Due piccioni con una fava fase due
di
IL MICROBO
genere
sadomaso
DUE PICCIONI CON UNA FAVA 2
Gli venne un brutto male ed era ormai alla fine. Un fratello dello stesso stampo accorse al suo capezzale.
-Sto per abbandonare questo mondo. Ti lascio in eredità questi due, che se non li prendi in carico nel nostro stile, mi colano a picco.
-Lo sai bene che ho già sul groppone (si fa per dire) una figlia maiala e un pezzente di genero, altrettanto schiavi come i tuoi.
-Giostrateli.
-Sono troppi.
-Turnali o fatti aiutare.
-Da chi?
-Chiama la Centrale e vedi se ce n'è uno ben referenziato.
-Lo sai bene che sono tutti al completo.
-Un certo Mario stava nei casini, sarà felice di subentrare e di farti da spalla.
Al termine del funerale il notaio in riunione plenaria diede lettura del testamento.
-Lascio figlio e nuora all'amato e degenere fratello, in società con Mario il Grosso. Nomino esecutore il mio buon amico e fidato notaio Arturo Della Monta.
Alcide (che niente decide), con la sua mogliettina Alda (sempre calda), insieme alla cugina di lui Giusy (quanto vuoi che ti usi), e al suo bieco maritino Piero (dal culo poco intero), freschi di cimitero furono subito radunati e passati in rassegna. Apparvero quattro sederi in fila e in bella mostra, gli furono infilati i plug e due fruste si alzarono in volo. Il frate superstite e quel Mauro si diedero da fare. Li rosolarono a puntino e a ciascuno/a, uno per volta, aprirono il sederino. I due sborrati/e sul dietro si scostarono, per fare spazio a due pompe gemelle avide in avvio. L'Arturo certificò che tutto si era svolto in modo più che conforme (buona la prima si proceda). L'Atto di successione fu depositato e ancora una volta il mondo dei sadisti e dei masici di mestiere, di alvo in alvo (anale) sotto sforzo, e di boccucce luride pronte a succhiare, fu tratto in salvo, senza che si sentisse la minima mancanza, del deceduto che all'inferno ebbe perpetua stanza, con l'ambito ruolo di assistente (passivo) agli strazi, che repentini i diavoli incaricati con aste ruvide a raspa, menavano sui culi corrivi dei nuovi arrivi, per ambientarli da subito, in eterna continua e solida abitudine, a suprema libidine di orrendo decubito.
Gli venne un brutto male ed era ormai alla fine. Un fratello dello stesso stampo accorse al suo capezzale.
-Sto per abbandonare questo mondo. Ti lascio in eredità questi due, che se non li prendi in carico nel nostro stile, mi colano a picco.
-Lo sai bene che ho già sul groppone (si fa per dire) una figlia maiala e un pezzente di genero, altrettanto schiavi come i tuoi.
-Giostrateli.
-Sono troppi.
-Turnali o fatti aiutare.
-Da chi?
-Chiama la Centrale e vedi se ce n'è uno ben referenziato.
-Lo sai bene che sono tutti al completo.
-Un certo Mario stava nei casini, sarà felice di subentrare e di farti da spalla.
Al termine del funerale il notaio in riunione plenaria diede lettura del testamento.
-Lascio figlio e nuora all'amato e degenere fratello, in società con Mario il Grosso. Nomino esecutore il mio buon amico e fidato notaio Arturo Della Monta.
Alcide (che niente decide), con la sua mogliettina Alda (sempre calda), insieme alla cugina di lui Giusy (quanto vuoi che ti usi), e al suo bieco maritino Piero (dal culo poco intero), freschi di cimitero furono subito radunati e passati in rassegna. Apparvero quattro sederi in fila e in bella mostra, gli furono infilati i plug e due fruste si alzarono in volo. Il frate superstite e quel Mauro si diedero da fare. Li rosolarono a puntino e a ciascuno/a, uno per volta, aprirono il sederino. I due sborrati/e sul dietro si scostarono, per fare spazio a due pompe gemelle avide in avvio. L'Arturo certificò che tutto si era svolto in modo più che conforme (buona la prima si proceda). L'Atto di successione fu depositato e ancora una volta il mondo dei sadisti e dei masici di mestiere, di alvo in alvo (anale) sotto sforzo, e di boccucce luride pronte a succhiare, fu tratto in salvo, senza che si sentisse la minima mancanza, del deceduto che all'inferno ebbe perpetua stanza, con l'ambito ruolo di assistente (passivo) agli strazi, che repentini i diavoli incaricati con aste ruvide a raspa, menavano sui culi corrivi dei nuovi arrivi, per ambientarli da subito, in eterna continua e solida abitudine, a suprema libidine di orrendo decubito.
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