Vera
di
Jack Off
genere
incesti
Nonna mi ha chiesto come va a scuola.
Le ho detto bene.
Lei mi ha fatto un gran sorriso e poi ha replicato “trombi molto?”
“Ma dai nonna cosa dici” ho sorriso.
Lei però mi conosce bene, lo sa….
In effetti ho iniziato l’anno facendo sesso anale col mio prof di disegno, mica male anche se questo alla nonna non lo dico perché sul sesso gay ha un po’ i suoi preconcetti. In compenso ho anche scopato la vecchia madre del suddetto prof e questo forse a nonna potrei anche dirlo ma dovrei dirgli del figlio e lascio perdere.
Così le racconto della altra mia conquista, la prof G., nome Vera, che ci fa italiano. Mi è venuto duro fin dal primo giorno e siccome le occasioni vanno colte al volo, l’ho colta.
Nel frattempo nonna si è già messa a pecora sul letto. Vuole fare il bis.
Mi metto dietro, lecco un po’ il bel culone, scendo con la lingua alla sua gran ficona, ungo bene di saliva e entro deciso…
Raccontare le porcate che faccio a quella vacca di nonna mentre la monto come un toro da di certo più gusto:
Succede un giorno, mentre sto tornando a casa a piedi con altri due compagni mi sento suonare da dietro. Mi volto “chi cazzo è che mi suona nel culo?”.
Il mio amico Paul, forse il ragazzo con cui in classe avevo legato di più perché il destino ci aveva fatto sedere accanto fin dal primo giorno, scatta “a no è mia zia”.
Io guardo “Ma quella è la G.”.
“Si sì, lo so, è mia zia”.
“Ma dai cazzo. Ma tu non ti chiami Cironi?”.
“Si infatti è sorella di mia madre” a ok chiaro.
Ci avviciniamo al finestrino della sua Fiat famigliare. “Che fate in giro?”.
“Vado a casa della nonna a mangiare” dice Paul che abita in un altro paese ma a pranzo va sempre da sua nonna Vanda che abitava due palazzine più giù della mia.
“Vi do un passaggio?”.
“Ma no zia, sono due passi”.
“Ma si dai sali, salite” insiste.
Obbediamo Paul forse per abitudine salta dietro io invece davanti, esitando un attimo perché forse dovevo sedermi accanto a lui.
Meraviglia delle meraviglie la prof Grampi, Vera, seduta alla guida coi tacchi e la gonna corta praticamente ti mette davanti al naso tutto uno splendore di cosce da erezione automatica. Lei non dice nulla, anzi pare piuttosto concentrata a guidare anche a una velocità un po’ altina.
Io testa bassa, guardo le cosce. Dio che voglia.
Ferma davanti a casa di sua nonna. Paul salta giù “ciao zia, ciao BRO”.
“Ciao”.
Poi la guardo “se vuole scendo anche io qui tanto la casa di mia zia non è lontana”.
Scuote la testa “no, anzi, parliamo un attimo”.
“Di cosa?”.
Fa partire la macchina ma facciamo appena pochi metri prima che si infili in un parcheggio. Spegne il motore.
“Tu sei un bravo ragazzo. Ho letto i tuoi temi e sei davvero bravo. Devi avere delle doti naturali perché la grammatica la studi poco eppure non mi fai un errore quando scrivi”.
Le lusinghe ovviamente mi piacciono. “Mi piace tanto leggere, forse è per quello”.
“A bene. Fa bene leggere però cavoli sei sempre distratto. Lo vedo che sei distratto”.
“Ma chi io?”.
Mi fissa coi suoi occhioni seri “si tu. Pensi che non mi renda conto che passi il tempo a fissarmi le gambe?”.
“Io?” mi fingo sorpreso.
“Lo stavi facendo anche adesso” mi sgama lei.
“Forse un po’…”.
