Al maneggio con Zia Luisella 3, Diana

di
genere
incesti

“Ti sei trombato la Giancarla vero?” sbotta mia zia Luisella appena siamo soli in camera mia.
“Come l’hai capito?”.
“Ma dai, bastavano gli sguardi che vi mandavate durante il pranzo e comunque lei puzzava di sborra lontano un metro.
“Mi ha fatto vedere il seno rifatto, una tastata tira l’altra…”.
“A già che si è rifatta le tette sta troia. Povero marito cornuto. Si è sposata uno di sessant’anni suonati e lei trenta era chiaro che non sarebbe durata però ha fatto la bella vita. Lui era pieno di soldi: macchina sportiva, pellicce, tette finte…”.
“Immagino una liquidazione d’oro adesso che l’ha mollato”
“No, aveva un accordo prematrimoniale e siccome l’ha proprio beccata a letto con uno non avrà nulla, per quello è tornata qui in campagna dalla madre”.
“A, non lo sapevo”.
“E quando mai sai qualcosa tu che pensi solo a trombare. Prima non ci volevi venire qui in campagna dalla nonna e adesso ci ripensi vero porcellone” sorride la zia alzandosi la gonna per mostrarmi le autoreggenti sexy e la fica pelosa senza mutande.
“Come facciamo stasera zia? Io sono venuto per stare a letto con te stanotte, lo sai”.
“Appena lo zio crolla vengo io qui in camera tua, tu aspettami duro”.
“Sono sempre duro zia” sorrido tirandolo fuori.
“Oi calma sono le due del pomeriggio e abbiamo fatto tutti il pieno di polenta della nonna. Facciamo un riposino adesso ok?”.
“È ma se mi metti in faccia la patata cazzo…” e inizio a menarlo con la mano.
“Nooo, dai no, non segarti adesso. Hai già passato la mattina a trombare Giancarla dagli un po’ di tregua a quel cazzone se no stasera non mi servi a nulla. Dammi retta -e abbassa la gonna- fatti un pisolino che digerisci quel mezzo chilo di polenta che hai mandato giù”.
“La nonnina continuava a riempire il piatto, mi spiaceva dire di no”.
“Fai il galante con la nonna… lo sai che oggi ne compie 75 vero?”.
“A me pare una bella donna”.
“Aaaa lo sapevo, va a finire che ti vuoi fare anche lei”.
“Zia dai lo sai, tua madre, mia nonna quanti ne ha 74 no e sai benissimo che ci vado a letto”.
“Se son troia da qualcuna ho preso” ridacchia zia Luisella e se ne va.

