Quartz-2. Capitolo 22. Rivelazioni.

di
genere
fantascienza

Capitolo 22

Due donne di pianeti distanti si guardavano negli occhi, abbracciate, studiandosi reciprocamente le espressioni sui volti, le fini increspature della pelle in cerca dei pensieri una dell'altra.
-I quartziani vivono sotto il livello del suolo-, riprese a raccontare Mei, pazientemente, in un luogo poco distante da due moduli di atterraggio giunti da un lontano pianeta chiamato Terra. -Non ce la possiamo fare a sopportare questo magnetismo. Possiamo uscire in superficie per poco tempo, ma riusciamo a restare per periodi più lunghi solo simulando delle piante, rimanendo fermi. Se ci muoviamo, in poco tempo veniamo sopraffatti dalle energie dei campi. Il problema principale però sono le piante. Questi esseri si sono adattati molto meglio all'ambiente esterno e, per la loro struttura più statica e resistente, possono sopravvivere senza problemi. I nostri tentativi di vita in superficie sono frustrati da parte delle piante. Funghi e parassiti ci uccidono ancora più rapidamente di quanto i campi magnetici possano metterci in fuga.-
-Ma tutto questo è terribile, poveri voi! E come fate voi a farcela?- Chiese la scienziata. -Tu e le altre creature yukosimili, voglio dire.-
-Abbiamo tentato di uscire quando abbiamo percepito che qualche nuovo essere era arrivato da fuori, dopo aver studiato le interferenze che avete indotto nel campo magnetico. Cercavamo di acquisire qualcosa da voi che ci rendesse più resistenti ai campi magnetici e alle piante. I vegetali e i funghi di Quartz-2 non possono attaccare voi umani. I quartziani con la MEF possono acquisire carbonio e diventare come voi, più resistenti ai campi magnetici e alle piante. Il carbonio è molto meno soggetto al magnetismo e le piante non possono danneggiarvi, perchè la vostra struttura è troppo diversa. Noi ibridi, con il carbonio che ci avete passato, possiamo resistere meglio al campo magnetico e siamo diventate inattaccabili da parte di funghi e parassiti.-
Yuko ascoltava affascinata tutte queste rivelazioni che in un solo dialogo potevano consentire un balzo enorme alle loro ricerche sulla vita al di fuori del Sistema Solare.
* Jeremia si è innamorato di me * Pensò all'improvviso la biologa.
-Sì-, confermò ad alta voce la quartziana, -Quell'uomo ha perso la testa per te.-
-Non ci sto capendo più nulla, Mei, con tutti questi pensieri incontrollati che spontaneamente mi fioccano nella testa-, confessò la nipponica, -ma so che tu sei un essere affascinante e che per te provo qualcosa di forte e irrazionale. Riesci tu a comprendere questo?-
-Sì, riesco a capirlo.- Rispose la donna a base di silicio, stringendo tra le braccia la donna a base di carbonio.
Le due si baciarono, scambiandosi sensazioni ed energie di due popoli vissuti e sviluppatisi a miliardi di chilometri di distanza. Nella lunga effusione Mei allungò una mano prendendo un seno della terrestre.
-Aspetta. Con questa tuta non sento niente.- Disse l'essere umano e iniziò a spogliarsi dello spesso indumento, aiutata dall'amica.
Rimaste entrambe in intimo, ricominciarono a baciarsi, lasciando le mani libere di esplorare i loro corpi.
Quando l'abitante di Qz-2 infilò le dita tra i peli pubici della giapponese, proseguendo sulla piccola perla più sensibile, Yuko si piegò sulle ginocchia, sopraffatta dal piacere, sorretta dalle braccia silicee della compagna.
L'ibrida, sfilato l'ultimo impedimento alla sua amante, la fece sdraiare sulla tuta e, dopo averla esplorata tra i petali molli e bagnati di erotismo, cominciò ad accarezzarla con il fallo di quarzo.
La scienziata, al contatto freddo del glande di ametista all'interno delle proprie mucose, si scosse, controllando con lo sguardo che cosa stava succedendo lì sotto.
-Non temere, abitante del Sistema Solare. Il carbonio che questo fiore scambierà con te, io lo recupererò, rimettendolo al suo posto.- La rassicurò.
La biologa chiuse gli occhi, abbandonandosi completamente tra le braccia della sua rocciosa amante, mentre l'uccello dalle piume di cristallo, dopo averle sfiorato il clitoride, penetrava al suo interno.
