Quartz-2. Capitolo 25. Una preziosa eredità.
di
Yuko
genere
fantascienza
Capitolo 25
Il portellone anteriore della Amethyst si aprì e un'astronauta in tuta spaziale ne uscì, con una colorita cassetta in cui crescevano ubertosi vegetali.
Sulla spalla destra dell'indumento bianco, una bandiera ostentava un disco rosso in campo bianco con un ideogramma ben preciso: 新倉 優子.
Al di sotto, se ce ne fosse stato bisogno, un tentativo di traduzione: Nikura Yuko.
Lo spettacolo che si presentò agli occhi della giapponese le fece venire in mente gli altopiani innevati delle Pale di San Martino, nelle dolomiti.
Un manto abbagliante copriva buona parte del suolo, con stupende erosioni scolpite dal vento che evidenziavano stratificazioni con varie sfumature di rosso, alla luce della stella di Lalande.
La distesa, sebbene molto assottigliata, era ancora candida e intonsa: una specie di meringa gigante.
La scienziata si inoltrò incerta sulla coltre di cristalli che luccicavano di riflessi e rifrazioni di tutti i colori dell'arcobaleno, testando la tenuta della superficie, più solida e consistente di quanto avesse temuto.
Sospettando la presenza di polveri sottili, aveva raccomandato a tutto l'equipaggio di mantenere i caschi ben sigillati, per non rischiare di inalare le microstrutture di silicio ed evitare una futura silicosi.
Lo strato invece appariva compatto e, pur camminandoci sopra, la dottoressa non notò sollevamenti di sabbia.
In pochi viaggi un discreto numero di cassette fu trasportato poco distante dai moduli di atterraggio, quando finalmente la biologa decise che era giunto il momento di mettersi in contatto con gli alieni. Una, in particolare.
Dopo aver aperto leggermente il casco e sondato l'aria che vi penetrava, decise che l'ambiente era sufficientemente sicuro per poter respirare senza rischi.
Chiuse gli occhi e concentrò la mente:
* Mei, dove sei? *
* Ti vedo, mi sto avvicinando a te. * Fu il pensiero che le si condensò dietro alla fronte.
Poco dopo una donna apparve davanti ai suoi occhi.
-Come stai dolce aliena?- La accolse la biologa con un sorriso radioso.
-Yuko, ti faccio notare che io qui sono a casa mia. Sei tu l'aliena.- Le rispose l'altra, dileggiandola, ma prima che la terrestre potesse ammettere l'errore, l'altra l'abbracciò chiudendole la bocca con un bacio lungo e profondo.
-La tua lingua mi fa impazzire, 'padrona di casa'.- Riuscì a dire la dottoressa, tra un bacio e l'altro con cui l'extraterrestre continuava a tempestarle le labbra, impedendole di prendere la parola.
-Ha una consistenza rasposa che adoro, soprattutto quando me la infili... in un altro posto.-
-Nella passera, vuoi dire?-
-Oh! Finalmente inizi a esprimerti in un linguaggio più consono a una donna che vuole diventare terrestre!- Disse l'asiatica, nascondendo, subito dopo, una fitta di dolore sapendo che per la sua amica, purtroppo, non sarebbe stato possibile un futuro sulla Terra.
-Che ti succede?- Si preoccupò l'indigena che invece si era accorta immediatamente del turbamento della orientale.
Yuko scosse la testa cercando di sorridere, ma rattristandosi, invece, in volto.
-Sai, piccola gemella-, cominciò a dire, guardando l'autoctona negli occhi, -purtroppo il mio sogno di portarti sulla Terra con me non è praticabile.-
Anche la quartziana assunse un'espressione delusa: -Non vuoi?-
-No, Mei, io lo vorrei con tutte le mie forze. Ma devo proteggerti. Sulla Terra saresti prigioniera dei laboratori, delle ricerche scientifiche e commerciali. Saresti sfruttata per riprodurre la MEF e costruire apparecchiature al silicio, partendo da modelli al carbonio. Non ti lascerebbero libera.-
-Ma tu non riusciresti a convincerli?-
-No, piccola, meravigliosa creatura. Sul nostro pianeta c'è la pazzia. La ricerca scientifica è una nicchia felice che unisce popoli e scienziati, ma il potere politico, l'economia e l'egemonia stanno distruggendo il pianeta. È questo un altro dei numerosi motivi che hanno reso possibile la nostra spedizione: cercare altri mondi in cui vivere, possibilmente senza distruggerli, come stiamo facendo con il nostro.-
La creatura di Qz-2 stette silenziosa, senza veramente afferrare il significato di quel discorso. -Giovane terrestre,- disse poi, -perchè sei diventata di colpo così triste?-
-Hai ragione, Mei-, si riprese subito l'orientale, -ti lascio esplorare nella mia mente per conoscere un po' meglio come stiamo maltrattando la nostra casa, ma con te, in questi ultimi momenti in cui possiamo stare insieme, voglio essere felice e serena.-
-Allora è sicuro. State per partire, vero? Lascerete la nostra dimora?- Disse, con un lungo sospiro. -D'accordo. Dai dimmi cosa mi hai portato. Cosa sono queste piume verdi?- Proseguì, per lasciare cadere un discorso che non avrebbero saputo più come gestire.
