Quartz-2. Capitolo 20. Au revoir.
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 20
Quando la scienziata si svegliò si ritrovò sola nel piccolo laboratorio di ricerca: l'altra donna era scomparsa.
Si rivestì subito ritornando dai colleghi che vegliavano il paziente.
Il battito del cuore e i movimenti del torace erano molto migliorati e lo spagnolo si era risvegliato, riuscendo a pronunciare poche parole di ringraziamento.
Poco dopo, però, aveva cominciato a provare forti dolori al petto. Gli esami effettuati sul cuore documentavano una buona ripresa e funzione del muscolo cardiaco; la dottoressa concluse che i sintomi erano allora relativi alla sofferenza dei muscoli del petto dello spagnolo; gli somministrò antidolorifici riuscendo a controllare la situazione: finalmente i farmaci avevano iniziato a funzionare.
Hodei aveva ricominciato ad alimentarsi, sotto gli occhi di tutti.
-Ci vorrebbe una sangria.- Sussurrò sorridendo.
Morr iniziò allora un lento applauso, che presto si diffuse a tutto l'equipaggio, sempre più forte e ritmato.
Un riconoscimento al chimico iberico, a chi lo aveva vegliato e curato e a tutto l'equipaggio che aveva collaborato a far fronte all'emergenza che sembrava superata, almeno nella sua fase più drammatica.
La notte quartziana, significativamente più breve delle notti terrestri, volgeva al termine. Ci si divise in turni di guardia, al malato e alle strutture e chi poté, andò finalmente a riposare.
La mattina successiva lo spagnolo confermò un lento miglioramento, ma alla riunione plenaria fu concretizzata una sensazione che già aleggiava nell'aria da qualche tempo: dalla Terra si stava discutendo sul termine anticipato della spedizione.
L'equipaggio aveva già al proprio attivo una permanenza significativa, ma le questioni relative alla scomparsa del professor Vael, alle condizione di salute di Ochoa e ai piccoli scontri con gli abitanti di Qz-2, avevano fatto stagnare la ricerca scientifica. Non era ancora chiaro se lo spagnolo si sarebbe ripreso e la sempre più insistente invasione di cristalli sui supporti delle due astronavi rischiava di danneggiare i motori mettendo a rischio il rientro dell'equipaggio.
La notizia, sebbene non costituisse una sorpresa inattesa, fu accolta nel più assoluto silenzio.
-La decisione è proprio inappellabile?- Provò a chiedere Krasnyj.
Morr si strinse nelle spalle, scambiando uno sguardo significativo con il suo vice. -Temo di sì. L'unica cosa che siamo riusciti a patteggiare, io e Nielsen, è, al limite, la partenza differita di una astronave prima e della seconda a distanza di poco tempo.-
-Sicuramente Hodei deve rientrare per primo-, intervenne lo svedese. -Non dobbiamo aspettare che siano migliorate del tutto le sue condizioni di salute, per non rischiare di perdere troppo tempo in caso di mancata guarigione o di peggioramento. No? Che ne dici Yuko?-
La dottoressa annuì in silenzio, sapendo di dover far parte del team che rientrava per primo, ma concordando con gli argomenti molto razionali dei due nord europei.
-Ovviamente io farei parte del primo equipaggio, come pilota e comandante, mentre Jeremia e Sugiton del secondo.- Terminò Wolff.
-E gli altri?- Chiese il russo.
-Bisogna vedere come si mette la situazione.- Rispose Morr rivolgendo uno sguardo sull'intera platea. -Se Ochoa non si è ancora ripreso del tutto necessariamente Nikura lo deve accompagnare. Su Vandal e Krasnyj si può discutere. Certo è che-, e il tedesco fece una pausa significativa abbassando lo sguardo e tirando un lungo sospiro, -un posto rimarrà libero.-
Su quest'ultima comunicazione nessuno riuscì ad aggiungere nulla. Solo la dottoressa strinse un pugno in un piccolo gesto di stizza che solo il comandante e Andrei notarono.
Le ultime ricerche scientifiche sugli organismi del pianeta furono intensificate per portare a termine gli esperimenti in corso, concedendo alla biologa e al chimico i campionamenti e gli studi anche a relativa distanza dai lander. Blue sarebbe andato a recuperare l'unico modulo di ricerca rimasto intatto, mentre Mauro si sarebbe occupato della guardia all'equipaggio e della manutenzione delle navicelle, ripulendole dai cristalli che si erano riformati fin quasi ai motori. I due comandanti intanto studiavano la traiettoria di ritorno e i tempi idonei per il decollo.
Con nostalgia il pilota francese ripercorse le tracce battute che portavano alla Amy-2, probabilmente per l'ultima volta. Quando la raggiunse, notò subito che il modulo di ricerca cominciava a essere intaccato dalle piante silicee.
Sceso dalla astromobile si stava apprestando a ripulire la costruzione dai cristalli, quando si accorse che l'interno era abitato.
Si presentò al portello di ingresso trovandosi di fronte tre aliene yukosimili.
