Gabriella - Nona parte
di
Stemmy
genere
dominazione
Nelle settimane successive alla serata al club, Max e Gabriella si erano visti con regolarità sempre maggiore. Quello che era nato come un incontro casuale si era trasformato rapidamente in qualcosa di più profondo e costante. Non avevano ancora messo un’etichetta ufficiale, ma di fatto erano diventati una coppia: passavano notti intense, weekend insieme, e tra loro si era creata una complicità sessuale e intellettuale rara.
Una mattina, il messaggio arrivò.
Era la donna della coppia, quella sera conosciuta solo come “la Padrona”.
“Ci farebbe molto piacere avervi a cena da noi sabato sera. Solo noi quattro… e naturalmente Elena. Niente club questa volta. Solo una serata privata nella nostra villa.”
Max e Gabriella accettarono senza esitazione.
Sabato sera arrivarono puntuali. Gabriella aveva scelto con cura un abito nero elegante e sensuale: lungo fino a metà coscia, scollatura profonda sulla schiena e un taglio laterale che lasciava intravedere le gambe tornite ogni volta che camminava. I capelli sciolti e lucenti, un trucco sofisticato che esaltava i suoi lineamenti. Era bellissima, raffinata e allo stesso tempo pericolosamente provocante.
Max, in completo scuro su misura, non riusciva a toglierle gli occhi di dosso.
Il navigatore li portò fuori città, su una strada secondaria immersa nel verde. Quando arrivarono al cancello imponente di ferro battuto, questo si aprì automaticamente senza che dovessero suonare. Percorsero quasi un chilometro di sterrato ben tenuto, fiancheggiato da alberi secolari, fino a quando la villa apparve davanti a loro.
Era maestosa.
Una grande villa padronale in stile liberty, illuminata con gusto, con una facciata elegante e imponente, giardini curatissimi e una piscina che si intravedeva sul retro. Max e Gabriella si scambiarono uno sguardo stupito.
“Porca puttana…” mormorò Max sottovoce. “Non mi aspettavo questo.”
Parcheggiarono nel cortile di ghiaia bianca. Appena scesi dalla macchina, il portone d’ingresso si aprì prima ancora che suonassero.
Sulla soglia apparve la donna della coppia, vestita con un abito lungo rosso scuro che le fasciava il corpo con eleganza. Accanto a lei, il suo compagno in camicia nera e pantaloni scuri. Entrambi sorridenti e perfettamente a loro agio.
“Benvenuti” disse la donna con voce calda, facendoli entrare. “Siamo davvero felici che siate venuti.”
L’interno della villa era ancora più impressionante: pavimenti di marmo, mobili antichi, opere d’arte alle pareti e un’atmosfera di lusso discreto e decadente. Elena, la ragazza bionda, apparve poco dopo, vestita solo con un semplice abito corto bianco e trasparente, senza biancheria intima. Aveva il collarino al collo e gli occhi bassi, ma un sorriso timido sulle labbra quando vide Gabriella.
La Padrona notò lo sguardo di Gabriella su Elena e sorrise.
E in quel preciso istante, il tempo sembrò fermarsi.
Elena non indossava la mascherina.
Gabriella la riconobbe immediatamente.
Elena. La sua analista finanziaria senior. Quella che da quasi otto mesi lavorava direttamente nel suo team, preparava report per lei, partecipava alle riunioni settimanali e le dava del “lei” con rispetto professionale ogni mattina.
Elena rimase paralizzata per una frazione di secondo. I suoi occhi si spalancarono leggermente riconoscendo Gabriella, la sua direttrice, la donna rigida e autoritaria che tutti temevano e rispettavano in ufficio.
Nessuna delle due parlò.
Nessuna delle due lasciò trapelare nulla.
Gabriella mantenne un’espressione composta, educata, quasi indifferente. Solo un impercettibile irrigidimento della mascella tradì il suo shock interno. Elena abbassò immediatamente lo sguardo, un rossore leggero le colorò le guance, ma riuscì a mantenere un’espressione neutra e rispettosa.
La Padrona, ignara di tutto, sorrise.
“Lei è Elena, la nostra schiava personale. Credo che voi due abbiate già avuto il piacere di conoscerla… anche se in circostanze diverse.”
Gabriella fece un piccolo cenno con la testa, la voce calma e controllata.
“Piacere di rivederti, Elena.”
“Buonasera, dottoressa” rispose Elena con tono professionale, la voce appena un po’ più bassa del normale. Solo chi la conosceva bene avrebbe notato il tremito leggero.
Max percepì la tensione improvvisa ma non capì esattamente cosa stesse succedendo. Guardò Gabriella con la coda dell’occhio, ma lei mantenne un perfetto autocontrollo.
La Padrona sembrò soddisfatta della reazione educata dei suoi ospiti e li invitò a entrare.
“Venite, accomodatevi. Lo champagne è già pronto.”
Mentre camminavano verso il salone, Gabriella sentiva il cuore battere forte. Elena, la stessa Elena che il lunedì mattina le portava i bilanci con deferenza, era la schiava sessuale della coppia. La stessa ragazza che lei aveva scopato senza pietà con uno strap-on solo poche settimane prima.
E ora erano lì. Nella stessa casa. Con i ruoli professionali completamente capovolti.
Elena, dal canto suo, camminava qualche passo dietro di loro, le mani giunte davanti a sé, cercando di mantenere la compostezza. Dentro di sé era in subbuglio: la sua temuta capa era la donna dominante che l’aveva fatta venire fino alle lacrime al club.
Nessuna delle due disse una parola sull’argomento.
Fingevano entrambe che fosse la cosa più normale del mondo.
Ma l’aria tra loro era elettrica, carica di un segreto esplosivo e proibito.
La cena era stata raffinata e sorprendentemente piacevole: piatti ricercati, vino eccellente e conversazioni leggere che però nascondevano sempre un sottofondo carico di tensione erotica. Elena serviva a tavola in silenzio, con discrezione, gli occhi bassi, comportandosi come la perfetta domestica-schiava. Gabriella e lei continuavano a fingere che non ci fosse alcun segreto tra loro.