“Io capisco che alla tua età tu abbia delle diciamo curiosità, sono gli ormoni che si sviluppano. Fra qualche anno avrai sempre più l’impulso a fare sesso con una donna. È biologico. Però devi concentrarti. Ieri ho spiegato gli avverbi irregolari e non hai preso neanche un appunto. Domani c’è la verifica lo sai. Per quanto tu mi faccia bene i temi se vai male in grammatica la media crolla, sappilo”.
“Oggi studio. Promesso”.
Allunga la mano, mi accarezza la testa come se tastasse un cespo di lattuga “bravo e smettila di pensare a certe cose. Avrai tempo di farle quando cresci”.
Io la guardo negli occhi. Serio. “Guardi che io quelle cose già le faccio”.
Attimo di imbarazzo suo… “si, si, lo immagino. Ti masturbi come tutti i tuoi coetanei. Anche questo è biologico”.
Io le allargo un sorriso alla joker “no, no non ha capito. Io scopo!”.
Sgrana gli occhi “alla tua età?”.
“Ho sviluppato presto” e tanto che sono lanciato nel discorso mi apro i jeans. Il cazzo già parecchio indurito (era già mezzo fuori dagli slip) quando apro la gabbia non vede l’ora di svettare fuori con la cappella che sbatacchia sul suo cruscotto.
Lei mi guarda, lo guarda “ma… ma è incredibile. È sviluppato ma… insomma è enorme!”.
“Mia zia dice che sono sopra i 25 centimetri, l’ha misurato”.
“Perché tua zia te lo misura?”.
Non mi va di dirle che trombo zia Luisella anche perché lei mi ha detto di mantenere il segreto quindi gliela rigiro un po’ “ha detto il dottore di tenermi d’occhio perché ho la pubertà precoce”.
“A si, infatti, perché una cosa così può essere solo una malattia”.
“Si ma non da tanti problemi -dico mentre lo prendo in mano- a parte la voglia di…fottere”.
“Si dice fare sesso. Parla bene”.
“Fare sesso si. Con lei”.
“Cosa?”.
“Ogni volta che le guardo le gambe io me la immagino nuda, con le calze autoreggenti e basta, sul letto…”
“Allora caschi male perché io ho il collant”.
“Quello sarebbe il problema minore” sorrido.
“Forse è meglio se lo metti via prima che qualcuno ci veda e fraintenda la situazione.
“Non so se riesco. Rimetterlo dentro duro è un po’ un problema”.
“Mica puoi uscire dalla macchina a pisello al vento però”.
“Allora le spiace se… insomma se lo sgonfio?”
E li si incazza davvero “ragazzino impertinente mi stai forse dicendo che ti vuoi fare una sega davanti a me?”
“Dovrebbe dire masturbarsi prof” la rimbecco io.
Lei ride “hai ragione predico bene e razzolo male. Comunque no, non credo che tu possa masturbarti nella mia macchina, non davanti a me comunque”.
“Guardi che non c’è nessuno. Qui sono tutti a pranzo e io non lo vado certo a dire in giro”.
Ora qui c’è un fatto che io scoprirò solo tempo dopo ma che di certo ha avuto la sua importanza. Il marito di Vera, io signor Martino, professore di italiano anche lui non la scopava da due anni. Si erano sposati in età avanzata, lui 45 lei 39 ed avevano subito escluso i figli.
All’inizio le cos’è tutto sommato andavano bene ma anche quella trombata del sabato sera frettololosa e misera ma meglio di niente in un sei mesi era venuta a mancare. Il signor Martino era tutto tranne che uno scopatore. Quindi la povera Vera, sposata ormai da tre anni, non vedeva l’ombra di un cazzo da più di due e la mancanza si sentiva.
Non per nulla lo scorso Natale si era regalata un bel cazzo di lattice nero e sempre duro che aveva occultato nella biancheria e che, purtroppo per lei, usava sempre più spesso seduta sulla tazza del cesso vergognandosi di ciò che aveva fatto subito dopo.
Ora era lì a fissare un uccello giovane, dieci centimetri più lungo di quello di Martino (per non parlare della larghezza), duro, voglioso, invitante e appartenete a un focoso ragazzino che platealmente le aveva appena detto quanto la desiderava.
