Suo fratello è un toro 10
di
Forbidden Thoughts
genere
tradimenti
Mi svegliai prima del solito.
La luce entrava già dalle persiane, sottile, chiara, diversa da quella della città. Si sentiva il mare, più vicino adesso. Un rumore costante, quasi ipnotico.
Per qualche secondo rimasi immobile.
Poi ricordai.
La cena.
Gli sguardi.
La mano sotto il tavolo.
E soprattutto… quello che sarebbe successo quella mattina.
Mi girai.
Il mio fidanzato dormiva ancora, di fianco a me. Il respiro lento, regolare. Un braccio appoggiato sul cuscino.
Lo osservai per qualche secondo.
Sembrava tutto normale.
Come sempre.
E invece non lo era più.
Mi alzai piano, cercando di non fare rumore. Presi una maglia leggera e uscii dalla stanza.
La casa era già sveglia.
Sentivo dei movimenti in cucina.
La madre del mio fidanzato stava preparando il caffè.
«Buongiorno» disse sorridendo.
«Buongiorno.»
«Dormito bene?»
«Sì.»
Mentii senza pensarci.
Il padre era già seduto al tavolo con il giornale aperto.
«Oggi giornata perfetta» disse. «Sole, niente vento.»
Annuii.
Presi una tazza e mi versai il caffè.
Poi lo sentii.
I passi nel corridoio.
Mi voltai.
Lui stava entrando in cucina.
Capelli spettinati, maglietta chiara, l’aria di chi si è appena svegliato ma è già perfettamente presente.
Quando i nostri occhi si incrociarono non sorrise.
Non questa volta.
Ma rimase fermo un secondo di troppo.
«Buongiorno» disse.
«Buongiorno.»
La madre gli indicò la moka.
«Il caffè è appena fatto. Pensavo stessi davvero più tempo a letto.»
«No, ho deciso di fare un po’ di allenamento stamattina. Cardio.» lo disse guardandomi.
Il caffè mi andò di traverso. Diedi un colpo di tosse.
Si avvicinò al bancone.
Passandomi accanto.
Troppo vicino.
Solo un attimo.
Ma bastò.
Nessuno disse nulla.
Il mio fidanzato entrò pochi minuti dopo.
Ancora mezzo addormentato.
«Caffè?» chiese la madre.
«Subito.»
Si sedette accanto a me.
«Tra poco devo andare» disse. «Ho detto che passo verso le dieci.»
«Già» rispose il padre. «Noi usciamo più o meno alla stessa ora.»
La madre annuì.
«Facciamo colazione con calma e poi andiamo.»
La conversazione scorse leggera.
Normale.
Come se niente fosse.
Io annuivo, rispondevo, sorridevo.
Ma dentro sentivo crescere una tensione sottile.
Costante.
Lui parlava poco.
Ma ogni tanto lo sentivo guardarmi.
Senza farmi vedere.
~~~
Alle dieci meno dieci la casa iniziò a svuotarsi.
Il padre prese le chiavi.
La madre controllò la borsa.
Il mio fidanzato prese il telefono e il portafoglio.
«Torno tra poco» disse. «Al massimo un’ora.»
«Noi facciamo più tardi.» rispose la madre.
Salutarono tutti insieme, tra raccomandazioni e battute leggere.
La porta si chiuse.
Il rumore della macchina si allontanò lentamente lungo la strada.
Poi silenzio.
Rimasi in piedi nel soggiorno.
Ascoltando.
Il mare.
Il vento leggero.
Il vuoto improvviso della casa.
Lui era dietro di me.
Lo sapevo senza voltarmi.
«Adesso sì» disse piano.
Mi girai lentamente.
Era appoggiato allo stipite della porta.
Le braccia incrociate.
Lo sguardo fisso su di me.
«Siamo soli.»
Il cuore iniziò a battere più forte.
Non dissi nulla.
Lui fece un passo avanti.
Poi un altro.
«Hai avuto tutta la notte per pensarci.»
La sua voce era diversa da quella della sera prima.
Meno ironica.
Più diretta.