La biologa mostrò con orgoglio le culture eseguite con vegetali terrestri su terreno misto e atmosfera quartziana. Le piante si erano adattate alla perfezione e il clima mite aveva favorito una rigogliosa crescita.
-Sciocchina, non sono piume. Queste sono foglie. Ti presento un campionario di vegetali terrestri. Molto buoni da mangiare.-
-E anche profumati! Ecco, una cosa che invidio al tuo pianeta sono proprio i profumi. Qui non ne abbiamo nessuno.-
La giapponese restò a pensare a come le sarebbe piaciuto fare da guida alla sua amica alla scoperta della propria terra, mentre contemplava l'aliena che annusava e palpava la consistenza dell'insalata.
-Ecco, a proposito, Yuko. Se tu potessi portarmi del vostro cibo, credo che mi sarebbe proprio utile per aumentare il mio carbonio. Ormai sono quasi al 70% e con il cibo terrestre, che ora posso assimilare, spero di riuscire a superare l'80%.-
-Come mai sei così interessata a raggiungere questo traguardo?-
-Be'! Siamo convinti che sopra l'80 potremo assimilare direttamente l'anidride carbonica dell'aria, come fate voi.-
-Noi?- Si stupì la dottoressa, spalancando gli occhi.
-Non fate così, voi, sul vostro pianeta? Non prendete il carbonio dall'aria?-
-Assolutamente no-, negò la biologa, -gli animali, da noi, emettono CO2, possono utilizzare acqua e ossigeno, ma l'anidride carbonica la riescono fissare solo le piante, e l'azoto solo certi batteri.-
L'altra era rimasta a bocca aperta.
-Come mai ti eri messa in testa questa cosa? Mi spiace che tu sia rimasta delusa.-
-Ecco, questa è davvero una sorpresa. Sai ieri mattina, quando ti ho lasciata da sola e sei stata avvicinata da un quartziano, ero stata proprio chiamata a discutere di questo. Volevano tutti che cedessi il mio carbonio, per creare altri ibridi e sperimentare nuove forme. Mai più avrei immaginato che il carbonio dell'aria fosse assimilabile solo dalle piante.-
La viandante dello spazio si era fatta improvvisamente più triste, cosa di cui la sua compagna si accorse subito. -Che ti succede, piccola fotocopia?-
L'orientale le prese una mano, abbassando lo sguardo. -Non volevo dirtelo, non osavo chiedertelo. Perché mi hai lasciata da sola? Lo sai che sono stata attaccata da uno di voi, vero? Te lo hanno detto? Non mi ha solamente avvicinata.-
-Sì, Yuko, e mi dispiace tanto. Abbiamo avuto un litigio tra noi, per via del carbonio che non volevo condividere. Quel quartziano voleva solo prendere del carbonio e così ha fatto, facendo sesso con te. Non ti avrebbe fatto la MEF, te lo assicuro.-
-Ma Mei! Mi ha scopata! È stata un'esperienza terribile per me, lo hai percepito?- Insistette l'umana.
La ibrida, forse per la prima volta, riuscì veramente a piangere, pur non essendone stata mai capace. Alcune gocce d'acqua le spuntarono realmente dagli occhi, rigandole le guance. -Hai ragione, amore. Lo so perfettamente. Purtroppo davvero non ho potuto fare nulla. Mi sono trovata in grande difficoltà con quelli del mio pianeta che mi hanno circondata per costringermi a dividere il mio patrimonio. È solo perchè ho insistito e li ho convinti che sopra l'80% avrei potuto prendere la sostanza dall'aria che sono riuscita a liberarmi senza perdere una parte di me. Ma quando mi sono accorta di quello che ti stavano facendo, approfittando del fatto di avermi imprigionata, ho subito mosso i tuoi amici perchè ti trovassero. Credi tu questo? Mi potrai perdonare?-
Vedendo le lacrime che sicuramente erano sincere, anche Yuko si lasciò andare a un pianto liberatorio. Le due si guardarono e si baciarono stringendosi in un nuovo abbraccio. Mei leccò le lacrime della scienziata, finchè la disperazione lasciò il posto a un nuovo lungo e ininterrotto bacio, in cui le due gemelle si scambiarono il respiro insieme alla danza tra le loro lingue.
L'incidente sembrava chiarito. La giapponese riprese il discorso che aveva iniziato sulle piante, quando si arrestò ancora, colta da un pensiero improvviso.
