La vita di Patty Capitolo 5
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Quel giorno, appena rientrata a casa dopo aver preso le bambine a scuola, feci
un giro di telefonate tra molte delle mie conoscenze, per sapere se qualcuna di loro conoscesse un dietologo affidabile. La cosa che mi meravigliò di più fu che la quasi totalità delle persone contattate, mi disse che finalmente mi ero decisa a fare una dieta. Nessuna però me lo aveva mai detto prima in faccia, e la cosa mi suggerì che la sincerità non era una dote molto in voga tra le persone del mio giro. Comunque, la maggior parte delle persone contattate erano state, almeno per un certo periodo, a dieta, anche chi forse non ne aveva per niente bisogno e, pertanto, alla fine mi ritrovai con una decina di nominativi, senza sapere chi effettivamente contattare. Ne scelsi poi uno che, come avevo potuto constatare, aveva fatto un bel lavoro su una delle mie amiche. Telefonai immediatamente, prendendo un appuntamento per due giorni dopo, ma già da quella sera stessa iniziai a limitare molto il mio fabbisogno di calorie.
Due giorni dopo, come detto, mi presentai nello studio del medico dietologo
accompagnata da mia madre. Il professionista mi fece da subito una buona
impressione. Dopo avergli dato le mie generalità, e averlo messo al corrente delle malattie dei miei familiari stretti, mi fece spogliare, ovviamente mi pesò, mi misurò l'altezza, i fianchi e la vita, il giro coscia e anche le braccia. Il risultato fu sconfortante.
"Signora, lei pesa 102 chili, e sono decisamente troppi, anche per una donna
come lei, molto alta e con una struttura ossea non indifferente. Per prima cosa le farò fare delle analisi per vedere che non ci sia una disfunzione tiroidea, nel qual caso dovremmo agire da un punto di vista medico. In secondo luogo, dovremo subito iniziare una bella dieta. Vede, signora, lei, pur considerando la sua notevole altezza, dovrebbe pesare intorno ai 65 chili, sicuramente non oltre i 68, pertanto i chili che dovrà smaltire sono veramente tanti. Le consiglio quindi di attenersi il più possibile alla dieta che ora le darò. Se poi un giorno a settimana lei vorrà andarsi a mangiare una pizza con gli amici, potrà anche farlo. L'importante è però che lei si rimetta subito in carreggiata. Non sarà facile, questo glielo dico da subito, ma se lei possiede forza di volontà, ce la può fare. Naturalmente questa dieta le deve servire non solo per una questione estetica, ma anche per una questione di salute. Lei ha la minima idea dei danni che può provocare un eccesso di grassi?" Accennai con la testa di sì, aggiungendo che qualche idea ce l'avevo, ma il medico proseguì imperterrito, ricordandomi a cosa andavo incontro: ipertensione, colesterolo alto e, naturalmente, affaticamento del cuore che avrebbe potuto portare a un rischio infarto. Sembrava quasi che fossi giunta a un bivio; da una parte la dieta e la salute, e dall'altra malattie e morte prematura. Toccai ferro. A me interessava soltanto ritornare magra e bella, e delle malattie non me ne fregava niente. A 26 anni, non riuscivo ad avere la percezione della morte. Per fortuna. In fondo, io mi sentivo bene, e non avevo alcun problema, o almeno mi sembrava di non averne. Ad ogni modo, il medico mi prescrisse l'alimentazione corretta che avrei dovuto seguire scrupolosamente, le analisi che avrei dovuto svolgere, dandomi l'appuntamento per il mese seguente. Quando ebbi tra le mani il foglio della dieta, per poco non mi sentii male. Tutti i cibi che mi piacevano erano stati banditi. Sembrava quasi che il dietologo conoscesse i miei gusti e poi, per dispetto, me li avesse tolti. Se però quella era la strada da percorrere per ritornare quella di prima, ebbene, l'avrei percorsa.