In verità di dormire non ne ho gran che voglia, anzi, mi va di camminare per digerire il mattone che ho sullo stomaco. Esco. Siamo circondati dai prati a 360 gradi, la pianura padana in tutto il suo splendore. Vado a destra della caserma che loro chiamano casa, pochi passi e c’è un altra casa più piccola, probabilmente la stalla dove una volta tenevano i cavalli.
Entro, tanto per curiosità. Ci sono dei box, una dozzina, tutti vuoti. Chissà come doveva essere una volta pieno di cavalli che nitrivano.
Poi vedo del movimento, mi avvicino. In effetti un cavallo c’è. Solo, molto calmo, mi ignora. Nero, col pelo bello lucido. “Ciao bello” lo saluto senza aspettarmi risposta ovviamente.
Invece la risposta arriva “Si chiama Aristide”.
Mi volto, alle mie spalle c’è Diana, la sorella maggiore di mio zio Carlo.
Non ci siamo parlati molto, giusto due parole a tavola quando l’ho conosciuta. Non molto alta, bionda, rubiconda. Se non fosse per il tailleur a scacchi sarebbe il prototipo della contadinotta.
Si avvicina, accarezza il cavallo sul muso “è molto mansueto lui se è solo”.
“Bel cavallo, non che mene intenda…. È molto veloce?”.
“No -ormai è vecchio e stanco, è buono solo per la monta”.
“A la monta”.
“Si -sorride la bionda- sai cosa è la monta no?”.
“O si, monto molto anche io” sorrido.
“Non credo come lui. Hai visto che roba? E mi fa notare l’uccello del cavallo mezzo fuori sotto alle sue gambe” a dirla tutta è un po’ schifoso da vedere, certo ammetto che è grosso ma non è che la cosa mi provochi impulsi sessuali. Guardò in faccia Diana. E lei? Mi chiedo? Dalla faccia che fa mi sa che glielo tocca davvero.
“In effetti no, non credo che un essere umano possa avere una cosa così. Sarebbe un mostro. Comunque mi basta quello che ho” sorrido e senza esitare apro la patta.
Il mio uccellone casca fuori molliccio ma fa comunque la sua porca figura per diametro e dimensioni.
“Porca vacca!” esclama Diana.
“Non è da cavallo ma me la cavo” sorrido.
Diana sgrana gli occhi “Mai visto un uomo con un affare così…”.
“Da duro migliora”.
“O si immagino” annuisce la biondona grattandosi un prurito sotto la gonna.
Me lo prendo in mano, inizio a segarmi piano piano.
“Che fai?”.
“Sei così eccitante” sussurro.
“Ma dai…”.
“Non vuoi toccarlo? A Aristide lo tocchi e a me no”.
“Ma mica mi faccio Aristide”
Allungo una mano, le accarezzo la coscia nuda “però puoi toccare me… se ti va”.
Esita ancora. Salgo con la mano, mi infilo sotto alla gonna, tocco le sue mutandine umide. Il mio corpo le sfiora i bei seni grossi (una quarta).
“Tu non sei sposata vero?”.
“No. Come fai a trovarti un uomo se vivi qui nel nulla assoluto”.
Le muovo la mano su e giù sulle mutandine, percepisco il suo zoccolo di cammello, insisto un po’. “Sei umida, si sente che hai voglia. Da quanto non scopi?”.
Mi mette la mano sul cazzo, timida, leggera, non osa quasi stringere la mano “troppo”.
La spingo di peso contro il muro, le ficco la lingua in bocca. Lei ha sempre la mano sul mio cazzo, prende coraggio e mentre le ficco la lingua in bocca inizia a segarmelo piano piano.
Le abbasso le mutandine bianche con un gesto deciso. La mano si posa sul suo cespuglio peloso. Alzo la gonna. Ha una bella ficona nera col ciuffo in alto ma rasata ai lati “quindi non sei bionda naturale” sorrido.
“Mi sa di no” annuisce sempre più decisa a massaggiarmi l’attrezzo duro.
Le slaccio la camiciola, sotto ha un baby doll nero molto leggero che poco trattiene delle sue belle poppe. Ci gioco un po’, saltano fuori, bei capezzoli a chiodo duri.
Mi ci avvento sopra a bocca spalancata e li succhio a dovere mentre lei con la mano libera in un rapido gesto slaccia la gonna a scacchi e la leva del tutto insieme alle mutandine.
Molla la presa. L’uccello di marmo le balla davanti dritto come un palo.
Mi prende per mano e mi porta verso le balle di paglia ammassate in fondo alla stalla. “Mi vergogno a farlo davanti a lui” mi sussurra.
“Capisco” annuisco anche se non ho capito nulla.

Ci sono queste balle rettangolari ammassate a L, l’angolo a destra dove ne hanno prelevata qualcuna forma una specie di seggiola.
Diana mi aiuta a levare i pantaloni poi mi fa sedere in questa sorta di seggiola improvvisata.
Non faccio storie, calo giù sul fieno anche se mi morde parecchio il culo.
Diana si mette a quattro zampe davanti a me, spalanca la bocca e come una brava cagnetta inizia a farmi una pompa mentre le sue poppe penzolano bellissime e provocanti.
Ci sa fare di bocca. Mi sa che qualche esperimenti col cazzone del cavallo l’ha fatto davvero, meglio non indagare.
Lo sputa fuori. Lo guarda come se ne valutasse la durezza poi decisa si alza e mi scivola in braccio decisa. Io me lo afferro per guidarlo dritto fra le sue gambe.
La ficona è strettissima “cazzo ma sei vergine?”.
“Ma no… però così grossi mai presi. Aia”.
“Fa male?”.
“È enorme…ummm mi stai aprendo”.
“Fai piano, non ti agitare, dalle il tempo di dilatarsi” le dico mentre la tiro a me per baciarle meglio i seni.
Lei da esperta cavallerizza, a gambe larghe inizia a cavalcare. Su, giù, su, giù…
“Meglio?” sospiro godendomi della sua fica sempre più calda e umida.
“O si, cazzo, siiiii” geme e la sento proprio venire di brutto con l’orgasmo che la stimola a cavalcarmi ancora più forte.
“Dai, dai, dai…” urla.
“Dai che sei in testa alla gara. Spingi il cavallone dai” ridacchio io.
“O siiii. Domo lo stallone, siii. O amore anche tu sei da monta. O siiiii” e viene ancora.
In questa posizione, dove la mia fatica fisica è praticamente ridotta a zero potrei andare avanti anche un’ora, schizzi permettendo.
Lei invece cede dopo una ventina di minuti. Si ferma, sempre impalata sulle mie gambe con l’uccello duro dentro. “Non ce la faccio più. Mi fanno male le cosce…”.
“Allora monto io, nessun problema. Dai fammi da cavalla” e la aiuto ad alzarsi in piedi con calma.
Appena dritta dalla fica le cola mezzo litro di roba che scorre impregnandole le gambe dalle cosce giù fino all’età caviglie.
Incurante si mette in ginocchio ma il pavimento di pietra non aiuta “aia, aia”.
Prendo una provvidenziale coperta appesa li accanto. “Prova con questa”.
“È un sottosella” precisa.
“Ottimo” ribatto come se me ne fregasse qualcosa e poi lo getto a terrà bello disteso.
Lei ci si mette sopra, mani a palmo, braccia ben tese, culo dritto in alto. È pronta.
Mi piazzo dietro di lei. Glielo piazzo davanti al buco e spingo…
Ormai è così larga e lubrificata che entra senza fatica.
“Ooooooo” urla appena lo spingo dentro.
La afferro per i fianchi, la stringo bene e con tutte le mie forze la monto a tutto spiano…

