Le confessioni di mia moglie 7
di
Ounegni
genere
confessioni
Eravamo ovviamente fuori di testa. Emma era eccitatissima: non incontrava altri uomini da tanto tempo, e quell'incontro l'aveva travolta. Sulla via del ritorno parlammo dell'emozione del ragazzo, che non era riuscito a gestire il suo orgasmo rapido, e della nostra maleducazione nell'essere fuggiti da quell'appartamento senza una parola.
A casa continuammo a parlare di quello che era successo. Io tremavo ancora, non avevo realizzato davvero cosa avessimo appena fatto. Parlammo delle sensazioni provate mentre ci dirigevamo verso casa di quel ragazzo, e alla fine entrambi riconoscemmo che, in fondo, non eravamo ancora pronti.
Emma andò a lavarsi. Attesi che tornasse: ero nudo, eccitato, sospeso. Appena rientrò mi fece godere succhiandomi, poi si mise sopra di me e mi disse che ero io quello che voleva. Poco dopo venni, come il bull prima di me, sopraffatto dall'eccitazione e da tutto ciò che avevamo vissuto.
Emma però aveva ancora voglia. Non aveva avuto modo di godere davvero, e me lo fece capire senza dirlo esplicitamente: aveva bisogno del dildo. Approfittai per pulirmi e tornai pronto a farla godere. Lei nel frattempo si era già posizionata come ormai era diventato consueto: a carponi sul letto, culo e vagina esposti.
Sembrava un loop. Emma a carponi, io che le infilavo il dildo nel culo mentre lei, eccitata, mi chiedeva di schiaffeggiarle il sedere chiamandosi una mamma cattiva. Mi chiese poi il telefono e iniziò a guardare il video che avevo girato poco prima, definendomi un pessimo regista. Nel frattempo le spinsi il dildo completamente nel culo e sentii il suo orgasmo avvicinarsi di colpo. Mi chiese degli schiaffi sui glutei proprio in quel momento, e mentre glieli davo iniziò a squirtare, facendomi provare un'emozione difficile da descrivere.
Finito l'orgasmo mi disse che avrebbe voluto il pissing. Ci dirigemmo verso la vasca da bagno.
Era inginocchiata, in attesa che fossi pronto, quando dalla sua bocca iniziarono a uscire parole che non mi aspettavo. Mi disse che non era stata onesta con me, e che l'unica persona al corrente di tutto era la sua migliore amica.
Nella mia testa tornò quel vuoto, quella sensazione di vertigine già provata più volte in quei giorni, man mano che la scoprivo davvero. Restammo in silenzio per diversi secondi. Poi, cercando di immaginare a cosa si riferisse senza avere un'idea precisa, le chiesi se mi avesse tradito durante la gravidanza.
La sua risposta fu accompagnata da un sorriso che rifiutava la domanda. Subito dopo mi chiese se ricordassi il bar dei nigeriani. Non capii. Risposi che non sapevo di cosa stesse parlando, così mi diede un riferimento: era vicino alla casa dove viveva quando ci eravamo conosciuti, in quella città dove aveva trascorso gli anni più intensi della sua vita da single.
Dissi che non sapevo che i proprietari fossero nigeriani. Lei mi rispose senza mezzi termini che quel posto lo conosceva bene.
In un istante tornai a quei momenti in cui, diretti a casa sua, le avevo fatto una battuta su quel bar. Lei aveva risposto con fermezza di non esserci mai entrata e di non avere alcun interesse per rapporti con uomini neri. Ora quelle parole, "lo conosco bene", iniziarono a risuonarmi dentro, e il mio stato fisico passò da rilassato a tremante, pieno di adrenalina.
Emma si mordeva il labbro, visibilmente impaurita di lasciar uscire quelle esperienze dalla sua bocca. Le chiesi con voce tremante di dirmi tutto. Lei tornò a parlare di ciò che era accaduto nei giorni prima che io la conoscessi. Mentre parlava sembrava fragile, come se il suo viso, poco prima eccitato e felice, si fosse fatto triste davanti ai miei occhi.
Era sempre inginocchiata nella vasca attendendo che io le dedicassi una gold shower.