I primi giorni furono da incubo. Per me, mettermi a tavola, era un piacere, e invece ora mi ritrovavo a fare scorpacciate d'insalata, cosa che mi lasciava la brutta sensazione della fame, che non riuscivano certo a lenire i pochi grammi di carne bianca con un pizzico d’olio rigorosamente a crudo che abbinavo all'insalata. Comunque, proseguii imperterrita, anche se ero diventata molto nervosa e irascibile. Purtroppo, proprio a causa del mio stato nervoso, ripresi anche a fumare, vizio che avevo lasciato quando rimasi incinta per la prima volta. In compenso, i primi effetti iniziavano a essere visibili. Dopo due settimane avevo perso ben otto chili, e molti degli abiti che avevo, cominciavano a starmi larghi, tanto che fui costretta a comprarmi dei vestiti nuovi. Terminò il primo mese e mi ripresentai dal dietologo con le analisi che, nel frattempo, avevo effettuato, e stavolta il responso fu molto più confortante. Dopo avermi ripreso di nuovo tutte le misure, e soprattutto dopo aver scongiurato il pericolo di danni alla tiroide, il dietologo mi comunicò la sua diagnosi:
"Bene, signora. Vedo che ci si è messa d'impegno, e questo mi fa piacere. In un mese lei ha perso dodici chili, che non sono affatto pochi. Il problema è che
lei non potrà perdere ogni mese così tanto. I primi chili sono i più facili
da eliminare, ma da ora in poi dovrà aiutarsi anche con un po' di moto. Ha mai fatto sport, signora?"
Gli risposi che ero stata una sportiva praticante, e che ero stata a un passo
dall'entrare nell'Olimpo della pallavolo nazionale. Lui mi guardò, e sorridendo proseguì:
"Questa è una cosa molto positiva. Probabilmente, uno dei motivi del suo
notevole aumento di peso è dovuto, oltre che alle gravidanze, proprio a questa
improvvisa sedentarietà. Si rimetta in moto allora. Abbini alla dieta due o
tre ore a settimana di palestra, e vedrà che ne trarrà giovamento."
All'inizio di questo mio racconto, avevo detto di come la telefonata di mia
cugina fosse stata la scintilla che aveva dato l'inizio a tutto quanto, ma
questa scintilla, nel prosieguo degli avvenimenti, avrebbe dovuto essere
alimentata da diverse altre fiammelle. Una di queste fiammelle fu proprio
l'ultima frase del dietologo: l'invito ad andare in palestra. Naturalmente,
allora pensavo che si sarebbe trattato solo di un piacevole diversivo e di un
aiuto al mio processo di dimagrimento, e non avevo certo idea dello sviluppo
che poi avrebbe preso. Ma andiamo per ordine.
La sera stessa parlai con Marco dei miei progressi, d'altronde ben visibili, e
lui mi ascoltò pazientemente, anche se avevo la sensazione che quel mio discorso lo annoiasse. Quando però gli accennai la possibilità di andare in palestra, mio marito sembrò quasi destarsi dal torpore.
"E che cosa avresti intenzione di fare in palestra?" mi chiese con un interesse che non mi sarei mai aspettata, visto che fino a qualche istante prima sembrava sbadigliare dalla noia.
"Mah, non so. Forse un po' d'aerobica. So che è molto adatta per una come me
che vuole dimagrire."
Marco rimase per alcuni secondi in silenzio, poi mi chiese una cosa che trovai al momento sconcertante. "Ma perché invece non ti iscrivi nella palestra che abbiamo sotto casa?"
"La palestra sotto casa? Ma quella è una palestra di arti marziali. Io ho
bisogno di fare un po' di ginnastica", obiettai.
"Ma guarda che fare arti marziali non significa mica chissà cosa. E' un'ottima ginnastica tonificante e rassodante. Proprio quello di cui tu hai bisogno. Lo sai che quando si dimagrisce improvvisamente c’è il rischio di pelle cadente e di smagliature? Ho letto da qualche parte che il tipo di allenamento che si fa in sport come questi è molto indicato per ovviare a questi inconvenienti. E poi, comunque, vieni a testare la situazione di persona e te ne renderai conto. Per esempio, ho notato un gruppo di belle ragazze al corso di kick-boxing..."
Mi alzai di scatto dalla poltrona sulla quale ero seduta. La mia gelosia non è
che fosse defunta, ma si era semplicemente sopita, anche perché Marco non mi
dava modo di esserlo. Non usciva mai di sera da solo, tranne che per andare a
giocare a calcetto con gli amici, avendo anche lui abbandonato nel frattempo
il calcio vero per mancanza di tempo e, forse, anche di stimoli. Spesso, d'estate soprattutto, andavo anch'io a vederlo giocare, mettendomi d'accordo con le altre mogli e fidanzate. Ne approfittavo insomma per fare una chiacchierata con le altre donne, mentre i nostri uomini giocavano e litigavano sul campo. Ma, appena gli sentii dire che aveva visto un gruppo di belle ragazze, saltai come una molla.
