La terza volta
di
Virtualslv
genere
dominazione
Erano passati mesi dalla seconda e ultima sessione fatta insieme a lui. C’era voluto tanto tempo per decidere di fare la prima, a luglio, replicata a settembre al ritorno dalle vacanze e ora, a giugno dell’anno successivo ci apprestavamo a fare la terza.
Doveva essere un percorso con tante tappe che, senza fretta, mi avrebbe portato da un uomo curioso e un po’ perverso a una schiavetta fatta e finita.
Avevo apprezzato tremendamente le prime due sessioni, troppo, e questo mi ha spaventato frenando all’inizio sull’organizzare una terza sessione e, alla fine, la mancanza di un luogo dove farla ha fatto il resto. Ma ora, complice la casa di un amico dove già ci eravamo visti per la prima sessione “libera”, ero pronto.
Lui è bravo, bravissimo, mi sembra che viva nella mia testa, sa quello che mi piace, ne abbiamo parlato tanto in chat, ma è anche bravissimo a centellinarlo, senza farmi esagerare e fare tutto in pochi minuti, facendomi godere ogni attimo della sessione e chiudendola lasciandomi li con la voglia di andare oltre.
So già quale sarà il tema della sessione, sostanzialmente gliel’ho chiesto io e lui ha accettato di buon grado. Ma so anche che una delle cose che apprezzo maggiormente di lui è che all’interno di quanto è stato prefissato lui si muove liberamente, non seguendo un copione ma una traccia che interpreta a modo suo. Questo rende il tutto enormemente più interessante.
So anche che devo essere punito perché l’ho fatto attendere tanto, ma la punizione invece mi è ignota.
L’inizio è sempre uguale, resto con addosso solo le mutande mentre lui mi gira intorno, mi palpa tutto, poi inizia a giocare con i capezzoli, li tira e li strizza, scende e mi accarezza il pacco da sopra i boxer, poi passa dietro e li abbassa fino alle ginocchia. Da dietro sento la mano prendermi le palle e strizzarle… le tira. Con l’altra mano tra le spalle mi spinge in avanti fino a farmi appoggiare con le mani al tavolo. Con un piede tra le mie gambe mi indica che devo allargarle. Parla poco ma si fa sempre capire. Mi arrivano subito 4 schiaffi sul culo, forti, inaspettati. Non lo aveva mai fatto. Li giustifica come parte della punizione. Ora allarga le chiappe, espone il buco, ci passa un dito e poi inserisce una falange dentro. È ancora stretto come piace a lui.
Altri 4 schiaffi seguono il momento in cui toglie il dito dal buchetto. Siamo pronti per la sessione vera e propria ora.
Ho già preparato tutto, il tavolo è sgombro e lui mi aiuta a salirci, mi fa mettere prima a 4 zampe e poi faccia a terra. Nuovamente colpisce le mie natiche, mi fa contare, mi dice che quella è la mia punizione e finirà solo quando il culo avrà la tonalità di rosso che più lo aggrada. Il pisello sta già colando umori, come al solito, questa cosa lo diverte molto. Dispensa anche qualche schiaffo alle mie palle, pratica che ho scoperto di apprezzare tantissimo grazie a lui.
Smette, non oso immaginare il colore delle mie chiappe ma ora lo sento armeggiare tra le cose che ho preparato per lui, so cosa mi aspetta, non so in che ordine.
Non sono mai venuto davanti a lui, ma oggi è prevista una lunga mungitura in quella posizione scomoda e umiliante. I miei genitali e il mio ano sono disponibili davanti ai suoi occhi.
Sento il freddo del lubrificante colare tra le mie chiappe, attraversare il buco, scendere sulle mie palle e percorrere tutta l’asta andando ad aggiungersi alla colata di precum che dalla cappella raggiunge la superficie del tavolo. Ora lo sento mettersi comodo, si siede dietro di me, ha davanti agli occhi tutte le mie zone più private, mi sento incredibilmente esposto.
