CLUB . Quarta parte
di
Stemmy
genere
fisting
Il mio sperma caldo continua a colarle dalle cosce. Sento qualche goccia densa scivolare lungo la sua pelle liscia mentre il mio cazzo pulsa ancora dentro di lei, svuotato ma ancora mezzo duro.
Con il respiro pesante, mi sfilo lentamente. Un rivolo spesso e bianco le esce subito dalla figa gonfia, scendendo lungo l’interno delle cosce e macchiando leggermente le sue mutandine spostate di lato.
La volto verso di me con decisione. Elena ha il viso arrossato, gli occhi lucidi e la bocca socchiusa. La guardo per un secondo: è fighissima così, con il vestito rosso sgualcito, i capelli un po’ scomposti, le guance rosse e il mio seme che le cola lungo le gambe.
L’attiro contro di me e la bacio profondamente, con passione. Lei risponde subito, avida, le mani che mi stringono il collo mentre le nostre lingue si intrecciano di nuovo.
Mi stacco appena dalle sue labbra, ancora vicinissimo al suo viso, e le sussurro con voce roca:
“Cazzo… sono venuto in un modo che non provavo da molto tempo”
Le accarezzo una guancia con il pollice.
“Sei troppo bella… e questa situazione sul filo del rasoio… il rischio che qualcuno entri e ci scopra… ha ingigantito tutto. Non mi ricordavo più cosa si provasse a venire così forte”
Elena sorride debolmente contro le mie labbra, ancora tremante. Il suo respiro è corto.
“Anch’io…” mormora. “Mi hai fatto venire come una puttana… e mi è piaciuto da morire”
Fuori dal box sentiamo chiaramente il rumore di una porta che si apre e dei tacchi che entrano nel bagno delle donne. Qualcuno si è appena fermato davanti agli specchi.
Ci blocchiamo entrambi, i corpi ancora premuti uno contro l’altro, il mio seme che continua a colarle lentamente lungo le cosce.
Il pericolo è ancora lì, palpabile.
Lei mi guarda con gli occhi spalancati, un misto di paura ed eccitazione residua. Io le poso un dito sulle labbra, facendole segno di stare zitta, mentre il cuore ci batte fortissimo nel petto.
Le tengo il viso vicino al mio, le labbra che sfiorano il suo orecchio. Parlo lentamente, con voce bassa, calda e sporca, scandendo ogni parola perché penetri bene dentro di lei:
“Sei… la mia puttana”
Elena rabbrividisce forte. Sento il suo respiro spezzarsi contro il mio collo.
Continuo, senza fretta, la voce ancora più bassa e roca:
“Dimmi che lo capisci… Dimmi che sei la mia troia personale. Quella troia elegante che si fa scopare nel bagno di una caffetteria mentre suo marito è chissà dove a fare soldi. Quella che si bagna solo al pensiero di farsi riempire da me”
Lei stringe più forte la mia camicia, le unghie che mi graffiano il petto attraverso il tessuto.
“Sì…” sussurra, la voce tremante. “Sono la tua puttana…”
Le mordo piano il lobo dell’orecchio e continuo, spingendo il bacino contro di lei per farle sentire di nuovo il mio cazzo:
“Brava. La mia puttana sposata. Quella che adesso ha il mio seme che le cola dalle cosce come una vera troia. Senti come ti cola giù? È il mio sperma che ti esce dalla figa… il seme di un altro uomo che ti ha appena riempita mentre tuo marito non sa un cazzo”
Elena emette un piccolo gemito soffocato. Le sue gambe tremano.
“Ti piace sentirtelo dire, vero?” insisto, la voce sempre più sporca. “Ti piace essere ridotta così. Da signora raffinata con il vestito rosso e la borsa da migliaia di euro… a puttana che si fa fottere contro il muro di un cesso pubblico. Dimmi quanto ti eccita essere la mia troia”
Lei deglutisce, la voce rotta dal desiderio:
“Mi eccita… da morire. Mi eccita essere la tua troia…”
Le infilo una mano tra le gambe, raccogliendo un po’ del mio sperma che le cola lungo la coscia e glielo spalmo lentamente sul clitoride ancora sensibile.