Verso la fine della cena, mentre sorseggiavano un passito dolce, Franca posò il calice e guardò Gabriella con un sorriso lento e predatorio.
“Gabriella… abbiamo una proposta per te” disse con voce calda e autorevole. “Vorremmo che questa sera provassi l’altra faccia della medaglia. Vorrei essere io a dominarti. A prendermi cura di te. A farti godere fino allo sfinimento, senza che tu debba fare assolutamente niente se non ricevere e abbandonarti.”
Leo annuì, appoggiandosi allo schienale della sedia.
“Max potrà guardare tutto. Non ti lascerà sola nemmeno per un secondo.”
Gabriella rimase immobile, il cuore che le batteva forte nel petto. Deglutì. L’idea la terrorizzava e la eccitava allo stesso tempo. Lei, che aveva sempre comandato, che aveva dominato Elena con lo strap-on solo poche settimane prima, ora avrebbe dovuto cedere il controllo. Consegnarsi completamente. Lasciarsi usare, legare, far venire fino a non riuscire più a ragionare.
“Io… non so” rispose con voce leggermente incerta, tradendo per la prima volta la sua agitazione. “Non ho mai… non sono abituata a lasciarmi andare in questo modo.”
Franca si alzò, girò intorno al tavolo e le si avvicinò. Le posò una mano sulla spalla con gentilezza.
“Puoi interrompere il gioco in qualsiasi momento. Basta una parola. e tutto si ferma immediatamente. Max resterà sempre nella stanza con noi. Non sarai mai sola. Vogliamo che tu provi, non che tu soffra.”
Gabriella guardò Max. Lui la osservava con calma, ma nei suoi occhi c’era un’eccitazione evidente. Annuì piano, come a dirle che sarebbe stato lì.
Dopo un lungo silenzio, Gabriella fece un respiro profondo.
“Va bene” disse infine, la voce un po’ tremante. “Proviamo”
Franca sorrise, soddisfatta. Si chinò leggermente verso di lei e le sussurrò all’orecchio:
“Bene. E voglio che tu sappia un’ultima cosa… Elena parteciperà attivamente. Sarà lei ad aiutarmi a farti venire. Tante, tantissime volte”
Gabriella sentì un brivido freddo correrle lungo la schiena.
Elena.
La sua collaboratrice. La donna che aveva umiliato e scopato senza pietà al club. La stessa che ora sapeva esattamente chi fosse la sua capa. E che avrebbe avuto l’occasione di “vendicarsi” in modo molto intimo e prolungato.
Gabriella cercò con lo sguardo Elena, che era rimasta in piedi accanto al tavolo. La ragazza bionda alzò per un istante gli occhi e incrociò i suoi. Non c’era più timidezza professionale in quello sguardo. C’era qualcosa di diverso: un misto di eccitazione, attesa e, forse, una sottile soddisfazione.
Gabriella deglutì di nuovo, il cuore che le martellava nel petto. Era troppo tardi per tirarsi indietro. Aveva già accettato.
Franca le accarezzò lentamente il collo con le dita.
“Sei pronta, Gabriella?”
Franca sorrise con una calma quasi predatoria mentre si alzava dalla tavola. Tutto era stato pianificato da settimane. Da quando aveva visto Gabriella al club, aveva capito che quella donna forte, elegante e abituata al comando sarebbe stata una preda perfetta. E ora era caduta nella sua trappola.
“Seguitemi” disse con voce morbida ma autoritaria.
Li condusse attraverso un lungo corridoio fino a una grande stanza nel seminterrato della villa, una vera e propria sala dei giochi privata, elegantemente allestita: pareti scure, luci soffuse rosse, un grande letto con baldacchino al centro, una croce di Sant’Andrea, vari attrezzi, corde e un’ampia zona con specchi. Max entrò per ultimo, chiudendo la porta dietro di sé.
Gabriella guardava tutto con il cuore in gola. Non aveva la minima idea di quanto Franca avesse pianificato.
“Spogliati completamente” ordinò Franca con tono calmo.
Gabriella esitò solo un istante, poi, sotto lo sguardo di tutti, si tolse il vestito elegante, il reggiseno e le mutandine. Rimase nuda, bellissima, il corpo tonico e raffinato esposto agli occhi di tutti. Elena la fissava senza più nascondere del tutto il proprio sguardo.
Franca si avvicinò lentamente e le girò intorno, sfiorandole il seno con le dita.
“Stanotte non sarai più la potente dottoressa Gabriella. Stanotte sarai solo una troia in calore che vuole essere usata. Hai capito?”
Gabriella annuì, la voce incerta. “Sì…”
“Sì, Padrona” la corresse Franca.
“Sì, Padrona” ripeté Gabriella, arrossendo violentemente.
Franca sorrise soddisfatta. Fece un cenno a Elena.
La ragazza bionda si avvicinò e, insieme a Franca, legò i polsi di Gabriella dietro la schiena con corde morbide ma strette. Poi la fecero inginocchiare al centro della stanza, su un cuscino spesso. Max si sedette su una poltrona di fronte, già visibilmente eccitato, il cazzo duro nei pantaloni mentre guardava la sua donna in quella posizione vulnerabile.
Franca si chinò su Gabriella, afferrandole il mento con forza.
“Elena ti aiuterà stanotte. E sarà molto motivata, vero Elena?”
Elena annuì, gli occhi che brillavano. “Sì, Padrona”
Quello che Franca non sapeva che rendeva tutto ancora più pericoloso e eccitante, era il segreto tra Gabriella ed Elena. Elena sapeva perfettamente chi aveva davanti: la sua capa arrogante e autoritaria. E ora aveva il permesso di farle tutto ciò che voleva.
Dal punto di vista di Max, la scena era pura estasi.
Cristo santo… guardala.