-Hey, siete ancora qui?- Disse sorpreso, puntando immediatamente verso di loro una radiopistola.
Dopo aver frequentato le ragazze in più occasioni, stava cominciando a riconoscere l'aliena più primitiva, vestita ancora della tuta spaziale, dalle altre due, quelle ibridate, sostanzialmente indistinguibili.
-Sì.- Disse semplicemente l'autoctona originaria.
-Non facciamo scherzi, stavolta. Ça va?-
-Ok.- Rispose la stessa.
-Ci stiamo annoiando.- Aggiunse una delle ibridi.
-Qualcuna di voi è Mei?- Chiese il terrestre.
-No. È in giro, da qualche parte.- Evidentemente le indigene erano a conoscenza dell'appellativo della loro compagna più differenziata.
Il pilota le guardò, senza decidersi su cosa fare.
-Ok. Sentite-, riprese, mantenendosi a distanza e tenendo, per precauzione, l'antenna puntata su di loro, -dobbiamo capire come identificarvi, se no è praticamente impossibile distinguervi. Tu-, e indicò l'aliena in tuta spaziale, -che sei un po' meno, diciamo così, evoluta, ti chiamerai Rinko. Va bene?-
Quella annuì, senza dire una parola.
-È comunque un nome giapponese-, spiegò il pilota, inventando di sana pianta, -che significa 'donna dotata di elevata intelligenza'. D'accordo?- Concluse senza riuscire a trattenere una risata soddisfatta davanti alle espressioni attente delle altre di fronte alla sua sfrontata e impunita frode.
-D'accordo.- Rispose con un sorriso fiducioso la neobattezzata, facendo un lieve inchino, molto orientale.
-Voi due, invece, che siete praticamente due gemelle, vi chiamerete...- il francese ci fece su un breve pensiero, illuminandosi in volto quando colse l'idea che inseguiva, -sì, vi chiamerete Japp-one e Japp-two, in questo modo ci direte voi chi siete, quando ci vedremo di nuovo. Va bene?-
-Non farmi ridere così tanto, ho le labbra screpolate.- Rispose la prima, guardandolo con aria di circostanza.
-Già-, aggiunse la seconda, -hai un umorismo irresistibile. Mi fanno male gli addominali, dal ridere.-
-Be', sì. Forse vi ho un po' sottovalutate, lo ammetto. Però in qualche modo dobbiamo riconoscervi, ormai ci frequentiamo da un po'.- Si giustificò il pilota.
-E va bene, allora.- Accettò Japp-1.
-Senti, invece, mattacchione-, prese la parola Japp-2, -parliamo di cose serie. Sei venuto a darci un po' di carbonio?-
A queste parole il francese fece un passo indietro, puntando di nuovo la radiopistola che aveva abbassato. -A proposito. L'ultima volta ci avete fatto un brutto scherzetto. Tu, Rinko: per poco non facevi fuori il nostro compagno.-
-Io?- L'indigena si atteggiò con un'espressione di incredulità, portandosi una mano al petto.
-Sì, sì. Non fare finta di nulla, stronzetta. Hodei c'è rimasto di sasso, nel vero senso della parola.-
-Ma no!- Si difendeva intanto l'aliena. -Non ho fatto nulla.-
-Non diciamo cazzate, dai. Gli avete innescato la magnetoelettroforesi; l'avete quasi trasformato in una statua di sale, come la moglie di Lot.- Le yukocopie non capirono il riferimento biblico, come non avevano capito la precedente battuta. -Dovrei farvela pagare.- Concluse il transalpino.
-E perchè?- Chiese Rinko spaventata.
-Scusa, coso... Ma non potevamo immaginare che foste così fragilini.- Aggiunse Japp-1 a loro discolpa. -E poi, tu, come ti chiami? Dobbiamo chiamarti Terr-one?-
-Ha ha. Che battutona, anche voi.- Rispose il francese, sempre tenendole d'occhio. Ma poi si mise a pensare. In effetti che senso aveva la vendetta? Notò piuttosto che più lui assumeva un atteggiamento ironico e canzonatorio, e più quelle rispondevano assumendo lo stesso carattere, copiandolo, assimilando il suo agire. Se l'intento degli umani era di fare sesso, quelle si trasformavano in uno strumento di piacere; se si scherzava con battutacce, quelle copiavano, adeguandosi alla situazione. Cose era poi successo tra Yuko e Mei? I loro pensieri modificavano i campi magnetici e queste creature, nate sostanzialmente dalla loro attività cerebrali ed emozionali su un substrato quartziano, percepivano queste perturbazioni magnetiche, e sempre più riuscivano a rendersi simili agli esseri umani, acquisendo il modo di fare e di pensare dell'essere che si trovavano di fronte. Gli sembrava di trovarsi davanti a Leonard Zelig, il personaggio di un film di Woody Allen.
E poi, lo sapeva, le creature di Qz-2 non sapevano mentire. Almeno, questo non era ancora successo e c'era da sperare che non l'avessero ancora imparato. O, forse, veramente non erano in grado di apprenderlo.
