La mia passione Pasquale

di
genere
sadomaso

Ho pagato una mistress, una autentica professionista dellatortura, per farmi passare una nottata di strazio nella notte di Pasqua.
La troia ha voluto duemila euro per accontentarmi.
Sono entrata a casa sua all'orario prefissato le ho dato i duemila euro concordati.
E lei tutta contenta mi ha portata in una stanza dove mi ha fatta spogliare.
Ero emozionata,un pochino spaventata, ma sicura che quela troia mi avrebbe fatto soffrire come in maniera sicura; facendomi passare lamia passione Pasquale.
Lei mi disse che aveva predisposto tutto per farmi passare una vera "Via Crucis" con cui potevo festeggiare la Pasqua.
Una volta nuda mi infilò nel culo un lungo cazzo finto assiccurato ai fianchi in modo che non potesse uscire dal mio ano, dal mio intestino, nonostante il fastidio che mi dava.
Mi penetrò l'uretra con un lungo e spesso cordone di acciaio che mi fece urlare mentre lei mi sfondava l'uretra con quel "serpente di acciaio".
Ammirai la tecnica della puttana; ci sapeva fare cominciai a pensare che avevo speso bene i miei soldi.
Ero sempre più contenta, ed eccitata.
Lei se ne accorse e dopoavermi dato un forte pugno nei coglioni, che mi fece ammosciare mi legò le palle con dei pesi applicati alla estremità della corda.
Mi resi conto che ogni movimento mi provocava un dolore alle palle.
Poi dopo avermi sputato in bocca mi mise dei morsetti ai capezzoli.
Erano moto duri e mi facevano eccitare; il mio cazzo ingrossandosi ingoiava l'asta d'acciaio infilata nella mia uretra, fissata al legaccio alle palle.
Poi la puttana mi mise al centro della stanza e mi lego le mani al soffitto tirandole finchè non cominciai a gemere per il dolore.
Ai miei piedi mise un vassoio quadrato ricoperto di ghiaia su cui appoggiai i miei piedi sentendone il dolore di quei clasti che ferivano la carne dei miei piedi.
Lei urinò su quel vassoio e poi dopo aver spento la luce mi augurò una buona Pasqua.
Chiuse la porta ed io rimasi sola ad affrontare la mia passione.
Il mio ano soffriva per quell'enorme oggetto infilatomi dentro che non potevo rigettare, il mio cazzo penetrato da una fastidiosa ruvida asta di acciaio era una fonte di dolore,
Le palle mi esplodevano di dolore ad ogni movimento, i capezzoli mi facevano esplodere la mente dal dolore.
Ma più di tutto il dolore ai piedi poggiati sulla ghiaia mi procuravano la sofferenza maggiore.
Ero entusiasta; al buio nel silenzio della stanza dove ero stata abbandonata, le mie uniche sensazioni erano i dolori che provavo.
Mi sentivo in un altro universo fatto solo di dolore che aumentava man mano che le ore passavano.
Gemevo mi agitavo, aumentando ad ogni movimento il dolore degli oggetti che mi tormentavano.
Era così cominciata la mia Passione Pasquale; non sapevo quanto sarebbe durata ne come ne sarei uscita.
Intanto gemevo ed urlavo ora dopo ora per la sofferenza.
Non sapevo quanto tempo fosse passato dall'inizio della mia passione; il buuo in cui mi trovavo e la sofferenza mi avevano fatto entrare in una dimensione temporale particolare.
Con il tempo e con il progredire dela sofferenza i miei gemiti e lamenti cominciarono a divenire sempre più rari.
Non ce la facevo più ed i mio cazzo era sempre più duro per ciò che stavo patendo.
Semincoscente per il dolore e per l'eccitazzione vide aprirsi la porta della stanza ed accendersi la luce che ferì i miei occhi.
La puttana mi disse che erano passate ventiquattro ore e che era finito il tempo per cui avevo pagato.
Mi slegò e poi mi ordinò di togliermi gli strumenti di tormento che mi avevano aflitto.
Cominciai dai morsetti ai capezzoli, poi proseguì con la ruvida sonda all'uretra, ed al legaccio alle palle.
Lei mi guardava pietosamente mentre io con lentezza e sofferenza mi liberavo da quegli utensili di tormento.
Quando mi tolsi dal culo l'enorme dildo quello era pieno di merda, la troia mi obbligò di leccarlo perchè non voleva avere un oggetto di lavoro sporco dalla mia lurida merda.
Io comincia a leccarlo ed a succhiarlo ingoiando gli amari pezzi di merda che lo ricoprivano.
Intanto mi masturbavo eccitata come una bestia da quella umiliazione e dal dolore che provavo.
Arrivai sborrando come una bestia; quella sborrata da sola valeva i duemila euro pagati.
La troia mi lasciò sola per riprendermi.
Rientrò dopo alcuni minuti chiedendomi se ero in grado di andarmene; io le risposi che ero sfinita ma che ce la avrei fatta ad andarmene.
Mi butto addosoo i miei stracci, io mi ricoprii e dolorante e claudicante me ne tornai a casa contenta di aver onorato la passione Pasquale.

Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".
scritto il
2026-04-03
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