Terapia cuckold - capitolo 12

di
genere
corna

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Scrivete pure per suggerimenti, commenti, idee o soprattutto se almeno una volta vi siete sentiti come il protagonista del racconto.

Vorrei aggiungere solo una piccola nota di ringraziamento a tutti quelli che hanno letto, commentato e mi hanno scritto, sono rimasto stupito, onestamente non credevo che un raccontino buttato giù al volo raccogliesse tanto consenso, grazie mille a tutti.

Luca non era riuscito a combinare niente al lavoro.
Tutto il giorno Luca non era riuscito a combinare niente al lavoro.
Tutto il giorno aveva avuto la mente altrove. Ogni volta che guardava l’orologio, sentiva una stretta allo stomaco. Sapeva che quella sera Giulia sarebbe uscita. Sapeva che sarebbe andata da Alessandro. E sapeva che lui stesso le aveva detto di sì.
Si era chiuso in ufficio, aveva risposto alle email in modo meccanico, aveva fissato lo schermo senza vedere nulla. Ogni tanto gli tornavano in mente le parole di Giulia della sera prima: «Ho bisogno di un vero cazzo». Quelle parole gli avevano fatto venire un’erezione violenta sotto la scrivania, seguita subito da una nausea profonda. Si sentiva un fallito. Si sentiva eccitato. Si sentiva perso.
Quando uscì dall’ufficio erano quasi le sette. Camminò verso casa con le mani infilate nelle tasche del cappotto, il passo pesante. L’aria fredda della sera non gli schiariva la testa. Continuava a immaginare Giulia che si preparava, che sceglieva cosa indossare per un altro uomo. Continuava a immaginare lei che apriva le gambe per Alessandro, che gemeva, che veniva. E lui sarebbe stato a casa, ad aspettare.
Arrivò a casa poco dopo le sette e mezza. La luce in camera da letto era accesa.
Entrò e trovò Giulia davanti all’armadio aperto.
Era già mezza nuda. Indossava solo il reggiseno push-up nero che le sollevava il seno in modo provocante e un perizoma nero minuscolo. Stava infilando un paio di autoreggenti a rete a maglie strette, nere, che le fasciavano le cosce in modo osceno. Luca non le aveva mai viste. Doveva averle comprate oggi, apposta per questa sera.
Giulia si voltò verso di lui. Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi di eccitazione nervosa. Sembrava tesa, ma anche carica di un’energia quasi elettrica.
«Sei tornato,» disse con un sorriso piccolo, un po’ incerto.
Luca rimase fermo sulla soglia. Il cazzo gli divenne duro all’istante alla vista di quelle autoreggenti a rete che le stringevano le cosce, del reggiseno che le spingeva il seno in alto, del perizoma che lasciava poco all’immaginazione. Sembrava una vera troia. La sua troia. Ma non per lui.
Giulia notò il rigonfiamento nei suoi pantaloni e sorrise di nuovo, questa volta con più sicurezza.
«Ti piacciono?» chiese, facendo scorrere le mani sulle autoreggenti. «Le ho comprate oggi. Volevo qualcosa di nuovo per lui.»
Luca deglutì. La voce gli uscì rauca.
«Le hai comprate… per lui?»
Giulia annuì, senza distogliere lo sguardo.
«Sì. Volevo essere sexy per lui. Voglio che quando mi vedrà, capisca subito che mi sono vestita così per fargli venire voglia di scoparmi. Non per te. Per lui.»
Luca sentì una fitta al petto. Il cazzo gli pulsava dolorosamente.
Giulia si avvicinò, gli posò una mano sul petto.
«Sono nervosa,» ammise. «Ma anche… tantissimo eccitata. È tutto il giorno che mi sento così. Ho quasi una mancanza fisica. Ho bisogno di sentirlo dentro. Ho bisogno di un cazzo vero.»
Luca chiuse gli occhi per un secondo. Il dolore e l’eccitazione si mescolavano in un nodo insopportabile.
Giulia gli accarezzò la guancia.
«Se vuoi che non vada, dimmelo adesso. Ma devi essere sincero.»
Luca rimase in silenzio per lunghi secondi. Poi scosse la testa.
«Vai,» disse con voce bassa. «Voglio che tu vada.»
Giulia lo baciò piano sulle labbra.
«Grazie,» sussurrò. «Ti manderò un messaggio quando arrivo. E forse… anche dopo.»
Luca annuì, incapace di aggiungere altro.
Giulia tornò davanti allo specchio, finì di sistemare le autoreggenti e si infilò un vestito nero corto e aderente che le lasciava scoperte gran parte delle gambe. Si guardò un’ultima volta, si passò il rossetto e prese la borsa.
«Ci vediamo più tardi,» disse, con un sorriso che era insieme dolce e crudele.
Luca rimase solo in casa.