Mantenendo un doveroso grado di precauzione, decise di fidarsi delle extraterrestri. Se davvero avessero voluto agire con disonestà, forti e rocciose come erano, potendo disporre a loro piacimento dei campi magnetici, in tre avrebbero facilmente avuti ragione di lui, imprigionandolo e impossessandosi di tutto il suo carbonio, lasciandolo morto e impietrito.
-Ok, dai. Chiamatemi Blue.- Concluse, quindi, l'europeo. Cercò poi di fare mente locale, di reimpadronirsi del significato di quel momento. Lui era un terrestre, in viaggio su un pianeta sconosciuto, a oltre otto anni luce da casa sua. In questo momento stava parlando con degli organismi extraterrestri e tutto ciò, questo evento eccezionale e mai capitato a nessun altro essere umano prima di loro, stava per finire. Forse per sempre, mantenendo una unicità che mai sarebbe stata scalfita nella futura storia del genere umano, una volta che si fosse richiuso il 'wormhole', la scorciatoia dello spazio-tempo che aveva reso possibile quell'assurdo viaggio dell'umanità in un altro sistema stellare.
-Sentite-, riprese a dire il terrestre, di fronte alla platea, rimasta silenziosa. -Come fate a fare la magnetoelettroforesi?-
*...come fate a fare la magnetoelettroforesi...* pensò in quello stesso momento la dottoressa Nikura.
-Per noi non è difficile-, prese la parola Japp-2, -ma quella che ci riesce meglio è Rinko. Lei è quasi tutta di silicio, mentre chi ha carbonio ce la può fare comunque, ma solo con uno sforzo più intenso.-
-E perchè voi non ci riuscite più?-
-Ci riusciamo ancora-, intervenne Japp-1, -ma avendo integrato del carbonio il meccanismo è meno efficiente. Occorre più energia per smuovere atomi differenti, perchè abbiamo meno silicio e questa reazione dipende dal silicio. Voi non impiegate il silicio per le macchine che funzionano con i circuiti elettromagnetici?-
-In effetti sì.- Ammise Sugiton. L'anima dell'ingegnere e l'interesse scientifico si risvegliavano in lui.
- Rinko funziona come una cacciatrice di carbonio. Così potremmo tradurre i termini che usiamo noi. Una carbon-hunter. È efficientissima in questa sua funzione.-
* … Una carbon-hunter... efficientissima in questa sua funzione... * Venne in mente a Yuko, a chilometri di distanza.
-E voi invece cosa siete?-
-Noi immagazziniamo il carbonio e lo integriamo nelle strutture di silicio, creando nuovi organismi, misti, capaci di resistere in questo ambiente, all'esterno. 'Carbon-carrier' potrebbe essere una specie di traduzione. Il carbonio può poi essere passato da un organismo all'altro, così si rigenera il patrimonio di silicio della carbon-hunter come pure le sue elevate capacità di trasferimento e di scambio tra il nostro silicio e il vostro carbonio. Le hunter derivano direttamente dai quartziani puri, quelli coi tentacoli, che vivono sotto terra.-
Sugiton ripensò alle loro prime esperienze sull'esopianeta, quel globo orbitante intorno alla stella di Lalande, alle finte sigarette di Vael o agli scacchi di Krasnyj, fino ai più recenti fiori-figa e ai fallofiori.
-Ma perchè dovreste fare fatica a resistere nell'ambiente esterno? Queste piante non sembrano avere difficoltà.- Obiettò l'uomo venuto dallo spazio. Solo ora scopriva la possibilità di apprendere meccanismi vitali e dinamiche esobiologiche così differenti dalle forme di vita sulla Terra. Chissà se la loro studiosa aveva già scoperto queste cose, così accessibili con un semplice e amichevole colloquio scientifico.
Le aliene si guardarono tra di loro scambiandosi un sorriso sconsolato.
-Ce ne sono di cose che voi umani non potete neanche immaginare.- Rispose Japp-2 dopo una pausa di riflessione. -Non potete avere idea di cosa fanno queste piante, di come dominano il pianeta. Di come ci ostacolino nei nostri tentativi di vita esterna.-
Le due Japp restarono in silenzio, fissando il suolo. Solo Rinko continuava a guardare quello che per lei era un alieno, o forse un magazzino di sostanze per loro vitali, secondo un meccanismo che al francese restava incomprensibile.
-Senti, Blue-, riprese a dire Japp-1 allungando una mano verso il terrestre, -dacci un po' del tuo carbonio, ancora. Per noi è di vitale importanza.-
-E no, eh! Non ci fregate di nuovo. Avete quasi fatto secco uno di noi.-
-Devi scusarci, terrestre. Non sapevamo che lo scambio magnetico sarebbe stato così critico. Basta mettersi d'accordo. Ci dai un po' del carbonio che hai dentro e finisce lì, ok? In fondo dovresti scambiare solo un po' di silicio e ti troverai un bel nerchione di cui andare fiero.-
-Un bel nerky-1- Puntualizzò Japp-2 sorridendo con uno sguardo invitante. -Ok? Rinko starà lì a guardare, se la toccherà donandosi piacere e tu invece ci sbatterai tutte e due. Va bene?- E anche lei allungò un invito verso l'umano.
