Terapia cuckold - capitolo 13

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Colgo questo spazio per scusarmi con i lettori, nel capitolo precedente c’è un refuso per cui alcune parti sono ripetute due volte. Purtroppo non posso più correggerlo, chiedo venia.

Giulia aprì la porta di casa poco dopo l’una di notte.
Luca era ancora sveglio, seduto sul divano del salotto con la televisione spenta. Non aveva fatto altro che aspettare. Il cuore gli batteva forte da ore. Quando sentì la chiave girare nella serratura, si alzò di scatto, le mani sudate, il cazzo già mezzo duro nei pantaloni nonostante la paura.
Giulia entrò lentamente. Aveva il vestito nero un po’ stropicciato, i capelli scomposti, le guance arrossate e gli occhi lucidi. Camminava in modo diverso, più lento, come se ogni passo le ricordasse cosa aveva appena fatto. Le autoreggenti a rete erano leggermente smagliate su una coscia. Il rossetto era sparito quasi del tutto.
Chiuse la porta dietro di sé e rimase un momento ferma nell’ingresso, guardando Luca.
Lui la fissava senza riuscire a parlare. Vedeva sul suo viso i segni della serata: le labbra gonfie, il mascara un po’ colato, l’espressione di una donna che è stata scopata a fondo.
Giulia fece un respiro profondo e sorrise, un sorriso piccolo, stanco ma ancora carico di eccitazione.
«Sono tornata,» disse piano.
Luca annuì. La voce gli uscì rauca.
«Come… com’è andata?»
Giulia si tolse lentamente le scarpe con il tacco e si avvicinò. Si fermò davanti a lui, abbastanza vicino da fargli sentire il suo profumo mescolato a quello di un altro uomo.
«Vuoi davvero saperlo?» chiese, la voce bassa.
Luca deglutì.
«Sì.»
Giulia gli posò una mano sul petto, poi scese lentamente fino al rigonfiamento nei pantaloni. Lo sentì duro.
«Sei già eccitato,» mormorò. «Bene.»
Lo prese per mano e lo portò in camera da letto. Accese solo la lampada sul comodino, una luce calda e bassa. Si tolse il vestito, rimanendo in reggiseno push-up nero, perizoma e autoreggenti a rete. Si sdraiò sul letto a pancia in giù, poi si mise a pecora, il culo in alto, le gambe leggermente aperte.
Luca rimase in piedi accanto al letto, il respiro corto.
Giulia girò la testa verso di lui.
«Vieni qui,» disse dolcemente. «Leccami mentre ti racconto tutto.»
Luca si inginocchiò dietro di lei, tremando. Le abbassò il perizoma con mani incerte. Il culo di Giulia era ancora rosso, leggermente aperto. Si vedeva chiaramente che era stato usato. Un filo di sperma denso e bianco colava lentamente dal buchetto.
Luca si chinò, ebbe un momento di esitazione, un momento in cui si vide da fuori, lì, pronto a leccare sperma di un altro uomo dal culo
di sua moglie, sperma dell’amante con cui lo tradisce da mesi. Si chiese come fosse arrivato lì, qualcosa dentro di lui urlò, ma poi cedette alla visione meravigliosa del culo di sua moglie rotto e farcito, e cominciò a leccare.
Giulia gemette piano quando sentì la lingua di suo marito sul culo ancora pieno.
«Bravissimo,» sussurrò. «Leccami bene… puliscimi.»
Luca leccava con devozione disperata, la lingua che raccoglieva lo sperma di Alessandro dal buco del culo di sua moglie. Il sapore era forte, salato, viscido. Gli faceva schifo, si sentiva umiliato fino al midollo, ma il cazzo gli pulsava dolorosamente nei pantaloni.
Giulia cominciò a raccontare, la voce bassa e roca.
