Dominato da mia moglie. La storia di Karen e Mike Ventinovesimo e ultimo episodio

di
genere
dominazione

Ultimo episodio

Mia moglie, la mia bellissima padrona mi osservò, un sorriso sempre più crescente sulle sue labbra. Poi una carezza, lieve, delicata, che mi fece venire i brividi in tutto il corpo. sempre sorridendomi. “Lo hai capito finalmente.”
“Sì, Padrona. Finalmente l’ho capito.”
“Il fatto di chiamarmi padrona e di darmi del lei fa parte del nuovo corso?” mi chiese, sempre indugiando con la sua mano sulla mia guancia.
“Sì, Padrona. Se lei è d’accordo, naturalmente.”
Mi guardò e poi mi baciò dolcemente sulle labbra. “Sono d’accordo. Lo volevo fin dal primo momento. Era questo ciò che ti mancava, anche se può sembrare banale. Il fatto che tu abbia deciso di chiamarmi padrona significa che tu hai accettato finalmente il tuo ruolo. E ne sono felice. Per quanto mi riguarda invece, non cambia niente. Mi sono sentita quasi subito la tua padrona.”
“E perché non me lo ha ordinato? Io avrei dovuto obbedirle.”
La vidi scuotere la testa. “Perché non era quello che volevo. Certo, avrei potuto obbligartelo, ma mi aspettavo che fossi tu a fare questo passo. Vedi, Mike, come ti ho detto altre volte, ho capito subito che ti piaceva. Hai fatto resistenza, ma dentro di te non vedevi l’ora di sottometterti completamente a me. Dopo averti obbligato a prendere il dildo, sentivo che avevi ancora delle inquietudini. Ora so che l’addestramento è praticamente terminato. Tu sei diventato quasi quello che io volevo fin dopo la prima lotta. Sei diventato il mio schiavo. Non soltanto perché sono più forte di te, ma perché hai compreso che puoi essere felice soltanto in questo modo. Perché mi ami, perché mi adori, e sai che tutto quello che ti ho fatto e che ti farò sarà anche per la tua felicità. Sì, Mike, anche per la tua felicità. Perché so che la mia dominazione ti renderà felice, e questa è la mia più grossa soddisfazione. Per quanto mi riguarda, volevo che tu fossi completamente bisognoso di me, e adesso so di esserci riuscita. Non è così?”
“Sì, Padrona. E’ esattamente così. Ho lottato con me stesso perché mi sembrava assurdo. Mi dicevo che le obbedivo perché ero obbligato per non essere picchiato. Ma era vero solo in parte. Sapevo che c’era qualcosa che mi piaceva e adesso tutto mi è chiaro. Io sono diventato bisognoso di lei, e senza di lei la mia vita non avrebbe più alcuno scopo.”
Continuava a sorridere e pareva estremamente sodisfatta delle mie parole. “La mia superiorità fisica ha dato il via a tutto, però. E' stata quella che ha eccitato da subito la tua fantasia.”
“Oh, sì, Padrona, Ed è stato incredibile. Avevo una paura incredibile di lei. Ma, nello stesso tempo, mi dicevo che, tutto sommato, era giusto tutto ciò che lei mi obbligava a fare. Lo avevo capito già da diverso tempo. Dovevo solo sconfiggere le mie ultime remore.”
“E lo hai fatto. Bravo, Mike”.
La guardai con adorazione. “Ho avuto una paura pazzesca che lei potesse lasciarmi.”
"Lo so, e non ti nascondo di averci pensato. Se tu non fossi diventato il mio schiavo, sarei stata costretta a farlo perché per me è impossibile ormai una vita normale con una normale relazione. Ho bisogno di questo. Ho bisogno di uno schiavo, di mettergli paura, di picchiarlo e... di amarlo. Ed è meraviglioso fare tutto questo proprio con te.”
Ancora una volta, il mio amico psicologo Andrea aveva indovinato le sensazioni della mia padrona. Lei non poteva più avere una normale relazione.
“Sarebbe impossibile una relazione normale per lei, Padrona. Lei non è adatta a una vita normale perché lei è un essere superiore. Lei è nata per dominare, e adesso so che il mio amore immenso nei suoi confronti è dovuto anche a questo. E' dovuto al fatto che non è un gioco, ma si tratta della vita reale.”