* … Rinko se la toccherà donandosi piacere... * Si stupì a pensare la giapponese, in quel preciso istante.
Il pilota non riusciva a decidersi. In fondo, però... Per un'opera di bene. Avrebbe poi riportato alla dottoressa tutte queste notizie scientifiche.
-Ok, dai, una sveltina ci sta, ma facciamo in fretta, e niente MEF, ok? Tu intanto, Rinko, stai lontana che ti tengo d'occhio. Se fai qualcosa di sospetto ti accartoccio con la radiopistola. Capito?-
-Sì, ho capito. Posso toccarmela?-
-E sia.-
Le ragazze cominciarono a spogliarsi. Mentre Rinko si toglieva la tuta senza troppa enfasi, le due Japp cominciarono un lento spogliarello con sguardi ammiccanti che ebbero l'effetto di inalberare immediatamente la verga del francese, già grossa e rigida per i precedenti innesti di silicio.
-Da chi cominciamo?- Chiese Japp-2 allungando le braccia verso il terrestre e sciorinando i capelli sul seno per innescare un effetto 'vedo-non vedo'. Japp-1 intanto si era presa le tette tra le mani sfiorandosi i capezzoli.
-Iniziamo dalla tua amica. Dammi una succhiatina.-
L'aliena gli si inginocchiò di fronte, prendendosi il cannolo tutto in bocca, infilandoselo fino in gola e trattenendolo stretto tra le guance. La sua compare invece abbracciò il viaggiatore tra le stelle, mettendogli in bocca una spanna di lingua rasposa. L'umano ricambiò prendendole in mano un seno, per poi scivolare lungo il suo ventre fino a sfiorarle i lunghi peli del pube. Rinko si sedette su uno sgabello allargando le gambe e iniziando ad accarezzasi tra le cosce.
Bastarono poche suzioni e già la canna del francese era diventata un telescopio rifrattore di lunga focale. “Direi che ci siamo.” Disse, estraendo la verga dalla bocca che ancora lo tratteneva.
L'uccello rimbalzò, ostentando un'erezione veramente granitica. L'astronauta fece girare l'aliena, di spalle, a quattro zampe. La femmina sembrava sapere alla perfezione come fare. Si appoggiò sui gomiti, aprendo bene le ginocchia e esponendo il suo sesso sotto le curve di un sedere bello tonico.
Il maschio allargò con le dita l'entrata, affondandoci il pene, lentamente, assaporando ogni centimetro di progressione in quell'ambiente stretto e bagnato, solo lievemente irregolare, come se le pareti della vagina aliena fossero trapuntate di piccoli morbidi cristalli di feldspato.
“Certo che voi aliene avete tutte delle fighe belle strette e ruvide. Molto peculiari direi.”
Japp-1 non rispose. A occhi chiusi aveva emesso un lungo lamento mentre il siluro di carne la trafiggeva, impalandola e soffocandola di piacere.
I due stettero strettamente interconnessi per alcuni secondi.
Sembrava quasi che la figa della quartziana pulsasse, con un risultato dirompente sul glande dell'umano, massaggiato e come risucchiato nel corpo di umane sembianze.
Poi fu la stessa donna a muoversi avanti e indietro, sfilandosi l'uccello dalla passera per autoimpalarsi più profondamente alla spinta successiva.
Sugiton si sincronizzò con quel movimento pendolare, sentendo crescere l'eccitazione.
Di fianco a lui Rinko si stava massaggiando il clitoride con la punta delle dita, le cosce oscenamente spalancate, senza nascondere gli spasmi che faceva col ventre e col volto, in una sensazione di perdizione e di piacere proibito che crescendo la stavano portando alla perdita del contatto con la realtà.
Japp-2 abbracciò l'umano, continuando a baciarlo. Gli prese una mano appoggiandosela sulla vulva, spingendogli le dita al proprio interno, caldo e bagnato.
Il pilota di astronavi intensificò le spinte, accompagnato dai piccoli urli ritmati con le penetrazioni che la aliena rigurgitava in tono sempre più animale e gutturale, finché i vocalizzi lasciarono il posto a un prolungato rantolo di estasi cui si unì l'acuto miagolio della hunter, Rinko, giunta al sommo del piacere insieme alla compagna.
Rinvigorito dal doppio orgasmo femminile, stimolato dalla terza presenza che gli accarezzava le palle, Blue, con un'ultima spinta, si inabissò nel ventre che lo accoglieva riempendolo di sperma. Schizzi e rochi sussulti contro quelle chiappe sode e toniche, per un download di energie e liquidi biologici ad elevato contenuto di carbonio umano.
Mentre Rinko si avvicinava unendosi nel bacio alla lingua di Japp-2 che ancora vagava nella bocca dell'umano, il pilota estrasse il pennone dalle molli pieghe di Japp-1, per affondarlo nella bocca della gemella, assetata delle ultime stille di liquido seminale.