"E tu come fai a sapere che nella palestra qui sotto casa ci sono delle
ragazze? E per di più anche belle? Che fai? Vai in palestra a spiare le donne come i guardoni? Guarda che io non ho bisogno di andare in palestra per picchiarti. Se non ce la faccio con le mani ti prendo a bastonate. Tu non devi guardare altre donne. Devi guardare me e basta. Intesi?" Mio marito sorrise, divertito e sicuramente anche un po’ gongolante di fronte alla mia scenata di gelosia.
"Ma no, ma che dici. Ero andato semplicemente a vedere che tipo di palestra
era. Avevo intenzione di iscrivermi io stesso, ma poi ci avevo ripensato. Tanto già vado due volte a settimana a calcetto, non mi sembra di aver bisogno di fare altro sport. O no?"
Annuii. In effetti il suo fisico era ancora quello di quando l’avevo conosciuto, ma c'era qualcosa nella spiegazione di mio marito che, pur plausibile, non mi convinceva affatto. Che ne sapeva lui di smagliature ad esempio? Però decisi di non insistere e di non fare polemiche inutili.
"E va bene, andiamo a vedere questo kick-boxing. Anche se ti dico da subito
che non sono d'accordo. Ma mi ci vedi veramente col kimono a fare arti marziali?"
"Perché no? A parte che la kick-boxing non si fa col kimono ma in pantaloncini e canottiera, come il pugilato. E poi, se non dovesse piacerti, potrai sempre passare a un'altra palestra."
"Non sapevo che fossi così esperto di queste cose. E va bene signor marito. Attenzione gente, sta arrivando la Patty in versione campionessa di arti marziali." Scherzai, scimmiottando improbabili mosse di karate.
Il pomeriggio seguente, Marco, appena arrivò dal lavoro, mi ricordò immediatamente che la sera prima avevamo deciso di fare quella ricognizione in palestra. Non
dovevamo allontanarci tanto. Appena scesi di casa dovevamo percorrere una
decina di metri e poi c'era appunto la palestra dove si insegnavano varie arti
marziali. Oltre alla kick-boxing c'erano naturalmente judo e karate e un altro
sport che allora non sapevo neanche cosa fosse: il tae-kwon-do. Parlammo con
una persona che c'invitò a seguire uno scorcio dell'allenamento e, in
effetti, proprio come aveva detto Marco, c'era un nutrito gruppo di giovani donne intente ad allenarsi. Tre o quattro sembravano avere la mia età, ed erano
effettivamente molto in forma. Altrettanto si poteva dire anche di un paio di
quarantenni. Alcune stavano picchiando con ferocia un sacco, identico a quelli
che avevo visto numerose volte nei film di pugilato. Un paio di coppie invece, si stavano affrontando con guantoni e caschetto, e tutte erano comunque molto
concentrate. E poi, ovviamente, c'erano una decina di maschi, un paio dei quali
veramente ben strutturati fisicamente, e che faticai a non ammirare avendo mio marito accanto. Dopo aver assistito per alcuni minuti a quegli allenamenti, Marco chiamò la persona con cui avevamo parlato poco prima e, indicandomi, gli disse:
"Ecco, guardi, è lei, mia moglie, che si vuole iscrivere. Non è vero tesoro?"
Io rimasi di stucco. Ero venuta solo ad osservare, e non avevo certo deciso di
iscrivermi. Invece mi trovai quasi di fronte al fatto compiuto.
"Io veramente...Non so se questo è lo sport giusto per me. Io devo fare solo un po' di moto per dimagrire...” balbettai.
L'uomo, come aveva fatto del resto mio marito, mi disse che quello era invece proprio il metodo giusto per buttare giù i chili di troppo e, per avvalorare le sue parole, mi indicò il gruppetto delle donne, tutte molto in forma. Mi diede poi il foglio per scrivere i miei dati, e mi trovai iscritta ad un corso di kick-boxing senza quasi rendermene conto. La cosa più strana di tutte fu che, malgrado avessi trovato il comportamento di mio marito piuttosto invadente, non ci trovai nulla di anomalo. Ma col senno del poi tutto appare semplice. In quel momento invece, la mia idea era che anche Marco ci tenesse molto a vedermi in forma, e credeva che fare quello sport mi avrebbe giovato molto. Era, in fondo, una parte della verità. E così, per tre giorni alla settimana, iniziai a fare kick-boxing, ignorando quasi completamente di cosa si trattasse, avendo, come unico metro di giudizio, quei pochi minuti trascorsi a osservare quelle che sarebbero diventate poi le mie compagne di allenamento.
