Quartz-2. Capitolo 21. Dialoghi in luce rossa.

di
genere
fantascienza

Capitolo 21

Mentre Sugiton partiva con la astromobile per recuperare la Amy-2 e Vandal si metteva al lavoro per ripulire i supporti delle navicelle dalla nuova colonizzazione di cristalli, Andrei e Yuko si allontanarono per proseguire nuovi studi e campionamenti di esseri viventi.
-Mi raccomando, rimanete a portata di radio; non allontanatevi troppo, altrimenti perderemo le comunicazioni.- Si raccomandò Wolff, prima di riprendere i calcoli con il comandante in capo per studiare l'orbita di rientro.
I fallofiori, così erano stati chiamati gli organismi a forma di pene eretto e scappellato, si erano molto ridotti di numero, rimanendo solo in pochi esemplari e lo stesso era accaduto per gli analoghi, complementari, fiorifiga.
Secondo le teorie formulate in quei giorni, le strutture sarebbero dovute essere di origine animale, piuttosto che vegetale, ma occorrevano esperimenti più approfonditi.
Il russo raccolse con attenzione alcuni esemplari per sottoporli ad analisi chimiche e osservazioni biologiche al microscopio. Mauro, che era tecnico di laboratorio, si sarebbe staccato dal lavoro di manutenzione per allestire i preparati.
La biologa si allontanò dalle stazioni, vagando a casaccio tra le piante, con l'intento di visitare zone più distanti.
-Che mi è successo?- Ripeteva tra sé, pensierosa. -Mi sono innamorata di un'aliena. Come è potuto accadere? Amore tra due esseri di pianeti così diversi e così lontani. Cosa può venirne fuori?-
Pur verificando di frequente il contatto radio, aveva voglia di esplorare i dintorni, passeggiare senza meta e prendere un po' di confidenza di quel pianeta che aveva studiato e conosciuto così poco e che già si doveva preparare ad abbandonare. Quel pianeta magnetico sottoposto alla rossa luce della stella di Lalande.
Raccolse un fallofiore con l'intento di sganciarsi dal continuo pensiero di Mei, che non le lasciava tregua.
L'essere quartziano, oltre a riprodurre dettagliatamente le forme e i colori di un pene umano eretto, sebbene di proporzioni un poco aumentate, era veramente un'opera d'arte.
La struttura portante dei corpi cavernosi era rigida e dalle sfumature rosa chiare, dotata di un'opalescenza alabastrina su cui si stagliavano turgide venuzze azzurrine. Mentre la base si allargava in foglie carnose che riproducevano con una somiglianza grossolana tre coppie di gonfi e rugosi testicoli ricoperti di irregolare quarzo rosa, il glande costituiva un elemento di spicco artistico su tutta la morfologia. L'apice era infatti di splendido quarzo ametista, viola intenso, ma quasi trasparente, con una superficie liscia a forma di cupola divisa in due da una piccola incisura su cui, nel modello originario, si sarebbe dovuta aprire l'uretra maschile.
Un oggetto mirabile che invogliava il tatto e la fellatio.
Yuko assaporò il piacere del contatto, della presa sicura di quella mazza regolare intorno alla quale a fatica riusciva a chiudere le dita. Dentro di sé l'eccitazione testimoniava il suo coinvolgimento emotivo concretizzandosi in sensazioni umide nella vulva.
Accarezzò la cappella con le dita provocando una piccola contrazione dell'essere, con un lieve incremento delle dimensioni.
*...come fate a fare la magnetoelettroforesi...* pensò in quello stesso momento, così, senza alcun motivo.
La dottoressa cercò di valutare il significato di quel pensiero improvviso e senza relazione con il filo logico che stava seguendo nell'analisi del fiore, ma non trovando relazioni, proseguì nel suo studio.
Una prova indiretta di trovarsi di fronte a un animale e non a una pianta poteva essere proprio la capacità di modificarsi così rapidamente, al semplice contatto, anche se la biologa sapeva che alcune piante, almeno sulla Terra, erano dotate di analoghi meccanismi, per esempio certe piante carnivore.