Quando la scienziata si svegliò si ritrovò sola nel piccolo laboratorio di ricerca: l'altra donna era scomparsa.
Si rivestì subito ritornando dai colleghi che vegliavano il paziente.
Il battito del cuore e i movimenti del torace erano molto migliorati e lo spagnolo si era risvegliato, riuscendo a pronunciare poche parole di ringraziamento.
Poco dopo, però, aveva cominciato a provare forti dolori al petto. Gli esami effettuati sul cuore documentavano una buona ripresa e funzione del muscolo cardiaco; la dottoressa concluse che i sintomi erano allora relativi alla sofferenza dei muscoli del petto dello spagnolo; gli somministrò antidolorifici riuscendo a controllare la situazione: finalmente i farmaci avevano iniziato a funzionare.
Hodei aveva ricominciato ad alimentarsi, sotto gli occhi di tutti.
-Ci vorrebbe una sangria.- Sussurrò sorridendo.
Morr iniziò allora un lento applauso, che presto si diffuse a tutto l'equipaggio, sempre più forte e ritmato.
Un riconoscimento al chimico iberico, a chi lo aveva vegliato e curato e a tutto l'equipaggio che aveva collaborato a far fronte all'emergenza che sembrava superata, almeno nella sua fase più drammatica.
La notte quartziana, significativamente più breve delle notti terrestri, volgeva al termine. Ci si divise in turni di guardia, al malato e alle strutture e chi poté, andò finalmente a riposare.
La mattina successiva lo spagnolo confermò un lento miglioramento, ma alla riunione plenaria fu concretizzata una sensazione che già aleggiava nell'aria da qualche tempo: dalla Terra si stava discutendo sul termine anticipato della spedizione.
L'equipaggio aveva già al proprio attivo una permanenza significativa, ma le questioni relative alla scomparsa del professor Vael, alle condizione di salute di Ochoa e ai piccoli scontri con gli abitanti di Qz-2, avevano fatto stagnare la ricerca scientifica. Non era ancora chiaro se lo spagnolo si sarebbe ripreso e la sempre più insistente invasione di cristalli sui supporti delle due astronavi rischiava di danneggiare i motori mettendo a rischio il rientro dell'equipaggio.
La notizia, sebbene non costituisse una sorpresa inattesa, fu accolta nel più assoluto silenzio.
-La decisione è proprio inappellabile?- Provò a chiedere Krasnyj.
Morr si strinse nelle spalle, scambiando uno sguardo significativo con il suo vice. -Temo di sì. L'unica cosa che siamo riusciti a patteggiare, io e Nielsen, è, al limite, la partenza differita di una astronave prima e della seconda a distanza di poco tempo.-
-Sicuramente Hodei deve rientrare per primo-, intervenne lo svedese. -Non dobbiamo aspettare che siano migliorate del tutto le sue condizioni di salute, per non rischiare di perdere troppo tempo in caso di mancata guarigione o di peggioramento. No? Che ne dici Yuko?-
La dottoressa annuì in silenzio, sapendo di dover far parte del team che rientrava per primo, ma concordando con gli argomenti molto razionali dei due nord europei.
-Ovviamente io farei parte del primo equipaggio, come pilota e comandante, mentre Jeremia e Sugiton del secondo.- Terminò Wolff.
-E gli altri?- Chiese il russo.
-Bisogna vedere come si mette la situazione.- Rispose Morr rivolgendo uno sguardo sull'intera platea. -Se Ochoa non si è ancora ripreso del tutto necessariamente Nikura lo deve accompagnare. Su Vandal e Krasnyj si può discutere. Certo è che-, e il tedesco fece una pausa significativa abbassando lo sguardo e tirando un lungo sospiro, -un posto rimarrà libero.-
Su quest'ultima comunicazione nessuno riuscì ad aggiungere nulla. Solo la dottoressa strinse un pugno in un piccolo gesto di stizza che solo il comandante e Andrei notarono.
Le ultime ricerche scientifiche sugli organismi del pianeta furono intensificate per portare a termine gli esperimenti in corso, concedendo alla biologa e al chimico i campionamenti e gli studi anche a relativa distanza dai lander. Blue sarebbe andato a recuperare l'unico modulo di ricerca rimasto intatto, mentre Mauro si sarebbe occupato della guardia all'equipaggio e della manutenzione delle navicelle, ripulendole dai cristalli che si erano riformati fin quasi ai motori. I due comandanti intanto studiavano la traiettoria di ritorno e i tempi idonei per il decollo.
Con nostalgia il pilota francese ripercorse le tracce battute che portavano alla Amy-2, probabilmente per l'ultima volta. Quando la raggiunse, notò subito che il modulo di ricerca cominciava a essere intaccato dalle piante silicee.
Sceso dalla astromobile si stava apprestando a ripulire la costruzione dai cristalli, quando si accorse che l'interno era abitato.
Si presentò al portello di ingresso trovandosi di fronte tre aliene yukosimili.
-Hey, siete ancora qui?- Disse sorpreso, puntando immediatamente verso di loro una radiopistola.
