Suo fratello è un toro 5

di
genere
tradimenti

Passarono alcuni giorni dalla festa.

Giorni normali, almeno in apparenza.

Il mio fidanzato lavorava molto quella settimana. Passava ore tra l’ufficio e la scrivania di casa, immerso nei suoi appunti, nei suoi libri, nei suoi ragionamenti che sembravano non finire mai.

Io continuavo la mia routine.

Lavoro, casa, qualche uscita.

Tutto perfettamente normale.

O almeno… quasi.

Perché nel mezzo di quelle giornate c’era sempre il telefono.

Messaggi brevi.

Quasi sempre ironici.

A volte provocatori.

A volte semplicemente inutili.

Ma costanti.

All’inizio avevo cercato di rispondere poco.

Poi avevo smesso di provarci.

Non parlavamo mai di quello che era successo quella sera.

Né del messaggio finale.

Ma entrambi sapevamo che qualcosa era cambiato.

E soprattutto sapevamo che l’altro lo sapeva.

~~~

Quel pomeriggio eravamo a casa dei suoi genitori.

Una casa che conoscevo bene ormai. Ci ero stata decine di volte: pranzi di famiglia, domeniche tranquille, qualche cena improvvisata.

Il soggiorno era luminoso, con le grandi finestre che davano sull’esterno.

I suoi genitori erano usciti nel pomeriggio.

Il mio fidanzato stava lavorando al tavolo della cucina.

Una pila di fogli accanto, il solito sguardo concentrato.

Io ero seduta sul divano con un libro che stavo leggendo distrattamente.

A un certo punto lo sentii sospirare.

«Perfetto» disse con tono sarcastico.

Alzai gli occhi.

«Che succede?»

Si passò una mano tra i capelli.

«Ho lasciato il computer sulla scrivania dell’ufficio.»

«Quindi?»

«Devo andare a prenderlo. Ci metto mezz’ora.»

Si alzò dalla sedia e prese le chiavi.

«Non ti muovere» disse con un mezzo sorriso. «Torno subito.»

«Non ho intenzione di andare da nessuna parte.»

Lui si avvicinò, mi baciò rapidamente sulla fronte e uscì di casa.

La porta si chiuse.

La casa tornò silenziosa.

Ripresi il libro.

Lessi due righe.

Poi tre.

Poi mi resi conto che non avevo capito nulla.

Passarono pochi minuti.

Poi sentii il rumore della porta d’ingresso.

Entrò Lui.

Aveva ancora la borsa da allenamento sulla spalla.

La maglietta era scura di sudore.

I capelli leggermente bagnati.

Per un attimo rimase fermo sulla soglia del soggiorno.

Come se non si aspettasse di trovarmi lì.

«Ah.»

Posò la borsa vicino alla porta.

«Pensavo non ci fosse nessuno.»

Chiusi lentamente il libro.

«Tuo fratello è uscito un attimo.»

Sorrise.

Si passò una mano tra i capelli umidi.

«Le docce degli spogliatoi sono rotte» disse con un mezzo sorriso. «Tempismo perfetto.»

Il silenzio che seguì fu diverso da tutti gli altri.

Non imbarazzato.

Non casuale.

Solo… carico.

Lui fece qualche passo nella stanza.

«Quindi siete rimasti qui tutta la giornata.»

«Più o meno.»

Si appoggiò al tavolo.

Io ero ancora seduta sul divano.

La distanza tra noi non era grande.

Ma abbastanza da rendere ogni movimento evidente.

I suoi occhi si posarono su di me.

Poi sul libro.

Poi di nuovo su di me.

«Non stai leggendo davvero.»

Non era una domanda.

«Come lo sai?»

Fece spallucce.

«Ti conosco.»

Quelle parole mi fecero quasi sorridere.

Si avvicinò di un passo.

Poi un altro.

Ora era davanti al divano.

Vicino.

Abbastanza da sentire l’odore del sudore sulla sua pelle.

Istintivamente mi alzai.

«Dovresti farti una doccia» dissi.

Lui abbassò lo sguardo per un attimo.

Poi tornò a guardarmi.

«Probabilmente.»

Fece un mezzo passo avanti.

La distanza tra noi scomparve.

Sentii il suo braccio sfiorare il mio.

Solo un contatto leggero.

Ma bastò.

Il cuore iniziò a battere più forte.

«Sai qual è il problema?» disse piano.

«Quale?»

«Che continui a guardarmi come se stessi aspettando qualcosa.»

Non risposi.

Non ne avevo bisogno.

Lui sollevò una mano.

La posò lentamente sul mio braccio.

Il contatto era caldo.

La pelle ancora umida dopo l’allenamento.

«Dimmi di fermarmi» disse.

La sua voce era calma.

Quasi seria.

Lo guardai.

Per un secondo pensai davvero di farlo.

Pensai a mio fidanzato.

Alla porta.

Al tempo che sarebbe passato prima che tornasse.

Poi abbassai lo sguardo.

Non dissi nulla.

E quel silenzio fu la risposta.

Lui lo capì subito.

La sua mano salì lentamente fino al mio collo.

Poi mi attirò verso di sé.

Il bacio arrivò un attimo dopo.

Non fu lungo.

Non fu violento.

Ma non fu nemmeno esitante.

Quando ci staccammo rimanemmo fermi per qualche secondo.

Troppo vicini.

Il silenzio della casa sembrava improvvisamente più forte.

Io inspirai lentamente.

E in quel momento capii una cosa con assoluta chiarezza.

Non era stato un errore.

Era stata una scelta.

E da quel momento in poi… non si tornava indietro.
scritto il
2026-03-07
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