Giulia aveva passato la giornata in uno stato di eccitazione e ansia costante.
Al mattino, mentre Luca era già uscito per lavoro, si era svegliata con un calore tra le gambe che non riusciva a spegnere. Aveva passato quasi mezz’ora sotto la doccia, toccandosi mentre pensava ad Alessandro, alle sue mani grandi, al suo cazzo grosso che la riempiva. L’ansia era arrivata dopo: “E se Luca cambia idea? E se questa volta è diverso? E se mi piace troppo?”.
Nel pomeriggio l’eccitazione aveva preso il sopravvento. Era uscita apposta per comprare le autoreggenti a rete a maglie strette e il perizoma nero. Mentre pagava, aveva sentito un brivido di vergogna e piacere insieme. Stava comprando della biancheria per un altro uomo. Per farsi scopare da lui. Per essere sexy per lui.
Ora, mentre si guardava allo specchio prima di uscire, si sentiva una troia. E le piaceva.

Alessandro stava finendo di prepararsi.
Era un uomo robusto, massiccio senza essere grasso. Spalle larghe, petto ampio, braccia forti segnate da anni di sport e lavoro. Non era bello in modo classico, ma emanava una mascolinità naturale, tranquilla, che non aveva bisogno di essere esibita. Gli occhi verdi erano profondi, penetranti, di quelli che sembrano leggere dentro le persone. La barba chiara, tra il biondo e il rosso, gli dava un’aria ruvida e virile allo stesso tempo.
Indossò un paio di jeans scuri e una camicia bianca, elegante il giusto, senza bisogno di apparire. Non gli serviva. Sapeva che Giulia stava arrivando. Sapeva che era sposata. E sapeva che questa volta sarebbe stato diverso.
Negli ultimi incontri aveva percepito un cambiamento in lei. Era più affamata, più audace. Gli piaceva. Gli piaceva soprattutto l’idea di essere l’uomo che le dava ciò che il marito non riusciva più a darle. Stasera aveva in mente di prenderla con calma all’inizio, poi di spingersi più in là. Magari il culo. Magari farla urlare sul serio.
Si guardò allo specchio e sorrise tra sé.
«Stasera sarà interessante,» mormorò.

