L'ospizio "Casa della Carità", l'arrivo.

di
genere
feticismo

Il demente delle seghe si presenta al nostro ufficio.
Io ed Alessia lo invitiamo a sedersi al banco; quella merda umana fa schifo ma è un buon pagatore e la nostra "Agenzia EsseEmme" è una attività commerciale per cui accogliamo benevolmente i buoni clienti.
Quello scemo si siede davanti alla nostra scrivania e prima ancora di cominciare a parlare quel depravato tira fuori il suo cazzo e comincia toccarsi; non ne può fare meno, è proprio un maniaco onanista.
Noi rimaniamo indifferenti, lui non è l'unico cliente che si tocca mentre ci espone le sue esigenze.
Loa lasciamo fare per un poco; poi lo invitiamo ad esplicitarci le sue esigenze.
Lui aumentando l'attività masturbatoria, evidentemente eccittato dai pensieri che ci avrebbe espresso, cominciò a balbettare sconnessamente, parlando di vecchi, di cazzi, di piedi schifosi.
Capimmo che da quel demente, al momento non avremmo potuto cavare di più; era talmente preso dai suoi desideri e dalla sua eccitazione che non avrebbe potuto esprimersi in maniera razionale.
Io ed Alessia ci alzammo tiarammo su di peso quel deficente e lo scaraventammo nel retrobottega dove gli dicemmo che avrebbe potuto masturbarsi finchè non avrebbe ripreso la ragione.
Riprendemmo la nostra attività ricevendo diversi clienti e trovando le soluzioni ai loro desideri sessuali e passionali.
Arrivò l'ora di chiusura e dopo aver tirato giù la saracinesca, ci ricordammo del demente nel retobottega.
Quando aprimmo la porta ci arrivò un forte affluvio di sperma; quel depravato si era masturbato per ore, imbrattando tutto il locale con il suo schifoso fluido.
Irritate per quello spregio al nostro locale io ed Alessia caominciammo a pisciargli addosso.
Quel porco schifoso si era spogliato nudo lasciando i suo vestiti in un angolo; noi per spregiarlo pisciammo anche su quelli.
Svotate le nostre vesciche gli chiedemmo il motivo per cui era venuto da noi; lui continuando ossessivamente a tenere la sua mano sul cazzo, ma più razionale ci disse che voleva soddisfare il desiderio di spompinare vecchi; di ingoiare il loro piscio rancido di leccare piedi di vecchie vecchie.
Noi lo ascoltammo con pazienza, pensando a quanto potevamo offrirli.
Poi dopo averli promesso che ci saremmo date da fare e che lo avremmo chiamato al più presto; lo caccciamo a calci attraverso la porta sul retro.
Mentre lui, nudo e pisciato, buttato come uno straccio in uno sporco angolo del vicolo, sul retro del negozio, riprese a masturbarsi.
Gli gettammo addosso i suoi vestiti impregnati del nostro piscio e lo lasciammo lì nudo, come un verme schifoso a masturbarsi disperatamente.
Noi tornammo a casa lasciando quella schifezza d'uomo ad arrangiarsi a tornare a casa con i suoi vestiti pisciati.