Continuando a camminare nella vegetazione il fallofiore sembrava ingrandirsi, stimolato dal continuo palpeggiamento della scienziata finché questa, dopo aver controllato di essere fuori dalla portata delle telecamere di sorveglianza e aver confermato il contatto radio, provò il desiderio di leccare la superficie liscia e viola di quella specie di glande di ametista.
Si slacciò il casco agganciandolo alla cintura e finalmente espanse il petto in un respiro profondo, assaporando la fragranza frizzante dell'aria silicea e priva odori del pianeta. I seni, gonfi, lottavano con la stretta della tuta.
La nipponica proseguì lo studio della verga che maneggiava con rispetto.
Il contatto con la lingua sulla superficie fresca e liscia fu piacevole e provocante. La pulsione di piacere sessuale le fece indurire i capezzoli mentre alcuni formicolii all'interno della vulva si risolsero in una franca sensazione di gocciolamento vaginale nelle mutandine, all'interno dell'indumento spaziale.
Con la lingua si bagnò le labbra, appoggiandole sul glande, tenendole dapprima strette e poi allargandole lentamente mentre si introduceva in bocca il fallo di quarzo. Il contatto liscio e fresco del bulbo viola all'interno della mucosa delle labbra era piacevole ed eccitante.
La donna succhiò alcune volte quella cappella di vetro ametista prima di spingersi il fallo tutto in bocca fin quasi alla gola.
* … Una carbon-hunter... efficientissima in questa sua funzione... * Le venne in mente. Una frase senza senso, completamente decontestualizzata.
La ricercatrice provò una curiosa impressione di déjà vu. Quel termine che ora affiorava alla sua coscienza non le tornava nuovo. Doveva averlo già sentito da qualche parte.
Alzò lo sguardo interrompendo il pompino che stava iniziando al fallofiore e a poca distanza riconobbe Mei che la stava guardando sorridendo.
Come era arrivata fino a lì?
Sembrava quasi che l'aliena la stesse aspettando, al centro di una piccola radura: tra le piante di varie forme e colori che arricchivano quella zona, non sembrava affatto stupita di vederla.
-Mei!- Esclamò l'orientale andandole incontro a braccia aperte, mantenendo in una mano la verga di cristallo.
Le due donne si abbracciarono scambiandosi un lungo bacio sulle labbra.
-Come hai fatto a sapere che ero qui? Sai, ero così preoccupata!-
-Sono io che ti ho condotto qui, ti ho guidata col pensiero.- Rispose l'ibrida.
-Ma dai-, rispose la giapponese, -vuoi dire che le nostre anime si riconoscono e si cercano?-
-In un certo senso, ma in realtà molto di più.-
La terrestre non colse il senso di quelle parole, tutta intenta e affascinata nella contemplazione da vicino della sua amica, nella perlustrazione dei minimi dettagli del volto. La sua pelle, vista da molto vicino, appariva in realtà costituita da minute scaglie vetrose che davano all'insieme, visto più da lontano, un aspetto finemente vellutato, con micronici brillamenti dovuti al riflesso della luce che, talvolta, si scomponevano nei colori iridati. L'aliena non emetteva però alcun odore particolare, quando la scienziata si avvicinò per baciarla sul collo.
-Tu invece hai un odore buonissimo.- Disse l'ibrida, a sorpresa.
-Come facevi a sapere che stavo pensando al tuo odore?-
Ma l'altra non rispose; allungò invece l'indice della mano toccandole la fronte. Con un movimento lento e studiato cominciò a scendere seguendo il profilo del naso, poi sulle labbra, finché la dottoressa aprì la bocca ospitandovi il dito che la stava esplorando. Le prese poi la mano, succhiandole quell'indice, infilandoselo fino in fondo nella cavità orale, accarezzandolo con la lingua, avvolgendolo, ammansendolo, come solo poco prima stava facendo col pene di quarzo.
-Mei, mi ricordi un personaggio di Tolkien, una guaritrice, forse una principessa, non so. Una donna che mi affascina, da esplorare e da venerare, una personalità in cui perdersi senza la preoccupazione di ritrovarsi.-
L'altra ritirò il proprio dito per metterselo nella propria bocca, senza afferrare il riferimento.
