La notte della canicola il seguito

di
genere
incesti

Dopo essere crollati esausti, rimasero per quasi un’ora intrecciati sul grande letto, con il ventilatore che girava pigramente sopra di loro. Il caldo non era diminuito, anzi sembrava ancora più denso, impregnato dell’odore di sesso, sudore e sperma.
Luca era sdraiato sulla schiena. Romina gli aveva appoggiato la testa sul petto, mentre Angelica gli accarezzava lentamente il ventre con le dita. I collant neri da 8 denari erano ancora addosso alle ragazze, strappati in più punti e macchiati dal suo seme.
Fu Angelica a parlare per prima, con voce bassa e colta, quasi sussurrata:
«Sai papà… la nonna diceva sempre che nella nostra famiglia scorre un sangue antico. Sangue umbro, etrusco e romano insieme. Loro non avevano tutta questa vergogna cristiana che è arrivata dopo. Celebravano il corpo, la lussuria, la natura.»
Romina sorrise contro il petto del padre, facendo scivolare una mano più in basso per accarezzargli il cazzo ancora semi-duro.
«Proprio come Boccaccio nel Decamerone» mormorò. «Quelle novelle che ci leggevi di nascosto da ragazzine… dove padri, figlie e parenti si mescolavano senza falsi pudori. Noi siamo fatti così. Colti di giorno… e senza freni di notte.»
Luca sentì un brivido percorrerlo. Quelle parole, dette dalle sue figlie mentre erano ancora sporche del suo sperma, lo eccitarono di nuovo in modo quasi violento.
«Quindi è questo il nostro sangue?» chiese con voce roca, stringendo una natica di Romina.
«Esatto» rispose Angelica, sollevandosi su un gomito. I suoi occhi castani brillavano di intelligenza e lussuria. «Noi non siamo come gli altri. Siamo una famiglia che sa apprezzare la bellezza… anche la più proibita.»
Romina si alzò e andò verso l’armadio antico della camera. Tornò con due libri antichi: una vecchia edizione del Decamerone e un volume di poesie di Properzio, poeta latino nato proprio in Umbria.
«Stanotte vogliamo fare le cose per bene» disse con un sorriso malizioso, porgendo il libro al padre. «Leggi per noi mentre ti facciamo godere.»
Luca, con il cazzo di nuovo completamente duro, si mise seduto contro la testiera del letto. Romina e Angelica si inginocchiarono tra le sue gambe, ancora con i collant velati addosso.
Mentre Luca cominciava a leggere con voce profonda alcuni passi delle novelle più spinte del Decamerone, le due ragazze iniziarono a venerare il suo cazzo con i piedini fasciato dal nylon. Quattro piedini lucidi lo avvolgevano, lo massaggiavano, lo stringevano. Romina usava i suoi piedini più morbidi per premere l’asta, mentre Angelica stuzzicava la cappella con le dita curate.
Ogni tanto si abbassavano per leccarlo insieme, scambiandosi baci sporchi proprio sopra il glande, mentre il padre continuava a leggere i passi più osceni.
«“E così il padre, vinto dal desiderio…”» leggeva Luca, la voce sempre più incerta.
Angelica prese il piedino destro di Romina e lo premette sulla bocca del padre.
«Succhialo mentre leggi, papà. Senti il sapore della tua famiglia.»
Luca succhiò avidamente le dita della figlia maggiore attraverso il nylon, continuando a leggere. Il contrasto tra la cultura raffinata delle parole antiche e l’atto osceno che stava compiendo lo stava facendo impazzire.
Dopo qualche minuto Romina si mise a cavalcioni su di lui, dandogli le spalle. Si abbassò lentamente sul suo cazzo, prendendolo tutto dentro la fighetta ancora piena di sperma della prima volta. Mentre lo cavalcava con movimenti lenti e profondi, Angelica si sedette sul viso del padre, strofinandogli la fighetta rasata sulla bocca.
«Leccami, papà… assaggia il sapore di entrambe le tue figlie mescolato.»
Luca leccava con passione, mentre Romina aumentava il ritmo, facendo ondeggiare il suo sedere tondo. I collant strappati crepitavano a ogni movimento.
Cambiarono più volte posizione, sempre con un libro aperto accanto a loro. A un certo punto Angelica si fece scopare da dietro, a quattro zampe, mentre leggeva lei stessa alcuni versi di Properzio sul desiderio carnale. Romina intanto spingeva i suoi piedini sulla faccia del padre, costringendolo a leccarli mentre fotteva la sorella.
Il climax finale fu quasi rituale.
Le due ragazze si sdraiarono una accanto all’altra, gambe alzate e piedi uniti verso il padre. Luca si masturbava furiosamente davanti a quel quadro vivente: due figlie bellissime, colte e depravate, con i collant strappati e i piedini offerti.
«Vieni su di noi, papà» gemette Romina. «Marchia il sangue della tua famiglia.»
Angelica aggiunse, con voce rotta dal piacere: «Mostraci quanto sei padrone di ciò che hai generato…»
Luca esplose con un ruggito profondo. Fiotti potenti di sperma schizzarono sui loro piedi, sulle caviglie, sui collant e sui seni. Le ragazze si strofinarono i piedini tra loro, spalmando il seme caldo sul nylon lucido, mentre si baciavano con lingua in modo osceno.
Quando finalmente crollarono, Luca le strinse entrambe tra le braccia, sudato e ansimante.
«Questo sangue…» mormorò baciandole sulla fronte «…è davvero una maledizione e una benedizione insieme.»
Romina sorrise, esausta ma felice.
«E la canicola dura ancora due giorni, papà. Abbiamo tutto il tempo per esplorare meglio le nostre… tradizioni di famiglia.»
scritto il
2026-05-16
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