“Non sono un essere superiore, ma solo una giovane donna con delle doti non comuni e con una grande forza di volontà, L’importante è che sia tu a vedermi come un essere superiore, perché con te mi comporterò sempre in questo modo. Dovrai sempre vedermi superiore, una dea. Solo così la tua sottomissione sarà autentica, e non derivata dagli sviluppi di un gioco erotico.”
Annuisco. “Lo ha capito da subito di voler diventare la mia padrona?”
Scoppiò a ridere. “ Non proprio. E’ stato dopo la seconda lotta. Dopo la prima mi sono interrogata migliaia di volte. Mi dicevo che era stata un’esperienza fantastica che avrei voluto rivivere al più presto. Non per le botte che ti avevo dato, ma per quella sensazione di potere che avevo provato e che mi aveva eccitata. Era assurdo. Ma poi, quando ho visto che tu eri eccitato come me, ho rotto gli indugi. Sarei diventata la tua padrona e tu il mio schiavo. O meglio, marito sottomesso.”
“E adesso, Padrona? Ha ancora l’idea di lasciarmi?” Era quello il mio incubo.
Lei però scosse la testa e mi accarezzò “No, Mike. Adesso non avrebbe più senso e non ti cambierei con nessun altro al mondo, ma dovrai meritarti ogni momento l’onore che io ti faccio tenendoti al mio fianco.”
La guardai, ancora interamente nuda, ammiravo il suo corpo scolpito, e per un attimo il mio cuore sembrò fermarsi. Come avrei fatto senza di lei?
“Io… Io farò tutto quanto lei mi ordinerà ma, la prego, non mi mandi via. Lo so, lei meriterebbe un altro tipo di uomo, io non sono degno di stare al suo fianco, ma senza di lei la mia vita sarebbe inutile. Io... ho bisogno della mia Padrona, ho bisogno della sua guida."
Mi fece un’altra carezza “So che farai di tutto affinché tu possa avere l’onore di stare al mio fianco e io, come ti ho detto prima, non ho intenzione di lasciarti. Perché… Per quanto possa sembrarti strano e assurdo, solo tu sei degno di stare con me. Io voglio te, voglio Mike, e lo voglio nella versione estremamente sottomessa. Adesso tu sei esattamente ciò che ho desiderato fin dalla prima volta in cui ho preso il potere.”
Alcune lacrime di gioia bagnarono le mie guance. “Non credevo che si potesse essere così felici. Le sue parole sono… Oh, non riesco nemmeno a dire ciò che sento, Padrona. So solo che…”
Mi mise un dito sulla bocca mentre il suo viso si aprì a uno splendido sorriso. “So quello che vuoi dire. E voglio dirti che anche io sono felice di questa tua accettazione.”
“Io… spero solo che lei possa provare qualcosa per me, per il suo schiavo devoto.”
Il suo sorriso si allargò ulteriormente. “Mike, tu sei l’uomo che amo. Ti amo in modo diverso da come una donna può amare il suo uomo, ma non per questo in modo meno intenso. Anzi, credo che il mio amore sia molto più forte, più potente di uno normale. Ma ho bisogno anche di essere una padrona, e di avere un uomo sottomesso ai miei voleri. Ed essere una padrona implica anche essere a volte violenta. Non è però violenza gratuita. Tu chiamalo diritto di educare. Non potrei sentirmi dominante se sorvolassi sulle tue piccole ribellioni, se non ti dessi ordini, se non regolassi la tua vita. Capisci, Mike?”
“Sì, Padrona, ora lo capisco. La mia vita le appartiene, ed è meraviglioso sapere che lei la dirige come meglio crede. Mi fa sentire importante, mi fa sentire il suo interesse. So che è strano, so che non è normale ma, così come lei ha scoperto il piacere della dominazione, io ho scoperto quello della sottomissione. Ed essere sottomessi a una donna come lei è il massimo che un uomo possa desiderare.”
