Suo fratello è un toro 7

di
genere
tradimenti

Rimanemmo a guardarci per qualche secondo.

Il silenzio della casa era tornato improvvisamente pesante, quasi irreale.

Fu lui il primo a muoversi.

Si alzò e si gettò sull’altra poltrona, posta un po’ lontana dalla mia. Per un attimo sembrò quasi divertito, ma nei suoi occhi c’era qualcosa di diverso rispetto a prima.

Mi guardò e disse provocatoriamente: «Adesso siamo davvero nei guai».

Sorrisi appena.

«Lo eravamo già.»

Lui mi studiò per un momento.

Come se stesse cercando di capire quanto fossi consapevole di quello che era appena successo.

«Non ti ho costretta.»

«Lo so.»

«E non è stato un incidente.»

Scossi leggermente la testa.

«No.»

Quelle parole rimasero sospese tra noi per qualche secondo.

Fuori, nel giardino, il vento continuava a muovere lentamente i rami degli alberi.

Lui si passò una mano tra i capelli ancora umidi per l’allenamento.

Poi si voltò verso di me.

«Sai qual è la parte più assurda?» disse.

«Quale?»

Fece un piccolo sorriso.

«Che lo sapevo.»

«Cosa?»

«Che prima o poi sarebbe successo.»

Non risposi.

In fondo… lo avevo saputo anch’io.

Da molto prima.

Presa da non so quale istinto mi misi a gattonare sensualmente verso di lui.

Lui rimase sorpreso, seduto sulla poltrona.

«Adesso che fai?» chiese.

Mi fermai davanti a lui e lo fissai.

Guardai l’ora, pensai che non potesse mancare molto al ritorno del mio fidanzato.

Ma l’istinto prese il sopravvento.

«La domanda giusta non è quella.» dissi.

«E qual è?»

Appoggiai le mani sui suoi pantaloncini.

«Riuscirai a venire prima che torni?»

Gli tolsi pantaloncini e mutande. E rimasi senza parole.

«Sorpresa?» disse ridendo.

Quello che avevo davanti era un cazzo lungo e spesso, una bestia di dimensioni mai viste.

Lo osservai.

Poi iniziai a leccarlo da cima a fondo.

«So che sei abituata a altre dimensioni. Ma già percepisco del talento.»

Mi fermai, lo guardai e gli dissi.

«Dai non fare lo stronzo… È pur sempre tuo fratello…» ma non riuscii a trattenere le risate.

Poi ripresi a leccare. Senza esitazioni.

Il mio cuore accelerò leggermente.

Ma quando lo misi tra le labbra si fermò per un attimo.

Non ho mai provato questa difficoltà.

Lui mi prese la testa per guidare i miei movimenti.

Pian piano lo presi tutto in bocca.

Cercai di dare il meglio.

«Sei una maestra del pompino.» disse.

Lo guardai negli occhi.

Gli unici suoni che emettevo erano versi di piacere.

Devo ammettere che il lavoro che stavo facendo mi soddisfaceva parecchio.

E le sue espressioni di godimento confermavano che stavo facendo bene.

Ad un certo punto mi tornò in mente che il mio fidanzato sarebbe potuto tornare da un momento all’altro.

Eppure… non mi spostai.

Continuai a succhiarlo con impegno.

«Cazzo, sei proprio brava.» disse lui.

A quel punto aumentai il ritmo.

Poi, all’improvviso, sentimmo un rumore lontano.

Erano gli ingranaggi dell’ascensore.

Entrambi ci guardammo negli occhi.

Il mio cuore fece un salto. Mi fermai.

Lui guardò verso la porta d’ingresso.

«Non puoi farmi questo… Devo venire…» disse piano.

Non sapevo che fare.

Volevo fermarmi, ma lui mi tenne la testa.

Il suo pene ben conficcato nella mia gola.

L’ascensore stava salendo, il rumore era chiaro.

Ma lui non ebbe né pietà né timore.

Per un attimo nessuno dei due respirò.

Poi lui venne. Copiosamente. Nella mia gola.

Il suo sguardo tornò provocatoriamente lucido.

«Credo che il tuo fidanzato sia tornato.»

Io ingoiai tutto. Bevvi ogni goccia della sua sborrata galattica.

Poi sentimmo la chiave girare. Il mio fidanzato stava entrando.

Io mi riofiondai sulla poltrona e dissi al mio nuovo amante.

«Copriti!»

Lui ridendo rimise mutande e pantaloncini.

Io nel mentre cercavo di ridarmi un contegno.

Poi udii dalla zona dell’ingresso.

«Ciao amore! Eccomi qua!»

«Ehmmm… Cia…» deglutii e tossii… «Ciao amore…».
scritto il
2026-03-09
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