Dopo aver frequentato le ragazze in più occasioni, stava cominciando a riconoscere l'aliena più primitiva, vestita ancora della tuta spaziale, dalle altre due, quelle ibridate, sostanzialmente indistinguibili.
-Sì.- Disse semplicemente l'autoctona originaria.
-Non facciamo scherzi, stavolta. Ça va?-
-Ok.- Rispose la stessa.
-Ci stiamo annoiando.- Aggiunse una delle ibridi.
-Qualcuna di voi è Mei?- Chiese il terrestre.
-No. È in giro, da qualche parte.- Evidentemente le indigene erano a conoscenza dell'appellativo della loro compagna più differenziata.
Il pilota le guardò, senza decidersi su cosa fare.
-Ok. Sentite-, riprese, mantenendosi a distanza e tenendo, per precauzione, l'antenna puntata su di loro, -dobbiamo capire come identificarvi, se no è praticamente impossibile distinguervi. Tu-, e indicò l'aliena in tuta spaziale, -che sei un po' meno, diciamo così, evoluta, ti chiamerai Rinko. Va bene?-
Quella annuì, senza dire una parola.
-È comunque un nome giapponese-, spiegò il pilota, inventando di sana pianta, -che significa 'donna dotata di elevata intelligenza'. D'accordo?- Concluse senza riuscire a trattenere una risata soddisfatta davanti alle espressioni attente delle altre di fronte alla sua sfrontata e impunita frode.
-D'accordo.- Rispose con un sorriso fiducioso la neobattezzata, facendo un lieve inchino, molto orientale.
-Voi due, invece, che siete praticamente due gemelle, vi chiamerete...- il francese ci fece su un breve pensiero, illuminandosi in volto quando colse l'idea che inseguiva, -sì, vi chiamerete Japp-one e Japp-two, in questo modo ci direte voi chi siete, quando ci vedremo di nuovo. Va bene?-
-Non farmi ridere così tanto, ho le labbra screpolate.- Rispose la prima, guardandolo con aria di circostanza.
-Già-, aggiunse la seconda, -hai un umorismo irresistibile. Mi fanno male gli addominali, dal ridere.-
-Be', sì. Forse vi ho un po' sottovalutate, lo ammetto. Però in qualche modo dobbiamo riconoscervi, ormai ci frequentiamo da un po'.- Si giustificò il pilota.
-E va bene, allora.- Accettò Japp-1.
-Senti, invece, mattacchione-, prese la parola Japp-2, -parliamo di cose serie. Sei venuto a darci un po' di carbonio?-
A queste parole il francese fece un passo indietro, puntando di nuovo la radiopistola che aveva abbassato. -A proposito. L'ultima volta ci avete fatto un brutto scherzetto. Tu, Rinko: per poco non facevi fuori il nostro compagno.-
-Io?- L'indigena si atteggiò con un'espressione di incredulità, portandosi una mano al petto.
-Sì, sì. Non fare finta di nulla, stronzetta. Hodei c'è rimasto di sasso, nel vero senso della parola.-
-Ma no!- Si difendeva intanto l'aliena. -Non ho fatto nulla.-
-Non diciamo cazzate, dai. Gli avete innescato la magnetoelettroforesi; l'avete quasi trasformato in una statua di sale, come la moglie di Lot.- Le yukocopie non capirono il riferimento biblico, come non avevano capito la precedente battuta. -Dovrei farvela pagare.- Concluse il transalpino.
-E perchè?- Chiese Rinko spaventata.
-Scusa, coso... Ma non potevamo immaginare che foste così fragilini.- Aggiunse Japp-1 a loro discolpa. -E poi, tu, come ti chiami? Dobbiamo chiamarti Terr-one?-
-Ha ha. Che battutona, anche voi.- Rispose il francese, sempre tenendole d'occhio. Ma poi si mise a pensare. In effetti che senso aveva la vendetta? Notò piuttosto che più lui assumeva un atteggiamento ironico e canzonatorio, e più quelle rispondevano assumendo lo stesso carattere, copiandolo, assimilando il suo agire. Se l'intento degli umani era di fare sesso, quelle si trasformavano in uno strumento di piacere; se si scherzava con battutacce, quelle copiavano, adeguandosi alla situazione. Cose era poi successo tra Yuko e Mei? I loro pensieri modificavano i campi magnetici e queste creature, nate sostanzialmente dalla loro attività cerebrali ed emozionali su un substrato quartziano, percepivano queste perturbazioni magnetiche, e sempre più riuscivano a rendersi simili agli esseri umani, acquisendo il modo di fare e di pensare dell'essere che si trovavano di fronte. Gli sembrava di trovarsi davanti a Leonard Zelig, il personaggio di un film di Woody Allen.
E poi, lo sapeva, le creature di Qz-2 non sapevano mentire. Almeno, questo non era ancora successo e c'era da sperare che non l'avessero ancora imparato. O, forse, veramente non erano in grado di apprenderlo.