La sua mano, quella mano che mi aveva riempito di schiaffi durante quei mesi, si posò sul mio viso per l’ennesima carezza “Beh, forse era destino che noi due ci incontrassimo. Siamo fatti l’uno per l’altra. Così come io sono l’unica donna che può essere la tua padrona, tu, almeno per il momento, sei l’unico uomo che può avere l’onore di essere il mio schiavo.”
“Grazie, Padrona. Farò tutto quello che posso per continuare a esserlo. Perché la mia vita ha un suo scopo solamente se sarò ai suoi ordini.” le risposi con sincerità.
Un altro sorriso le illuminò il bellissimo volto. “Bene! Adesso mi sento completa. Ma se pensi che i miei sentimenti potranno farmi recedere di un solo millimetro, sei in errore. Ti picchierò ancora, ti inculerò, ti legherò, ti farò tremare a ogni mio sguardo, forse ti farò altre cose che nemmeno puoi immaginare.”
Mi venne da sorridere. “Infatti, non riesco ad immaginarmi cos’altro mi potrebbe fare, mia bellissima Padrona.”
“Il BDSM, i modi di dominare sono tanti, più di quello che immagini, e ho già in mente un paio di cose che aumenteranno la mia dominazione e la tua sottomissione.”
“Bere la sua urina?” le chiesi, memore di ciò che mi aveva detto Andrea.
Lei mi osservò sorridendo e annuendo. “Proprio così, Mike. Quella è una di quelle cose che ho in mente. E tu la berrai, non è vero?”
“La gusterò come fosse un nettare divino, Padrona. Così come accetterò tutto senza più fare l’idiota. Vorrei evitare di essere picchiato da lei. E’ troppo superiore a me. E...Non so, Padrona, la sua superiorità fisica è qualcosa di incredibile. Vedere una donna così bella che ha anche una forza fisica spaventosa, rende tutto reale. E mi rende uno schiavo orgoglioso.”
Vidi l’ennesimo sorriso meraviglioso dipingersi sul suo volto. “Qualche scusa per metterti le mani addosso la troverò. Mi piace troppo vedere quanto tu sia debole rispetto a me, e non smetterò. Non ti farò sconti, Mike. Esigo rispetto e obbedienza assoluta, a maggior ragione adesso. Ogni tentennamento, ogni piccolo errore verrà punito. Il fatto che tu ti sia reso conto di tutto, non significa che te la caverai a buon mercato. Io voglio un marito sottomesso in modo assoluto.”
“Ancora non lo sono, Padrona?”
“Ancora non hai completamente paura di me. Oggi ne ho avuto la riprova. Hai detto bugie degne di un ragazzino. Tu pensi che, mal che vada, te la caverai con un paio di schiaffi, ma non sarà sempre così. Diventerai lo schiavo che io voglio quando mi basterà un’occhiata per fartela fare sotto dalla paura. E ci arriveremo, Mike. Ormai ci siamo vicinissimi. Tu tremerai al mio cospetto, ti farò piangere tutte le lacrime che hai e ti infliggerò punizioni che adesso nemmeno puoi immaginare. Te ne rendi conto, non è vero?”
“Sì, Padrona, me ne rendo conto.” risposi, guardandola con adorazione.
“Ma sono anche sicura che la mia dominazione ti renderà felice, e che basterà una mia carezza, un mio abbraccio per farti dimenticare anche la punizione più dura. Non sarò soltanto una padrona pronta ad alzare le mani ma voglio… Io voglio anche momenti dolci da trascorrere abbracciati insieme.”
“Saranno momenti meravigliosi, Padrona. Sia quelli in cui sarò punito e sia quelli in cui lei riterrà di premiarmi. Adesso me ne rendo conto, mia bellissima Padrona. So che lei si prenderà cura di me anche se mi picchierà.”
“Sì, mi prenderò cura di te. A modo mio, ma lo farò.”
“E’ una sensazione meravigliosa, Padrona.”
“Adesso ti senti meglio? Chiamarmi padrona e darmi del lei ti fa sentire maggiormente all’interno del tuo ruolo sottomesso?”
“Sì, Padrona. E’ una strana sensazione, ma sento che questo è il modo idoneo di interagire con lei. Non era giusto che io continuassi a chiamarla per nome come se lei fosse una moglie qualunque.”
“Anche il linguaggio ha una componente molto importante nel rapporto che avremo da oggi in poi.”