Il giorno dopo rientrati all'ufficio verificammo che quella merda non fosse più presente sul retro del nostro negozio; non volevamo avere proteste per aver lasciato spazzature umane attorno alla nostra attività.
Poi ci concentrammo su come accontetare quella schifezza; ci aveva chiesto qualcosa di difficile; ma ci venne una idea.
Ci ricordammo di un ospizio dove venivano ospitati i vecchi usciti dal carcere e che non avevano altra prospettiva che essere ospitati là.
Era molto lontano ma decidemmo che avremmo dovuto andare di persona a parlare con i responsabili per vedere se riuscivamo ad avere un accordo.
Ci prendemmo una mezza giornata di chiusura, rimandando diversi appuntamenti, raggiungemmo l'ospizio "Casa della Carità" nel primo pomeriggio.
Presentandoci come imprenditori, cosa che effettivamente eravamo, ottenemmo di parlare con la direttrice.
Lei ci accolse amichevolmente e dopo vari convenevoli, arrivammo al dunque presentando le nostre richieste per il nostro cliente.
Lei rimase perplessa e scandalizzata per la nostra esigenza, sembrava che volesse cacciarci.
Ma quando tirammo fuori un grosso fascio di banconote il suo ateggiamento cambiò addolcendosi.
Dopo aver disposto il soldi sulla sua scrivania ed averla assicurata che molti altri sarebbero arrivati.
Lei disse che potevamo arrivare ad un accordo.
Riprese a chiedere quale erano le esigenze del nostro cliente; noi dopo averle ripetute ottenemmo una ottima risposta dalla direttrice.
Ci disse che quello era un pensionato particolare, ospitava essenzialmente gli anziani uomini e donne che dopo aver terminato la loro pena erano oramai in età troppo avanzata per trovare altra sistemazione che l'ospizio.
Si trattava di anziani che avevano fatto molti reati anche sessuali; soprattutto le donne che per lo più erano ex prostitute.
Le rispondemmo che era l'ideale per il nostro cliente.
Lei ci disse che per il giusto compenso avrebbe chiuso un occhio e che avrebbe "ospitato" il nostro cliente per diversi giorni per cercare i suo piaceri e che senz'altro gli ospiti lo avrebbero accontentato.
Concluso l'accordo con la direttrice andammo a prendere il demente per portarlo nel suo desiderato paradiso.
Entrammo nel tugurio dove viveva quello schifoso; lo trovammo come le altre volte a masturbarsi nella sporcizia, nella spazzatura e nella puzza.
Mentre quella merda si masturbava davanti a noi gli spiegammo che avevamo trovato ciò che cercava; sarebbe stato prigioniero per alcuni giorni in un ospizio di anziani ex detenuti e detenute.
Quel porco schifoso alla notizia arrivò di colpo, scansammo il suo getto di sperma per un millimetro.
Poi gli dicemmo che la prestazione gli sarebbe costata molto cara; gli proponemmo la cifra, lui non battè ciglio ed accetto.
Pagò con una carta di credito; noi eravamo un poco perplese per come uno che viveva, in tugurio, quasi in una fogna, avesse una simile disponibilità di denaro.
Comunque sia una volta accertato il pagamento lo caricammo nudo nel bagagliao della macchina.
Dopo un lungo viaggio arrivvammo all'ospizio.
Scaricammo lo schifoso davanti all'ingresso della struttura dove ci aspettava la direttice.
Lei guardando con disgusto quella massa vivente, sporca e puzzolente, ci chiese retoricamente se era lui il sottomesso.
Noi gli rispondemmo di sì.
Lei ci rispose di portare quello schifo dentro; noi cominciammo a prendere a calci la merda per farlo entrare.
La direttrice ci fece entrare in cantina dove ci indicò un loculo sporco e puzzolente dove lasciare la merda.
Dopo aver lasciato quello schifo nella sporcizia del loculo gli sputammo addosso mentre lui aveva ricominciato a masturbarsi.
Insieme alla direttrice salimmo nella sala mensa dell'ospizio, dove erano stati riuniti tutti gli ospiti.
Noi e la direttrice ci sedemmo su un lato di un lungo tavolo, davanti agli astanti.
La direttrice disse che c'era una novità positiva per tutti quanti; una novità che avrebbe portato dei guadagni in denaro e vari bonus come un miglior vitto.
I vecchi si espressero rumorosamente contenti dalle prospettive.
Poi la direttrice ci presentò come degli imprenditori che volevano migliorare lo stato dell'ospizio.
Poi però affermò che tali facilitazioni sarebbero stati consenguenti ad una loro partecipazione.
Si trattava di accontentare una persona con dei desideri particolari; una persona pervertita che trovava soddisfazione sessuale ad avere rapporti con anziani.
E soprattutto rapporti particolari; amava avere rapporti omossessuali con gli anziani; leccare i piedi dei vecchi e delle vecchie ed altre cose simili.
La direttrice aggiunse che i compensi sarebbero stati notevoli; e la platea degli anziani espresse la sua approvazione con un lunghissimo applauso.
Poi dopo aver ricevuto il consenso della platea la direttrice con un fare spettacolare fece entrare il demente legato al guinzaglio e trascinato da un inserviente.
Quel corpo nudo condotto come una bestia fece eccitare i vecchi che si entusiasmarono rumorosamente in una senile esplosione di gioia.
La direttrice sottovoce ci disse che aveva dovuto corrompere diversi dipendenti, per accettare la cosa e che il compenso economico avrebbe dovuto essere rivisto.
Noi le rispondemmo che ne avremmo riparlato.
Intanto il demente veniva esposto nudo, portato avanti ed indietro, davanti agli anziani che provavano un fremente momento di vitalità a vedere quel corpo che sarebbe stato a loro disposizione.

Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è "riccalupa@gmail.com".




scritto il
2026-05-11
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