“E a chi appartieni?” domandai, sfiorando con la lingua il suo clitoride con una carezza leggera, quasi crudele nella sua lentezza.
“A te…” ansimò lei, il bacino che si sollevava involontariamente verso la mia bocca. “Appartengo a te, Max.”
La sua voce era carica di resa e desiderio. Sentii il suo corpo vibrare sotto di me. Accelerai di nuovo, alternando la lingua a piccoli movimenti delle dita, profondi e insistenti.
“Brava” mormorai contro la sua pelle. “Voglio sentirti venire mentre ripeti il mio nome”
Gabriella chiuse gli occhi, le labbra socchiuse, il respiro sempre più irregolare. Il suo ventre si contraeva ritmicamente, le cosce tremavano ai lati del mio viso.
“Max…” gemette più forte, quasi disperata. “Max… ti prego…”
La tensione crebbe fino a diventare insopportabile. Poi, con un lungo sospiro strozzato, si abbandonò. L’orgasmo la attraversò come un’onda lenta e potente: le sue pareti interne si strinsero forte attorno alle mie dita, pulsando, mentre un calore liquido le inondava. Pronunciò il mio nome come una preghiera, più volte, con voce rotta dal piacere.
Non mi fermai subito. Prolungai il suo piacere con movimenti più dolci, accompagnandola mentre scendeva dall’onda, fino a quando il suo corpo si rilassò, tremante e lucido di sudore.
Mi sollevai su di lei, il petto contro il suo, il mio sesso duro che premeva contro la sua coscia. I nostri sguardi si incrociarono.
“Prendimi, Max… Sono tua”
Gabriella aveva appena sussurrato quelle parole quando mi sollevai su di lei. Il mio membro, pesante e pulsante, sfiorava il suo ventre. Senza una parola, mi mossi verso il suo viso, inginocchiandomi accanto alla sua testa mentre lei restava distesa sulla schiena.
Con un movimento lento e istintivo, portai il mio sesso verso il suo volto. Appoggiai la cappella calda e turgida contro le sue labbra socchiuse, sfregandola piano su di esse, lasciando una traccia lucida del suo stesso sapore misto al mio.
Gabriella non esitò. I suoi occhi si sgranarono leggermente per l’intensità del gesto, ma subito aprì la bocca, accogliendomi con una fame devota. Cercò di prenderlo dentro di sé, le labbra che si tendevano attorno alla mia grossezza mentre spingevo lentamente in avanti. Entrai con una certa fatica, sentendo la calda resistenza della sua bocca stretta che si apriva per me.
Lei si impegnò con tutta se stessa. Gli occhi spalancati, lucidi di eccitazione e sforzo, fissi nei miei mentre la sua testa si muoveva piano, cercando di accogliermi più a fondo. La lingua lavorava con fervore, avvolgendomi, succhiando con dedizione quasi disperata. Ogni spinta era profonda e primitiva, invadendo la sua bocca con un ritmo esigente. Vedevo la sua gola contrarsi, le guance incavarsi, il respiro affannoso dal naso. Eppure non si fermava. Voleva darmi piacere. Voleva sentirmi ingrossare e pulsare sulla sua lingua.
Un ringhio basso e gutturale mi sfuggì dal petto mentre la guardavo così: distesa, vulnerabile, completamente abbandonata al desiderio di soddisfarmi.
Quando il mio membro divenne durissimo, venato e bollente, quasi dolorosamente teso, mi ritrassi dalla sua bocca con un respiro pesante.
Senza darle tregua, mi posizionai tra le sue gambe aperte. Gabriella le sollevò istintivamente, offrendosi. Entrai in lei con un’unica, lenta e possente spinta, in posizione del missionario.
Il suo corpo si inarcò sotto il mio. La avvolsi completamente: petto contro petto, braccia forti attorno alla sua schiena, mani che la stringevano con intensità primitiva, le gambe intrecciate alle sue. La coprii con il mio corpo come se volessi farla scomparire sotto di me, inglobarla nella mia presenza. I nostri bacini si unirono in un ritmo profondo, animalesco. Ogni affondo era potente, primordiale, dettato dall’istinto puro di possederla fino in fondo.
Gabriella mi abbracciò con forza, le unghie conficcate nella mia schiena. Resisteva con tutto il fiato che aveva, gemendo contro il mio collo, il corpo che tremava sotto le mie spinte implacabili. Sentivo la sua intimità contrarsi attorno a me, calda, bagnata e stretta.