Mantenendo un doveroso grado di precauzione, decise di fidarsi delle extraterrestri. Se davvero avessero voluto agire con disonestà, forti e rocciose come erano, potendo disporre a loro piacimento dei campi magnetici, in tre avrebbero facilmente avuti ragione di lui, imprigionandolo e impossessandosi di tutto il suo carbonio, lasciandolo morto e impietrito.
-Ok, dai. Chiamatemi Blue.- Concluse, quindi, l'europeo. Cercò poi di fare mente locale, di reimpadronirsi del significato di quel momento. Lui era un terrestre, in viaggio su un pianeta sconosciuto, a oltre otto anni luce da casa sua. In questo momento stava parlando con degli organismi extraterrestri e tutto ciò, questo evento eccezionale e mai capitato a nessun altro essere umano prima di loro, stava per finire. Forse per sempre, mantenendo una unicità che mai sarebbe stata scalfita nella futura storia del genere umano, una volta che si fosse richiuso il 'wormhole', la scorciatoia dello spazio-tempo che aveva reso possibile quell'assurdo viaggio dell'umanità in un altro sistema stellare.
-Sentite-, riprese a dire il terrestre, di fronte alla platea, rimasta silenziosa. -Come fate a fare la magnetoelettroforesi?-
*...come fate a fare la magnetoelettroforesi...* pensò in quello stesso momento la dottoressa Nikura.
-Per noi non è difficile-, prese la parola Japp-2, -ma quella che ci riesce meglio è Rinko. Lei è quasi tutta di silicio, mentre chi ha carbonio ce la può fare comunque, ma solo con uno sforzo più intenso.-
-E perchè voi non ci riuscite più?-
-Ci riusciamo ancora-, intervenne Japp-1, -ma avendo integrato del carbonio il meccanismo è meno efficiente. Occorre più energia per smuovere atomi differenti, perchè abbiamo meno silicio e questa reazione dipende dal silicio. Voi non impiegate il silicio per le macchine che funzionano con i circuiti elettromagnetici?-
-In effetti sì.- Ammise Sugiton. L'anima dell'ingegnere e l'interesse scientifico si risvegliavano in lui.
- Rinko funziona come una cacciatrice di carbonio. Così potremmo tradurre i termini che usiamo noi. Una carbon-hunter. È efficientissima in questa sua funzione.-
* … Una carbon-hunter... efficientissima in questa sua funzione... * Venne in mente a Yuko, a chilometri di distanza.
-E voi invece cosa siete?-
-Noi immagazziniamo il carbonio e lo integriamo nelle strutture di silicio, creando nuovi organismi, misti, capaci di resistere in questo ambiente, all'esterno. 'Carbon-carrier' potrebbe essere una specie di traduzione. Il carbonio può poi essere passato da un organismo all'altro, così si rigenera il patrimonio di silicio della carbon-hunter come pure le sue elevate capacità di trasferimento e di scambio tra il nostro silicio e il vostro carbonio. Le hunter derivano direttamente dai quartziani puri, quelli coi tentacoli, che vivono sotto terra.-
Sugiton ripensò alle loro prime esperienze sull'esopianeta, quel globo orbitante intorno alla stella di Lalande, alle finte sigarette di Vael o agli scacchi di Krasnyj, fino ai più recenti fiori-figa e ai fallofiori.
-Ma perchè dovreste fare fatica a resistere nell'ambiente esterno? Queste piante non sembrano avere difficoltà.- Obiettò l'uomo venuto dallo spazio. Solo ora scopriva la possibilità di apprendere meccanismi vitali e dinamiche esobiologiche così differenti dalle forme di vita sulla Terra. Chissà se la loro studiosa aveva già scoperto queste cose, così accessibili con un semplice e amichevole colloquio scientifico.
Le aliene si guardarono tra di loro scambiandosi un sorriso sconsolato.
-Ce ne sono di cose che voi umani non potete neanche immaginare.- Rispose Japp-2 dopo una pausa di riflessione. -Non potete avere idea di cosa fanno queste piante, di come dominano il pianeta. Di come ci ostacolino nei nostri tentativi di vita esterna.-
Le due Japp restarono in silenzio, fissando il suolo. Solo Rinko continuava a guardare quello che per lei era un alieno, o forse un magazzino di sostanze per loro vitali, secondo un meccanismo che al francese restava incomprensibile.
-Senti, Blue-, riprese a dire Japp-1 allungando una mano verso il terrestre, -dacci un po' del tuo carbonio, ancora. Per noi è di vitale importanza.-
-E no, eh! Non ci fregate di nuovo. Avete quasi fatto secco uno di noi.-
-Devi scusarci, terrestre. Non sapevamo che lo scambio magnetico sarebbe stato così critico. Basta mettersi d'accordo. Ci dai un po' del carbonio che hai dentro e finisce lì, ok? In fondo dovresti scambiare solo un po' di silicio e ti troverai un bel nerchione di cui andare fiero.-
-Un bel nerky-1- Puntualizzò Japp-2 sorridendo con uno sguardo invitante. -Ok? Rinko starà lì a guardare, se la toccherà donandosi piacere e tu invece ci sbatterai tutte e due. Va bene?- E anche lei allungò un invito verso l'umano.