Questo di certo aveva un suo peso in ciò che successe dopo.
“Sei sicuro che non arriva nessuno?”.
“Certissimo”.
“E non lo dirai a nessuno? Specie a mio nipote?”.
“Mi cascasse il cazzo se lo faccio”.
“Se ti casca a terra fa un buco che finisce in Cina” ride lei.
Rido anche io. Poi la sua mano calda e incerta si avvicina. Lo prende in mano. Inizia lentamente a segarmi. “Così ti piace?”.
“O si cazzo prof…”.
“Chiamami Vera”.
“Si Vera” annuisco e visto che siamo in confidenza allungo una mano e le accarezzo le cosce. Sento un fremito. Le sta piacendo è evidente. Allungo le mani, accarezzo la coscia soda, salgo ancora.
“Te l’ho detto ho i collant. Non si passa” mormora lei sempre più decisa con la mano.
“Potrei strapparli a morsi” dico.
“Ma non scherzare costano un botto”.
“E la bocca? Li mica hai il collant”.
Sorride quasi con sarcasmo “ma pensa questo… ma non ti stai allargando adesso”.
“Se ingoi eviti che ti sborri il sedile”.
“A, questo è anche vero” rimugina sempre segando a piena potenza. Ci pensa un attimo, poi si china, apre la bocca. La sua lingua mi solletica il prepuzio, la cappella si gonfia. Lei succhia tipo aspirapolvere e la mano continua ad andare su è giù…
“Vengo, cazzo, vengo” e le inondo la bocca.
La troia ingoia come se fosse nettare. Quando rialza la testa ha la bava lungo il collo.
“Wow che spruzzo…” esclama.
“Almeno le tette me le fa vedere prof?”.
“Pure?”.
“Solo per dare uno sguardo”.
“Ma poi ti torna duro”.
“Starò attento”. Sbuffa ma obbedisce e mi piazza davanti una bella terza soda e invitante. Non posso fare a meno di darle una tastata prima che le rimetta sotto alla maglietta dentro al miniscolo reggiseno.
“Perché non andiamo in un posto isolato e facciamo una cosa completa prof?”.
“Accidenti se sei intraprendete ragazzino. Ma no, io devo andare a pranzo e anche tu”.
“Peccato”.
“Abbiamo qualche anno da fare assieme a scuola, l’occasione l’avremo” sorride.
Non ha torto. Per anni sarà la mia insegnate. L’occasione di farmela arriverà di sicuro.
Scendo dopo aver rimesso via l’attrezzo “allora per adesso grazie prof”.
“Quando siamo soli chiamami Vera”.
“Ok Vera” sorrido.
“E ricordati che se ti scappa una parola coi compagni o con qualcuno ti vengo a tagliare il cazzo con un coltello”.
Dallo sguardo pare più che seria tanto che sento un brivido al solo pensiero dell’evirazione.
Mi allontano, lei se va. Speriamo si accorga che ha il mio sperma sul collo prima di incontrare qualcuno.
Entro a casa. La zia mi guarda “e quello?”.
“Quello cosa?”.
Indica i jeans. Il mio cazzo lurido ha fatto la macchia. Una gran macchia blu scuro.
“Ti sei fatto una sega per strada?”.
“No, una mi ha fatto una pompa sulla sua macchina”.
“La conosco?”.
“No”.
Sorride ormai pare quasi fiera quando le racconto di come uso bene il mio cazzo.
“Quindi per oggi già dato…sei a posto”.
Io la guardo col vestito corto e le calze nere. “E chi te l’ha detto zia”.
Mi avvicino, la spingo contro il tavolo, alzo la gonna. Anche lei è senza slip e il suo culo quasi mi sorride morbido e burroso.
SPROK!
“Oi ma almeno avverti se vai dietro” borbotta.
“Scusa, ma ormai sono dentro” dico afferrandola per i fianchi cicciotti. Inizio a incularla deciso e potente. La zia gode…il pranzo si raffredda.