Gabriella era in ginocchio al centro della stanza, completamente nuda, con le braccia legate strette dietro la schiena. Il collare nero le stringeva elegantemente il collo, il guinzaglio rosso che pendeva tra i suoi seni. Quei seni grossi, pieni, pesanti… cazzo, erano perfetti. Si alzavano e abbassavano rapidamente con il respiro nervoso, i capezzoli già duri come pietre per l’eccitazione e la tensione. La sua pelle liscia brillava sotto le luci rosse, la figa completamente esposta e già lucida tra le cosce leggermente aperte.
Era bellissima. Forte, elegante, abituata a comandare… e ora lì, in ginocchio, pronta a essere usata. Pronta a resistere e, allo stesso tempo, a cedere. Quel contrasto lo stava facendo impazzire.
Max si appoggiò meglio sulla poltrona, senza riuscire a staccare gli occhi da lei. La mano scese lentamente sul davanti dei pantaloni, premendo sul suo cazzo già durissimo. Lo strinse attraverso la stoffa, massaggiandolo con movimenti lenti mentre godeva dello spettacolo.
È mia… e sta per farsi distruggere.
Franca tirò leggermente il guinzaglio, costringendo Gabriella ad alzare il mento. Il movimento fece ondeggiare i suoi seni pesanti in modo ipnotico.
“Guarda che meraviglia, Max” disse Franca con un sorriso malizioso. “La tua donna ha un corpo fatto per essere sottomesso.”
Max non rispose. Continuò a toccarsi il cazzo nei pantaloni, stringendolo più forte mentre osservava Gabriella che deglutiva, nervosa ma eccitatissima. Vedeva le sue cosce tremare leggermente, vedeva quanto fosse bagnata. Sapeva che dentro di lei stava combattendo una battaglia feroce tra orgoglio e desiderio di arrendersi.
Elena si posizionò di lato, osservando la sua capa con uno sguardo intenso che Max non riuscì del tutto a decifrare.
Franca accarezzò i capelli di Gabriella, poi le diede uno schiaffetto leggero sulla guancia.
“Sei pronta a farti usare come meriti?”
Gabriella respirò profondamente, la voce bassa e tremante ma chiara:
“Sì, Padrona.”
Max strinse più forte il suo cazzo attraverso i pantaloni, sentendolo pulsare. L’immagine di Gabriella nuda, legata, con il collare e i seni esposti mentre si preparava a subire tutto ciò che Franca ed Elena le avrebbero fatto era una delle cose più eccitanti che avesse mai visto.
Si leccò le labbra, gli occhi fissi sui capezzoli duri di lei e sulla sua figa luccicante.
Goditela, amore mio… pensò. Io guarderò ogni secondo mentre ti spezzano.
Franca fece un cenno a Elena.
«Vestiamola come merita.»
Elena e Franca si mossero con precisione. Prima le tolsero il collare solo per pochi secondi, poi iniziarono a “vestire” Gabriella con cura sadica.
Le fecero indossare un corsetto rigido di pelle lucida color caramello chiaro, strettissimo, che le stringeva violentemente la vita e spingeva i suoi seni grossi e pesanti verso l’alto in modo osceno. Il corsetto era dotato di cinghie e borchie metalliche che le circondavano il busto, sottolineando ogni curva. I seni rimanevano completamente esposti, schiacciati e sollevati, i capezzoli duri e prominenti.
Elena si inginocchiò e le allacciò ai piedi un paio di sandali neri con plateau altissimo e tacchi vertiginosi, stringendo bene le cinghie intorno alle caviglie. Franca completò l’opera aggiungendo un’imbragatura di cuoio nero che passava sopra e sotto il corsetto, con anelli metallici strategici.
Gabriella era splendida e degradante allo stesso tempo: il corsetto le strizzava il corpo in modo quasi brutale, i seni enormi messi in evidenza, il respiro già più corto per la compressione.
“Guardati” disse Franca con voce soddisfatta, tirando il guinzaglio per farla alzare in piedi. “Sembri una puttana di lusso pronta per essere usata.”
Gabriella barcollò leggermente sui tacchi altissimi, le braccia ancora legate dietro la schiena, il corsetto che le impediva di respirare normalmente.
Intanto Leo aveva preparato il sistema di carrucole e corde. Tirò giù dal soffitto una serie di funi robuste e cominciò a creare un’imbragatura di sostegno intorno al corpo di Gabriella. Passò le corde sotto il corsetto, intorno alle cosce, al busto e alle spalle, collegandole alla carrucola principale.
“Solleviamola” ordinò Franca.
Con l’aiuto di Leo, tirarono lentamente le corde. Il corpo di Gabriella venne sollevato da terra di qualche centimetro, poi di più, fino a quando rimase sospesa, sostenuta dalle corde e dall’imbragatura. I piedi nei tacchi altissimi penzolavano leggermente, le gambe divaricate quel tanto che bastava per esporre completamente la sua figa bagnata. I seni enormi, compressi dal corsetto, sporgevano in modo osceno.
Gabriella emise un gemito soffocato, il corpo teso, completamente alla mercé delle corde.
Max si era ormai sbottonato i pantaloni. Aveva tirato fuori il suo cazzo enorme e lo stava accarezzando lentamente con la mano, gli occhi fissi sulla sua donna.
Cazzo… è perfetta così.
Vederla sospesa, strizzata in quel corsetto sadico, i seni esposti, le gambe aperte e il viso arrossato per la vergogna e l’eccitazione era uno spettacolo che non avrebbe mai dimenticato. Il contrasto tra la Gabriella elegante e professionale che conosceva e questa versione legata, esposta e umiliata lo stava facendo impazzire di desiderio.
Franca si avvicinò a Gabriella sospesa e le diede uno schiaffetto leggero sul seno, facendolo oscillare.
“Come ti senti?”
Gabriella respirò a fatica, la voce spezzata dal corsetto stretto:
“Esposta… Padrona.”
