Gabriella - Decima parte

di
genere
dominazione

Franca fece un passo indietro, lasciando spazio a Elena. Con un sorriso complice diede il suo consenso.
“Vai pure, Elena. Gioca con lei. Voglio vedere quanto riesce a resistere”
Elena non se lo fece ripetere due volte. Si posizionò davanti a Gabriella sospesa e la guardò dritto negli occhi. Le due donne si fissarono intensamente, in un silenzio carico di tensione.
Elena allungò la mano e afferrò la catenella che univa i morsetti alle grandi labbra di Gabriella. Tirò lentamente verso il basso, tendendoli con crudeltà. Il dolore fu immediato e lancinante.
Gabriella strinse i denti, gli occhi fissi in quelli di Elena, rifiutandosi di emettere anche solo un gemito. Non voleva darle quella soddisfazione. Non a lei.
Elena sorrise, un sorriso lento e vendicativo, e tirò più forte, facendo oscillare la catenella. Poi passò ai morsetti elettrici sui capezzoli. Aumentò l’intensità della corrente e contemporaneamente torse i morsetti con le dita.
Il corpo di Gabriella si irrigidì violentemente nelle corde. Un tremito incontrollabile la attraversò, ma lei continuò a stringere i denti, respirando a fatica attraverso il naso, gli occhi ancora inchiodati in quelli di Elena come una sfida silenziosa.
Elena intensificò il supplizio. Tirò la catenella delle labbra con più forza, alternando strattoni secchi a torsioni lente, mentre con l’altra mano regolava la corrente sui capezzoli, facendola aumentare a scatti.
“Mmmh…!” riuscì a trattenere Gabriella per qualche secondo, ma alla fine un gemito rauco e sofferente le sfuggì dalle labbra.
Elena sorrise trionfante, gli occhi che brillavano di piacere.
“Brava… finalmente” sussurrò, continuando a torturarla senza pietà.
Gabriella cercò con tutte le forze di resistere, ma il dolore combinato era troppo intenso. Un altro gemito più forte le uscì dalla gola, poi un altro ancora, sempre più disperato. Il suo corpo ondeggiava nelle corde, e ogni movimento tirava ulteriormente i morsetti sulle labbra, peggiorando il supplizio.
Franca rideva piano, godendosi lo spettacolo.
“Guardala, Elena. La stoica Gabriella che crolla. Continua così.”
Mentre Elena intensificava il gioco sui morsetti, Max non resistette più. Con un grugnito profondo venne copiosamente, schizzando potenti getti di sperma sul pavimento mentre guardava la sua donna torturata e umiliata.
Franca se ne accorse subito. Si avvicinò rapidamente a Max, si inginocchiò davanti a lui e gli prese il cazzo ancora pulsante in mano. Senza dire una parola iniziò a segarlo con movimenti decisi e veloci, strizzando la cappella per fargli uscire anche le ultime gocce dense di sperma.
“Bravo… svuotati tutto” mormorò Franca con voce calda, continuando a masturbarlo con abilità mentre guardava Elena che torturava Gabriella.
Gabriella, ancora sospesa, gemette più forte, il corpo scosso dal dolore e dalla frustrazione sessuale, mentre Elena continuava a fissarla negli occhi con un’espressione di pura soddisfazione.
Franca ed Elena si scambiarono uno sguardo complice. Era arrivato il momento di cambiare registro.
“Adesso basta dolore” annunciò Franca con un sorriso malizioso. “È ora di farla godere… fino a farle perdere la testa.”
Elena annuì e andò a prendere il Magic Wand. Lo accese al massimo. Il potente ronzio riempì la stanza.
Franca si posizionò davanti a Gabriella e, con cura sadica, infilò di nuovo tre dita nella sua figa fradicia, ricominciando a scoparla con movimenti lenti e profondi. Elena avvicinò il Magic Wand e premette la testa vibrante direttamente sul clitoride gonfio e sensibilissimo.