La sensazione del membro che le entrava dentro, dilatandola, riempiendola di nuovo desiderio e di piacere, quel liscio e lento incedere, freddo, che contrastava col fuoco che la divorava, quel cazzo di quarzo dalle forme perfette che si adattava alla sua massima capacità di accoglienza, portarono rapidamente la donna vicina alla follia dell'orgasmo.
L'extraterrestre muoveva con lievi pressioni il grosso pene di alabastro, ruotandolo all'interno del ventre della donna, per passarle in rassegna tutti i punti più sensibili, svelare la mappa vaginale delle sue sensazioni erogene più conturbanti, mentre la giapponese si scioglieva in lamenti liquidi volutamente non trattenuti all'apice dell'eccitazione.
Mentre l'esobiologa spegneva la coscienza, abbandonata ai postumi del climax, ancora scossa da contrazioni involontarie del bacino, la quartziana estrasse il fallofiore dal nido racchiuso tra le sue cosce, leccando con devozione il miele della donna. L'asiatica rimaneva avvolta in un profondo torpore, il riposo dopo tante ore di sonno perse, di fatica e di tensione emotiva consumate nella cura del collega malato.
-Ora devo andare, piccola terrestre. Ma ti giuro che tornerò.- Le sussurrò l'abitante del pianeta di silicio, sistemandola sulla tuta spaziale, accuratamente distesa sul terreno.
Dopo essersi rivestita dei suoi indumenti, l'autoctona si allontanò tra i silicati ramificati che delimitavano la radura.
Passarono pochi minuti e il terreno cominciò a vibrare aprendosi in piccole spaccature, tutte intorno alla figura che ancora dormiva.
La ricercatrice spaziale iniziò a sognare una mano che le accarezzava le caviglie, insinuandosi tra le dita dei piedi. Lo stimolo si spostava lentamente verso le ginocchia, proseguendo sulla superficie interna delle sue cosce, assumendo le parvenze bagnate di una morbida e lenta lingua che le insediava i due inguini, lambendole le grandi labbra.
Nell'abbandono onirico, Yuko riconobbe il volto di Jeremia: il tedesco le allargava le ginocchia leccandole le gambe, avvicinandosi sempre di più alla vulva che cominciava a gonfiarsi e a pulsare di nuovo desiderio. Mentre il mollusco bagnato le si infilava tra le grandi labbra, compiendo lente escursioni che dall'imbocco della vagina culminavano sul clitoride, qualcosa le scivolava sotto alle ascelle, raggiungendole i seni e avvolgendosi sui capezzoli.
La doppia stimolazione, intensa e continua, cominciò a produrre gemiti e piccole scosse del ventre, in cerca di una penetrazione desiderata e impazientemente attesa.
Nella mente dell'asiatica presero forma gli incerti contorni del 'sogno della moglie del pescatore', la xilografia erotica del maestro Hokusai, lo shunga più famoso dell'artista giapponese.
Due piovre si affaccendavano a leccarle la figa e a stimolarle seni e capezzoli e quando un tentacolo dell'animale marino bussò alla porta della bocca, la donna la aprì per accogliere quello che, nel sogno, si trasformò nel pene del pilota Blue Sugiton.
La donna fu presa e trasformata nel sogno erotico, ancora profondamente ancorata nella fase REM del sonno: due uomini la stavano possedendo, infilandole una lunga lingua in vagina e un corposo pene nella bocca, facendola miagolare di perverso piacere.

-Vandal, è qui!- Urlò Morr.
Davanti agli occhi del comandante si svolgeva una scena raccapricciante.
Yuko, completamente nuda e profondamente addormentata, era avvolta da viscidi tentacoli neri che, spuntati dal terreno, le ghermivano il corpo avvolgendole le gambe, i seni e le ascelle, infilandosi nella vagina e nella bocca.
La scienziata sembrava priva di coscienza, tutta scossa da tremori e contrazioni di piacere, mentre il più grosso dei tentacoli, le usciva e rientrava tra le cosce, gocciolante degli umori della terrestre.
Il comandante si avventò con un coltello sul corpo nero che penetrava i genitali della donna, tagliandolo di netto. Il quartziano reagì immediatamente, sferzandolo alle gambe col moncone. Le appendici aliene impazzirono in movimenti convulsi, finchè la più lunga avvolse le gambe del tedesco facendolo cadere. Nel frattempo erano però comparsi Mauro e Nielsen. Il militare cominciò a investire i tentacoli con una radiopistola provocando concitati movimenti all'alieno che però non mollava la presa sul teutonico.
La dottoressa si svegliò improvvisamente, urlando di terrore. Si ritrasse immediatamente sferrando calci al mostro di pece, mentre Wolff lo colpiva con una sbarra di metallo.
