Gabriella - Settima parte

di
genere
dominazione

Gabriella rimase qualche secondo in ginocchio, con le labbra ancora lucide e gonfie. Deglutì lentamente, svuotando la bocca dello sperma denso e caldo di Max, assaporandone il gusto salato fino all’ultima goccia. Poi si alzò con grazia, sistemandosi l’abito elegante che ormai era leggermente sgualcito. I suoi occhi brillavano di un’eccitazione nuova, più profonda.
Max le posò una mano sulla schiena e insieme si avvicinarono alla ragazza legata.
La bionda era splendida. I capelli mossi, ora spettinati e appiccicati alla pelle sudata, le ricadevano sul viso parzialmente coperto dalla mascherina nera. Le guance erano intensamente arrossate, lucide di saliva che le colava dal mento a causa del bavaglio ad anello. Il corpo era teso in avanti, le braccia tirate verso l’alto dalle corde della carrucola, la schiena leggermente inarcata, il sedere sporgente e le gambe divaricate. I morsetti ai capezzoli brillavano sotto la luce, e ogni piccolo movimento faceva ondeggiare la catenella, strappandole gemiti soffocati.
Gabriella la osservò a lungo. Una sensazione nuova e intensa stava nascendo dentro di lei: un misto di curiosità, potere e desiderio puro. Non era più solo eccitazione passiva. Voleva toccare. Voleva partecipare. Voleva farla godere.
La coppia le sorrise, facendole spazio.
Gabriella si avvicinò lentamente. La sua mano destra scivolò con esitazione prima, poi con decisione, lungo il fianco della ragazza legata, fino a raggiungere l’interno coscia. Le dita sfiorarono la pelle bollente e tremante, risalendo fino alle labbra intime già gonfie e fradice.
La ragazza ebbe un sussulto quando sentì il tocco di Gabriella.
Con due dita Gabriella esplorò le sue pieghe bagnate, sentendo quanto fosse calda e viscida. Iniziò a massaggiare il clitoride con movimenti lenti e circolari, mentre con l’altra mano le accarezzava un seno, sfiorando il morsetto e tirandolo delicatamente, provocando un gemito più acuto.
Max era accanto a lei, leggermente indietro, e la osservava con sguardo famelico. Vedere Gabriella, la donna elegante e controllata, toccare con sempre maggiore sicurezza una sconosciuta legata e indifesa, lo eccitava profondamente.
“Brava…” le sussurrò Max all’orecchio. “Guardala. È già tua.”
Gabriella non rispose, ma il suo respiro si fece più pesante. Infilò due dita dentro la figa della ragazza, sentendola contrarsi immediatamente attorno a loro. Erano strette, calde, bagnatissime. Iniziò a muoverle con ritmo crescente, mentre il pollice continuava a stimolare il clitoride. La bionda gemeva forte, il corpo che si tendeva nelle corde, spingendo il bacino verso la mano di Gabriella come per chiederne di più.
La coppia osservava con piacere: la donna teneva ancora il Magic Wand spento in mano, pronta a passarlo, mentre l’uomo tirava piano la catenella dei morsetti.
Gabriella era completamente rapita. Quella sensazione di controllo, di poter decidere il piacere di un’altra persona, la stava travolgendo. Continuò a scoparla con le dita, sempre più decisa, mentre si chinava leggermente per baciarle il collo sudato, assaporando il sapore salato della sua pelle.
La ragazza legata tremava violentemente, ormai vicina a un nuovo orgasmo.
Gabriella sentiva qualcosa di completamente nuovo scorrerle nelle vene mentre le sue dita affondavano con sempre maggiore sicurezza nella figa calda e fradicia della ragazza legata.
Non era più solo eccitazione. Era potere.
Per anni aveva esercitato il controllo in sale riunioni, consigli di amministrazione, trattative ad altissimo livello: un potere freddo, intellettuale, fatto di parole, strategie e autocontrollo ferreo. Ma questo era diverso. Questo era un potere primordiale, carnale, viscerale. Aveva tra le mani il corpo di una donna bellissima, completamente indifesa, tesa dalle corde, con i capezzoli stretti dai morsetti e le braccia tirate verso l’alto. Ogni movimento delle sue dita provocava un tremito, un gemito strozzato, una contrazione involontaria.
E lei poteva decidere quanto darne.