Iniziò difendendosi: mi spiegò che da sempre aveva avuto lo stimolo di sentirsi la troia di quegli uomini che vedeva ogni giorno passando davanti a quel bar. Un giorno, dopo aver chiuso con il suo ex storico, prese coraggio e varcò la porta d'ingresso, ritrovandosi in un locale che ammutolì alla sua presenza. Prese un caffè, cercò di essere furtiva, si vergognava all'idea di essere vista entrare lì. Il proprietario fu gentile: un uomo robusto sulla cinquantina, barba e capelli brizzolati. Pagò e si affrettò a uscire.
Aveva oltrepassato il primo ostacolo ed era sempre più determinata. In quel periodo aveva ripreso a fare sesso con occasionali, ma il pensiero di farlo con uno di quegli uomini la attraeva sempre di più.
Una sera, dopo una serata con gli amici, al massimo una settimana da quel primo caffè, e dopo aver alzato un po' il gomito, venne sopraffatta dal desiderio di tornare in quel posto. Indossava un vestito corto, la borsetta e i tacchi alti. Nel bar c'erano tre persone: il titolare e due clienti, uomini più o meno coetanei di lui.
Appena aprì la porta ci fu di nuovo quella sensazione di vuoto avvolto nel silenzio. Il proprietario, seduto su uno sgabello, la guardò sorpreso, e lei chiese se fosse aperto per un drink. Prese il suo classico bicchiere di vino bianco e si sedette allo sgabello accanto agli altri due mentre il titolare rimase dietro al bancone. Non ci furono praticamente parole. Emma sentiva gli sguardi dei due uomini scivolare verso le sue cosce, sentiva il desiderio sulla sua pelle. Si lasciò andare a qualche occhiata con l'uomo dietro al bancone, che nel frattempo le aveva riempito di nuovo il bicchiere.
I due clienti uscirono a fumare, e lei si ritrovò sola con lui. Si alzò e si diresse verso il bagno, lanciandogli uno sguardo deliberatamente provocante, completamente fuori controllo. Voleva essere desiderata, senza filtri.
Entrò in quel piccolo bagno, si abbassò il perizoma con la porta aperta per urinare, poi si guardò allo specchio sopra al lavandino: vide il suo viso segnato dall'alcol e dalla serata, e sentì il desiderio di fare sesso. Rimase lì di proposito, finché la porta si aprì lentamente. Si voltò senza dire una parola. L'uomo le chiese se andasse tutto bene. Lei annuì in silenzio. Si fissarono. Emma era eccitata e abbassò istintivamente lo sguardo verso il cavallo dei suoi pantaloni. Lui, capita la situazione, fece un passo oltre la soglia e la porta si richiuse alle sue spalle.
Emma era di spalle a lui, lo guardò dallo specchio e spinse il sedere all'indietro cercando il contatto. Le mani dell'uomo violarono subito il vestito toccandole il culo, e lei si voltò cercando direttamente il suo membro.
Si chinò, slacciò i pantaloni e un attimo dopo aveva in bocca il suo primo cazzo nero. Succhiò con foga, spinta dallo stato in cui si trovava: lo ingoiava, lo gustava, lo divorava. Poco dopo sentì la mano dell'uomo tra i capelli e si ritrovò scopata in bocca. Durò circa dieci minuti. L'uomo scaricò tutto lo sperma direttamente nella sua gola ed Emma ingoiò tutto.
Stephan si ricompose, si richiuse i pantaloni e lasciò Emma sola in quell'antibagno.
D'improvviso arrivarono i sensi di colpa, la vergogna. Si guardava allo specchio, sentiva il sapore dello sperma in bocca, si sentiva una puttana. Uscì dal bagno, bevve d'un fiato il bicchiere ancora pieno e chiese il conto. Stephan le disse che era offerto. Lei gli augurò la buona notte e uscì.
Ero sconvolto, la immaginavo in quella situazione , immaginavo quel luogo che non avevo mai visto e immaginavo lei in quel bagno. Il mio membro era duro accarezzato tutto il tempo da lei ed ecco che arrivò lo stimolo; Iniziai a urinarle addosso, e mentre lo facevo le chiedevo di parlarmi ancora e lei estremamente eccitata mentre godeva nel ricevere quel pissing, mi disse che le era piaciuto e aggiunse che non fu l’unica volta e che fece molto di piu.