Continua...
un giro di telefonate tra molte delle mie conoscenze, per sapere se qualcuna di loro conoscesse un dietologo affidabile. La cosa che mi meravigliò di più fu che la quasi totalità delle persone contattate, mi disse che finalmente mi ero decisa a fare una dieta. Nessuna però me lo aveva mai detto prima in faccia, e la cosa mi suggerì che la sincerità non era una dote molto in voga tra le persone del mio giro. Comunque, la maggior parte delle persone contattate erano state, almeno per un certo periodo, a dieta, anche chi forse non ne aveva per niente bisogno e, pertanto, alla fine mi ritrovai con una decina di nominativi, senza sapere chi effettivamente contattare. Ne scelsi poi uno che, come avevo potuto constatare, aveva fatto un bel lavoro su una delle mie amiche. Telefonai immediatamente, prendendo un appuntamento per due giorni dopo, ma già da quella sera stessa iniziai a limitare molto il mio fabbisogno di calorie.
Due giorni dopo, come detto, mi presentai nello studio del medico dietologo
accompagnata da mia madre. Il professionista mi fece da subito una buona
impressione. Dopo avergli dato le mie generalità, e averlo messo al corrente delle malattie dei miei familiari stretti, mi fece spogliare, ovviamente mi pesò, mi misurò l'altezza, i fianchi e la vita, il giro coscia e anche le braccia. Il risultato fu sconfortante.
"Signora, lei pesa 102 chili, e sono decisamente troppi, anche per una donna
come lei, molto alta e con una struttura ossea non indifferente. Per prima cosa le farò fare delle analisi per vedere che non ci sia una disfunzione tiroidea, nel qual caso dovremmo agire da un punto di vista medico. In secondo luogo, dovremo subito iniziare una bella dieta. Vede, signora, lei, pur considerando la sua notevole altezza, dovrebbe pesare intorno ai 65 chili, sicuramente non oltre i 68, pertanto i chili che dovrà smaltire sono veramente tanti. Le consiglio quindi di attenersi il più possibile alla dieta che ora le darò. Se poi un giorno a settimana lei vorrà andarsi a mangiare una pizza con gli amici, potrà anche farlo. L'importante è però che lei si rimetta subito in carreggiata. Non sarà facile, questo glielo dico da subito, ma se lei possiede forza di volontà, ce la può fare. Naturalmente questa dieta le deve servire non solo per una questione estetica, ma anche per una questione di salute. Lei ha la minima idea dei danni che può provocare un eccesso di grassi?" Accennai con la testa di sì, aggiungendo che qualche idea ce l'avevo, ma il medico proseguì imperterrito, ricordandomi a cosa andavo incontro: ipertensione, colesterolo alto e, naturalmente, affaticamento del cuore che avrebbe potuto portare a un rischio infarto. Sembrava quasi che fossi giunta a un bivio; da una parte la dieta e la salute, e dall'altra malattie e morte prematura. Toccai ferro. A me interessava soltanto ritornare magra e bella, e delle malattie non me ne fregava niente. A 26 anni, non riuscivo ad avere la percezione della morte. Per fortuna. In fondo, io mi sentivo bene, e non avevo alcun problema, o almeno mi sembrava di non averne. Ad ogni modo, il medico mi prescrisse l'alimentazione corretta che avrei dovuto seguire scrupolosamente, le analisi che avrei dovuto svolgere, dandomi l'appuntamento per il mese seguente. Quando ebbi tra le mani il foglio della dieta, per poco non mi sentii male. Tutti i cibi che mi piacevano erano stati banditi. Sembrava quasi che il dietologo conoscesse i miei gusti e poi, per dispetto, me li avesse tolti. Se però quella era la strada da percorrere per ritornare quella di prima, ebbene, l'avrei percorsa.