Il corpo di Gabriella si tese immediatamente.
“Ohhh… cazzo…” gemette forte, la voce rotta dal piacere improvviso dopo tutto quel dolore.
Il Magic Wand era spietato. Le vibrazioni potenti le martellavano il clitoride senza sosta, mentre le dita di Franca la penetravano sempre più velocemente, curvandosi per colpire il punto G.
Gabriella entrò rapidamente in estasi. I gemiti diventarono sempre più alti e incontrollabili. Ma ogni volta che il suo corpo cercava di scuotersi per il piacere, i morsetti sulle grandi labbra tiravano brutalmente, ricordandole di non muoversi troppo.
Ansimò disperata, cercando di rimanere il più ferma possibile mentre l’orgasmo montava inesorabile.
Il primo arrivò violentissimo.
Gabriella strinse i denti, il corpo rigido nelle corde, i muscoli delle cosce che tremavano per lo sforzo di non agitarsi. Un lungo gemito gutturale le uscì dalla gola mentre veniva, la figa che pulsava e si contraeva selvaggiamente attorno alle dita di Franca, bagnandole la mano.
Ma loro non si fermarono.
Franca passò il Magic Wand a Elena e continuò a scoparla con le dita, mentre Elena prendeva il suo turno, premendo il vibratore ancora più forte sul clitoride.
Il secondo orgasmo arrivò dopo appena un minuto. Poi il terzo. Gabriella era in un limbo di piacere continuo, costretta a rimanere quasi immobile mentre veniva travolta da ondate su ondate. I gemiti erano ormai continui, alti, disperati.
Supplicava tra un orgasmo e l’altro, le lacrime che le rigavano il viso per lo sforzo di non scuotersi.
Max assisteva ipnotizzato. Vedere Gabriella in quella condizione, sospesa, strizzata nel corsetto, con i morsetti che le torturavano le labbra, il viso distorto dal piacere estremo, i seni che ondeggiavano appena e i gemiti incontenibili, era uno spettacolo che lo stava facendo impazzire di nuovo. Il suo cazzo era di nuovo durissimo mentre la guardava venire senza sosta, costretta a controllarsi per non peggiorare il dolore ai morsetti.
“Guardala, Max” disse Franca con un ghigno, continuando a pompare le dita dentro di lei. “La tua donna sta venendo come una fontana… e non può nemmeno muoversi.”
Elena premette ancora più forte il Magic Wand, ruotandolo leggermente, mentre Franca infilava un quarto dito, allargandola al limite.
Gabriella raggiunse un altro orgasmo devastante, gemendo forte con la testa rovesciata all’indietro, il corpo che tremava violentemente ma cercava disperatamente di rimanere fermo.
Era completamente persa nel piacere più crudele e intenso che avesse mai provato.
Dopo l’ennesimo orgasmo violento, Gabriella era ridotta a un corpo tremante e sudato. I suoi gemiti erano ormai continui, rauchi, quasi privi di forza.
Franca ed Elena decisero che era abbastanza.
Elena spense il Magic Wand e lo posò. Franca sfilò lentamente le dita dalla figa pulsate e fradicia di Gabriella, lasciando un lungo filo di umori che colava lungo le sue cosce.
Gabriella rimase sospesa nelle corde, ansimante, il corpo completamente esausto. I seni pesanti si alzavano e abbassavano rapidamente dentro il corsetto stretto, i morsetti alle labbra e ai capezzoli ancora al loro posto, ogni piccolo movimento un promemoria doloroso della sua condizione.
Franca ed Elena si pulirono le mani e si avvicinarono a Max, che era ancora seduto con il cazzo duro in mano.
“Vieni” disse Franca a Max con un sorriso soddisfatto. “Amiriamola insieme.”
I tre si posizionarono davanti a Gabriella, osservandola da diversi angoli. La vista era spettacolare e crudele allo stesso tempo.