-Hai un sapore che adoro, giovane terrestre. La tua saliva, i tuoi capezzoli, le ascelle, il ventre e soprattutto la tua vulva. Con la lingua posso mappare tutto il tuo corpo, riconoscere ogni tua parte dal sapore. Il tuo odore mi turba e mi affascina. Potessi io avere un odore come il tuo!-
-Com'è possibile che voi non abbiate odori?-
-Curiosa e vivace esploratrice dello spazio, i composti di silicio non possono avere odori.-
-Eppure le sigarette di Jason, perfino il finto whisky e anche il sentore dei fiorifiga provano il contrario.-
-Yuko, affascinante ricercatrice del Sistema Solare. Hai quasi ragione. Vedi, noi qui su Quartz-2, come voi chiamate la nostra dimora, non possiamo sprigionare odori, ma sappiamo manipolare con precisione il campo magnetico, per voi forte ed eccessivo. Quello che voi credete essere odore, in realtà è una stimolazione cerebrale che provochiamo noi, con il campo magnetico, interferendo sui vostri circuiti cerebrali. Non è stato facile, all'inizio, ma ora noi sappiamo molto bene come funzionano, almeno a livello magnetico, gli stimoli nei vostri cervelli, le correnti elettriche che corrispondono alle vostre sensazioni.- Rispose l'autoctona, scostando una ciocca di capelli dalla fronte della donna che la guardava con occhi incantati. -E, almeno per me, ultimamente, anche le vostre emozioni e i vostri sentimenti.
* … Rinko se la toccherà donandosi piacere... * Si stupì a pensare la giapponese, in quel preciso istante. La donna mosse il capo per scacciare quell'idea insensata e inopportuna.
-Scusami, Mei. Oggi mi vengono in mente frasi senza senso, senza alcun motivo.-
L'altra scosse lievemente la testa, sorridendo: -Yuko, non sono frasi senza motivo.-
-E tu cosa ne sai, piccola aliena? Mi leggi nel pensiero?- Rispose l'orientale toccandole la punta del naso con un dito.
-Esattamente così.-
L'orientale sorrise, guardando quel viso, quegli occhi luminosi e trasparenti con i riflessi preziosi dell'opale.
-Yuko, noi possiamo leggere e interpretare i vostri pensieri e ora, in virtù di questo sentimento che ci lega, di questa assonanza magnetica che ci unisce, io ho potuto instillare in te la capacità di percepire le anomalie del campo magnetico legate alle attività cerebrali altrui e ritrasformarle in pensieri nella tua mente.-
-Sarebbe eccezionale, Mei, sai?- Rispose la terrestre con uno sguardo poco convinto. -Esperimenti sulla telepatia ne sono stati fatti, da noi. Ma nessuno è riuscito a dimostrare che l'uomo sia dotato di questa capacità.-
-Ma qui la situazione è diversa, giovane e scettica aliena. Qui noi siamo gli abitanti, e gli stranieri siete voi. Sul nostro pianeta siamo noi che possiamo insegnarvi e introdurvi ai nostri comportamenti, mentre assimiliamo i vostri.-
La ricercatrice guardava l'amica con occhi adoranti, senza perdere tuttavia un'espressione di tolleranza che svelava incredulità.
-Dimmi di più di voi. Cos'è questa storia, per esempio, delle carbon-hunter e delle carbon-carrier?-
L'extraterrestre sorrise con condiscendenza: -È esattamente come tu la conosci, e riconoscerai che io questi termini, con te non li ho mai usati.-
L'asiatica rimase a pensare, turbata.