Luca era seduto sul divano, la tv accesa ma il volume basso. Non riusciva a stare fermo. Ogni minuto controllava il telefono. Ogni rumore lo faceva sobbalzare.
Immaginava Giulia che arrivava all’hotel. Immaginava Alessandro che le apriva la porta. Immaginava lui che la spingeva contro il muro, che le alzava il vestito, che le infilava le dita sotto il perizoma nero. Immaginava Giulia che gemeva, che diceva le stesse cose sporche che aveva detto a lui la sera prima.
Si portò una mano sul cazzo attraverso i pantaloni. Era duro da ore.
Si sentiva un fallito. Si sentiva eccitato. Si sentiva vivo in un modo terribile.
Il telefono vibrò.
Un messaggio di Giulia.
Sono arrivata. Ti penso.
Luca chiuse gli occhi e strinse il telefono.
Aveva provato a resistere. Si era seduto sul divano, aveva acceso la televisione, aveva cercato di concentrarsi su un film qualsiasi.
Ma ogni minuto gli tornava in mente la stessa immagine: Giulia che usciva di casa vestita come una troia, le autoreggenti a rete nere che le stringevano le cosce, il perizoma nero che lasciava scoperto quasi tutto, il reggiseno push-up che le spingeva il seno in alto. Per un altro uomo. Per Alessandro.
Si alzò, andò in cucina, bevve un bicchiere d’acqua, tornò sul divano. Il cazzo gli pulsava nei pantaloni, duro da quando lei era uscita. Provò a non toccarsi. Provò davvero. Ma dopo venti minuti si arrese. Si abbassò i pantaloni, tirò fuori il cazzo già bagnato di liquido preseminale e cominciò a masturbarsi lentamente, gli occhi chiusi, la mente piena di immagini.

Intanto, a pochi quartieri di distanza, Giulia stava entrando nella stanza d’hotel.
Alessandro la aspettava in piedi, vicino alla finestra. Era imponente, occupava lo spazio con sicurezza, autorità, virilità. Non disse una parola. Appena lei chiuse la porta, la spinse contro il muro, le infilò una mano sotto il vestito e le strappò quasi il perizoma.
«Cazzo, quanto sei bagnata,» ringhiò, infilandole due dita dentro la figa fradicia.
Giulia gemette forte, la testa rovesciata all’indietro.
«Scopami,» sussurrò. «Scopami come una troia.»
Alessandro non se lo fece ripetere. Le alzò il vestito fino alla vita, le aprì le gambe e le infilò il cazzo grosso e duro in un colpo solo. Giulia urlò di piacere, le unghie conficcate nella sua schiena.

Luca, a casa, si masturbava più veloce. Immaginava esattamente quello che stava succedendo. Immaginava Alessandro che la sbatteva contro il muro, il suono delle palle che sbattevano contro la figa di sua moglie. Il telefono era sul tavolino, silenzioso. Aspettava un messaggio. Aspettava di soffrire.

Alessandro girò Giulia, la piegò sul letto a pecora. La figa era fradicia, le grandi labbra gonfie e aperte, lucide di umori. Le diede uno schiaffo forte sul culo, poi le puntò il cazzo contro il buco del culo.
«Stasera mi prendo anche questo,» disse con voce bassa e roca. «Lo vuoi?»
Giulia annuì, la voce spezzata.
«Sì… prendilo. È tuo.»
Alessandro spinse delicatamente, ma con sicurezza. Era uno che di culi ne aveva rotti tanti. Sapeva come fare. Spinse la cappella contro il buchetto stretto, sentì la resistenza, poi la sentì cedere. Giulia urlò, un misto di dolore e piacere.
Luca, a casa, sentì il telefono vibrare.
Un messaggio di Giulia.
È dentro. Mi sta inculando. Sto urlando.
Luca gemette forte e continuò a masturbarsi, gli occhi fissi sullo schermo. Con lui non lo aveva mai fatto, lui non aveva mai inculato sua moglie. Non aveva mai avuto il coraggio di chiederglielo, e ora lei lo stava facendo con un altro.

Alessandro spinse più a fondo, centimetro dopo centimetro, fino a seppellirsi completamente nel culo di Giulia. Lei tremava, la faccia premuta contro il materasso, la saliva che le colava dalla bocca.
«Cazzo… è grosso… mi spacca…» ansimava.
Alessandro cominciò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte. Il culo di Giulia si adattava, si apriva, lo accoglieva. Ogni spinta produceva un rumore osceno, bagnato, volgare.

