Le confessioni di mia moglie 8
di
Ounegni
genere
confessioni
Ero sconvolto, tremavo, avevo Emma ai miei piedi, bagnata dalla mia urina; il suo viso era diventato impaurito e io ero in un vortice di confusione.
Non parlammo più dopo quelle parole forti: lei spezzò il momento alzandosi e iniziando a lavarsi, mentre io, guardandola in tutto il suo splendore, non riuscivo a immaginare quanto potesse essere stata davvero così. La lasciai lì e andai a sdraiarmi sul divano, in piena confusione.
Emma mi raggiunse con l'accappatoio addosso, riprese a parlarmi, si scusò e mi chiese cosa pensassi. Ero perdutamente eccitato, la guardavo e pensavo a quanto non sapessi ancora. Nella mia testa rimbalzavano le situazioni che avevo vissuto con lei, gli sguardi che le avevo visto scambiare con altre persone, e cominciai a pensare che nel frattempo si fosse concessa a praticamente tutti.
Mi trovavo a ricalcare, nei miei pensieri, quelle volte in cui si mostrava timida con gli altri, quasi mantenesse una parte recitata da vera attrice, capace di sfoggiare pudicizia anche quando ormai sapevo quanto fosse diverso il suo vero carattere.
Io volevo sapere, volevo sapere tutto.
Emma cercò di far calmare le acque, di dare un po' di respiro a quella confidenza che stava diventando troppo intensa, dicendomi che per due anni non aveva avuto il coraggio di entrare in quel posto.
A quel punto si tolse l'accappatoio, si inginocchiò e, avvicinando il viso al mio, prese a baciarmi mentre con la mano mi massaggiava il membro, che in pochi secondi tornò a essere duro.
Poi tornò a parlare e mi disse di aver avuto altri rapporti con Peter, ovvero con il padre del suo amico.
Io ormai non sapevo più cosa volessi ascoltare: scoprivo ogni minuto qualcosa in più.
Sentivo i battiti del cuore in gola, i timpani sul punto di scoppiarmi, e mentre lei scendeva verso il mio membro con la bocca mi chiese se avessi voluto sapere davvero tutto.
Acconsentii, le dissi che volevo sapere tutto, e lei si arrese al flusso della verità.
Dapprima mi disse che non aveva né sentito né incontrato Peter da quando aveva iniziato la relazione con il suo ex, e che lo aveva riscritto durante il viaggio che la portava dai genitori, diversi giorni dopo il rapporto orale nel bagno con Stephan. I messaggi iniziarono a scorrere, diventando un costante sottofondo di tensione erotica.
Emma era con la sua famiglia nella casa in campagna, fuori città ma non troppo distante.
Si fermò lì per una settimana: aiutava la madre nelle faccende domestiche o semplicemente si rilassava, mentre la sera non aveva scusanti credibili da dare ai genitori.
Peter lavorava normalmente e aveva disponibilità solo nel weekend o in serata.
Il sabato mattina insistette per incontrarla e le propose di fare lui il viaggio fino da lei: si sarebbero incontrati da qualche parte, magari anche solo per parlare.
Emma pensò un attimo a come organizzarsi e poi accettò, conscia di quello che avrebbe fatto ma anche di quello che voleva.
Si incontrarono in un posto non molto distante dalla casa dei suoi genitori.
Emma indossava abiti leggeri, come sempre, e il solito perizoma che non mancava mai.
Quando lui arrivò, lei lo riconobbe a malapena: aveva una macchina nuova.
Salì in auto e si diressero senza meta, in qualche direzione, come se dovesse accadere qualcosa di già scritto.
Si fermarono lungo una strada quasi deserta e, dalle iniziali chiacchiere, passarono subito ai fatti.
Emma lo prese in bocca e, d'istinto, notò una grande differenza con ciò che solo pochi giorni prima aveva succhiato.
Cercò di non mostrare all'uomo il suo disappunto e lo lasciò spostare il viso tra le sue gambe.
Mentre veniva leccata provava una sensazione di fastidio, quasi di rifiuto.
Non le era mai capitato prima, con lui, di trovarsi in quella condizione: le sembrava di fare qualcosa che non le piaceva davvero, e non sapeva se dipendesse da lui o da ciò che lei stava diventando dentro.
L'uomo si infilò il preservativo e iniziò a penetrarla, ma Emma si sentì insoddisfatta.
Mentre l'atto procedeva, lui le chiese se potesse prenderla di dietro.