Franca sorrise soddisfatta, mentre Elena osservava la scena con uno sguardo carico di anticipazione.
Max non riusciva a staccare gli occhi da lei.
Gabriella era sospesa, bellissima e vulnerabile. Il corsetto di pelle lucida le strizzava brutalmente la vita, spingendo i suoi seni grossi e pesanti verso l’alto in modo osceno. Le gambe leggermente divaricate dalle corde, la figa completamente esposta e già bagnata.
Franca si inginocchiò davanti a lei con un sorriso famelico. Senza dire una parola, fece scivolare due dita tra le labbra gonfie di Gabriella, sentendo quanto fosse fradicia.
“Mmh… sei già zuppa” mormorò Franca con voce roca, mentre iniziava a penetrarla lentamente con due dita, muovendole dentro e fuori con calma sadica. Il pollice trovò il clitoride e cominciò a disegnare cerchi precisi e insistenti.
Gabriella emise un gemito lungo, il corpo che si tendeva nelle corde. Il corsetto le impediva di respirare profondamente, rendendo ogni gemito più strozzato e disperato.
Dietro di lei, Elena si posizionò in silenzio. Le sue mani salirono sui seni esposti di Gabriella e iniziarono a strizzarli con forza. Le dita affondavano nella carne morbida e pesante, tirando e torcendo i capezzoli durissimi con una crudeltà calcolata.
“Ahh…!” gemette Gabriella, il corpo che sussultava tra le due donne.
Elena, la sua dipendente, la sua sottoposta in ufficio, ora le strizzava i capezzoli senza pietà, tirandoli verso il basso mentre Franca le scopava la figa con le dita sempre più velocemente.
“Senti come stringe?” disse Franca a Elena, continuando a pompare le dita dentro di lei.
Elena non rispose con parole. Si limitò a stringere più forte i capezzoli di Gabriella, pizzicandoli e tirandoli con sadismo crescente, mentre si godeva ogni gemito di sofferenza e piacere della donna che in ufficio la comandava.
Max aveva il cazzo fuori dai pantaloni, duro come marmo. Lo accarezzava lentamente con la mano, ipnotizzato dallo spettacolo. Vedere Gabriella sospesa, strizzata nel corsetto, con Franca che le infilava le dita nella figa fradicia e Elena che le torturava i seni da dietro era qualcosa di incredibilmente eccitante.
Gabriella aveva la testa rovesciata all’indietro, la bocca aperta, il respiro spezzato. Il suo corpo veniva scosso dalle dita di Franca che la penetravano sempre più profondamente, mentre il pollice massaggiava il clitoride senza tregua.
“Ti prego…” mormorò Gabriella con voce rotta.
Franca rise piano e spinse un terzo dito dentro di lei, allargandola senza pietà.
“Ancora no. Devi prima bagnarmi tutta la mano.”
Elena strinse i capezzoli di Gabriella con forza brutale, torcendoli, mentre Franca accelerava il ritmo delle dita, scopandola con decisione. Il suono osceno e bagnato della figa di Gabriella riempiva la stanza.
Max continuava a masturbarsi lentamente, godendosi ogni singolo secondo di quella meravigliosa umiliazione della sua donna.
Franca continuò a muovere le dita dentro la figa fradicia di Gabriella con maestria crudele, scopandola profondamente e massaggiandole il clitoride con il pollice, portandola sempre più vicino al limite… per poi rallentare di colpo appena sentiva le sue pareti contrarsi con forza.
“Non ancora” disse Franca con un sorriso sadico. “Non meriti di venire così facilmente”
Gabriella emise un gemito di frustrazione, il corpo che tremava sospeso nelle corde.
Elena, con uno sguardo carico di eccitazione, porse a Franca due morsetti metallici collegati a una catenella. Franca li applicò senza pietà alle grandi labbra gonfie di Gabriella, stringendoli forte. La fitta di dolore fece urlare Gabriella, che ondeggiò leggermente nelle corde. Ogni piccolo movimento tirava i morsetti, inviando scariche lancinanti di dolore alla sua figa già sensibile.
“Ahhh! Cazzo… fa male!” gridò Gabriella, la voce rotta.
Franca rise apertamente, un riso crudele e divertito.
“Bene. Così ogni volta che ti muovi sentirai quanto sei nostra”
Poi Elena passò a Franca i morsetti elettrici. Questi vennero applicati direttamente sui capezzoli già durissimi e tirati dal corsetto. Appena attaccati, Franca azionò il piccolo telecomando.
Una scarica elettrica attraversò i seni di Gabriella, facendola irrigidire e urlare. Il dolore era acuto, bruciante, mescolato alla pressione costante dei morsetti sulle labbra.
“Aaaahhh! Vi prego…!” gemette Gabriella, il corpo che si contorceva nella sospensione, facendo ondeggiare i seni e tirare ancora di più i morsetti sulla figa.
La stanza si riempì presto dei suoi gemiti di dolore e frustrazione. Franca ed Elena la guardavano dal basso ridendo in faccia a lei, godendo chiaramente della sua umiliazione.
“Guarda come piange la nostra donna elegante” disse Elena con voce carica di soddisfazione, torcendo leggermente uno dei morsetti sul capezzolo.
Franca aumentò leggermente l’intensità della corrente sui capezzoli, mentre con l’altra mano riprendeva a giocare con la figa di Gabriella, infilando tre dita dentro di lei e massaggiando il clitoride senza però farla venire.
Ogni volta che Gabriella si agitava per il dolore, i morsetti sulle labbra tiravano con forza, strappandole nuovi gemiti disperati.
Max, seduto poco distante, aveva il cazzo in mano e si masturbava lentamente, ipnotizzato dallo spettacolo.
Franca guardò Gabriella negli occhi, sorridendo con cattiveria.
“Vuoi venire? Allora supplica. Supplica bene.”
Gabriella, con le lacrime agli occhi per il dolore e la frustrazione sessuale, respirò a fatica nel corsetto stretto.