Luca, a casa, era disperato. Si masturbava furiosamente, ma non riusciva a venire. Voleva soffrire ancora.
Un altro messaggio di Giulia.
Mi sta rompendo il culo. Sto venendo come una puttana. Ti amo.
Luca gemette, gli occhi pieni di lacrime di eccitazione e umiliazione.

Alessandro accelerò, le mani strette sui fianchi di Giulia, la sbatteva come una troia da bordello. Il letto cigolava, il suono delle palle che sbattevano contro la figa fradicia riempiva la stanza. Giulia veniva di nuovo, urlava, il corpo scosso da spasmi violenti.
Alla fine Alessandro grugnì, spinse fino in fondo e venne dentro il culo di Giulia, riempiendola con getti caldi e densi.
Giulia rimase lì, a quattro zampe, il culo aperto e pieno, il respiro spezzato.
Poi prese il telefono con mano tremante e scrisse a Luca:
Si è preso il mio culo e l’ho adorato. Ora è suo.
Luca lesse il messaggio e venne con un gemito rauco, schizzando sul pavimento del salotto, il corpo scosso da spasmi.
Rimase lì, ansimante, il cazzo ancora in mano, lo sperma che gli colava tra le dita.
Poi, senza pensarci, chiamò Sofia.
Lei rispose al secondo squillo.
«Dimmi,» disse con voce morbida.
Luca aveva la voce rotta.
«Lei… lei gli ha dato il culo. Gli ha detto che ora è suo.»
Sofia rimase in silenzio per un secondo, poi rise piano, un suono basso e soddisfatto.
«Bravissimo, Luca. Stai scendendo esattamente dove volevamo.»
Luca chiuse gli occhi, il sapore della sconfitta e dell’eccitazione mescolato sulla lingua.
Sofia aggiunse, con tono quasi tenero:
«Domani vieni da me. Voglio che mi racconti tutto. Voglio che tu riviva tutto, e che mica come ti fa sentire.»
Luca annuì, anche se lei non poteva vederlo.
«Sì,» sussurrò.
Sofia chiuse la chiamata.
Luca rimase solo in casa, il telefono in mano, il cazzo ancora mezzo duro, il pavimento sporco del suo sperma.
Giulia era ancora con Alessandro.
E lui era esattamente dove Sofia voleva che fosse. aveva avuto la mente altrove. Ogni volta che guardava l’orologio, sentiva una stretta allo stomaco. Sapeva che quella sera Giulia sarebbe uscita. Sapeva che sarebbe andata da Alessandro. E sapeva che lui stesso le aveva detto di sì.
Si era chiuso in ufficio, aveva risposto alle email in modo meccanico, aveva fissato lo schermo senza vedere nulla. Ogni tanto gli tornavano in mente le parole di Giulia della sera prima: «Ho bisogno di un vero cazzo». Quelle parole gli avevano fatto venire un’erezione violenta sotto la scrivania, seguita subito da una nausea profonda. Si sentiva un fallito. Si sentiva eccitato. Si sentiva perso.
Quando uscì dall’ufficio erano quasi le sette. Camminò verso casa con le mani infilate nelle tasche del cappotto, il passo pesante. L’aria fredda della sera non gli schiariva la testa. Continuava a immaginare Giulia che si preparava, che sceglieva cosa indossare per un altro uomo. Continuava a immaginare lei che apriva le gambe per Alessandro, che gemeva, che veniva. E lui sarebbe stato a casa, ad aspettare.