Emma aveva sempre desiderato vivere quel momento, ma in qualche modo qualcosa era andato storto, i tempi non erano mai coincisi e quel desiderio era rimasto sospeso.
Quell'idea la stuzzicò e, per sfuggire alla frustrazione del rapporto "normale", si mise a pecora con lui dietro.
Trovarono molte difficoltà nello spazio ridotto dell'abitacolo, quindi si spostarono fuori, si posizionarono sul cofano e l'uomo, dopo aver lubrificato con la lingua e con le dita, iniziò a penetrarla.
Emma provò piacere; il dolore era molto limitato, e lui ci dava dentro, palpeggiando ogni parte del corpo di quella bella ragazza che aveva il privilegio di possedere.
La penetrazione durò molto più di quanto Emma ricordasse: l'uomo si impegnava finché non dovette rallentare, fisicamente provato ma mentalmente eccitato oltre ogni limite.
Quella sensazione di imbarazzo sparì: Emma si sentiva di nuovo se stessa, e la strada che li circondava, il vento sui glutei, il sole basso del pomeriggio, tutto la eccitava.
Si invertirono: Peter si appoggiò con il sedere sul cofano e Emma, con il vestito ancora addosso, iniziò a muovere il culo contro di lui.
Era una posizione impegnativa, ma Emma spingeva e sbatteva, sentendo il membro muoversi nel suo ano, e a quel punto iniziò a lasciarsi andare con urla di piacere, come aveva sempre amato fare.
Se ne fregava di essere per strada, in uno spazio aperto, circondata dal silenzio della campagna: a Emma piaceva, e quella sensazione era più forte di qualsiasi logica.
Peter non sembrava voler venire, e lei era attratta da quella grande resistenza, da quel membro che non cedeva alla stanchezza.
Lui si sfilò, lei si chinò, gli tolse il preservativo e prese a succhiarlo.
Nella sua testa qualcosa stava esplodendo: era improvvisamente desiderosa di sentirsi un oggetto del piacere, forse per l'aria, forse per la strada, forse per quell'uomo.
Lui sembrava non risentire dell'età, e questo la affascinava ancora di più.
Emma si rialzò, voleva una nuova penetrazione.
Peter si chinò per frugare nelle tasche dei pantaloni alla ricerca di un nuovo preservativo, e nel frattempo lei rimase in piedi, con il vestito tirato sui fianchi, il sedere a contatto con il vento e il perizoma ormai deposto in auto.
Non aveva altri preservativi, e l'uomo iniziò ad agitarsi un po'.
Emma, senza creare il minimo problema, gli offrì di proseguire senza protezione, e Peter, dapprima sorpreso, non perse tempo e riprese a possederla.
Emma si sentiva rinata e chiese a Peter di schiaffeggiarla.
A ogni schiaffo, come aveva fatto ultimamente con me, ne chiedeva uno in più e più forte, fino a sentirsi posseduta anche dal dolore.
Peter era fuori di sé, e lei, per alleggerire la fatica, fece movimenti opposti col bacino, ottenendo più forza con meno sforzo fisico.
Peter, preso da un picco di eccitazione, la tirò per i capelli gridandole «vacca», e lei gli sorrise, come se avesse appena ricevuto una benedizione.
Emma iniziò anche a implorarlo di venire dentro di lei, ma poco dopo i due rallentarono per la stanchezza, tra sorrisi, gemiti e respiri pesanti.
Erano sudati: Emma aveva il vestito fradicio, Peter la maglietta incollata alla pelle.
Si denudarono entrambi lungo quella stradina solitaria, senza fretta, senza pudore, come se il mondo intorno a loro appartenesse solo a loro due.
Emma riprese a succhiarlo mentre lui si riprendeva, e parlarono della possibilità che venisse dentro di lei.
Emma confermò a Peter di essere propensa e di prendere ancora contraccettivi.
Quel giorno lui si manteneva incessantemente teso, senza cedimenti evidenti.
Emma si posizionò in auto come nel loro primo rapporto, e Peter le si mise sopra per una lunga scopata, lenta e intensa, piena di baci, morsi e ondate di piacere, finché lui riuscì finalmente a svuotarsi dentro di lei.
Rimasti in auto, finirono per fumare una sigaretta, e Emma ricorda che lui, nonostante l'orgasmo, fosse ancora eccitato, come se quel giorno non volesse cedere.
Lo accarezzava con frequenza, mentre lui sorrideva, soddisfatto.