Di fronte allo sguardo incuriosito della sua amante, riprese a dire: -Senti, visto che siamo in tema di confidenze, ho bisogno di sapere come è finita veramente la vita di Jason, il primo terrestre che ha incontrato Rinko. Devo capire se era vivo o era morto quando la prima copia di me stessa gli ha fatto la MEF. Tu, sei in grado di dirmelo?-
-Yuko, io non so come stabilite l'esistenza della vita fra gli animali del tuo pianeta. Non so definire i vostri parametri. Posso solo dirti quello che noi abbiamo visto e percepito. Il suo respiro sembrava fermo. Non siamo capaci di capire se il cuore batteva, ma dalla sua testa non giungeva alcun segnale magnetico, nessuna attività elettrica. Se poi fosse vivo o morto, per la verità, non te lo posso dire.-
La dottoressa dentro di sé riconobbe che l'analisi dell'essere siliceo coincideva esattamente con la definizione fisiologica di morte umana, con elettroencefalogramma piatto e assenza di respiro. Questo le bastava e il suo animo ne fu sollevato. Il biologo inglese certamente era già morto per cause naturali quando gli furono sostituiti gli atomi da parte di Rinko. Questa notizia sarebbe stata estremamente importante per il resoconto della spedizione.
Chiarita la questione, poté passare a spiegare all'indigena come approntare una coltivazione di piante terrestri sul pianeta alieno, come mescolare terriccio e sabbia di silicati, accudire alle piante, innaffiandole e proteggendole dalle tempeste magnetiche e come iniziare nuove colture con altre sementi che le consegnò.
-Vedi, Mei, se riuscirete a far crescere queste piante terrestri, potrete estendere le coltivazioni senza che i vegetali del posto possano interferire nel processo, e voi stessi, raggiunto il 60% di carbonio, ve ne potrete nutrire, incrementando il vostro patrimonio e sviluppando specie ibride che potranno cominciare una nuova vita, in superficie, insieme alle vostre piante originarie, senza subire le loro minacce. Le piante possono fissare l'anidride carbonica dell'atmosfera e le radici possono assimilare l'azoto. Dovrete solo trovare il modo di adattarvi ai campi magnetici, ma credo che Blue, il nostro pilota, abbia capito come adattare le radiopistole per commutare e ammansire la radiazione di Quartz-2 e proteggervi.-
L'extraterrestre guardava con interesse le piante venute dal Sistema Solare, affascinata dalla consistenza morbida e dai profumi che sapevano sprigionarsi dalle varie cassette.
-Siete venuti da un lontano pianeta, vagabondi dello spazio, in cerca di nuove forme di vita da studiare e invece di portare via informazioni ed esseri viventi, ci avete portato voi la vostra vita, modificando la nostra e aprendo l'esistenza a nuove, future, infinite possibilità.- Disse, commossa, la quartziana.
-Se tu sapessi, gemella mia, che invece, sulla Terra, noi stiamo distruggendo le nostre forme di vita, ci stiamo ammazzando tra di noi con il solo scopo del dominio politico ed economico, di sicuro non mi crederesti.-
L'altra sorrise con uno sguardo da monella maliziosa. Poi toccò con l'indice la punta del naso dell'amica interplanetaria. -Non dire stupidate, Yuko. Non sono una scema.-
La breve giornata su Qz-2 stava già volgendo al tramonto. La luce della nana rossa, la stella di Lalande, si fece più vermiglia, mentre le ombre si allungavano tra le piante di silicati. La luce radente filtrava attraverso i limpidi cristalli di quarzo che fungevano da foglie dei vegetali locali, spandendo d'intorno riflessi colorati.
-Devi rientrare alla tua astronave?- Chiese Mei vedendo l'ombra impadronirsi rapidamente della volta sopra di loro.
-No, non ancora, ma rimani con me, voglio mostrarti qualcosa.- Le rispose l'esploratrice dello spazio.
In quel periodo dell'orbita di Qz-2 intorno alla sua stella, il pianeta, nel periodo della breve notte, era rivolto verso il Sistema Solare.