“Questa figa adesso è mia”, continuo, massaggiandola piano. “Ogni volta che tuo marito ti toccherà, tu penserai al mio cazzo che ti apriva in due. Ogni volta che ti scoperà, tu ricorderai come ti ho riempita oggi… come ti ho fatto venire come una puttana mentre rischiavamo di essere scoperti”
Elena chiude gli occhi e appoggia la fronte contro la mia spalla, respirando affannosamente.
“Sono solo tua…” mormora, la voce quasi spezzata. “Sono la tua puttana, Max… usami quando vuoi, ma fammi godere !!!!”
Il rumore di tacchi fuori dal box si ferma per un momento. Sembra che la persona sia proprio davanti alla nostra porta.
Io le sussurro ancora più piano, con un sorriso crudele nella voce:
“Attenta… se fai rumore adesso, quella là fuori capirà che c’è una troia sposata che si è appena fatta riempire di sperma. Vuoi che lo sappia? Vuoi che senta quanto godi a essere la mia puttana?”
Elena stringe le labbra, cercando di trattenere un gemito, ma il suo corpo tradisce l’eccitazione: la figa pulsa di nuovo sotto le mie dita, ancora bagnata e piena del mio seme.
Fuori dal box, i tacchi si fermano proprio davanti alla nostra porta.
La donna resta lì, immobile. Si sente chiaramente il rumore di una borsa che viene appoggiata sul ripiano del lavandino, poi il suono dell’acqua che scorre. Sembra che stia prendendo tempo… come se avesse capito che nel bagno c’è qualcuno che il bagno è occupato.
Il mio cuore batte forte. Anche quello di Elena martella contro il mio petto.
Senza dire una parola, le infilo di nuovo la mano tra le gambe. Le mie dita scivolano facilmente tra le sue labbra gonfie e bagnate, ancora piene del mio sperma. Inizio a giocare con la sua figa con calma crudele: due dita che entrano e escono lentamente, il pollice che preme e gira sul clitoride sensibile.
Elena si irrigidisce all’istante. Le sue mani mi stringono le spalle con forza, le unghie che affondano nella mia camicia. Volta la testa verso di me, gli occhi spalancati dal panico e dal piacere.
“Max…” sussurra quasi senza voce, supplichevole.
Non le rispondo. Continuo a muovere le dita dentro di lei, lentamente ma con decisione, scopandola con la mano mentre il pollice le tortura il clitoride gonfio. Il suono umido delle mie dita che entrano nella sua figa fradicia è leggerissimo, ma nel silenzio del bagno sembra assordante.
Fuori, la donna si schiarisce la gola. Sembra che stia indugiando apposta.
Elena stringe le labbra fino a farle diventare bianche, cercando disperatamente di non emettere alcun suono. Il suo corpo però la tradisce: le cosce tremano, la figa si contrae ritmicamente intorno alle mie dita, e un rivolo del mio sperma misto ai suoi umori le scivola di nuovo lungo la coscia.
Le appoggio le labbra all’orecchio e sussurro, così piano che quasi non si sente:
“Resisti, puttana… Non fiatare. Se fai anche solo un gemito, quella là fuori capirà che c’è una troia sposata che si sta facendo giocare con la figa piena di sperma”.
Elena chiude gli occhi con forza, la fronte premuta contro la mia spalla. Il suo respiro è corto e irregolare. Ogni volta che le mie dita entrano più a fondo o il pollice preme sul clitoride, il suo corpo sussulta leggermente. Sta lottando con tutta se stessa per non lasciarsi sfuggire alcun suono.
Le mie dita continuano il loro lento supplizio: dentro e fuori, lenti cerchi sul clitoride, poi di nuovo dentro, raccogliendo il mio seme e spalmandolo su tutta la sua figa gonfia.
Fuori, la donna chiude il rubinetto. Ma non se ne va. Sembra che stia aspettando.
Elena mi stringe il braccio con forza, le dita che tremano. Un gemito bassissimo, quasi impercettibile, le sfugge dalle labbra serrate. Subito dopo mi morde la spalla attraverso la camicia per soffocare il suono successivo.
Io sorrido contro il suo orecchio e continuo a giocare con lei, implacabile.