Peter riaccompagnò Emma, che poté rientrare a casa dei suoi genitori come se avesse semplicemente fatto una passeggiata, mentre il corpo le urlava il contrario.
Non parlammo più dopo quelle parole forti: lei spezzò il momento alzandosi e iniziando a lavarsi, mentre io, guardandola in tutto il suo splendore, non riuscivo a immaginare quanto potesse essere stata davvero così. La lasciai lì e andai a sdraiarmi sul divano, in piena confusione.
Emma mi raggiunse con l'accappatoio addosso, riprese a parlarmi, si scusò e mi chiese cosa pensassi. Ero perdutamente eccitato, la guardavo e pensavo a quanto non sapessi ancora. Nella mia testa rimbalzavano le situazioni che avevo vissuto con lei, gli sguardi che le avevo visto scambiare con altre persone, e cominciai a pensare che nel frattempo si fosse concessa a praticamente tutti.
Mi trovavo a ricalcare, nei miei pensieri, quelle volte in cui si mostrava timida con gli altri, quasi mantenesse una parte recitata da vera attrice, capace di sfoggiare pudicizia anche quando ormai sapevo quanto fosse diverso il suo vero carattere.
Io volevo sapere, volevo sapere tutto.
Emma cercò di far calmare le acque, di dare un po' di respiro a quella confidenza che stava diventando troppo intensa, dicendomi che per due anni non aveva avuto il coraggio di entrare in quel posto.
A quel punto si tolse l'accappatoio, si inginocchiò e, avvicinando il viso al mio, prese a baciarmi mentre con la mano mi massaggiava il membro, che in pochi secondi tornò a essere duro.
Poi tornò a parlare e mi disse di aver avuto altri rapporti con Peter, ovvero con il padre del suo amico.
Io ormai non sapevo più cosa volessi ascoltare: scoprivo ogni minuto qualcosa in più.
Sentivo i battiti del cuore in gola, i timpani sul punto di scoppiarmi, e mentre lei scendeva verso il mio membro con la bocca mi chiese se avessi voluto sapere davvero tutto.
Acconsentii, le dissi che volevo sapere tutto, e lei si arrese al flusso della verità.
Dapprima mi disse che non aveva né sentito né incontrato Peter da quando aveva iniziato la relazione con il suo ex, e che lo aveva riscritto durante il viaggio che la portava dai genitori, diversi giorni dopo il rapporto orale nel bagno con Stephan. I messaggi iniziarono a scorrere, diventando un costante sottofondo di tensione erotica.
Emma era con la sua famiglia nella casa in campagna, fuori città ma non troppo distante.
Si fermò lì per una settimana: aiutava la madre nelle faccende domestiche o semplicemente si rilassava, mentre la sera non aveva scusanti credibili da dare ai genitori.
Peter lavorava normalmente e aveva disponibilità solo nel weekend o in serata.
Il sabato mattina insistette per incontrarla e le propose di fare lui il viaggio fino da lei: si sarebbero incontrati da qualche parte, magari anche solo per parlare.
Emma pensò un attimo a come organizzarsi e poi accettò, conscia di quello che avrebbe fatto ma anche di quello che voleva.
Si incontrarono in un posto non molto distante dalla casa dei suoi genitori.
Emma indossava abiti leggeri, come sempre, e il solito perizoma che non mancava mai.
Quando lui arrivò, lei lo riconobbe a malapena: aveva una macchina nuova.
Salì in auto e si diressero senza meta, in qualche direzione, come se dovesse accadere qualcosa di già scritto.
Si fermarono lungo una strada quasi deserta e, dalle iniziali chiacchiere, passarono subito ai fatti.
Emma lo prese in bocca e, d'istinto, notò una grande differenza con ciò che solo pochi giorni prima aveva succhiato.
Cercò di non mostrare all'uomo il suo disappunto e lo lasciò spostare il viso tra le sue gambe.
Mentre veniva leccata provava una sensazione di fastidio, quasi di rifiuto.
Non le era mai capitato prima, con lui, di trovarsi in quella condizione: le sembrava di fare qualcosa che non le piaceva davvero, e non sapeva se dipendesse da lui o da ciò che lei stava diventando dentro.
L'uomo si infilò il preservativo e iniziò a penetrarla, ma Emma si sentì insoddisfatta.
Mentre l'atto procedeva, lui le chiese se potesse prenderla di dietro.
Emma aveva sempre desiderato vivere quel momento, ma in qualche modo qualcosa era andato storto, i tempi non erano mai coincisi e quel desiderio era rimasto sospeso.