-Riusciremo ancora a comunicare, io e te, con la telepatia, quando sarò sul mio pianeta?-
Mei si sciolse in uno sguardo commosso, scuotendo leggermente il capo, ma la dottoressa continuava, come inseguendo un sogno che viveva a occhi aperti: -Pensa, alla sera, dopo il lavoro, mi preparerò un te affumicato e ti penserò. Mi concentrerò e parleremo. Ti descriverò la mia giornata e tu mi racconterai la tua. Sai, tesoro, la nostra vita è talmente complicata sulla Terra. Qui sembra tutto più semplice e naturale. Voi vi svegliate e vi nutrite e forse questo basta e non avete troppi pensieri. Da noi è un delirio.- Disse la ricercatrice, finendo con un sospiro. Prese tra le sue, le mani della sua copia contemplandola con dolcezza. Ma l'altra rimaneva muta, restituendo uno sguardo dagli occhi lucidi. L'indigena scosse ancora la testa. -Terrestre, gioia mia. Tu sei riuscita a far nascere lacrime in un essere fatto di pietra e cristallo, e ancora mi commuovo sapendo che presto ti perderò, forse per sempre. No, quando sarai uscita dal campo magnetico di questa landa, lontana da questa nana rossa, la nostra stella, noi non riusciremo più a rimanere in contatto. I nostri pensieri interagiscono solamente perchè le onde elettromagnetiche possono entrare in relazione, ma fuori da questo campo, immerse ognuna nel proprio, ma senza contatto tra i due sistemi, anche i nostri contatti mentali sono destinati a interrompersi, purtroppo.-
La giapponese distolse lo sguardo dalla sua compagna per non mostrarle la propria commozione.
Alle spalle della quartziana erano comparse le prime stelle.
La sfera celeste, a così poca distanza tra i due pianeti, mostrava un campo stellato quasi identico a quello visibile nel Sistema Solare, tranne per una singola stella.
-Guarda.- Disse l'asiatica alla sua gemella, indicandole un complesso di stelle. -Vedi lassù? Quelle stelle riproducono una lettera del nostro sistema di scrittura, a forma di 'W'. I nostri antichi hanno dato forme e nomi alle combinazioni di stelle e quella vu doppia l'hanno identificata con la sagoma di una regina seduta sul suo trono e l'hanno chiamata Cassiopea. Proprio sotto il sedere della regina, vedi quel puntino giallo chiaro? Quella stella abbastanza luminosa e isolata?-
L'autoctona aguzzò la vista, indicando poi il puntino che aveva riconosciuto.
-Quella è la mia stella. Noi la chiamiamo Sole. Intorno a quell'astro giallino orbita il mio pianeta, si svolge la nostra vita: un pianeta azzurro, ricoperto di acqua e terre verdi e ocra, con candide nubi che si inseguono nei cieli.-
La donna di silicio allungò un braccio per cingere ai fianchi la compagna che stava per perdere per sempre. Affinò lo sguardo cercando di cogliere qualche palpito, un sentore di vita, un segno di quel pianeta invisibile. -E vuoi farmi credere che davvero, voi, state distruggendo quel pianeta azzurro?-
La scienziata non disse nulla, appoggiando il capo sulla spalla dell'amica, guardando lontano. Nella sua mente si materializzarono le immagini dell'ultima guerra nucleare, i funghi atomici, i fumi e le fiamme, le foto trasmesse dai telegiornali che documentavano le distruzioni atomiche che avevano sconvolto le montagne cinesi e le pianure del nord America, finchè non sentì singhiozzare al proprio fianco. I suoi pensieri, le stesse scene drammatiche, i palazzi polverizzati, le persone ustionate che erano sopravvissute, le nubi dei defunti ridotti in polveri di atomi, erano state trasmesse e percepite dalla mente pensante che, al suo fianco, aveva potuto impossessarsi della stessa memoria, arricchita dalla sconvolta impronta emotiva della giapponese.
-Ora non è più così-, cercò di consolarla la terrestre, -almeno finchè riusciremo a mantenere una pace molto precaria.-
-Non pensare alle cose tristi, Yuko; non questa sera. Immagina le cose più belle della tua patria e aiutami a vedere con i tuoi occhi.- La giapponese, allora, cominciò a pensare alla fioritura dei ciliegi al parco del Castello di Osaka e lungo il fiume Okawa. Il loro ritorno sulla Terra sarebbe avvenuto proprio nel periodo giusto per contemplare quello spettacolo nella natura. Concentrò la propria mente e chiuse gli occhi, per trasmettere le sfumature dei petali, gli irregolari grumi di polline sugli stami e le variazioni dei colori dal rosa pallido al fucsia leggero delle differenti varietà delle piante ornamentali, sciogliendosi in un pianto leggero e liberatorio.
Mei le si mise alle spalle, abbracciandola sotto il seno. E mentre la terrestre si dissolveva in un vortice di petali e poesie, l'abitante di Qz-2 iniziò a baciarla sul collo, immedesimandosi nel vento in movimento fra le labili gocce di colore, finchè le sue mani non iniziarono a sfiorare le soffici curve della donna del Sol Levante insinuandosi sotto ai suoi indumenti, per apprezzare le irregolari increspature dei capezzoli eccitati e la consistenza soda ed elastica del suo seno.
La Perla d'Oriente infine si girò verso la sua amante, per cercare la bocca che ancora tormentava la sua pelle. Senza perdere il contatto tra le lingue, le due spogliarono i loro corpi dagli indumenti, lasciando le mani libere di esplorare e accarezzare ogni rotondità e ogni superficie, fino a infilarsi tra le pieghe più bagnate, nelle profondità più sensibili, distillando gemiti e sospiri, fino alla completa gioia dei sensi.