“Brava troia… resisti. Fammi vedere quanto sei capace di essere la mia puttana silenziosa… anche quando la tua figa sta impazzendo”
Elena trema violentemente contro di me, le gambe che si stringono intorno alla mia mano, mentre fuori dal box la donna resta ancora lì, sospettosa.
Il rischio è diventato insopportabile… e incredibilmente eccitante.
Smetto bruscamente di tormentarla con le dita. Elena emette un piccolo gemito di frustrazione soffocato, il corpo ancora tremante e sospeso sul filo dell’orgasmo. Ha gli occhi lucidi, le guance arrossate e il respiro corto. È chiaramente mezza intontita dal piacere, la figa gonfia e pulsante che stilla il mio sperma.
Mi riallaccio con calma i pantaloni, infilo la camicia dentro e mi sistemo. Poi, senza dire una parola, apro la porta del box.
La donna fuori, una signora di mezza età elegantemente vestita, è in piedi davanti allo specchio. Si volta di scatto quando sente la porta aprirsi.
Elena esce per prima, ancora visibilmente sconvolta. Il vestito rosso è sollevato su un fianco, stropicciato e fuori posto. Ha le gambe leggermente divaricate, le cosce lucide e macchiate di sperma che cola lentamente verso il basso. I capelli sono scomposti, il trucco un po’ sbavato, lo sguardo appannato e perso. Sembra quasi sull’orlo di un altro orgasmo, le ginocchia deboli, il respiro ancora accelerato.
La donna sgrana gli occhi, completamente allibita. La bocca le si apre leggermente mentre ci guarda uscire insieme dal box delle donne.
Io prendo Elena per mano con decisione, intrecciando le dita alle sue. Lei cerca goffamente di abbassarsi il vestito con l’altra mano, ma è troppo tardi e troppo poco: il tessuto è spiegazzato, una macchia umida è visibile sulla parte anteriore della gonna e le sue cosce brillano di sperma fresco.
La tiro fuori dal box senza fretta, sorridendo tranquillamente alla donna che ci fissa immobile, paralizzata dallo shock.
“Buongiorno” dico con tono calmo e educato, come se nulla fosse.
Elena cammina accanto a me a testa bassa, le guance in fiamme per l’umiliazione. Le sue dita stringono forte le mie, il corpo ancora tremante. Riesce a malapena a camminare dritta, le gambe che si sfregano tra loro mentre il mio seme continua a colarle lungo le cosce.
La donna non dice una parola. Ci segue con lo sguardo, la bocca ancora aperta, mentre usciamo dal bagno delle donne e torniamo nella sala della caffetteria.
Solo quando siamo lontani dal bagno, Elena mi stringe la mano con più forza e sussurra con voce rotta, mortificata ed eccitata allo stesso tempo:
“Max… mio Dio… ci ha visti…”
Io le sorrido, tirandola più vicina a me mentre camminiamo verso l’uscita.
“Lo so, ma chissene frega, io non la conosco e tu ?”
Usciamo dalla caffetteria tenendoci per mano. Elena cammina accanto a me con le gambe leggermente strette, cercando di non far colare troppo il mio sperma che le scivola ancora lungo le cosce. Il vestito rosso è stropicciato, con evidenti macchie umide sulla parte anteriore della gonna. Ha il viso rosso per la vergogna, gli occhi bassi, ma ogni tanto mi lancia uno sguardo carico di eccitazione mista a umiliazione.
La guido verso gli ascensori e scendiamo nel garage sotterraneo del centro commerciale. Appena le porte si chiudono, l’aria tra noi diventa di nuovo elettrica.
Nel momento in cui l’ascensore inizia a scendere, riprendo a parlare con voce bassa, calma e crudele:
«Hai visto la faccia di quella donna? Ti ha guardata come se fossi una puttana da marciapiede. E aveva ragione. Sei uscita dal bagno con il vestito sollevato, le cosce sporche del mio sperma e lo sguardo da troia appena scopata.»
Elena deglutisce, stringendo più forte la mia mano. Non protesta. Anzi, il suo respiro si fa più corto.