“Ne sono certo, Padrona. Avrei però dovuto capirlo prima.”
“Meglio tardi che mai. E, comunque, in fondo si è trattato di soli sei mesi.”
“Sei mesi molto intensi. Avrei una richiesta da farle Padrona.”
Mi guardò sorridendo. “Che tipo di richiesta?”
“Potrò venire di nuovo ad ammirarla mentre si allena? Lei è uno spettacolo e, quando la osservo, mi rendo conto dell’enorme differenza che c’è tra me e lei.” Io...mi sento minuscolo al suo confronto. Sa che quei bilancieri che lei solleva facilmente, io non riseco quasi a spostarli.
Scoppiò a ridere. "La differenza di forza tra me e te è abissale. Per quanto riguarda il fatto di potermi venire a guardare mentre mi alleno... Dovrai farlo. E’ un ordine. Voglio che tu ti renda conto della mia enorme supriorità. Ti renderà ancora più sottomesso e consapevole e obbediente.”
“Come vuole lei, Padrona. I suoi ordini non si discutono. Non più. Sarà un piacere per me assistere ai suoi allenamente e rendermi conto di quanta differenza esiste tra me e lei. E, come sempre, ha ragione lei. Vederla allenarsi mi farà essere ancora più devoto e obbediente. La paura di una sua reazione mi sconvolgerà.”
Mi sorrise nuovamente. Afferrò per terra le sue mutandine, le appallottolò e poi mi guardò. “Le desideri, vero?”
“Sì, Padrona. Sono i suoi odori che ho imparato a riconoscere e ad amare. Ma prima vorrei ringraziarla per avermi dato modo di scoprire questo stile di vita.”
Mi elargì l'ennesimo sorriso. “E io ho il dovere di ringraziare te per averlo accettato. E’ questa la nostra magia, la nostra alchimia. All’inizio ho avuto timore che tu potessi abbandonare tutto, che potessi addirittura andare a denunciarmi, ma poi vedevo che restavi, e lì ho capito che potevo azzardare sempre qualcosa in più. Ti ho voluto nudo apposta per osservare le tue reazioni erotiche. Vedere che ce l'avevi sempre dritto mi ha fatto comprendere che il tuo piacere non era inferiore al mio, dandomi la consapevolezza di proseguire su quella strada che avevamo tracciato con la nostera prima lotta.”
“E già, noi uomini su quello non possiamo mentire.” feci, riferendomi alla mia continua eccitazione, facendola ridere di gusto.
“Direi proprio di no. Bene, hai altro da dirmi prima che ti metta di nuovo le mie mutandine in bocca?”
“Sì, Padrona. Volevo dirle che io… Io l’amo da impazzire.”
Mi sorrise e mi mise in bocca le sue mutandine. La vidi allontanarsi, ma prima di uscire dalla palestra si girò. “Forse verrò a slegarti prima. O forse no. So che nel tempo che sarai legato tutti i tuoi pensieri saranno indirizzati a me, ed è ciò che voglio.” Mi lanciò un bacio e uscì lasciandomi di nuovo da solo.
Mi rilassai. Dovevo solo attendere la decisione della mia padrona. Ma quella volta aveva detto una cosa sbagliata. Tutti i miei pensieri li avrei sempre indirizzati su di lei. Non soltanto in quel momento in cui ero legato, ma sempre, in ogni attimo della mia vita, il mio unico pensiero sarebbe stata lei. Era riuscita nel suo intento. Da donna estremamente intelligente aveva capito subito le mie sensazioni. Succhiai le sue mutandine. I suoi odori invadevano il mio corpo e per me erano odori afrodisiaci. Chiusi gli occhi spossato ma felice. Felice soprattutto perché aveva ribadito di amarmi, anche se pensai che avrei dovuto meritare quell’amore giorno dopo giorno con la mia devozione assoluta. Lo avrei fatto vivendo per lei. La mia vita da uomo sottomesso stava cominciando in quel momento. Perché finalmente avevo compreso il vero piacere che si provava. Il piacere di appartenere completamente a Karen, mia moglie, la mia dea, la mia padrona assoluta.

FINE

FINE
scritto il
2026-03-28
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