“Non venirmi dentro che andiamo a rischiare” mi gela Diana.
Ovviamente sono educato e obbediente su queste cose quindi lesto lo tiro fuori, glielo poggio sul solco fra le chiappe e strusciandolo bene avanti e indietro sborro copiosamente sulla sua schiena senza nemmeno dovermi toccare.
“Madooo ma quanto spari. Li si che sembri un cavallo. Mi ha lavata”.
“Scusa…”.
Si alza in piedi, bellissima, ormai tutta nuda col suo baby doll in mano che ora usa come surrogato di asciugamano.
Un bel corpo giocondo con le tettone che mi fanno ciao allegre. Si china un po’ sulle ginocchia, si mette una mano con le dita a V fra le gambe “scusa tanto neeè” dice guardandomi e poi, come nulla fosse piscia. In piedi, come una cavalla.
La guardo. Sia come sia ma a me la donna che piscia lo fa venire duro…

“Aaaaaa” si solleva decisamnete soddisfatta della sua pisciata nella stalla. Mi guarda “apperò che recupero”.
Annuisco massaggiandolo un po….
“Non è che mi va tanto di mettermi di nuovo per terra -sospira- sono tutta lercia”.
“E se andassimo in camera tua?”.
Ride “è si magari ma adesso è pieno di gente. Stasera, ti va di venire stasera?” e tanto per incoraggiarmi ad accettare allunga la mano e inizia a segarmelo piano piano.
Sto già pensando se sia meglio prenderla a novanta contro il muro piuttosto che prenderla in braccio e fotterla abbracciati quando sentiamo chiaramente urlare “Diana…”.

La voce è famigliare visto che me la sono fatta da poco, è Giancarla, Ginny, sua sorella minore.
“Ma porca…” sbotta Diana e lesta mi trascina fuori dalla stalla verso quella che chiamano “doccia”.
Alla fine poco più che un doccione appeso al soffitto e che si aziona con una catena e una griglia di scolo sotto i piedi.
Senza esitare Diana tira la catena, esce l’acqua, ghiacciatissima fra l’altro. “Cazzz” borbotto.
“Ma che fate?” sbotta Ginny.
“È non vedi? Eravamo sporchi di fango e facciamo la doccia” minimizza Diana poggiata col culo contro di me.
“A eravate sporchi” sogghigna Ginny.
“Si, di fango” annuisce seria Diana sfregandosi la mano sulle tette.
“Va bene va, fai tu, comunque la mamma ti cerca.
“E che vuole?”.
“E che ne so vai a chiedere”.
Diana scivola fuori dal getto d’acqua. Sculetta allegra davanti alla sorella e va a recuperare i vestiti che ha mollato un po’ in giro.
“Ricordati le mutande” le urla Ginny.
“Almeno io le metto” ribatte Diana mentre si veste meglio che può nonostante sia bagnata fradicia.
Ginny mi lancia uno sguardo “col cazzo duro fai la doccia?”.
“È duro in ogni situazione” sorrido io.
Lei scuote la testa “mia sorella è davvero un troione”.
Non faccio commenti. Lei si avvicina, ci mette la mano sopra. “Dimmi che mi stavi pensando” sorride strusciandosi un po’.
“Ti stavo pensando…” mormoro cercando di sembrare serio. Lei me lo stringe bene, inizia a farmi una sega.
Tempo due minuti e la sto impalando in piedi poggiata contro il muro di legno della stalla.
“Dai, dai, dai…”.
“Si spingo, te lo spingo tutto su Ginny”.
“O si, madonna come mi piace nel culo” sospira la porca mentre si tintilla la fica con due dita…
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-05-24
1 5 4
visite
1
voti
valutazione
9
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.