“Ti è piaciuto, vero?” continuo, avvicinandomi al suo orecchio. “Ti è piaciuto farti vedere così. Ridotta a una moglie ricca e raffinata che esce da un cesso pubblico con la figa piena di sperma di un altro uomo. Scommetto che ti stai bagnando di nuovo solo a pensarci”
Lei morde il labbro inferiore e annuisce piano, la voce quasi un sussurro:
“Sì…”
Arriviamo al piano del garage. Le porte dell’ascensore si aprono e la guido verso la mia macchina, parcheggiata in una zona abbastanza isolata. Mentre camminiamo tra le auto, non smetto di umiliarla:
“Cammina bene, puttana. Senti come ti cola il mio seme lungo le gambe? Ogni passo che fai, il mio sperma ti ricorda che cosa sei diventata oggi. Una troia che si fa scopare nei bagni pubblici invece di fare la signora perbene con suo marito”
Elena cammina lentamente, le cosce che si sfregano tra loro. Il vestito rosso ondeggia a ogni passo, lasciando intravedere le macchie umide. Ha il viso in fiamme, ma gli occhi brillano di eccitazione.
Quando arriviamo alla macchina, la spingo con la schiena contro la portiera posteriore e mi premo contro di lei. Le sollevo leggermente il vestito con una mano, scoprendo le cosce sporche di sperma, e continuo con voce bassa e sporca:
“Guarda che casino hai tra le gambe. Sei piena del mio sperma e cammini così, come se niente fosse. Dimmi la verità, Elena… ti eccita essere trattata come una puttana da quattro soldi? Ti eccita sapere che chiunque potrebbe vederti con le prove di quanto sei troia ancora addosso?”
Lei respira affannosamente, gli occhi fissi nei miei. La sua voce esce tremolante ma sincera:
“Sì… mi eccita. Mi eccita da morire quando mi parli così…”
Le infilo due dita tra le gambe, raccogliendo un po’ del mio sperma ancora caldo e glielo spalmo lentamente sul clitoride.
“Brava puttana”, mormoro contro le sue labbra. “La mia troia personale. Da oggi ogni volta che ti vestirai elegante per tuo marito, sotto quel bel vestito ci sarà la figa che ho riempito io. E tu penserai solo a questo”
Elena geme piano, spingendo il bacino contro le mie dita, chiaramente eccitata dal trattamento umiliante.
“Dimmi cosa sei”, le ordino a bassa voce.
Lei mi guarda dritto negli occhi, la voce bassa ma convinta:
“Sono la tua puttana, Max”
stemmy75@gmail.com
Con il respiro pesante, mi sfilo lentamente. Un rivolo spesso e bianco le esce subito dalla figa gonfia, scendendo lungo l’interno delle cosce e macchiando leggermente le sue mutandine spostate di lato.
La volto verso di me con decisione. Elena ha il viso arrossato, gli occhi lucidi e la bocca socchiusa. La guardo per un secondo: è fighissima così, con il vestito rosso sgualcito, i capelli un po’ scomposti, le guance rosse e il mio seme che le cola lungo le gambe.
L’attiro contro di me e la bacio profondamente, con passione. Lei risponde subito, avida, le mani che mi stringono il collo mentre le nostre lingue si intrecciano di nuovo.
Mi stacco appena dalle sue labbra, ancora vicinissimo al suo viso, e le sussurro con voce roca:
“Cazzo… sono venuto in un modo che non provavo da molto tempo”
Le accarezzo una guancia con il pollice.
“Sei troppo bella… e questa situazione sul filo del rasoio… il rischio che qualcuno entri e ci scopra… ha ingigantito tutto. Non mi ricordavo più cosa si provasse a venire così forte”
Elena sorride debolmente contro le mie labbra, ancora tremante. Il suo respiro è corto.
“Anch’io…” mormora. “Mi hai fatto venire come una puttana… e mi è piaciuto da morire”
Fuori dal box sentiamo chiaramente il rumore di una porta che si apre e dei tacchi che entrano nel bagno delle donne. Qualcuno si è appena fermato davanti agli specchi.
Ci blocchiamo entrambi, i corpi ancora premuti uno contro l’altro, il mio seme che continua a colarle lentamente lungo le cosce.
Il pericolo è ancora lì, palpabile.
Lei mi guarda con gli occhi spalancati, un misto di paura ed eccitazione residua. Io le poso un dito sulle labbra, facendole segno di stare zitta, mentre il cuore ci batte fortissimo nel petto.