Arrivò a casa poco dopo le sette e mezza. La luce in camera da letto era accesa.
Entrò e trovò Giulia davanti all’armadio aperto.
Era già mezza nuda. Indossava solo il reggiseno push-up nero che le sollevava il seno in modo provocante e un perizoma nero minuscolo. Stava infilando un paio di autoreggenti a rete a maglie strette, nere, che le fasciavano le cosce in modo osceno. Luca non le aveva mai viste. Doveva averle comprate oggi, apposta per questa sera.
Giulia si voltò verso di lui. Aveva le guance arrossate, gli occhi lucidi di eccitazione nervosa. Sembrava tesa, ma anche carica di un’energia quasi elettrica.
«Sei tornato,» disse con un sorriso piccolo, un po’ incerto.
Luca rimase fermo sulla soglia. Il cazzo gli divenne duro all’istante alla vista di quelle autoreggenti a rete che le stringevano le cosce, del reggiseno che le spingeva il seno in alto, del perizoma che lasciava poco all’immaginazione. Sembrava una vera troia. La sua troia. Ma non per lui.
Giulia notò il rigonfiamento nei suoi pantaloni e sorrise di nuovo, questa volta con più sicurezza.
«Ti piacciono?» chiese, facendo scorrere le mani sulle autoreggenti. «Le ho comprate oggi. Volevo qualcosa di nuovo per lui.»
Luca deglutì. La voce gli uscì rauca.
«Le hai comprate… per lui?»
Giulia annuì, senza distogliere lo sguardo.
«Sì. Volevo essere sexy per lui. Voglio che quando mi vedrà, capisca subito che mi sono vestita così per fargli venire voglia di scoparmi. Non per te. Per lui.»
Luca sentì una fitta al petto. Il cazzo gli pulsava dolorosamente.
Giulia si avvicinò, gli posò una mano sul petto.
«Sono nervosa,» ammise. «Ma anche… tantissimo eccitata. È tutto il giorno che mi sento così. Ho quasi una mancanza fisica. Ho bisogno di sentirlo dentro. Ho bisogno di un cazzo vero.»
Luca chiuse gli occhi per un secondo. Il dolore e l’eccitazione si mescolavano in un nodo insopportabile.
Giulia gli accarezzò la guancia.
«Se vuoi che non vada, dimmelo adesso. Ma devi essere sincero.»
Luca rimase in silenzio per lunghi secondi. Poi scosse la testa.
«Vai,» disse con voce bassa. «Voglio che tu vada.»
Giulia lo baciò piano sulle labbra.
«Grazie,» sussurrò. «Ti manderò un messaggio quando arrivo. E forse… anche dopo.»
Luca annuì, incapace di aggiungere altro.
Giulia tornò davanti allo specchio, finì di sistemare le autoreggenti e si infilò un vestito nero corto e aderente che le lasciava scoperte gran parte delle gambe. Si guardò un’ultima volta, si passò il rossetto e prese la borsa.
«Ci vediamo più tardi,» disse, con un sorriso che era insieme dolce e crudele.
Luca rimase solo in casa.