Le ho detto bene.
Lei mi ha fatto un gran sorriso e poi ha replicato “trombi molto?”
“Ma dai nonna cosa dici” ho sorriso.
Lei però mi conosce bene, lo sa….
In effetti ho iniziato l’anno facendo sesso anale col mio prof di disegno, mica male anche se questo alla nonna non lo dico perché sul sesso gay ha un po’ i suoi preconcetti. In compenso ho anche scopato la vecchia madre del suddetto prof e questo forse a nonna potrei anche dirlo ma dovrei dirgli del figlio e lascio perdere.
Così le racconto della altra mia conquista, la prof G., nome Vera, che ci fa italiano. Mi è venuto duro fin dal primo giorno e siccome le occasioni vanno colte al volo, l’ho colta.
Nel frattempo nonna si è già messa a pecora sul letto. Vuole fare il bis.
Mi metto dietro, lecco un po’ il bel culone, scendo con la lingua alla sua gran ficona, ungo bene di saliva e entro deciso…
Raccontare le porcate che faccio a quella vacca di nonna mentre la monto come un toro da di certo più gusto:
Succede un giorno, mentre sto tornando a casa a piedi con altri due compagni mi sento suonare da dietro. Mi volto “chi cazzo è che mi suona nel culo?”.
Il mio amico Paul, forse il ragazzo con cui in classe avevo legato di più perché il destino ci aveva fatto sedere accanto fin dal primo giorno, scatta “a no è mia zia”.
Io guardo “Ma quella è la G.”.
“Si sì, lo so, è mia zia”.
“Ma dai cazzo. Ma tu non ti chiami Cironi?”.
“Si infatti è sorella di mia madre” a ok chiaro.
Ci avviciniamo al finestrino della sua Fiat famigliare. “Che fate in giro?”.
“Vado a casa della nonna a mangiare” dice Paul che abita in un altro paese ma a pranzo va sempre da sua nonna Vanda che abitava due palazzine più giù della mia.
“Vi do un passaggio?”.
“Ma no zia, sono due passi”.
“Ma si dai sali, salite” insiste.
Obbediamo Paul forse per abitudine salta dietro io invece davanti, esitando un attimo perché forse dovevo sedermi accanto a lui.
Meraviglia delle meraviglie la prof Grampi, Vera, seduta alla guida coi tacchi e la gonna corta praticamente ti mette davanti al naso tutto uno splendore di cosce da erezione automatica. Lei non dice nulla, anzi pare piuttosto concentrata a guidare anche a una velocità un po’ altina.
Io testa bassa, guardo le cosce. Dio che voglia.
Ferma davanti a casa di sua nonna. Paul salta giù “ciao zia, ciao BRO”.
“Ciao”.
Poi la guardo “se vuole scendo anche io qui tanto la casa di mia zia non è lontana”.
Scuote la testa “no, anzi, parliamo un attimo”.
“Di cosa?”.
Fa partire la macchina ma facciamo appena pochi metri prima che si infili in un parcheggio. Spegne il motore.
“Tu sei un bravo ragazzo. Ho letto i tuoi temi e sei davvero bravo. Devi avere delle doti naturali perché la grammatica la studi poco eppure non mi fai un errore quando scrivi”.
Le lusinghe ovviamente mi piacciono. “Mi piace tanto leggere, forse è per quello”.
“A bene. Fa bene leggere però cavoli sei sempre distratto. Lo vedo che sei distratto”.
“Ma chi io?”.
Mi fissa coi suoi occhioni seri “si tu. Pensi che non mi renda conto che passi il tempo a fissarmi le gambe?”.
“Io?” mi fingo sorpreso.
“Lo stavi facendo anche adesso” mi sgama lei.
“Forse un po’…”.