Le tengo il viso vicino al mio, le labbra che sfiorano il suo orecchio. Parlo lentamente, con voce bassa, calda e sporca, scandendo ogni parola perché penetri bene dentro di lei:
“Sei… la mia puttana”
Elena rabbrividisce forte. Sento il suo respiro spezzarsi contro il mio collo.
Continuo, senza fretta, la voce ancora più bassa e roca:
“Dimmi che lo capisci… Dimmi che sei la mia troia personale. Quella troia elegante che si fa scopare nel bagno di una caffetteria mentre suo marito è chissà dove a fare soldi. Quella che si bagna solo al pensiero di farsi riempire da me”
Lei stringe più forte la mia camicia, le unghie che mi graffiano il petto attraverso il tessuto.
“Sì…” sussurra, la voce tremante. “Sono la tua puttana…”
Le mordo piano il lobo dell’orecchio e continuo, spingendo il bacino contro di lei per farle sentire di nuovo il mio cazzo:
“Brava. La mia puttana sposata. Quella che adesso ha il mio seme che le cola dalle cosce come una vera troia. Senti come ti cola giù? È il mio sperma che ti esce dalla figa… il seme di un altro uomo che ti ha appena riempita mentre tuo marito non sa un cazzo”
Elena emette un piccolo gemito soffocato. Le sue gambe tremano.
“Ti piace sentirtelo dire, vero?” insisto, la voce sempre più sporca. “Ti piace essere ridotta così. Da signora raffinata con il vestito rosso e la borsa da migliaia di euro… a puttana che si fa fottere contro il muro di un cesso pubblico. Dimmi quanto ti eccita essere la mia troia”
Lei deglutisce, la voce rotta dal desiderio:
“Mi eccita… da morire. Mi eccita essere la tua troia…”
Le infilo una mano tra le gambe, raccogliendo un po’ del mio sperma che le cola lungo la coscia e glielo spalmo lentamente sul clitoride ancora sensibile.
“Questa figa adesso è mia”, continuo, massaggiandola piano. “Ogni volta che tuo marito ti toccherà, tu penserai al mio cazzo che ti apriva in due. Ogni volta che ti scoperà, tu ricorderai come ti ho riempita oggi… come ti ho fatto venire come una puttana mentre rischiavamo di essere scoperti”
Elena chiude gli occhi e appoggia la fronte contro la mia spalla, respirando affannosamente.
“Sono solo tua…” mormora, la voce quasi spezzata. “Sono la tua puttana, Max… usami quando vuoi, ma fammi godere !!!!”
Il rumore di tacchi fuori dal box si ferma per un momento. Sembra che la persona sia proprio davanti alla nostra porta.
Io le sussurro ancora più piano, con un sorriso crudele nella voce:
“Attenta… se fai rumore adesso, quella là fuori capirà che c’è una troia sposata che si è appena fatta riempire di sperma. Vuoi che lo sappia? Vuoi che senta quanto godi a essere la mia puttana?”
Elena stringe le labbra, cercando di trattenere un gemito, ma il suo corpo tradisce l’eccitazione: la figa pulsa di nuovo sotto le mie dita, ancora bagnata e piena del mio seme.
Fuori dal box, i tacchi si fermano proprio davanti alla nostra porta.
La donna resta lì, immobile. Si sente chiaramente il rumore di una borsa che viene appoggiata sul ripiano del lavandino, poi il suono dell’acqua che scorre. Sembra che stia prendendo tempo… come se avesse capito che nel bagno c’è qualcuno che il bagno è occupato.
Il mio cuore batte forte. Anche quello di Elena martella contro il mio petto.
Senza dire una parola, le infilo di nuovo la mano tra le gambe. Le mie dita scivolano facilmente tra le sue labbra gonfie e bagnate, ancora piene del mio sperma. Inizio a giocare con la sua figa con calma crudele: due dita che entrano e escono lentamente, il pollice che preme e gira sul clitoride sensibile.
Elena si irrigidisce all’istante. Le sue mani mi stringono le spalle con forza, le unghie che affondano nella mia camicia. Volta la testa verso di me, gli occhi spalancati dal panico e dal piacere.
“Max…” sussurra quasi senza voce, supplichevole.