-Questa notte-, proseguì l'autoctona, -io ho potuto riprendere il carbonio da Rinko. Lei l'aveva scambiato col tuo collega, ma io l'ho potuto recuperare, con lo stesso meccanismo, riportando il mio patrimonio al livello che avevo raggiunto. Io sono una portatrice, una 'carrier', un deposito di carbonio, che posso impiegare per affinare la mia struttura o per creare nuovi ibridi. Lo stesso vale per Japp-1 e Japp-2. Una cosa simile era anche la copia di Jason. Le hunter sono le cacciatori di carbonio; come gli scacchi di Andrei, le finte sigarette, i fallofiori e i fiorifiga e anche la stessa Rinko.-
-Non so di chi tu stia parlando, anche se questi nomi non mi sono nuovi. Raccontami, Mei. Spiegami come funziona la vita su questo pianeta.-

Mentre si svolgeva il dialogo tra le due donne di pianeti e sistemi stellari diversi, nella natura lussureggiante di Qz-2, a poca distanza, nella Amethyst, Morr incrociò il chimico russo, diretto al proprio laboratorio con alcuni campioni di minerali da analizzare.
-Andrei-, chiamò il tedesco, raggiungendo il ricercatore che si era fermato ad aspettarlo, -io e te non ci conosciamo molto.- Esordì il comandante mentre l'altro lo guardava incuriosito, senza dire una parola, i muscoli facciali irrigiditi come per nascondere ogni sentimento.
-Non ho legato molto con i compagni di spedizione.- Proseguì il mitteleuropeo. -Con il professor Vael non mi trovavo per nulla, non era un mistero, questo. Il professore mi è stato imposto dal comando scientifico del programma.-
-Continua.- Lo incoraggiò l'ex campione di scacchi.
-A parte Blue, non ho vere amicizie, solo rapporti di lavoro. Certo, voi tutti siete sicuramente grandi scienziati, piloti, tecnici. I migliori per una spedizione su un altro pianeta. Su questo non ho dubbi.-
Il russo taceva e continuava a osservarlo, uno sguardo penetrante che lo scavava dentro, un mutismo che sapeva mettere a disagio il dirimpettaio.
-Insomma, tu e Mauro forse siete le persone più distanti da me. Ora, la parte militare è dovuta, l'organizzazione lo richiedeva, anche se io sono ben poco propenso verso armi e combattimenti. Tu invece sei un valente scienziato, come io pure ero, anche se nel campo della fisica. Poi mi hanno messo qui con un altro ruolo.-
L'altro non parlava. Un silenzio scoraggiante. Il russo stava cercando di capire dove il teutonico volesse approdare, eppure rimaneva in ascolto, attento, concentrato.
-Proprio per questo, dunque, vorrei sapere cosa ne pensi di me, di come ho agito negli ultimi giorni. Perchè so che tu mi darai un giudizio del tutto obiettivo e imparziale.-
Il russo restò a lungo a fissarlo negli occhi, senza dire una parola, guardandolo con attenzione, come se stesse studiando una scacchiera durante un incontro internazionale, in un momento cruciale della partita.
-Donna in f4?- Chiese Morr, rompendo un silenzio che cominciava a essere insopportabile.
Krasnyj spalancò gli occhi, sorpreso: -Conosci gli scacchi?-
-Non molto, solo poche mosse.-
-Però conosci questo capolavoro di Bobby Fischer.-
Il ghiaccio sembrava rotto. Citando una clamorosa mossa del campione di scacchi più famoso al mondo il comandante era riuscito a riagganciare il collega, a inventare una sorta di sintonia.
Morr sorrise: -Mi sembravi pensoso e concentrato come durante una partita di scacchi, come se fossi tu a studiare una soluzione sorprendente; per questo, per rompere una tensione che cominciavo a tollerare con fatica, ho buttato lì quella mossa. Sembrava che tu stessi dialogando con una scacchiera. Come se stessi per partorire la mossa del secolo.-
-Per dare una risposta alla tua prima domanda, direi piuttosto Axh2: alfiere mangia in h2.- Rispose invece il chimico, proseguendo nella similitudine.
-Questa non la conosco.- Si arrese il responsabile della missione.
-La cosa peggiore di Fischer, un suicidio; forse per questo la mossa più conosciuta del gran Maestro.-
-Sono davvero messo così male?-
-No, scherzavo. Era per continuare sullo stesso linguaggio; no, non così male, ma tu non volevi sentirti dire che va tutto bene. Vero?-
-Esattamente così. Non mi sono piaciuto, ultimamente. Avevo bisogno di un riscontro leale.-
-Cosa devo dirti di più?-
-Che impressione ho dato? A te, al resto dell'equipaggio.- Proseguì il tedesco, più fiducioso.