Giulia aveva passato la giornata in uno stato di eccitazione e ansia costante.
Al mattino, mentre Luca era già uscito per lavoro, si era svegliata con un calore tra le gambe che non riusciva a spegnere. Aveva passato quasi mezz’ora sotto la doccia, toccandosi mentre pensava ad Alessandro, alle sue mani grandi, al suo cazzo grosso che la riempiva. L’ansia era arrivata dopo: “E se Luca cambia idea? E se questa volta è diverso? E se mi piace troppo?”.
Nel pomeriggio l’eccitazione aveva preso il sopravvento. Era uscita apposta per comprare le autoreggenti a rete a maglie strette e il perizoma nero. Mentre pagava, aveva sentito un brivido di vergogna e piacere insieme. Stava comprando della biancheria per un altro uomo. Per farsi scopare da lui. Per essere sexy per lui.
Ora, mentre si guardava allo specchio prima di uscire, si sentiva una troia. E le piaceva.

Alessandro stava finendo di prepararsi.
Era un uomo robusto, massiccio senza essere grasso. Spalle larghe, petto ampio, braccia forti segnate da anni di sport e lavoro. Non era bello in modo classico, ma emanava una mascolinità naturale, tranquilla, che non aveva bisogno di essere esibita. Gli occhi verdi erano profondi, penetranti, di quelli che sembrano leggere dentro le persone. La barba chiara, tra il biondo e il rosso, gli dava un’aria ruvida e virile allo stesso tempo.
Indossò un paio di jeans scuri e una camicia bianca, elegante il giusto, senza bisogno di apparire. Non gli serviva. Sapeva che Giulia stava arrivando. Sapeva che era sposata. E sapeva che questa volta sarebbe stato diverso.
Negli ultimi incontri aveva percepito un cambiamento in lei. Era più affamata, più audace. Gli piaceva. Gli piaceva soprattutto l’idea di essere l’uomo che le dava ciò che il marito non riusciva più a darle. Stasera aveva in mente di prenderla con calma all’inizio, poi di spingersi più in là. Magari il culo. Magari farla urlare sul serio.
Si guardò allo specchio e sorrise tra sé.
«Stasera sarà interessante,» mormorò.

Luca era seduto sul divano, la tv accesa ma il volume basso. Non riusciva a stare fermo. Ogni minuto controllava il telefono. Ogni rumore lo faceva sobbalzare.
Immaginava Giulia che arrivava all’hotel. Immaginava Alessandro che le apriva la porta. Immaginava lui che la spingeva contro il muro, che le alzava il vestito, che le infilava le dita sotto il perizoma nero. Immaginava Giulia che gemeva, che diceva le stesse cose sporche che aveva detto a lui la sera prima.
Si portò una mano sul cazzo attraverso i pantaloni. Era duro da ore.
Si sentiva un fallito. Si sentiva eccitato. Si sentiva vivo in un modo terribile.
Il telefono vibrò.
Un messaggio di Giulia.
Sono arrivata. Ti penso.
Luca chiuse gli occhi e strinse il telefono.
Aveva provato a resistere. Si era seduto sul divano, aveva acceso la televisione, aveva cercato di concentrarsi su un film qualsiasi.
Ma ogni minuto gli tornava in mente la stessa immagine: Giulia che usciva di casa vestita come una troia, le autoreggenti a rete nere che le stringevano le cosce, il perizoma nero che lasciava scoperto quasi tutto, il reggiseno push-up che le spingeva il seno in alto. Per un altro uomo. Per Alessandro.
Si alzò, andò in cucina, bevve un bicchiere d’acqua, tornò sul divano. Il cazzo gli pulsava nei pantaloni, duro da quando lei era uscita. Provò a non toccarsi. Provò davvero. Ma dopo venti minuti si arrese. Si abbassò i pantaloni, tirò fuori il cazzo già bagnato di liquido preseminale e cominciò a masturbarsi lentamente, gli occhi chiusi, la mente piena di immagini.

Intanto, a pochi quartieri di distanza, Giulia stava entrando nella stanza d’hotel.
Alessandro la aspettava in piedi, vicino alla finestra. Era imponente, occupava lo spazio con sicurezza, autorità, virilità. Non disse una parola. Appena lei chiuse la porta, la spinse contro il muro, le infilò una mano sotto il vestito e le strappò quasi il perizoma.
«Cazzo, quanto sei bagnata,» ringhiò, infilandole due dita dentro la figa fradicia.
Giulia gemette forte, la testa rovesciata all’indietro.
«Scopami,» sussurrò. «Scopami come una troia.»
Alessandro non se lo fece ripetere. Le alzò il vestito fino alla vita, le aprì le gambe e le infilò il cazzo grosso e duro in un colpo solo. Giulia urlò di piacere, le unghie conficcate nella sua schiena.

Luca, a casa, si masturbava più veloce. Immaginava esattamente quello che stava succedendo. Immaginava Alessandro che la sbatteva contro il muro, il suono delle palle che sbattevano contro la figa di sua moglie. Il telefono era sul tavolino, silenzioso. Aspettava un messaggio. Aspettava di soffrire.