Sento la sua mano destra impugnare il mio cazzo, lentamente lo scappella e lo chiude un paio di volte, lo riempie per bene di lubrificante mentre contemporaneamente spalma il liquido oleoso sul mio buco, prima esternamente e poi internamente. È la scena che mi sono sempre immaginato, sono quasi in estasi. 30 secondi, forse nemmeno, complice anche la settimana di astinenza che mi aveva imposto prima, e sul tavolo si deposita una pozza biancastra mentre i muscoli del mio culo stanno stritolando il dito del Padrone. Ride, ma non smette di menarmi il cazzo.
Fa male ora, anche se ha tolto il dito dal culo. Lo sento di nuovo armeggiare tra gli oggetti a sua disposizione, è il turno del plug che viene pucciato nella mia sborra e inserito nel mio culo ampiamente lubrificato ma ancora poco abituato alle intrusioni.
Per un po’ fa dentro fuori col plug, ogni tanto lo toglie per tornare a bagnarlo nella pozza tra le mie gambe mentre a parole sottolinea abbondantemente il fatto che finalmente una cagna come me ha della sborra in culo. Ci vuole poco a farmelo tornare duro ma molto di più a farmi godere per la seconda volta andando a ripopolare la pozzanghera bianca tra le mie gambe.
Inizio a essere stanco, mi fanno male le ginocchia e soprattutto mi fa malissimo il cazzo. Il Padrone se ne accorge e mi fa scendere dal tavolo e mettere in ginocchio. Ho già capito.
Nelle precedenti sessioni avevo iniziato a familiarizzare con un “uomo”, arrivando fino ad usarlo come Lucidalabbra, ma non ero mai andato oltre. Ora sapevo che avrei dovuto farlo.
Mi fa stare lì, nudo, in ginocchio, il cazzo dolorante e gocciolante, il culo ripieno del plug e della mia sborra, con la bocca aperta e la lingua fuori mentre lui si spoglia con calma.
Ora è nudo, ho il suo cazzo davanti agli occhi, me lo mostra per bene, lo scappella e mi ordina di baciargli la cappella. Eseguo. Come eseguo gli ordini di baciargli le palle, l’asta e di nuovo la cappella.
Sono come in trance; eppure sono eccitatissimo nonostante due orgasmi appena avuti in pochi minuti. Ora mi fa tirare fuori la lingua, ci appoggia la cappella, sento per la prima volta il sapore di un altro uomo. Pensavo peggio, si può fare. Ora ci appoggia le palle e nuovamente la cappella. Adesso mi ordina di leccarglielo tutto. Sono in difficoltà ma eccitatissimo, lecco il suo cazzo immaginando come mi piacere che venisse leccato il mio, il tutto mentre non lesina gli apprezzamenti e gli insulti.
Ora mi chiede di aprire la bocca e lo mette dentro. Mi tiene la testa ferma con le mani mentre mi parla e mi dice quanto ci è rimasto male e quanto l’avevo deluso a farlo aspettare così tanto mentre io posso respirare solo col naso.
Quando si stacca mi guarda divertito riprendere aria mentre mi dice che sono stato bravo. Passa un dito nella pozzetta del mio sperma e me lo offre da succhiare dicendomi che presto l’avrei assaggiata dalla fonte.
Mi fa tornare in posizione a 4 zampe e torna a giocare col plug con cui fa dentro e fuori una decina di volte. Gemo.
Riprende a mungermi, il cazzo fa male, non è neanche completamente duro ma lo sento che collabora al suo gioco. Sa che umiliandomi mi eccita terribilmente così per farmi venire per la terza volta inizia a raccontarmi delle prossime volte, di quello che mi aspetta, di dove mi vuole portare… Vengo ancora. Esce pochissimo ma ho un orgasmo profondo e doloroso.
Ora è soddisfatto, abbiamo finito. Ci rivestiamo ma non vuole che tolga il plug. Mi chiede di toglierlo dopo un’ora, mandandogli un piccolo video conclusivo della giornata.