I primi giorni furono da incubo. Per me, mettermi a tavola, era un piacere, e invece ora mi ritrovavo a fare scorpacciate d'insalata, cosa che mi lasciava la brutta sensazione della fame, che non riuscivano certo a lenire i pochi grammi di carne bianca con un pizzico d’olio rigorosamente a crudo che abbinavo all'insalata. Comunque, proseguii imperterrita, anche se ero diventata molto nervosa e irascibile. Purtroppo, proprio a causa del mio stato nervoso, ripresi anche a fumare, vizio che avevo lasciato quando rimasi incinta per la prima volta. In compenso, i primi effetti iniziavano a essere visibili. Dopo due settimane avevo perso ben otto chili, e molti degli abiti che avevo, cominciavano a starmi larghi, tanto che fui costretta a comprarmi dei vestiti nuovi. Terminò il primo mese e mi ripresentai dal dietologo con le analisi che, nel frattempo, avevo effettuato, e stavolta il responso fu molto più confortante. Dopo avermi ripreso di nuovo tutte le misure, e soprattutto dopo aver scongiurato il pericolo di danni alla tiroide, il dietologo mi comunicò la sua diagnosi:
"Bene, signora. Vedo che ci si è messa d'impegno, e questo mi fa piacere. In un mese lei ha perso dodici chili, che non sono affatto pochi. Il problema è che
lei non potrà perdere ogni mese così tanto. I primi chili sono i più facili
da eliminare, ma da ora in poi dovrà aiutarsi anche con un po' di moto. Ha mai fatto sport, signora?"
Gli risposi che ero stata una sportiva praticante, e che ero stata a un passo
dall'entrare nell'Olimpo della pallavolo nazionale. Lui mi guardò, e sorridendo proseguì:
"Questa è una cosa molto positiva. Probabilmente, uno dei motivi del suo
notevole aumento di peso è dovuto, oltre che alle gravidanze, proprio a questa
improvvisa sedentarietà. Si rimetta in moto allora. Abbini alla dieta due o
tre ore a settimana di palestra, e vedrà che ne trarrà giovamento."
All'inizio di questo mio racconto, avevo detto di come la telefonata di mia
cugina fosse stata la scintilla che aveva dato l'inizio a tutto quanto, ma
questa scintilla, nel prosieguo degli avvenimenti, avrebbe dovuto essere
alimentata da diverse altre fiammelle. Una di queste fiammelle fu proprio
l'ultima frase del dietologo: l'invito ad andare in palestra. Naturalmente,
allora pensavo che si sarebbe trattato solo di un piacevole diversivo e di un
aiuto al mio processo di dimagrimento, e non avevo certo idea dello sviluppo
che poi avrebbe preso. Ma andiamo per ordine.
La sera stessa parlai con Marco dei miei progressi, d'altronde ben visibili, e
lui mi ascoltò pazientemente, anche se avevo la sensazione che quel mio discorso lo annoiasse. Quando però gli accennai la possibilità di andare in palestra, mio marito sembrò quasi destarsi dal torpore.
"E che cosa avresti intenzione di fare in palestra?" mi chiese con un interesse che non mi sarei mai aspettata, visto che fino a qualche istante prima sembrava sbadigliare dalla noia.
"Mah, non so. Forse un po' d'aerobica. So che è molto adatta per una come me
che vuole dimagrire."
Marco rimase per alcuni secondi in silenzio, poi mi chiese una cosa che trovai al momento sconcertante. "Ma perché invece non ti iscrivi nella palestra che abbiamo sotto casa?"
"La palestra sotto casa? Ma quella è una palestra di arti marziali. Io ho
bisogno di fare un po' di ginnastica", obiettai.
"Ma guarda che fare arti marziali non significa mica chissà cosa. E' un'ottima ginnastica tonificante e rassodante. Proprio quello di cui tu hai bisogno. Lo sai che quando si dimagrisce improvvisamente c’è il rischio di pelle cadente e di smagliature? Ho letto da qualche parte che il tipo di allenamento che si fa in sport come questi è molto indicato per ovviare a questi inconvenienti. E poi, comunque, vieni a testare la situazione di persona e te ne renderai conto. Per esempio, ho notato un gruppo di belle ragazze al corso di kick-boxing..."
Mi alzai di scatto dalla poltrona sulla quale ero seduta. La mia gelosia non è
che fosse defunta, ma si era semplicemente sopita, anche perché Marco non mi
dava modo di esserlo. Non usciva mai di sera da solo, tranne che per andare a
giocare a calcetto con gli amici, avendo anche lui abbandonato nel frattempo
il calcio vero per mancanza di tempo e, forse, anche di stimoli. Spesso, d'estate soprattutto, andavo anch'io a vederlo giocare, mettendomi d'accordo con le altre mogli e fidanzate. Ne approfittavo insomma per fare una chiacchierata con le altre donne, mentre i nostri uomini giocavano e litigavano sul campo. Ma, appena gli sentii dire che aveva visto un gruppo di belle ragazze, saltai come una molla.