* … Rinko se la toccherà donandosi piacere... * Si stupì a pensare la giapponese, in quel preciso istante.
Il pilota non riusciva a decidersi. In fondo, però... Per un'opera di bene. Avrebbe poi riportato alla dottoressa tutte queste notizie scientifiche.
-Ok, dai, una sveltina ci sta, ma facciamo in fretta, e niente MEF, ok? Tu intanto, Rinko, stai lontana che ti tengo d'occhio. Se fai qualcosa di sospetto ti accartoccio con la radiopistola. Capito?-
-Sì, ho capito. Posso toccarmela?-
-E sia.-
Le ragazze cominciarono a spogliarsi. Mentre Rinko si toglieva la tuta senza troppa enfasi, le due Japp cominciarono un lento spogliarello con sguardi ammiccanti che ebbero l'effetto di inalberare immediatamente la verga del francese, già grossa e rigida per i precedenti innesti di silicio.
-Da chi cominciamo?- Chiese Japp-2 allungando le braccia verso il terrestre e sciorinando i capelli sul seno per innescare un effetto 'vedo-non vedo'. Japp-1 intanto si era presa le tette tra le mani sfiorandosi i capezzoli.
-Iniziamo dalla tua amica. Dammi una succhiatina.-
L'aliena gli si inginocchiò di fronte, prendendosi il cannolo tutto in bocca, infilandoselo fino in gola e trattenendolo stretto tra le guance. La sua compare invece abbracciò il viaggiatore tra le stelle, mettendogli in bocca una spanna di lingua rasposa. L'umano ricambiò prendendole in mano un seno, per poi scivolare lungo il suo ventre fino a sfiorarle i lunghi peli del pube. Rinko si sedette su uno sgabello allargando le gambe e iniziando ad accarezzasi tra le cosce.
Bastarono poche suzioni e già la canna del francese era diventata un telescopio rifrattore di lunga focale. “Direi che ci siamo.” Disse, estraendo la verga dalla bocca che ancora lo tratteneva.
L'uccello rimbalzò, ostentando un'erezione veramente granitica. L'astronauta fece girare l'aliena, di spalle, a quattro zampe. La femmina sembrava sapere alla perfezione come fare. Si appoggiò sui gomiti, aprendo bene le ginocchia e esponendo il suo sesso sotto le curve di un sedere bello tonico.
Il maschio allargò con le dita l'entrata, affondandoci il pene, lentamente, assaporando ogni centimetro di progressione in quell'ambiente stretto e bagnato, solo lievemente irregolare, come se le pareti della vagina aliena fossero trapuntate di piccoli morbidi cristalli di feldspato.
“Certo che voi aliene avete tutte delle fighe belle strette e ruvide. Molto peculiari direi.”
Japp-1 non rispose. A occhi chiusi aveva emesso un lungo lamento mentre il siluro di carne la trafiggeva, impalandola e soffocandola di piacere.
I due stettero strettamente interconnessi per alcuni secondi.
Sembrava quasi che la figa della quartziana pulsasse, con un risultato dirompente sul glande dell'umano, massaggiato e come risucchiato nel corpo di umane sembianze.
Poi fu la stessa donna a muoversi avanti e indietro, sfilandosi l'uccello dalla passera per autoimpalarsi più profondamente alla spinta successiva.
Sugiton si sincronizzò con quel movimento pendolare, sentendo crescere l'eccitazione.
Di fianco a lui Rinko si stava massaggiando il clitoride con la punta delle dita, le cosce oscenamente spalancate, senza nascondere gli spasmi che faceva col ventre e col volto, in una sensazione di perdizione e di piacere proibito che crescendo la stavano portando alla perdita del contatto con la realtà.
Japp-2 abbracciò l'umano, continuando a baciarlo. Gli prese una mano appoggiandosela sulla vulva, spingendogli le dita al proprio interno, caldo e bagnato.
Il pilota di astronavi intensificò le spinte, accompagnato dai piccoli urli ritmati con le penetrazioni che la aliena rigurgitava in tono sempre più animale e gutturale, finché i vocalizzi lasciarono il posto a un prolungato rantolo di estasi cui si unì l'acuto miagolio della hunter, Rinko, giunta al sommo del piacere insieme alla compagna.
Rinvigorito dal doppio orgasmo femminile, stimolato dalla terza presenza che gli accarezzava le palle, Blue, con un'ultima spinta, si inabissò nel ventre che lo accoglieva riempendolo di sperma. Schizzi e rochi sussulti contro quelle chiappe sode e toniche, per un download di energie e liquidi biologici ad elevato contenuto di carbonio umano.
Mentre Rinko si avvicinava unendosi nel bacio alla lingua di Japp-2 che ancora vagava nella bocca dell'umano, il pilota estrasse il pennone dalle molli pieghe di Japp-1, per affondarlo nella bocca della gemella, assetata delle ultime stille di liquido seminale.
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