Il portellone anteriore della Amethyst si aprì e un'astronauta in tuta spaziale ne uscì, con una colorita cassetta in cui crescevano ubertosi vegetali.
Sulla spalla destra dell'indumento bianco, una bandiera ostentava un disco rosso in campo bianco con un ideogramma ben preciso: 新倉 優子.
Al di sotto, se ce ne fosse stato bisogno, un tentativo di traduzione: Nikura Yuko.
Lo spettacolo che si presentò agli occhi della giapponese le fece venire in mente gli altopiani innevati delle Pale di San Martino, nelle dolomiti.
Un manto abbagliante copriva buona parte del suolo, con stupende erosioni scolpite dal vento che evidenziavano stratificazioni con varie sfumature di rosso, alla luce della stella di Lalande.
La distesa, sebbene molto assottigliata, era ancora candida e intonsa: una specie di meringa gigante.
La scienziata si inoltrò incerta sulla coltre di cristalli che luccicavano di riflessi e rifrazioni di tutti i colori dell'arcobaleno, testando la tenuta della superficie, più solida e consistente di quanto avesse temuto.
Sospettando la presenza di polveri sottili, aveva raccomandato a tutto l'equipaggio di mantenere i caschi ben sigillati, per non rischiare di inalare le microstrutture di silicio ed evitare una futura silicosi.
Lo strato invece appariva compatto e, pur camminandoci sopra, la dottoressa non notò sollevamenti di sabbia.
In pochi viaggi un discreto numero di cassette fu trasportato poco distante dai moduli di atterraggio, quando finalmente la biologa decise che era giunto il momento di mettersi in contatto con gli alieni. Una, in particolare.
Dopo aver aperto leggermente il casco e sondato l'aria che vi penetrava, decise che l'ambiente era sufficientemente sicuro per poter respirare senza rischi.
Chiuse gli occhi e concentrò la mente:
* Mei, dove sei? *
* Ti vedo, mi sto avvicinando a te. * Fu il pensiero che le si condensò dietro alla fronte.
Poco dopo una donna apparve davanti ai suoi occhi.
-Come stai dolce aliena?- La accolse la biologa con un sorriso radioso.
-Yuko, ti faccio notare che io qui sono a casa mia. Sei tu l'aliena.- Le rispose l'altra, dileggiandola, ma prima che la terrestre potesse ammettere l'errore, l'altra l'abbracciò chiudendole la bocca con un bacio lungo e profondo.
-La tua lingua mi fa impazzire, 'padrona di casa'.- Riuscì a dire la dottoressa, tra un bacio e l'altro con cui l'extraterrestre continuava a tempestarle le labbra, impedendole di prendere la parola.
-Ha una consistenza rasposa che adoro, soprattutto quando me la infili... in un altro posto.-
-Nella passera, vuoi dire?-
-Oh! Finalmente inizi a esprimerti in un linguaggio più consono a una donna che vuole diventare terrestre!- Disse l'asiatica, nascondendo, subito dopo, una fitta di dolore sapendo che per la sua amica, purtroppo, non sarebbe stato possibile un futuro sulla Terra.
-Che ti succede?- Si preoccupò l'indigena che invece si era accorta immediatamente del turbamento della orientale.
Yuko scosse la testa cercando di sorridere, ma rattristandosi, invece, in volto.
-Sai, piccola gemella-, cominciò a dire, guardando l'autoctona negli occhi, -purtroppo il mio sogno di portarti sulla Terra con me non è praticabile.-
Anche la quartziana assunse un'espressione delusa: -Non vuoi?-
-No, Mei, io lo vorrei con tutte le mie forze. Ma devo proteggerti. Sulla Terra saresti prigioniera dei laboratori, delle ricerche scientifiche e commerciali. Saresti sfruttata per riprodurre la MEF e costruire apparecchiature al silicio, partendo da modelli al carbonio. Non ti lascerebbero libera.-
-Ma tu non riusciresti a convincerli?-
-No, piccola, meravigliosa creatura. Sul nostro pianeta c'è la pazzia. La ricerca scientifica è una nicchia felice che unisce popoli e scienziati, ma il potere politico, l'economia e l'egemonia stanno distruggendo il pianeta. È questo un altro dei numerosi motivi che hanno reso possibile la nostra spedizione: cercare altri mondi in cui vivere, possibilmente senza distruggerli, come stiamo facendo con il nostro.-
La creatura di Qz-2 stette silenziosa, senza veramente afferrare il significato di quel discorso. -Giovane terrestre,- disse poi, -perchè sei diventata di colpo così triste?-
-Hai ragione, Mei-, si riprese subito l'orientale, -ti lascio esplorare nella mia mente per conoscere un po' meglio come stiamo maltrattando la nostra casa, ma con te, in questi ultimi momenti in cui possiamo stare insieme, voglio essere felice e serena.-
-Allora è sicuro. State per partire, vero? Lascerete la nostra dimora?- Disse, con un lungo sospiro. -D'accordo. Dai dimmi cosa mi hai portato. Cosa sono queste piume verdi?- Proseguì, per lasciare cadere un discorso che non avrebbero saputo più come gestire.