"E tu come fai a sapere che nella palestra qui sotto casa ci sono delle
ragazze? E per di più anche belle? Che fai? Vai in palestra a spiare le donne come i guardoni? Guarda che io non ho bisogno di andare in palestra per picchiarti. Se non ce la faccio con le mani ti prendo a bastonate. Tu non devi guardare altre donne. Devi guardare me e basta. Intesi?" Mio marito sorrise, divertito e sicuramente anche un po’ gongolante di fronte alla mia scenata di gelosia.
"Ma no, ma che dici. Ero andato semplicemente a vedere che tipo di palestra
era. Avevo intenzione di iscrivermi io stesso, ma poi ci avevo ripensato. Tanto già vado due volte a settimana a calcetto, non mi sembra di aver bisogno di fare altro sport. O no?"
Annuii. In effetti il suo fisico era ancora quello di quando l’avevo conosciuto, ma c'era qualcosa nella spiegazione di mio marito che, pur plausibile, non mi convinceva affatto. Che ne sapeva lui di smagliature ad esempio? Però decisi di non insistere e di non fare polemiche inutili.
"E va bene, andiamo a vedere questo kick-boxing. Anche se ti dico da subito
che non sono d'accordo. Ma mi ci vedi veramente col kimono a fare arti marziali?"
"Perché no? A parte che la kick-boxing non si fa col kimono ma in pantaloncini e canottiera, come il pugilato. E poi, se non dovesse piacerti, potrai sempre passare a un'altra palestra."
"Non sapevo che fossi così esperto di queste cose. E va bene signor marito. Attenzione gente, sta arrivando la Patty in versione campionessa di arti marziali." Scherzai, scimmiottando improbabili mosse di karate.
Il pomeriggio seguente, Marco, appena arrivò dal lavoro, mi ricordò immediatamente che la sera prima avevamo deciso di fare quella ricognizione in palestra. Non
dovevamo allontanarci tanto. Appena scesi di casa dovevamo percorrere una
decina di metri e poi c'era appunto la palestra dove si insegnavano varie arti
marziali. Oltre alla kick-boxing c'erano naturalmente judo e karate e un altro
sport che allora non sapevo neanche cosa fosse: il tae-kwon-do. Parlammo con
una persona che c'invitò a seguire uno scorcio dell'allenamento e, in
effetti, proprio come aveva detto Marco, c'era un nutrito gruppo di giovani donne intente ad allenarsi. Tre o quattro sembravano avere la mia età, ed erano
effettivamente molto in forma. Altrettanto si poteva dire anche di un paio di
quarantenni. Alcune stavano picchiando con ferocia un sacco, identico a quelli
che avevo visto numerose volte nei film di pugilato. Un paio di coppie invece, si stavano affrontando con guantoni e caschetto, e tutte erano comunque molto
concentrate. E poi, ovviamente, c'erano una decina di maschi, un paio dei quali
veramente ben strutturati fisicamente, e che faticai a non ammirare avendo mio marito accanto. Dopo aver assistito per alcuni minuti a quegli allenamenti, Marco chiamò la persona con cui avevamo parlato poco prima e, indicandomi, gli disse:
"Ecco, guardi, è lei, mia moglie, che si vuole iscrivere. Non è vero tesoro?"
Io rimasi di stucco. Ero venuta solo ad osservare, e non avevo certo deciso di
iscrivermi. Invece mi trovai quasi di fronte al fatto compiuto.
"Io veramente...Non so se questo è lo sport giusto per me. Io devo fare solo un po' di moto per dimagrire...” balbettai.
L'uomo, come aveva fatto del resto mio marito, mi disse che quello era invece proprio il metodo giusto per buttare giù i chili di troppo e, per avvalorare le sue parole, mi indicò il gruppetto delle donne, tutte molto in forma. Mi diede poi il foglio per scrivere i miei dati, e mi trovai iscritta ad un corso di kick-boxing senza quasi rendermene conto. La cosa più strana di tutte fu che, malgrado avessi trovato il comportamento di mio marito piuttosto invadente, non ci trovai nulla di anomalo. Ma col senno del poi tutto appare semplice. In quel momento invece, la mia idea era che anche Marco ci tenesse molto a vedermi in forma, e credeva che fare quello sport mi avrebbe giovato molto. Era, in fondo, una parte della verità. E così, per tre giorni alla settimana, iniziai a fare kick-boxing, ignorando quasi completamente di cosa si trattasse, avendo, come unico metro di giudizio, quei pochi minuti trascorsi a osservare quelle che sarebbero diventate poi le mie compagne di allenamento.
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