Gabriella infilò un terzo dito, allargando lentamente la ragazza, sentendo le pareti interne pulsare e stringersi attorno a lei. Con il pollice premeva sul clitoride gonfio con movimenti circolari precisi, alternando pressione leggera a tocchi più decisi. Ogni volta che tirava delicatamente la catenella dei morsetti, la bionda sussultava con un gemito più acuto, il corpo che si inarcava in avanti quanto le corde le permettevano.
“Guardala” mormorò Max alle sue spalle, la voce bassa e carica di approvazione. “Sei tu che la stai facendo impazzire”
Gabriella non rispose, ma dentro di sé quella frase risuonò potente.
Io. La sto controllando.
La sensazione di dominio la stava ubriacando. La ragazza legata era ridotta a un corpo tremante, offerto, incapace di sottrarsi. Non poteva nascondersi, non poteva fingere, non poteva mantenere nessuna maschera. E Gabriella era quella che decideva quando e quanto farla soffrire di piacere. Poteva farla aspettare, poteva torturarla lentamente, poteva portarla al limite e li lasciarla.
Quell’idea la bagnò ancora di più.
Si chinò leggermente in avanti e baciò il collo sudato della bionda, poi le mordicchiò la spalla mentre le sue dita continuavano a scoparla con ritmo costante e profondo. La ragazza gemeva disperatamente contro il bavaglio, il corpo lucido di sudore, i capelli biondi incollati al viso arrossato.
“Sei bellissima così…” sussurrò Gabriella, quasi sorpresa dalla propria voce. “Completamente alla mia mercé”
Le parole le uscirono naturali, cariche di un’eccitazione nuova. Per la prima volta non era lei quella che si arrendeva. Non era lei quella che veniva dominata e usata. Era lei ad avere il controllo. E quel ribaltamento la stava eccitando in un modo che non aveva mai provato prima.
Max osservava tutto con sguardo intenso. Vedeva la trasformazione di Gabriella: la donna elegante e composta che aveva conosciuto stava scoprendo il piacere di dominare. Le sue dita si muovevano con sempre maggiore autorità, il viso concentrato, le labbra socchiuse per il desiderio. Il contrasto tra il suo abito elegante ancora addosso e il gesto brutale e sensuale delle sue dita dentro un’altra donna era potentissimo.
La coppia sorrideva soddisfatta, lasciando che Gabriella prendesse spazio. La donna le porse il Magic Wand ancora spento, come un’offerta.
“Vuoi farla esplodere tu?” chiese con voce calda.
Gabriella guardò lo strumento, poi la ragazza tremante davanti a sé. Sentì un’ondata di calore tra le gambe al solo pensiero di poter decidere quando e come farla venire.
Gabriella prese il Magic Wand dalla mano della donna con un gesto deciso ma controllato. Il peso dello strumento nella sua mano le diede un brivido di anticipazione. Lo accese.
Il ronzio potente riempì la stanza, basso e minaccioso.
La ragazza legata ebbe un sussulto solo sentendo il suono, il corpo già teso che si preparava. Gabriella si posizionò di fronte a lei, abbastanza vicina da sentire il calore della sua pelle sudata. Con la mano sinistra continuò a tenere due dita affondate dentro la sua figa fradicia, muovendole lentamente, mentre con la destra avvicinò lentamente la testa larga e vibrante del Magic Wand al clitoride gonfio e arrossato.
Nel momento in cui il vibratore toccò il punto più sensibile, la bionda ebbe uno spasmo violento.
“Ahh…!” gemette forte attraverso il bavaglio, il corpo che si inarcava quanto le corde le permettevano. Le braccia tese al massimo, i muscoli delle spalle e della schiena in evidenza, i capezzoli stretti dai morsetti che tiravano a ogni movimento.
Gabriella non ebbe pietà.
Premette il Magic Wand con decisione, facendo roteare leggermente la testa per variare la stimolazione. Le sue dita continuavano a scoparla con ritmo costante, entrando e uscendo dal calore viscido mentre il vibratore lavorava senza sosta sul clitoride.
“Senti quanto sei esposta…” mormorò Gabriella con voce bassa e calda, quasi ipnotica. “Non puoi scappare. Non puoi nasconderti. Puoi solo prendere tutto quello che ti do.”
La dinamica di potere era palpabile. Gabriella, ancora vestita con il suo abito elegante, controllava completamente il piacere di quella donna nuda, legata e indifesa. Ogni pressione del Magic Wand, ogni movimento delle sue dita, decideva quanto intensamente farla soffrire di piacere.