Alessandro girò Giulia, la piegò sul letto a pecora. La figa era fradicia, le grandi labbra gonfie e aperte, lucide di umori. Le diede uno schiaffo forte sul culo, poi le puntò il cazzo contro il buco del culo.
«Stasera mi prendo anche questo,» disse con voce bassa e roca. «Lo vuoi?»
Giulia annuì, la voce spezzata.
«Sì… prendilo. È tuo.»
Alessandro spinse delicatamente, ma con sicurezza. Era uno che di culi ne aveva rotti tanti. Sapeva come fare. Spinse la cappella contro il buchetto stretto, sentì la resistenza, poi la sentì cedere. Giulia urlò, un misto di dolore e piacere.
Luca, a casa, sentì il telefono vibrare.
Un messaggio di Giulia.
È dentro. Mi sta inculando. Sto urlando.
Luca gemette forte e continuò a masturbarsi, gli occhi fissi sullo schermo. Con lui non lo aveva mai fatto, lui non aveva mai inculato sua moglie. Non aveva mai avuto il coraggio di chiederglielo, e ora lei lo stava facendo con un altro.

Alessandro spinse più a fondo, centimetro dopo centimetro, fino a seppellirsi completamente nel culo di Giulia. Lei tremava, la faccia premuta contro il materasso, la saliva che le colava dalla bocca.
«Cazzo… è grosso… mi spacca…» ansimava.
Alessandro cominciò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte. Il culo di Giulia si adattava, si apriva, lo accoglieva. Ogni spinta produceva un rumore osceno, bagnato, volgare.

Luca, a casa, era disperato. Si masturbava furiosamente, ma non riusciva a venire. Voleva soffrire ancora.
Un altro messaggio di Giulia.
Mi sta rompendo il culo. Sto venendo come una puttana. Ti amo.
Luca gemette, gli occhi pieni di lacrime di eccitazione e umiliazione.

Alessandro accelerò, le mani strette sui fianchi di Giulia, la sbatteva come una troia da bordello. Il letto cigolava, il suono delle palle che sbattevano contro la figa fradicia riempiva la stanza. Giulia veniva di nuovo, urlava, il corpo scosso da spasmi violenti.
Alla fine Alessandro grugnì, spinse fino in fondo e venne dentro il culo di Giulia, riempiendola con getti caldi e densi.
Giulia rimase lì, a quattro zampe, il culo aperto e pieno, il respiro spezzato.
Poi prese il telefono con mano tremante e scrisse a Luca:
Si è preso il mio culo e l’ho adorato. Ora è suo.
Luca lesse il messaggio e venne con un gemito rauco, schizzando sul pavimento del salotto, il corpo scosso da spasmi.
Rimase lì, ansimante, il cazzo ancora in mano, lo sperma che gli colava tra le dita.
Poi, senza pensarci, chiamò Sofia.
Lei rispose al secondo squillo.
«Dimmi,» disse con voce morbida.
Luca aveva la voce rotta.
«Lei… lei gli ha dato il culo. Gli ha detto che ora è suo.»
Sofia rimase in silenzio per un secondo, poi rise piano, un suono basso e soddisfatto.
«Bravissimo, Luca. Stai scendendo esattamente dove volevamo.»
Luca chiuse gli occhi, il sapore della sconfitta e dell’eccitazione mescolato sulla lingua.
Sofia aggiunse, con tono quasi tenero:
«Domani vieni da me. Voglio che mi racconti tutto. Voglio che tu riviva tutto, e che mica come ti fa sentire.»
Luca annuì, anche se lei non poteva vederlo.
«Sì,» sussurrò.
Sofia chiuse la chiamata.
Luca rimase solo in casa, il telefono in mano, il cazzo ancora mezzo duro, il pavimento sporco del suo sperma.
Giulia era ancora con Alessandro.
E lui era esattamente dove Sofia voleva che fosse.
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2026-04-13
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