Accelerai, perdendo quasi il controllo. Il letto cigolava sotto la forza dei nostri movimenti. Ero un animale che reclamava la sua compagna, e lei si concedeva completamente, tremando, resistendo fino all’ultimo.
Quando arrivai al limite, la strinsi ancora più forte, schiacciandola contro il materasso, e mi svuotai dentro di lei per la seconda volta con un lungo, gutturale gemito di piacere. Fiotti caldi e potenti la riempirono mentre il suo corpo si contraeva attorno a me in un orgasmo intenso e profondo, condiviso.
Rimanemmo così per lunghi istanti: io sopra di lei, ancora dentro, avvolgendola completamente, i nostri respiri pesanti che si mescolavano, i corpi fusi in un’unica massa calda e pulsante.
Rimanemmo così per lunghi istanti: io sopra di lei, ancora profondamente dentro, avvolgendola completamente. I nostri respiri pesanti si mescolavano, i cuori battevano all’unisono in un ritmo che lentamente si calmava.
Poco a poco, la tempesta di libidine si placò. Il fuoco animale lasciò spazio a un calore dolce e quieto. Mi sollevai leggermente sui gomiti e uscii da lei con delicatezza, sdraiandomi al suo fianco. Gabriella si accoccolò subito contro il mio petto, una gamba intrecciata alla mia, la mano posata sul mio cuore.
Per qualche minuto restammo in silenzio, accarezzandoci piano.
“Max…” sussurrò lei infine, la voce ancora un po’ rauca. “È stato… incredibile. Mi hai fatto perdere completamente la testa.”
Sorrisi, baciandole i capelli.
“Anche tu. Quando sei sotto di me così, mi fai dimenticare tutto il resto. È come se il mondo sparisse.”
Lei sospirò, tracciando linee leggere sul mio petto con le dita.
“Però ora sta tornando, vero? Il mondo” Fece una piccola pausa. “Sento già la mente che si riaccende. Gli impegni, le cose da fare…”
Annuii, stringendola un po’ più forte.
“Sì. La quiete dopo la tempesta. È bello, ma anche un po’ malinconico. Sai… ogni volta che succede, mi chiedo quanto tempo passerà prima che ci rivediamo.”
Gabriella alzò leggermente il viso per guardarmi negli occhi.
“Pensi che non dovremmo più vederci?» chiese piano, senza accusa nella voce, solo curiosità sincera.
“No” risposi subito, deciso. “Non voglio smettere. Quello che c’è tra noi è troppo intenso, troppo bello. Ma dobbiamo essere onesti: le nostre vite sono complicate. Io ho i miei progetti, tu i tuoi. Non possiamo vivere solo di questi momenti.”
Lei annuì, tornando ad appoggiare la guancia sul mio petto.
“Hai ragione. È stato stupendo oggi… mi hai fatta sentire viva, desiderata, posseduta. Ma domani io devo tornare alla mia routine, alle mie responsabilità. E anche tu.”
“Esatto” mormorai, accarezzandole la schiena con movimenti lenti. “Però questo non significa che sia finita. Significa solo che dobbiamo essere bravi a gestire tutto. Quando il desiderio diventerà troppo forte, troveremo il modo.”
Gabriella sorrise debolmente.
“Promesso?”
“Promesso” risposi, sollevandole il mento per guardarla. “Non ho nessuna intenzione di rinunciare a te, Gabriella. A noi. A questi momenti in cui diventiamo animali e poi torniamo umani, insieme.”
Lei si avvicinò e mi diede un bacio lento, tenero, molto diverso da quelli famelici di poco prima.
“Bene” sussurrò sulle mie labbra. “Perché anch’io non voglio rinunciare. È bello sapere che ci sarà un’altra volta. Anche se adesso dobbiamo alzarci, vestirci e tornare alle nostre vite.”
Rimanemmo abbracciati ancora qualche minuto, godendoci quell’intimità calma e razionale. La passione si era trasformata in una connessione più profonda, fatta di comprensione e rispetto reciproco.
“Dovremmo iniziare a muoverci” dissi infine, anche se con riluttanza.
“Sì…” rispose lei, ma non si mosse subito. “Ancora cinque minuti così… poi torneremo al mondo.”

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-05-31
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