Dal ginecologo

di
genere
gay

“Giochiamo al dottore e alla paziente?”, mi dice Roberto con aria eccitata e divertita. “Adesso?” gli dico io un po’ svogliato. “Sì dai, ti prego, Alessio! Voglio essere il tuo ginecologo. Ho voglia di visitare la sua fichetta per vedere come sta, signorina Alessia”. Quando Roberto fa così e mi chiama Alessia, non riesco proprio a dirgli di no e cedo sempre. Vado in bagno, mi pulisco bene, metto il cazzo in una gabbietta stretta che quasi lo fa sparire e lascia in evidenza solo il sacchettino liscio e depilato delle palle, indosso delle calze nere autoreggenti, scarpe col tacco, un reggiseno di pizzo e lo raggiungo in salotto. Lui mi guarda con ammirazione e desiderio, so che questa mise lo fa impazzire e voglio assecondarlo. Mi adagio su una poltrona del salotto, spalanco le gambe e le appoggio sui braccioli della poltrona come se fossi dal ginecologo, esponendo senza il minimo pudore il mio buchetto, roseo e glabro. Roberto adora il mio buco, lo vedo illuminarsi, prende il lubrificante la spalma abbondantemente sul mio ano, poi infila un dito: lo muove, lo gira, lo spinge più in fondo. “Ha una vagina davvero molto elastica, signorina, e anche calda. Non è che è in calore?” mi chiede malizioso. “Oddio, non saprei… è lei il dottore” faccio io. “E’ lei che dovrebbe dirmi se è tutto a posto o no”. “Ha ragione, proviamo ad assaggiarla, si sente subito se una fica è in calore dal sapore”. Si avvicina, e si inginocchia tra le mie gambe divaricate e inizia a leccarmi il buco. Adoro sentire la sua lingua morbida e bagnata sul mio sfintere, lo spingo per dilatarlo, sento la sua barba che mi gratta l’interno delle cosce. “Sa proprio di fica in calore, signorina” mi fa lui “Me la faccia controllare bene dentro”. Ciò detto, mi infila due dita nel culo e comincia a masturbarmi. Gemo e mi dimeno, cerco di fare entrare quelle due dita più a fondo possibile, mi piace quando Roberto mi ispeziona il buco. Sento che si sta eccitando anche lui, aumenta il ritmo della masturbazione e infila un terzo dito che, dopo un iniziale fastidio, dilata bene l’orifizio e accresce il piacere. “Mi spiace signorina” mi dice, “ma per completare la visita ho bisogno di uno strumento”. Si alza, si sbottona i pantaloni, si abbassa le mutande, tira fuori il suo cazzo duro e peloso, me lo punta nel buco, mi entra dentro con un colpo secco e inizia a sbattermi. Adoro quando mi fotte così, con le gambe spalancate, trattandomi come una sua paziente che ha bisogno di terapie particolari. Lo vedo sempre più arrapato, spinge con sempre maggior forza il suo cazzo dentro di me, dicendomi che sono una puttana, di allargare le gambe, e prenderlo tutto dentro come una cagna. Non dura molto, lo sento gridare e poi un getto caldo mi riempie il buco e l’intestino. Si abbandona sopra di me, ansimante e sudato, con suo il cazzo che ancora mi pulsa nella fica anale. Mi bacia appassionatamente, poi con fare di nuovo finto-professionale mi dice: “Tutto a posto, signorina, i controlli sono andati tutti bene, lei è sanissima. Mi raccomando tenga sempre ben allenata la sua vagina e me la faccia controllare regolarmente”. “Seguirò il suo consiglio dottore”, dico io, e lo bacio a fondo, contrendo il mio buco per spremere dal suo cazzo fino all’ultima goccia di sperma.
scritto il
2026-02-24
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