Sono sfinito, quante “prime volte” oggi. È andata come speravo e mi aspettavo, sono contento ma di nuovo spaventato. Mi è di nuovo piaciuto troppo.
Doveva essere un percorso con tante tappe che, senza fretta, mi avrebbe portato da un uomo curioso e un po’ perverso a una schiavetta fatta e finita.
Avevo apprezzato tremendamente le prime due sessioni, troppo, e questo mi ha spaventato frenando all’inizio sull’organizzare una terza sessione e, alla fine, la mancanza di un luogo dove farla ha fatto il resto. Ma ora, complice la casa di un amico dove già ci eravamo visti per la prima sessione “libera”, ero pronto.
Lui è bravo, bravissimo, mi sembra che viva nella mia testa, sa quello che mi piace, ne abbiamo parlato tanto in chat, ma è anche bravissimo a centellinarlo, senza farmi esagerare e fare tutto in pochi minuti, facendomi godere ogni attimo della sessione e chiudendola lasciandomi li con la voglia di andare oltre.
So già quale sarà il tema della sessione, sostanzialmente gliel’ho chiesto io e lui ha accettato di buon grado. Ma so anche che una delle cose che apprezzo maggiormente di lui è che all’interno di quanto è stato prefissato lui si muove liberamente, non seguendo un copione ma una traccia che interpreta a modo suo. Questo rende il tutto enormemente più interessante.
So anche che devo essere punito perché l’ho fatto attendere tanto, ma la punizione invece mi è ignota.
L’inizio è sempre uguale, resto con addosso solo le mutande mentre lui mi gira intorno, mi palpa tutto, poi inizia a giocare con i capezzoli, li tira e li strizza, scende e mi accarezza il pacco da sopra i boxer, poi passa dietro e li abbassa fino alle ginocchia. Da dietro sento la mano prendermi le palle e strizzarle… le tira. Con l’altra mano tra le spalle mi spinge in avanti fino a farmi appoggiare con le mani al tavolo. Con un piede tra le mie gambe mi indica che devo allargarle. Parla poco ma si fa sempre capire. Mi arrivano subito 4 schiaffi sul culo, forti, inaspettati. Non lo aveva mai fatto. Li giustifica come parte della punizione. Ora allarga le chiappe, espone il buco, ci passa un dito e poi inserisce una falange dentro. È ancora stretto come piace a lui.
Altri 4 schiaffi seguono il momento in cui toglie il dito dal buchetto. Siamo pronti per la sessione vera e propria ora.
Ho già preparato tutto, il tavolo è sgombro e lui mi aiuta a salirci, mi fa mettere prima a 4 zampe e poi faccia a terra. Nuovamente colpisce le mie natiche, mi fa contare, mi dice che quella è la mia punizione e finirà solo quando il culo avrà la tonalità di rosso che più lo aggrada. Il pisello sta già colando umori, come al solito, questa cosa lo diverte molto. Dispensa anche qualche schiaffo alle mie palle, pratica che ho scoperto di apprezzare tantissimo grazie a lui.
Smette, non oso immaginare il colore delle mie chiappe ma ora lo sento armeggiare tra le cose che ho preparato per lui, so cosa mi aspetta, non so in che ordine.
Non sono mai venuto davanti a lui, ma oggi è prevista una lunga mungitura in quella posizione scomoda e umiliante. I miei genitali e il mio ano sono disponibili davanti ai suoi occhi.
Sento il freddo del lubrificante colare tra le mie chiappe, attraversare il buco, scendere sulle mie palle e percorrere tutta l’asta andando ad aggiungersi alla colata di precum che dalla cappella raggiunge la superficie del tavolo. Ora lo sento mettersi comodo, si siede dietro di me, ha davanti agli occhi tutte le mie zone più private, mi sento incredibilmente esposto.