A casa continuammo a parlare di quello che era successo. Io tremavo ancora, non avevo realizzato davvero cosa avessimo appena fatto. Parlammo delle sensazioni provate mentre ci dirigevamo verso casa di quel ragazzo, e alla fine entrambi riconoscemmo che, in fondo, non eravamo ancora pronti.
Emma andò a lavarsi. Attesi che tornasse: ero nudo, eccitato, sospeso. Appena rientrò mi fece godere succhiandomi, poi si mise sopra di me e mi disse che ero io quello che voleva. Poco dopo venni, come il bull prima di me, sopraffatto dall'eccitazione e da tutto ciò che avevamo vissuto.
Emma però aveva ancora voglia. Non aveva avuto modo di godere davvero, e me lo fece capire senza dirlo esplicitamente: aveva bisogno del dildo. Approfittai per pulirmi e tornai pronto a farla godere. Lei nel frattempo si era già posizionata come ormai era diventato consueto: a carponi sul letto, culo e vagina esposti.
Sembrava un loop. Emma a carponi, io che le infilavo il dildo nel culo mentre lei, eccitata, mi chiedeva di schiaffeggiarle il sedere chiamandosi una mamma cattiva. Mi chiese poi il telefono e iniziò a guardare il video che avevo girato poco prima, definendomi un pessimo regista. Nel frattempo le spinsi il dildo completamente nel culo e sentii il suo orgasmo avvicinarsi di colpo. Mi chiese degli schiaffi sui glutei proprio in quel momento, e mentre glieli davo iniziò a squirtare, facendomi provare un'emozione difficile da descrivere.
Finito l'orgasmo mi disse che avrebbe voluto il pissing. Ci dirigemmo verso la vasca da bagno.
Era inginocchiata, in attesa che fossi pronto, quando dalla sua bocca iniziarono a uscire parole che non mi aspettavo. Mi disse che non era stata onesta con me, e che l'unica persona al corrente di tutto era la sua migliore amica.
Nella mia testa tornò quel vuoto, quella sensazione di vertigine già provata più volte in quei giorni, man mano che la scoprivo davvero. Restammo in silenzio per diversi secondi. Poi, cercando di immaginare a cosa si riferisse senza avere un'idea precisa, le chiesi se mi avesse tradito durante la gravidanza.
La sua risposta fu accompagnata da un sorriso che rifiutava la domanda. Subito dopo mi chiese se ricordassi il bar dei nigeriani. Non capii. Risposi che non sapevo di cosa stesse parlando, così mi diede un riferimento: era vicino alla casa dove viveva quando ci eravamo conosciuti, in quella città dove aveva trascorso gli anni più intensi della sua vita da single.
Dissi che non sapevo che i proprietari fossero nigeriani. Lei mi rispose senza mezzi termini che quel posto lo conosceva bene.
In un istante tornai a quei momenti in cui, diretti a casa sua, le avevo fatto una battuta su quel bar. Lei aveva risposto con fermezza di non esserci mai entrata e di non avere alcun interesse per rapporti con uomini neri. Ora quelle parole, "lo conosco bene", iniziarono a risuonarmi dentro, e il mio stato fisico passò da rilassato a tremante, pieno di adrenalina.
Emma si mordeva il labbro, visibilmente impaurita di lasciar uscire quelle esperienze dalla sua bocca. Le chiesi con voce tremante di dirmi tutto. Lei tornò a parlare di ciò che era accaduto nei giorni prima che io la conoscessi. Mentre parlava sembrava fragile, come se il suo viso, poco prima eccitato e felice, si fosse fatto triste davanti ai miei occhi.
Era sempre inginocchiata nella vasca attendendo che io le dedicassi una gold shower.