La biologa mostrò con orgoglio le culture eseguite con vegetali terrestri su terreno misto e atmosfera quartziana. Le piante si erano adattate alla perfezione e il clima mite aveva favorito una rigogliosa crescita.
-Sciocchina, non sono piume. Queste sono foglie. Ti presento un campionario di vegetali terrestri. Molto buoni da mangiare.-
-E anche profumati! Ecco, una cosa che invidio al tuo pianeta sono proprio i profumi. Qui non ne abbiamo nessuno.-
La giapponese restò a pensare a come le sarebbe piaciuto fare da guida alla sua amica alla scoperta della propria terra, mentre contemplava l'aliena che annusava e palpava la consistenza dell'insalata.
-Ecco, a proposito, Yuko. Se tu potessi portarmi del vostro cibo, credo che mi sarebbe proprio utile per aumentare il mio carbonio. Ormai sono quasi al 70% e con il cibo terrestre, che ora posso assimilare, spero di riuscire a superare l'80%.-
-Come mai sei così interessata a raggiungere questo traguardo?-
-Be'! Siamo convinti che sopra l'80 potremo assimilare direttamente l'anidride carbonica dell'aria, come fate voi.-
-Noi?- Si stupì la dottoressa, spalancando gli occhi.
-Non fate così, voi, sul vostro pianeta? Non prendete il carbonio dall'aria?-
-Assolutamente no-, negò la biologa, -gli animali, da noi, emettono CO2, possono utilizzare acqua e ossigeno, ma l'anidride carbonica la riescono fissare solo le piante, e l'azoto solo certi batteri.-
L'altra era rimasta a bocca aperta.
-Come mai ti eri messa in testa questa cosa? Mi spiace che tu sia rimasta delusa.-
-Ecco, questa è davvero una sorpresa. Sai ieri mattina, quando ti ho lasciata da sola e sei stata avvicinata da un quartziano, ero stata proprio chiamata a discutere di questo. Volevano tutti che cedessi il mio carbonio, per creare altri ibridi e sperimentare nuove forme. Mai più avrei immaginato che il carbonio dell'aria fosse assimilabile solo dalle piante.-
La viandante dello spazio si era fatta improvvisamente più triste, cosa di cui la sua compagna si accorse subito. -Che ti succede, piccola fotocopia?-
L'orientale le prese una mano, abbassando lo sguardo. -Non volevo dirtelo, non osavo chiedertelo. Perché mi hai lasciata da sola? Lo sai che sono stata attaccata da uno di voi, vero? Te lo hanno detto? Non mi ha solamente avvicinata.-
-Sì, Yuko, e mi dispiace tanto. Abbiamo avuto un litigio tra noi, per via del carbonio che non volevo condividere. Quel quartziano voleva solo prendere del carbonio e così ha fatto, facendo sesso con te. Non ti avrebbe fatto la MEF, te lo assicuro.-
-Ma Mei! Mi ha scopata! È stata un'esperienza terribile per me, lo hai percepito?- Insistette l'umana.
La ibrida, forse per la prima volta, riuscì veramente a piangere, pur non essendone stata mai capace. Alcune gocce d'acqua le spuntarono realmente dagli occhi, rigandole le guance. -Hai ragione, amore. Lo so perfettamente. Purtroppo davvero non ho potuto fare nulla. Mi sono trovata in grande difficoltà con quelli del mio pianeta che mi hanno circondata per costringermi a dividere il mio patrimonio. È solo perchè ho insistito e li ho convinti che sopra l'80% avrei potuto prendere la sostanza dall'aria che sono riuscita a liberarmi senza perdere una parte di me. Ma quando mi sono accorta di quello che ti stavano facendo, approfittando del fatto di avermi imprigionata, ho subito mosso i tuoi amici perchè ti trovassero. Credi tu questo? Mi potrai perdonare?-
Vedendo le lacrime che sicuramente erano sincere, anche Yuko si lasciò andare a un pianto liberatorio. Le due si guardarono e si baciarono stringendosi in un nuovo abbraccio. Mei leccò le lacrime della scienziata, finchè la disperazione lasciò il posto a un nuovo lungo e ininterrotto bacio, in cui le due gemelle si scambiarono il respiro insieme alla danza tra le loro lingue.
L'incidente sembrava chiarito. La giapponese riprese il discorso che aveva iniziato sulle piante, quando si arrestò ancora, colta da un pensiero improvviso.