Gabriella era tesa come una corda di violino: il corpo sostenuto dalle corde che la costringevano a mantenere una posizione scomoda e vulnerabile. Le braccia legate dietro la schiena, le gambe leggermente divaricate, i tacchi altissimi che penzolavano nel vuoto, il corsetto che le strizzava brutalmente la vita e spingeva i seni in fuori. Il viso arrossato, le labbra socchiuse, gli occhi lucidi di piacere e fatica. I morsetti sulle grandi labbra gonfie e sui capezzoli creavano un’immagine di totale sottomissione.
“Guardala…” mormorò Franca con ammirazione. “È bellissima così. Tesa, esausta, completamente esposta.”
Elena annuì, gli occhi fissi sul corpo della sua capa.
“È davvero uno spettacolo” disse piano. “Sembra una statua vivente… una statua di carne e desiderio.”
Max non riusciva a parlare. Il suo sguardo percorreva ogni centimetro del corpo di Gabriella: i seni enormi compressi, la figa ancora aperta e luccicante, le corde che le segnavano la pelle, il tremore leggero delle cosce per lo sforzo di rimanere in quella posizione.
“Cazzo…” riuscì solo a dire con voce roca, stringendo il suo cazzo ancora duro. “Sei incredibile, Gabriella.”
Gabriella, ancora sospesa, li guardava dall’alto con gli occhi velati. Respirava a fatica, il corpo dolorante e al tempo stesso ancora pulsante di piacere. Non disse nulla, ma il modo in cui li osservava tradiva una mescolanza di vergogna, eccitazione e completa spossatezza.
Franca sorrise, incrociando le braccia sotto il seno.
Franca si spostò lentamente dietro Max, premendo il suo corpo contro la schiena di lui. Le sue mani scivolarono sotto la camicia dell’uomo e iniziarono a stuzzicargli i capezzoli con le unghie, pizzicandoli e tirandoli con maestria.
“Guarda la tua donna” gli sussurrò all’orecchio Franca, la voce calda e provocante. “È bellissima così… completamente distrutta e ancora in mostra per noi.”
Poi alzò la voce, rivolgendosi a Elena con tono autoritario:
“Elena, in ginocchio. Adesso. Voglio che succhi il cazzo di Max fino a farglielo svuotare completamente. E voglio che Gabriella veda tutto.”
Elena obbedì subito. Si inginocchiò con grazia davanti a Max, gli abbassò i pantaloni del tutto e prese il suo grosso membro ancora duro tra le mani. Senza esitare lo infilò in bocca, iniziando a pomparlo con movimenti profondi e ritmici, la testa che andava avanti e indietro mentre la lingua lavorava sulla cappella gonfia.
Gabriella, ancora sospesa nelle corde, assistette a tutto con gli occhi spalancati. Un grugnito rabbioso le uscì dalla gola mentre guardava Elena, la sua sottoposta, che succhiava con dedizione il cazzo di Max.
“Mmmh…!”» ringhiò tra i denti, il corpo che si tendeva inutilmente nelle corde. I morsetti alle labbra e ai capezzoli tiravano dolorosamente a ogni piccolo movimento dettato dalla rabbia. Vedere Elena in ginocchio, le labbra strette intorno al cazzo di Max, la saliva che colava mentre lo prendeva sempre più a fondo, le provocava una fitta di gelosia e umiliazione bruciante.
Franca continuò a tormentare i capezzoli di Max da dietro, mordicchiandogli il collo mentre osservava la scena.
“Brava, Elena… succhialo bene. Fagli sentire quella bocca calda” ordinò con tono divertito.
Max gemette di piacere, una mano posata sulla testa di Elena mentre questa accelerava il ritmo, prendendolo fino in gola. Il suono osceno del pompino riempiva la stanza insieme ai respiri affannati di Gabriella.