Iniziò difendendosi: mi spiegò che da sempre aveva avuto lo stimolo di sentirsi la troia di quegli uomini che vedeva ogni giorno passando davanti a quel bar. Un giorno, dopo aver chiuso con il suo ex storico, prese coraggio e varcò la porta d'ingresso, ritrovandosi in un locale che ammutolì alla sua presenza. Prese un caffè, cercò di essere furtiva, si vergognava all'idea di essere vista entrare lì. Il proprietario fu gentile: un uomo robusto sulla cinquantina, barba e capelli brizzolati. Pagò e si affrettò a uscire.
Aveva oltrepassato il primo ostacolo ed era sempre più determinata. In quel periodo aveva ripreso a fare sesso con occasionali, ma il pensiero di farlo con uno di quegli uomini la attraeva sempre di più.
Una sera, dopo una serata con gli amici, al massimo una settimana da quel primo caffè, e dopo aver alzato un po' il gomito, venne sopraffatta dal desiderio di tornare in quel posto. Indossava un vestito corto, la borsetta e i tacchi alti. Nel bar c'erano tre persone: il titolare e due clienti, uomini più o meno coetanei di lui.
Appena aprì la porta ci fu di nuovo quella sensazione di vuoto avvolto nel silenzio. Il proprietario, seduto su uno sgabello, la guardò sorpreso, e lei chiese se fosse aperto per un drink. Prese il suo classico bicchiere di vino bianco e si sedette allo sgabello accanto agli altri due mentre il titolare rimase dietro al bancone. Non ci furono praticamente parole. Emma sentiva gli sguardi dei due uomini scivolare verso le sue cosce, sentiva il desiderio sulla sua pelle. Si lasciò andare a qualche occhiata con l'uomo dietro al bancone, che nel frattempo le aveva riempito di nuovo il bicchiere.
I due clienti uscirono a fumare, e lei si ritrovò sola con lui. Si alzò e si diresse verso il bagno, lanciandogli uno sguardo deliberatamente provocante, completamente fuori controllo. Voleva essere desiderata, senza filtri.
Entrò in quel piccolo bagno, si abbassò il perizoma con la porta aperta per urinare, poi si guardò allo specchio sopra al lavandino: vide il suo viso segnato dall'alcol e dalla serata, e sentì il desiderio di fare sesso. Rimase lì di proposito, finché la porta si aprì lentamente. Si voltò senza dire una parola. L'uomo le chiese se andasse tutto bene. Lei annuì in silenzio. Si fissarono. Emma era eccitata e abbassò istintivamente lo sguardo verso il cavallo dei suoi pantaloni. Lui, capita la situazione, fece un passo oltre la soglia e la porta si richiuse alle sue spalle.
Emma era di spalle a lui, lo guardò dallo specchio e spinse il sedere all'indietro cercando il contatto. Le mani dell'uomo violarono subito il vestito toccandole il culo, e lei si voltò cercando direttamente il suo membro.
Si chinò, slacciò i pantaloni e un attimo dopo aveva in bocca il suo primo cazzo nero. Succhiò con foga, spinta dallo stato in cui si trovava: lo ingoiava, lo gustava, lo divorava. Poco dopo sentì la mano dell'uomo tra i capelli e si ritrovò scopata in bocca. Durò circa dieci minuti. L'uomo scaricò tutto lo sperma direttamente nella sua gola ed Emma ingoiò tutto.
Stephan si ricompose, si richiuse i pantaloni e lasciò Emma sola in quell'antibagno.
D'improvviso arrivarono i sensi di colpa, la vergogna. Si guardava allo specchio, sentiva il sapore dello sperma in bocca, si sentiva una puttana. Uscì dal bagno, bevve d'un fiato il bicchiere ancora pieno e chiese il conto. Stephan le disse che era offerto. Lei gli augurò la buona notte e uscì.
Ero sconvolto, la immaginavo in quella situazione , immaginavo quel luogo che non avevo mai visto e immaginavo lei in quel bagno. Il mio membro era duro accarezzato tutto il tempo da lei ed ecco che arrivò lo stimolo; Iniziai a urinarle addosso, e mentre lo facevo le chiedevo di parlarmi ancora e lei estremamente eccitata mentre godeva nel ricevere quel pissing, mi disse che le era piaciuto e aggiunse che non fu l’unica volta e che fece molto di piu.
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