Sento la sua mano destra impugnare il mio cazzo, lentamente lo scappella e lo chiude un paio di volte, lo riempie per bene di lubrificante mentre contemporaneamente spalma il liquido oleoso sul mio buco, prima esternamente e poi internamente. È la scena che mi sono sempre immaginato, sono quasi in estasi. 30 secondi, forse nemmeno, complice anche la settimana di astinenza che mi aveva imposto prima, e sul tavolo si deposita una pozza biancastra mentre i muscoli del mio culo stanno stritolando il dito del Padrone. Ride, ma non smette di menarmi il cazzo.
Fa male ora, anche se ha tolto il dito dal culo. Lo sento di nuovo armeggiare tra gli oggetti a sua disposizione, è il turno del plug che viene pucciato nella mia sborra e inserito nel mio culo ampiamente lubrificato ma ancora poco abituato alle intrusioni.
Per un po’ fa dentro fuori col plug, ogni tanto lo toglie per tornare a bagnarlo nella pozza tra le mie gambe mentre a parole sottolinea abbondantemente il fatto che finalmente una cagna come me ha della sborra in culo. Ci vuole poco a farmelo tornare duro ma molto di più a farmi godere per la seconda volta andando a ripopolare la pozzanghera bianca tra le mie gambe.
Inizio a essere stanco, mi fanno male le ginocchia e soprattutto mi fa malissimo il cazzo. Il Padrone se ne accorge e mi fa scendere dal tavolo e mettere in ginocchio. Ho già capito.
Nelle precedenti sessioni avevo iniziato a familiarizzare con un “uomo”, arrivando fino ad usarlo come Lucidalabbra, ma non ero mai andato oltre. Ora sapevo che avrei dovuto farlo.
Mi fa stare lì, nudo, in ginocchio, il cazzo dolorante e gocciolante, il culo ripieno del plug e della mia sborra, con la bocca aperta e la lingua fuori mentre lui si spoglia con calma.
Ora è nudo, ho il suo cazzo davanti agli occhi, me lo mostra per bene, lo scappella e mi ordina di baciargli la cappella. Eseguo. Come eseguo gli ordini di baciargli le palle, l’asta e di nuovo la cappella.
Sono come in trance; eppure sono eccitatissimo nonostante due orgasmi appena avuti in pochi minuti. Ora mi fa tirare fuori la lingua, ci appoggia la cappella, sento per la prima volta il sapore di un altro uomo. Pensavo peggio, si può fare. Ora ci appoggia le palle e nuovamente la cappella. Adesso mi ordina di leccarglielo tutto. Sono in difficoltà ma eccitatissimo, lecco il suo cazzo immaginando come mi piacere che venisse leccato il mio, il tutto mentre non lesina gli apprezzamenti e gli insulti.
Ora mi chiede di aprire la bocca e lo mette dentro. Mi tiene la testa ferma con le mani mentre mi parla e mi dice quanto ci è rimasto male e quanto l’avevo deluso a farlo aspettare così tanto mentre io posso respirare solo col naso.
Quando si stacca mi guarda divertito riprendere aria mentre mi dice che sono stato bravo. Passa un dito nella pozzetta del mio sperma e me lo offre da succhiare dicendomi che presto l’avrei assaggiata dalla fonte.
Mi fa tornare in posizione a 4 zampe e torna a giocare col plug con cui fa dentro e fuori una decina di volte. Gemo.
Riprende a mungermi, il cazzo fa male, non è neanche completamente duro ma lo sento che collabora al suo gioco. Sa che umiliandomi mi eccita terribilmente così per farmi venire per la terza volta inizia a raccontarmi delle prossime volte, di quello che mi aspetta, di dove mi vuole portare… Vengo ancora. Esce pochissimo ma ho un orgasmo profondo e doloroso.
Ora è soddisfatto, abbiamo finito. Ci rivestiamo ma non vuole che tolga il plug. Mi chiede di toglierlo dopo un’ora, mandandogli un piccolo video conclusivo della giornata.
Sono sfinito, quante “prime volte” oggi. È andata come speravo e mi aspettavo, sono contento ma di nuovo spaventato. Mi è di nuovo piaciuto troppo.
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