La ragazza legata tremava violentemente. I gemiti diventavano sempre più acuti e disperati, la saliva che le colava dal mento, le guance paonazze. Il suo corpo si contorceva nelle corde, cercando inutilmente di sottrarsi o di spingere di più contro lo strumento. I morsetti ai capezzoli ondeggiavano a ogni spasmo, inviandole scariche di bruciore che si mescolavano al piacere devastante.
Max osservava la scena con sguardo ardente, il cazzo di nuovo duro nei pantaloni. Vedere Gabriella così dominante, così concentrata nel dare piacere e dolore controllato, lo eccitava profondamente.
Gabriella aumentò la pressione del Magic Wand, premendolo forte contro il clitoride, senza dargli tregua. Le sue dita dentro di lei si muovevano più velocemente, curvandosi per massaggiare il punto G.
“Vieni per me” le ordinò con voce bassa ma ferma. “Voglio sentirti crollare”
Pochi secondi dopo la ragazza esplose.
L’orgasmo fu devastante. Il suo corpo si irrigidì completamente, poi venne scosso da contrazioni violentissime. Un grido soffocato e prolungato uscì dal bavaglio mentre la figa pulsava con forza attorno alle dita di Gabriella, bagnandole la mano con fiotti caldi. Le gambe tremavano in modo incontrollabile, il corpo teso dalle corde come se volesse spezzarsi. L’orgasmo sembrava non finire mai, prolungato senza pietà dal Magic Wand che Gabriella continuava a tenere premuto.
Gabriella la guardò con un misto di fascinazione e trionfo, sentendo ogni contrazione sulla mano, ogni tremito del corpo sotto il suo controllo.
Solo quando la ragazza sembrò sul punto di collassare, Gabriella allontanò lentamente il Magic Wand, lasciando che gli ultimi spasmi la attraversassero.
La bionda pendeva dalle corde, ansimante, distrutta, bellissima nella sua completa resa.
Gabriella si voltò verso Max con gli occhi lucidi di eccitazione e un sorriso nuovo sulle labbra, quasi incredula di ciò che aveva appena fatto.
Gabriella osservò la ragazza bionda che pendeva dalle corde, il corpo scosso dagli ultimi violenti residui dell’orgasmo. Il respiro era affannoso, la saliva le colava copiosamente dal mento, i capelli spettinati le coprivano parzialmente il viso arrossato. I morsetti ai capezzoli erano ancora stretti, e ogni piccolo movimento le strappava un gemito debole.
Una sensazione di potere assoluto la pervase. E con essa arrivò anche il desiderio di spingere oltre, di assaporare fino in fondo quel nuovo lato di sé.
Si avvicinò ancora di più, fino a sfiorare con il corpo il fianco tremante della legata. Con due dita le sollevò il mento, costringendola a girare il viso verso di lei nonostante la mascherina.
“Guardami” disse Gabriella con voce bassa, calda ma autoritaria. “Anche se non puoi vedermi… voglio che tu senta chi ti ha appena fatta venire come una puttanella disperata”
La ragazza emise un lamento soffocato, le guance che bruciavano ancora di più.
Gabriella continuò, parlando lentamente, ogni parola misurata e tagliente:
“Sei qui, legata come un oggetto, con le braccia tese e la figa che stilla davanti a degli sconosciuti… mentre io, fino a poco fa, ero solo una donna elegante che osservava dalla soglia. E adesso sei tu quella che trema e cola per me”
Fece una pausa, passando il dorso delle dita bagnate sulla guancia arrossata della bionda, spalmando i suoi stessi umori sulla pelle.
“Dimmi… quanto ti eccita sapere che una donna che non hai mai visto prima ti ha appena ridotto in questo stato? Che ti ha fatto venire come una cagna in calore davanti a tutti?”
La ragazza annuì debolmente, un gemito umiliato le uscì dal bavaglio. Il corpo tradiva chiaramente quanto quelle parole la stessero eccitando di nuovo.
Gabriella sorrise, un sorriso lento e soddisfatto. Poi si rivolse alla coppia:
“Credo che debba ringraziare come si deve, non trovate?”
L’uomo annuì con un ghigno e tirò leggermente la catenella dei morsetti, strappando un grido acuto alla bionda.
“Avanti” ordinò Gabriella, avvicinandosi ancora al suo orecchio. “Di’ grazie. Di’ Grazie per avermi usata come una troia legata voglio sentirlo chiaramente, anche attraverso quel bavaglio.”
