Suo fratello è un toro 6

di
genere
tradimenti

Per qualche secondo nessuno dei due si mosse.

Eravamo ancora troppo vicini.

Lui prese a baciarmi il collo.

Sentivo il suo respiro caldo sulla pelle e l’odore del mio profumo già si mescolava a quello del sudore sulla sua maglietta.

Il silenzio della casa era diventato improvvisamente più pesante.

Fu lui a parlare per primo.

«Adesso puoi ancora dirmi di fermarmi.»

La sua voce era più bassa di prima.

Quasi seria.

Lo guardai.

I suoi occhi avevano ancora l’aria provocatoria dei giorni precedenti.

Ma sembravano cercare una risposta vera.

Abbassai lo sguardo per un momento.

Poi tornai a incontrare il suo.

E non dissi nulla.

Lui inspirò lentamente.

Come se avesse appena capito tutto.

La sua mano, che era rimasta sulla mia spalla, scivolò lentamente lungo il braccio.

Non con fretta.

Quasi con cautela.

Io non mi allontanai.

Anzi, per un attimo mi avvicinai ancora di più.

Il secondo bacio arrivò senza che nessuno dei due dovesse pensarci davvero.

Questa volta fu diverso.

Non più un gesto improvviso.

Non più una sfida.

C’era qualcosa di più deciso.

Le sue mani si posarono sul mio culo mentre io sentivo il calore del suo corpo contro il mio.

Per un attimo pensai alla porta.

Al tempo che stava passando.

Al fatto che il mio fidanzato sarebbe potuto tornare da un momento all’altro.

Ma quel pensiero non bastò a fermarmi.

Le mie mani scivolarono lentamente dietro al suo collo.

Lui si fermò, guardandomi di nuovo.

Poi senza che io potessi dire nulla, mi prese e mi fece adagiare sulla poltrona.

Poi si inginocchiò davanti a me. In quel momento mi ricordai di indossare una gonnellina leggera.

Con un gesto istintivo ma privo di senso la abbassai per coprire le mutandine.

Lui mi guardò negli occhi e poi rise. Con un gesto deciso mi scostò le mani e spostò le mutandine.

Iniziò a leccarmi la figa e io non lo fermai.

Lo sapevo.

Lo avevo sempre saputo.

Pensai per un secondo al mio fidanzato.

Alla sua scrivania piena di fogli.

Alla sua voce calma quando parlava di qualcosa che lo appassionava.

Poi tornai a guardare il fratello davanti a me.

E capii che ormai quella linea l’avevamo già attraversata.

Non con quel bacio.

Molto prima.

Forse già quella sera in cucina.

Forse ancora prima.

Posai una mano sulla sua testa.

E iniziai a guidare i suoi movimenti dentro di me.

Le sue braccia mi tenevano le cosce aperte mentre la distanza tra noi scompariva del tutto.

Il tempo sembrava essersi fermato.

Ogni movimento era lento.

Consapevole.

E sempre più difficile da interrompere.

A un certo punto lui si fermò di nuovo.

Solo per guardarmi.

«Per quanto tempo lo hai sognato?» chiese.

La domanda era provocatoria.

Ma dentro c’era tutto.

Il rischio.

Il tradimento.

Quello che sarebbe successo dopo.

Lo guardai negli occhi.

E invece di rispondere con parole rimasi lì.

Senza tirarmi indietro.

Quel silenzio fu la risposta.

Lui lo capì subito.

Il suo sguardo cambiò leggermente.

Quello era solo l’inizio.

Fuori il vento mosse leggermente i rami degli alberi.

Dentro la casa tutto sembrava immobile.

Tranne la sua lingua. Quella mi stava facendo provare un piacere sconosciuto.

Quando si staccò restammo a guardarci intensamente per qualche secondo.

Il respiro più veloce.

Poi io gli passai una mano tra i capelli.

E in quel momento capii una cosa con una chiarezza quasi spaventosa.

Non importava più quanto lontano saremmo andati dopo.

Il punto di non ritorno lo avevamo già superato.
scritto il
2026-03-08
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