Gabriella non riusciva a distogliere lo sguardo. I suoi occhi erano fissi su Elena che lavorava con impegno il cazzo del suo uomo, mentre lei rimaneva lì, impotente, legata, esposta e ancora pulsante di piacere negato.
“Brutta troia…” grugnì piano Gabriella tra i denti, la voce carica di rabbia e frustrazione, mentre guardava Elena che aumentava l’intensità, succhiando più forte e usando anche la mano alla base.
Pochi minuti dopo Max non riuscì più a trattenersi. Con un ringhio profondo afferrò la testa di Elena e spinse in avanti, venendo copiosamente nella sua bocca. Elena rimase ferma, ingoiando tutto ciò che lui le dava, gli occhi rivolti verso l’alto, verso Gabriella, quasi a sfidarla.
Quando finalmente si staccò, un filo di sperma le colava dal labbro inferiore. Elena si passò la lingua sulle labbra, guardando Gabriella con un’espressione soddisfatta.
Franca rise piano dietro Max, continuando a stuzzicargli i capezzoli.
“Hai visto, Gabriella? La tua gelosia ti rende ancora più bella.”
Gabriella, rossa in viso per la rabbia e l’eccitazione, tirò inutilmente le corde, i morsetti che le mordevano la carne sensibile.
Franca ed Elena slegarono Gabriella dalla sospensione precedente con gesti esperti e precisi. Le tolsero il corsetto, lasciandola completamente nuda, il corpo arrossato e segnato dalle corde.
“Nuova posizione” annunciò Franca con un sorriso crudele.
Insieme la prepararono con cura sadica.
Le legarono saldamente i polsi dietro la schiena. Poi passarono delle corde spesse e resistenti intorno alla base di ciascun seno, stringendole forte fino a farli gonfiare in modo osceno, diventando duri, turgidi e violacei. Le corde salivano verso il soffitto e venivano fissate alla carrucola, sostenendo gran parte del peso del corpo di Gabriella proprio attraverso i seni legati.
Le caviglie vennero legate leggermente divaricate al pavimento, ma non abbastanza da darle stabilità completa. In questo modo, ogni volta che Gabriella perdeva l’equilibrio o cercava di spostarsi, il peso del suo corpo veniva sorretto quasi interamente dalle corde strette intorno ai seni, tirandoli brutalmente verso l’alto e provocando un dolore intenso e profondo.
Gabriella rimase in piedi, tesa, con le braccia immobilizzate dietro la schiena, i seni enormi strizzati e sollevati in modo innaturale, il corpo leggermente in avanti per la tensione. La figa era completamente esposta e ancora bagnata, le gambe tremanti per lo sforzo di mantenere quella posizione scomoda e dolorosa.
“Oh Dio…” gemette Gabriella quando Franca diede un piccolo strattone alle corde per testare la tenuta. Il dolore ai seni fu immediato e lancinante.
Franca sorrise soddisfatta, girandole intorno.
“Perfetto. Ora sei davvero nostra. Ogni minimo movimento ti ricorderà che i tuoi seni stanno lavorando per tenerti in piedi.”
Elena osservava in silenzio, gli occhi brillanti di eccitazione mentre guardava la sua capa in quella posizione degradante e vulnerabile: i seni gonfi e legati che sostenevano il suo peso, il corpo teso, il viso contratto per il dolore misto al piacere residuo.
Max si alzò lentamente, ammirando lo spettacolo con il cazzo di nuovo duro.
Mormorò con voce roca. “Sei incredibilmente sexy così.”
Gabriella cercò di rimanere il più ferma possibile, ma ogni respiro profondo faceva tirare le corde sui seni, strappandole piccoli gemiti soffocati.
Franca le diede un leggero schiaffetto su uno dei seni gonfi, facendolo oscillare e provocando una nuova fitta di dolore.
“Come ti senti?”
Gabriella strinse i denti, il respiro corto.
“… Fa male… Padrona.”

stemmy75@gmail.com
di
scritto il
2026-06-10
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