Il calamaro però non mollava le gambe, tentando di trascinare la preda umana all'interno della crepa da cui era uscito. Gli altri tentacoli cercavano ancora di colpire gli astronauti, ma Wolff lì sferzò con un'altra radiopistola, facendoli arretrare nel terreno.
-L'acido, Mauro, l'acido!- Urlava intanto il capo spedizione, con le caviglie già sotto la superficie del terreno. Yuko allora si buttò sulle gambe del tedesco, riuscendo a tirarle in fuori per un pezzo. Wolff gli diresse il fascio di onde magnetiche della radiopistola finché: -Via tutti, lontani!- Urlò Mauro a ridosso della spaccatura da cui spuntava l'appendice del quartziano. Gli altri si allontanarono immediatamente e l'italiano schizzò un getto di acido fluoridrico alla base del tentacolo, distante quanto poteva dagli arti del comandante.
Il nero serpente si rattrappì fumando e contorcendosi, la superficie sembrò friggere di bolle chimiche finché Wolff e il militare investirono l'alieno con le radiopistole, inducendolo a lasciare la presa sulle gambe di Morr e scomparire sotto terra.
-Polipo di merda!- Gli urlò dietro il capo missione, ancora ansimante per la lotta e lo spavento, ma l'essere era definitivamente scomparso là da dove era venuto.
La giapponese si rivestì subito della maglietta, rimanendo ancora nuda di sotto, quando, incrociato lo sguardo con gli altri dell'equipaggio, perse i sensi, appena in tempo perché Jeremia riuscisse a prenderla tra le braccia per non farla cadere.
-Porca troia.- Sussurrò il soldato, irrorando ancora con la radiopistola le fenditure in cui era scomparso l'essere nemico, ma non fu più rilevata traccia di alcuna presenza.
I tre si guardarono ancora scossi da respiri affannosi. La lotta e lo spavento erano stati estremi per tutti e tre e il terrore di non riuscire ad avere la meglio era ancora vivido nei loro sguardi.
Il capo missione guardò la ragazza che senza sforzo teneva tra le braccia, grazie alla gravità ridotta di Qz-2.
Il volto della giapponese appariva disteso, quasi si indovinava l'accenno di un sorriso fiducioso e rilassato. Una spallina abbassata della canottiera mostrava un cenno di nudità che dal collo, dopo la sensuale insenatura della clavicola, si prolungava fino alla spalla, un sussurro di erotismo più accentuato della silhouette del seno, ben evidente sotto l'aderente indumento che evidenziava le areole gonfie e i capezzoli ancora eretti per l'eccitazione del sesso e del combattimento. I peli neri e lunghi del pube spuntavano dalle cosce chiuse, sotto l'orlo della maglietta, così vicini al volto del tedesco che questi doveva combattere contro il desiderio di affondarci il naso, quando la giovane riaprì gli occhi, incrociando lo sguardo del suo salvatore.
-Che è successo, Yuko?- Le chiese Morr con un filo di voce, forse solo un sussurro affettuoso e timoroso.
La giapponese esitò qualche secondo, cercando di ricomporre gli ultimi ricordi. Era difficile ricostruire tutta la storia e spiegare come mai si fosse trovata nuda in preda a un alieno.
-Preferisco non parlarne, Jeremia.- Rispose fissando i suoi occhi neri in quelli chiari dell'uomo che ancora la teneva tra le braccia, senza accennare a volersi spostare da quella posizione avvolgente e protettiva.
-Ti hanno teso un agguato? È stata Mei?-
La donna scosse lievemente il capo, anticipando la sua risposta. -No. Lei non c'entra.- Disse, negando ancora con la testa. Il suo sguardo si distolse da quello del capo spedizione, viaggiando lontano, nel tempo e nello spazio, cercando di cogliere un pensiero che le sfuggiva, che stagnava aleggiando nell'aria, provocante, eppure accessibile. -Anzi, è stata lei a guidarti fino a me.-
L'uomo la fissò, senza poter capire, ma non chiese altro.
La giapponese gli rivolse ancora quei lunghi occhi, neri come la tenebra più profonda, senza più staccarli dal suo volto.
-Baciami, Jeremia.- Sussurrò, chiudendo le palpebre e sporgendo le labbra all'uomo che la reggeva proteggendola.
I due si unirono in un'effusione rabbiosa, impetuosa, che presto si trasformò in dolce e infinita.
-Ragazzi, la stella si sta oscurando.- Dovette far notare Wolff.
Il disco rosso del sole di Qz-2 era velato da stralci di nubi in vorticoso movimento. Un vento polveroso si stava alzando.
-Torniamo alle astronavi, presto!- Intimò Vandal al gruppo.
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2026-03-25
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