-Quella di un innamorato geloso.-
Morr si ritrasse, un'espressione di stupore gli si scolpì sul volto. Abbassò lo sguardo sulle proprie scarpe, i movimenti e gli occhi tradivano un gran fervore di pensieri.
-Ho fatto bene a chiedere il tuo parere. In cinque parole mi hai fatto capire tutto. A me non era per nulla chiaro quello che invece ai tuoi occhi è addirittura palese.-
-Penso che la Nikura negli ultimi giorni ti abbia coinvolto emotivamente oltre le tue capacità di tolleranza. E le ultime sferzate che ti ha inferto, di sicuro inconsapevolmente, con la ragazza aliena, hanno avuto un effetto deleterio sul tuo equilibrio, troppo sollecitato dai recenti avvenimenti.-
-Scacco matto, dunque?- Sorrise tristemente il fisico atomico.
Il russo gli rivolse uno sguardo benevolo: -No, dai: scacco al re, ma hai ancora parecchi pezzi da giocare.-
-Che mosse mi consigli?-
Krasnyj stette a fissarlo, un colpo d'occhio che questa volta sembrava molto più interessato, un misto di stupore e considerazione. Quell'uomo rigido e responsabile stava accettando la propria natura umana, fallace e bisognosa di aiuto. Un passaggio che, ammise, non aveva ritenuto possibile nell'idea di uomo orgoglioso e superiore che si era fatta del comandante della missione.
-Lascia che quella donna viva liberamente la sua bisessualità, la scoperta, forse, o la realizzazione delle sue pulsioni più pure e genuine, Jeremia.- Disse, fissando da uomo a uomo, nelle pupille, il collega in difficoltà. -Pensa alla regina degli scacchi: è il pezzo che si muove più liberamente nella scacchiera, il più forte e valente; eppure tutto il suo agire, alla fine è per il re. Anche quando si trova dalla parte opposta della scacchiera, ogni sua mossa, ogni sua strategia, alla fine, è fatta in favore del suo re. Il re invece si muove pochissimo; è lento, impacciato. Sembra sempre goffo e inadeguato. La regina è uno spirito libero, il re è meschino, ha una visuale corta, non riesce neanche a muoversi se non una casella per volta. Eppure, in tutta una partita di scacchi, la regina pensa sempre e solo al suo re, non ha nessuna finalità per sé stessa.-
Morr strizzò gli occhi, corrugando la fronte. Le analogie del russo stavano mettendo in moto i circuiti del proprio cervello, disinnescando un meccanismo che gli aveva imprigionato i pensieri, riuscendo, finalmente, a portare un po' di luce. Le parole dello scacchista avevano uno spessore e un'impronta metaforica in grado di scatenare un maremoto nella sfera emotiva del teutonico.
-Jeremia-, Andrei lo risvegliò da una specie di torpore meditativo, posandogli una mano sulla spalla, -se c'è qualcosa, e, secondo me, c'è più di qualcosa, lasciando libera la Perla Orientale, sarà lei stessa a ritornare al tuo nido, come una rondine che, alla sua primavera, ritrova sempre la strada di casa, anche attraverso continenti lontani.-
Il russo e il tedesco si scambiarono uno sguardo in cui i pensieri arabescavano di seta lucente una trama intessuta di silenzio scuro come la notte cosmica.
Poi, senza dire più nulla, il chimico riprese la propria strada verso il laboratorio, mentre Morr aprì una finestrella appoggiando i gomiti sul davanzale. Dopo un respiro profondo e liberatorio, a mente libera e limpida, restò, forse per la prima volta, a guardare la luce rossastra che imporporava le aggraziate strutture silicee del mondo vegetale di Qz-2.
-Che mi è successo?- Ripeteva tra sé, pensieroso. -Mi sono innamorato di Yuko. Come è potuto accadere? Amore tra due persone di culture così diverse e territori così lontani. Cosa può venirne fuori?-
di
scritto il
2026-03-22
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