«Ti prego… Padrona… fammi venire…»
Elena e Franca risero di nuovo, chiaramente intenzionate a farla soffrire ancora a lungo prima di concederle qualsiasi sollievo.
stemmy75@gmail.com
Una mattina, il messaggio arrivò.
Era la donna della coppia, quella sera conosciuta solo come “la Padrona”.
“Ci farebbe molto piacere avervi a cena da noi sabato sera. Solo noi quattro… e naturalmente Elena. Niente club questa volta. Solo una serata privata nella nostra villa.”
Max e Gabriella accettarono senza esitazione.
Sabato sera arrivarono puntuali. Gabriella aveva scelto con cura un abito nero elegante e sensuale: lungo fino a metà coscia, scollatura profonda sulla schiena e un taglio laterale che lasciava intravedere le gambe tornite ogni volta che camminava. I capelli sciolti e lucenti, un trucco sofisticato che esaltava i suoi lineamenti. Era bellissima, raffinata e allo stesso tempo pericolosamente provocante.
Max, in completo scuro su misura, non riusciva a toglierle gli occhi di dosso.
Il navigatore li portò fuori città, su una strada secondaria immersa nel verde. Quando arrivarono al cancello imponente di ferro battuto, questo si aprì automaticamente senza che dovessero suonare. Percorsero quasi un chilometro di sterrato ben tenuto, fiancheggiato da alberi secolari, fino a quando la villa apparve davanti a loro.
Era maestosa.
Una grande villa padronale in stile liberty, illuminata con gusto, con una facciata elegante e imponente, giardini curatissimi e una piscina che si intravedeva sul retro. Max e Gabriella si scambiarono uno sguardo stupito.
“Porca puttana…” mormorò Max sottovoce. “Non mi aspettavo questo.”
Parcheggiarono nel cortile di ghiaia bianca. Appena scesi dalla macchina, il portone d’ingresso si aprì prima ancora che suonassero.
Sulla soglia apparve la donna della coppia, vestita con un abito lungo rosso scuro che le fasciava il corpo con eleganza. Accanto a lei, il suo compagno in camicia nera e pantaloni scuri. Entrambi sorridenti e perfettamente a loro agio.
“Benvenuti” disse la donna con voce calda, facendoli entrare. “Siamo davvero felici che siate venuti.”
L’interno della villa era ancora più impressionante: pavimenti di marmo, mobili antichi, opere d’arte alle pareti e un’atmosfera di lusso discreto e decadente. Elena, la ragazza bionda, apparve poco dopo, vestita solo con un semplice abito corto bianco e trasparente, senza biancheria intima. Aveva il collarino al collo e gli occhi bassi, ma un sorriso timido sulle labbra quando vide Gabriella.
La Padrona notò lo sguardo di Gabriella su Elena e sorrise.
E in quel preciso istante, il tempo sembrò fermarsi.
Elena non indossava la mascherina.
Gabriella la riconobbe immediatamente.
Elena. La sua analista finanziaria senior. Quella che da quasi otto mesi lavorava direttamente nel suo team, preparava report per lei, partecipava alle riunioni settimanali e le dava del “lei” con rispetto professionale ogni mattina.
Elena rimase paralizzata per una frazione di secondo. I suoi occhi si spalancarono leggermente riconoscendo Gabriella, la sua direttrice, la donna rigida e autoritaria che tutti temevano e rispettavano in ufficio.
Nessuna delle due parlò.
Nessuna delle due lasciò trapelare nulla.
Gabriella mantenne un’espressione composta, educata, quasi indifferente. Solo un impercettibile irrigidimento della mascella tradì il suo shock interno. Elena abbassò immediatamente lo sguardo, un rossore leggero le colorò le guance, ma riuscì a mantenere un’espressione neutra e rispettosa.
La Padrona, ignara di tutto, sorrise.
“Lei è Elena, la nostra schiava personale. Credo che voi due abbiate già avuto il piacere di conoscerla… anche se in circostanze diverse.”
Gabriella fece un piccolo cenno con la testa, la voce calma e controllata.
“Piacere di rivederti, Elena.”
“Buonasera, dottoressa” rispose Elena con tono professionale, la voce appena un po’ più bassa del normale. Solo chi la conosceva bene avrebbe notato il tremito leggero.
Max percepì la tensione improvvisa ma non capì esattamente cosa stesse succedendo. Guardò Gabriella con la coda dell’occhio, ma lei mantenne un perfetto autocontrollo.
La Padrona sembrò soddisfatta della reazione educata dei suoi ospiti e li invitò a entrare.
“Venite, accomodatevi. Lo champagne è già pronto.”
Mentre camminavano verso il salone, Gabriella sentiva il cuore battere forte. Elena, la stessa Elena che il lunedì mattina le portava i bilanci con deferenza, era la schiava sessuale della coppia. La stessa ragazza che lei aveva scopato senza pietà con uno strap-on solo poche settimane prima.
E ora erano lì. Nella stessa casa. Con i ruoli professionali completamente capovolti.
Elena, dal canto suo, camminava qualche passo dietro di loro, le mani giunte davanti a sé, cercando di mantenere la compostezza. Dentro di sé era in subbuglio: la sua temuta capa era la donna dominante che l’aveva fatta venire fino alle lacrime al club.
Nessuna delle due disse una parola sull’argomento.
Fingevano entrambe che fosse la cosa più normale del mondo.
Ma l’aria tra loro era elettrica, carica di un segreto esplosivo e proibito.
La cena era stata raffinata e sorprendentemente piacevole: piatti ricercati, vino eccellente e conversazioni leggere che però nascondevano sempre un sottofondo carico di tensione erotica. Elena serviva a tavola in silenzio, con discrezione, gli occhi bassi, comportandosi come la perfetta domestica-schiava. Gabriella e lei continuavano a fingere che non ci fosse alcun segreto tra loro.