“Io capisco che alla tua età tu abbia delle diciamo curiosità, sono gli ormoni che si sviluppano. Fra qualche anno avrai sempre più l’impulso a fare sesso con una donna. È biologico. Però devi concentrarti. Ieri ho spiegato gli avverbi irregolari e non hai preso neanche un appunto. Domani c’è la verifica lo sai. Per quanto tu mi faccia bene i temi se vai male in grammatica la media crolla, sappilo”.
“Oggi studio. Promesso”.
Allunga la mano, mi accarezza la testa come se tastasse un cespo di lattuga “bravo e smettila di pensare a certe cose. Avrai tempo di farle quando cresci”.
Io la guardo negli occhi. Serio. “Guardi che io quelle cose già le faccio”.
Attimo di imbarazzo suo… “si, si, lo immagino. Ti masturbi come tutti i tuoi coetanei. Anche questo è biologico”.
Io le allargo un sorriso alla joker “no, no non ha capito. Io scopo!”.
Sgrana gli occhi “alla tua età?”.
“Ho sviluppato presto” e tanto che sono lanciato nel discorso mi apro i jeans. Il cazzo già parecchio indurito (era già mezzo fuori dagli slip) quando apro la gabbia non vede l’ora di svettare fuori con la cappella che sbatacchia sul suo cruscotto.
Lei mi guarda, lo guarda “ma… ma è incredibile. È sviluppato ma… insomma è enorme!”.
“Mia zia dice che sono sopra i 25 centimetri, l’ha misurato”.
“Perché tua zia te lo misura?”.
Non mi va di dirle che trombo zia Luisella anche perché lei mi ha detto di mantenere il segreto quindi gliela rigiro un po’ “ha detto il dottore di tenermi d’occhio perché ho la pubertà precoce”.
“A si, infatti, perché una cosa così può essere solo una malattia”.
“Si ma non da tanti problemi -dico mentre lo prendo in mano- a parte la voglia di…fottere”.
“Si dice fare sesso. Parla bene”.
“Fare sesso si. Con lei”.
“Cosa?”.
“Ogni volta che le guardo le gambe io me la immagino nuda, con le calze autoreggenti e basta, sul letto…”
“Allora caschi male perché io ho il collant”.
“Quello sarebbe il problema minore” sorrido.
“Forse è meglio se lo metti via prima che qualcuno ci veda e fraintenda la situazione.
“Non so se riesco. Rimetterlo dentro duro è un po’ un problema”.
“Mica puoi uscire dalla macchina a pisello al vento però”.
“Allora le spiace se… insomma se lo sgonfio?”
E li si incazza davvero “ragazzino impertinente mi stai forse dicendo che ti vuoi fare una sega davanti a me?”
“Dovrebbe dire masturbarsi prof” la rimbecco io.
Lei ride “hai ragione predico bene e razzolo male. Comunque no, non credo che tu possa masturbarti nella mia macchina, non davanti a me comunque”.
“Guardi che non c’è nessuno. Qui sono tutti a pranzo e io non lo vado certo a dire in giro”.
Ora qui c’è un fatto che io scoprirò solo tempo dopo ma che di certo ha avuto la sua importanza. Il marito di Vera, io signor Martino, professore di italiano anche lui non la scopava da due anni. Si erano sposati in età avanzata, lui 45 lei 39 ed avevano subito escluso i figli.
All’inizio le cos’è tutto sommato andavano bene ma anche quella trombata del sabato sera frettololosa e misera ma meglio di niente in un sei mesi era venuta a mancare. Il signor Martino era tutto tranne che uno scopatore. Quindi la povera Vera, sposata ormai da tre anni, non vedeva l’ombra di un cazzo da più di due e la mancanza si sentiva.
Non per nulla lo scorso Natale si era regalata un bel cazzo di lattice nero e sempre duro che aveva occultato nella biancheria e che, purtroppo per lei, usava sempre più spesso seduta sulla tazza del cesso vergognandosi di ciò che aveva fatto subito dopo.
Ora era lì a fissare un uccello giovane, dieci centimetri più lungo di quello di Martino (per non parlare della larghezza), duro, voglioso, invitante e appartenete a un focoso ragazzino che platealmente le aveva appena detto quanto la desiderava.