«All’inizio mi ha presa contro il muro. Mi ha alzato il vestito e me l’ha messo dentro senza nemmeno togliermi il perizoma. Mi ha scopata forte, come una troia. Mi diceva che ero bagnata fradicia, che avevo la figa di una puttana sposata… e io venivo già dopo pochi minuti.»
Luca gemette contro il suo culo, la lingua che spingeva più a fondo.
Giulia continuò, il respiro che si faceva più pesante.
«Poi mi ha messa sul letto a pecora, proprio come sono adesso. Mi ha dato due schiaffi sul culo e mi ha infilato il cazzo nella figa fino alle palle. Mi sbatteva così forte che il letto cigolava. Io urlavo. Gli dicevo di scoparmi più forte, di usarmi… e lui mi ha detto che mi avrebbe preso anche il culo.»
Luca tremava. Le lacrime gli scendevano sulle guance mentre leccava, mescolandosi allo sperma di Alessandro.
«Gli ho detto di sì,» sussurrò Giulia. «Gli ho detto di prendersi il mio culo. Lui ha sputato sul buchetto, ha spinto la cappella e ha cominciato a entrare piano… ma deciso. È grosso, Luca. Mi ha aperto il culo come nessuno aveva mai fatto. Mi faceva male… ma era un male bellissimo. Quando è entrato tutto, ho urlato. Poi ha cominciato a muoversi. Piano all’inizio, poi sempre più forte. Mi scopava il culo come una troia da bordello. Io venivo, venivo di continuo, e lui mi diceva che ora quel buco era suo.»
Luca singhiozzava piano mentre leccava, il viso bagnato di lacrime e sperma. Si abbassò i pantaloni con una mano e cominciò a masturbarsi furiosamente.
Giulia se ne accorse e sorrise.
«Ti stai toccando mentre lecchi il culo che lui mi ha appena rotto… sei proprio un bravo cuckold.»
Luca gemette più forte, la mano che si muoveva rapida sul cazzo.
Giulia continuò a raccontare, la voce sempre più calda.
«Alla fine mi ha riempito il culo di sborra. L’ho sentita calda, densa, tanta. Quando è uscito, mi colava fuori. Ormai sono questo, Luca, sono il suo sborratoio. Mi ha detto di tenere tutto dentro finché non fossi tornata a casa da te.»
Luca non ce la fece più. Venne con un singhiozzo, schizzando sul pavimento mentre continuava a leccare il culo di Giulia, raccogliendo con la lingua lo sperma di Alessandro.
Giulia rimase a pecora ancora per qualche secondo, poi si girò, si sedette sul bordo del letto e attirò Luca tra le sue gambe. Lo abbracciò, gli accarezzò i capelli mentre lui piangeva piano contro il suo ventre.
«Va tutto bene,» gli sussurrò, coccolandolo. «Va tutto bene, amore. Sei stato bravissimo.»
Luca rimase lì, il viso premuto contro di lei, il respiro irregolare. Dopo un lungo silenzio, alzò la testa e la guardò con gli occhi rossi.
«Devo raccontarti una cosa,» disse con voce rotta.
Giulia gli accarezzò la guancia.
«Dimmi.»
Luca deglutì.
«Da mesi… vado da una terapeuta. Si chiama Sofia. Non è una terapeuta normale. È specializzata in… dinamiche cuckold. Le ho raccontato tutto. Di te e Alessandro. Di quanto mi eccita. Di quanto mi sento piccolo. Lei mi sta… guidando.»
Giulia lo guardò per qualche secondo, sorpresa ma non arrabbiata. Poi un sorriso lento le apparve sulle labbra.
«Quindi è questa Sofia che ti sta aiutando ad accettare?»
Luca annuì.
«Sì. E… dice che sta andando bene. Dice che sto accettando meglio di molti altri pazienti.»
Giulia rimase in silenzio per un momento, poi gli baciò la fronte.
«La prossima seduta che hai con lei le racconterai che me lo hai detto?»
«Sì.»
Giulia lo strinse più forte, continuando ad accarezzargli i capelli.