Non le rispondo. Continuo a muovere le dita dentro di lei, lentamente ma con decisione, scopandola con la mano mentre il pollice le tortura il clitoride gonfio. Il suono umido delle mie dita che entrano nella sua figa fradicia è leggerissimo, ma nel silenzio del bagno sembra assordante.
Fuori, la donna si schiarisce la gola. Sembra che stia indugiando apposta.
Elena stringe le labbra fino a farle diventare bianche, cercando disperatamente di non emettere alcun suono. Il suo corpo però la tradisce: le cosce tremano, la figa si contrae ritmicamente intorno alle mie dita, e un rivolo del mio sperma misto ai suoi umori le scivola di nuovo lungo la coscia.
Le appoggio le labbra all’orecchio e sussurro, così piano che quasi non si sente:
“Resisti, puttana… Non fiatare. Se fai anche solo un gemito, quella là fuori capirà che c’è una troia sposata che si sta facendo giocare con la figa piena di sperma”.
Elena chiude gli occhi con forza, la fronte premuta contro la mia spalla. Il suo respiro è corto e irregolare. Ogni volta che le mie dita entrano più a fondo o il pollice preme sul clitoride, il suo corpo sussulta leggermente. Sta lottando con tutta se stessa per non lasciarsi sfuggire alcun suono.
Le mie dita continuano il loro lento supplizio: dentro e fuori, lenti cerchi sul clitoride, poi di nuovo dentro, raccogliendo il mio seme e spalmandolo su tutta la sua figa gonfia.
Fuori, la donna chiude il rubinetto. Ma non se ne va. Sembra che stia aspettando.
Elena mi stringe il braccio con forza, le dita che tremano. Un gemito bassissimo, quasi impercettibile, le sfugge dalle labbra serrate. Subito dopo mi morde la spalla attraverso la camicia per soffocare il suono successivo.
Io sorrido contro il suo orecchio e continuo a giocare con lei, implacabile.
“Brava troia… resisti. Fammi vedere quanto sei capace di essere la mia puttana silenziosa… anche quando la tua figa sta impazzendo”
Elena trema violentemente contro di me, le gambe che si stringono intorno alla mia mano, mentre fuori dal box la donna resta ancora lì, sospettosa.
Il rischio è diventato insopportabile… e incredibilmente eccitante.
Smetto bruscamente di tormentarla con le dita. Elena emette un piccolo gemito di frustrazione soffocato, il corpo ancora tremante e sospeso sul filo dell’orgasmo. Ha gli occhi lucidi, le guance arrossate e il respiro corto. È chiaramente mezza intontita dal piacere, la figa gonfia e pulsante che stilla il mio sperma.
Mi riallaccio con calma i pantaloni, infilo la camicia dentro e mi sistemo. Poi, senza dire una parola, apro la porta del box.
La donna fuori, una signora di mezza età elegantemente vestita, è in piedi davanti allo specchio. Si volta di scatto quando sente la porta aprirsi.
Elena esce per prima, ancora visibilmente sconvolta. Il vestito rosso è sollevato su un fianco, stropicciato e fuori posto. Ha le gambe leggermente divaricate, le cosce lucide e macchiate di sperma che cola lentamente verso il basso. I capelli sono scomposti, il trucco un po’ sbavato, lo sguardo appannato e perso. Sembra quasi sull’orlo di un altro orgasmo, le ginocchia deboli, il respiro ancora accelerato.
La donna sgrana gli occhi, completamente allibita. La bocca le si apre leggermente mentre ci guarda uscire insieme dal box delle donne.
Io prendo Elena per mano con decisione, intrecciando le dita alle sue. Lei cerca goffamente di abbassarsi il vestito con l’altra mano, ma è troppo tardi e troppo poco: il tessuto è spiegazzato, una macchia umida è visibile sulla parte anteriore della gonna e le sue cosce brillano di sperma fresco.
La tiro fuori dal box senza fretta, sorridendo tranquillamente alla donna che ci fissa immobile, paralizzata dallo shock.
“Buongiorno” dico con tono calmo e educato, come se nulla fosse.
Elena cammina accanto a me a testa bassa, le guance in fiamme per l’umiliazione. Le sue dita stringono forte le mie, il corpo ancora tremante. Riesce a malapena a camminare dritta, le gambe che si sfregano tra loro mentre il mio seme continua a colarle lungo le cosce.