Di fronte allo sguardo incuriosito della sua amante, riprese a dire: -Senti, visto che siamo in tema di confidenze, ho bisogno di sapere come è finita veramente la vita di Jason, il primo terrestre che ha incontrato Rinko. Devo capire se era vivo o era morto quando la prima copia di me stessa gli ha fatto la MEF. Tu, sei in grado di dirmelo?-
-Yuko, io non so come stabilite l'esistenza della vita fra gli animali del tuo pianeta. Non so definire i vostri parametri. Posso solo dirti quello che noi abbiamo visto e percepito. Il suo respiro sembrava fermo. Non siamo capaci di capire se il cuore batteva, ma dalla sua testa non giungeva alcun segnale magnetico, nessuna attività elettrica. Se poi fosse vivo o morto, per la verità, non te lo posso dire.-
La dottoressa dentro di sé riconobbe che l'analisi dell'essere siliceo coincideva esattamente con la definizione fisiologica di morte umana, con elettroencefalogramma piatto e assenza di respiro. Questo le bastava e il suo animo ne fu sollevato. Il biologo inglese certamente era già morto per cause naturali quando gli furono sostituiti gli atomi da parte di Rinko. Questa notizia sarebbe stata estremamente importante per il resoconto della spedizione.
Chiarita la questione, poté passare a spiegare all'indigena come approntare una coltivazione di piante terrestri sul pianeta alieno, come mescolare terriccio e sabbia di silicati, accudire alle piante, innaffiandole e proteggendole dalle tempeste magnetiche e come iniziare nuove colture con altre sementi che le consegnò.
-Vedi, Mei, se riuscirete a far crescere queste piante terrestri, potrete estendere le coltivazioni senza che i vegetali del posto possano interferire nel processo, e voi stessi, raggiunto il 60% di carbonio, ve ne potrete nutrire, incrementando il vostro patrimonio e sviluppando specie ibride che potranno cominciare una nuova vita, in superficie, insieme alle vostre piante originarie, senza subire le loro minacce. Le piante possono fissare l'anidride carbonica dell'atmosfera e le radici possono assimilare l'azoto. Dovrete solo trovare il modo di adattarvi ai campi magnetici, ma credo che Blue, il nostro pilota, abbia capito come adattare le radiopistole per commutare e ammansire la radiazione di Quartz-2 e proteggervi.-
L'extraterrestre guardava con interesse le piante venute dal Sistema Solare, affascinata dalla consistenza morbida e dai profumi che sapevano sprigionarsi dalle varie cassette.
-Siete venuti da un lontano pianeta, vagabondi dello spazio, in cerca di nuove forme di vita da studiare e invece di portare via informazioni ed esseri viventi, ci avete portato voi la vostra vita, modificando la nostra e aprendo l'esistenza a nuove, future, infinite possibilità.- Disse, commossa, la quartziana.
-Se tu sapessi, gemella mia, che invece, sulla Terra, noi stiamo distruggendo le nostre forme di vita, ci stiamo ammazzando tra di noi con il solo scopo del dominio politico ed economico, di sicuro non mi crederesti.-
L'altra sorrise con uno sguardo da monella maliziosa. Poi toccò con l'indice la punta del naso dell'amica interplanetaria. -Non dire stupidate, Yuko. Non sono una scema.-
La breve giornata su Qz-2 stava già volgendo al tramonto. La luce della nana rossa, la stella di Lalande, si fece più vermiglia, mentre le ombre si allungavano tra le piante di silicati. La luce radente filtrava attraverso i limpidi cristalli di quarzo che fungevano da foglie dei vegetali locali, spandendo d'intorno riflessi colorati.
-Devi rientrare alla tua astronave?- Chiese Mei vedendo l'ombra impadronirsi rapidamente della volta sopra di loro.
-No, non ancora, ma rimani con me, voglio mostrarti qualcosa.- Le rispose l'esploratrice dello spazio.
In quel periodo dell'orbita di Qz-2 intorno alla sua stella, il pianeta, nel periodo della breve notte, era rivolto verso il Sistema Solare.
-Riusciremo ancora a comunicare, io e te, con la telepatia, quando sarò sul mio pianeta?-
Mei si sciolse in uno sguardo commosso, scuotendo leggermente il capo, ma la dottoressa continuava, come inseguendo un sogno che viveva a occhi aperti: -Pensa, alla sera, dopo il lavoro, mi preparerò un te affumicato e ti penserò. Mi concentrerò e parleremo. Ti descriverò la mia giornata e tu mi racconterai la tua. Sai, tesoro, la nostra vita è talmente complicata sulla Terra. Qui sembra tutto più semplice e naturale. Voi vi svegliate e vi nutrite e forse questo basta e non avete troppi pensieri. Da noi è un delirio.- Disse la ricercatrice, finendo con un sospiro. Prese tra le sue, le mani della sua copia contemplandola con dolcezza. Ma l'altra rimaneva muta, restituendo uno sguardo dagli occhi lucidi. L'indigena scosse ancora la testa. -Terrestre, gioia mia. Tu sei riuscita a far nascere lacrime in un essere fatto di pietra e cristallo, e ancora mi commuovo sapendo che presto ti perderò, forse per sempre. No, quando sarai uscita dal campo magnetico di questa landa, lontana da questa nana rossa, la nostra stella, noi non riusciremo più a rimanere in contatto. I nostri pensieri interagiscono solamente perchè le onde elettromagnetiche possono entrare in relazione, ma fuori da questo campo, immerse ognuna nel proprio, ma senza contatto tra i due sistemi, anche i nostri contatti mentali sono destinati a interrompersi, purtroppo.-
La giapponese distolse lo sguardo dalla sua compagna per non mostrarle la propria commozione.