Verso la fine della cena, mentre sorseggiavano un passito dolce, Franca posò il calice e guardò Gabriella con un sorriso lento e predatorio.
“Gabriella… abbiamo una proposta per te” disse con voce calda e autorevole. “Vorremmo che questa sera provassi l’altra faccia della medaglia. Vorrei essere io a dominarti. A prendermi cura di te. A farti godere fino allo sfinimento, senza che tu debba fare assolutamente niente se non ricevere e abbandonarti.”
Leo annuì, appoggiandosi allo schienale della sedia.
“Max potrà guardare tutto. Non ti lascerà sola nemmeno per un secondo.”
Gabriella rimase immobile, il cuore che le batteva forte nel petto. Deglutì. L’idea la terrorizzava e la eccitava allo stesso tempo. Lei, che aveva sempre comandato, che aveva dominato Elena con lo strap-on solo poche settimane prima, ora avrebbe dovuto cedere il controllo. Consegnarsi completamente. Lasciarsi usare, legare, far venire fino a non riuscire più a ragionare.
“Io… non so” rispose con voce leggermente incerta, tradendo per la prima volta la sua agitazione. “Non ho mai… non sono abituata a lasciarmi andare in questo modo.”
Franca si alzò, girò intorno al tavolo e le si avvicinò. Le posò una mano sulla spalla con gentilezza.
“Puoi interrompere il gioco in qualsiasi momento. Basta una parola. e tutto si ferma immediatamente. Max resterà sempre nella stanza con noi. Non sarai mai sola. Vogliamo che tu provi, non che tu soffra.”
Gabriella guardò Max. Lui la osservava con calma, ma nei suoi occhi c’era un’eccitazione evidente. Annuì piano, come a dirle che sarebbe stato lì.
Dopo un lungo silenzio, Gabriella fece un respiro profondo.
“Va bene” disse infine, la voce un po’ tremante. “Proviamo”
Franca sorrise, soddisfatta. Si chinò leggermente verso di lei e le sussurrò all’orecchio:
“Bene. E voglio che tu sappia un’ultima cosa… Elena parteciperà attivamente. Sarà lei ad aiutarmi a farti venire. Tante, tantissime volte”
Gabriella sentì un brivido freddo correrle lungo la schiena.
Elena.
La sua collaboratrice. La donna che aveva umiliato e scopato senza pietà al club. La stessa che ora sapeva esattamente chi fosse la sua capa. E che avrebbe avuto l’occasione di “vendicarsi” in modo molto intimo e prolungato.
Gabriella cercò con lo sguardo Elena, che era rimasta in piedi accanto al tavolo. La ragazza bionda alzò per un istante gli occhi e incrociò i suoi. Non c’era più timidezza professionale in quello sguardo. C’era qualcosa di diverso: un misto di eccitazione, attesa e, forse, una sottile soddisfazione.
Gabriella deglutì di nuovo, il cuore che le martellava nel petto. Era troppo tardi per tirarsi indietro. Aveva già accettato.
Franca le accarezzò lentamente il collo con le dita.
“Sei pronta, Gabriella?”
Franca sorrise con una calma quasi predatoria mentre si alzava dalla tavola. Tutto era stato pianificato da settimane. Da quando aveva visto Gabriella al club, aveva capito che quella donna forte, elegante e abituata al comando sarebbe stata una preda perfetta. E ora era caduta nella sua trappola.
“Seguitemi” disse con voce morbida ma autoritaria.
Li condusse attraverso un lungo corridoio fino a una grande stanza nel seminterrato della villa, una vera e propria sala dei giochi privata, elegantemente allestita: pareti scure, luci soffuse rosse, un grande letto con baldacchino al centro, una croce di Sant’Andrea, vari attrezzi, corde e un’ampia zona con specchi. Max entrò per ultimo, chiudendo la porta dietro di sé.
Gabriella guardava tutto con il cuore in gola. Non aveva la minima idea di quanto Franca avesse pianificato.
“Spogliati completamente” ordinò Franca con tono calmo.
Gabriella esitò solo un istante, poi, sotto lo sguardo di tutti, si tolse il vestito elegante, il reggiseno e le mutandine. Rimase nuda, bellissima, il corpo tonico e raffinato esposto agli occhi di tutti. Elena la fissava senza più nascondere del tutto il proprio sguardo.
Franca si avvicinò lentamente e le girò intorno, sfiorandole il seno con le dita.
“Stanotte non sarai più la potente dottoressa Gabriella. Stanotte sarai solo una troia in calore che vuole essere usata. Hai capito?”
Gabriella annuì, la voce incerta. “Sì…”
“Sì, Padrona” la corresse Franca.
“Sì, Padrona” ripeté Gabriella, arrossendo violentemente.
Franca sorrise soddisfatta. Fece un cenno a Elena.
La ragazza bionda si avvicinò e, insieme a Franca, legò i polsi di Gabriella dietro la schiena con corde morbide ma strette. Poi la fecero inginocchiare al centro della stanza, su un cuscino spesso. Max si sedette su una poltrona di fronte, già visibilmente eccitato, il cazzo duro nei pantaloni mentre guardava la sua donna in quella posizione vulnerabile.
Franca si chinò su Gabriella, afferrandole il mento con forza.
“Elena ti aiuterà stanotte. E sarà molto motivata, vero Elena?”
Elena annuì, gli occhi che brillavano. “Sì, Padrona”
Quello che Franca non sapeva che rendeva tutto ancora più pericoloso e eccitante, era il segreto tra Gabriella ed Elena. Elena sapeva perfettamente chi aveva davanti: la sua capa arrogante e autoritaria. E ora aveva il permesso di farle tutto ciò che voleva.
Dal punto di vista di Max, la scena era pura estasi.
Cristo santo… guardala.