La donna non dice una parola. Ci segue con lo sguardo, la bocca ancora aperta, mentre usciamo dal bagno delle donne e torniamo nella sala della caffetteria.
Solo quando siamo lontani dal bagno, Elena mi stringe la mano con più forza e sussurra con voce rotta, mortificata ed eccitata allo stesso tempo:
“Max… mio Dio… ci ha visti…”
Io le sorrido, tirandola più vicina a me mentre camminiamo verso l’uscita.
“Lo so, ma chissene frega, io non la conosco e tu ?”
Usciamo dalla caffetteria tenendoci per mano. Elena cammina accanto a me con le gambe leggermente strette, cercando di non far colare troppo il mio sperma che le scivola ancora lungo le cosce. Il vestito rosso è stropicciato, con evidenti macchie umide sulla parte anteriore della gonna. Ha il viso rosso per la vergogna, gli occhi bassi, ma ogni tanto mi lancia uno sguardo carico di eccitazione mista a umiliazione.
La guido verso gli ascensori e scendiamo nel garage sotterraneo del centro commerciale. Appena le porte si chiudono, l’aria tra noi diventa di nuovo elettrica.
Nel momento in cui l’ascensore inizia a scendere, riprendo a parlare con voce bassa, calma e crudele:
«Hai visto la faccia di quella donna? Ti ha guardata come se fossi una puttana da marciapiede. E aveva ragione. Sei uscita dal bagno con il vestito sollevato, le cosce sporche del mio sperma e lo sguardo da troia appena scopata.»
Elena deglutisce, stringendo più forte la mia mano. Non protesta. Anzi, il suo respiro si fa più corto.
“Ti è piaciuto, vero?” continuo, avvicinandomi al suo orecchio. “Ti è piaciuto farti vedere così. Ridotta a una moglie ricca e raffinata che esce da un cesso pubblico con la figa piena di sperma di un altro uomo. Scommetto che ti stai bagnando di nuovo solo a pensarci”
Lei morde il labbro inferiore e annuisce piano, la voce quasi un sussurro:
“Sì…”
Arriviamo al piano del garage. Le porte dell’ascensore si aprono e la guido verso la mia macchina, parcheggiata in una zona abbastanza isolata. Mentre camminiamo tra le auto, non smetto di umiliarla:
“Cammina bene, puttana. Senti come ti cola il mio seme lungo le gambe? Ogni passo che fai, il mio sperma ti ricorda che cosa sei diventata oggi. Una troia che si fa scopare nei bagni pubblici invece di fare la signora perbene con suo marito”
Elena cammina lentamente, le cosce che si sfregano tra loro. Il vestito rosso ondeggia a ogni passo, lasciando intravedere le macchie umide. Ha il viso in fiamme, ma gli occhi brillano di eccitazione.
Quando arriviamo alla macchina, la spingo con la schiena contro la portiera posteriore e mi premo contro di lei. Le sollevo leggermente il vestito con una mano, scoprendo le cosce sporche di sperma, e continuo con voce bassa e sporca:
“Guarda che casino hai tra le gambe. Sei piena del mio sperma e cammini così, come se niente fosse. Dimmi la verità, Elena… ti eccita essere trattata come una puttana da quattro soldi? Ti eccita sapere che chiunque potrebbe vederti con le prove di quanto sei troia ancora addosso?”
Lei respira affannosamente, gli occhi fissi nei miei. La sua voce esce tremolante ma sincera:
“Sì… mi eccita. Mi eccita da morire quando mi parli così…”
Le infilo due dita tra le gambe, raccogliendo un po’ del mio sperma ancora caldo e glielo spalmo lentamente sul clitoride.
“Brava puttana”, mormoro contro le sue labbra. “La mia troia personale. Da oggi ogni volta che ti vestirai elegante per tuo marito, sotto quel bel vestito ci sarà la figa che ho riempito io. E tu penserai solo a questo”
Elena geme piano, spingendo il bacino contro le mie dita, chiaramente eccitata dal trattamento umiliante.
“Dimmi cosa sei”, le ordino a bassa voce.
Lei mi guarda dritto negli occhi, la voce bassa ma convinta:
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