«E tutta la colazione» aggiunsi ridendo.
Mi fermai a guardarlo.
«Non c’è niente da pensare.»
Le parole uscirono da sole.
Lui inclinò leggermente la testa.
Come se volesse essere sicuro di aver capito bene.
«No?» disse.
Scossi la testa.
«No.»
Il silenzio che seguì fu breve.
Ma sufficiente.
Perché entrambi sapevamo cosa significava.
Lui si avvicinò ancora.
Questa volta senza esitazione.
La distanza tra noi si ridusse fino a scomparire.
Fuori il mare continuava a muoversi lento.
Dentro, tutto era fermo.
E in quel momento capii una cosa con una chiarezza definitiva.
Non era più un gioco.
Non era più una possibilità.
Era una scelta.
E l’avevo appena fatta.
Ci baciammo con passione.
Il suo volto tra le mie mani.
Le sue mani sul mio culo.
Ci staccammo.
Lui non disse nulla.
Non ce n’era bisogno.
Mi guardò per un secondo, come per capire se ci fosse ancora un margine, uno spazio in cui tirarsi indietro.
Non c’era.
Mi prese in braccio. Le mie mani si posarono intorno al suo collo.
Senza esitazione.
Ci baciammo di nuovo.
Era una situazione nuova.
Diversa da tutto quello che era successo prima.
Non c’era nulla che mi turbasse.
Ero completamente persa in questa situazione.
Mi gettò sul suo letto.
Si tolse i vestiti e rimase in boxer.
Intravedevo il suo magnifico cazzo già in tiro.
Ci guardammo intensamente. Io accennai un languido sorriso.
Poi lui si piegò su di me e mi tolse i vestiti.
Ero nuda. In balia di un ragazzo possente e muscoloso che non aveva alcuna intenzione di fermarsi.
Il fratello del mio fidanzato iniziò a leccarmi, tutto nel silenzio di una casa vuota.
Passava la sua lingua dappertutto. Io ero già eccitata.
«Ohhh… Sei bravissimo… Ma ti prego scopami.»
Lui sorrise appena. «Non ho capito cosa dovrei fare, puoi ripetere?»
«SCOPAMI. SUBITO.»
Lui sorrise. E non se lo fece ripetere.
Si tolse i boxer. Il suo cazzo extralarge era davanti a me.
Non posso più tornare indietro. Pensai.
Lui si mise sopra di me, mi sorrise e…
«AHHH!» urlai.
Era entrato nella mia vagina con un colpo secco, netto.
Dopo qualche secondo iniziò a scoparmi con foga. Una foga mai vista né provata.
Ci volle un po’ prima che le mie pareti si abituassero alle sue dimensioni.
Poi iniziai a godere, come suo fratello non è mai stato in grado di farmi godere.
«Ti piace? Stai godendo?» mi chiese.
«SÌ!» risposi.
«STAI GODENDO?» mi chiese più forte.
«SÌ!» urlai e mi avvinghiai al suo collo per godere di più.
Lui iniziò a scoparmi con ancora più forza.
Io non facevo altro che urlare e far versi. Era completamente in balia della potenza del suo cazzo e della sua capacità magistrale di scopare.
Andammo avanti così per diversi minuti.
«Sto per venire.»
«Vie… ahhh… Vienimi… de… ehhh… dentro.»
«Sicura?»
«Vienimi dentro!»
Le mani braccia si strinsero intorno al suo collo.
I nostri corpi si avvicinarono.
«AHHH!» urlò. Io pure.
Un fiume di sborra inondò la mia figa.
Il bacio arrivò subito dopo.
Poi lui si gettò sul letto.
Eravamo sdraiati perpendicolarmente.
«Sei bravissimo, cazzo.»
«Sei abituata male.» rise.
Ridemmo entrambi.
«Sei proprio stronzo.»
«Ti piaccio anche per questo.»
Ridemmo di nuovo.
La tensione si sciolse definitivamente.
Eravamo complici. Eravamo amanti. Questa era la realtà con cui fare i conti.
«Comunque c’è tempo per un altro round.» disse lui.
