Di nuovo sottomessa

di
genere
dominazione

Passo un po di tempo ,due tre mesi,non so quantificarlo, da quando avevo vissuto l'inizio di una sottomissione. Ormai ne ero fuori avevo ripreso la fiducia nelle mie forze avevo ripreso le redini della mia vita saldamente in mano. Non so se sono mai stata una dominante ,ma di sicuro la mia voglia di libertà non ammetteva sottomissione. Eppure non so cosa successe, alzo una tirata di capelli ed un alterare un po la voce mi fecero cadere ai suoi piedi, vogliosa del suo cazzo e felice di essere la sua schiava. Coercizzando la mia volontà riuscii ad uscire da quella situazione che non mi era consone,ma che in quel momento agognavo. A volte mi chiedo se non sia quella la mia vera natura, ma poi mi giro intorno vedo ciò che ho costruito allora mi riprendo penso sia impossibile. Lo incontrai scausalmente di nuovo quel giorno nello stesso parco. Lui era già li e guardava insistentemente l'ingresso, no ,non aspettava me aveva un appuntamento con una cliente doveva fare una compravendita li vicino. I nostri sguardi si incrociarono, sul suo volto si stampo un sorriso beffardo,mentre io abbassai la testa ebbi un attimo di smarrimento. Anche se mi ripresi subito quel mio chinar la testa gli diede fiducia. Rialzai la testa ed andai avanti decisa.
Gli passai accanto dritta e a testa alta,mi afferro il polso e ordino fermati. Mi fermai ma per dirgli che non aveva più potere su di me , che non ero una che si sottomette e quella volta fu soltanto un caso. Avrei dovuto guardarlo negli occhi ma non lo feci,gli dell'amico.la parte che avevo imparato a memoria ma a testa bassa.«Zitta» ordinò, io restai muta a testa bassa senza muovermi « Vuoi il mio cazzo vero ?» chiese con voce calma«N-n- no» risposi incerta io. Mi mise una mano sotto, « allora perché sei bagnata?» non risposi .« di voglio il tuo cazzo padrone » ordinò gentile . Ancora non risposi ma mi mordevo le labbra. « dillo» ordinò stavolta con voce forte « si padrone lo voglio» risposi ed allungai una mano. «non toccare non ti ho dato il permesso ,devi dirmi cosa vuoi».« voglio il tuo cazzo padrone». Intanto i miei umori scendevano come lava , mi accarezzavano le gambe e si depositario a terra. La poca gente che passava si fermava quasi per guardare, si accorsero tutti che la mia fessa gocciolava. Ormai volevo il cazzo , volevo essere la sua cagna ,volevo obbedire. Pendevo dalle sue labbra aspettavo solo ordini li agognavo Ormai la mia volontà era annullata. Mise una mano nella gonna dalla schiena la scese nel solco del culo, due dita entrarono nel buchetto, gemmevo , mugolavo, ansimavo . Mi fece girare tutto il parco cosi la gente ci guardava tanti dicevano parlando tra loro « questi so pazzi » poi cera chi diceva «ma smettetela zozzi». Mi portò in una macchia del bosco poco trafficata , mi fece spogliare nuda,
Ero su quattro zampe come una vera cagna,lui si mise dietro mi penetrò la fessa,io mi sentivo la sua cagna in calore.
Mentre mi stava chiavando si tira fuori , io aspetto di prenderlo in culo invece no
«Non meriti ilio cazzo, sei stata cattiva, ti sei ribellata l'ultima volta.»« perdonami padrone non accadrà più ti supplico non lasciarmi a bocca asciutta.» mi prese per i capelli mo tirò la faccia sul cazzo e disse« sbocchinami troia ». Cominciai a leccarlo aiutandomi anche con una mano con l'altra mi sgrillettavo. Squirtai subito, allora lui mi fece aprire le chiappe con le mani puntò il cazzo e mi penetrò con forza. Mi venne in culo mi ordinò di non cacciarla, ubbidii. Andò via mi disse «ti aspetto domani. Vieni in autobus tenendo in mostra il seno. La sera raccontai tutto a Enzo si eccitò da matti mi chiavo bocca culo e fessa e poi so addormentò. Io non ci riuscivo eccitata al pensiero di essere una cagnolina ubbidiente . Mo feci un ditale per rilassarmi , ce ne volle un'altro e poi mi addormentai





scritto il
2026-06-04
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