«Va bene,» sussurrò. «Andrà tutto bene.»
Luca chiuse gli occhi, il viso ancora premuto contro di lei, il sapore dello sperma di Alessandro ancora sulla lingua.
Non sapeva più cosa fosse giusto o sbagliato.
Sapeva solo che stava scendendo.
E che non voleva più fermarsi.

Luca entrò nello studio con le gambe che gli tremavano leggermente. Erano passati solo dodici ore da quando Giulia era tornata a casa con il culo ancora pieno dello sperma di Alessandro. Dodici ore da quando lui aveva leccato tutto, piangendo e masturbandosi mentre lei gli raccontava quanto le fosse piaciuto farsi inculare.
Sofia lo stava aspettando.
Per la prima volta aveva i capelli raccolti in una treccia morbida e lucida che le scendeva lungo la schiena. Indossava una camicetta bianca di seta e un paio di pantaloni neri aderenti e attillati che le fasciavano i fianchi e il culo in modo elegante ma inequivocabile. Quando si alzò per accoglierlo, Luca non riuscì a non notare quel culo alto, rotondo, perfetto. Per un istante fugace pensò a come sarebbe stato leccarlo, proprio come aveva leccato quello di Giulia la sera prima. L’idea lo fece arrossire violentemente.
Sofia gli sorrise, calma e bellissima.
«Luca, prego, accomodati.»
Lui si sedette. Sofia si accomodò dietro il tavolino, mantenendo una distanza composta. Non si avvicinò. Rimase al suo posto, la treccia che le ricadeva sulla spalla mentre si sistemava.
«Raccontami,» disse semplicemente, incrociando le gambe. «Tutto quello che è successo con Giulia. Con calma. Voglio ogni parola.»
Luca cominciò a parlare, la voce bassa e incerta.
Le raccontò del ritorno di Giulia, di come lei si fosse messa a pecora sul letto, di come lui avesse cominciato a leccarle il culo ancora pieno di sperma mentre lei gli descriveva la serata. Le riferì le frasi esatte: come Alessandro l’aveva presa forte, come le aveva detto che il suo culo ora gli apparteneva, come lei aveva urlato di piacere mentre lui la inculava.
Sofia ascoltava in silenzio, non commentava. Si limitava a guardarlo con attenzione profonda, gli occhi azzurri calmi ma intensi.
Quando Luca finì, Sofia rimase in silenzio per qualche secondo, poi parlò con voce bassa e vellutata.
«Hai sentito quanto ti eccita sentirla dire queste cose?»
«Sì,» ammise Luca.
«Bene. È importante essere onesti.»
Fece una pausa, poi aggiunse con tono calmo:
«Ovviamente non sei l’unico paziente che sto seguendo in una situazione simile. Ci sono altri mariti che stanno percorrendo strade analoghe. Ma tu… tu stai accettando tutto con una naturalezza che pochi hanno. Questo mi piace molto.»
Luca sentì un brivido lungo la schiena.
Sofia continuò, sempre con la stessa eleganza distaccata:
«Dimmi, Luca. Mentre Giulia ti raccontava queste cose, ti è venuta in mente una fantasia più profonda? Qualcosa di ancora più umiliante?volevi di più?»
Luca esitò. Sofia lo guardò con pazienza, bellissima e implacabile.
«Pensa,» disse piano. «Immagina di essere lì, in un angolo della stanza. Alessandro che scopa tua moglie. Lei che gode. E tu… cosa faresti? Cosa ti chiederebbe di fare, nella tua fantasia più sporca?»
Luca deglutì. La voce gli uscì spezzata.
«Mi… mi piacerebbe che mi chiedesse di baciarla mentre la scopa. O di venerarle i piedi.»
Sofia inclinò leggermente la testa. La treccia si mosse con grazia.
