Breakfast

di
genere
gay

In Francia

Dunque salgo in terrazza a fare colazione, non c’è ancora nessuno in sala; il bancone con le cibarie è ancora intonso ed esibisce le sue bontà. Esce un cameriere: rimango subito colpito dalla sua bellezza: di origine orientale, faccia graziosissima, corpo ben proporzionato, spalle diritte e schiena piana come la plancia di una portaerei. Mi saluta gentile e mi chiede se voglio caffè o te o cappuccino. Resto un istante interdetto dal modo di fare, dalla gentilezza e dalla bellezza. Dico in francese: caffè au lait, grazie; lui, inaspettatamente risponde “prego”.
Conosce l’italiano? io;
Lo sto studiando. Lui.
E’ una lingua difficile. io
Parlare francese è di aiuto per lo studio dell’italiano, dice.
Arrivano altri avventori, a tutti chiede se vogliono caffè o te o …
Finita la colazione, capita un momento che sono rimasto solo in sala. Allora mi alzo, lo avvicino e gli faccio i complimenti e gli auguri. Mi porge la mano e me la stringe, con un bel sorriso. Il contatto con la sua mano mi produce un’erezione istantanea. Percepisco che è gay. Forse anche lui.
Gli dico il numero della mia camera: 375, nient’altro.
Gli stringo di nuovo la mano e gli dico: ci rivedremo? Lui: certamente.
Vado in camera e aspetto; sono agitatissimo. Mi faccio una doccia, resto in mutande; aspetto.
Passa un’ora e sento bussare: apro nascondendomi dietro la porta. Chiudo e mi appare davanti in tutta la sua bellezza. Indossa una maglietta e un paio di pantaloni lunghi a vita bassa. Dei sandali ai piedi.
Gli sorrido felice, mi tocca lo slip, palpa l’uccello pochi secondi, è già duro e sta a fatica nello slippino. Mi prende la faccia tra le mani e mi bacia; ci baciamo appassionatamente, attorcigliando le nostre lingue. Improvvisamente, mentre mi infila una mano nelle mutande e mi tocca subito il glande, sborro: un orgasmo non voluto, incontenibile, intenso e interminabile: gli riempio la mano di sperma. Ci guardiamo e scoppia una bella risata. Mentre lui si spoglia (resta con le mutande, gli chiedo, preferisco) vado in bagno a darmi una sciacquata e a mettermi un paio di slip puliti; lui, in mutande, mi segue e si lava le mani. Ci mettiamo a letto, ci abbracciamo e ci baciamo. Chiacchieriamo, mentre ci accarezziamo il corpo, lecchiamo, tocchiamo. Adesso è lui ad avere una prorompente erezione. Mi tolgo lo slip per lasciare libero l’uccello: costretto nelle mutande, piegato da una parte sborra più facilmente. Lo giro sulla schiena e lo accarezzo dolcemente e a lungo. Infilo le mani sotto alle mutande accarezzandogli i glutei; con un dito gli accarezzo il buco del culo; metto un po’ di lubrificante sul dito e riprendo a solleticargli il buco e poi improvvisamente lo penetro col dito medio: emette un gemito di piacere. Allora lo giro a pancia in su, gli sfilo lo slip e comincio a masturbarlo; ha un uccello circonciso, medio, glande scoperto, lo succhio, lecco la fossetta balano prepuziale, l’attaccatura del glande allo scroto. Alla fine prendo in bocca tutto l’uccello: Pompino.
Gli metto il preservativo e mi siedo sul suo uccello: mi penetra con piacere e comincia a scoparmi. Godo. Cambiamo posizione, ha un cazzo durissimo: mi scopa alla pecos, aumenta di velocità e mi sbatte con decisione: manca un pelo che non sborri di nuovo mentre mi scopa. Pausa. Metto il preservativo e lo scopo io: alla pecos: io in piedi e lui in ginocchio sul letto. Vado avanti sempre più deciso e lo sento godere. Mentre mi urla je vien, sborro anch’io: abbiamo un orgasmo simultaneo e grandioso: sento il suo sfintere che si contrae ritmicamente mentre viene e la sue contrazioni mi fanno avere un orgasmo da urlo.
Ci rilassiamo cinque minuti e poi lui se ne va quasi di corsa perchè è al lavoro. Si chiamava Jean, avrà avuto una trentina di anni, più o meno dieci anni più giovane di me.
Mi ha regalato un attimo di felicità.
scritto il
2026-05-29
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