Quell'idea la stuzzicò e, per sfuggire alla frustrazione del rapporto "normale", si mise a pecora con lui dietro.
Trovarono molte difficoltà nello spazio ridotto dell'abitacolo, quindi si spostarono fuori, si posizionarono sul cofano e l'uomo, dopo aver lubrificato con la lingua e con le dita, iniziò a penetrarla.
Emma provò piacere; il dolore era molto limitato, e lui ci dava dentro, palpeggiando ogni parte del corpo di quella bella ragazza che aveva il privilegio di possedere.
La penetrazione durò molto più di quanto Emma ricordasse: l'uomo si impegnava finché non dovette rallentare, fisicamente provato ma mentalmente eccitato oltre ogni limite.
Quella sensazione di imbarazzo sparì: Emma si sentiva di nuovo se stessa, e la strada che li circondava, il vento sui glutei, il sole basso del pomeriggio, tutto la eccitava.
Si invertirono: Peter si appoggiò con il sedere sul cofano e Emma, con il vestito ancora addosso, iniziò a muovere il culo contro di lui.
Era una posizione impegnativa, ma Emma spingeva e sbatteva, sentendo il membro muoversi nel suo ano, e a quel punto iniziò a lasciarsi andare con urla di piacere, come aveva sempre amato fare.
Se ne fregava di essere per strada, in uno spazio aperto, circondata dal silenzio della campagna: a Emma piaceva, e quella sensazione era più forte di qualsiasi logica.
Peter non sembrava voler venire, e lei era attratta da quella grande resistenza, da quel membro che non cedeva alla stanchezza.
Lui si sfilò, lei si chinò, gli tolse il preservativo e prese a succhiarlo.
Nella sua testa qualcosa stava esplodendo: era improvvisamente desiderosa di sentirsi un oggetto del piacere, forse per l'aria, forse per la strada, forse per quell'uomo.
Lui sembrava non risentire dell'età, e questo la affascinava ancora di più.
Emma si rialzò, voleva una nuova penetrazione.
Peter si chinò per frugare nelle tasche dei pantaloni alla ricerca di un nuovo preservativo, e nel frattempo lei rimase in piedi, con il vestito tirato sui fianchi, il sedere a contatto con il vento e il perizoma ormai deposto in auto.
Non aveva altri preservativi, e l'uomo iniziò ad agitarsi un po'.
Emma, senza creare il minimo problema, gli offrì di proseguire senza protezione, e Peter, dapprima sorpreso, non perse tempo e riprese a possederla.
Emma si sentiva rinata e chiese a Peter di schiaffeggiarla.
A ogni schiaffo, come aveva fatto ultimamente con me, ne chiedeva uno in più e più forte, fino a sentirsi posseduta anche dal dolore.
Peter era fuori di sé, e lei, per alleggerire la fatica, fece movimenti opposti col bacino, ottenendo più forza con meno sforzo fisico.
Peter, preso da un picco di eccitazione, la tirò per i capelli gridandole «vacca», e lei gli sorrise, come se avesse appena ricevuto una benedizione.
Emma iniziò anche a implorarlo di venire dentro di lei, ma poco dopo i due rallentarono per la stanchezza, tra sorrisi, gemiti e respiri pesanti.
Erano sudati: Emma aveva il vestito fradicio, Peter la maglietta incollata alla pelle.
Si denudarono entrambi lungo quella stradina solitaria, senza fretta, senza pudore, come se il mondo intorno a loro appartenesse solo a loro due.
Emma riprese a succhiarlo mentre lui si riprendeva, e parlarono della possibilità che venisse dentro di lei.
Emma confermò a Peter di essere propensa e di prendere ancora contraccettivi.
Quel giorno lui si manteneva incessantemente teso, senza cedimenti evidenti.
Emma si posizionò in auto come nel loro primo rapporto, e Peter le si mise sopra per una lunga scopata, lenta e intensa, piena di baci, morsi e ondate di piacere, finché lui riuscì finalmente a svuotarsi dentro di lei.
Rimasti in auto, finirono per fumare una sigaretta, e Emma ricorda che lui, nonostante l'orgasmo, fosse ancora eccitato, come se quel giorno non volesse cedere.
Lo accarezzava con frequenza, mentre lui sorrideva, soddisfatto.
Peter riaccompagnò Emma, che poté rientrare a casa dei suoi genitori come se avesse semplicemente fatto una passeggiata, mentre il corpo le urlava il contrario.
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