Gabriella - Quarta parte

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confessioni

Il mattino seguente, Gabriella si svegliò molto prima che suonasse la sveglia.
Per qualche secondo rimase immobile nel letto, gli occhi aperti verso il soffitto, cercando di capire perché si sentisse così diversa. Poi i ricordi del giorno precedente tornarono lentamente a galla, uno dopo l'altro, come fotografie illuminate da una luce calda.
Sorrise. Non era una donna impulsiva. Non lo era mai stata. Nella sua vita aveva sempre ragionato prima di agire, valutato conseguenze, rischi e opportunità. Eppure, con Max, qualcosa era cambiato. Non era stata trascinata dagli eventi. Al contrario.
Era stata lei a cercarlo. Lei ad alimentare quella tensione fatta di sguardi, messaggi e parole lasciate a metà. Lei ad aver desiderato che accadesse. Ripensandoci, non provava alcun rimorso.Solo stupore. Perché la realtà aveva superato qualunque fantasia.
Si voltò su un fianco e chiuse gli occhi.
Non era soltanto una questione di attrazione fisica. Nella sua vita aveva conosciuto uomini affascinanti, uomini sicuri di sé, uomini capaci di farla sentire desiderata. Max era stato diverso. Con lui aveva avuto la sensazione rara di poter abbassare ogni difesa. Di non dover interpretare alcun ruolo. Di poter essere semplicemente Gabriella. Una donna forte, certo. Ma anche vulnerabile. Una donna che desiderava essere guardata, capita e accolta.
Forse era proprio quello il motivo per cui ciò che era accaduto le sembrava così speciale. Non ricordava un'altra volta in cui si fosse sentita tanto coinvolta. Tanto presente.Tanto viva.
Si alzò lentamente e raggiunse la finestra. Fuori, la città stava già tornando alla sua frenesia quotidiana. Automobili, persone, appuntamenti, responsabilità. La vita reale. Eppure qualcosa dentro di lei era cambiato. Non perché avesse trovato risposte. Ma perché aveva finalmente smesso di ignorare alcune domande.
Cosa desiderava davvero?
Cosa la rendeva felice?
Quando era stata l'ultima volta che aveva fatto qualcosa soltanto per sé stessa?
Max non rappresentava una soluzione. Non era un rifugio. Non era una fuga. Era stato uno specchio.
Le aveva mostrato una parte di sé che da tempo teneva nascosta dietro il lavoro, gli impegni e le abitudini. E quella scoperta, forse, era stata ancora più importante dell'intensità vissuta insieme. Gabriella prese il telefono dal comodino. Lo osservò per qualche istante. Un piccolo sorriso le incurvò le labbra. Non aveva bisogno di scrivergli subito. Non aveva bisogno di inseguire il momento. Le bastava sapere che ciò che avevano condiviso era reale.
Che non era stata un'illusione. E che, da qualche parte, anche lui probabilmente si stava svegliando con gli stessi ricordi. Posò il telefono. La giornata poteva iniziare.
Ma questa volta, mentre si preparava ad affrontare il mondo, sentiva di portare con sé qualcosa di nuovo. Una certezza semplice e preziosa. Qualunque cosa sarebbe successa tra lei e Max, il giorno prima non lo avrebbe dimenticato mai.
L'acqua calda scivolava lentamente sulle spalle di Gabriella, avvolgendola in una nube di vapore che rendeva il bagno quasi irreale.
Chiuse gli occhi. Era bastato il rumore costante della doccia per riportarla indietro al giorno prima. A quel letto. A quella stanza. A Max.
Appoggiò una mano alle piastrelle e lasciò che il getto le scorresse lungo il collo e la schiena. Ogni sensazione sembrava risvegliare un ricordo diverso. Le sue dita iniziarono a scorrere fra le sue labbra.
Il modo in cui lui l'aveva guardata. Ed i tocchi iniziarono a farsi più intensi.
La sicurezza che trasmetteva. E si sentiva bagnata, non solo dall’acqua calda.
La sensazione di sentirsi desiderata senza dover chiedere nulla. E il piacere incominciava a montarle dentro.
Gabriella gemette profondamente mentre il ricordo potente della forza di Max la stava travolgendo un’altra volta.
Più cercava di concentrarsi sulla giornata che l'aspettava, più la sua mente tornava ostinatamente a lui ed il piacere cresceva, le sue dita si fecero più frenetiche.
Le sue braccia forti, la sua presenza e quella strana combinazione di intensità e dolcezza che l'aveva fatta sentire al sicuro anche nei momenti in cui le stringeva la gola poco prima del suo orgasmo.
Era quello che la colpiva di più. Non la passione. Non l'impulsività. Ma la fiducia. La fiducia assoluta che aveva provato nel lasciarsi andare. Aprì gli occhi per un istante, osservando l'acqua che scorreva sul vetro della cabina, dalla figa le colavano rivoli d’umore, era venuta velocemente al potente ricordo dell’incontro nel motel del giorno prima.
Un sorriso leggero comparve sulle sue labbra. Ripensò alle parole che si erano scambiati dopo. Al silenzio condiviso. Al modo in cui lui l'aveva stretta quando ormai non c'era più nulla da dimostrare. Ed era proprio quel ricordo, forse, a emozionarla più di tutti.
Perché il desiderio era intenso.
Ma la tenerezza che era arrivata dopo aveva lasciato un segno ancora più profondo. Gabriella inclinò il viso verso l'alto, lasciando che l'acqua le accarezzasse la pelle. Per qualche secondo rimase immobile. Semplicemente presente. Con i pensieri che andavano e venivano come onde lente. Alla fine sospirò.
La realtà la stava aspettando fuori da quella porta. Le riunioni. Gli impegni. Le responsabilità.
Eppure sentiva ancora dentro di sé quel calore tranquillo che l'aveva accompagnata dal risveglio.
Un ricordo vivo. Intenso. Prezioso. Qualcosa che non aveva alcuna intenzione di dimenticare.

stemmy75@gmail.com
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scritto il
2026-06-01
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