La ragazza, con voce rotta, umiliata e carica di eccitazione, riuscì a biascicare parole strozzate e bagnate di saliva:
“G-grazie… per avermi usata… come una troia legata…”
Gabriella sentì un brivido potente tra le gambe. Quel momento di umiliazione controllata, quella resa totale pronunciata ad alta voce, la stava eccitando in modo quasi insopportabile.
Max, dietro di lei, le posò una mano sul fianco, stringendola possessivamente mentre osservava la trasformazione della sua compagna.
“Ti piace farla sentire così piccola, vero?” le sussurrò.
Gabriella non rispose subito. Invece, riavvicinò il Magic Wand ancora caldo alla figa della ragazza, sfiorandola appena, abbastanza da farla sussultare di anticipazione.
“Forse un altro orgasmo ti aiuterà a ricordare qual è il tuo posto stasera” mormorò con voce vellutata.
La donna dell’altra coppia si avvicinò con un sorriso complice e prese il Magic Wand ancora caldo dalle mani di Gabriella.
“Lascia fare a me ora” disse con voce vellutata. “Voglio farla urlare un po’.”
Appena il potente ronzio riprese, la testa vibrante premette con decisione sul clitoride già sensibilissimo della ragazza bionda. La legata ebbe un sussulto violento, il corpo teso dalle corde che si inarcava in avanti. I gemiti diventarono subito più acuti e disperati mentre la donna alternava pressione forte a movimenti circolari, senza alcuna pietà.
Max non perse tempo.
Si avvicinò da dietro a Gabriella, le cinse la vita con un braccio possessivo e la guidò verso il grande divano di pelle scura posto di fronte alla scena. La fece appoggiare con le mani sullo schienale, in modo che potesse continuare a guardare comodamente.
“Occhi su di lei” le ordinò con voce bassa e roca, mentre le sollevava il vestito fino ai fianchi.
Gabriella era fradicia, eccitatissima. Sentì Max abbassarsi i pantaloni e liberare il suo cazzo enorme, già durissimo. Lui non perse tempo in preliminari: le scostò le mutandine e posizionò la grossa cappella tra le sue labbra bagnate.
Con una spinta decisa e profonda la penetrò fino in fondo.
Gabriella gemette forte, le dita che stringevano lo schienale del divano. La sensazione di essere riempita così bruscamente mentre guardava la ragazza bionda venire torturata dal Magic Wand era devastante.
Max iniziò a scoparla con spinte potenti e ritmiche, tenendola ferma per i fianchi. Ogni affondo faceva sbattere il suo bacino contro il culo di lei, il cazzo grosso che la apriva completamente.
“Guardala” le ringhiò all’orecchio, senza smettere di fotterla. “Guarda come viene per loro… mentre io ti riempio.”
La bionda stava raggiungendo di nuovo il limite. La donna del Magic Wand non le dava tregua: premeva lo strumento con forza sul clitoride mentre con l’altra mano tirava la catenella dei morsetti ai capezzoli. La ragazza legata tremava violentemente, saliva che colava dal bavaglio, gemiti strozzati che riempivano la stanza.
Gabriella non riusciva a staccare gli occhi da lei. Quel corpo teso, sofferente e in preda al piacere più estremo, unito alle spinte profonde di Max, la stava portando velocemente al limite.
Max accelerò, scopandola con più forza, una mano che le scivolava davanti per massaggiarle il clitoride mentre l’altra le stringeva un seno.
“Vieni con lei” le ordinò.
Pochi secondi dopo la bionda esplose per l’ennesima volta. Il suo corpo si contorse selvaggiamente nelle corde, un grido lungo e soffocato uscì dal bavaglio mentre veniva scossa da spasmi violenti, la figa che pulsava visibilmente.
Quella visione, unita alle spinte brutali di Max, fece crollare anche Gabriella.
“Max… sto venendo!” gemette.
L’orgasmo la travolse con forza. La sua figa si strinse violentemente attorno al cazzo enorme di Max, pulsando e spremendolo mentre ondate di piacere la attraversavano. Max ringhiò, spinse fino in fondo e iniziò a venire dentro di lei: potenti getti di sperma caldo che la riempirono completamente, schizzando in profondità mentre lei continuava a contrarsi attorno a lui.
Rimasero così per lunghi secondi, uniti, ansimanti, mentre guardavano la ragazza bionda ancora scossa dagli ultimi tremiti del suo orgasmo.
Max baciò il collo di Gabriella, ancora affondato dentro di lei, e le sussurrò all’orecchio:
“Sei stata perfetta”

stemmy75@gmail.com
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2026-06-07
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