«Daiii… Fai il bravo.» dissi io.
La luce entrava già dalle persiane, sottile, chiara, diversa da quella della città. Si sentiva il mare, più vicino adesso. Un rumore costante, quasi ipnotico.
Per qualche secondo rimasi immobile.
Poi ricordai.
La cena.
Gli sguardi.
La mano sotto il tavolo.
E soprattutto… quello che sarebbe successo quella mattina.
Mi girai.
Il mio fidanzato dormiva ancora, di fianco a me. Il respiro lento, regolare. Un braccio appoggiato sul cuscino.
Lo osservai per qualche secondo.
Sembrava tutto normale.
Come sempre.
E invece non lo era più.
Mi alzai piano, cercando di non fare rumore. Presi una maglia leggera e uscii dalla stanza.
La casa era già sveglia.
Sentivo dei movimenti in cucina.
La madre del mio fidanzato stava preparando il caffè.
«Buongiorno» disse sorridendo.
«Buongiorno.»
«Dormito bene?»
«Sì.»
Mentii senza pensarci.
Il padre era già seduto al tavolo con il giornale aperto.
«Oggi giornata perfetta» disse. «Sole, niente vento.»
Annuii.
Presi una tazza e mi versai il caffè.
Poi lo sentii.
I passi nel corridoio.
Mi voltai.
Lui stava entrando in cucina.
Capelli spettinati, maglietta chiara, l’aria di chi si è appena svegliato ma è già perfettamente presente.
Quando i nostri occhi si incrociarono non sorrise.
Non questa volta.
Ma rimase fermo un secondo di troppo.
«Buongiorno» disse.
«Buongiorno.»
La madre gli indicò la moka.
«Il caffè è appena fatto. Pensavo stessi davvero più tempo a letto.»
«No, ho deciso di fare un po’ di allenamento stamattina. Cardio.» lo disse guardandomi.
Il caffè mi andò di traverso. Diedi un colpo di tosse.
Si avvicinò al bancone.
Passandomi accanto.
Troppo vicino.
Solo un attimo.
Ma bastò.
Nessuno disse nulla.
Il mio fidanzato entrò pochi minuti dopo.
Ancora mezzo addormentato.
«Caffè?» chiese la madre.
«Subito.»
Si sedette accanto a me.
«Tra poco devo andare» disse. «Ho detto che passo verso le dieci.»
«Già» rispose il padre. «Noi usciamo più o meno alla stessa ora.»
La madre annuì.
«Facciamo colazione con calma e poi andiamo.»
La conversazione scorse leggera.
Normale.
Come se niente fosse.
Io annuivo, rispondevo, sorridevo.
Ma dentro sentivo crescere una tensione sottile.
Costante.
Lui parlava poco.
Ma ogni tanto lo sentivo guardarmi.
Senza farmi vedere.
~~~
Alle dieci meno dieci la casa iniziò a svuotarsi.
Il padre prese le chiavi.
La madre controllò la borsa.
Il mio fidanzato prese il telefono e il portafoglio.
«Torno tra poco» disse. «Al massimo un’ora.»
«Noi facciamo più tardi.» rispose la madre.
Salutarono tutti insieme, tra raccomandazioni e battute leggere.
La porta si chiuse.
Il rumore della macchina si allontanò lentamente lungo la strada.
Poi silenzio.
Rimasi in piedi nel soggiorno.
Ascoltando.
Il mare.
Il vento leggero.
Il vuoto improvviso della casa.
Lui era dietro di me.
Lo sapevo senza voltarmi.
«Adesso sì» disse piano.
Mi girai lentamente.
Era appoggiato allo stipite della porta.
Le braccia incrociate.
Lo sguardo fisso su di me.
«Siamo soli.»
Il cuore iniziò a battere più forte.
Non dissi nulla.
Lui fece un passo avanti.
Poi un altro.
«Hai avuto tutta la notte per pensarci.»
La sua voce era diversa da quella della sera prima.
Meno ironica.
Più diretta.
«E tutta la colazione» aggiunsi ridendo.