Alle spalle della quartziana erano comparse le prime stelle.
La sfera celeste, a così poca distanza tra i due pianeti, mostrava un campo stellato quasi identico a quello visibile nel Sistema Solare, tranne per una singola stella.
-Guarda.- Disse l'asiatica alla sua gemella, indicandole un complesso di stelle. -Vedi lassù? Quelle stelle riproducono una lettera del nostro sistema di scrittura, a forma di 'W'. I nostri antichi hanno dato forme e nomi alle combinazioni di stelle e quella vu doppia l'hanno identificata con la sagoma di una regina seduta sul suo trono e l'hanno chiamata Cassiopea. Proprio sotto il sedere della regina, vedi quel puntino giallo chiaro? Quella stella abbastanza luminosa e isolata?-
L'autoctona aguzzò la vista, indicando poi il puntino che aveva riconosciuto.
-Quella è la mia stella. Noi la chiamiamo Sole. Intorno a quell'astro giallino orbita il mio pianeta, si svolge la nostra vita: un pianeta azzurro, ricoperto di acqua e terre verdi e ocra, con candide nubi che si inseguono nei cieli.-
La donna di silicio allungò un braccio per cingere ai fianchi la compagna che stava per perdere per sempre. Affinò lo sguardo cercando di cogliere qualche palpito, un sentore di vita, un segno di quel pianeta invisibile. -E vuoi farmi credere che davvero, voi, state distruggendo quel pianeta azzurro?-
La scienziata non disse nulla, appoggiando il capo sulla spalla dell'amica, guardando lontano. Nella sua mente si materializzarono le immagini dell'ultima guerra nucleare, i funghi atomici, i fumi e le fiamme, le foto trasmesse dai telegiornali che documentavano le distruzioni atomiche che avevano sconvolto le montagne cinesi e le pianure del nord America, finchè non sentì singhiozzare al proprio fianco. I suoi pensieri, le stesse scene drammatiche, i palazzi polverizzati, le persone ustionate che erano sopravvissute, le nubi dei defunti ridotti in polveri di atomi, erano state trasmesse e percepite dalla mente pensante che, al suo fianco, aveva potuto impossessarsi della stessa memoria, arricchita dalla sconvolta impronta emotiva della giapponese.
-Ora non è più così-, cercò di consolarla la terrestre, -almeno finchè riusciremo a mantenere una pace molto precaria.-
-Non pensare alle cose tristi, Yuko; non questa sera. Immagina le cose più belle della tua patria e aiutami a vedere con i tuoi occhi.- La giapponese, allora, cominciò a pensare alla fioritura dei ciliegi al parco del Castello di Osaka e lungo il fiume Okawa. Il loro ritorno sulla Terra sarebbe avvenuto proprio nel periodo giusto per contemplare quello spettacolo nella natura. Concentrò la propria mente e chiuse gli occhi, per trasmettere le sfumature dei petali, gli irregolari grumi di polline sugli stami e le variazioni dei colori dal rosa pallido al fucsia leggero delle differenti varietà delle piante ornamentali, sciogliendosi in un pianto leggero e liberatorio.
Mei le si mise alle spalle, abbracciandola sotto il seno. E mentre la terrestre si dissolveva in un vortice di petali e poesie, l'abitante di Qz-2 iniziò a baciarla sul collo, immedesimandosi nel vento in movimento fra le labili gocce di colore, finchè le sue mani non iniziarono a sfiorare le soffici curve della donna del Sol Levante insinuandosi sotto ai suoi indumenti, per apprezzare le irregolari increspature dei capezzoli eccitati e la consistenza soda ed elastica del suo seno.
La Perla d'Oriente infine si girò verso la sua amante, per cercare la bocca che ancora tormentava la sua pelle. Senza perdere il contatto tra le lingue, le due spogliarono i loro corpi dagli indumenti, lasciando le mani libere di esplorare e accarezzare ogni rotondità e ogni superficie, fino a infilarsi tra le pieghe più bagnate, nelle profondità più sensibili, distillando gemiti e sospiri, fino alla completa gioia dei sensi.
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