«Leccheresti il cazzo ad Alessandro,» disse con voce serena, quasi dolce, «mentre lui ha appena finito di scopare tua moglie? Ti inginocchieresti davanti a lui, la lingua sulla sua pelle ancora bagnata del succo di Giulia, mentre lei ti guarda dall’alto, dicendoti quanto sei bravo a stare al tuo posto?»
Luca andò in crisi.
Il pensiero lo colpì come un pugno allo stomaco. La risposta era sì. Lo sapeva. Lo sentiva nel profondo. Ma aveva paura di dirlo. Paura di ammettere quanto fosse già sceso. Paura di quanto quella fantasia lo eccitasse.
Rimase in silenzio, il respiro corto, il cazzo che pulsava dolorosamente nei pantaloni.
Sofia lo guardò senza fretta, bellissima e serena.
«Puoi dirmelo,» disse piano. «Qui non c’è giudizio. Solo verità.»
Luca chiuse gli occhi. La voce gli uscì rotta, quasi un sussurro.
«Sì… lo farei.»
Sofia annuì lentamente, come se avesse appena ricevuto una conferma che aspettava da tempo.
«Molto bene. Questo è un limite importante che stai riconoscendo.»
Fece una pausa, poi aggiunse con voce morbida:
«Ora, se vuoi, puoi masturbarti. Ma ricorda la regola: quando finisci, dovrai assaggiare il tuo sperma.»
Luca deglutì. La mano gli tremava mentre la portava verso il cazzo. Cominciò a masturbarsi lentamente, la voce spezzata, mentre raccontava di nuovo a Sofia ogni dettaglio della notte con Giulia.
Sofia ascoltava, composta, senza mai distogliere lo sguardo.
Quando Luca sentì l’orgasmo avvicinarsi, Sofia parlò di nuovo, la voce bassa e suadente:
«Quando finisci, raccogli tutto lo sperma con le dita. Non solo un po’. Tutto. Portale alla bocca. Mangialo. Voglio vederti farlo.»
Luca gemette forte. L’orgasmo arrivò violento. Schizzò sulla propria mano, sul polso, sul bordo della poltrona. Rimase lì, ansimante, il cazzo che ancora pulsava.
Sofia lo guardò con calma assoluta.
«Ora,» disse piano. «Fallo. Mangialo tutto.»
Luca esitò solo un secondo. Con le dita tremanti raccolse tutto lo sperma caldo e denso che aveva schizzato. Lo portò alla bocca. Le labbra si aprirono. Assaggiò il sapore salato, amaro, viscido sulla lingua. Deglutì.
Sofia lo osservava senza battere ciglio, bellissima e serena.
«Bravissimo,» mormorò. «Tanto ormai hai leccato anche quello di un altro. Sei abituato, giusto Luca?»
Luca deglutì di nuovo, la gola stretta. Un’ondata di vergogna profonda lo travolse, mescolata a un’eccitazione così intensa da fargli girare la testa.
«Mi sento… umiliato,» sussurrò. «E… eccitato. Più di prima.»
Sofia annuì lentamente, soddisfatta.
«Questo è un passo importante. Stai imparando ad accettare anche questo. La prossima volta sarà più facile.pian piano tutto sarà più facile.»
Fece una pausa, poi aggiunse con voce morbida ma decisa:
«In qualche modo voglio parlare con Giulia. Puoi scegliere tu come: una telefonata, oppure farla venire qui alla prossima sessione. Parla con lei e fammi sapere cosa preferisce.»
Luca annuì, esausto e sconfitto.
Sofia lo accompagnò alla porta.
Prima di aprire la porta, gli sorrise.
«A giovedì.»
Luca uscì dallo studio con le gambe molli, il sapore del suo sperma ancora sulla lingua e la mente in subbuglio.
Sofia, rimasta sola, tornò alla sua poltrona e si sedette con grazia, pensando ai progressi che stava facendo.
Sorrise tra sé, annotando qualcosa sull’agenda.
scritto il
2026-04-13
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