Gabriella era in ginocchio al centro della stanza, completamente nuda, con le braccia legate strette dietro la schiena. Il collare nero le stringeva elegantemente il collo, il guinzaglio rosso che pendeva tra i suoi seni. Quei seni grossi, pieni, pesanti… cazzo, erano perfetti. Si alzavano e abbassavano rapidamente con il respiro nervoso, i capezzoli già duri come pietre per l’eccitazione e la tensione. La sua pelle liscia brillava sotto le luci rosse, la figa completamente esposta e già lucida tra le cosce leggermente aperte.
Era bellissima. Forte, elegante, abituata a comandare… e ora lì, in ginocchio, pronta a essere usata. Pronta a resistere e, allo stesso tempo, a cedere. Quel contrasto lo stava facendo impazzire.
Max si appoggiò meglio sulla poltrona, senza riuscire a staccare gli occhi da lei. La mano scese lentamente sul davanti dei pantaloni, premendo sul suo cazzo già durissimo. Lo strinse attraverso la stoffa, massaggiandolo con movimenti lenti mentre godeva dello spettacolo.
È mia… e sta per farsi distruggere.
Franca tirò leggermente il guinzaglio, costringendo Gabriella ad alzare il mento. Il movimento fece ondeggiare i suoi seni pesanti in modo ipnotico.
“Guarda che meraviglia, Max” disse Franca con un sorriso malizioso. “La tua donna ha un corpo fatto per essere sottomesso.”
Max non rispose. Continuò a toccarsi il cazzo nei pantaloni, stringendolo più forte mentre osservava Gabriella che deglutiva, nervosa ma eccitatissima. Vedeva le sue cosce tremare leggermente, vedeva quanto fosse bagnata. Sapeva che dentro di lei stava combattendo una battaglia feroce tra orgoglio e desiderio di arrendersi.
Elena si posizionò di lato, osservando la sua capa con uno sguardo intenso che Max non riuscì del tutto a decifrare.
Franca accarezzò i capelli di Gabriella, poi le diede uno schiaffetto leggero sulla guancia.
“Sei pronta a farti usare come meriti?”
Gabriella respirò profondamente, la voce bassa e tremante ma chiara:
“Sì, Padrona.”
Max strinse più forte il suo cazzo attraverso i pantaloni, sentendolo pulsare. L’immagine di Gabriella nuda, legata, con il collare e i seni esposti mentre si preparava a subire tutto ciò che Franca ed Elena le avrebbero fatto era una delle cose più eccitanti che avesse mai visto.
Si leccò le labbra, gli occhi fissi sui capezzoli duri di lei e sulla sua figa luccicante.
Goditela, amore mio… pensò. Io guarderò ogni secondo mentre ti spezzano.
Franca fece un cenno a Elena.
«Vestiamola come merita.»
Elena e Franca si mossero con precisione. Prima le tolsero il collare solo per pochi secondi, poi iniziarono a “vestire” Gabriella con cura sadica.
Le fecero indossare un corsetto rigido di pelle lucida color caramello chiaro, strettissimo, che le stringeva violentemente la vita e spingeva i suoi seni grossi e pesanti verso l’alto in modo osceno. Il corsetto era dotato di cinghie e borchie metalliche che le circondavano il busto, sottolineando ogni curva. I seni rimanevano completamente esposti, schiacciati e sollevati, i capezzoli duri e prominenti.
Elena si inginocchiò e le allacciò ai piedi un paio di sandali neri con plateau altissimo e tacchi vertiginosi, stringendo bene le cinghie intorno alle caviglie. Franca completò l’opera aggiungendo un’imbragatura di cuoio nero che passava sopra e sotto il corsetto, con anelli metallici strategici.
Gabriella era splendida e degradante allo stesso tempo: il corsetto le strizzava il corpo in modo quasi brutale, i seni enormi messi in evidenza, il respiro già più corto per la compressione.
“Guardati” disse Franca con voce soddisfatta, tirando il guinzaglio per farla alzare in piedi. “Sembri una puttana di lusso pronta per essere usata.”
Gabriella barcollò leggermente sui tacchi altissimi, le braccia ancora legate dietro la schiena, il corsetto che le impediva di respirare normalmente.
Intanto Leo aveva preparato il sistema di carrucole e corde. Tirò giù dal soffitto una serie di funi robuste e cominciò a creare un’imbragatura di sostegno intorno al corpo di Gabriella. Passò le corde sotto il corsetto, intorno alle cosce, al busto e alle spalle, collegandole alla carrucola principale.
“Solleviamola” ordinò Franca.
Con l’aiuto di Leo, tirarono lentamente le corde. Il corpo di Gabriella venne sollevato da terra di qualche centimetro, poi di più, fino a quando rimase sospesa, sostenuta dalle corde e dall’imbragatura. I piedi nei tacchi altissimi penzolavano leggermente, le gambe divaricate quel tanto che bastava per esporre completamente la sua figa bagnata. I seni enormi, compressi dal corsetto, sporgevano in modo osceno.
Gabriella emise un gemito soffocato, il corpo teso, completamente alla mercé delle corde.
Max si era ormai sbottonato i pantaloni. Aveva tirato fuori il suo cazzo enorme e lo stava accarezzando lentamente con la mano, gli occhi fissi sulla sua donna.
Cazzo… è perfetta così.
Vederla sospesa, strizzata in quel corsetto sadico, i seni esposti, le gambe aperte e il viso arrossato per la vergogna e l’eccitazione era uno spettacolo che non avrebbe mai dimenticato. Il contrasto tra la Gabriella elegante e professionale che conosceva e questa versione legata, esposta e umiliata lo stava facendo impazzire di desiderio.
Franca si avvicinò a Gabriella sospesa e le diede uno schiaffetto leggero sul seno, facendolo oscillare.
“Come ti senti?”
Gabriella respirò a fatica, la voce spezzata dal corsetto stretto:
“Esposta… Padrona.”
Franca sorrise soddisfatta, mentre Elena osservava la scena con uno sguardo carico di anticipazione.
Max non riusciva a staccare gli occhi da lei.
