Quel pomeriggio dopo lo stadio
di
Pisoloarrapato
genere
orge
Ero fidanzato con una ragazza cubana di circa 30 anni. Bella da morire. Un viso dolce e abbronzato, una bocca ampia con dei denti bianchissimi. Ma il suo forte era un culetto sodo, sporgente, sopra un paio di cosce lunghe e lisce come il velluto.
No, non avevamo ancora fatto all'amore. Ci conoscevamo da pochi giorni e io andavo a trovarla nella piccola cittadina ogni fine settimana.
Me ne tornavo poi nella mia città nel tardo pomeriggio della domenica dopo un week end in sua compagnia.
Quel pomeriggio la lasciai a malincuore perché c'era stata una partita allo stadio comunale e lei, che doveva tornare alla sua pensioncina dopo avermi salutato alla stazione, era in difficoltà. Un caos per i pochi mezzi pubblici affollatissimi. Lei mi raccontò che aveva provato a salire ma non c'era riuscita. Dopo l'ultimo, aveva notato un pulmino privato che sostava nella piazzola della stazione. Non era ancora pieno. Era un piccolo autobus da 25 posti e presto andò riempendosi festosamente dei tifosi locali.
Quando il mezzo partí era già all'imbrunire e lentamente il pulmino cominciò ad arrancare sulla strada collinare.
Lei stava seduta guardando fuori del finestrino gli alberi che si rincorrevano nella penombra della sera. Le lucine all'interno del mezzo erano già accese e lasciavano scorgere i volti infiammati di quei contadini e quei giovani che avevano partecipato alla vittoria della squadra locale.
Le gettavano sguardi che indicavano chiaramente la loro eccitazione, qualcuno le diceva frasi oscene gesticolando e mimando l'atto di scopare. Era spaventata. Lontano dalla sua cameretta affittata. Forse era perfino disorientata, non riconosceva più il panorama a lei noto.
Ad un tratto il mezzo si fermò in mezzo a un campo, lontano da ogni abitato.
Lei fece per alzarsi e chiedere al conducente dove fossero. Ma non fece a tempo. Decine di mani la palparono dappertutto, frugarono tra le sue cosce, le strapparono il vestito sottile sul petto, portando fuori due seni piccoli ma sodi.
Cercavano di baciarla. Qualcuno ci riuscì tenendole il viso con le due mani per poterle aprire la bocca e godere della sua lingua dolce. Non riusciva che a dire mezze frasi, smozzicate, emettendo solo dei " mmmmm...no....mmm. basta....noooo...no quiero...cochinos".
Quando la misero per terra nel piccolo mezzo, le strapparono di dosso il vestito e gli slip. Mentre lei scalciava e implorava, la tenevano ferma. Poi il primo entrò dentro di lei senza andare troppo per il sottile. Dava colpi di reni furiosamente, sembrava volesse spaccarla. Dopo averla riempita con più getti del suo seme, la passò agli altri. Le fecero di tutto, la sodomizzarono, vennero nella sua bocca e infine alcuni di loro si masturbarono in piedi schizzando addosso a lei e sul viso il loro godimento.
La lasciarono sul prato da dove lei poi riuscì a tornare a casa.
Quando mi telefonò la mattina dopo mi disse semplicemente con il suo forte accenti spagnolo :" Ven apena posibile, devo andare in ospedale...in venticinque mi hanno squartata come un agnellino".
No, non avevamo ancora fatto all'amore. Ci conoscevamo da pochi giorni e io andavo a trovarla nella piccola cittadina ogni fine settimana.
Me ne tornavo poi nella mia città nel tardo pomeriggio della domenica dopo un week end in sua compagnia.
Quel pomeriggio la lasciai a malincuore perché c'era stata una partita allo stadio comunale e lei, che doveva tornare alla sua pensioncina dopo avermi salutato alla stazione, era in difficoltà. Un caos per i pochi mezzi pubblici affollatissimi. Lei mi raccontò che aveva provato a salire ma non c'era riuscita. Dopo l'ultimo, aveva notato un pulmino privato che sostava nella piazzola della stazione. Non era ancora pieno. Era un piccolo autobus da 25 posti e presto andò riempendosi festosamente dei tifosi locali.
Quando il mezzo partí era già all'imbrunire e lentamente il pulmino cominciò ad arrancare sulla strada collinare.
Lei stava seduta guardando fuori del finestrino gli alberi che si rincorrevano nella penombra della sera. Le lucine all'interno del mezzo erano già accese e lasciavano scorgere i volti infiammati di quei contadini e quei giovani che avevano partecipato alla vittoria della squadra locale.
Le gettavano sguardi che indicavano chiaramente la loro eccitazione, qualcuno le diceva frasi oscene gesticolando e mimando l'atto di scopare. Era spaventata. Lontano dalla sua cameretta affittata. Forse era perfino disorientata, non riconosceva più il panorama a lei noto.
Ad un tratto il mezzo si fermò in mezzo a un campo, lontano da ogni abitato.
Lei fece per alzarsi e chiedere al conducente dove fossero. Ma non fece a tempo. Decine di mani la palparono dappertutto, frugarono tra le sue cosce, le strapparono il vestito sottile sul petto, portando fuori due seni piccoli ma sodi.
Cercavano di baciarla. Qualcuno ci riuscì tenendole il viso con le due mani per poterle aprire la bocca e godere della sua lingua dolce. Non riusciva che a dire mezze frasi, smozzicate, emettendo solo dei " mmmmm...no....mmm. basta....noooo...no quiero...cochinos".
Quando la misero per terra nel piccolo mezzo, le strapparono di dosso il vestito e gli slip. Mentre lei scalciava e implorava, la tenevano ferma. Poi il primo entrò dentro di lei senza andare troppo per il sottile. Dava colpi di reni furiosamente, sembrava volesse spaccarla. Dopo averla riempita con più getti del suo seme, la passò agli altri. Le fecero di tutto, la sodomizzarono, vennero nella sua bocca e infine alcuni di loro si masturbarono in piedi schizzando addosso a lei e sul viso il loro godimento.
La lasciarono sul prato da dove lei poi riuscì a tornare a casa.
Quando mi telefonò la mattina dopo mi disse semplicemente con il suo forte accenti spagnolo :" Ven apena posibile, devo andare in ospedale...in venticinque mi hanno squartata come un agnellino".
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