Mi fermai a guardarlo.
«Non c’è niente da pensare.»
Le parole uscirono da sole.
Lui inclinò leggermente la testa.
Come se volesse essere sicuro di aver capito bene.
«No?» disse.
Scossi la testa.
«No.»
Il silenzio che seguì fu breve.
Ma sufficiente.
Perché entrambi sapevamo cosa significava.
Lui si avvicinò ancora.
Questa volta senza esitazione.
La distanza tra noi si ridusse fino a scomparire.
Fuori il mare continuava a muoversi lento.
Dentro, tutto era fermo.
E in quel momento capii una cosa con una chiarezza definitiva.
Non era più un gioco.
Non era più una possibilità.
Era una scelta.
E l’avevo appena fatta.
Ci baciammo con passione.
Il suo volto tra le mie mani.
Le sue mani sul mio culo.
Ci staccammo.
Lui non disse nulla.
Non ce n’era bisogno.
Mi guardò per un secondo, come per capire se ci fosse ancora un margine, uno spazio in cui tirarsi indietro.
Non c’era.
Mi prese in braccio. Le mie mani si posarono intorno al suo collo.
Senza esitazione.
Ci baciammo di nuovo.
Era una situazione nuova.
Diversa da tutto quello che era successo prima.
Non c’era nulla che mi turbasse.
Ero completamente persa in questa situazione.
Mi gettò sul suo letto.
Si tolse i vestiti e rimase in boxer.
Intravedevo il suo magnifico cazzo già in tiro.
Ci guardammo intensamente. Io accennai un languido sorriso.
Poi lui si piegò su di me e mi tolse i vestiti.
Ero nuda. In balia di un ragazzo possente e muscoloso che non aveva alcuna intenzione di fermarsi.
Il fratello del mio fidanzato iniziò a leccarmi, tutto nel silenzio di una casa vuota.
Passava la sua lingua dappertutto. Io ero già eccitata.
«Ohhh… Sei bravissimo… Ma ti prego scopami.»
Lui sorrise appena. «Non ho capito cosa dovrei fare, puoi ripetere?»
«SCOPAMI. SUBITO.»
Lui sorrise. E non se lo fece ripetere.
Si tolse i boxer. Il suo cazzo extralarge era davanti a me.
Non posso più tornare indietro. Pensai.
Lui si mise sopra di me, mi sorrise e…
«AHHH!» urlai.
Era entrato nella mia vagina con un colpo secco, netto.
Dopo qualche secondo iniziò a scoparmi con foga. Una foga mai vista né provata.
Ci volle un po’ prima che le mie pareti si abituassero alle sue dimensioni.
Poi iniziai a godere, come suo fratello non è mai stato in grado di farmi godere.
«Ti piace? Stai godendo?» mi chiese.
«SÌ!» risposi.
«STAI GODENDO?» mi chiese più forte.
«SÌ!» urlai e mi avvinghiai al suo collo per godere di più.
Lui iniziò a scoparmi con ancora più forza.
Io non facevo altro che urlare e far versi. Era completamente in balia della potenza del suo cazzo e della sua capacità magistrale di scopare.
Andammo avanti così per diversi minuti.
«Sto per venire.»
«Vie… ahhh… Vienimi… de… ehhh… dentro.»
«Sicura?»
«Vienimi dentro!»
Le mani braccia si strinsero intorno al suo collo.
I nostri corpi si avvicinarono.
«AHHH!» urlò. Io pure.
Un fiume di sborra inondò la mia figa.
Il bacio arrivò subito dopo.
Poi lui si gettò sul letto.
Eravamo sdraiati perpendicolarmente.
«Sei bravissimo, cazzo.»
«Sei abituata male.» rise.
Ridemmo entrambi.
«Sei proprio stronzo.»
«Ti piaccio anche per questo.»
Ridemmo di nuovo.
La tensione si sciolse definitivamente.
Eravamo complici. Eravamo amanti. Questa era la realtà con cui fare i conti.
«Comunque c’è tempo per un altro round.» disse lui.
«Daiii… Fai il bravo.» dissi io.
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