Questo di certo aveva un suo peso in ciò che successe dopo.
“Sei sicuro che non arriva nessuno?”.
“Certissimo”.
“E non lo dirai a nessuno? Specie a mio nipote?”.
“Mi cascasse il cazzo se lo faccio”.
“Se ti casca a terra fa un buco che finisce in Cina” ride lei.
Rido anche io. Poi la sua mano calda e incerta si avvicina. Lo prende in mano. Inizia lentamente a segarmi. “Così ti piace?”.
“O si cazzo prof…”.
“Chiamami Vera”.
“Si Vera” annuisco e visto che siamo in confidenza allungo una mano e le accarezzo le cosce. Sento un fremito. Le sta piacendo è evidente. Allungo le mani, accarezzo la coscia soda, salgo ancora.
“Te l’ho detto ho i collant. Non si passa” mormora lei sempre più decisa con la mano.
“Potrei strapparli a morsi” dico.
“Ma non scherzare costano un botto”.
“E la bocca? Li mica hai il collant”.
Sorride quasi con sarcasmo “ma pensa questo… ma non ti stai allargando adesso”.
“Se ingoi eviti che ti sborri il sedile”.
“A, questo è anche vero” rimugina sempre segando a piena potenza. Ci pensa un attimo, poi si china, apre la bocca. La sua lingua mi solletica il prepuzio, la cappella si gonfia. Lei succhia tipo aspirapolvere e la mano continua ad andare su è giù…
“Vengo, cazzo, vengo” e le inondo la bocca.
La troia ingoia come se fosse nettare. Quando rialza la testa ha la bava lungo il collo.
“Wow che spruzzo…” esclama.
“Almeno le tette me le fa vedere prof?”.
“Pure?”.
“Solo per dare uno sguardo”.
“Ma poi ti torna duro”.
“Starò attento”. Sbuffa ma obbedisce e mi piazza davanti una bella terza soda e invitante. Non posso fare a meno di darle una tastata prima che le rimetta sotto alla maglietta dentro al miniscolo reggiseno.
“Perché non andiamo in un posto isolato e facciamo una cosa completa prof?”.
“Accidenti se sei intraprendete ragazzino. Ma no, io devo andare a pranzo e anche tu”.
“Peccato”.
“Abbiamo qualche anno da fare assieme a scuola, l’occasione l’avremo” sorride.
Non ha torto. Per anni sarà la mia insegnate. L’occasione di farmela arriverà di sicuro.
Scendo dopo aver rimesso via l’attrezzo “allora per adesso grazie prof”.
“Quando siamo soli chiamami Vera”.
“Ok Vera” sorrido.
“E ricordati che se ti scappa una parola coi compagni o con qualcuno ti vengo a tagliare il cazzo con un coltello”.
Dallo sguardo pare più che seria tanto che sento un brivido al solo pensiero dell’evirazione.
Mi allontano, lei se va. Speriamo si accorga che ha il mio sperma sul collo prima di incontrare qualcuno.
Entro a casa. La zia mi guarda “e quello?”.
“Quello cosa?”.
Indica i jeans. Il mio cazzo lurido ha fatto la macchia. Una gran macchia blu scuro.
“Ti sei fatto una sega per strada?”.
“No, una mi ha fatto una pompa sulla sua macchina”.
“La conosco?”.
“No”.
Sorride ormai pare quasi fiera quando le racconto di come uso bene il mio cazzo.
“Quindi per oggi già dato…sei a posto”.
Io la guardo col vestito corto e le calze nere. “E chi te l’ha detto zia”.
Mi avvicino, la spingo contro il tavolo, alzo la gonna. Anche lei è senza slip e il suo culo quasi mi sorride morbido e burroso.
SPROK!
“Oi ma almeno avverti se vai dietro” borbotta.
“Scusa, ma ormai sono dentro” dico afferrandola per i fianchi cicciotti. Inizio a incularla deciso e potente. La zia gode…il pranzo si raffredda.
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