Gabriella era sospesa, bellissima e vulnerabile. Il corsetto di pelle lucida le strizzava brutalmente la vita, spingendo i suoi seni grossi e pesanti verso l’alto in modo osceno. Le gambe leggermente divaricate dalle corde, la figa completamente esposta e già bagnata.
Franca si inginocchiò davanti a lei con un sorriso famelico. Senza dire una parola, fece scivolare due dita tra le labbra gonfie di Gabriella, sentendo quanto fosse fradicia.
“Mmh… sei già zuppa” mormorò Franca con voce roca, mentre iniziava a penetrarla lentamente con due dita, muovendole dentro e fuori con calma sadica. Il pollice trovò il clitoride e cominciò a disegnare cerchi precisi e insistenti.
Gabriella emise un gemito lungo, il corpo che si tendeva nelle corde. Il corsetto le impediva di respirare profondamente, rendendo ogni gemito più strozzato e disperato.
Dietro di lei, Elena si posizionò in silenzio. Le sue mani salirono sui seni esposti di Gabriella e iniziarono a strizzarli con forza. Le dita affondavano nella carne morbida e pesante, tirando e torcendo i capezzoli durissimi con una crudeltà calcolata.
“Ahh…!” gemette Gabriella, il corpo che sussultava tra le due donne.
Elena, la sua dipendente, la sua sottoposta in ufficio, ora le strizzava i capezzoli senza pietà, tirandoli verso il basso mentre Franca le scopava la figa con le dita sempre più velocemente.
“Senti come stringe?” disse Franca a Elena, continuando a pompare le dita dentro di lei.
Elena non rispose con parole. Si limitò a stringere più forte i capezzoli di Gabriella, pizzicandoli e tirandoli con sadismo crescente, mentre si godeva ogni gemito di sofferenza e piacere della donna che in ufficio la comandava.
Max aveva il cazzo fuori dai pantaloni, duro come marmo. Lo accarezzava lentamente con la mano, ipnotizzato dallo spettacolo. Vedere Gabriella sospesa, strizzata nel corsetto, con Franca che le infilava le dita nella figa fradicia e Elena che le torturava i seni da dietro era qualcosa di incredibilmente eccitante.
Gabriella aveva la testa rovesciata all’indietro, la bocca aperta, il respiro spezzato. Il suo corpo veniva scosso dalle dita di Franca che la penetravano sempre più profondamente, mentre il pollice massaggiava il clitoride senza tregua.
“Ti prego…” mormorò Gabriella con voce rotta.
Franca rise piano e spinse un terzo dito dentro di lei, allargandola senza pietà.
“Ancora no. Devi prima bagnarmi tutta la mano.”
Elena strinse i capezzoli di Gabriella con forza brutale, torcendoli, mentre Franca accelerava il ritmo delle dita, scopandola con decisione. Il suono osceno e bagnato della figa di Gabriella riempiva la stanza.
Max continuava a masturbarsi lentamente, godendosi ogni singolo secondo di quella meravigliosa umiliazione della sua donna.
Franca continuò a muovere le dita dentro la figa fradicia di Gabriella con maestria crudele, scopandola profondamente e massaggiandole il clitoride con il pollice, portandola sempre più vicino al limite… per poi rallentare di colpo appena sentiva le sue pareti contrarsi con forza.
“Non ancora” disse Franca con un sorriso sadico. “Non meriti di venire così facilmente”
Gabriella emise un gemito di frustrazione, il corpo che tremava sospeso nelle corde.
Elena, con uno sguardo carico di eccitazione, porse a Franca due morsetti metallici collegati a una catenella. Franca li applicò senza pietà alle grandi labbra gonfie di Gabriella, stringendoli forte. La fitta di dolore fece urlare Gabriella, che ondeggiò leggermente nelle corde. Ogni piccolo movimento tirava i morsetti, inviando scariche lancinanti di dolore alla sua figa già sensibile.
“Ahhh! Cazzo… fa male!” gridò Gabriella, la voce rotta.
Franca rise apertamente, un riso crudele e divertito.
“Bene. Così ogni volta che ti muovi sentirai quanto sei nostra”
Poi Elena passò a Franca i morsetti elettrici. Questi vennero applicati direttamente sui capezzoli già durissimi e tirati dal corsetto. Appena attaccati, Franca azionò il piccolo telecomando.
Una scarica elettrica attraversò i seni di Gabriella, facendola irrigidire e urlare. Il dolore era acuto, bruciante, mescolato alla pressione costante dei morsetti sulle labbra.
“Aaaahhh! Vi prego…!” gemette Gabriella, il corpo che si contorceva nella sospensione, facendo ondeggiare i seni e tirare ancora di più i morsetti sulla figa.
La stanza si riempì presto dei suoi gemiti di dolore e frustrazione. Franca ed Elena la guardavano dal basso ridendo in faccia a lei, godendo chiaramente della sua umiliazione.
“Guarda come piange la nostra donna elegante” disse Elena con voce carica di soddisfazione, torcendo leggermente uno dei morsetti sul capezzolo.
Franca aumentò leggermente l’intensità della corrente sui capezzoli, mentre con l’altra mano riprendeva a giocare con la figa di Gabriella, infilando tre dita dentro di lei e massaggiando il clitoride senza però farla venire.
Ogni volta che Gabriella si agitava per il dolore, i morsetti sulle labbra tiravano con forza, strappandole nuovi gemiti disperati.
Max, seduto poco distante, aveva il cazzo in mano e si masturbava lentamente, ipnotizzato dallo spettacolo.
Franca guardò Gabriella negli occhi, sorridendo con cattiveria.
“Vuoi venire? Allora supplica. Supplica bene.”
Gabriella, con le lacrime agli occhi per il dolore e la frustrazione sessuale, respirò a fatica nel corsetto stretto.
«Ti prego… Padrona… fammi venire…»
Elena e Franca risero di nuovo, chiaramente intenzionate a farla soffrire ancora a lungo prima di concederle qualsiasi sollievo.
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